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Full text of "Notizie dei professori del disegno in Liguria dalle origini al secolo XVI"

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NOTIZIE 

DEI 

PROFESSORI DEL DISEGNO 

KN LIGURIA 



NOTIZIE 



DEI 



PROFESSORI DEL DISEGNO 

IN LIGURIA 

DALLI- ORIGINI AL SECOLO XVI 
i kpera del ^';iv. Aw. 

FEDERIGO ALIZERI 

DEDICATA 
A. S. M. 

IL RE D ITALIA 

[ irete del Consiglio Superiore 



VOL. III. 
FI T T UB.-A» 



GENOVA 

TIPOGRAFIA DI LUIGI SAMBOLINO 

MOCCOLXX1T. 



L'Editore intende godere del diritto della proprietà letteraria, e si ri- 
serva quello. della versione in altre lingue, avendo adempiuto a quanto 
prescrivono le leggi. 



v\3 



CAPITOLO VII. 



Degli altri generi di pittura secondarj : la Miniatura, la Vetraria e l' In- 
tarsio. — Rari fasti del Minio in Liguria, e parecchi nomi d' artisti 
che attesero a tal magistero. — Scrittori o amanuensi , specialmente 
di libri sacri. — Matteo miniatore e il Monaco delle Isole d'Oro. — 

* 

Dubbj e incertezze sul valore di questo Religioso. — Più salde no- 
tizie intorno alla Ven. Suor Tommasìna del Fiesco miniatrice e ricama- 
trice , monaca lateranense, indi domenicana. — D'altri dipintori che 
onorano in Liguria l'Ordine de' Predicatori; Nicolò Calvo e Marco da Briga: 
e di un fra Bernardino de' Minori Osservanti. — Ricchezza che s'ebbe Ge- 
nova di libri miniati in iscuole straniere. — Corali già de' Domenicani 
di Final-Pia. — Segue della pittura sul vetro, della quale s'han tracce 
fra noi fin da Opizzino da Camogli nel XIV secolo. — Battista d ì Egra 
e Benedetto Agnesia compongono a vetri storiati il finestrone od occhio 
sull'antico prospetto di S. Lorenzo — Descrizione di esso. — Lavori 
eseguiti da Battuta per Corsica. — Lazzaro di Servia milanese pittor d'in- 
vetriate. — Cancelli o finestre eseguite da Carlo del Mantegna e da 
Ambrogio de* Fiori pavese per la Cappella di s. Sebastiano nel Duomo di 
Genova, d'ordine della Consorzia intitolata da detto Santo. — Come il 
coro della Cattedrale sfoggiasse anch'esso di siffatti ornamenti. — D'un 
fratello à? Ambrogio, artefice anch'egli, che si nomò Gio: Antonio. — Tre 
frati, Agostino da, Gavi, Battista da Novara ed Angelo da Firenze. — Si 
conchiude delia pittura vetraria con Gio: Angelo Crivelli da Milano, e 
con un prete Giuliano Caslruccio, probabilmente da Rapallo — In Liguria 
il rimesso e l'intarsio son tutti in mano di forastieri: dei quali il più 
antico è un Vittore da Padova. — I Savonesi precorrono Genova nel fre- 
giarne il Capitolo della lor Cattedrale — Descrizione di quel magnifico lavoro. 
— È chiamato da Genova ad eseguirlo maestro Anselmo Fornari da Ca- 
stelnuovo di Scriyia. — Intagli e tarsie fatte da costui precedentemente 
in Genova. — Gli è compagno nell'opera di Savona Elia de Rocchi pa- 
vese. — Leggiadra operetta d' intarsio condotta pei Savonesi da un 






6 PITTURA. 

Giuliano da Pisa. — Prime notizie di Gio : Michele de' Pantaleoni da 
Castelnuovt, maestro d'intarsio e d'organi. — Si notano le costui fatichr- 
a complemento del Capitolo savonese. — Quando prima 1' Opera della 
Cattedrale di Genova disegnasse d'abbellire il novello coro d'intarsj. — Chia- 
masi all'impresa il Por nari non bene spedito delle opere di Savona. — 
A lui s'accoppia 1' Elia de Rocchi già menzionato. — Anselmo fallisce ai 
patti e s'invola da Genova frodando del contante. — Provvisioni degli 
Operai per riparare alla diffalta e avanzare i lavori intrammessi , ma 
con pochissimo frutto. — Dopo molti anni la faccenda del proseguire.il 
Capitolo vien commessa nel Pantaleoni che a tal fine si distrae da Sa- 
vona. — Giovanni Piccardo, maestro valentissimo, gli è dato a compagno 
per l'opera dell'intagliare. — Altri aiuti nel gran lavoro. — Diserrili for- 
niti da Gerolamo di Trevigi per parecchie sganzelle , e quanto sia vero- 
simile che si eseguissero. — 11 Pantaleoni a sua volta vien meno alle 
promesse, e n' è multato in giudizio. — 11 celebre fra Damiano da Ber- 
gamo, a richiesta del Comune, si reca da Bologna a Genova per la bi- 
sogna del coro ; nondimeno le opere giacciono ancora gran tempo. — 
Ritorna in capo a due lustri fra Damiano, e con esso Gio: Francesco Zim- 
belli suo aiuto e probabilmente suo consanguineo. — Quali e quante 
tarsie si vogliano scrivere a merito dei due bergarmschi — e degli altri 
maestri che a più riprese ebber mano in quel coro. — Conseguente di- 
sformità nel lavoro e nello stile de'varj artefici. — Vario giudizio chi- 
si vuol fare altresì degl'intagli. — Più tarde giunte o acconcimi fatti 
quivi dal Portano lucchese. — Si commendano i freschi restauri operati 
in questo coro per cura del Comune di Genova e per sapiente direzione 
di Santo Fami. — Notizie di Gio: Giacomo da Genova, virtuosissimo mae- 
stro d'intaglio e di rimesso, ed autore del Capitola che s'ammira nella 
Cattedrale di Piacenza. 



J\ complemento degli accessori ci restano tre generi 
d' arte : l' Intarsio , la Vetraria ed il Minio. Quest'ultimo 
va innan/i agli altri per magistero , ma in Liguria , 
se mal non giudico , ha men diritto ad istoria. E assai 
poco si vorrebbe concedere a chi scusasse la rarità degli 
esempj colle ingiurie de' secoli onde son perite cotante 



CAPITOLO VII. 7 

e si preziose memorie : quando troviamo in copia scrit- 
ture éf un altro artifizio congenere , ed uso mai sempre 
<1' affratellarsi co' miniatori. Intendo lo scriver libri ; 
ài che non tratterò di proposito , ma solamente quel 
t:into che ci disponga a toccare (benché di volo) la 
nostra materia. Ora , per indietreggiare negli anni , 
m accade di scontrarmi in un folto d' amanuensi , non 
altrimenti che di scudaj o d' altri uomini che atten- 
dessero a lavori di comune bisogno. E già in sull' uscire 
del mille trecento li veggo associati ai cartai , fatti che 
sien destri a vergare le lettere o a colorare le rubriche , 
o li trovo a maestro per apprenderne 1' uso , siccome 
veggiamo d' ogni altro mestiero. De' primi è un Gio- 
vanni mentovato nelle carte del da Ponte Zinetta, il 
quale nel 1314 s' acconcia con un Mongia da Milano 
cartaio presso il palazzo del Podestà. Per gli altri esce 
in luce un Tommaso da Moneglia, che toglie a indi- 
rizzare nell'arte di scriver libri e di vendere carte un 
fanciullo Pietro, figliuol di Sicilia già moglie di mae- 
stro Giovanni Spagnolo a sua volta scrittore (1). Che 

1 Li Nomine Domini Amen: Ego Sycilia uxor quondam magistri Jobannis 
Spagnoli scriptoris librorum promitto et contento libi Thome de Monelia scrip- 
lori librorum me facluram et curaturam ita et taliter quod Petrus filius metts 
ac jtlius ditti q. mag. Johannis stabil et persecerabit tecum usque ad anno* 
Jecem proxime venturos prò tuo famulo et disipulo (sic) catisa adiscendi artem 
tuara scribendi libros et vendendi cartas et omnia pertinentia diete arti tue et 
faciendi omnia servitia tua in domo et extra de die et nocte etc. etc. Versa 
vice et ego diclus Thomas predictum Petrum a (e dieta Sycilia suscipiens pro- 
mitto et convenio libi ipsum Petrum sanum et infirmum usque dicium terriìinum 
tenere mecum et prò toto dicto tempore promito Ubi eidem Petro dare victum 



8 PITTI) K .\ 

questa gente, cosi grande di numero , e (a quel che 
sembra) sì poco lieta d' acquisti , durasse fino all' età 
della stampa in servitù dei cartai , si comprova per 
mille indizj , e quel ch'è meglio per mille scritte. Da 
un libro di ragioni nell'Archivio delle Compere, che 
corre dal 1440 al 53, conosciamo un Giovanni di Mon- 
tenegro, un Pietro da Bergamo, un. frate Giovanni 
Antonio Riccio, un Antonio di Maddalena, un Ga- 
briel Carta, e due altri Giovanni, il primo da Mana- 
rola, il secondo da Riomaggiore. Tutti costoro servi- 
vano de'loro inchiostri ad un cotale cartaio Bartolommeo 
de'Lupotti di Grignasco, notissimo altronde per molte 
carte sotto nome di "Bartolommeo da Novara. E non 
pare che alcun di questi uscisse i confini dello scri- 
vere, se non forse nel fiorir di colori o allumar d'oro 
iniziali o fregi , spesso tirati ad industria di penna : 
sottigliezza che seguitò pure un tratto inventati che 
furono i tipi. Dai nomi predetti si svela ancora non 
so qual comunanza tra forastieri e nostrani ; per gli 
anni più addietro soverchiano i giunti di fuori. Mi si 
annunzia per milanese un Leonardo Molteno, per no- 



restitum et tenere domo bene et convenienter et ipsnm non espellere a me nc- 
que serviciis meis usque dictum tempus et eidem non facere aUqvM.ni injwiam 
seu crucimen quod inconveniens esset et eundem Petrum dieta-m artem meam 
bona fide et sine f rande docere etc. etc. — Actum Januc ante Ecclesiarn S. 
Laurentii: Testcs Vivaldus de Portumauricio q. Dalfini Spineta de Ponzola et 
Franciscus de Sinebaldo de Clavaro Notar ms: Anno Domin. Natie. MCCCXVIIII 
Indictione prima die KXIII Februarii circa terciam. (Atti del Not. Antonio 
di Gregorio di Quarto. -- Notul. 1316-241. 



CAPITOLA 1 IL y 

vareso un .Milano, o Modena v'ha un suo Bartolo, e 
Cremona un Giovanni o Zambellino di soprannome. 
Costui m'avvisa iìn dal 1320, elio alcuna volta le copie 
de'libri erano industria e traffico degli scrittori mede- 
simi , specialmente pei volumi di chiesa ; ed io non 
ricuso di porgere un atto dov'egli dà pegno un suo 
messalo a sicurtà di lire sedici richieste in mutuo ad 
un Filippo Amoroso (1). Altri correvano per avven- 
tura in balia della sorte prestando 1' opera della lor 
penna, od offrendola per monasteri e capitoli, e accon- 
ciandosi a meschini guadagni. 

Così m'accorgo aver fatto un Simone da Montepul- 
ciano del 1329 col Vescovo di Catania amministratore 
del monastero di s. Stefano in Genova, ch'era fra Leo- 
nardo del Fiesco. Un breviario gli fu commesso dal 



1 In Nomate Domini Amen: Ego Johannes de Cremona scripior vocatus 
Zambelinus confiteor quod D. Filipus Amorosus civis Janue hic prcsens soldi ' 
prò me Fratri Petro de Sagona Ordinis Fratrum Minorum Ubras sexdecim 
Janue quas dicto Fr. Petro debebam dare: etti D. Filipo ut sit magis securus 
de preJicta pecunia ti in brevi restituendo, trado sibi in pignore quoddam Mu- 
sale meum mea propria manti scriptum tali modo quod si hinc usque ad men- 
ses quatuor non restituero ei supradictas Ubras sexdecim possit ipsum Missale 
tendere vel tendi facere prout melius potuerit et illud quod ultra suum capi- 
tale receperit tolum integre reddat dicto Iolianni vel suo procuratori si dictus 
Iohannes Ianue non esset et si interim accideret aliud de sepe dicto Missali 
quod Deus avertat esset super dictum Tohannem: et de kiis rogai fieri publi- 
cvm instrumentum site scripturam autenticam. — Aclum lanue ante Ecclesiam 
Sancii Laurentii: Testes lohannes Barrile candelerius et Nicolaus Nepitella de 
Bissatine: Anno Domin. Nativ. MCCCXX IndicHone li die XXXI Madii circa, 
nonam. Atti del Not. Simone Vataccio — Notul. 1274, 1320;. 

Vol. III. — Pitti ra. 2 



IO P IT-CO R A 

Vescovo;, e dovea scriverlo di mano propria, e imi- 
tando la scrittura d'un altro che gli verrebbe proposto, 
e a lettere nere e vermiglie, e dentro il girar d'otto 
mesi, e dove meglio piacesse al Monaco se già non 
fosse nel monastero medesimo di s. Stefano. Quanto 
dure le condizioni tanto misera parrà la mercede di 
lire otto che dovea darsi a Simone, e fors'anche scor- 
tese quel soprappiù ch'è nell'atto, di cibar l'amanuense 
durante il lavoro , al deschetto però dei famigli (1). 
Gli spedienti ciò nondimeno del culto, l'affetto di re- 
ligione e la pace del chiostro alimentavano da lunga 
pezza, e mantennero ben molto in qua, l'esercizio dello 
scrivere negli ordini monastici, e quindi uscivano an- 
che venali i volumi del coro e degli uffizj sacerdo- 
tali. L'umile fraticello riproduceva con paziente cura 
le carte e le pergamene de' secoli andati , che accolte 



fi) In Nomine Domini Amen: Symon scriptor quondam Francischi de Mon- 
tepoliciano promisit et conventi Rev. Patri D. Leonardo Bei gratia Episcopo 
Cataniensi et per Sedem Apostolicam administratori Monasterii S. Stephani 
Ianue Ordinis S. Benedicti scribere de lilera nigra et rubricis rubeis unum 
Breviarium exemplo quod dictus D Episcopus et administrator hostenderit 
(sic) et ipsum Breviarium scribere continue et de scriplura ipsius Symonis 
ttsque menses octo proxime venturos in Monasterio predicto sive quocumque loco 
dictus D. Episcopus et administrator ordinaverit prò salario librarum octo Ianue 
et ultra vieti (sic) prò se dicto Symone ad mensam familiariorum dicti D. 
Episcopi et administratoris : et versa vice dictus D. ■ Episcopus et admini- 
strator promisit et convenit etc. etc: — Actum Ianue in claustro dicti Mo- 
nasterii: Anno Domin. Nntiv. MCCCvigesimo nono Indictione undecima die 
sexta Septembris ante Vesperas: Testes presb. Leonardus Gamba manxionarius 
Ecclesie lanuensis et presb. Enricus de Pastino de Vulturo capellanus dicti 
.Monasterii. Atti del Not. Benedetto di Vivaldo: Notul. 1328 - 39). 



CAPITOLO vu 11 

m libro, e forte rilegata o difeso a coperta di robusti 
assicelli, n'andavano a vendita euH'assonso del Priore e 
alcun lucro traevano neHa famiglia. Al qual costume 
he vegliamo negare il testimonio dei documenti: 
e trascelgo da molti un frate AMBROGIO da SàVIGNONE 
dei Pasiliani, il quale coll'autorità di fra Paolo da Lodi 
procuratore del lor convento di s. Bartolommeo vendo 
ad un prete Quirico da Levanto per lire settanta di 
genovini un messale di suo pugno riscritto in mem- 
1 riiie e rilegato di cuoio rosso (1). Laonde queste opere 
come d'uso continuo e di frequente bisogno, ci appa- 
iono ad ogni tratto cosi fra laici come fra religiosi, 
ed ora ricebo diligenti e sudato, ora più modeste e ve- 
loci, quando ornate a sagace studio, e quando contente 
ai caratteri, secondo le facoltà ed il genio de' commit- 
tenti e de'compratori. Ciò nondimeno da tante scrit- 

1 Venerai. Relijiosus frater Ambrosius de Savignono Ordinis Fratrum 
Armrnorum de Mtdtedo extra muros Ianue in presentici consensu auctoritate 
et roluntite Venerab. Religiosi tiri D. Fralris Pardi de Laude dicti Ordinis 
tanquam Stridici et procuratoris dkti Monasterii et Conventus S. Bartholomci 

Ordaits Armenonun vendidic ac titulo tendicionis dedit et tradidit D. 

presbitero Quirico de Levanto presenti etc quoddam M'essale novum scriptum 
in cartis membranis secuudwn Romanam Curiam copertimi tabulis cum corio 
ruòeo desuper scriptum manu propria dkti Fralris Amlrosii eie. prò predo et 
finito predo Ubrarum septuaginla januinorum. — Actum Ianue in sala supe- 
riori causarmi Communis ad bancum residenlie mei Xotarii infrascripli: anno 
a Nati*. Domini MCCCCXXXXV1 Indictione nona serundum Ianue cttrsnm 
die Martn XXV 11 Septembris hora XXII tei circa: presentibus lestibus An- 
tonio de Mediolano accimatore Senedicto de Podio dieta Beghee et Iacobo Ron- 
danina Autonii cicibns Ianue ai prcrnissa tocatis et rogatis. 'Atti del Not. 
Andrea do Cario - Fogliaz. 3. 1416. IT 



12 ! T TURA 

turo non raccogliamo argomento che accenni di mi- 
niatura, se tale ha da intendersi il figurare di picciole 
imagini a tempra leggera e a pennelli sottili. 

Sul fatto di que' medesimi che per merito loro o 
per grazia della fortuna passarono ai nostri tempi con 
nome di miniatori, non si vuol correre ad occhi chiusi. 
A ben poco ai stette che a quel Matteo eh' io pro- 
dussi pel secolo XIII io non negassi quel titolo che 
pur gli è attribuito dai rogiti. Mi' diede animo l'anti- 
chità di quest'arte menzionata più volte in parecchi 
luoghi d'Italia, e quel che più importa illustrata da 
monumenti. Mancano questi del tutto alla nostra Li- 
guria ; e se alcun riguardo è dovuto alle pubbliche 
carte, non fiderei parimente all' autorità di scrittori o 
lontani dai fatti che narrano, o propensi ad amplifì- 
ficare le cose minime. Mi arresta a questo punto il 
Monaco delle isole d'oro o d'Jeres che voglia dirsi; 
la cui fama di miniatore si conforta unicamente nel- 
l'autorità del Soprani. L* ab. Lanzi che lo inserì fra 
gli antichi della pittura ligustica, non ne seppe fuor- 
ché da costui, e quinci lo trasse il Baldinucci a sua 
volta per farne un giottesco ed aggiungerlo ai fasti 
del caposcuola toscano. Ma nessuno di loro il conobbe 
per opere, e se la storia può dirci dell'uomo, non può 
similmente del miniatore. Pende tal lode da filo assai 
debole, qual'è la fede d'un pio monaco , di cui si fé' 
copiatoro il Soprani copiato poco stante dal Baldinucci 
e un secolo appresso dal Lanzi. È strano a vedere 



CAPITOLO vu. 13 

come il nostro biografo, cosi cieco d'innanzi ai Talenti 
ohe onorarono io Ligurie nelle età più remote, o tal- 
volto ingiusto quo 1 pochi che conobbe per Involo 
eerte, cotanto largheggi d'encomio ad un ignoto, dico 
nlnieno per ciò ch'ò lavori. Senzachò quel elio scrive 
del Cibo (che di tal gente usciva il nostro claustrale) 
lo stesso P. Mariti onde attinse il Soprani, paro anzi 
indicarci un cotale che togliesse tratto tratto alcun 
diletto dall'arte, che un artefice inteso ad onorarla e 
ad avanzarla operando. Racconta com'egli si diede al 
minio, già vestito ch'egli ebbe l' abito dei Lerinensi 
alle Stecadi, e come ordinato sopra la biblioteca del 
monastero, si piacque di trascrivere certi codici rari , 
che fregiati di tinte presentò alla contessa d'Avellino 
ed al re d 1 Aragona. Soggiunge che gli uffizj della 
pietà e gli studj storici e i poetici troppo spesso lo 
distraevano da quelli della pittura: alla quale godeva 
rifarsi in primavera e in autunno, riducendosi ad un 
cotal romitorio dell'Ordine, e ritraendo a diporto ani- 
mali di varia forma e vedute campestri o marittime. 
Non è da ommettere che la facoltà del dipingere onde 
il Soprani lo mette a capo de'nostri artefici, non si re- 
gistra da quell'antico se non come accessoria tra le 
virtù del gentil religioso. Fra i duo scrittori non è 
giudizio possibile senza alcuna reliquia che cel dia a 
conoscere; né altro potremmo noi che ripeterno il nome 
e toccarne i fatti senza immischiarci del merito. 

Alla quale necessità e' eravamo accomodati pure 



14 PITTURA 

da secoli rispetto ad un'altra claustrale d' un secolo 
più tardi , messa in voce d'ingegnosa pittrice: la ve- 
nerai). Tommasina del Fiesco. Se lo scrittor delle Vite 
abbondò per avventura nelle lodi del Cibo, si ritenne 
d'altro canto al ragionar della monaca, di cui non ri- 
ferì più cbe il nomo, e così alla sfuggita, e quasi di- 
resti per occasione. Vero è che ne scrisse più larga- 
mente in distinto libercolo, pubblicato pel Celle nel 1667 
e divenuto rarissimo, pel quale si assegna alla pia 
Tommasina la doppia virtù dei pennelli e del ric;uuo. 
Esempj di quest'ultima duravano ancora sul declinare 
del passato secolo, se crediamo all'annotatore delle Vite : 
benché nasce dubbio che a postillare la breve notizia 
si volgesse a spogliare il libriccino anzidetto. Né tutto 
è da ammettere in quello, siccome per via d' esempio 
che la Fieschi, fatta vedova, si rendesse alla chiostra 
fra le Domenicane di s. Silvestro ; essendo certo per 
molte carte ch'ella abbracciò la Regola di s. Agostino 
in S. M. delle Grazie, laddove solea di frequente vi- 
sitarla quel!' angelo d' amore, Cattarinetta de' Fieschi, 
a lei congiunta non altrimenti di pietà che di sangue. 
Indossò più tardi le lane di s. Domenico nell'anno 1497 
appunto, dell'età sua poco meno che cinquantesimo , 
chiamata con altre undici di vario ordine a ristorare 
la famiglia delle Domenicane all'Acquasola , dissolute 
in iscandali , per decreto di Pp. Alessandro VI. Nata 
nel 1448, contava gli ottantasei quando nelle nuove 
stanze chiuse gli occhi alla luce in pieno concetto di 



CAPITOLO vii. 15 

santa. In queste rapide note raccolgo ciò che ne scrissi 
più a lungo negli atti della Società Ligure di Storia 
Patria, a ciò mosso dalla buona ventura che mi con- 
dusse ;i trovarne un dipinto superstite (1). Ed è quel 
desso che Raffaello Soprani considerato a bell'agio nello 
proprie stanze, sedeva anteporro ad ogni altro, e che 
lo Suore di s. Silvestro (dovea dire lo Povere) tene- 
vano ailisso nel loro Capitolo come imagine di sin- 
goiar tenerezza. 11 devoto quadretto condotto a tempera 
sopra membrane distese sull'asse , sussisto tuttora nel 
monistero che mutò titolo in S. M. di Passione, e porta 
sul tergo il limbello di carta , dove il Soprani ci ri- 
ferisce aver letto, e dove a nostra volta leggemmo noi: 
Manibus (Lepida admodum H. M. S. Tornasi^ de Ftisco, 
quw in anno Domini 1534 atatis sua 86 requievit. 
Accostumati a riguardar Tommasina sì come eletta per 
santità, proviamo non so qual nuovo compiacimento 
che le indagini ci abbiano condotto a renderle debita 
giustizia siccome a pittrice. Non vorremo aver lite 
con chi la noveri fra chi colora a diletto, se già non 
dee dirsi a sfogamento di carità; ma tutti ci assenti- 
ranno ch'ella in tal grado avanzasse ben oltre il co- 
mune. E s'egli è vero che il lavoro della tempera si 
è dileguato a buon dato cogli anni, non è men vero 
che reggono intatte e manifeste le linee, le fattezze 



1 V. Volume Vili, fascicolo II pag. 403. Lettera diretta al Ch.mo P. 
Vincenzo Marchese dei Predicatori. 



10 1' 1 T T tj K A 

e l'espressione dolio figure, che sono il più notabile 
nei dipinti di quella età. Quasi insaziata di sante ima- 
gini , compose la Fieschi in ispazio di men che tre 
palmi le istorie della Passione , piuttosto simboleg- 
giate (direi) che descritte intorno ad un'effigie di Cri- 
sto che sorge dal sepolcro in atto così d'umana soffe- 
renza come di benignità schiettamente divina. A fis- 
sarci in quel volto converrà dimenticare la miniatrice 
per far luogo alla beata, o se rimarremo colla mente 
ai pittori, non potrem fare che l'Angelico non ci torni 
al pensiero: di tanta devozione s'impronta. Ma tracce 
di buona scuola non vi mancano per questo, ne forse 
di que' maestri che il Soprani , per esaltare la Mo- 
naca, insulsamente dileggia nella costei biografia. Con 
più d' equità vorrei dirla seguace non timida , per 
quantunque modesta, di quegli esempj che onoravano 
(lei giovane) il Màntegna, il De Ferrari, il Mazone. 
E se a noi fosse dato indagarla o fanciulla nelle stanze 
materne, o più tardi ne'silenzj del talamo, troveremmo 
forse che Tommasina non tanto si chiudeva in reli- 
giose meditazioni, che tratto tratto non addestrasse la 
mano a degnamente rappresentarle. 

Ai fasti domenicani ( non certo estranei a cotesta 
gentile) potremmo aggiungere due altri che il P. Calvi, 
cronista del Convento di Taggia, credette degni di po- 
sterità; né si vuol contraddirgli per chi consideri la 
modestia di que' virtuosi claustrali , e l'usato riserbo 
de' loro lodatori. Con begli auspicj esordì la Regola 



CAPITOLO VII. 17 

in quel monastero il 22 agosto del 1500, se primo a 
'irne Tallito fu Nicolò C'ami , piissimo uomo, ora- 
tore indefesso, e benefattore de'confratelli, ai quali legò 
i suoi poderi, o ultimamente i suoi libri ( 1 ). Lo ras- 
io ai miniatori sull'autorità dello storico, il quale 
bandolo per giunta di una tal lode, cita un lavo- 
retto di lui che durò lunga pezza, finché lo distrusse 
il tempo, nella sacristia di quel tempo ornatissinia. 
Era copia del gran Cenacolo di Leonardo da Vinci, 
che i suoi corroligiosi mostravano allora come fresco 
miracolo di pittura alle Grazie in Milano: ed egli, o 
ritraendolo da intagli, o sfidato di pareggiarne le tinte, 
lo avea replicato di chiaroscuro sovra un papiro, con- 
tento di porsi fra i mille che a que' giorni riprodu- 



1 Amo Domine 1500 die 22 Augusti receptus fuit ad habitum clericorum 
Fr. Nicolaus Calvus hujus fami! ice primus sub Reo. P. Jacobo Bentio de Dul- 
cedo !unc hujus caenobii Priore, et fecit professionem tacitarli tempore suo sme 
■ prò? unga' io ne ; professionem vero expressam emisit die 27 Augusti 1501 
sub Ree. P. Francisco de Flisco patritio Ianuensi tane hujus Monaslerii Priore. 
Hic Fr, Nicolaus Calvus dedit portionem suorum bonorum in prosdio Albareti 
in loco ubi dicitur Bertora super viam et infra semitam quae ducit ubi dicilur 
Valleglie. Delectabalur pictura, et propria marni efinxit in papyro ad clarum 
et obscurum Coenani D. -V. /. C. qua erat depicta in muro Refectorii S. M. 
Gratiarum Mediolani, et collocata fuit in nostra Sacristia, et perseverava in- 
tegra fere usque ad anntim 1590. Edax vero tempus sicut et caelera consumpsit. 
Fuit Prior dif/nissimus hvjus Convenlus, ut suo loco et temjpore dicetur. Fuit 
(tiara concioaator fructuosus, et multos codires Contentili reìiquit, quorum non- 
tulli assertantur in nostra libraria. Obiit autem hic Rev. Pater in conventi 
nostro Saro/iensi, dum esset et illic verbum Dei prcedicaret. fP. Calvi: Cro- 
naca M. S. dui Convento dei Domenicani in Taggia). 

Voi.. III. — Pittila. 3 



1JS PITTURA 

cevano il mirabile affresco senza speranza di pure e- 
mularlo. Per altre cose non indegne a sapersi di fra 
Nicolò mi fa scusa il tenor della cronaca; nella quale 
gli è messo a succedere un Marco da urica, che a 
distanza d'anni otto da lui si rese monaco e s'ordino 
sacerdote nella stessa famiglia* Non è piano a compren- 
dere se costui maneggiasse pennelli, o se fornendo il 
suo coro di libri si contenesse nella virtù dello scri- 
verli. 

Ma il valore attribuito a; quelle pergamene ci con- 
sente di credere il meglio, e quasi direi che c'invitano 
a dichiararlo le rapine medesime che vedovarono dei 
libri quel coro, con acerbo cordoglio de' frati che li 
contavano fra le cose più; rare. Le carte del monastero 
fan cenno nel 1525 degli spendj sostenuti per tal la- 
voro, e il I\ Calvi registra col 1564 gli orribili casi 
che disertarono il chiostro e privarono il capitolo di 
sì rari volumi. Racconta che i Saraceni, fatto impeto 
nel sacro luogo, e quanto poterono sfogata la rabbia 
centra altari ed imagini, e da ultimo portando la bru- 
tal cupidigia sul meglio delle suppellettili , distesero 
le mani anche a questi: i quali (per quel ch'egli in- 
tese da voci credibili) furono ricomprati dalle mani 
de' barbari in Tolone , per pietosa sollecitudine dei 
Frati Predicatori di quella terra. Rimase ai Tabiesi, 
come caro ricordo del lor confratello, 1' antifonario del- 
l'Avvento non bene ultimato da Marco, e che fu salvo 
per grazia del caso, siccome riposto sulla vòlta del coro 



CAPITOLO vii. 10 

lìi ove i Ladroni non si volsero a saccheggiare (1). 
l.:i testimonianza del Paneri, accolta da Gerolamo Bossi 
nella sua storia d 1 Allunila, ci conforta d' aggiungere 
al novero un altro ingegnoso, i cui libri si pregiavano 
molto in Allienga presse gli Osservanti di s. Bernar- 
dino; altra chiesa ch'io mentovai prima d'ora. Colà sa- 
lutammo per nome i due pittori BxAZACGl da Bisca, 
che riguardevole borgata sulla Maira tra Cuneo e 
Saluzzo ; ora con vie maggiore affetto v' attingiamo 
memoria d'un altro da Briga, paesello ch'egli è sulla 
Roja di sotto a Tenda, sul meridionale pendìo di Li- 
guria. Chhiiiiavasi fra Bernardino dell'Ordine che ho 
detto pocanzi; ed egli stesso (così il Paneri) ci avea 
serbato il suo nome e la patria in un foglio di quelle 
membrane , ed anche l'anno del 1555 , ed anche il 
giorno 15 luglio : epoca al corto nella qualo si spedì 
del faticoso lavoro. E perchè in avvenire si conoscesse 
quante paure sopraccrescevano alle fatiche, consegnava 
alla breve epigrafe le scorribande turchesche, e le 135 
triremi che di que' giorni veleggiavano minacciando 



l 1508. — Receplus fuit ad habilum clericorum Fr. Marcus de Briga. Hoc 
foslmodum fuit et optimus sacerdos et insignii scriptor librorum choralium. 
Scripsit enim omnes libros chorales hujus Conveatus, qui a barbara' asportati 
futì-unt quando Conventum nostrum anno 1564 depopulati sunt, relieto solo 
anttphonario Adcentus, quod eo tempore scribebal super testudines chori, et illue 
non ascenderunt Mauri, et ideo servalum fuit. Audcci autem afide dignis quod 
Fratres nostri Toloni provinciae illos ab infidclibus emerunt, et tamquam res 
prc'iosos 'encnt ut inerito fieri debel. (Cronaca ut svpra). 



20 P i T t i; B a 

la Riviera, e con certa monastica semplicità scongiu- 
rava al Signore che ricacciasse la rea bordaglia ai lor 
covi o li affondasse colle lor navi. 

Se le notizie della nostr'arte lasciassero più largo 
spazio a narrare il privato lusso, potrei bene allungar 
la materia, contando i preziosi codici alluminati onde 
già s'adornarono, e in parte tuttora s'adornano, le si- 
gnorili stanze di Genova. Ma quel tanto che non s'è 
fatto per mano de' nostri , o di esteri almeno fra 
noi, vuol rimanersene con chi narra i costumi o de- 
scrive il bello della città-; e godo che in tale uffìzio 
mi precorresse un amico che in cose sì fatte pose cura 
oltremodo felice (1). Voglio anche augurargli che il 
render memoria onesta di tante bellezze sia conforto 
ai possessori per custodirle ed accrescerle, e non anzi 
invitamento agli stranieri per comperarle a gran prezzo 
d'oro. Superbi orazionarj deliziavano le case de' mag- 
giorenti; lavoro squisitissimo di scuole italiane e fìan- 
dresi, gioielli d'inestimabile valore, che pure andarono 
a- stima di rigattieri e d'incettatori. Durano tuttavolta, 
e dureranno ad onore dei nostri vecchi, que'pochi che 
alcun generoso legava a favore del pubblico, qual è 
un officiolo che la Civica Biblioteca riconosce dalla 
gentile liberalità del fu marchese Marcello L. Durazzo. 
Quivi è pur degno che si richieggano e lungamente 



(1) V. Atti della Società Ligure di Storia Patria — Voi. 4, fascio. 2. — 
Della vita privata de' Genovesi di Luigi Tommaso Barano, pag. 133-157. 



CAPITOLO VII. 21 

si osservino gli mtifonarj già posseduti dai PP. Oli- 
vetani di Final-Pia, e dopo i casi di quel Convento 
pei Qobil cura dal nostro Comune ricomperati da mano 
tale, in fronte al primo, tanto si legge e si vede 
quanto basti a invogliarci di cercarne ogni pagina ; 
basterebbe anzi da solo il nome del dipintore che vi 
soserisse : May iste r Barthohmeus d'ictus Rixus Senen- 
mi/iiavit. V'ha pure il ritratto: ed è di giovane 
biondo e ricciuto in guarnelletto nero tutto inteso a 
miniare il libro, e in simmetria d'altri due, l'uno dei 
quali ò di frate Adeodato da Monza che fu l'amanuense, 
e l'altro d'un Padre Angiolo d' Albenga Generale ed 
Abate dell'Ordine, e ordinatore fors' anche del bel la- 
voro. In proposito del Riccio, il cui battesimo è Bar* 
toi.ommeo Neroni, questi volumi c'insegnano che in- 
nanzi a caposcuola di valenti pittori fu dotto altresì 
negli studj del minio ; lode che non gli è resa da 
niun biografo. Indi le sue memorie cominciano tardi, 
ed entra in acconcio l'esempio di queste carte per am- 
monirci ch'egli trattava le pergamene fin dal 1531 : 
epoca segnata sul frontispizio suddetto. Aggiungerei 
che le storie miniate nel processo di que' corali, ben- 
ché non tutte d'un pregio, mentiscono alla dura sen- 
tenza del Lanzi che fa del Riccio quasiché un Vasa- 
resco ; sentenza non ingiusta per avventura a lui vec- 
chio, ma temeraria a chi'l giudicasse su queste carte. 
Quivi specialmente, a guardar le migliori, egli odora 
il Sodoma che prima gli fu maestro e poi suocero: né 



22 P 1 T T B A 

so quanti altri sanesi potrebbero paragonarlo d'eleganza 
e di grazia. 

E tanto basti de'miniatori, la cui penuria fa quasi 
scusabile il difetto de'nostri scrittori che per poco non 
li lasciarono tutti in obblio. Con più ragione si dorrà 
la Vetraria, o negletta od ignota nei nostri libri sì 
come indegna o straniera. Perciocché se gli eserapj 
ch'ella ci lasciò di sé stessa ne'luoghi sacri, seguendo 
il vezzo comune in Italia, od anche quel tanto che 
suol rimanere per voce d'uomini, non cadde nel nulla 
innanzi al girare d'un secolo, ben vuoisi chiamare in 
culpa chi non ne vido almeno le estreme reliquie, o 
vedute le tenne in dispregio. Né potrem noi farne 
vendetta che basti, dacché i documenti non adeguano 
per certe prove né il quanto né il come delle opere: 
e degli autori ci parlano o debolmente o in confuso 
dove manchino memorie pubbliche o scritti sincroni. 
So che taluno vorrebbe scolparsene coli' andar della 
moda che non pur muta ma travolge ogni gusto; ma 
posto che il critico le perdoni la novità, non dovrebbe 
lo storico assentirle l'obblio di quel troppo ch'ella di- 
strugge o deforma. Non voglio lagnarmi che i dipinti 
sul vetro non fossero pur sospettati fra noi nell'antico: 
chi spinse mai l'occhio a trovar luce fra quelle tene- 
bre? E se le carte non prima tentate ci han tratto 
innanzi Opizzino da Camogli per maestro di quell'arte, 
non è tanto per avventura che valga a mostrarcela 
in fiore, o studiosa (che pur non è assurdo) di ornare 



CAPITOLO vii. 2tf 

fio d'alloro con pietose imagini il rifililo de'santuarj. 
Ma non andrà Bensa Bdegno e meravìglia di molti il 
silenzio in cui giacquero per tal rispetto più oratorj 
<> più chiese, e singolarmente fra tutte la Cattedrale 
di s. Lorenzo, nobilissimo vanto (a chi no sappia un 
po' addentro) e giustissimo orgoglio di Genova no- 
stra. E a me che scrivo è dolcezza nuova, che in 
capo a più secoli d'oscurità, e pel magistero predetto 
sepolti in tenebra, il nostro Duomo sia primo ad u- 
scirci innanzi , e con opere molte ed insigni, nò mai 
satollo d'ammegliorarle e moltiplicarle, finché l'arte 
rifatta pagana non invidiò nelle chiese quel religioso 
raccoglimento che veniva ai fedeli dalle invetriate com- 
poste a storia e variate a più tinte. 

siamo al calare del quattrocento: quando le tre arti 
sorelle, ahiurate le austerità del passato, tanto anela- 
vano alle grazie quanto lo spirito del Cristianesimo 
parea consentire. Età fuggitiva quanto amabile e cara, 
siccome temperamento eh' ella era fra il severo che 
indura gli animi e tra il lusinghevole che li disvaga. 
La cura d'ornare il tempio, affidata indi a poco ai PP. 
del Comune, era tuttavia ne' canonici , ai quali asso- 
cia vasi di questa età la Consorzia di s. Giovanni 
Battista , come lo splendor della chiesa tornasse in 
onore della lor suntuosa cappella. Di che verrà esem- 
pio in altre opere: a questa volta è diritto che si re- 
gistri la maggiore invetriata (od Occhio come suol 
dirsi) che mettea luce nel dentro da mezzo il prò- 



24 P I T T U K A 



spetto. L'ordinarono per atto pubblico degli 8 agosto 
147G il canon. Bernardo Bulgaro per le parti del Ca- 
pitolo, e con esso i Priori del pio Sodalizio , Battista 
di Goano e Matteo del Fiesco (1). Non è facile sen- 



(l) In nomine Domini Amen : Venerabilis D. Bernardus Burgarus canonicus 
Ianuensis unns ex depulatis per Capitulum Majoris ecclesie Ianv.ensis et Spec- 
iali DD. Baptista de Goano et Matheus de-Flisco Priores Devotionis S- lo- 
hannis Baptiste quibus tribus data est poteslas et arbitrimi per celeros colhgas 
corurn vigore publici instrumenti publicati per Petrum de Frenante Notarium 
ex mia parte : et Magistri Benedictus Agnexia ac Baptista de Egra et qui- 
libet in solidum ex altera: pervenerunt etc. Renunciantes etc. Viielicet quia 
dicti Magistri Benedictus et Baptista et quilibet eorum ut supra promisserunt 
et solemniter se obligaverunt facere et laborare Occtihim (sic - magnum in Ec- 
clesia S. Lamentìi vìtreum de bono et darò vitro cum figuris ut infra clarum 
et. completimi bene ligatum et ordinalum cum suis plombis et filis complectis et 
ita in ordine ut possit poni in opera et ligare in jerris ponendis in dieta Oc- 
culo ila ut nichil super istos agendi . . (illeggibile) . . itisi ponere in laborcrio 
ut supra: et in rotondo de medio depingere figuras cum suis cazamentis site 
colloribus videlicet S. lohannis Baptiste et S. Laurentii cum suis ramagiis cir- 
cumquaque non mullum largis «j cliam intcr unam colunnam et alteram aptare 
vitra videlicet cum una figura videlicet . . . (illeggibile) . . . cum uno breoio 
in manu cum literis aut aliter prout ordinatum fuerit per diclos DD. Canoni- 
cum et Priores et in foraminibus vitrum cum una figura unius Cherubini: et 
hoc prò pretio et nomine predi soldorum decem Ianue prò quolibet parmo in 
quadro prout mensurare et mensurari consuevit. Et itera clatem (aie, fili de 
ramo bene compositam et ordinatavi condecenter spisam ad rationem soldorum 
duorum cum dimidio prò quolibet parmo quadro ut supra: quem Occulum dare 
promisserunt intra et per medium mensem Novembris et ponere in opera ad 
ipsorum rixicum. Et -versa vice prenominati DD. Canonicus et Priores pro- 
misserunt et solemniter se obligaveruut dare et solvere cisdem mag. Benedicto 
et Baptiste soldos decem prò quolibet parmo vitri laboralo ut supra et soldos 
duos cum dimidio prò quolibet parmo cratis laborate ut supra. ltem promisse- 
runt dare et solvere pretium ferri et ferramentorum necessariorum ad pre- 
data iduneorum et convenienlium et etiam solvere prò sua mercede magistros 



CAPITOLO VII. C5 

z'altri aiuti spiare a parte a parte il lavoro su questa 
scritta, dottata alla grossa e mal condotta dagli anni; 
ina il principale a sapersi ha potuto vincere il rozzo 
stilo e Le ingiurie del tempo. Girata in tondo, come 
usavano si l'atte finestre, nuovamente tondeggiava con 
quasi una cornice nel centro , là dove le imagini di 
s. Lorenzo e del Precursore tenean luogo precipuo e 
distinto. Quinci come raggi da stella si spiccavano 
colonnette , e dilatandosi sorgevano a raggiungere il 
maggior cinghio, con ispazj tra l'una e l'altra capaci 
d'una figura che portava in bindelli sentenze scrittu- 
rali o devote forinole. E come sul vertico i pilastrini 
s'arrotondavano anch'essi, così tra il convesso di que- 
sti e il circolare della cornice parean teste di serafini 
a giusti intervalli , quasi a dar fregio e fermar con- 
fini alle membra di sotto. Poco gioverebbe il dirne 
oltre, dacché le parti del lavoro si conformavano ad 
altri che se ne veggono di quella età, e che più vale, 
non discorderebbero dal bellissimo che per virtù del 
valoroso Bertini e per gentile larghezza della nobile 
Luisa Durazzo Negrone vagheggiamo di fresco nel 

antelarni prò faciendo ponte et perforando colunnas intra murum et ponendo 
diclum Occulum vt supra: Que omnia etc: sub pena floretiorum XXV. — Acitcm 
Ianue in contrada s. Laurentii videlicet in domo habitacionis prefati Spedati 
D. Baptiste: anno Dominico millesimo quadringentesimo sepluagesimo sexto In- 
didione odava starnami Ianue cursum die lovis odavo Augusti hora quinta- 
decima in circa : presentibus testibus lohanne Baptista Spintila q. Dominici 
tt Benedido de Goano citibv.s et habitatoribus Ianue vocatis et rogatis. (Atti 
del Not. Domenico di Precipiano - Fogliaz. 2 - 1470-77). 

Yor.. III. — Pitti ra, 4 



26 p l i t a il a 

lliogo medesimo. E sieri pur grazie alla brevità , per 
la quale mi si consente di rendere a questo punto le 
debite lodi così al prode artefice come alla rara gen- 
tildonna, d'aver restituito diresti quasi alla nostra chiosa 
un tesoro che gli anni, o più tosto i casi, le aveano 
involato assai presto. Però che non m'affido che l'Oc- 
chio antico durasse vivo oltre a un ventennio del se- 
colo XVI , quando Ottaviano da Campofregoso , al- 
zata la gran torre delle campane, e per necessità di 
riforme raggrandito il prospetto, non potè la finestra 
se non dislogarsi. E già da quell'ora la pittura dei 
vetri veniva scadendo di slima, secondo che gli animi 
più s'invogliavano nel leggiadro che nel raccolto dei 
tempj. Con egual cura domanderanno taluni se in- 
nanzi a' vecchi altri vetri di simil ragione abbellis- 
sero la fronte del Duomo: quistione da rimanersene 
in dubbio; ma che d'Occhio o di Rosa (altro nome di 
que' tempi) egualmente suntuosi non si schiarasse il 
s. Lorenzo, più angusto allora e più basso, chi vorrà 
metterlo in forse ? E il facesse pure, osterebbe il ro- 
gito, nel quale ci vengono scoperti i maestri dente- 
iamo a forar la muraglia per dovunque cadean le co- 
lonne , e a trovar modo di fermare le griglie che 
dense e salde d'un fil di rame si ordinavano a guar- 
dar 1' invetriata. 

Veduta l'opera , piacerà di conoscere gli autori , e 
forse l'altrui vaghezza ha prevenuto il mio scritto. 
Piacerà tanto meglio lo scontrarci in un nostro , sia 



i tprroLo i ii. 27 

qual si voglia hi pari" eh'ei tolse por so lavorando. 
Ma i nomi di Battista d'egea e di Benedetto àgnh- 
d 'ii vaii Bolitorj negl'istrumenti di quel secolo e 
ilei seguente ; sono anzi dirò più aperto) i forieri di 
due famiglie ingegnose, ligure questa per nascita, e 
quell'altra per adozione. Le carte do' notai suonano 
d'entrambe assai spesso, e si direbbe che quanti uo- 
mini vi si ricordano, altrettanti sieno i magisteri che 
onestamente praticarono in Genova. Degli Agnesia 
fu valente un Battista in segnar carte nautiche , o 
più d'uno si diede all' orafo , e con tal genio , che a 
legger gli atti è mestieri il contarli deprimi. Non so 
se a quest'arte attendesse il Benedetto nostro a sua 
volta; ma so ch'ei fu esperto fattore d'organi, e che 
del 1470 già noto per simil lavoro alle Suore di s. 
Spirito , compiacque d' un secondo strumento a fra 
Battista Frascara che intendea collocarlo nella sua 
chiesa del Carmine (1). L'origine poi di Battista par 
da cercarsi nelle Fiandre o in Lamagna, con tutto che 
questi d'Egra si chiamino da tempo cittadini di Ge- 
nova, e maestri il più spesso di gioie e fabbricanti 
di grosserie. Quante volte i fogliazzi ci recano a mente 
il Battista , tante il ricordano per maestro di vetri, 
salvo la scritta del Duomo, che non dà verun titolo 
né a lui né al compagno. Il perchè rimarrebbe in o- 
scuro a qual dei due si rapporti il dipingere, ch'ò il 

1 Così negli atti del Not. Nicolò Raggio - Fogliaz. 2 - 1470. 



28 PITTIRA 

più gran fatto di quel lavoro, o s'anche si debba con- 
cedere a veruno di loro, se non parlasse una breve 
polizza rogata dal Muffola il 15 marzo del 1494, ove 
Battista è nomato chiaramente per pictor et mayi- 
ster cancellorum vitreorum. Questa polizza è finale quie- 
tanza di fìtti, per certa bottega con vòlta attigua che 
Cosma Squarciaflco gli avea conceduta per un trien- 
nio nella contrada del nome stesso e sotto il suo pro- 
prio palazzo (1); la qual bottega, come Battista ne 
sgomberava, n' andò locata ad un altro pittor d'inve- 
triate di nazion milanese. Dico ad un Lazzaro da 
Servia del fu Giovanni, il cui nome non ci terrà in 
più parole perchè altrove non si ripete, e d'opere non 
è alcun cenno ; pur che si noti che di tal' arte non 
era di quella stagione penuria in Genova com' altri 
potrebbe credere (2). Or chi stimasse mai che costoro, 



(1) In nomine Domini Amen : Nob Cosmas Squarciaficus q. lllarii sponte etc. 
locavii et pensionavit et titulo locationis et pensionis dedit et concessit ac dat 
et concedit Baptiste de Egra q. Everardi magistro cancellorum vitreorum in 
Ianua presenti conducenti et stipulanti quandam apothecam cum volta existente 
in dieta apotheca sitam Ianue in contrada nobiUum de Squarciaficis sub domo 
liabitacionis dicti Cosme sub suis confinibus: ad habendum usque ad annos tres 
etc. — Actum Ianue in Palacio Communis in prima sala vocata Fraschea vi- 
delicet ad bancum mei Notarli infrascripti: Anno Domin. Nativ. MCCCCnona- 
gesimoprimo Indictione lercia secundum Ianue cursum die Martis octava Marcii 
in terciis: Testes vocali et rogati Antonius Rolerius q. Iohannis et Filipus de 
Hetiliario cices et habitatores Ianue. (Atti del Not. Battista Muffola. — Fc~ 
gliaz. 1, 1491-93'. 

(2) In nomine Domini Amen: Nob. Cosmas Squarciaficus q. D. lllarii sponte 
etc. locavil et pensionavit et titulo locationis et pensionis dedit et concessit dat 



QAPITOL0 MI 29 

ed un terzo che ci chiama di eorlo , uscissero o dai 
consigli o dagli esempj del dk Motti già da noi ri- 
cordato, non andrebbe fórse lontano dal vero, e cer- 
tamente starebbe nel verosimile. Ed anche potremmo 
Lere che il manco dello memorie accusi il partirsi 
di Lazzaro, come sappiamo del maestro predetto per 
opere posteriori alla Certosa di Pavia e alla Cattedrale 
di Milano. Xon così di Battista d' Egra, la cui pa- 
rentela s'era fatta oggimai più che nostra, e che dal- 
l'Occhio del Duomo ci conduce per lungo tratto di 
quattro lustri fino al 149G. A questo confine del se- 
colo attendeva alla vetraria tuttavia , tantoché le co- 
stui notizie s' appuntano ad un' altra opera , se non 
per mole cospicua, per forma al certo e per soggetti 
non ispregevole. 

Sarà buon fatto se il mio lettore si rimembri d'un Ni- 
colò di Campo da Bonifazio, che il 19 luglio dell'anno 
Uàtè segnato commetteva a Giambattista di Bertolino 



et concedit Lazaro de Sema de Mediolano q. Ióhannis magistro cancellormn 
titreorum prese/iti et conducenti ac stipulanti quandam apolhecam cum volta 
contigua diete apothece sitam lamie in contrada nobilium de Squarciajicis sub 
domo habitacioiiis dicti Cosme sub suis confinibus usque ad annos duos proxi- 
me venturos incipiendos die nona mensis Marcii proxime venturi anni presen- 
tii etc. — Aduni lanv.e in Palacio Communis in prima sala vorata Fraschea 
tidelicet ad bancum mei Notarti infrascriptiì Anno Domi*. Natie. MCCCCLXIXX 
quarto Indiclione undecima secundtm lamie cursum die Mercurii duodecima 
Februarii in Yesperis : Testes vocali et rogati Petrus Tasorellus speciarius et 
Io. Baptista Picius lanerius cives et kabitatores lamie. Atti del Not. Battista 
Muffola — Fotrliaz. 8, 1494-96). 



30 I' i T T D R A 

Pavese un' iniagino del Crocifisso, foggiata in tutto 
ad un'altra che ne veneravano nella lor Disciplina i 
Confratelli di s. Andrea. Ora a distanza di molte pa- 
gine e di. più volumi, questo isoLano conviene che 
si ritorni 'alla data medesima, o meglio ad un giorno 
prima, e d'innanzi allo stesso notaio che fa il Pasto- 
rino. Quivi si convenne con Battista d' Egra per la 
fattura di tre Occhi cogli usati graticci di rame : si 
piccioli, e ad uso di finestrelle sì anguste, ch'io non 
dubiterei d' assegnarli ad una cappella privata od o- 
ratorio domestico. Meno ancora sto in forse che i ve- 
tri non andassero compagni in Corsica del Crocifisso; 
né già in dominio del committente, che le figure 
proscritte al dipinto a poco sta che noi nieghino. In 
un de' cancelli, tre palmi alto, era un Cristo e il Bat- 
tista , in un altro di due palmi la Vergine e s. An- 
tonio da Padova: e genuflessa in entrambi una forma 
di devoto che 1' istrumento disegna per nome d' un 
Antonio Sornachello di quelle bande. Il terzo era co- 
pia di quest'ultimo e in misura d'un palmo e mezzo; 
tanto gradiva eziandio da spiragli e pertugi attinger 
luce con ispiriti ad un tempo di religione e sembianze 
d'arte (1). Quest'altra notizia, e'1 contratto da cui la 



(1) >J< In nomine Domini Amen: Baptista de Egra magister et fabricator 
cancelorum vitri sponte etc. vendidit et venditionem fecit Nicolao de Campo de 
Bonifacio q. Mariani presenti etc. de Occulis tribus vitri construendis per ip- 
sum modis et formis infrascriptis : videlicet uno de altitudine parmorv.ni tram 



CAPITI l N li. 31 

derivo, assicurano adunque a Battista lu virtù dol 
dipingere e l'industria dell' iuvetrare ; ma qual parto 
di merito vorrà l'ÀGNBSlA per so, quando l'opera del 
3k Lorenzo elione dà cos'i molta e così manifesta ? E 
un altro dubbio può sop raggiungere ; ed è in ciò, se 
incolli accogliessero di tratto le tinte come in assi 
ed in tele, so i vetri, sentiti per varia forma i co- 
lori, n'andassero a prova del fuoco, siccome fecero e 
prima e poi fra i più famosi maestri. Non son sì lar- 
ghe le formolo convenzionali che ci lascino intender 
chiaro nell'uno o nell'altro; né per questo vorremo 
renderci in tutto per vinti. Buon sarà, se non altro, 
il notare come a cose di grave momento si veggano 
d' ordinario chiamati una coppia d' artefici : 1' un do' 



cum imaginibus seu jtguris Domini Nostri Jhesu Christi S. Iokannis Baptiste 
et v.nius alterius jlexis genibus de nomine Antonii Sornacheli decentibus et con- 
renientibtts et apparentibus : alio de parmis duobus in altitudine cum figuris 
gloriosissime Ytrginis Marie S. Antonini de Padua civm predicto Antonio flexis 
genibm decentibus et spectuosis (sic) et bene sculpitis : et alio altitudinis panni 
MMl cum dimidio cum predictis met Jìgv.ris dicti secnndi Ocnli cum gratilus 
(sic duabus jBi rami prò duobus majoribus prò libris nocem cum dimidia la- 
mie qvas dicius Xicolaus promisi/ in traddicione et consignacione eorum infra 
solucionem quarvm dktus Baptista conjUetw habv.isse et recepisse libras sex 
cum dimidia januinorum : et quos Occulos tres cum dictis duabus gratibus fili 
rami predicti prò duobus majoribus ut supra ac fabricatis et sculpitis bene de- 
eenter et concenienler proni supra dictum est iraddere et consigliare pronissit 
dicto Nicolao tei lacobo de /anello de Castil/iono e ivi lamie in absentia ipsius 
Nicolai per totv.m Angvetum proxime venturum salvo sempcr justo impedimento 
xnjlrmitatis tantum et non alias : hoc etiam declaralo et expresse concento inter 
contrahenles vado expraso qund si dietns Baptista non dederU tradtde- 



g2 I' I T T U B A 

quali è credibile che fornisse lo storie in cartoni e 
studiasse ai pennelli, e provvedesse l'altro al commetto 
de' vetri, eh' era un rigirare e comporre destramente 
nervolini ed arterie di piombo finché la finestra ri- 
traesse al vivo i modelli. Cotal lavorìo, tanto dilicato 
ed attento com'altri può credere, ebbe forse I'Agnesia 
per conto suo : che tal' arte di costrurre e accordare 
in un tutto le mille membra non fugge lontana dal 
magistero degli organi. D'altro canto, a che tornerebbe 
nelle scritture quel tanto sottilizzare sugli apparecchi 
e sui piombi, so il cancello co' vetri in isquadra fosse 
andato al pittore ? perchè ragionar di congegni se 
l'opera non cresceva a mimiti membretti? finalmente 
perchè i minuzzoli, se la tempra del fuoco da recarsi 



ril et consignaverit dicto Nkolao et in ejus àbsenlia preiicto Iacobo de lanello 
de Castilliono ut supra predictos tres Occulos vitri cum predictis duabus gra- 
tibus fili rami bene et decenter pklos et sculplos ut supra infra et per totum 
dietim mensem Augusti prosimi ut supra tenealur et debeat diclus Baptista 
et sic promissit et promittit dicto Nicoìao presenti et stipulanti eidem Nicolao 
dare et restiluere dictas libras sex cum dimidia habitas ut supra per eum a 
dicto Nicolao infra solucionem premissorum et ultra scutum unum auri prò 
justo damno et interesse dicti Nicolai dictorum trium Occulorum vitreorum 
cum sic conventum fuerit inier eos omni postposita contradicione: Renunciantes 
etc. Et prò eo intercessa et fidejussit Iohinnes Andrea de Eyra Enrici : sub 
etc. — Aduni Ianue in Bancis videlicet ad bancum mei Notarli infrascripti : 
Anno Domin. Nativ. MCCCCLXXXX sexto Indictione decimatercia serundum 
Ianue cursum die Lune decima octava lullii in Vesperis : prescntibus Brancha 
de Oliva q. Antonii et Simone de Caneio q. Antonii cioibus Ianue testibus ad 
premissa vocafis et rogatis. (Atti del Net. Antonio Pastorino. — Fogliaz. 1 1 
1496). 



CAPITOLO VII. 33 

alle vario tinte non facea necessario cosi lungo o su- 
dato esercizio? 

Questi argomenti hun cagione da un altro lavoro : 
e non escono però dal rocinto del Duomo. Quivi in 
agosto del 1482 fervevano lo opero d' una cappella 
che già ci accadde di celebrare; votiva al santo mar- 
tire Sebastiano, e pietosa cura d'un sodalizio al quale 
presiedeva di questi giorni Ambrogio Lomellino di 
Baipassare. Non tornerò sul ridire con che sagace 
giudizio procurasse i lavori questa eletta di giovani, 
che alla nobiltà dei natali facean quasi corona di mo- 
destia, intitolandosi Fratelli di Benevolenza e di Carità. 
La cappella era nuda tuttavia di pitture : del qual 
fregio la vedemmo farsi lieta nell' anno appresso per 
quel felice pennello di Carlo Braccesco. Ma i depu- 
tati all' impresa non avean tanto atteso, che non fa- 
cessero disegno, per quanto è dipingere, nel valente 
creato d' Andrea Mantegna , s' io meglio non dico in 
quel che avea Genova di più perfetto. E postosi all'o- 
pera d'istoriar le pareti, leggemmo con quanto studio 
accordasse le imagini coli' andatura e col vano delle 
finestre, le 'quali per d'intorno eran quattro, ma de- 
gne e spaziose da schiarare il di dentro. Ora è tempo 
d' aggiungere che il vivo lume s' ammorzava ai can- 
celli, i quali da imo a sommo, e per ogni vetro quan- 
t'eran vasti, fiorivano in vista di sacre rappresentanze 
ideate e dipinte da Carlo stesso. Eran certo sembianze 
di varj santi ; ma il pio Consorzio delegandone la 

Voi.. III. — Pittciia. 5 



,M MTTU HA 

scelta ad Agostin Lomellino, ne tolse ai posteri la co- 
noscenza. Sei anni eran vòlti dacché la gran Rosa 
brillava de' suoi colori all'estremità della chiesa, e non 
so quant' altri dacché la tribuna del coro grandeggia- 
va per altri finestroni composti a devote imagini, co- 
me oggi di bel nuovo grandeggia mercè della gene- 
rosa Durazzo e del bravo Bertini. Questo tanto di 
buona stima procaccia alla nostra età la scrittura eh' 
io trascrivo con giubilo : che alcuna cosa siasi pur 
fatta dai presenti in emulazione de' nostri padr ; ed in 
ristoro di tante perdite (1). Ed è gran fallo che niuna 



(1) In nomine Domini Amen : Noo. Ambrosius Lomeliniis D: Baldasarls 
Prior Societatis Caritatis et Benevolenlie Acelinus Cattaneus Massarius diete 
Societalis Augustinus Lomelinus Simon Gentilis Baptiste et Nicolaus Spinola 
q. Laurentii tres ex qualuor additis dictis Priori et Massario super fabrica 
et aids apparatihis Capele tivper construcle in Ecclesia- Majori Ianuensi sub 
vocdbulo S. Sebastiani et eorv.m nominibus et nomine et vice diete Societatis 
ex una parte: et Ambrosius de Floribus de Papia magister vitriorum et ma- 
tjister Carolus de Mediolano pictor ex al/era parte: sponte et ex ipsorum certa 
scientia nulloque juris vel facti errore ducti se% modo aliquo circumvenli per- 
venerunt et pervenisse sibi ad invicem et vicissim presentibus et stipulantibus 
confessi fuerunt et confitentur ad injrascripta pacta et compositiones hinc inde 
inter dict .s partes solemnibus stipulationibus vaiata et valalas: Renunciantes 
etc: Videlicet quia ex causis premissis dicti magistri Ambrosius et Carolus 
promiserunt et se se in solidvm solemniter obligaverunt dictis Ambrosio Priori 
et aliis suprascriptis presentibus et stipulantibus nomine et vice diete Societatis 
et mihi Notarlo infrascripto tanquam persone publice officio publico stipulanti 
et recipienti nomine et vice ejusdem Societatis construere et fabrieare cancelos 
vilreos ad dictam Capellam e numero quatuor boni operis et de illis imagini- 
bus et flguris ac modis et formis eisdem mag. Ambrosio et Carolo dandis per 
di tji Socios sic e dictam Augustinum Lomelinum: et dictum opus compiere et 



CAPITOLO VII. 35 

carta mi dia l'autore dello antieho invetriato ; nondi- 
meno a chiarirlo eccellente basterà che nel nostro ro- 
gito si patteggiò col Braccesco di pareggiarle nei 
vetri della cappella , e d 1 ingrossar le mercedi so le 
vincesse , o che di tanto entrassero giudici Cristoforo 
Doria ed Uberto Foglietta , uomini chiari e di gusto 



'■cere orniti suo laòorerio ac plombis et aliis suis aparatibus exclusis tamen 
Jems et dtctos cance'os poni facere orniti suo laòorerio ac sumptibus et expen- 
sis iptontm magistrorum Ambrosi et Caroli esclusa tamen expensa uuius ma- 
ffistri anteluna infra /est uni Naticitatis Domini proxime futurum orniti excep- 
tione et contradicinie remottis. Et versa vice (lieti Prior et Sodi suprascripti 
ex causts preniissis promisserunt eisdem magislris Ambrosio et Carolo pre- 
sentibus et stipulantibus dare et soloere prò loto dicto opere perfecto et con~ 
structo ac posilo ad dictos cancelos esclusa timen expensa d'idi magistri an- 
telami ut supra ad rationem soldorum dtiodecim cum dimidio prò singulo sparino 
ita tamen quod didum laboreriuui stt et esse debeat major is pulcritudinis quam 
sint canceli Capele majoris di.de Ecclesie et ultra promisserunt solvere diclis 
magistris Ambrosio et Carolo presentebus et stipulantibus ut supra /adendo 
dicium opus majoris perfedionis et pulcritudinis tam vilriorum quam figurarmi 
et colorum quam sunt vtlrii diete Capette maioris quod dixerint et arbitrati 
furiai ultra dictam quantitatem Obertus Folieta Christoforus de Auria et su- 
prascriptus Augustinus Lomelinus quorum judicio partes ipse per paclum ex- 
pressum stare promisserunt et quam solucionem facere promisserunt in dies 
secundum et prout ipsi magislri Ambrosius et Carolus laboraverint: hoc etiam 
aclo et specialiter declarato quod soluciones fiende per dictam Societatem cuili- 
bet ipsorum magistrorum in solidum vel conjundim aut divisim vel eorum 
alteri habeantur prò Urmis et rede ac bene fadis: Que omnia etc. Sub pena 
florenorum quinquaginta etc. — Adum lanue in Capella Cottegli Notario- 
rum sita subtus Palacium Archiepiscopale Ianuense: Anno Domin. Nativ. 
MCCCCLXXXII Indidione XIlll secundum lanue cursum die Lune XXVI 
Augusti in Vesperis: presentiòus Iohanne de Clavaro Notarlo et Oberto de 
Murchio latterie q. Stephani civihus lamie vocatis et rogatis. (Atti del Not. 
Biagi» Foglietta ^iuniore Foglia/.. 1 - 14.82, 93 



36 V IT T U R A 

forbito. Carlo medesimo per avventura le avea lavo- 
rate, e per avventura anche il d'Egra., e forse forse il 
de Motti ; ma che giova il fantasticar sull' ignoto ? 
Costumavasi allora (e non è poca giunta a ciò eh' io 
premisi sulla nostra vetraria) di porre il prezzo ai can- 
celli in ragione di palmi; or se Battista e I'Agnesia 
n'ebber dieci soldi per ciascun palmo quadrato, in do- 
dici s'accordarono i confratelli con Carlo; e buon per 
lui se la cappella del Santo non invidiasse alle leg- 
giadrie del Capitolo. Questo abbiamo dalla preziosa 
scritta; né ci dolga d'alcuna frode che i secoli pur ci 
abbian fatta , se Carlo del Mantegna per noi strap- 
pato dalle tenebre , splende altresì per noi come esi- 
mio in un'arte che in Liguria si tenea per ignota. 

Né però senza torto ho taciuto fin qui l' ingegnoso 
(che tale dovette essere ) il quale gli fu socio nell' o- 
pera, e come io tengo senz'altro, a costrurre e a com- 
mettere i vetri. Esce innanzi un altro lombardo, che 
pavese di patria si nomina cotesto Ambrogio Fiore o 
de' Fiori, come piaccia tradurlo dall'atto ove è scritto 
de Floribus. Non può credersi che sol di volo toccasse 
in Genova, o solo all'uopo dei suddetti cancelli, per- 
chè lo riveggo sette anni più tardi , e compagno ad 
un suo consanguineo, Gio: Antonio, che vivea d'una 
industria medesima. Aggiungerai che talvolta quest'ul- 
timo negoziava a nome d' Ambrogio e si obbligava per 
lui , come fece del 1489 , allorché due cugini della 
Torre, Agostino e Tommaso, disciplinanti di s. Cate- 



U ITOLO vi:. .17 

rina, proposero ili far cancello a n'imagine della Santa 
Patrona ad una cotal finestra che fra le altre del loro 
oratorio tuttavia n' era priva. (!ià prima d 1 allora tre 
altri confratelli, Gerolamo, Erasmo o«l Antonio Oliva , 
:m messe Ambrogio alla prova dell' altra fine- 
stra; laonde ai nuovi non bisognava accattare altro 
mani (1), Si raffronti quel ch'io espongo alla polizza, 



1 In nomine Domini Amen : Tomas de Turri Ivliani et Augustinus de 
Turri Rafaehs ex una et lohannes Antonius de Floribus do Papia magister 
Tttri ex parte altera sponte etc. perceneruut et pervenisse confessi Jucrunt ad 
infrascriptam composi! ionem conveutionem promissionem et obligat ionem infra- 
scripti cancelli ritri facieudi seti Jieri faciendi per dictum Iohannem Antc- 
nium dictis Tome et Angustino ut infra dicetur: lìenunciantes etc. linde et 
j,ro quibus dictus lohannes Antonius promisit et promittit dictis Tome et 
Augvstino preseu/tbus et acceptantibus infra calendas Augusti proxime ventu- 
ra* fieri facere per magistrum Ambrosium de Floribus cancellum unum seti 
barconum citri cum suis grattbus et ferris factum et figura-twin ad operaia Sancte 

■ ne et sub opera et juxta hiodu-tii opere tradite dicto loh-tnni Antonio 
in uno pappiro dspirto prò Magnif. Francisco Duratio Fratri in dieta Domo 
bene et decenter et conte nienter constrv.ctum et pictum quod reponi debet 
in Domo DtscipUnatorum Sancte Caterine ad fenestram diete Domus que car- 

,ic suo carpello vitri et de bonitate ci qualitate unius alìerius cancelli 
seu balconi alias per factum magistrum Ambrosium facti et construcli in dieta 
Domo Disàplinatorum Ieroniaio Teramo et Antonio de Olita disciplinatoribus 
ejusdem Domus: et dictum cameUum viti ri ^oic] prò precio et consteo librarum 

'.'a notem janumorum quos dicti Tomas et Augustinus dare et soloerc 

itsermmi dicto Iohanni Antonio posi/o et conslruclo dicto cancello vitri 
ad fenestram suam diete Domus disciplinatorum vel consigliato dicto cancello 
ex quibus dictus lohannes Antonius confessus fuit et confitetur habuisse 
et recepisse a dictis Toma e 'ino ex nunc libras quiudecim januino- 

rum in pecunia numerata ornai contradir t 'ione remota Dedaralo expresse quod 
si dictus lohannes Antonius fieri non fecerit et seu non dederit tradidcrit 
et consignatent d.r'um can< ellum viliri dictis Tome et Angus/ ino modo et forma 



36 PITTURA 

forbito. Carlo medesimo per avventura le avea lavo- 
rate, e per avventura anche il d'Egra, e forse forse il 
de Motti ; ma che giova il fantasticar suLT ignoto ? 
Costumavasi allora (e non è poca giunta a ciò eh' io 
premisi sulla nostra vetraria) di porre il prezzo ai can- 
celli in ragione di palmi; or se Battista, e I'Agnesia 
n'ebber dieci soldi per ciascun palmo quadrato, in do- 
dici s'accordarono i confratelli con Carlo; e buon per 
lui se la cappella del Santo non invidiasse alle leg- 
giadrie del Capitolo. Questo abbiamo dalla preziosa 
scritta; né ci dolga d'alcuna frode che i secoli pur ci 
abbian fatta , se Carlo del Mantegna per noi strap- 
pato dalle tenebre , splende altresì per noi come esi- 
mio in un'arte che in Liguria si tenea per ignota. 

Né però senza torto ho taciuto fin qui l' ingegnoso 
(che tale dovette essere ) il quale gli fu socio nell' o- 
pera, e come io tengo senz'altro, a costrurre e a com- 
mettere i vetri. Esce innanzi un altro lombardo, che 
pavese di patria si nomina cotesto Ambrogio Fiore o 
de' Fiori, come piaccia tradurlo dall'atto ove è scritto 
de Floribus. Non può credersi che sol di volo toccasse 
in Genova, o solo all'uopo dei suddetti cancelli, per- 
chè lo riveggo sette anni più tardi , e compagno ad 
un suo consanguineo, Gio: Antonio, che vivea d'una 
industria medesima. Aggiungerai che talvolta quest'ul- 
timo negoziava a nome d' Ambrogio e si obbligava per 
lui , come fece del 1489 , allorché due cugini della 
Torre, Agostino e Tommaso, disciplinanti di s. Cate- 



i u:. 37 

rina, preposero ili far cancello an'imagine della Santa 
Patrona ad nna cotal Ginestra che fra le altre del loro 
oratorio tuttavia n'era priva. Già prima d'allora tre 

altri confratelli, Gerolamo, Erasmo ed Antonio Oliva , 
ima messo AMBROGIO alla prova dell' altra fine- 
stra; laonde ai nuovi non bisognava accattare altro 
I . Si raffronti quel ch'io espongo alla polizza, 



1 Ih nomine Domini Amen : Tomas de Turri IvUani et Augnstinus de 
Turri Rafaelis ex una et lohannes Antonius de Floribus do Papia magister 
Tètri ex parte altera sponte etc. perrenerunt et pervenisse confessi Juerunt ad 
infrascriptam compositionem ronventiouem promissionem et ubligationem infra- 
scripti cancelli ritri faciendi seu feri faciendi per dictum IohaDntm Ante- 
cium dtctis Tome et Angustino ut infra dicetur: Reuunciantes etc. Unde et 
j,ro qttibus dictus lohannes Antonius promisit et promittit dic/is Tome et 
Augvstino presentibus et acceptantibus infra calcndas Augusti prox ime venlu- 
ras ferì facere per magistrum Ambrosium de Floribus cancellum unum sete 
barconum citri rum suis gratcbìis et ferris factum et flguratum ad operam Sancte 

ne et sub opera et juxta modmm opere tradite dicto lohmni Antonio 
in uno pappiro de,,ir/ prò Magnif. Francisco Duratio Fratri in dieta Domo 
lene et deccnter et convenienter constructum et pictum quod reponi debcl 
in Domo Disciplinatorum Sancte Caterine ad fenestram diete Domus que car- 
ktej suo eaarelìo vitri et de bonitate a qualitate unius alter ius cancelli 
seu balconi alias per dictum magistrum Ambrosium facti et constructi in dieta 
Domo Disdpltuatonm Icronimo Teramo et Antonio de Oliva disciplinaloribus 
ejusdem Domus: et dktum canceUum nitri (sic] prò prerio et consteo librarum 
• 'a notem janumorum quos dicti Tomas et Augustinus dare et solcerc 

>serunt dicto Iohanni Antonio posilo et conslruelo dicto cancello vitri 
ad fenestram suam diete Domus disciplinatorum vel consignato dicto cancello 

ex quibus di'tus lohannes Antonius confessus fuit et coufletur habuisse 
et recepisse a dieta Toma et Angustino ex mine Ubms quindecim januino- 
rum in pecunia numerata omui contrada tionc irmota Declaralo expresse quod 
si dictus lohannes Antonius fieri non fecerit et seu non dederit tradiderit 
e! consignavent d.e'um camellum vUlri dietim T^me et Angustino modo et forma 



40 P 1 T T U K A 

senz'altro un Fra Pietro che del 1409 fornì i cancelli 
alla sala ove solca raccogliersi il Senato, e ad un'al- 
tra camera riservata alle estive assemblee (1). A costoro 
che ancor tengono 1' età de' maestri già scritti e lo- 
bati di sopra , non è tardo a raggiungersi un bene- 
dettino , che a giudicarne dai punti estremi operò di 
vetraria fra noi per lo manco anni dodici. Il suo no- 
me ne' razionali del Comune si registra tuttavia nel 
1521 (2); ma gli procaccia più onore, o ne ragiona 
con più chiarezza una scritta del Pastorino, la quale 
in S. M. de' Serviti lo associa a parecchi egregi che 
si prestarono (come s' è detto né solo una volta) alla 
Consorzia de' forastieri. 

Ed ecco che 1' ordine delle materie ci richiama ai 
primordj del secolo. Rammentiamo il dall' Aquila , 
rammentiamo il Resaliba , e con più studio il mag- 
gior Fazolo, tutti intesi in soddisfare de' lor pennelli 
a quel degno Sodalizio , che nobilmente deliberato di 



(1) MCCCCLXXXXVHll die XV Devemhrls: De mandato Illustrissimi etc. 
et Magnifici Consilii etc. Vos Spedati Nicolac Lomelline et Lazare Pichenote 
Massarii de XII deputatorum etc. Solvite Frati Petro Ordinis S. Francisci 
prò canzellis nitri factis in Camera Magnifici Senatus computatis cratibv.s 
rami et alio speculari vitri prò alia Camera in qua Senatus estate haberi so- 
lel: libras viginti unam et solidos tredecim site L. XXI S. XIII. (Arch. Go- 
Tern. — Manuali della Repubblica). 

(2) MDXXI XXVI Septohbris — lo. Baptista de Novaria magister ritrio- 
rum debet prò Angelo de Grmaldis .... prò Officio PP. Communù de eo : 
l XXVII l s. V. (Notul. de'PP. del Comune;. 



CAPITOLO vi. 41 

non sottostare o niun altro in pietosi dispendj , durò 
ben quattro anni invitando e rimunerando gli artefici, 
e quel che rileva eleggendo i migliori, lo non sarò 
tale sconoscente del vero, che dopo cotanto lodi tri- 
butate per tal rispetto ai collegj de'nostri operai , io 
me no passi di piano su questa Compagnia di stra- 
nieri, o non più tosto io rifrughi negli atti per ren- 
der loro il mio debito, o sia che imitassero il nostro 
esempio, o sia che intendessero ad emularlo. E in ciò sarò 
breve ; ma troppo a torto si tacerebbe che costoro fin 
dal dicembre del 1507, avuto a sé il più esperto mae- 
stro in murare, Leonardo cioè d'Arcezario, con si- 
gnorile animo quanto non si crederebbe in gente 
laboriosa e di patria e di condizione diversa , gli 
dieder carico di ricostrurre la lor cappella ad instar 
et similitudinem Capelle B. Virgìnis Marie site et po- 
site in Ecclesia Majori lamtensi et yotius lìidcriorem 
et decentiorem quim alias. Seguitarono a questi esordj 
i dipinti così della pala che vedemmo ricchissima , e 
così delle storie che ricorrevano per ogni muro ; pei 
quali fregi non dubitarono gli ordinatori di sposses- 
sarsi d'alcuna rendita, contra il costume di gente a- 
vara o speculatrice. E non parevano stanchi di deco- 
rar l'oratorio, quando nel 1511, provvedendo agli uf- 
fizj delle lor pie ragunate, chiamavano a comporre e 
ad intagliare due magnifiche panche i maestri d'ascia 
più riputati, Gerolamo di Carroa e Bartolommeo So- 
limano. Ma la bisogna dei finestroni ( eran quattro ) 
Vol. III. — Pittura. 6 



42 I' ITT U lì A 

non aspettò le seconde cure: che a fin di giugno del 
1508 fermarono i patti con fra Battista da Novara 
della regola di s. Benedetto, e s'accordarono in que- 
sto, che lungo i vetri movesse un fregio o più. fregi 
per ogni lato: e quivi si dice espresso che sian cotti 
i dipinti e risaldati quanto basti a sperimento di fuoco, 
Tre dei quattro Priori della Consorzia stipulavano col 
frate: maestro Giovanni di Colonia tedesco, un Nicolò 
da Pariselo e un Baron da Gaeta, con esso altri due 
sodali non forse del tutto ignoti per queste pagine, 
Ambrogio Braida battiloro e Simon da Pistoja mae- 
stro d'oriuoli (1). Scade la mercede di soldi cinque e de- 



(1) yfr In nomine Domini Amen: Dom. Fr. Baptista de Novaria Ordinis 
Fratrum S- Benedica parte una et mag. lohannes de Colonia teutonicus et 
Nicolaus de Parixeto et Baronus de Gliela tres ex qtiatuor Prioribus Con- 
sortie Sancte Marie de Misericordia S. Barbare in Ecclesia Sancte Marie 
Servorum de Ianua et Ambroxius de Brayda batilorus et Simon de Pistoia 
magister orologiorum suis nominibus et nominibus et vice aliorum hominum 
de dieta Consorlia et prò quibus hominibus diete Consortie dictus mag. lohan- 
nes Nicolaus Ambrosius Baronus et Simon suis etiam propriis et privalis no- 
minibus ad cautelam de rato promisseruut et promittunt parte altera: Sponte 
etc. pcrvenerunl et pervenisse sibi ad invicem confessi fuerunt et confttentur 
ad ù/frascriptam composilionem promissione™, et obligalionem et pacta infra- 
scripti laborerii cancellorum vitreorum et alia de quibus infra: Videlicet quia 
dictus Dom. Fr. Baptista promissit et promittit dictis mag. Iohanni Nicolao 
et Barano Prioribus diete Consortie ac dictis Ambroxio et Simoni presentibus 
et stipnlantibus suis et nominibus quibus supra facere et conslruere eisdem 
mag. Iohanni Nicolao Barano Ambroxio et Simoni suis et dictis nominibus 
cancella quatuor vitreorum cum suo frixio scu frixiis coctis bene decenter et 
couvenienter et de bona vitro bene darò et de bonilate et qualitate et Jorma il- 
lorum per ipsum Dom. Fr. Baptistam factorum et constnictorum Spccl. Offi- 



CAPITOLO vii. i:> 

nari sci per ciascun palmo, verso le cancellale più anti- 
che, BÌceome scema la dignità del lavoro dallo storio 
agli schiotti ornamenti. Ciò nondimeno in tal grado 
ella ò onesta: e gl'inviti che si veggono fatti al buon 
monaco difendono quant'è possibile la virtù dell' arti- 
sta. La scritta de' forastieri ci manda in buon punto 
ad un'altra opera del Novarese, e prolunga d'un tratto 



ciò Sancii Georg ii de X XXX II II existcntium et qtic existunt in aula seti Ca- 
mera residenti* prefati Spect. OJìcii cum suis ctiam gratibus filli rami: vide- 
licel dieta cancella quatuor ad rationem solidorum quinque et deuariorum sex 
prò siiigulo panno citri frixio computato et dktis gratibus filli rami ad ra- 
tionem deuariorum decem et septem s iugulo panno : et que cancella cum 
dictis suis gratibus fìlli rami de forma bonitatc et qualitale ut supra dare 
tradere et consigliare promissit dictus Dora. Fr. Baptista perfecta in loto pre- 
noiiiinafis mag. Iohanni et Nicolao et Barono Prioribus diete Consorlie Ambro- 
sio et Simoni presentiòus et stipulantibus suis et nominibus quibus supra infra 
et per totum meusem lullii prosine venturum omni postposila contradicione. 
Et versa vice dicti mag. Johannes Xicolaus et Baronus Iriores ac Ambroxius 
et Simon suis et nominilus qu-bus supra acceptaules predieta omnia promisse- 
riint et promittuut dicto Dvm. Fr. Baptiste presenti et stipulanti ut supra 
dieta quatuor cancella cum dictis gratibus Filli rami in tolo perfecta decenter 
et conte aie ntcr et cum suis frixiis coctis de forma et bonitatc et qualitate ut 
l est recipere et precium dictorum caarcllornm vitreorum cum gra- 
tibus tuù su' cere dicto Dom. Fr. Baptiste videlicet dieta cancella ad racionem 
solidorum quinque et deuariorum sex prò singulo parmo ul supra et dicium 
jillum rami ad racionem denariorim decem ci septem prò singulo parmo in 
tradilione et consignacione dictorum cancellornm vitreorum et gratuiti filli rami 
eisdem faciendi per dietim Dom. Fr. BaptUtam: Jlcnunciantcs eie. — Actum 
Ianue in Bancis videlicet ad banewm 'mei Notarii infrascripti: Anno Domin. 
X'.iHr. MDortaco Indictione decima secundum Ianue cursum die Mercurii vi- 
gesima ottava lumi in terciìs: prescntibns Leonardo M creilo mersar io q. Nico- 
lai et lìlaxio de Solario q. Nicolai civibus Ianue tcslibas ad premissa vocalis 
et rogalis. 'Atti del Noi. Autouio Pastorino — Fogliaz. 27, 1508. 



44 PITTURA 

la sua dimora fra noi, rapportandosi ad altri cancelli 
che Battista avea già lavorati alle Compere, e pro- 
priamente in quell'aula ove sedeva l'Ufficio del Qua- 
rantaquattro, così nominato. I tre Priori li mettean 
anzi al frate sì come modelli di bontà e di chiarezza; 
ed è credibile che senza bandire al tutto i colori, in- 
chinassero gli animi a far guadagno di quella luce 
che per l'addietro ottundevasi a bello studio con un 
fitto di storie, di tabernacoli e di cornici. 

Noi teniam dietro a sì fatti maestri mentre durano 

poco o molto in amicizia colla pittura: disgiunti 
da essa li abbandoniamo in compagnia de' mestieri. 
E gli atti ci daranno il filo, comechè per mezzo secolo 
reggesse nelle officine d'alcun vetriere non so quale 
orma di cose pittoriche non dispettosa allo storico. Le 
carte municipali ricordano contemporaneo a Battista 
un terzo frate, Angelo da Firenze, del cui valore po- 
trebbe far lieto augurio chi riguardasse alla patria da 
cui proveniva. Sul conto d'altri che l'occasione ci ad- 
diterà sparsamente, farem noi buon concetto trovan- 
doli o in società o in dimestichezza d'illustri pen- 
nelli. Per ora, a non ismarrirci in pochezze, chiude- 
remo di questa facoltà e di quest'epoca con un prete 
Giuliano Castruccio (parentado notissimo ai Rapai- 
lesi) col quale la vetraria già vòlta in basso, per an- 
dar di tempo si fa solitaria e ultimamente meccanica. 

1 vetri e i cristalli , ordinati a suppellettile o ad or- 
nato domestico, di sorti più tarde, di qualità più mo- 



CAPITO] vii. 'i."> 

diate, conviene ohe si rassegnino alla plastica o al 
gitto. (ini. uno adunque, quasiché succedendo nolla 
fortuna de'precedenti, non è carico pubblico in linea 
di vetri ch'egli non prendesse, e senza emuli, e per 
lnnga vicenda di quarant'anni. La tribuna del S. Lo- 
renzo, rifatta del nuovo collo auipliazioni del tempio, 
« ottava nel 1527 novello invetriato , distrutto o 
dismesse con grave danno lo vecchie. I PP. del Co- 
mune che a quest' ora avoan tolto il governo delle 
opere, chiamarono a tal servizio il Castruccio , e lo 
associarono ad altri artefici di colori e di scalpello 
che tramandiamo ai lor proprj luoghi. Ovvio è il cre- 
dere che insieme al capitolo sorgesse con altre formo 
la già detta cappella di s. Sebastiano ; e de' cancelli 
non accade pur dirlo. Ed eccoti il prete a fornire i 
nuovi, periti o disfatti i bellissimi (chi noi dirà ?) del 
Manti: una; tantoché non è pronto il decidere se fosse 
più gloria al Castruccio di sottentrare a tai nomi, o 
più ingiuria alla chiesa il privamela. Cessata da lungo 
tempo la Società de' Nobili , anche i Padri provvede- 
vano ai lavori e all'ornato della cappella, e se ne con- 
tano le spese ne*manuali della lor Camera. Dove ac- 
cennano a'vetri, ci lasciano intravvedere i mutati usi 
dell'arte : però che ai palmi subentrano i pezzi in i- 
squadre d'egual misura, compresi i fregi che in quello 
note sommano a dugento ventotto (1). La data è del 

1 1530 die XVIII Maij: Pro presbitero Juliano Craritutio (sic) prò pretto 
de peais CCZXVIll citreornm computati* frixiis prò fenestris qmtuor Ca- 



40 V 1 T 1 URA 

1530 ; e quindi a due anni i cartulari della Repub- 
blica ci mostrano il prete ai restauri del Palazzo 
Pubblico, né più tardi del 36 a invetrare le camere 
stesse del Doge. E così d'ora in ora fino all'anno del 
67, e d'opera in opera che invogliasse il Comune, ap- 
parisce il Castruccio a compor nuove cose o a rifor- 
mare le vecchie: quando alla Signoria, quando ai Pa- 
dri, e più spesso nel Duomo, alle cui finestre cam- 
biò fregi e stemmi, ed aggiunse o menomò di colori. 
Le quali fatture, benché sian picciole e da toccarsi 
così alla sfuggita, non è meri vero ch'esse non pon- 
gano Giuliano sopra quanti trattavano vetri a quei 
giorni: tanto basso eran' essi calati se guardiamo a 
ragion di bellezza. Avean però guadagnato e d'occa- 
sioni e d'emolumenti, cagione il privato lusso e il so- 
praccrescere degli edifizj: e il Castruccio medesimo, 
mal reggendo al soverchio delle faccende, s'era legato 
in società di più altri, e rinunziando all'arte avea 
quasi istituito il mestiere E ho detto l'arte , perchè 
infino ad oggi (intendi a mezzo il secolo) il lavorìo 
de' vetri tenevasi comunemente per ausiliario della 
pittura, come può argomentarsi da questo che i mae- 
stri di esso non conoscevano statuti, né formavan colle- 
gio per sé medesimi. Giuliano Castruccio sei recò a 



pelle S. Sebastiani ad solidos Vili, IV singulo palmo juxta ordinationem ho- 
dierna die Jactam per Spedatimi Officium: V. Computai is aliis expensis ut in 
Manuale prò dicto presbitero Iuliano: l. LXXXXVll, sol. XVII. (Notul. dei 
PP. del Comune). 



CAPITOLO VII. 47 

^ra a difetto; e il '2ò settembre del 1549 supplicò di 
t:il grazia al Doge e ai Procuratori in suo nome e dei 
socj ; vedessero il numero degli operai senza misura, 
e il bisogno di tenerli in dovere: o se ogni altra in- 
dustria reggevasi a proprie leggi e con proprio Con- 
solo, porche non questa d'un modo stesso , fiorente 
com'era e in diritto di sperare anche meglio? Fu ri- 
sposto alle suppliche : stendessero in carta i capitoli , 
.1 signoria penserebbe al sancirli (1). I fogliazzi d'età 
posteriore accennano spesso alla Università de' vetrai , 
ne rammentano gli ufficiali, no discorrono le consue- 
tudini: ma tra questi e i pittori è tanta amicizia, quanta 



1 *J* IU"strissimo Duci et Magni/tris Gubcrnatoribus Excehc Genuensis 
Reipublice: Rccerenter exponit presbiter Iulianus Castrucius et sodi exercentes 
arttm ritrcriorim qv.od cum in hac caliate mula pene sit ars que non snis 
tu gubemetw hec tamen eorum ars titillarti habet lejem secun- 
dv.m quam komòtet artis debeant gv.beniari: Et quia ab annis citra credit nu- 
merus opere pretium est ut aliqna nonna et regula statuotur qua mediante pos- 
sint homi/ics diete artis ad ordinerà redduci (sic) ad instar reliquarum artium: 
Idcirco humiliter supìicant ut DD. YV. dignenlur decernere ut ipsi possint clligere 
singulo quoque anno Consulti» unum ex hominibvs diete artis per svffragia seu 
voces qui hdbeat potestatem et bailiam homines diete artis qui contrafecerint 
in iis que ad officium perline nt condannare aplicata pena prò dimidia DD: 
PP: Communis et prò reliqua dimidia diete arti que serviat ad sufragium pau- 
perum personarum de dieta arte: quod ut fiat etiam alque etiam precanlur DD. 
VY. lllustrissimas quibus se detote commendant. 

iji 1Ó49 die XXV Septembris: Responsum est dictis suplicationibus ut 
formentur Capitula svppHcatorum ut Ma possint considerari. (Arch. Govern. 
— Fogliaz. Senatus 1549 — Atti del Cancelliere Giorgio Ambrogio 
1 Merico . 



48 PITTURA 

Ira uomini che in una stessa città non si conoscano 
pur di veduta. 

Né in così fatte sorti si vorrebbe negare che non 
durasse la pittura del vetro assai ben oltre che a mezzo 
il secolo, contenta pur sempre di fregi ornativi, e pronta 
al lusso, e dove bisognasse, alla vanità de'privati. Pe- 
rocché di mezzo ai rabeschi che leggiadramente distin- 
guevano le signorili invetriate, piacquero gli stemmi 
e le imprese gentilizie, e non parve bastante l'abba- 
gliarsene gli occhi nelle sale dei doviziosi, che non 
indicassero eziandio nelle chiese il patrono d'una cap- 
pella o il costruttore d'un santuario. Al qual proposito, 
perchè il troppo della materia non induca fastidio, mi 
gioverò d'un esempio solo, e d'un solo maestro che 
parmi da scrivere fra i più valenti di quella età : ed 
è un Gio: Angelo Crivelli da Milano , il quale con 
grata illusione ci rammenta un casato che assai 
prima e assai dopo di lui fu celebrato in pittura e 
nel Lombardo e nel Veneto. Costui sullo scorcio del 
1568 fu chiamato dal nob. Stefano di Negro a co- 
strurre in s. Maria della Pace le cinque finestre del 
coro, che il benemerito uomo avea levato dai fonda- 
menti per compiacere ai Zoccolanti di quella chiesa , 
e preparare alla sua discendenza un monumento d'arte 
del quale dovrò riscrivere ad altre occasioni. 

L' opera del Crivelli , secondo il contratto , eran 
vetri di quadro bianchissimi, ma tutto intorno fioriti 
di vaghi ornamenti , tra i quali risaltavano da luogo 



CAPITOLO vii 49 

a luogo le insegne della famiglia IV Che (jnesto ar- 
ia Genova noi dice la polizza, e ta- 
cendo ci fa dubitare che i mille vetrai nominati Indi 
innanzi negli atti, dalle antiche condizioni dell'arte ab- 
>ro la vetraria a condizion di mestiere. 
Sconfinata la vetraria (quant'è almeno delle figure) 
dai luoghi sacri, quasi a rislurarneli vi Tu accolta indi 
a poco un'altra arte congenere, l'orse eguale alla so- 



1 la nomine Domini Amen : Io: Angelus Crivellila de Mediolano oitria- 
rius q. Christojfori spante etc. et Otnni mcìiori modo: promisi/ ci promittit Nob. 
jro q. Galeiìtii licei discuti ci mini Xvtario ci prò eo cliuM 
presente et acceptante Xub. Io. Francisco de Xiyro cjus Jilio facere qumque 
fenestras ritreas ad chonm Ecclesie lì. Marie de Pace et illas apponete in 
opere bene et di'ijea/er ne perite de bonis vitreis quadris cavi suis fri.ris co- 
km insigniòus ci armis familie ipsius Stephaniadipsas 
rovi dicius Nob. Stephanus voluerit ci mandaverit. I-.' 1 hoc intra fe- 
stum "■ l quod in dicto Jesto Nativitatis 

Domini diete fencsl re sint finite et complete", et predicta prò pretto et nomine 
pretti cidelicet respeclu / ad rationem soldorum qualtuor cum dimidio 

■'aio et respeclu albi fenestrarum ad rationem soldorum septem prò 
' • palmo in quadro et respeclu armarmi solvi debeat pretium conccnieus 
proborum virorum. Et ex vane dictus magister Io. Angelus covji- 
tetur se hibuisse et recepisse a dkto Xob. Stephano Ubras centum monete Uc- 
nue in pecunia , ■-. Renuncians età et sunt infra solutionem predictorum 

vitriorum et reslum sohi debrai, per dicium Nob. StepJianum et sic dictus Nob. 
teus dicto domine sol cere promisil liuilo loto opere etappositis diclis 
t ad fenestras: Renundantes ctc. — Aclum (Jcnac in Bancis ad bancurn 
nfrascripti: Anno » Natio. Doni, millesimo quin- 
gentes Indictioni m Genue morem die 

. 17// Od ì In cobo Ligalupo 1>. Antontietln- 

.' 6 ensibus testibus ad premissa vocatis spe- 

cialiter et ■ viti dui Not Leonardo Lomellino Chiavari: foglisi/. 1G 

- 1569 n. 2 . 

Voi.. III. — PirrVKA. 1 



5U P I T T U R A 

rella, ma più amica allo nuove formo d'architettura. 
La facoltà dell'intarsio sul legno, derivata ai moderni 
(come altri argomenta) da quelle altre antichissime 
che sono il musaico e i commessi di pietre, esercitata 
primamente in Toscana a simular prospettive , indi 
alzata dai Veneti alla dignità delle storie, sul cadere 
del secolo XV avea pur tentata la varietà e l'armonia 
de'colori, fino a gareggiare di virtù coi pennelli. Già 
lieta di poter tanto, e desiderata a decoro de'più ma- 
gnifici tempj , corse assai presto la Lombardia , e si 
trasse dietro quel popolo così gaio e così pronto alle 
grazie dell'arte. E se i Canozzi da Lendinara allegra- 
vano delle nuove tinte le cattedrali di Parma e di 
Modena, e Bartolommeo da Pola facea ricca la Certosa 
di Pavia con quei postergali che parvero al Lanzi la 
cima d'un tal magistero , non tardarono troppo Fra 
Raffaele da Brescia e Fra Damiano da Bergamo a pro- 
seguirne gli esempj e avanzarli. E la patria d'entrambi, 
già nobile di tanta industria, mostrò dietro le costoro 
discipline di aggrandirsi in iscuola: e per terza s'accrebbe 
Pavia, in ogni tempo feconda d' elettissimi ingegni. 
Da indi in poi la tarsia si raccostò alla pittura: né i 
maestri di questa sdegnarono di farlesi ajutatori con 
carte disegnate o dipinte, standosi pur ella contenta 
pila finezza dell'eseguire o al garbo del riprodurre gli 
altrui modelli. Per tal maniera ella conferiva con dop- 
pio effetto allo splendor delle chiese e a diffondere il 
miglior gusto dell'arte, e fu bella ventura ch'ella ere- 



CAPITOLO vii. òl 

si-esse più rigogliosa in Italia col rinascere dell' ot- 
timo stile. In Liguria, dove manifestamente provenne 
l'intarsio dalle scuole lombarde, non fu lieve van- 
taggio agli artefici il gustare viemmeglio in queste 
opere le dotto massime del Vinci, le nuove formo pro- 
spettiche di Bramante e le vaghe decorazioni de'Mante- 
gneschi. Conciossiachò ai maestri di rimesso parve de- 
bito il possedere in egual misura le tre facoltà, quando 
uffizio di sì fatti lavori era specialmente l'accomodare 
d'eleganti scanni i Capitoli delle cattedrali e de'mo- 
nasteri, e il farli ad un tempo pietosi di storie evan- 
geliche e superbi di squisitissimi intagli. Laonde a 
spedirmi di cotesta materia per ciò che riguarda alla 
nostra provincia, converrà ch'io mi scusi al lettore del 
fraudare ch'io faccio l'architettonica e la statuaria, strin- 
gendo in un sol discorso così V opera del costruttore 
come anche di chi vi pose scalpello o applicò l'ingegno 
a intarsiare; tanto più che sovente ciascuna delle tre 
discipline si confonde e si mescola in un medesimo 
artista. 

Trattando della nostra tarsia , o meglio di ciò che 
maestri forastieri operarono fra noi , prendiamo ma- 
teria nuova ed avvolta fin qui d'incertezza e d'errore. 
Tradizioni confuse mandarono a' nostri giorni alcun 
nome d'autore; ma di più altri, e de'lor lavori, e de- 
gli anni che soggiornarono in Liguria , e del tempo 
che diedero allo opere, andò smarrita (non so come) 
ogni memoria, nò alcun passato si mise in animo di 



ii PITTURA 

rintracciarle. Il più antico che in Genova mi si porga 
:x vedere ò un Vittore da Padova a metà del secolo 
XV, ma salvo il nome, non è notizia che lo commendi 
(1). E se in linea di cose pubbliche ci stringiamo alla 
serie degli anni, ci converrà di vendicarne a Savona il 
primo merito, con tutto che ella s'onori d'accomunarlo 
col suo Giulio li, anima tanto gentile ad amare e a 
conoscere il bello, quanto accorta al regnare, e terri- 
bile a reggere le avversità. Noi circoscritti in mode- 
sto argomento, e contenti a queste arti pacifiche, driz- 
ziamo il pensiero alle cure di lui , cardinale tuttora 
ma già pieno della romana magnificenza, né sdegnoso 
però né dimentico della terra natale. Si contano spar- 
samente pei nostri volumi le grandi opere o agevolate 
o promosse o donate a Savona da quel magnanimo , 
o quando fuggiva alle insidie d' un irato Pontefice , 
e mentre sedette Pastore in sua patria, e poiché per 
prodigioso consenso del Collegio Apostolico ascese il 
soglio di Pietro. Ma in niuna sollecitudine s'affìsse il 
generoso spirito, quanto in far nobile e doviziosa la 
sua Cattedrale , ove lodammo più. sopra quella pala 
ch'io non vo' dire suntuosa, ma invidiabile ad ogni 



(1) 3/CCCCXXXXlI die IMI Maij: Victor de Padua magister intarsiato;- 
roìistitulus etc. promissit sfare jvri et judicato solvendo rum Varcntino de 
Rosa de Neapoli occaxione dura/ormi duoderi,,). in, auro sili dicto Victori wv- 
tuatorum per dietim Varentinwn : Item dicit quod dictus Varentinus liahet 
penes se Ioga-m nnam rozee a dolso ipsius Victoris et panceriam unam. (Atti 
del Not. Cristoforo da Rapallo - Fogliaz. 3 - 1440, 431. 



i" MIT. I VII. 53 

più splendida chiesa. Le liuto deplorate rovini' del 
tempio , o 1' inci sperp suoi monumenti 

non h iu poti: - i! giudizio di'' buoni inten- 

ditori il genii ii Giuliano (lolla Kovoro, nò 

com'egli in ispasio più anguste e oon piti .scarsi pre- 
sidj preludesse nondimena nella sua terra a quel ta- 
lento meraviglioso, ohe dava più tardi allo stanze del 
•ano un Raffaello od un Michelangelo. 

-"int-ir<j e gl'intagli de'quali prendiamo a discor- 
rere non parve] idi a veron altro ornanientodiquella 
Basilica; e quando nel 1544 convenue metterne a terra 
un de' muri olio guardava al maschio della Fortezza, 
partirono lettere da Genova , por le quali si provve- 
deva alla salvezza di tanti tesori, ma specialmente di 
quella nuova delizia che parevano gli stalli e i dor- 
sali del coro (1). Che poscia divelti dal luogo loro per 



1 .1 w Magnifici Andrea di Negro ri Antonio Saniti Commissarii nelle fa- 
S . — « Magnifici Commissarii: Ne <": stato fatto intender pel- 
ei Nob. Heetor Fiesco qualmente o havete dato principio o volete dare 
alla roina del muro del Domo che guarda reno la roclia e muschio , il 
che quando segui, è necessario che li Massari provedino a recovcrar quelle 
cose massime sotili che possino patir danno restando la chiesia aperta, 
come sarebbe a dire l'organo, canzelle e qualche altre cose che non sa- 
rebbe securo lassiarle con la chiesia aperta, e per ben che ci paia r 
dar che l'ordine sia che roinato quel latto cioè il muro grosso se debba 
rinchiuder la chie>ia con un muro Botile, e resterebbe pur chiusa a con- 
><Tvation delle cose di dentro. Tuttavia vi dicemo che quando li Massari 
di detta chie>ia voglino levar più una cosa che un'altra, non solamente 
permettiate il possan far per reponerle dove voglino a conservation loro, 
ma che nel levarle e sverlele [tic dal loco suo facciate haver gran dili- 



54 P ' T T U li A 

camparli da imminenti rovine, fossero mandati a gia- 
cere tra le muffe di non so qual ripostiglio, n' è au- 
tore il Torteroli, che in certa sua miscellanea celebro 
questi intarsj con vana prolissità (1). Soggiunge che 
non ne furono tratti se non per collocarli nella nuova 
Basilica, che varrebbe un dire nel 1602, e che quat- 
tro stalli scomparvero già fin d'allora per far adito 
alle due sacristie, e altrettanti in questi anni addietro, 
o già guasti dal tempo o per altre riforme del coro. 
Ora tra questo buon prete che del bel monumento 
scrisse sì lungamente e sì oziosamente, e tra il Ratti 
a cui parve di sdebitarsi col pubblico a sol nominarlo, 
io m'accorgo d'aver tra mani un soggetto nuovo, e come 
lungamente disconosciuto, così più duro a trattarsi., 
poniamo anche colla scorta degli atti. E a me sem- 
brerà di vincere alquanto il timor giusto ch'io ho in 
abbracciarlo, s' io ponga ordine chiaro e preciso alle 
mie parole; discorrendo in primo luogo quel che sia 



gentia che non si goastino e si levino con mancho danno sia possibile, 
al che li darete e favor et agiutto, acciò che si levino e più intere e co- 
modamente con mancho lessione. Pensemo bene che dovendosi rinchiuder 
la chiesia come s'è detto, non si ellegeranno levar molte cose perchè non 
possino esser ripuoste adesso né star meglio dove sono sin che le possino 
adoprar in altro loco ; e tuttavia quando circa questo voglino levar 
qualche cosa, li lascerete satisfarli e li permeterete facino quel vorano et 
come si è dett« di sopra. » Da Genova a dì primo di Aprile del MDXXXXI1II. 
(Atti dell'Eccellentissima Camera — Cartul. 1546 - pag. 270 verso 1 . 

(1) V. Scritti letterarj di Tommaso Torteroli sacerdote savonese : Savona, 
dai tipi di Luigi Sambolino, 1860. 



CAPITOLO vu. 55 

Uoperaj e poi ricorcando quand'olia venisse eseguila, 

o per cui commissione e per quali maestri, discernendo 
per ultimo l'un dall'altro lavoro , e quanto mi vale 
il giudizio, paragonandoli. Il (dio non potrei (come 
non potè altri o non volle) senza l'aiuto di carte au- 
tontiche ch'io rovistai con alletto: dn Ilo quali verran 
forse due benefizj alla storia, di raddrizzare cioè qual- 
che errore in quel pochissimo che ne fu scritto, e di 
spianare un tal nulla il cammino ai posteriori intarsi 
del Duomo di Genova. 

Anzi tutto dirò che il Capitolo savonese non pare 
scemato gran fatto alle dimensioni, da quel che fosse 
nell'antico Duomo di Priamar. Vero è che raffazzonato 
nel nuovo coro, lasciò sentire di tempo in tempo non 
lievi incomodi, come tale che alberghi in istanza non. 
sua. E prima . volendosi un passo dal coro alla torre 
delle campane e sul lato opposto alla sacristia , con- 
venne troncare a mezzo ben quattro sedili con due 
scalette che trovano gli usci, non senza nuocere all'ou-- 
ritmia e contrastare alle ragioni dell'arte. Benché , 
quanto al lavoro d'intarsiatura, ce ne ristorano le nuovo 
imposte, nel cui specchio i fratelli Tommaso e Vin- 
cenzo Gabassini effigiarono la Risurrezione di Cristo 
e i Profanatori del tempio: e quest'ultima storia ri- 
tratta dall'un degli affreschi del Coghetti ond'è su- 
perba la chiesa. E poco che si dimentichi la giattura 
de'quattro stalli, godranno a buon dritto i Savonesi 
additando queste opere dei due conterranei per quel 



50 l'IT T U K A 

tanto elio s'è distrutto d'un forastico. Più tardi, o a 
dir meglio non fa molti anni, sembrando disagiato ed 
angusto il cammino dal presbiterio al Capitolo, dieder 
dentro ai due estremi per ciascun lato; onde il primo 
ordine che si protende più avanti andò privo di quat- 
tro seggi e di gioghi altrettanti: rimasero i postergali 
che non davano ingombro. Così di sessantasei stalli , 
quanti, doveano contarsene un tempo, rimasero i cin- 
quantotto ; trentasette de'quali prende per sé il giro 
superiore destinato ai canonici , gli altri il più basso 
c'h'è luogo dei mansionari . Ora lungo il primo , se- 
condo la curva del coro, quasi a segno d'onore, e co- 
me portano le forme dell'opera, corre una spalliera in- 
torno intorno , partita di lesene che distinguono cia- 
scun dorsale e reggono una trabeazione quanto dir si 
possa elegante e ricca d'intagli, la quale raggiunto il 
mezzo (ch'è propria sede del Vescovo) si rileva ed a- 
scende quanto basti perch'ella paia più degna e più 
maestosa che altrove. E avviso dei Garassixi sud- 
detti, i quali ristorarono non ha molto il bel coro , 
(1) che l'emiciclo spaziasse un tal più nell'antico Duomo, 
fatti accorti da fasciature che bisognò rimuovere per 
necessità del lavoro; opinione del resto non vana per 
quel che notammo, e specialmente per l'avanzare che 



(1) È memoria di detto restauro in uno degli specchi del coro a man- 
cina : Hujus C'a/hcdralls Basilici et piorum pecunia a fratribus Thoma et 
"Vinccntio Gn russino Savonensibus opus restaura tum e mio 18G2. 



CAPITOLO MI. 57 

. \a soverchio ad entrambi i corni dell'aliar maìr- 
giore. l'in qui del numero e della disposiziono dello 
scan zolle che cerchiano il coro. 

\ l'aendo al magistero che le compose a decoro del 
tempio, non sarà forse così spedito il discernere so l'o- 
pera del rimesso o dell'intaglio abbia dritto alle primo 
lodi. Eguale l'industria, la diligenza, la Unitezza : e- 
guali la varietà nell'inventaro, la leggiadria nel com- 
porre, l'affetto nell'eseguire. Si appalesa in entrambi 
quel nuovo gusto onde si rimodernavano ad un tempo 
la facoltà del dipingere e quella d'architettare , forte 
attirate dagli esempj lombardi. Ciascuna spalliera ha 
l'effigie d'un Beato, e tutte quasi in figure a metà : 
sono a dritta di chi entra s. Barbara , s. Bernardo, s. 
Benedetto, s. Gerolamo, s. Ambrogio, s. Sebastiano, s. 
Lorenzo, s. Marco, s. Barnaba, s. Taddeo, s. Matteo, 
s. Filippo, s. Tommaso , 8. Giacomo il maggiore e s. 
Paolo; a sinistra s. Caterina vergine, s. Francesco di 
Assisi, s. Martino, s. Agostino, s. Gregorio Magno, s. 
Vincenzo martire, s. Stefano, s. Luca, s. Mattia, s. Si- 
mone, s. Bartolommeo, s. Giacomo il minore, s. Gio- 
vanni, s. Andrea e s. Pietro. A dir più breve, il col- 
legio degli Apostoli si schiera in due metà circa il 
mezzo; quinci e quindi gli Evangelisti , e monaci , e 
martiri e confessori. La sola imagine di s. Barnaba è 
intera, non so se a caso o per arte; ben v'ha chi ar- 
gomenta per la fede che questo santo portasse in Li- 
guria. I due quadri sovra ambo i fianchi, il terzo ed 

Voi. III. — PlTTUBA 8 



f;8 PIT T DB A 

il quarto, non han titolo , né possono averlo perché 
sfondati a metà per cagione degli usci già mentovati. 
Di tante figure non è alcuna che non si sveli per 
simboli, e senza questi basterebbe uno scritto che le 
dichiara; rimangono i tre quadri del centro, il mez- 
zano de'quali ha l'effigie del Redentore in atto di be- 
nedire. Ma si direbbe che la mano dell'artefice addop- 
piasse di cura nei due laterali, che messi quasi ad i- 
storia, mostrano figure più picciole , ma tutte intere 
e composte in azione. Primeggia e nell'uno e nell'al- 
tro la Vergine; e si vede in entrambi come il Divin 
Figliuolo porge con vezzo infantile le sacre chiavi 
quinci a Francesco e quinci a Giuliano della Rovere, 
vestiti già del gran manto, e con in capo il triregno. 
Per fermo, ad occhio che vegga un nulla nelle cose 
dell'arte, è quivi altro stile sì che non pajonnati co- 
gli altri; e fatta ragione delle date c'incontrerà di sen- 
tenziarne fra poco. Nel giudizio, quantunque maturo, dei 
monumenti, è gran pericolo di dare in fallo ; ma il 
più degli errori provengono da ciò, che si tenga per 
cosa d'un giorno la fatica che fu di molti anni , e 
spesso altresì di più mani. Ad ogni modo il Capitolo 
savonese non perde unità, come quello che in fatto 
di lìnee ebbe a capo un maestro solo, e un sol mae- 
stro (com'io vo' credere) ad intagliarne le membra de- 
corative che tanto contribuiscono all'armonia del com- 
plesso. E nondimeno s'allegra di varietà fin dove l'o- 
pera potea sostenerla ; come ad esempio ne' bracciuoli 



CAPITOLO VII. 59 

• 

,. ne'g ioghi elio sfoggiano in bizzarro invenzioni, tutto 
proprie della Urta scuola da cui derivano. Notabile 
transizione (né manco strano] dell'arto dalla austerità 
alla vaghezza; per la quale durano le sacre imagini 
in devoto raccoglimento , ma quel eh' ò d' ornati tra- 
scorro a sua voglia, dove in nodi e meandri, dove in 
-uose foglie o in ispiro, e dove in fantasie di chi- 
mere , di mostri , e di cose altrettali che allcttano 
l'occhio e la mente. Così fatto è quel coro: nò molti 
di quella età gli mentiscono. 

L'artefice, o giustamente glorioso di tante fatiche, 
o timido d'alcuna frode nei posteri, scrisse abbreviando 
in certa tabella sui confini a man dritta ÀNSELMU8 
Fornarids, e sulla opposta replicò in altro scritto I'An- 
bblmds. Ma tale industria non gli valse in tre secoli 
che il magro onore d'aver nome nel Ratti, e a prezzo 
mdo il solito) d'un errore in riguardo alla patria. 
Era egli da Castelnuovo di Seri via, non già da Tor- 
tona, come piacque a quel trascurato ; nò mi sembra 
da conformarsi la data ch'egli assegna al compimento 
dell'obera, che sarebbe il 1500 a puntino. E a quanti 
increbbe il faticar negli archivj incontrò quel che a 
lui, il quale se ne stotte senz'altro alla epigrafe incisa 
sulla destra del coro nella forma seguente : Divi Iulii 
PoiilUìcis Maximì et Reipublice 'pecunia opus absolutum: 
15 : o succede una sigla che ha faccia d'un nove. Ora 
nei razionali di quel Comune ch'io pazientemente ho 
■rivolti, Anselmo de Fornaci magister scancellarum 



CO I' I T T V R A 

Ecclesie Majoris non misi lascia vedere innanzi al 15 
giugno 1509, né m'abbandona innanzi al 1 febbraio del 
1515 (1). Non negherò che le note di quest'ultimo si 
riferiscano a notularj di ben ventidue anni addietro ; 
ma è pur da sapersi che i libri di Masseria abbrac- 
ciano le transazioni e i salarj di più lustri. Laonde è 
probabile che le prime scritturazioni segnate fra il 
giugno del 1509 e il gennaio dell'anno seguente, nul- 
l'altro accennino se non gli esordj e i primi incre- 
menti disi sudato lavoro. Per gli anni sei successivi 
corrono le note non interrotte, o con brevi intervalli 
secondo il fervere che soglicn le opere quando più e 
quando meno (2). Il 22 ottobre del 1509 incantavasi in 
Savona per provvisione del Comune il prezzo locativo 
di parecchie botteghe, o meglio d'un suolo da fabbri- 



li) ifr MD Villi die XV Iunii: Magister Anselmus de Fornariis magister 
scanzellarum Ecclesie majoris Saone debet Communi Sdone prò Ioanne Batti- 
sta Rino Cancellarlo libras viginti sex et soldos quinque de isto die: l XX VI 
s. V. 

►J< MDXV: Magister Anselmus de Fornariis qui consfruit scancdh'S sive 
cliorum in Ecclesia Majori Saone prò alia sita mutata de libro fabricc anni 
1493 . . . etc. . (Dai libri di Masseria del Duomo di Savona , anni sopra 
citati. 

(2) ►£< MD Villi die XXII Octobris: Anselmus de Fornariis magister sean- 
zellarum Ecclesie Majoris cui per officia tamquam plus offerenti locata fuit ad 
publicum incantum apolkeca una per eum fabricandam 'sic) et construendam 
suis sumplibus existens in calada Darsene prope portarti Erbarum maritimam 
et retro Raibam et est secunda in numero propter illcm Laurent ii Pelili prò on- 
nis decem nove-m proxime venluros prò qua tenetur solcere omni anno VI libras. 
(Dai libri sopra citati). 



CAPITOLO va. 81 

Ctrvele, sulla t'alata conio dicono) doli' Arsenale a ri- 
so della Raiba : con questa legge che i locala? j al- 
ien la bottega del proprio, e la godessero per anni 
diciannove avvenire mercè d'un tenue censo all'erario 
pubblico. Veggo dagli atti che alcune di quelle aree 
sortirono a maestri di scalpello, forse come luoghi che 
erano opportuni a materie pesanti e a lavorìo rurao- 
: e leggo fra gli eletti il De Fornari che a voler la 
seconda rincarò sovra tutti le offerte. Io penserei che 
accintosi pur allora alle opere della Cattedrale, e vi- 
sta la lunga fatica e'1 certo guadagno, e la città così 
vaga del bello e del magnifico, proponesse di fermarvi 
sua stanza. Né (credo) se ne distrasse che ultimato il 
compito : né per altra cagione che per ricondursi a 
Genova, ove il chiamavano altre occasioni , male au- 
gurate por lui, né per noi liete, come si narra in pro- 
io. Ed anche difendono quella data i salarj pagati 
ad un Giambattista Marotto (legnaiuolo ad ogni indi- 
zio) deputato a preparar le scanselle , o a compor- 
re T ossatura dell' emiciclo. Le costui note han prin- 
cipio dal 9 maggio del 1508, e si continuano per otto 
riprese (1). 

Che se i Genovesi han debito di rinunziare a Sa- 
vona il vanto d'aver prima chiamato il De Fornari ad 



; ►% MDVIUdie Villi Maij: Ioames Baplisla Marrolus quicepit curam pre- 
parano* scaazelas jam incepto* in Ecclesia Cuti-eduli (sic] Saone ttt per Mart. 
Cancdlariuiii constai delct Communi Saone prò Benedirlo de Qtraldis librati 
qnairaginta unam et soldo* tres de isto: l. XXXXI s. Ili — Ut Bupra). 



C2 PITIOR A 

opere pubbliche e grandi, non però quest'ultima terra 
invidj a Genova un altro vero, d'aver cioè ben più anni 
addietro trattenuto quel prode maestro a lavori di pri- 
vato ornamento. La qual giunta ch'io reco volentieri 
alle memorie d' Anselmo, farà per avventura meno ac- 
cettabile il millesimo attribuito dal Ratti e da' suoi 
copiatori al Capitolo savonese , mostrandoci Y artefice 
per indizio di più atti affaccendato nella metropoli e 
richiesto alle stanze de' più chiari patrizj. Ho prodotto 
molte pagine a' dietro una polizza rogata dal Raggio, 
per la quale lo Stradiotto pittore obbligavasi a Pie- 
tro di Persio di fregiargli con sacre imagini un ma- 
gnifico letto nelle nuove sue case di s. Agnese ; di 
que'letti, che in istile del quattrocento andavano non 
pur superbi di tinte e d'oro, ma ben anche d'intagli 
e alcuna volta d' intarsj. Se il lettore ha cercato da 
capo a fondo in queir atto , certamente s' è scontrato 
in Anselmo, il cui nome si legge fra i due testimoni, 
cogli aggiunti della sua patria e del suo magistero, 
e più anche del padre che tuttor gli era vivo e chia- 
mavasi Andrea. Parrebbe a me poco meno che gros- 
sezza di mente il non supporre di tutta prima che il 
lavorìo di quel letto fosse cosa del nostro artefice. Dico 
il lavorìo di legname, né solo degli scalpelli, ma quant'è 
del costrurlo ed architettarlo ; dal qual valore gli vien 
.titolo in alcun atto di magister cuithelami scansella- 
rum lignorum. Tornerò a rammentare la data dell'istru- 
mento, eh' è il 9 luglio del 1498; ma solo per infe- 



iPJTOLO \ ir. <i ; l 

rimo che Anselmo da più anni ora in Genova o si 
onorava di cospicui Lavori. Rimonta infatti a duo anni 
più in là rcrto letto consimile (se non torso di men 
misura eh I ultimato al noi). Leonardo Cibo del 

fu Baldassare innanzi a mete del 97 : e apprendiamo 
dal rogito che le membra ornativo portavano un misto 
di fogliame e di figure bellamente intrecciato, a so- 
miglianza d'un altro lettuccio (così parlavano) già fab- 
bricato e scolpito pel patrizio Stefano Spinola del q. 
Ambrogio 1). Quinci emergono altri dati non oziosi a 



1 ►-« In mommi Domini Amen: Cum sit quod Anselmus de luirnariis de 
L'astrouovo magisUr intaliorv.m Jllius Andree inreperit fabricare etfacere Nob. 
Leonardo Cibo ciri Lamie q. Baldasaris lectucium unum lignaminwm intatti 
in claustro superiori Ecclesie Sancti Francisci lanue et veUit (sic) dictus Aa- 
Beknos i serrare: ideo etc. promissit et se obligavit dicto Leonardo 

presenti et solcmniter stipulanti eidem Leonardo traddere et consigliare dietimi 
in eo modo et in ea forma quibus cum incepit laborare et eum com- 
piere infra kaìendas Fclruarii prosimi venturi omnibus SUÌS expensis in domo 
dirti D. Leonardi re! ubi voluerii ipse D. Leonard-us hic lamie cum capello 
deaurato et cum Jìjuris et foliis prout laboralum (sic) leetucium Nob. Stephani 
Spinule q. D. AtnbrOsU existens in mediano domus predicti Stephani et muni- 
tum auro prout est dirti Stephani (sic: et hoc prò predo ducatorum vigilili 
auri ex quibus confessus juit dictus Anselmus habuisse scutos duodecim auri 
Solis in solurionem sili traditos in presentii! mei Notarii et testium infrascrip- 
torum: resttm vero consigliato dicto lectucio completo ut supra dictus Ltonardics 
eidem Anselmo: sub etc. Et prò dicto Anselmo intercessi/ et 
"l's Barrabinus form/ijarius q Francisci - Actum lamie in Fossa- 
tello ad bancv.m mei Notori infrascripti: Anno Domin. Nativ. MCCCCLXXXXV! 
r me XIII juxta morem Ianue die Veneris XXIII Decembris in Vesperis: 
Testes Paris Lomelinus q. D. Barnabe et Angelus de Groppo de Levanto tinc- 
tor sete q. Petri vocali et rogati. (Atti del Not. Nicolò Raggio — Fogliaz. 
23 - 1496 . 



GÌ P I T 'l'OKA 

notarsi: cho il de Fornaiu contava a quest'ora poco pia 
che i cinque lustri, che si tolse in premio dello fati- 
che venti ducati d'oro, che diede mano al lavoro nel 
chiostro do' Minori di s. Francesco ch'era forse con- 
sueta sua stanza , e che il letto , già troppo indu- 
giato, e poi per nuovi accordi promesso per le calende 
di febbraio , si trasse ancor oltre più mesi, come af- 
ferma la scambievole quietanza de' contraenti (1). E 
sovrattutto è buon pregio dell'opera che da questo e 
da altri istrumenti si esplorino le forme della ricca 
masserizia ch'erano allora cotesti letti, o lettucci, o letti 
da campo, sì come variamente si annunziano svolgendo 
le carte; la qual cosa mi porge occasione a spedirmi, 
quant'e del de Fornari, di si fatta materia, che ad altro 
luogo mi sarebbe d'impaccio. Imperocché tal costume 
o gusto che dir si voglia d' ornarli , seguitò via via 
col secolo nuovo, e come accade che le arti seconde 
s'improntano delle maggiori , così si condusse infino 
alle riforme che fan soggetto di conclusione ai pre- 
senti volumi. Nella scritta del Cibo è special condi- 



(1) MCCCCLXXXXVII XXVI Maij : ►£ In nomine Domini Amen: Nub. 
Leonardus Cibo q. D. Baldasaris ex una parte et Auseluius Furnarius de 
Castronovo magister i/italiorum filius Andree major annis XXV et qui etc: 
concorditer cassaverunt instrumentum inter eos jactvm occasione unius lectucii 
facti per dictum Anselmum dicto Leonardo et solucionis ducatorum viginti 
facte eidem Anselmo per dictum Leonardum marni mei isto Decembri prete- 
rito nel circa quod alter alteri salisfecit de quantum in co in quo erat Jide- 
jussor Ieronimus Barrabinus formaiarius q. Francisci. (Atti del suddetto Ni- 
colò Raggio — Fogliaz. 21 — 1497). 



CAPITOLO VII. 0Ì5 

sione ciré brilli d'oro schietto il cappello: nel qual vo- 
cabolo intraweggo un cimiero o cimasa elio sorretta 
da travicelli o da spiro salisse a coronare il bel mezzo 
fra le cortine. Altrove, e più chiaro negli accordi del 
Persio, si parla di cielo; o dovetf essere un quasi sof- 
fitto indossato a colonne , e tutto intorno ricinto o 
spianato ad uso di fregio; sullo quali tutto membra- 
ture o riposi del legno poteano sfoggiaro gli ordinatori 
vuoi d'oro o d'azzurro, o di pitturo o d'intagli, o d'or- 
namenti o d'istorie, come Pietro ad esempio, col cui 
letto non veggo qual altro potesse mai gareggiare di 
opulenza e di varietà. Adunque il de Foknari e prima e 
dopo d'affaticarsi nel Capitolo do' Savonesi, operò in Ge- 
nova dietro a cotali arredi; èva distinto del 1519 un 
lettuccio eseguito a richiesta del Magnifico Stefano 
-chi, il quale più volte mutò ordini e forme all'ar- 
tefice: tanto curavano in queste bisogne il decoro del- 
l'arte. Nel letto ch'io dico dovea campeggiare d'intar- 
sio la storia di Susanna; e l'istrumento che ne ragiona 
in' è amico per due rispetti : prima perchè ci attesta 
come la tarsia gareggiasse a sua posta in far belle 
le cose domestiche, e perchè opportunamente conferma 
in Anselmo (a chi forse no dubitasse) la virtù d'am- 
bidue gli escrcizj (1). Arroge che dal tenore dell'atto 



1 ►!« ' lini Domani Amen: Magister Anselmus de Fornariis de Ca- 

stronovo Lombardie magUkr anthelami scansellarum lignorum q. Magistri 
Ahdree sconti coujttetvr Magni f. Stefano de Flisco presenti et stipulanti se 
Voi.. III. — Pittura. . 9 



%% PITTURA 

non vorrai credere Anselmo invitato dai Fieschi a que- 
st'opera sola; e i Savonesi fors' anche potranno ascri- 
vergli oggetti di consimile natura , se mai leggano 
(come a ine avvenne) nel già citato inventario dei 
marchesi del Carretto cofanum unum cum figuri» et cap- 
siam un am intaliatam et catredam imam intarsiatavi. 
Ma il tempo ci avvisa di ritornare a quol Duomo. 



ab eo imbuisse et recepisse ac habuit et recepii ih mei Notarii et testiv/ra infra- 
scriptorum presentici scutum unum auri Sólis faciens computv.m ìibrarum duo- 
decim lamie que sunt infra solutionem ìibrarum quinqurginta trium Ianue mo- 
nete currentis inter artiflces presentis civitatis que sunt prò predo letuchii u- 
nius habentis istoriam Susanme ipsi Stephano per dictum magistrum Ansel- 
mum construendi quod debet consigliare intra mensem unum fulcitum et cura 
omnibus infrascriptis: v.'delicet quia ex quo hàbet frixu/m a parte superiori il- 
lud debet amoveri et loco ipsius poni alium frixum illius qualitatis et sub il- 
lis modis et prout elegerit et voluerit dictus S/efamis illudque in totum perfi- 
cere et consiruere modo quo elegerit dictus Stefanus et predicta omnia facere 
sua manu et in demo ipsius Stefani seu in alio loco quem maluerit et in pre- 
missis ufi omni diligentia possibili et prout decet bonum magistrum facere et 
in perfectione et adaptione ipsius ponere balas modo solito et suas cavigias ac 
quecumque alia necessaria et. que oportebit facere tam in pulcritudine quam 
circa necessitatem ipsius circa perfectiottem ipsius omni postposita ontraik- 
tione et hoc . . . quod prò ipsis nihil peti possit ipsi Stefano ultra ut supra 
promissa. Et cum inter ipsos et q. Rev. D. Laurentium de Flisco et tam co-n- 
junciim quam divisivi hactenus occursum ficerit dixisse prò foto et volenles 
facere ea que conveniunt ipsi Stefano eumdem quitavit exclusa durntaxat par- 
tita ìibrarum ducentarum prò eo et fratribus suis promissarum ipsi magistro 
presenti in banco Mathei et Baptiste Lomellinorum et proinde quitavit dictum 
Stefanum suo et procuratorio nomine dicti q. Reo. D. Laurentii et qv.emli.bet 
eorum ab omni alio. — Testes Baptista de Campodonego Notarms et lacobus 
de Ferreto molinarius: 1519 de Vili /unii. (Atti del Not. Paolo Raimondo 
Pinella - Fogliaz 4 - 1519). 



PATITOLO VII. 67 

A qn ist'ora parrà manifesto che la scritta del coro 
non raffrontata e unenti tirò in fallo gl'incauti; 

ma non per questa sembrerà più scusabile che costoro 
adottando Le sigle del lo per l'anno primo del secolo, 
non abbiano atteso alle strane mentito che pur reca- 
vano alla ragione e all'istoria. Però che qual uomo è 
digiuno o incurioso de 1 tasti italiani (senza dir li- 
guri' il quale non sappia che quel Giulio li Pontefice 
Massimo che va innanzi nella epigrafe, non ascese al 
papato prima del 1503? Echi è tanto selvaggio del- 
l'arte epigrafica, da non conoscere che l'attributo del 
ts non fu mai conferito né potrebbe mai conferirsi 
che ai morti ? E però V iscrizione fu al certo incisa 
più anni di poi; né stimo che al modo ond'ella è se- 
gnata si voglia leggere come altri, la lesse, massima- 
mente per quel puntino che divide le cifre del 1509 
dal contesto delle parole. Le quali interpretate con 
leggera costruzione non suonan altro se non che al- 
l'opera del coro contribuirono del lor denaro e il Pon- 
tefice ed il Comune: laddove coll'anno che seguita si 
volle per avventura indicarne i principj. Quando il 
Fornari in termine d'un sessennio si spiccò, come sem- 
bra, dal faticoso lavoro, non per questo Savona rifinì 
d' accrescervi lustro e bellezze nuove ; e il Papa da 
lungo tempo era andato al sepolcro allorché le scrit- 
ture del pubblico segnavano altri artefici ed altre 
spese. 

Non venendomi fatto per ora di trovare in alcun 



fig PITTI) B K 

Wgfito le mercedi assegnate ad Anselmo, mi rapporto 
all'autorità della fama e alla testimonianza d'un con- 
temporaneo, Ottobono Giordano, che le comprendono 
in diecimila scudi. E tal somma dovette pagarsi a lui 
solo, e con lui solo accordarsi le opere , dacché non 
veggo pei libri o scrittura o postilla veruna che fac- 
cia al caso d' alcun altro maestro. Il Ratti per altro 
mette fuori due altri, pavesi entrambi, Andrea ed Elia 
di Rocca, associandoli nell'ardua impresa all' artefice 
da. Castelnuovo. M'è quasi un fastidio, che ad incon- 
trarmi le mille volte in costui, non una volta mi porga 
il cuore di abbandonarmi senz' altro nella sua fede. 
Dell'Andrea eh' egli nomina non trovo 1' orma né in 
Savona né in Genova: e temo forte che per mala let- 
tura d'alcun contratto , o per equivoco di tradizioni , 
si scambiasse col padre d' Anselmo medesimo, il quale 
ne' rogiti da me prodotti non solo porta il nome di 
Andrea, ma usurpa ad un modo col figlio e titolo e 
qualità di maestro. Accettabile è il nome d'ELiA, pur- 
ché il casato si raddrizzi in de Rocchi, emendando 
quello sbadato descrittore della propria e delle altrui terre. 
Il de Rocchi adunque non dee scompagnarsi dal de 
Fornari: pari a lui nel doppio magistero del rimesso 
e dell'intaglio, con lui accoppiato nelle opere di mag- 
gior conto, e secondo mio avviso non inferiore a lui 
di virtù. Ma poiché Anselmo a molti segni in Sa- 
vona , e per iscritti autentici in Genova, si tolse in 
capo l'eseguimento de'due Capitoli, così giova il ere- 



àflTOLO v;t. 60 

dere che quanti gli slavano intorno, dipendessero 
da lui come aiuti, nò altrimenti che a certo salario. 
La qual condizione non vorremo però che scemi al 
pavese né dignità nò concetto di prodo artista. All'in- 
fuori di quo 1 lavori, il troviam libero e di so stesso 
e de] proprio scalpello quando in Savona e quando in 
.uva : e a questo punto mi è grato avvertire che 
i più valorosi a scolpire e a dipingere tenevan quasi 
l'un piede in ambedue le città, le quali per lodevole 
esempio, mentre si guatavano in bieco per continui 
umori di parte, si scambiavano d'ora in ora i migliori 
ingegni a fornirsi di cose gentili. Elia de Rocchi era 
certo in Savona del 1506, quando un'eletta di statuaij 
e d'intagliatori vestiva di bei marmi una cappella da 
dirsi altrove. E che in Savona durasse ai lavori col 
de Fornaui, n'è buon testimonio una scritta del 1513; 
la quale benché distesa in Genova, lo chiama abita- 
tore di quella terra e maestro d' intaglio. Quivi sono 
altri argomenti del traportarsi che faceano costoro di 
luogo in luogo, e del magistero che il buon pavese 
avea comune con Anselmo ; perchè il patrizio Gero- 
lamo Doria si commette in lui solo per la fattura di 
un lettuccio da campo assai ricco d'intagli, così gra- 
ziati e perfetti quanto portava un modello già of- 
ferto da Elia e sottoscritto dal committente (1). Nò 



(1; >J« In nomine Domini Amen : Magister Ellias (sic) de Papia habitator 
Paone mayister nitalii sponte promissit noi. /evonimo de Avvia q. D. Augu- 



70 11 T T It A 

dee tacersi che sotto nome d'intaglio si raccoglievano 
di quella età così il rilievo come anche l'intarsio; la- 
vori congeneri , 1* un de' quali pareva emulare il di- 
pinto, e l'altro agevolare i servizj dello scalpello. Ond'è 
che sovente gl'intarsiatori chiedevano disegni o bozze 
ai pittori di storia , e in cospetto di queste delizie è 
scusabile curiosità s'altri esplori l'autore delle inven- 
zioni in quella che ammira la diligenza di chi seppe 
tradurle in rimesso. Ma il più* sovente si cerca indarno, 
né salda risposta farebbesi ai Savonesi se mai ne mo- 
vessero parola. Per forma di gentilezza , che va ben 
più oltre dello stretto dovere , potremmo ciò nondi- 
meno rammentare loro il Lorenzo Fazolo, non ignoto 
per opere nella lor patria. Lo stile dei dorsali è con- 



stinì ìicet absenti et mlhl Notarlo stipulanti nomine ipsius facere et construere 
ac intaliare lectum unum a campo expensls proprlls ipsius Ellie tam llgnami- 
nìbus quam aliis secundum et prout continetur et fil ine alio in quoiam intalio 
quod retinetur penes ipsum mag. Elliam subscrlpto marni propria, Gotardi Can- 
talupi longitudine et attltudlnls ac modis etformis prout In dicto Intalio scrip- 
tum est et in omnibus et per omnia prout in dicto intalio continetur et pre- 
dieta construere et perfuere promissil intra menses sex proxime venturos omini 
cxceptlone remola. Et qui mag. Ellias confitetnr habuisse infra soluclonem pre- 
dictam libras quindeeim lamie solvente prò dicto leronimo et ejus nomine dkto 
Gotardo Canlalupo in presentla mei Notarli et testium injrascriptorum: Que 
omnia ete. Sub pena ducatorum decem auri. Insuper prò dicto Mag. EÌYvàpro 
predictis attendendo inlercesslt et fldejussit magistcr Laurentius da Papia 
pictor. — >fc MDX die Mercurii XV Maij in terciis in Palacio Communi? 
videlicel ad banchum Io: Baptlste Foliete Notarli: Testes VlncenHus Bazurrus 
q. Iacobl et Martlnus de Cucumo q. Iohannls. (Atti del Not. Vincenzo de 
Franchi Rezzo - FogUaz. 3 - 1510 - 12). 



71 

sentane*) al suo st i 1<^ , e dove calzano le fogge degli 
abiti la suolo pavese onde 

usciva quel valoroso Che più? Sella i»ol i/.zn testò ri- 
ferita , chi i. i dimestichezza e amicizia fra i 
due conterranei, Lorenzo vo' «lire ed Elia, dacché il 
io si porge mallevadore per L'altro, senza clau- 
rve o scongiuri . come fratello userebbe a 

D'altra parte io :ui travaglio in un dubbio; od ò 
questo, che i sopraddetti maestri non fossero unici a 
trattare l'intarsio in quel coro e a secondare l'impresa 
del De FornaRI. Lo spettatore avrà pena a credere elio 
gli autori delle imagini ond'è maestoso e severo l'or- 
dine degli stalli di sopra, avesser mano in quelle tante 
delizie che fanno sì dilettoso e sì gaie il grado infe- 
re. Dove i riquadri che sottostanno al sedile si veg- 
. tutti conformi per una fenestrella ad inferriata 
ritratta in legni con evidenza maravigliosa ; ma dove 
s'a; l il dorso, vedresti al di là d'uno sportello 

simulato in iscorcio parvenze varie e leggiadre : ani- 
mali domestici , e arnesi di scienze od arti , pennuti 
in gabbia, e fiori in graziosi alberelli, e strumenti di 
musica, e prospetti di casamenti, di ajuole, di selve. 
Le quali tutte cose, attentamente considerate, non che 
perdano al paragone delle predette, diresti che le pa- 
lino di maestria, e in grado di accuratezza le avan- 
zino. Nella prossima sacristia, anzi nel proprio ricetto 
dell'Opera, è riposto uno scrigno od armadio, restituito 



72 H I T T U B A 

non ha molto in onoro per gentil cura degli Operai , 
al cui sommo è intagliato a non picciolo lettere : 
Savonensis Reipublieae jura conservo. Questo bellissimo 
arnese è attribuito dal Torteroli ai dispendj del Duomo 
e ad età più lontana del coro , ma senza rincalzo di 
provo, com'è suo stile. Argomenti v'han bene in con- 
trario , e in ispecie pel primo asserto, e basterebbero 
per avventura il silenzio dei notaio Ottobono che pur 
descrisse con tanto affetto le suppellettili della Basilica, 
e il costume (ricordato altra volta) di custodire i giuri 
del Comune presso i religiosi di s. Domenico. Ma 
viene a spedirci <T ogni incertezza un testo de' notu- 
larj, dal quale riescono in aperto l'antico posto e l'e- 
poca e 1' ufficio e 1' autor del lavoro (1). Dovea dirsi 
che la Signoria stessa di Savona commise J' armadio 
ad un Giuliano da Pisa poco innanzi del 1504, e il 
collocò nei sacrario di s. Domenico a guardare gli 
autentici della Repubblica. Che atterrata poi quella 
chiesa a sua volta per le opere della Fortezza, il pre- 
zioso mobile fosse più tardi, come altri ed altri, allo- 
gato nella moderna Cattedrale, è cosa che non patisce 
difficoltà. Quel che fa al nostro caso, riguardando alla 



(1) >fr MDIIII die VI Marcii: Magister Iulianus de Serra de Pissis (sic) 
qui fecit armarium in Sacristia Sancii Dominici prò conservando juribus Com- 
munis Saone debet ij>si Communi prò alio cartulario L. C. (Notularj del Co- 
mune — Arch. di Savona;. 



CAI' ITOLO VII. 73 

dati, o più ancora allo torme (lolla tarsia elio no in- 
crosta i portelli, egli è quasi il prototipo di quo' tiinti 
quadretti che fan si gaio il Capitolo: nò l'anno del 
1504 e così discosto che ci vieti di supporre Giuliano 
fra gli ajuti del DB Fornari. Né solo il genere delle 
cose rappresentate c'invita a crederlo, ma la scelta 
medesima , e '1 gusto del comporle , del tinteggiarle , 
dell'eseguirle. E qui comincia a crollare quell'altra 
sentenza del suddetto scrittore, che cioè le tarsie tutto 
quante del coro si debbano credere d'una mano mede- 
sima. Lascio staro la congettura probabile che all'in- 
fuori d' Elia tenesse Anselmo a salario un suo com- 
paesano da registrarsi fra poche linee, e che al buon 
prete fu ignoto; ma v'hanno opere posteriori che An- 
selmo non potè fare, e che allo stile, e meglio ancora 
per autorità di scritture , si manifestano per cosa al- 
trui. Tenendo d'occhio il de Fornari in Savona, e pro- 
seguendolo in Genova, è forza conchiudere che circa il 
1515 abbandonasse quel coro. Ma salvo parecchie giunte 
nulla più che accessorie, potea dirsi ultimata l'opera: 
eran suoi quelli scanni in grazioso ordine distribuiti 
ed ornati , sue quelle cube sottilmente intarsiate e 
niellate, suoi quegl' intagli finissimi de' bracciuoli, de' 
dorsi , de' gioghi , e se non sue le figure a rimesso , 
eseguite almeno sotto gli occhi di lui e informate di 
uno stesso concetto. 

Gio. Michele di Abramino de' Pantaleoni (per non 
fidarci che ai documenti) non ci si lascia vedere pri- 

VOL. III. — PiTTUBA. IO 



74 FUTURA 

ma die in giugno del 1515 (1). Nondimeno queste 
prime notizie lo mostrano da tempo in Savona , e il 
meno che possa dirsi da un anno, poiché alludono al 
fitto annovale, giù scaduto a lui, d'una terra nominata 
di Folcane che avea condotta dai Massari del Duomo. A 
qnest' ultimo giugno era vedovo della moglie che si 
chiamò Bianchinetta , e debitore alla Masseria d' un 
legato per essa istituito in suffragio dell'anima. Nativo 
com' era di Castelnuovo e valente maestro d' intaglio, 
ci sforza a credere ch'ei seguisse 1' Anselmo ai lavori 
della Cattedrale, o invitato si desse a lui per compa- 
gno. Se non che Gio. Michele attendeva con eguale 
perizia al magistero degli organi; tantoché l'Opera se 
ne valse a racconciare quello del Duomo, e settenne 
molti anni a servizio per la bisogna del tasteggiarlo 
negli uffizj di chiesa. L'anno stesso del 15 lo conobbe 
anche Genova e l'adoprò a simil' uopo ; constando da- 
un foglio nel nostro Archivio di Governo (2) che ad 
istanza di Pietro Sauli. q. Bendinelli costrusse un or- 



(1) MDXM die Vili lunik Iolrannes Michael organista accordatm cv.m 
Massariis ad sonandum et ap/andum oryanum in Ecclesia Mojori Saone ad s. 
auri Solis XXXVIIII vigore ins'rumenti recepti per Tkomam Gallura Nota- 
rìum debet etc. — /lem die XII Nocembris prò pensione terre Folconi anni 
ìtnius hodie finiti quain a- Massariis conditeli ad libras quinqwxginta in anno 
etc. — ltetn die li Ianuarii MDXVI prò legato quondam fìlanchinete sue 
vxoris ut de libro defunctorum de cari. 320. (Libri della Masseria del Duomo 
1515 - 26 . 

(2i ■ N' 1 libro Littewrum 1483 ripos'o ne] fogliazzo Tnutilium 1554 



GàMTOLO vii. 7.") 

gano allo Suore ili S. M. dello Grazio, modellato sullo 
forme il' un altro eseguito pel amnisterò di s. Seba- 
stiano. Era quest'ultimo recente lavoro di maestro Ge- 
kolauo Schiavo, elio sulla fede di detta carta di buon 
Lo rassegno ai Savonesi, o corno lor cittadino, o 
come ospite almeno della lor terra. E durano col l'ag- 
giunto di organista io memorie del Pantalboni nei 
notularj di Savona lino al maggio dol 1527 , quando 
avea mano, od era per mettere, nelle coso di Genova. 
.Ma nel frattempo gli Operai di S. M. Maggiore cosi 
chiamavano il Duomo) di tratto in tratto applicavano 
Eranista all'intarsio, non sazj d'abbellire il capitolo, 
non iscorati del gran dispendio già fatto. Molto gio- 
verebbe il sapere quanto v'abbia Gio. Michele di suo, 
vuoi per giudicarlo al paragone dogli altri , o vuoi 
per riconoscerlo più agevolmente nella nostra metro- 
politana, a cui si condusse più tardi. Né però i carta- 
belli dell'Opera ci sono avari di buoni indizj , e sto 
per dire che ci conducono fin quasi allo soglie della 
certezza. Quivi sotto il 28 agosto del 1517 si tien 
ragione de' letterini per l'uso del salmeggiare ; quivi 
si dicono commessi a Gio. Michele organista , e si 
registrano anticipazioni non lievi sul prezzo con lui 
accordato a rogito d'Ottobono Giordano (1). Consentirò 



1 ►!•< MDXVII die XXVIIF Augusti: Ioharmes Michael organista prò H- 
terilis psalmorum constrvendis in Ecclesia Major i prò pretio de sculis LXXXX 
ahi promissis per D. Franciscum Gramionum et Gabrielem Bonariam Massa- 



70 PITTURA 

che quel pluteo da volgere gli antifonarj , non ricco 
d'altro intarsio che di due putti, venga meno a qual- 
sivoglia raffronto : ma non vo' credere che a questo 
solo si rapportino le note, e non anche al bancone od 
armadio dal cui mezzo s' innalza. Chi vorrebbe a sì 
picciola cosa attribuire sì grosse mercedi e tanta so- 
lennità di contratti?' Ma varrà forse più eh' altro la 
disparità del lavoro; men largo ( se vogliamo ) e men 
dotto allo stile, ma di bella composizione , e al para- 
gone de 1 vicini più robusto ne' toni , e d' un chiaro- 
scuro arditissimo. Tantoché le due facce principali do- 
ve sono istoriate l'Adorazione de' Magi e la Disputa 
di Gesù coi dottori , non pur si veggono volentieri 
dopo tante bellezze, ma non ti lasciano senza una tal 
compiacenza gratissima e nuova. Due note posteriori, 
tra il 6 gennaio del 1521 e il 5 luglio del 22, ri- 
cordano tre quadri operati da Gio. Michele nel coro , 
e fan forza a noi di meditar gravemente (1). Ma per 
lungo pensare che si faccia, un solo argomento può 
guidarci a scoprire la mano del Pantaleoni; intendo 
la disuguaglianza, del lavoro, la quale cercherai vana- 



rios anni presenta ut latcus constai instrumento rogato per Octobonum lorda- 
Hìtnt Noturium: prò libris nonaginta sili solutis per D. Franciscum Gramionurn 
1. LXXXX. (Dal suddetto libro di Masseria). 

(1) ^ MDXXI die VI Ianuarii: Ioannes Michael organista acordatus per 
D. Massarios ad faciendum tres quadros in choro debet etc. iDal predetto 
libro . 



CAPITOLO vii. 77 

menta lutto intorno ni Capitolo, se pur non t'arrosti 
alla parto somma, dove il semicerchio fa centro in tro 

stalli. Notammo già conio dispari e pressoché solitarj 
fra gli .'litri i due quadri laterali al mezzano, entro i 
quali i duo Pontefici Savonesi hau ritratto od apoteòsi. 
Quel pensiero elio non soccorse agli ordinatori, né per 
Giulio II potè soccorrere mentre egli era vivo e 
promotore dell'opera, potò forso arridere dopo lui 
morto, e nel eolmo d'una postuma gloria. E forse si 
solcarono allora i dubbiosi caratteri , o/e il nome di 
Giulio ha titolo divino. E forse pel terzo quadro accet- 
teremo la Maddalena ravveduta, che adorna la sedia del 
Vescovo; altro accessorio da sospettarsi eseguito dopo 
la partenza oVAnsblmg e do' suoi primi aiuti. 

Se non che i proposti del mio lavoro mi richiamano 
dal campo delle congetture , sempre insidioso a chi 
scrive: né del coro savonese mi rimane a dir sillaba 
per quel eh' è di storia. Quanto spetta ai giudizj si 
vuol lasciare a chi il visita; e non sarà alcuno così in- 
viso alle grazie che non ne vegga e non ne ammiri 
di prima giunta il gran pregio. Da ciò che ne ho 
scritto (che verso i meriti è poco) esce nondimeno una 
lode che per siffatte opere, come lunghe cho sono e 
soggette a diversi casi, può dirsi quasi un privilegio 
della fortuna; ed è quel sembiante uniforme e schietto, 
non conceduto a tanti altri tempj benché più magni- 
fici, non conceduto in ogni parte alla nostra Genova, 
che pure si travagliò lungamente e di denari e di cure 



78 i' 1 T TURA. 

nell' ornamento della sua -Cattedrale. Laonde la narra- 
zione che oggimai mi convien volgere alle cose nostre, 
non tanto si tratterrà sui lavori , quanto sulle avversità 
che incontrarono; ed io non credo che ad altro tempo 
mi debbano meglio giovare le riposte scritture, a com- 
mendare secondo il debito l'operosa e sollecita pietà dei 
nostri avi. Quando toglicssero prima a zelare la ma- 
gnificenza e il decoro del maggior tempio, per mia 
parto non saprei dirlo; che dalle memorie antichissime 
discendendo all'età che viviamo , io non m'accorgo che 
posassero mai. La quale materia, coinè in sé diversa quan- 
tunque comune alle tre arti del disegno, così non può 
fare che non si sparga e dispensi per ogni volume; e 
sarà forse argomento di varietà non ingrata. Ma la 
presente occasione ci tira a quo' giorni, nei quali il 
Comune di Genova entrò in pensiero d'aggrandir l'edi- 
fizio ; né già con fermi concetti, per quel ch'io ne av- 
viso, ma a guisa d'uomini , nei quali per mezzo alla 
impresa si moltiplichi il desiderio e la volontà. Che se 
nel novero di tanti generosi s' avesse pure a indagar 
l'uomo che sovra tutti caldeggiasse quelle opere e te- 
nesse fronte agli ostacoli, ci fermeremmo a queir Otta- 
viano da Campofregoso, prima Doge, poi Regio Gover- 
natore per Francia; cittadino santissimo e illustre, non 
so se prima per affetto di libertà, o per ispiriti di re- 
ligione. E a noi sarebbe dolce il lodamelo più lunga- 
mente, se il nome di lui non fosse per ritornarci a me- 
moria dovunque ci avvenga toccare le opere di questa 



\NTol.o TU. 7-9 

eia; che» tanto volle e potè un uomo solo. Né fu Ionio 
a secondarlo Federigo Cardinale e Arcivescovo di Sa- 
lerno che gli era fratello, e che di presenza, e colla 
autorità del nome, e collo dignità del suo ministero, 
geva a buon segno gli uomini titubanti fra le pub- 
bliche angustie. Curatori (0 come diceano Massai) della 
chiesa maggiore erano allora Stefano Giustiniano, Fran- 
:o del I Barnaba Cicala e Tommaso d'Invrea: 

lue cure massimamente affaticavano i costoro pen- 
. il prolungar della chiosa, la torre dello camr 
pane . doppio argomento a più tardi inchiostri. Ma il 
nuovo Capitolo col presbiterio, più grandiosi, più vasti,. 
più convenienti alla dignità della chiesa, portavano con 
sé la bisogna degli ornamenti ; né alcun vorrà credere 
che poco valesse sugli animi loro 1' esempio dei Savo- 
nesi , noi cui coro ridevano le recenti tarsie del For- 
masi e gli affreschi d'ALBERTiNQ da Lcdi. Senzaehè a 
decorare i santuarj non pareva più eletto stile di qu 
temperamento d'austerità e di vaghezza che abbelliva 
finora i ministeri del culto senza profanarli. 1 lavori di 
rimesso stimaronsi acconci a decorare la nuova fabbri- 
ca, e alquanto più tardi i dipinti, né ai primi si volle 
altro artefice di quell'ANSBLMO, le cui prove eran fresche, 
e comunemente applaudite, e illustrate del nome d'un, 
l'apa, e ogni giorno sotto gli occhi di molti e sulle bocche 
di tutti. Così, per ciò ch'è tarsìa, le notizie del S. 
Lorenzo succedono a quella di S. M. di Priamar. tut- 
.<• con diversa fortuna come i fatti saran per chiarire. 



80 P I T T U B A 

È credibile che a persuasione dei quattro Massai si 
recasse il Fornari a Genova, non bene spedito delle 
opere in Savona. Non è picciola ventura pel mio rac- 
conto eh' io possa a credenza di rog : ti penetrare alle 
prime origini del gran lavoro. Eccoti negli atti di Bal- 
dassare di Coronato, notaio arcivescovile, e sotto il 
giorno 17 agosto del 1514 il Giustiniano col Fieschi 
e l'Invrea che sul luogo stesso delle lor cure s'accor- 
dano col valente maestro per ottanta sganzelle da cin- 
gere il coro (1), Gli commettono per giunta il pluteo 
co' litterini per gli uffizj del canto, e due imposte che 
ad uso d' usci dividessero il presbiterio dal nuovo Ca- 
pitolo. Non vidi mai più laconica scritta 'per impresa 
sì smisurata. Giudicandone a lume di volgo , in nul- 



(1) MDXHII die Jovis XVII Augusti in terciis in choro Ecclesie Januensis 
etc: Magister Anselmus de Furnariis de Ca^ronovo civis Alexandrie q Aii'lree 
prontisti nobilibus et eyreijiis viris DD: Stefano Justiniano Francisco de Flisco 
et Tome de Invrea tribus ex quatuor Massariis Ecclesie Majoris Januensis eo- 
rum nominibus et nomine et vice D. Barnabe Cigalle prò quo de rato promi- 
serunt: Sub etc: fabricare scancellas mimerò octuaginta prò dieta Ecclesia juxta 
designimi etc: infra menses decem et odo proxime venturos et litlerille unum 
cum januis chori diete Ecclesie lanuensis. Et dicti D. Stephanus et Sodi Mas- 
sarii promiserunt eidem migistro Anselmo solvere libras quatuor milia Ianue 
monete currentis prò dictis scancellis et aliis predictis infra dicium terminum 
dictorum mensium decem et odo secundum indigentiam et secundum laboreria 
que ftent per dictum magistrum Anselnium qui se oUigivit in pleniori forma 
Camere Apostolice cum juramento et cum promissione consiynare scancellas te- 
ter es existentes in choro diete Ecclesie. — Testes presbiter Angelus Murchius 
Antonius Rovere et leronimus de Vernalia Augustini cices Ianue fAtti del 
Not. Baldassare di Coronato — Foglia/. 17, 1501-17 ed altri anni misti/ 



LP1TOL0 \ il. 81 

1' nitro s'affrettavano i dopatati che in obbligarsi l'arte- 
fice, e in nnU'altro agli stesso , fuorché in smurarsi 
dell'opera. Di disegni v'è cenno, è vero, ma non sai 
bene so già fatti o da farsi; di misure, d'argomenti 

e d'ordini, silenzio al tutto. La mercede stessa di Uro 
quattromila da pagarsi via via , e il termino di mesi 
diciotto prefisso all' intero lavoro, messi a fronte di tanta 
mole, dichiarano ad un modo o chi prometto e chi ac- 
lungi da un fermo concetto di ciò che im- 
prendevano. La quale incertezza non vorremo però che 
ci dia meraviglia, o che altri la rechi ad inesperienza 
o temerità di que' ciitadini egregi, non usi ad errare, 
se non talvolta per troppo liberalo fiducia coi profes- 
sori dell'arte. D'altro canto, a chi voglia e qui ed al- 
trove aver occhio alle date , uscirà manifesto come 
fosse allora non più che in sul nascere l'edificio stesso 
della tribuna , dalla quale dipendevano lo dimensioni 
ed il numero, e fors' anche le forme dei detti stalli. E 
quindi ebbe esordio quella ingratissirna vicenda di 
avversità che tardarono incredibilmente l'impresa, e 
senza la costanza di generosi uomini minacciavano di 
romperla a mezzo. Non può ne ;arsi che Anselmo, opoco 
o molto che sia, non togliesse in mano gli scalpelli pel 
nostro coro stipulato che fu il contratto, e forse compar- 
tendo il suo tempo fra Genova e .Savona, laddove i libri 
di Masseria cel mostrarono nel 1515 tuttora inteso al 
lavorìo degli scanni. Dal nostro canto lo avevamo sol- 
lecito , e certamente più del dovere, a richieder mo- 
ni. - P li 



82 PITTURA 

neta: e con quali propositi non andrà molto che si co- 
nosca. Comincia anzi a tradirlo una polizza di due anni 
appresso, e redatta dal notaio medesimo ; per la quale 
Anselmo da Castelnuovo (che qui si nota per cittadin 
d'Alessandria) riceve dai quattro Operai il contante di 
lire dugento, e con termini per sua parte cotanto vaghi, 
da metter dubbio che alle somme già numerate non 
rispondesse a gran lunga quel tanto che avea fatto 
sul legno. Male odora altresì che nessuno dei quattro 
interviene alle stipulazioni : li diresti , e più li dirai 
tra poco, o fastiditi o sdegnosi del grave carico. Assi- 
stono in loro vece ben cinque canonici a nome del- 
l'intero Capitolo, Nicolò di Argiroffo, Stefano di Oliva, 
Tommaso d'Airenti, Ludovico de Giorgi e Bartolommeo 
del Fiesco ; e quasiché non bastassero , entra innanzi 
per primo mons. Domenico di Valdettaro Vescovo di 
Accia (1). Tanto bisognò perchè i Deputati si assicu- 



ri) In nomine Domini Amen: Magisler Anselmus de Furnariis de Castro- 
novo civis Alexandrinus q. mag. Andree volens quod eidem dentur et solvantur 
libre ducente januinorum per spectatos Dominos Stephanum Justinianvm et, So- 
cios Massarios Ecclesie Majoris Januensis prò pcrfteicnàis laboreriis scancela- 
rum que poni debent in choro diete Ecclesie Januensis: sponte etc: Promissit 
et promittit miài Notarlo infrascripto tanquam publice persone officio publico 
stipulanti et recipienti nomine et vice dictorum DD: Stcphani Justiniani et So- 
ciorum Massariorum diete Ecclesie Januensis perjtcere opus sive laborerium dieta- 
rum scancellarum semper et quindocuwquc ad dictorum DD: Massariorum li- 
berarti voluntatem vel reddere et restituere dictis DD: Stcphano et Sociis Mas- 
sariis diete Ecclesie ad ipsorum voluntatem dictas libras ducentas januinorum. 
Et prò dicto magistro Anselmo ejus precibus et 'mandato erga me dictum No- 



lntolo vii. 83 

risserò di non far gitto del predetto valsente; né giìi 
i mallevadori [che a questo fine intervennero i sei) furon 
tali corrivi al promettere , elio non istringessero An- 
bblmo «li oppignorare al suo debito certa casa con villa, 
che a nome precario del Capitolo stesso avoa compra 
in addietro da un Antonio d'Oliva sulle balzo di Gra- 
do. Ma contra la frode o la necessità (eh' io non 
irne a n poco valgono i rigori della 

legge, o meno ancora il frapporsi di gente onesta. 



i presententi e! slipulantem intercesscrunt et fide- 

jusser D. Dominicus le Acciensis et Venerabiles 

viri DD: Nicola** de Argiroffo Stephanus de Oliva Thomas de Aircnti et Lu- 

FUseo Canonici Capiteli diete 
Ecclesie Ji moti et capilulariter congregali in Sacristia magna diete 

■•• prò infrascriptis spccialitcr pcragendis quantum prò dictis libris du- 
centis jinu inorar,): Renunciantes ete: Quiqu 'ster Anselmus promissit 

■ U tu DD: Ca >rius nominatis presentibus et 

et eice dide Ecclesie et Capituli super omnes res et bona 
sua (i i consertare a dieta 

. E prò speciali jùgnorc obligat et ypolecat dictis DD: 
Canonicis et 'iòus ut supra quandam terram et 

posses< listri Ànselmi per ipsum acquisitam ab An- 

tonio de Olitta sitlarn in Villa Granarolii s onflnibus quam dixit et con- 

re et possidere precario nomine dictorum DD: Canonicorum et 
' in dieta Sacristia cte Ecclesie Januensis: Sub 

anno a .V''. D entesimo sexlo decimo Indictione tertia se- 

n tertiis : prcsentibtis Ve- 

ris D presb. Bartolomeo Maineta Sacrista diete 

et Antonio de Vico de Ceca clerico Albensis Dioecesis testibus 

i vocatis et r-, i del Not. Baipassare di Coronato - Fo- 

l 1:3 - 1516). 



84 PITTURA 

Quanto all'ELiA de Rocchi , o segui Anselmo o il 
raggiunse in Genova, o alla più trista gli ajutò da 
Savona nelle opere del nostro Duomo. Non è ignoto 
il suo nome nel cartulario delle spese , e una somma 
di picciol conto registrata sotto il 1521 si legge ripe- 
tuta nell' anno appresso. A quest'ora è notato in quelle 
carte per habltator Sciane (1): del Fórnari da indi in 
poi non trovi vestigio più che d' altro scappato che 
sentasi i berrovieri alle spalle. Per la qual fuga i 
Commissarj scorati già troppo alle difficoltà dell'im- 
presa, cascarono al tutto dell'animo. Già del 1519, pres- 
sati dal bisogno avean chiesto ed ottenuto dal Senato 
di pubblicare una lotteria che alleviasse le loro stret- 
tezze; ed era il giugno dell'anno seguente quando ne 
fu messa fuori la grida ad istanza loro. Ma 1' artefice 
di Castelnuovo , frodandoli di quest' altro contante li 
ebbe irritati o scoraggiti di forma che risolvettero di 
rassegnare l'ufficio. E 1' 8 novembre, condottisi tutti 
insieme alla Curia , e brevemente esposta la diffalta 
d'ANSELMO, e lo stremo dell'erario, e in quali distrette 



(1) MDXXI die primo Marcii: Pro dicto Joanne Augustino (de lllumi?iatis): 
Magister Elias de Rochis l. III sol. Vili — MDXIH prima Marcii: Ma- 
gister Elias de Rochis papiensis Kàbilator Saone debet prò Joanne Angustino 
de Illuminatis in Cartulario Ojficii 1. HI sol. Vili— MDXXll die XXIX De- 
cembris: Anselmus de Castronovo olim magister scanccllarum debet l. CCLXXX 
— (Archivio Comunale: Cartularium expensarumfatiendarum(sie) in Ecclesia S. 
Laureata circa Campanule et alia ornamenta per Spectatos DD: PP: Commu- 
nis — MDXXI . 



\ ti. 

quasi da suppliche- 
voli implor . proponendo che il grave poso 
si trasp ■ nell'ufficio de 1 Padri r. Rispetto al ria- 
vere il loro diritto dal F i rimanere altro spe- 
lli- 1 ;, re in forma pubblica la posses- 
sione per lui data ;i pegno iii'l Fossato di S.Tommaso; 
r\ il nominiamo I », ed è fossa elio accoglie 
le acque «li Granarolo. Le quali provvisioni non volle 
il Senato far tati ma rispondendo per 
decreto quel giorno medesimo, non solo fece loro fa- 
coltà d'aprire gl'incanti sul podere d'AxsELMO, ma per 



►% VDX V t Vili A Cum venùsent in Senatum pre- 

stantes viri Slc\ et Sodi qmttuor Massarii Ecclesie Sancii 

ttii et cvr lesie prediate: et cura multa expo- 

IBillii»! ium Ma cura transjer- 

retur in S- sent Magistrum subséttiorum et 

seu se esse sili debitorern et ad recuperandum debitum 

necessarium essi Uom suam: Pre- 

terea in usum noce fabrice dirruisse partem v.niv.s dominculc in capite novi 
opera: et r recedente auclor ita/e Apostolica quoniam 

est jurisdiciiod : >iscopi occurrisse novum, procuratoretn et 

isse oc resolv. ' impedire et lav.dassen t ut litere super ea re 

scribantur Ree. D. ' r ibo nunc Archiepiscopo: Ideo omnibus examinalis 

pìacuit prejato M ' i ù super transferenda cura predicli opcris delibe- 

ratiouem ta il procedendum vero contro. debitorern et ad 

oteslatem quau habet ipse 

procedendo cantra debitorern qnam in villa vendendo, 

idque propria auctoritak errore juris: super litteris scribendis ut ha- 

rudi per Cancellarios quidquid ju- 
anuale Dccrelorum Nicolai de Brig?wlis -- Ar- 
chivio della RepubblJ. 



86 PITTURA 

tale faccenda li munì d'ogni autorità senatoria, ordi- 
nando ai loro cenni i Cancellieri della Repubblica e 
quanto abbisognasse loro d'aiuti. Ma i quattro Massai 
con tutto ciò non si mossero, schifando per avventura 
queir atto invidioso; e frattanto, vòlti appena otto giorni 
dalle richieste , furono i Padri del Comune per altro 
decreto surrogati nell'Opera della Cattedrale. Erano al- 
lora a cotesto uffizio Franco Cattaneo priore, Giovanni 
da Passano, Bartolommeo di Negro e Gerolamo di Bona. 
I quali non misero tempo in mezzo ; sì, pubblicato il 
bando, in poco più ci' un mese , cioè il primo giorno 
del 1521 , sedendo prò tribunali nelle nuove stanze 
presso il Ponte degli Spinoli , vendettero il fondo al 
più largo offerente, che fa un Agostino di Sampietro 
del q. Andrea (1). Ma ben presto s' accorsero che quel 



(1) ►£< Ihesus — In nomine Domini Amen: Spectalum Officimi DD: PP: 
Communis Ianue quorum nomina sunl Uec: Nob. Fra/ncus Cattaneus Prior Jo- 
hannes de Passano Barlolomeus de Nigro et Hieronymus de Bona abscnte dicto 
Iohanne: Scientes ipsi DD. PP. Communis sebi ipsis delloia.rn fuisse curam 
fabrice Ecclesie Sancti Laurentii quam antea habebant D. SteJJanus Iustinianus 
et Sodi olim Massaia diete Ecclesie ab III. Domino Gubernatore et Sfagni/. 

•nsilio DD. Antianorum Communis Ianue vigore dcliberatiouis òch ordinatio- 
uianu D. Nicolai de Brignoli Cancellarii et eis altributam fuisse balìam 
eligendi a quibuscumque dcbiloribus diete Masserie orane id et tolv.m quicquid 
et quantum dicti olim Massarii habere debent ab ipsis debitoribus ac vendendi 
loca et paglias et alia faciendi provi in dicto mandato manti dicti Nicolai sub 
die XXI Aprilts latius continetur: Scientes viddicel in Cartulario diete Mas- 
serie scripto manu Thome de Invrera (sic) unius ex dictis Massariis quondam 
\/n«mAnselmum de l'ornar iis de Castronovo olim magislrum scancella/rum 
diete Ecclesie debitorem esse diete Masserie de notabili $umma péccmiarum prò 



CAPITOLO VII. 87 

tanto di denaro strappato all'ÀNSBLMo, e quel nulla che 
"Starsi dai debitori della Masseria non reg- 
geva di Lunga tratta al proseguimento delle opere. 
ade come uomini ripentiti chiesero di venirno in 



JMrcMMj et ai. " ù per euni habilis ultra id quoti hai/ere de- 

bebat prò ejus -o dictis scaaceìlis relatione edam diclorum Jffassa- 

riorum : Et euram habentes ipsi DD. PP. Communii Commissarii et delegati 
ut svpra unde possiti suam consegui satùfaciontm quinti ad eorum noticiam 
sit esse qnamdam domani cum possessione positam in Fossato Saniti Thome sub 
conjimbus acquisitam sai emptam per ipsum q. magistrum Anselmum a lero- 
nymo et Antonio de Oliva q. Branche : Ideo tolentes ad vendicionem diete do- 
mus divenire subhaslate per plures dies per preconem publicum: sedentes hodic 
prò tribunali in eorum Camera Xova constructa in area prope Pontem Spinulo- 
rum: omni modo jure via et Jonna quibus melins potuerv.nt et possimi subha- 
stante Franco de Solario precone publico ac deliberante dicto Xob. Franco Cat- 
taneo Priore de cemsensu aliorum collegarum siiorum: vendiderunt ac titillo 
et ex causa tendicionis dederunt cessorunt traddiderunt et mandatcv.nl xr, 
quasi ac tendunt cedunt traddvnt et mandant Angustino de Savrlo Petro q. 
Andree presenti ementi tamquiin ceteris plus offerenti stipulanti et recipienti 
prò se et heredibv.s tuia oc hai 'is jus et causarti ab eo dictam 

rcnt ab 

i.ipello injeriv.s j< ■ 
S Ih et singulti sv.is juribus iiii/rcs- 

c uhi possessione 
, e Imbet in se nihcl jv.ris predic tornai in se ipsos 
rabctlis ac liberarli et expeditam, ab omni 
oner? 'erquam a fu tur is mutuis dactis colhciis et oliis oneribus 

ac avartù fanne et per ipsum Commune de cettro impo- 

< que et qvas justinus \ io dare solvere et su- 

bire j - te in Coi era Nova dicti Spoetati Officii posila In 

area m: Anno a Nativitate Domini millesimo quii/ ven- 

tesimo vij>- . <ì lettone celava secundum lanue curswn die Salbati 

. . tannar ii. — Atti del Not. Agostino de Illuminati:*. — Fogliaz. unico 1 , 



88 PITTURA 

Consiglio con osso gli Uffiziali di Moneta e di Balia, 
e intromessi il 25 settembre di quell'anno, in cospetto 
d'Ottaviano Fregoso e dogli Anziani , narrate eh' eb- 
bero le loro angustie, pregarono che all'uopo del San 
Lorenzo si obbligasse al Magistrato delle Compere 
1' edifìzio della nuova Dogana fabbricata pur allora per 
lo spaccio del pane venale (1). Non ho certezza se il 
loro voto trovasse effetti ; ma so che le Compere, non 
appagandosi della Dogana per le somme che si chie- 
devano, voleva in parte oppignorate le rendite spet- 
tanti al Comune. Fatto è che le opere del campanile, 
più desiderate, e fors' anche più necessarie , ripresero 
d' ardore : le sganzelle del coro tra pel mancar del- 
l' artefice e pel difetto di denaro, si giacquero dimen- 
ticate per più d'un lustro. E quanto è d' Anselmo , a 
legger 1' atto della staggina, pochi dubiteranno eh' ei 

(1) L'animo dei PP. del Comune può argomentarsi dalle prime parole 
della relazione per loro fatta in quella adunanza senatoria del 25 settem- 
bre 1521: — « Segnoi : la caxon de la convocation vostra è ad instancia 
« de noi Padri de Comune a li quali come cadauno de voi debe sapere è 
« stato arembato la cura de la fabrica del campanile e scanzelle del eboro 
« de la giexa Catredale : cum assignarvi quelli pochi denari restavano in 
« li Massari vecchi quali avevano essa cura li quali denari non solum e- 
« rano né sono stati per poter fornire detta opera ma pur per principio di 
« quella havendone etiaiu lassiato essi Massari qualche creditori: e benché 
« nostra mente et volontà saria stata de non acceptare dieta cura sia per le 
« altre ordinarie de l'Officio nostro sia etiam che cognoscevamo che ad dicti 
« denari non potevamo fare cossa che fusse ad onor de quanto importava 
« simile impresa niente di manco etc. etc. ». — Tolgo questo brano dal 
voi. 20 Diversorum ( Archiv. Governat. ) al quale può ricorrere chi deside- 
rasse l'intiera relazione. 



capitolo ni. 89 

non fosso passato del mondo; tanto par chiaro dal 
ndam che procedo più volto il suo nome. Intanto 
nuove discordio in citta , nuove minacce di fuori , e 
1' infelice Ottaviano confinato nello carceri d' Ischia : 
Adorni o Fiaschi addosso a Fregosi, o Genova sacco - 
marinata dagli Spaglinoli: e sangue e rapine e soprusi 
di soldatesca , e tutto questo (eh' è vero strazio) sotto 
nome di libertà. 

Rinacque la cura delle sganzelle coll'uscire del 152G, 
o perchè respiravasi dai troppi mali, o sombrasse ver- 
gogna il dare addietro, o sentissero il danno d'abban- 
donare alla muffa ed ai tarli il lavoro già fatto. Per 
altra parte la tribuna già condotta a buon termine 
parea mordere di negligenza il lavorìo del Capitolo: e 
il coro stesso era un folto di membra incomposte che 
convenia sgomberare o comechessia porre in opera. E 
a quest' ultimo partito si fermarono i Padri del Co- 
mune : se non che a levare in alto i dorsali s'urtava 
contra il sepolcro d' Ibleto del Fiesco , murato quivi 
nel secolo addietro , e contra non so che altare poco 
meno che attiguo. Soccorse il pensiero di rimuover 
l'uno e dar Y altro a terra : di che il Senato die' loro 
balìa facilmente e speditamente a metà del gennaio (1). 



1 ►-< MDXXYI die XV Tannarti: Ulustr. etc: et Magnif. Consilium etc: 

Sv. L ttr memoralione farla per Spedatos DB. PP. Cotnmuuis de ponendis scan- 

zellis in choro Stateti LanrtntU et seu de imtruendis vel perfide ndis ibi in 

'icti rhori ubi eas fieri commode non posse pretenditi!,/' nisi 

Vol. III. — Pittura. 12 



€ 



90 PITTURA. 

Seguì pochi giorni di poi l' istanza d' un nuovo lotto 
di scudi trentamila del sole , per sovvenire così alla 
fabbrica e all' ornamento della Cattedrale , come agli 
spendj dell' Acquedotto che in più luoghi minacciava 
rovine. Di questo altresì fu concessa ai PP. la facoltà 
con provvisione del 30 gennaio (1); e pressando il tempo, 



amoveantur sepoltura jelicis recordationù q. Rev. ac 111. D. Ibleti de Flisco et 
altare diete sepulture continuum que non debere neque posse amoveri etiam pre- 
teuditur stantibus decretis qnampluribus super predictis concessis ac impetratis 
et seu prejudicium: Re ideo diligenter examinata omni melìori modo etc: re- 
misserunt et virlute presentis publici decreti remittunt ad prefatos Spectatos DD. 
PP. Comrnunis prefali ut vissis dictis decretis et aliìs videndis citatisque ci- 
tandis et auditis debite audiendis id circa predicta ac circa instauralionem re- 
positionem ac perfectionem dictarwm scanzellarum faciant ac decernant quod eis 
facere videbilur (Archiv. Governati. Voi. 213 anno 1526;. Il monumento di 
Ibleto Fieschi fa traslocato al dissopra della cantorìa a destra, dove anche 
oggi si vede. 

(1) Non trascrivo intiero, per la soverchia lunghezza, il decreto senatorio 
del 30 gennaio, che ciascuno può consultare all'uopo negli archivj della 
Repubblica al volume dell'anno 1526. Gioverà per altro ritrarne le prime 
linee , onde appaiono le misere condizioni alle quali si trovava ridotta la 
faccenda delle tarsìe. — MDXXVI die XXX Ianuarii: III. et Exc. etc. et 
Magnif. Consilium etc. Proposito corani eis a Spectatis PP. Comrnunis valde 
/ore necessariwm ut inveniantur peccunie sufficientes prò perjtciendis scanzellis 
jamdiu inchoatis reponendis in choro divi Laurentii et seu Ecclesie majoris 
januensis que si de proximo debite per/e elioni earum non mandabuntur prò 
certo haberi potest proni PP. ipsi retulertmt quod ita ex tali modo devastate 
remanébunt et seu devastabuntur quia hec ipsa impensa que ad summam librarum 
quinque millium ascendere dixerunl ad nicMlum reduceretur in grande dedecus 
publicum et Comrnunis jacturam etc. etc, — Né con minore caldezza si espri- 
mevano i Padri nel proclama che mandarono fuori non più tardi del 7 
febbraio, e ch'io desumo in parte dall'Archivio di Città: — « Se notifica 
« a cadauno come per mandar a la sua debita perfectione il choro e scan- 



CAHTOLO VII. 91 

fa protogata la lotteria con nitro docreto del 18 di 

aprilo. Trovo DOgli atti di quest'ultimo mese elio quel 
confuso òV open e di materie vennero trasportate dal 
Capitolo al chiostro: e stimerei non por altro elio per dar 
luogo alla detti demolizione dell'altarino e dell'urna. 
E a mezzo il maggio s' affidavano i PP. di riporre a 
luogo quanto era in pronto delle prime sganzelle; 



« zelle de la giexia major di S. Laurentio e per reparatione ancho del pu- 
c Mieo ac<iueducto de la presente cita che in più loci ininacia ruina con- 
•< siderato tale opere oltra che sono di grande necessità essere ancho e 
« meritorie et accepte a Dio e di gloria et honore a tuta la epsa cita si 
« è deliberato che novamenti se habi a fare uno publico loto sino a la 
« soma de scuti trenta mìllia del sole overo de loci mille cinquecento se- 
vi xantanove e lire de loco per la valuta di epsi etc. etc. ». — Sui primordj 
dell'anno seguente andò pur lettera del Doge e degli Anziani al Card. 
Innocenzo Cibo, ed un'altra a Mons. Matteo Ghiberti datario del Papa per 
ottenere licenza d' un giubileo che fruttasse alcuna sovvenzione all' opera 
del coro. La prima di queste lettere ò così concepita : « Reverendissimo in 
« Ckristo Patri DD. Linorcntio S. R. E. Diacono Cardinali Cibo Nobis colen- 
« dissimo: Desiderando se mandi a perfectione la instauratone del Sancta 
etorum della Cathedral giexia di sancto Laurentio già tanti anni 
« passati incominciata e parimenti la instructione del choro e scanzelle 
« che in quella si è dato principio dover fare opera in verità molto bona 
« e laudabile tendente oltra l'honore e culto divino a gloria anche et ho- 
« nor non poco sì de V. Rev. S. per essere di quella Pastor benemerito 
* e principale capo come di questa nostra a Lei commune patria: habiando 
« per tale effecto operato che qui venga corno è già venuto uno optimo 
« meistro circa lo instruer scanzelle di quella summa belleza et excellentia 
« sia possibile poteir far de l'opera del quale tanto exceliente non vorria- 
« mo se fia possibile alchun modo manchar trovandosi al presente molto 
« exausti di denari et in summa penuria per le occurrentie de tempi e 
e per molti altri rispetti che quella come prudentissima può considerar: 



92 PITTURA 

tantoché due senatori furono delegati ad assistere con 
quei del Comune al lavoro , e a collaudarlo. Veggo 
ciò nondimeno che tutto quell'anno s'andò per provvi- 
sioni e indugiamenti e apparecchi senza effetto veruno: 
fatti accorti che il dar ordine ai nuovi stalli come do- 
mandavano le linee del coro, non era cosa da commettersi 
fuorché a maestro provato. sia che il de Fornari aves- 
se apprestato quadri ed intagli alla rinfusa con animo 
di comporli a suo tempo, o che le forme della tribuna 
non fossero determinate a que' giorni, le parti da lui 
condotte non s'attagliavano a luogo certo, movendo altre 
in curva ed altre correndo diritte ed eguali. E i PP. 
del Comune erano appunto di ciò solleciti, che quanto 
si potesse più tosto, quel tratto del coro che volge in 



« habiamosi persuaso per prego di V. S. Rev. con l' interpositione anche 
« del Rev. Mons. il Datario al quale di tale materia scriviamo poteir im- 
« petrar da la Santità di N. Signor una Indulgenza o sia Iubilleo plenario 
« cum facultà di componer videlicet per la dominica di Lazaro de la pro- 
« xima quadragessima ventura errogar e convertire il sucho di quella a 
« 1' effecto de l' opera di decte scanzelle. E perchè de ciò ne scriviamo a 
« S. S. corno per la copia di epse che qui alligata se li manda vederà 
« quella smuntamente instiamo preghiamo e requerimo non li agravi in- 
« sieme con il predetto Rev. Mons. il Datario preizo l'opportunità de ope- 
« rar et intercedere talmenti apreso di S. S. che possiamo di ciò conse- 
« guir il dexiderio nostro e come non dubitiamo per tuti i rispecti che 
« quella cum bono animo debia fare in amplitudine: de la quale ex corde 
« se li offeriamo. — Cultores observantissimi Antoniotus Adurnus Dux et 
« Consiliwm Antianorwm Communis lame — Datum Iavme die XXV Februaru 
« 152~ ». (Archiv. Governai — Politicorum — Mazzo 3, N. 97). 



CAPITOLO VII. 93 

tondo mostrasse lo suo sganzelle; allo altro d'entrambi 
i lati si attenderebbe di sèguito. 

Queste necessità distrassero il Pantaleoni da Savona, 
ove il lasciammo nel 1527 al modesto servizio d'orga- 
nista nel Duomo. 1 notularj do' Padri danno a noi non 
pur l'anno, ma il giorno nel quale si stanziò di chia- 
marlo a Genova per consiglio, e già con fermo disegno 
d'allogargli il lavoro (1). Fu il 18 gennaio dell' anno 
predetto; o quitta) giorni di poi, come impazienti di 
ogni dimora, commisero ad Agostino Lomellino d'affret- 
tarlo per iscritto (2). Ad un tempo medesimo andarono 
lettere a Napoli per incettare alcun maestro ed aiuto 
di simili opero da porlo a lavoro col Pantaleoni, e 
con eguali promure. Viveva in quella terra, e nelle 
contrade del Picciol Molo, un legnaiuolo di nome 
Virgilio, del quale e de' suoi salariati avea fatta in 
addietro buona esperienza il nob. Martino Centurione 
(altro de' quattro Padri) nell'opera di certa sua scranna 
lavorata di prospettiva a commesso; a costui si pensò 



(1) MD1XVH XVII I Ianmrii: Spectatum Offlcium ordinavit vocari debere 
ex Saona ad hanc cicilatem magistrvm scancellarum commorantem in dieta ci- 
ntate Saone prò faciendis et complendis scancellis Sancti Laurentii. ( Archiv. 
Comun. Notularj de' PP. del Comune . 

8 MDJZVli XXII lanuarii: Itera ordinavit quod Nob. Augustinus Lomel- 
Uhus D. Baptìste scribat et ordinet in civitate Savone quod magister organista 
et scanzellarum commorans in dieta civitate Savone veniat ad hanc civitatem 
quatn citius poterit. (Notularj ut supra). 



94 PITTURA 

di far capo (1). Mosse di Savona il Pantaleoni tra 
il detto giorno e metà del febbraio: dacché il 15 di 
questo mese gli si davano cinque scudi d'oro del Sole 
per ristoro alle spese del viaggio, e agl'incomodi patiti 
in rivedere le cose già fatte e studiarne l'uso più ac- 
concio (2). Dopo di che se ne tornò ai Savonesi, accor- 
datosi coi nostri di quel che avessero a preparare per 
metter nuova mano ai lavori. E per verità non era 
men caldo l'artefice di porsi "all'impresa, di quel che 
fossero i quattro di proseguirla (3); tantoché rallentando 
le cose per l'inclemenza della stagione, egli stesso con 
lettera del 14 marzo die loro di sprone, e li ebbe non 



(1) Rem ordinavit scribi debere in civitate Neapolis Virgilio magistro ligno- 
rwm commoranti in diclo loco Neapolis ad Mohm Parvum : qui Virgilius da- 
bit noticiam et scientiam magistroruu qui construxerunt scamnum Ugni tarsie 
et commissure ad prospectum nobilis Martini Centurioni: et quod per unum 
ex mercatoribus januensibus commorantibus in dicto loco Neapolis accedatur 
imiti ex dictis magistris cum uno vel dnobus laborantibus de dicto opere causa 
veniendi ad liane civitatem prò constructione et fabrica dictarum scancellarmi 
chori Sancti Zaurenlii. — (Notulario di decreti ut supra, 1515-1530 . 

(2) M D XXVII die Veneris XV Februarii: Item ordinavit dari et solvi ma- 
gistro Ioanni Michaeli de 'Pantaleonibus magistro scanzellarum senta quinque 
auri solis prò ejus mercede ac expensis per eum factis causa veniendi de or- 
dine Spedati Offlcii ex loco Savone ad liane civitatem causa revidendi et vi- 
dendi scanzellas jam factas prò choro Sancti Laurentii et alias faciendas prò 
dicto choro quia prefatum Officiurn intendit dictas scanzellas compiere et fieri 
facere per dictum magistrum Iohannem Michaelem. (Notulario ut supra). 

(3) Erari Padri del Comune a questi giorni Nicolò Belloggio priore, Leo- 
nardo di Fazio, Bartolommeo del Fiesco e il sunnominato Martino Cen- 
turione. 



v APITOLO VII. 95 

meno affettuosi al risponderò (1). Richiamato non molto 
appresso, fu distesa il 10 maggio una scritta; la quale 
come logora e in molto parti illeggibile per la sottil 
carta e l'inchiostro maligno non darò por intero. Vi si 
scerne pur nondimeno come Gio. Michele si obbligava 
al Comune di fornire e mettere in opera diciassette 



A U Magnifici Padri del Commune di Genita : — Magnifici Signori 
« miei observandissimi : Perchè essendo al conspecto de le Magnificencie 
« Vostre quelle mi fecero intendere bavere a caro fusse possibile dentro 
« da Natale fornire una parte de le sganzelle alle quale io risposi non es- 
possibile : et perchè io sto continuamente in consideratione cum 
« gran desiderio di far cosa che sia grata e in piacere di quelle li noti- 
« fico che dummodo le Magnificencie Vostre non indugiano più a darmi 
« forma eh' io possi dare principio a lavorare io mi obligarò darne una 
« parte fornita dentro da Natale : et per fare parte de mio debito m' è 
« parso ciò notificare alle Magnificencie Vostre preghando umilmente quelle 
« se degnano farme dare risposta de la loro determinatione: A le quale 
« humilmente mi ricoraando. — Saone die XII II di Marzo MDXXYII. — 
« Di Vostre Magnificencie senitor Io. Michele de Pantalioni ». 

« Egregio Iohanni Michaeli de Pantaleonibus amico carissimo. — Egregie 
« amice carissime: Respondiamo a la vostra scritta in Savona a dì 14 del 
« presente e vi dicemo havere in quella inteso il grande desiderio vostro 
« de servirne a l'opra e lavorerio di nostre scanzelle de chiesa catedrale 
« che manco non è però il nostro instandone la necessità sì corno voi me- 
« demo havete veduto nel che dopoi vostra partita de qui non havemo 
€ manchato di solicitare e provedere al bisogno a tale lavorerio e opera 
« e per gli occorrenti e indisposti tempi non havemo aprunpto quello che 
« per tale causa reserchiamo il che dante Domino di presto haveremo a 
« prunpto: e vi faciamo intendere onninamente voler di presto dar prin- 
« cipio a tal cosa adeiocchè a Natale proximo ne habiate una bona parte 
« fornita sì corno voi desiderate e speriamo non tropo tardare a scrivervi 
« che ve doviate trasferir qui. — Datura Genue in nostro Pallacio die XXII 

Mo.rtii MDXXYII. Fogliaz. de' PP. del Comune — Archiv. Comun.) 



96 PITTURA 

sganzelle già fabbricate, e di volgerle a tondo del coro 
di s. Lorenzo, e quelle che dovea fare di proprio con- 
formare di guisa che sembrassero d' una mano colle 
altre. Queste si computavano a trentadue, se già non 
ne accadesse maggior numero venendo al fatto: senza 
contare gli stalli inferiori da ornarsi ad opera di pro- 
spettiva (1). Due quadri più vasti con istorie del Battista 
e di s. Lorenzo doveano fregiare due panche sui lati 
del presbiterio (2): e veniva ùltima la cattedra dell'ar- 
civescovo , da lavorarsi egualmente e di rimesso e 
d' intaglio. Facili nella mercede, erano d'altra parte i 
deputati assai severi nel tempo, stringendo il maestro 
in poco più di trenta mesi per tante e cotali fatiche (3), 



il) « Item s'è obligato e se obliga el detto maistro de fabricare de dieto 
« lavorerio trenta e due sganzelle seu tanto quanto serano de bisogno per 
« lo compimento con le sue sottosganzelle fate et lavorate di comisura e 
« prospettiva afflgurate secondo l'ordine di dette sganzelle prima fate dal 
« maistro sopradetto Anselmo senza alcuna pictura artificiale talmente che 
« stiano a la prova del raspare e di magior belezza in tutto che le pre- 
« dette di Anselmo ». [ut supra). 

(2) « ltem s'è obligato detto maistro fabricare ai due lati de Sancta Sane- 
« forum due banche che vengano . . . insieme cum l'opera de le scanzelle 
« e prospectiva nel medesimo modo et perfectione de dette scanzelle che 
« tengano el spacio de quattro scanzelle ognuna de loro de palmi sei 
« circa in ... de le quali banche debba essere uno capitulo fatto a figu- 
ri re de la istoria de Sancto Laurenzo e in altra uno capitulo de la isto- 
« ria de Sancto loanne Baptista secondo caperà proportionatamente nel 
« spacio di dette sganzelle e paro alla comisura di dette sganzelle ». — 
(ut supra). 

(3) « Hem s' è obligato il detto maistro fornire tutta l'opera sopradetta 
« nel modo sopradetto ... de tutto l'anno de 1529 inclusive cioè fornire 



CARTOLO vii. 97 

•standogli ogni altro lavoro mentro durasso la fac- 
lel coro. Da lor canto erano contenti di rimu- 
nerarlo con Uro seimila, dello quali di presente gli 
si .ano cinquecento; o dove, ad opera finita, 

moi I tatto più in là del suo debito, gli pro- 

aio alcun premio di giunta (1). Un Antonio 
Panesio entrava mallevadore del Pantaleoni , sia per 
gli accordi e sia pel contante già dato. 

Quanta fede mettessero i Padri in costui mi par 
to nei testi per me riferiti, e colà specialmente ove 
chieggono che nel magistero delle sganzelle entri in- 
nanzi al predecessore. Venuto anch' egli da Castel - 
nuovo , abitante in Savena ad un tempo col de Fo:<- 
: suo conterraneo, e chiamato a succedergli in quel 
Itolo, mi si fa credere scolaro di lui , anziché del 
de Rocchi pavese come ad altri è piaciuto. Certo eran 



« e mettere in opera le sopradette decesepte seanzelle ... et una bancha 
tutta una 1 anda infra lo anno de 1528 inclusive e le restanti sedece 

-< sgauzelle e con le suo sottosganzelle tanto quanto serano necessarie per 

v. complemento u! supra con l'altra bancha e la cathreda con le sue sot- 
- mzelle nel modo sopradetto per tutto lo anno de 1529 inclusive ». 

ut supra). 
1 « Item è convenuto tra le dette parte a ciò che detto Ioanne M 

* non manchi di fare detta opera bella e de magior eccelentia a lui pos- 
ile li prefati Signori li promettono pagare tutto quello cognosceranno 

« che haverà fato di più oltra lo obligo per la magior perfectione oltra le 
•• seimilia secundo el judicio et arbitrato de li prefati Signori che 

« sono al presente o de la magior parte di loro ne li quali in questa parte 

« se remette: e per observatione de le cosse predette el detto lodane Mi- 

<. chele si obliga lui e tutti li soi beui ». [ut supra). 

Vol. III. — Pittura. 13 



98 PITTURA 

lungi dal sospettare ch'ei gli fosse discepolo alle giun- 
terie, né gli esordj mentivano alle promesse. Innanzi 
al finire di queir anno Gio: Michele si provvide di 
acconcia officina in vicinanza del Duomo, togliendo a 
fìtto certa casa d' Urbano Giustiniano in contrada di 
Scutaria (1). E per due anni che ci rimase non pare 
che mancasse d'aiuti quanti ne bisognavano a tale as- 
sunto, tuttoché non ci consti se gli ufficj interposti a 
Napoli sortissero effetto. Del resto per la faccenda del- 
l' intagliare avea preso con sé un Giovanni Piccardo 
elettissimo artefice, che vedremo più tardi richiamato a 
salario dal Comune medesimo: per ora trattenuto e pa- 
gato da lui, come appare non dai libri delle spese, ma 
da certe parole dei documenti. I litigj che indi a poco 
seguirono , o meglio le carticelle che a noi ne rima- 
sero , ci scoprono altri forastieri che lavoravano nelle 
sue stanze , e prima un Gaspare de' Caj da Brescia , 
che vi stette a servizio dal 25 aprile a mezzo l'agosto 



(1) In nomine Domini Amen: Urbanus Justinianus q. Fabiani sponte etc. 
locavit et titulo et ex causa localionis dedit et concessit seti quasi Ioanni Mi- 
rimeli de Pantaleonibus q. Abramini magistro intarsiatori presenti et stipu- 
lanti etc. domum unam ipsius Urbani sitam lanue in contratti Scutarie cui 
coheret antea via publica ab uno latere domus Thome de Brugis et si qui etc. 
ad habendum etc. prò annis duobus proxime venturis : et prò pensione et no- 
mine pensionis libras octoginta quinque pagarum S. Qeorgii anni presentis prò 
primo anno et successive de anno in annum. — Actum lanue in Bancis ad 
bancum mei Notarii infrascripti: Anno Domin. Nativ. MDXXVII Indictione 
XV die V Decembris. (Atti del Not. Prospero Revelli). 



CAPITOLO TU. 00 

del 1520 (l), com'egli slesso si adoperò di provare, 
non so a quale inlento, d'innanzi ai Tadri. Gliene re- 
testimonianza due compagni d'opere, i quali erano 
un Vincenzo del fu Bernardo da Bologna e un Mat- 
teo di Romanbllo da Imola . lavoranti anch' essi di 
Michele per mesi e giorni altrettanti, meno il 
lempo che spesero in adohbaro la Cattedrale pel pros- 
simo arrivo di Carlo V. Quest'atto ha la data del 18 
agosto; due giorni dopo il Pantaleoni è nuovamente 
al Comune per affermare co' medesimi testi altri casi 
che lasciano presentire o disastri o pericoli. Racconta 
(e i due romagnuoli gliene fanno fede) com'egli avesse 
fermato ai lavori un maestro Gio: Pietro de' Bazaloni 
da Mantova, e datogli a credenza scudi ventisette del 
Sole, finché tornasse di Bologna ove intendeva recarsi 
ad assettar la famiglia e la casa : di quel denaro si 
farebbe ragione in conto di giornate pel s. Lorenzo. 
:ion che tra 1' andare del Bazaloni e il sostenere 
di Gio: Michele eran iti già quattro mesi; e come del 
mantovano non par traccia in più tarde scritture, così 
veniamo in sospetto d'alcuna frodo. E v'ha di peggio 
per lui; ma le nostre notizie s' avvantaggiano d" un 



1 MDXXIX die XVIII Ai i Ves peri/; al Cwmeram Spedati Officii 

DD. PP. C : Gaspar de Chais do Bre.:sia q. Ber, em facere et 

probare volens qv.en iti domo magistri Io. Michaelis de Pan- 

taleonibus a die XXV Aprilis circa prof abricha scancellarmi Ecclesie Majoris 

lanuensis etc. Arch. Comun., Foirliaz. più volte mentovato,. 



100 PITTURA 

fatto assai prezioso alla storia. E questo è che Gio: 
Michele, disponendosi all' opera dei due quadri mag- 
giori da collocarsi nel presbiterio in quelle forme che 
il contratto dimostra , ne avea commessa la bozza o 
modello in pittura a Gerolamo da Trevigi, notissimo 
ai Genovesi come primo dei dipintori che usassero pen- 
nelli nelle stanze del Principe (1). E forse il lavoro 



J) ►£< MDXXVIIII die Veneris XX Augusti in terciis ad Cameram Spec- 
iali Officii: Mag. Io. Michael de Pantaleonibus /idem Jacere et probare vult 
qucmadmodum anno presenti de mense Aprilis dedit et concessit schuta vcginti 
septem auri solis mayisiro lo. Petro de Bazalonibus mantuano qui ire vole- 
bat Bononiam ad providendnm domum suam et familiam et deinde redire la- 
nnam ad laborandum cim dicto mag. Iohanne Michaele et excusare dieta 
■schuta XXVII in laboreriis per eum Jaciendis ad fabricham schancelarum Ec- 
clesie Majoris Ianuensis. — ì%* Die ea: Matheus de Romanello q. Baptiste 
lestis ut supra productus suo juramento testificando dixit se hoc idre videlicet 
quia ipse testis vidit quod de dicto mense dictus mag. Io. Michael dedit dicto 
mag. Io. Petro dieta schuta viginti septem solis cum hoc quod dictus mag. Io. 
Petrus ire debebat ad providondum suam familiam ut supra et deinde revertere 
ad laborandtim cum dicto mag. Io. Michaele: Testes Iohannes de Cazali q. Io- 
cobi et Iacobus Spiuula de Signor io q. Augustini. — ^ Die ea hora et loco 
suprascriptis paulo post presentibus lestibus suprascriptis: Vincentius Bono- 
niensis q. Bernardi lestis ut supra productus suo juramento testificando dixtt 
se hoc scire videlicet quod de dicto mense vidit quod dictus mag. Io. Michael 
dedit dicto mag. Io. Petro schuta quindecim solis cum certis monetis valorem 
cujus (sic) ignorai cum hoc quod ire deberet Bottoniam ad providendum domvM 
et deinde revertere ad laborandum cum dicto mag. Io. Michaele et ultra dedit 
dictus mag. Io. Michael schuta decem solis que dare debebat dictus mag. Io. 
Petrus nomine mag. Io. Michaelis cuidam magislro Ieronimo de Trevixi pie- 
tori in dicto loco Bononie prò quodam laborcrio picturc videlicet hislorie Sancti 
Io. Baptiste quam fabricabat ipse mag. Ieronimus diclo mag. Io. Michaeli prò 
fabricha schancellarum Sancii Laurentii: Testes predicti. (Atti del Not. An- 
drea Rebecco — Fogliaz. 1, Ì528-T3). 



,' M'ITOLO VII. 101 

l'u accordato, e fora' anche iniziato in Genova; ma Ge- 
rolamo a quest'ora b' era tratto in Bologna, non so so 
accudendo al dipinto, ma certo aspettandone il prezzo 
pattuito in iscudi dieci. Or tale somma per l'appunto 
consegnò al Bazaloni Gio: Michele per isdebitarsi col 
trevisano , e con certa sollecitudine, e con precise at- 
testazioni il notifica ai Padri. Che cosa ò lecito a noi 
di raccoglierne 9 Che la fede del Pantaleoni sortisse fe- 
licemente ? Avremmo ben pochi dalla nostra, e molti 
in contrario , ai quali sarà meraviglia e disgusto che 
fra tanti maestri di commettere o di scolpire sganzelle, 
abbia a cercarsi un uomo intero, come suoi dirsi , col 
fuscellino. 

A tutti questi aiuti del Pantaleoni si dee forse ac- 
coppiare un suo figlio nomato Antonio, il quale a vi- 
cenda col padre si vede apparire nelle noto dei paga- 
menti. Procedono queste fino al 1. settembre del 1530; 
ma dubito che d 1 assai prima si sospettasse la costui 
fortuna se non pur l'onestà: e quasi me ne certifica un 
inventario che Tanno addietro, il 16 appunto di set- 
tembre, fu per mandato de' Padri disteso nella casa di 
lui. E meglio si direbbe staggina , dacché le masse- 
rizie, tutte quante ve n' erano , furon date a custodia 
d' un Marco degli Abati, perchè non fossero mosse ad 
insaputa del Magistrato. Erano pezzi incomposti , o 
membra o abbozzate o già in pronto pel coro ; altri 
legni o in tavole o in ciocchi : di suppellettile due let- 
ticciuoli ed un organo. Già fin d 1 allora lo crederesti 



102 PITTURA 

lontano da Genova, se potessimo negar credito ai no- 
tularj dell'anno seguente ; né v'ha modo a cavarci di 
briga fuorché argomentando che la mala parata degli 
Ufficiali lo tenesse alcun tempo in dovere. Ma il 9 no- 
vembre del 1530, eccoti il sindaco della Repubblica , 
Andrea Rebecco notaio , d' innanzi alla Ragione : aver 
Gio: Michele violati i patti; oltreché il tempo era corso 
ben oltre i termini segnati in iscritto, aver lui diser- 
tata l'impresa con tanto di valsente in sua mano, quanto 
non può valere a metà quel che lascia incompleto o 
confuso o non bene eseguito (1). Gio: Michele fu con- 
dannato a rendere 1' indebito, a giusta stima di ciò che 
avea fatto : la quale sentenza si volgeva (com' è a 
credere) contra il fìdejussore che agramente se ne 
difese. Dalle ragioni che il sindaco gli contrappose 



;li MDXXX IX Novembris: Andreas Rebechus Sindicus Excel.se Reipublice 
Genuensis -ut constat per scripturam publicam quam exhibet etc. dicit quod In- 
ter Magni/, DD. tunc PP. Communis ex una et mag. Iohannem Michaelem 
de Pantnleonibus ex alia fuerunt pacta facia Urne* quibus median- 

tibus d'ictus mag. Iohaanes Michael promisit cura effeclu fabricare et perficere 
intra terminum jamdiu preteritum scanzellas et seu sedilia chori Ecclesie Mafo- 
ris Genuensis sub modis contentis in instrumento super inde confecto quod e- 
xhibet et infra quorum solutionem habnerit libras tresmille quadringentas sexa- 
ginta quatluor sol. XII II den. X : preterea quod dictus mag. Ioannes Michael 
non observavit promissa imo que fabricavit est (sic) in mina pars eorum que 
facere debet et non sunt in pulcritudine et bonìtate ut facere promisit in grave 
dammm ipsius Sindaci et vilipoidium divinum et ipsius Reipublice: quo fit 
quod teneatur restituere pecunias ac&ptas et ultra ad omnia damna et interesse 
dicti Sindaci in processu liquidanda salterà deduc'o co quod dictus Ioannes 
Michael habere deberet opere perfecto et estimando per personas expertas et 
deputandas etc. etc. (Fogliazzi nell'Archivio Comunale). 



CAPITOLO VII. 103 

impariamo quali si fossero allora e buon tempo ap- 
presso le opero del Capitolo: do' sedili, ultimata non 
più che una terza parto di quel che dovevasi, o que- 
sta di legno o malsano o al dissctto delle convenzioni: 
necessario, a finire il lavoro, che alcun maestro eccel- 
lente si chiamasse di fuori con ispendio d'oltre a lire 
cinquemila: aggiungi il biasimo che nò usciva nel 
pubblico, con grave disdoro della Signoria e vilipen- 
dio alla Keligione. Per non bazzicare di troppo in 
quistioni di curia, conchiuderemo che ad istanza dei 
Padri fu venduto ad un Bernardo Caroso il podere 
che Gio: Michele possedeva in Savona, come dice 
una lettera del 18 agosto 1531 al Podestà della terra 
Pier Giovanni Grimaldi Viale: nò saprei dire se il 
prezzo della vendita bastasse a ristoro del danno. 

Ma i Signori fin dai primi sospetti, o presaghi 
della diffalta, o pensosi dell' opera, avevano invitato 
di Bologna fra Damiano Converso dell' Ordine di S. 
Domenico, già riputato a quo 1 giorni pel più virtuoso 
maestro che avesse Italia ad istoriare d'intarsio. Se 
non m' inganna la nota dei dieci scudi del Sole che 
s'ebbe in ricambio, registrata col 31 agosto del 
1530 (1) , non venne allora né fu richiesto se non 



1 MDXXX die ultima Augusti: Pro Nicolao Spintila de Signor io solutis 
de ordine Officii Patri Fr. Damiano Ordinis Sancti Dominici et magistro 
scanzeHarum qui venit Tannarli ex Bononia de ordine lllustr. Dominationis 
prò retidenda opera scanzellarum : scuta X solis prò dicto Nirolao l. XXXII li 
sol. X. (Archiv. Commi. — Cartularj). 



104 PITTURA 

per consiglio: e d'altra parte siffatto proposto consuo- 
nava alle giuste apprensioni che avea messe il Re- 
becco e nel Senato e nei Padri. Ma sfidati che furono 
in tutto del Pantaleoni, io mi fo certo che per V o- 
uera delle sganzelle facessero disegno in fra Damiano. 
e sembra dircelo una memoria del successivo novem- 
bre eh' io tolgo dai cartulari medesimi (1). Di sei 
scudi (così leggiamo) fu retribuito un Battista di 
Protto del recarsi che fece in Bologna a chiamar 
quel valente pel lavorìo degli stalli: e n' andava con 
lettere esortative non pur del Comune ma del Vica- 
rio Generale di S. M. di Castello. A chi domandasse 
gli effetti, io dovrei restar mutolo se non credessi 
che ai nostri rogiti; ma le accurate notizie che del 
suo correligioso ci somministra il chiarissimo P. Mar- 
chese, mi sforzano, nonché mi persuadano, a credere 
eh' ei non tenesse per allora 1' invito. E veramente 
fra Damiano da Bergamo, accolto di fresco nell' Or- 
dine dei Predicatori in Bologna, avea pur allora ul- 
timati per saggio del suo valore quei sette scanni 
de' quali non fece mai cosa alcuna né più degna né 
più elaborata; lodi maravigliose risuonavano e dentro 
e fuori della terra, e pochi mesi addietro l'orgogliosa 



(lj MDXXX Vili Novembris; Pro Nicolao Spintila d,e Signor io solutis 3ap- 
tiste de Protto prò sua mercede eundi in Bononia cum lilteris Spedati OJfìcii 
et D. Vicarii Generalis Fratrum S. Marie de Castello ad vocandum Fr. Da- 
raianum de Bergamo prò laborerio scanzellarum : sciita VI et prò dicto Ni- 
colao. (ut supra . 



CAPITOLO VII. 105 

potenza di Carlo V. che prendea quivi la corona di 
Cesare, maravigliando l' insigne lavoro, era calata a 
visitare famigliarmente la povera cella del frate. Il 
perche i Religiosi di quel Convento gli aveano di 
un tratto allogato non una ma tre opere di molta le- 
na; e non è dubbio eh' ei di presente non s'accingesse 
a condurle (1). Ond' è che se noi per un lato vor- 
remmo credere che le istanze del nostro Comune e 
le commendatizie del P. Vicario potessero non medio- 
cremente sull' animo del prode artefice, non possiamo 
per 1' altro discredere che lo zelo dei confratelli, e il 
valore delle opere che gli erano commesse, e l' affetto 
ad una città dove aveva gustati i primi trionfi, con 
più di efficacia noi ritenessero. 

Così n' andò queir anno del 1530, e dieci altri 
di sèguito, durante i quali ci si mostrano gli Uffi- 
ziali del Comune o fastiditi o disconfortati del cer- 
care un maestro che seguitasse gì' intarsj. Ma li 
urgeva il bisogno di comporre e allogare queir accoz- 
zaglia di cornici, di bracciuoli, di modiglioni che Gio: 
Michele da Càstelnuovo avea disertati fuggendo di 
Genova; e forse volevano in piedi il Capitolo, anche 
a prezzo d' attendere migliore occasione alle storie, 
e fors' anche avevano buone speranze da fra Damiano 
pel tempo avvenire. Adunque pei due lustri che se- 



1 V. le Memorie dee piti insigni pittori, scultori e architetti Domenicani del 
Padre Vincenzo Marchese: Voi. 2, c<y;. 13. 

Vol. III. — Pittura 14 



106 PITTURA 

guono, il coro di S. Lorenzo non vide che intagliatori; 
ed io mi persuado che per man di costoro si mette 
a buon termine l'intero emiciclo, quant'è di riquadratura 
e d'ornato. E qui si devo ai Padri non piccola lode, i 
quali per l'uopo dello scolpire richiamarono quel Gio\ 
ni Piccardo che già trovammo a salario col Pantaleoni. 
e che dopo la costui partita era a sua volta scomparso da 
noi, e bazzicava (a quel che pare) per le ultime bande 
della Riviera occidentale. É pregio dell' opera il co- 
noscer la lettera che indirizzava l'Ufficio ad un Gio- 
vanni Galliano, caldamente esortando che in Nizza 
o nelle sue circostanze ne cercasse la traccia, e non 
trovandolo vedesse d' avere altri maestri o di costì o 
di Provenza (1). La lettera porta segnato il 28 marzo 

(l) « Spedate Vir Nobis carissime — Bisognando l'Officio nostro di per- 
« licere la opera de le scanzelle de la Gezia Majore de la Cita nostra de 
« le quali havia cura uno maestro Ioan Michele da Castelnovo cum lo quale 
« ha lavorato uno certo maestro loan, Pichardo intagliatore di legname 
« quale intendiamo esser costì o vero in le circunstantie: pertanto ne fa- 
« rete summo piacere a vedere se detto maestro Ioan si pò trovar in vo- 
« stre bande et a quello procurar di parlare e intender di venir de novo 
« qui per talle opere che bene da lui sarà meritato essendo tal opera 
« adesso in nostre mane: e se cum lui potessi condurre uno fino in doi 
« maestri di suo exertitio quelli edam si meriteriano secondo il loro a fare. 
« E in caxio che di tal maestro non pottessi haver nove non vi rinere- 
« scerà vedere se da vostre bande o da Avignone potessimo bavere pro- 
« vixione d' altri maestri per talle opera e darne adviso del tuto. E per- 
« che sperando per mano vostra haver bono recapito e confidandosi non 
« vi debia esser molesta tal fatica a voi habiamo ricorso offerenndosi 
« per voi pronti ad ogni vostro comodo — Genue: die XXVIII Marta 
« MDXXXI — Officium Patrum Communis Janue — A tergo; Spedato Viro 
« Johanni Galiano Nobis carissimo — in Nitia. (Fogliaz. Archiv. Comunale). 



capitolo vii. 107 

del 1531, ina non pare elio il PlCCARDO si rimettesse 
al lavoro prima del C ottobre. Quanto vi dorasse 
possiamo altresì argomentarlo dal conto finale do' suoi 
salarj, laddove si parla di un quattordici in quin- 
dici mesi, salvo non poche giornate che aveva a più 
riprese operato nelle stanze del principe Doria (1). 
Dicci scudi per mese erano la costui provvisione. 
E diremmo per giunta che il lavoro di lui mettess i 
-ganzelle in tuie assetto da poterle fermare a' lor 
luoghi, perocché di quo' giorni è registrata la mer- 
cede d' un maestro Michel de Simoni che le chiovò 
con fatica di quattro lunghe giornate (2). 

1 MDXXXIII XXX Decembris: Expense Sancti Laurentii: prò 
gistro Iohanne Piccardo prò suo salario mensium quatluordecim et d 

rpt ornai XVI Octobris de MDXXXI et fenitorum prima lanini 
MDXXXIII: et ultra laborattt per dies qv.inqv.e computatis in ipsis mea- 
sibus XIV diebvs XX sed deductis ex ipsis mensibus diebus quibus laboravit 
in dicersis victlus cum Illustr. Principe: adeo quod reslanl menses duodecimi 

l A'J ad senta decem prò mense ut eonstat in consteo notularum de 
MDXXXIII iubdie XVI Octobris: Val. prò co l: CCCCXXX sol. II — Ar- 
chiv. Comunale — Manuale di scrittura 1533). Un'altra scritturazione che 
riflette al Piccardo colla data di più che tre anni appresso, non basta 
a giudizio nostro per provare eh' ei rimanesse fino a quest'epoca ai la- 
vori del coro. La nota è del seguente tenore — ^ MDXXXVIIdie XXV [ 
Martii: May. Io: Pichardus prò Lazarino de Brignolis ejus procuratore ha- 
bente baliam ut in antecedenti continetur debet prò Nicolao Spinula de Signo- 
rie l&ras nocem soldos tres et denarios quinque: l. Villi 5. ///. d. V. 
'Manuale 1537). 

2 MDXXXI/I V lunik Expense Sancti Laurentii: prò Nicolao Spiuula 
de Signorio: solutis Maj. Michaeli de Simonibus prò jornatis qmtuor factis 
rum suo famulo ad clavandum scanzelas S. Laurentii: l. Ili sold. Vili - 

Manuale 1537). 



108 PITTURA 

Ma quel eh'' è d' intarsj storiati, eh' è quanto dire 
dei postergali, non fu così presto soddisfatto il voto 
dei Reggitori, essendo manifesto che in que' due lu- 
stri giacque affatto il lavoro. Il 12 aprile del 1540 
vediamo ricomparire fra Damiano da Bergamo, non 
come prima alla Camera de' Padri ma davanti alla 
Signoria, né da solo a stimare le altrui fatiche, ma 
in compagnia d'un suo creato. e concittadino a pat- 
teggiare in lor proprio nome. Chiamavasi costui Gio: 
Francesco di Lorenzo Zambelli; e non è vano il 
supporre che gli fosse ancora congiunto di sangue, 
poiché il chiaro D. Luigi Monari monaco di S. Pietro 
in Perugia ci fé' sapere per voce del Caffi, come Da- 
miano si nominasse Zambelli mentre visse la vita 
del secolo. Comunque sia, Gio: Francesco fin dal 
1527 era aiuto di fra Damiano in Bologna, e più 
anni vi rimase con esso, né vuoisi discredere che 
più volte vi ritornasse di poi. Quando vennero a Ge- 
nova e s' ohbligarono in iscritto ad operare per noi, 
erano per cominciarsi le opere di quel coro che in 
S. Domenico di Bologna fece e fa tuttora immor- 
tale la memoria del Frate. Ora la costui venuta, e 
la fede ond' egli si stringe ad eseguire di propria 
mano due grandi tavole pei seggi del Doge e del- 
l' Arcivescovo, mi saldano nell' opinione che da gran 
tempo egli avesse promesso di compiacere per alcun 
modo del suo magistero ai degni Operai della chiesa: 
Eran questi Ettore Fieschi del collegio de' Governa- 



CAPITOLO VII. 109 

tori, e Cristoforo Grimaldi Rosso con Fier Giovanni 
cibo di Chiavica de' Procuratori, i quali gran tempo 
perseverarono in curare le opere del Duomo, e pos- 
siam dire che lo compiessero. Veggo poi testimonio 
alla polizza quel Cipriano Pallavicino più tardi ar- 
che mai non fu sazio di procuraro al suo 
tempio e alla sua patria il più bel fioro dello arti. 
Chi vuol conoscere a qual peso si sobbarcassero 
i due Zambelli, e per quanta mercede, e con che 
altro di condizioni, metta gli occhi alla scritta 
autentica che già scoperta e pubblicata dal dotto 
mio amico Belgrano nulladimeno ristampo intera, 
sì come preziosa e pei maestri e per 1' opera (1). 



! £l « .1' Nome di Dio: A dì XII di Aprile del 40 a hore XIII o 
« circa in la stanza dove sogliono li Magnifici Procuratori ed Uffiziali di 
« Pallazo a Genova — Patti et conditioni tra li Magnifici Signori Het- 
« tor Fiesco un de Magnifici Governatori Cristoforo Grimaldo Rosso et 
« Petro Gio: Cibo de Clavica doi de Magnifici Procuratori tutti tre de- 
« putati per la fabrica o sia ornamento della Chiesia maggiore di S. Lo- 
« renzo da una parte et Francesco di limbelli di Bergamo maestro di far 
« sganzelle dall' altra parte in tutto come si dirà di sotto. Prima 
« il detto Francesco se obliga spontaneamente alloro [sic) Magnifiche Si- 
« gnorie et a me N'otaro e Cancelliere infrascritto che ricevo a nome et 
« vicenda dell' Ecc. Repubblica et Loro Signorie Magnifiche chel verrà a 
« lavorar le scanzelle della detta chiesa in questa cita et darà principio qui 
« al detto lavoro al più tardi al primo giorno di Settembre prossimo né 
« se partirà de la presente cita chel non babbi fornito prima il detto la- 
« voro bene a giudicio de Loro Signorie nò interprenderà altro lavoro che 
« non habbi fornito il predetto pienamente et in guisa che Loro Signorie 
« se domandino satisfatte per il predetto lavoro sotto pena di cento scuti. 
« In caso che non osservasse le predette cose sotto obbligatione de soi 



HO PITTURA 

Non per questo crederò che gli effetti seguissero in 
tutto secondo gli accordi, e specialmente percento di 
Gio: Francesco , il quale sottoscriveva a rimanersene 
in Genova fino a lavoro ultimato, e a cui promette- 



re beni che ha et harà vole et se contenta il detto Francesco essere - 
« mariamente convenuto et condannato in le predette pene et quelle pa- 
« gare et essere astretto di pagare in nual si vogli loco dove el se ritro- 
« vasse giurando non contravenire alle sudette cose. All' incontro pro- 
« metteno li prefati Magnifici Signori al detto Francesco pagare ogni 
« quadro chel lavorarà fornito con le sue cornise tanto secondo la mezu- 
« ra et dessegno gli daranno Loro Signorie venti scuti d' oro et più 
« promettono dare al detto Francesco conveniente stanza per lui et sua 
« famiglia senza carrico de pensione e fitto alchuno. Prometteno anchora 
« al detto Francesco che fornito il detto lavoro in loro bona satisfatione 
« gli daranno di loro liberalità per presente quel tanto che dirà il prefato 
« Magnifico Signor Hettore se così gli parerà Sua Magnificentia che se 
« facia. Delle quali cose Loro Magnificentie mi ordinano et il prefatto 
« maestro Francesco me prega che ne riceva un pubblico istrumento. — 
« Testimoni il molto Rev. et Magnif. Messer Cipriano Pallavicino e Ge- 
« orgio Calvo Carpenino. » 

« >Ji Al medemo giorno — Promete Fra Damiano fabricare alloro Ma- 
« gnificentie doi quadri quello cioè della Cadrega de Monsignor Rev. 
« Arcivescovo et quello dell' Eccellentiss. Signor Duce con le sue cornise 
« attorno fra le feste della Natività di Nostro Signore prossime et fa 
« questa promissione in presentia del R. Padre Priore Domenico della 
« Mirandola. Loro Signorie Magnifiche promettono dare al detto Fra Da- 
« mìano scuti ventisette per precio di ognuno de detti quadri delle me- 
« zure et dessegno gli daranno Loro Signorie: Testimoni ut supra. » 

« ^ Al detto giorno — Hanno chiarito li prefati Magnifici che page- 
« ranno alli detti quanto haranno speso per farse far li schizzi. Li qua- 
« dri se debbeno far dove ha da sedere la Illustrissima Signoria hanno 
« da repartirse in sette e prendere tutto quel sito vi è computato le due 
« ultime scanzelle le quali se hanno da levar sì da luna banda come da 
« l'altra. » (Archiv. della Repubblica — Politicorum — Mazzo 5.) 



CAI-ITOLO VII 111 

vano irli ordinatori gratuite stanze per soprattenervi 
altresì la famiglia. Ed oravi in latto anche un anno 
più in qua, e conio uomo deliberato a rimanervi 
gran pezza istituiva procuratore alle sue faccende 
in Bologna un maestro Antonio Spalla armaiuolo che 
gli era cognato e abitava in quella terra (1). IV altra 
pari nato appuntino a' due lati del presbiterio 

ino nel quale si spedì del lavoro, leggendosi in 
a tabella a dritta: Anno Libertalls XVIII. e in 
altra opposta: Io: Franciscus Zambellus bergomensis. 
Xon regge al verosimile che Gio: Francesco penasse 
un sessenio intorno ai non molti quadri che si cono- 
scon per suoi, come farebbe credere la prima epigrafe 
la quale ci tira per giusto compito al 1546. Viem- 



1 In nomine Domini Amen: Dom. Ioannes Franciscus de Zambelis de Ber- 
gamo quondam Laureata omni jure via modo et forma quibus meliv.s potuti 

ter ordina et le- 

ctorem fartorem ci negociorum gesf orerà et loco sui 

posnit et ponit mag. Antonium dietim Spala faòricatorem armorum ejus co- 

absenlem tanquam presenterà ad omnia et s iugula ipsius constituentis 

negocia agenda gercada tractanda et administranda in judicio et ext 

ritiiale Bononie et circunstanciis etc: 

et ad locandina et dislocandum quascumque domos terras et 

possessiones ac quecumque bona mobilita (sic) et immobilita ac jura actiones et 
rationes ipsius constituentis etc. — Actum Ianue in sala superiori P 
Communis zidclicet ad bancum mei jam dicti Notarti: Anno Domin. Nativ. 
millesimo quiagcntesimo quadragesimo primo Indictione tercia decima secuu- 
dum Ianue cursum die locis quinta Maij in Vesperis: presentibvs testibus Io: 
Francisco Abbo Pauli et lacobo de Puteo q Iure civibus Ianue al hec 
tis et rogatis. (Atti del Not. Pantaleo Lomellino Fazio — Fogliaz. 8 — 
1539, 42. 



112 PITTURA 

maggior peso ha l 1 autorità di lui stesso, che a dir 
del Ticozzi segnò del medesimo anno il Capitolo della 
Cattedrale di Bergamo, sua fattura od in tutto od in 
parte. Se durante i sei anni disertò affatto e fra 
Damiano e Bologna, non sarà assurdo il conchiudere 
eh 1 ei s' alternasse fra Genova e la sua terra natale. 
Altri indizj verranno per occasione nell' esame delle 
opere, al quale è ornai tempo eh' io mi conduca. 

Se alcuno mi notasse di* minuzioso nell' esporre 
Je fortune del nostro coro, sappia com' io fui mosso 
da doppio intento: prima perchè non si privi del de- 
bito encomio la solerzia de' nostri maggiori che in- 
tesero a decorarlo, e perchè si conosca come la ne- 
quizia degli uomini e della fortuna faccia talora con- 
trasto a' generosi proposti. Né ci volsero più benigne 
le sorti ad opera fatta. Riformati nel 1624 gli orna- 
menti della vòlta, n' andaron quasi a soqquadro gli 
stalli, rimossi o in tutto od in parte; e dove patirono 
danno, stesero più tardi la mano artefici di merito 
e di gusto diversi. É pur voce che a tempi moderni 
per opera di gente inesperta si rodessero sciagurata- 
mente gì' intarsj per disnebbiarli e schiarirli, e che 
da queir empio lavoro tornassero sconciamente alterati. 
Ma i più gran vizj sono innati al Capitolo stesso; ed 
io m' affido che già il lettore ne abbia fatta ragione 
seguendo i particolari del mio racconto. Però che 
qual concordanza di membri vorresti aspettarti là 
dove molti uomini s' affaticarono di tempo in tempo, 



CAPITOLO VII. 113 

o senza rispetto alcuno allo stile e al concotto altrui 9 
Certamente che a primo aspetto egli è quel Capitolo 
cosa in tutto magnifica, né solo magnifica ma gra- 
ziosa e leggiadra; tanto s'attaglia al luogo, o tanto è 
svariata ai contorni e giusta allo proporzioni. Cor- 
rendolo attorno hai diversa sembianza d' ingegni: hai 
quasi un compendio di cinque lustri, per volger dei 
quali le fattezze della pittura italiana si volsero dal 
) al lezioso e dal semplice al caricato. Non va 
poi senza un misto di maraviglia che nell' ordino 
delle istorie non regni unità di soggetto, e sien' an- 
zi ripetuti più volte i medesimi temi, quasiché ogni 
maestro operasse di volta in volta a capriccio, e senza 
veder pure il già fatto. In tale confusione non è cosa 
più oziosa o più vana a chi scrive, che andare esplo- 
rando di scanno in iscanno chi commettesse quel qua- 
dro od intagliasse quel fregio. Rimanga adunque al 
Fornari (che il negarlo è ingiustizia) 1' onore del 
primo concetto; e poiché il tacere affatto delle parti 
saprebbe forse di negligenza, i difetti medesimi ci 
sian guida al discernere: sì veramente che gì' indizj. 
quanti ne tralucono dai documenti, non ci fuggano 
dalla memoria. Nella quale rivista, breve ed imper- 
fetta che sia, pure ci terremo alla successione degli 
anni e de' maestri che v' ebber mano, avvertendo 
fin d' ora che il numero delle sganzelle non patì al- 
terazione se non leggera, e fin dall' epoca di fra Da- 
miano, siccome leggemmo nella sua scritta. Imper- 
Vol. ITI. — Pittura. 15 



114 PITTURA 

ciocché colla somma di quarantanove stanziata in prin- 
cipio per gli stalli soprani, quadra a puntino l'attuale 
a chi computi le diciannove del mezzo tondo, le di- 
ciotto a' due lati, e lo spazio di quattordici occupato 
dal Frate nel presbiterio, sottratte le due che innanzi 
alla sua venuta dovevano far parte del coro. 

Le storie intarsiate nel semicircolo, dico a sommo 
il Capitolo, non si debbono nel lor complesso negare 
ad Anselmo ; che se lo stile non le mostrasse, par- 
lerebbe da sé la clausola dell' istrumento rogato col 
successore. Ricordiamo le diciassette sganzelle che al 
suo cessare lasciò compiute, e come Gio: Michele 
de' Pantaleoni promettesse comporle in tondo senz' 
altri indugi, accrescendo di suo dove un maggiore 
spazio o 1' andare della tribuna il chiedessero. Ora 
1' àmbito del mezzo cerchio ne conta due altre di so- 
prappiù: le quali ogni buon giudice potrà riconoscere 
ai segni, quantunque fuggevoli, che lasciano discer- 
nere dal maestro il discepolo. 11 martirio di s. Seba- 
stiano (o m' inganno) e la virtù di Giuditta, a destra 
entrambi di chi entra, paiono svelarsi a non so quale 
maggior grandezza di tratti e a certo abuso ne' sol- 
chi, non comuni ai dorsali vicini. Maggior divario 
è in certi altri sul fianco opposto, o un magistero 
(dirò meglio) incomparabilmente più eletto: come può 
vedersi nel Deposto di croco, nella Conversione di s. 
Romano, e nel Censo, che 1' uno all' altro succedono. 
De' quali non sarebbe un dir troppo, eh' ei paion o- 



CAPITOLO VII. 115 

p«n di pittura anziché di rimesso, benché la forza 
e 1' armonia delle tinte vi si vegga aiutata nello om- 
bre per industria di fuoco. Ma V ingegno istituito a 
valorosa scuola si dimostra al disegno grandioso e 
t'ormo, alla dotta composiziono, al giusto compenso 
de' toni. Non dubiterei d' attribuirli all' Elia de Roc- 
chi, sia perchè queste doti son quasi proprie ai pa- 
vesi, sia perchè il numero scarso risponde a quel 
non nulla di salarj che troviamo registrati nei libri. 
Fin qui 1' emiciclo: là dove, a giudizio nostro, delle 
sedici spalliere che d' antico ci avanzano, daremmo 
le undici al de Fornari, all'ELiA tre, le due rimanenti 
a Grio: Michele. 

Durante il triennio che sostenne con noi, crederei 
che quest' ultimo applicasse agi' intarsj del destro 
lato: tanto si conformano a ciò eh' ei fece in Savona, 
8 tanto ritraggono del gusto pavese che in quella 
terra gli stette molti anni sott' occhio. Nelle sette 
tavoline eh' io terrei per sue proprie, è anche una 
certa cura di riprodurre i concetti de' sommi con- 
temporanei, o spigolandone il meglio delle figure, o 
ripetendoli in tutto, come fece ad esempio dallo Spa- 
simo dell' Urbinate. Non si vorrà contraddire che le 
altre due, la Nunziata e la Epifania, sembrino mano 
più tosto d' Anselmo che sua; paion' anzi attestarlo 
la parità delle figure e la diversità delle storie, che 
nelle sette del Pantaleoni riguardano alla vita di 
Cristo. Ed anche in questo non mentiranno i nostri 



116 PITTURA 

giudizj; dacché per le due sostituite da lui nella 
curva, conveniva che altrettante del Fornari si allo- 
gassero altrove. E già s'era accinto per avventura alla 
parte sinistra allorquando o capriccio o sfortuna lo 
cacciaron di Genova; perocché la Limosina di s. Lo- 
renzo, che in queir ordine è ottava , ha troppo del 
costui fare. Né sarà, credo, a cui non dolga che il 
Pantaleoni abbandonasse l'impresa: tanto par nato 
ad emulare il de Rocchi, del quale ci restarono così 
scarsi gli esempj. Che se gli resta al di sotto per 
diligenza d' esecuzione, per isfumatezza di tratti e 
per varietà di colori, diresti d' altra parte che gli 
entri innanzi per vigoria d' espressioni, per risolutez- 
za di contorni, per facilità, per prontezza. Tantoché 
F ultimo artefice che gli è di rincontro ne intristisce 
a vederlo: ed è qui sovrattutto ove il coro par chie- 
dere pietosamente che 1' occhio di chi riguarda non 
ispazj da un lato all' altro, ma recandosi al secondo 
maestro, dimentichi quanto è possibile il primo. 

Quest' ultimo è Gio: Francesco Zambelli, il crea- 
to di fra Damiano, e quel solo che abbia nome nel 
Soprani, e forse per ciò solo che soscrisse nell'imo di 
un quadro. Più assidui ricercatori ( fra i quali m' è 
grato notare il Varni) è dritto che riempiano 1' antico 
difetto; ed anche è giusto per avventura che venga 
estremo alla lode chi l'ebbe quivi senza rivale infi.no 
ai nostri giorni. Il lungo oziare che s' è fatto nell'o- 
pera delle presenti tarsie, si dimostra allo stile dei 



CAI-ITOLO VII. 117 

disegni ohe servirono al bergamasco, già tinti di quel- 
l'ammanierato che innanzi a metà del suo secolo mu- 
tò sembianze all' italiana pittura. Nò dee piacere che 
Grio: Francisco contra le formo degli antecessori 
impicciolisse le sue figure per far luogo a prospetti 
d' architettura: così insaziabile a riempirne i campi, 
che nel Battista al deserto non mancano colonne ed 
altre reliquie di romani edifizj. É paruto al già 
lodato prof. Varai che la composizione e il disegno 
di que' capitoli ove si mostrano i fatti del detto Santo 
tradiscano lo stile di Giambattista Castello da Ber- 
gamo: e veramente ti sembrerebbe di rivedere in tar- 
sia quella maniera che tenne costui sulle tele e sul 
fresco. Aggiungono peso alla congettura due fatti ri- 
levantissimi: il paese comune all' intarsiatore, e la 
sua tanta perizia nelle cose di prospettiva da far- 
sene maestro al Cambiaso. E però non ardisco di 
contraddire; ma contraddice per me 1' autorità delle 
carte, le quali traggono in Genova il Castello molti 
anni più tardi, né all' epoca del Zambelli consentono 
di crederlo più oltre che sedicenne. E nondimeno ò 
da star sulle guardie: perocché non sarebbe stolto il 
supporre eh' ei disegnasse da giovinetto le storie 
sovra indicate, o che altri maestri più tardi lavoras- 
sero que' postergali che noi rechiamo al Zambelli. 
Certa cosa è che in tutte le costui tavole non si vede 
uno stile medesimo; negligenza ed errore comune a 
molti intarsiatori di quella età, contenti alla propria 



118 PITTURA 

meccanica, mancipj del resto ai disegni altrui. Sarà 
pure chi creda che assai volte s' ajutassero delle stam- 
pe che già per l'Italia si trafficavano in copia, e non 
di rado rubacchiando da più intagli una od altra fi- 
gura ne componessero un tutto che pare compendio 
di molte scuole. Dal quale sconcio non si salva Da- 
miano stesso nei due gran quadri del presbiterio; né 
anche in quello degl' Innocenti, dove più gruppi di 
Raffaello si mescolano alle invenzioni e ai partiti di 
vario autore. Dell' altro non dico, a guardare il quale 
hai sembianza di molte persone che stiano in iscena 
non costrette a verun soggetto né chiamate ad alcuna 
azione. E ciascuna figura ti richiama, per così dire, 
ad imagini già note, quasiché all' intarsio de' legni 
dovesse conformarsi una tarsia di concetti. Arroge 
che in quegli anni fortemente adescati ad un nuovo 
gusto, i maestri di commesso, o ligj agli altrui 
disegni o plagiarj, si mostrano spesso diversi nelle 
opere loro, e in diversa misura pieghevoli. Così fra 
Damiano eh' è semplice e casto in Perugia e in Bo- 
logna, riflette in Genova il risentito di Michelangelo, 
per non dire 1' affettazione de' suoi seguaci. Conside- 
rato da esecutore è maestro grandissimo. Il rimesso 
de' legni che in altri lasciano profili e solchi ricisi, 
si fonde per lui in un' arcana armonia che pare 
emula della pittura: né a simulare i pennelli vi man- 
cano le sfumature, i passaggi, le mezze tinte, e quanto 
può dare la tavolozza più varia e più ricca. Ma la 



CAPITOLO VII. 119 

fama di tant' uomo vaio troppo più delle mie parole, 
e basta al mio ufficio il notar poche cose che nella 
mente di chi legge deono ripugnare al narrato di 
sopra. Però che ne' due grandi intarsj non si veg- 
gono i temi pattuiti nella scritta, nò lo spazio di 
sette sganzelle potrebbe capire nelle lor dimensioni. 
De' Santi Battista e Lorenzo prese cura il Zambelli 
ne' postergali del coro: Damiano compose ed istoriò a 
suo talento. E ad empiere il luogo del presbiterio si 
intrusero in ispazj minori altri intarsj, dei quali 
non havvi d' antico fuorché il secondo a man dritta 
con figure e prospetti tra il bizzarro e 1' allegorico. 
È chi '1 rinnega per fattura di Gio: Fkancesco, come 
a molti par verosimile, né certa disparità di sem- 
bianze è argomento che valga perch'ei s' aggirava in 
disegni di varie forme. Quivi è solcato 1' anno diciot- 
tesimo della Libertà, in quella guisa che all' un capo 
del coro, nel Ritrovamento di Mosò, Gio: Francesco 
(come dicemmo) scrisse il nome. E anche in questo, 
del quale non si vorrà negare la paternità, egli men- 
tisce apertamente all' ordinario suo stile. E per fer- 
mo non erra chi '1 crede replica da fra Damiano, che 
in figure egualmente piccole cel presenta in Bologna, 
e non lavorato pel nostro coro, ma postovi a comodo: 
tanto discorda dagli altri intarsj, senza dire una 
giunta che vi fu fatta per agguagliarlo all' altezza 
delle cornici. 

Degl' intagli toccherò vie più breve; e per qual 



120 PITTURA 

via trovar V opera di ciascun uomo ove tante mani 
trattarono scalpelli in confuso? So v'ha un criterio a 
seguire, questo è nelle forme decorative che per sì 
lungo tempo mutaron gusti, e nel valore delle singo- 
le parti, efficacissimo a discernere il maestro dai di- 
scepoli e dagli ajuti. Minor maestro di tarsia che 
d' intaglio fu a mio credere il de Fornari, e seguace 
nelle invenzioni di quel talento fecondo, capriccioso 
e piacevole che prima de' Toscani diede rinomanza ai 
Lombardi. L' emiciclo, che in tutto od in parte è cosa 
sua, ne rivela il merito in que' bracciuoli, in quelle 
tabelle, in que' fregi, variati e composti con una 
grazia che alletta, e d' un tocco sì franco che la di- 
ligenza è vinta dalla facilità. Il Pantaleoni ne ten- 
ne le orme, e paion dirlo gli scanni sul fianco a 
dritta, dove (od egli od altri dopo lui vi operasse) 
si rivede il medesimo stile, ma con meno di finitezza 
e di garbo. Principe fra tutti costoro è fuor di dub- 
bio il Piccardo, le cui produzioni si voglion cercare 
di luogo in luogo lunghesso il Capitolo, ma specialmente 
nel fregio che corre sull' ala destra. Egli ò ovvio a 
chi guarda con occhi attenti, non pure per la fer- 
mezza del taglio e la bontà del lavoro, ma per le 
formo altresì dell' ornare che si disgiungono dai pri- 
mi e si confanno al moderno. Nel triennio che separa 
la prima venuta dal ritorno eh' ei fece a quest'opera, 
Genova avea salutato Pierin del Vaga, e le stanze di 
Andrea Doria lo trattenevano in bellissime prove così 



CAPITOLO VII. 121 

di pittore come d' architetto e d' ornatista. Giovanni 
PlOCABDO, flio i documenti ci additano in quel palaz- 
zo, dovetto conoscerlo, e usar con lui, e lavorare for- 
s' anche co' suoi disegni: chò a nessun altri fidavasi 
il mecenate por 1' uopo delle minime decorazioni. Or 
dunque se in questo coro ne sente il gonio, non dee 
re maggior meraviglia per lui valentissimo, che 
•iti altri mediocri che imitando il guastavano. 
Il cognome lo fa ligure; e noterò di passaggio che 
un altro Picoardo di nome Oberto fu valentissimo 
agli ornati di plastica nello decadi appresso: argo- 
mento per altri libri. La parte sinistra, non altrimenti 
che ne' commessi, scade visibilmente nell' opera dello 
scalpello: contraffazione veloce, negletta, e spesso in- 
considerata dei precedenti. Più spiace il divario ove 
son membra più dilicate, come ad esempio nelle 
teste che sporgono all' infuor delle cube: leggiadre a 
vedersi ove ebbe mano Giovanni, sull' ordine oppo- 
sto abortive e goffe. Stimano taluni, e non senza 
ragione, che molte parti si sostituissero nel secolo 
appresso, ed altre forse di mano in mano, secondochè 
il coro sfasciavasi per l' umidore o andava in frusti 
per negligenza. Ma che diranno se gli atti del Ca- 
reseto notaio mi mostrano i lavori del Capitolo già 
tutti sozzopra nel 1564, eh' è come a dire innanzi a 
un ventennio dacché si davano per ultimati? I seguen- 
ti volumi ne troveranno le cagioni, e ben più veloci, 
ne' nuovi ornamenti che a metà del secolo si vollero 

Vol. III. — Pittura. 16 



122 PITTURA. 

al coro e al presbiterio : compiuti i quali, gli Operai 
della Cattedrale, Antonio Spinola, Paolo Sauli, Ettore 
Fiesco ed Oborto Giustiniano, conobbero non possibile 
il riattar le sganzelle d'entrambi i lati, senza un ar- 
tefice che ad opera di quadratura e d' intaglio le ac- 
cordasse e componesse di nuovo. Il rogito perde chia- 
rezza dal rozzo dettato e da'pensieri confusi: ciò non- 
dimeno mi lascia intendere come i sedili rimanevano 
intatti ove il coro s' incurva , e poneansi per modello 
al maestro che rimettesse nell'ordine stesso i due lati. 
Conveniva, se non rifare da capo, almen ricostrurre 
e ristorare a buon dato quaranta sganzelle: e se da 
una parte il prezzo di lire trentaquattro assegnate a 
ciascuna niega di rapportarsi a lavoro intero, per 
1' altra è menzione nell' atto di quadri, di termini, 
di figure, d' archetti e d' intagli che aveansi a fare 
di nuovo, e sulla forma dei vecchi (1). A tal fatica, 



(1) ►£< In nomine Domini Amen: « II nobile M. Antonio Spinola del q. 
« M. Thomaso uno dei deputati sopra la fabricha della Chiesia di San- 
« cto Laurentio et a nome delli nobili M. Paolo Sauli Hettor Fiesco et 
« Oberto Giustiniano ancbora deputati et per li quali detto nob. Antonio 
« facendo causa propia promette cbe haveranno fermo il contenuto in lo 
« presente instrumento altramente detto nob. Antonio resterà propio nomine 
« obligato vogliando essere obligato anchora che si puossa dare per fatti 
« d'altri non puotesse obligare : renontiando a quella legge che dice il fatto 
« d'altri non puotersi promettere: da una parte: e Gasparo Furiano mae- 
« stro d'intagli da l'altra parte: sono devenuti all'infrascripta compositio- 
« ne et accordio sopra Tinfrascriti lavori come appresso si dirà : Cioè che 
« detto M. Gasparo per tenor del presente instrumento promette a detto 
« nob. M; Antonio a suo e detto nome fare tutte le scanzelle che sono nel 



CAPITOLO VII. 123 

costretta entro il termino di mesi diciotto, fu trat- 
tenuto un valente che vuol' essere a parto lodato là 
vran luogo gì' intagliatori, e in società d' un 
fratello non meno valente nò manco operoso di lui. 
Cliiamavasi Gaspare di Frediano Forlano da Lucca; 

iovi fin d' ora restituirgli il cognome, male tra- 
volto in Forzano da Raffaele Soprani che ne die un 
cenno, o da' suoi editori che agli errori accumularono 
errori e spropositi. E qui soffermandomi ai quadri 
ond 1 ò memoria nell' istrumento, aggiungerò nuovi 
dubbi a chi fa del Zimbelli le storie del Precursore, 

a mancina del coro ostentano sì bene il disegno 
del Castello da Bergamo: ed è a un nulla eh' io non 



« coro di detta Giesia di sopra e di sotto esclusa la Archiepiscopale che 
« sono in numero quaranta esclusane una già fornita nella manera che 
« erano congionte <sic' delle cornice intagli termini figure e quadri che 
« nel presente se ne ritrova una che se n'è [sic] quale in tutto non resta 
« finita e parimente gli archetti nel grado che sono e li hasti redurli nella 
« manera che è al presente le scanzelle del tondo : farà niente di mancho 
« detto M. Gasparo tutti detti lavori a spese di detti deputati e darà prin- 
« cipio a lavorare in detti lavori lavorando in essi assiduamente esso M. 
« Gasparo con uno suo garzone e doi maestri: e quali lavori detto M. Ga- 
« sparo ha promesso e promette a detto noh. Antonio a suo e detti nomi 
« presente e accettante finire fra il termine di mesi diciotto che comin- 
« ceranno al primo di settembre prossimo da venire ogni cccettione e con- 
« tradicione remossa. E detto nob. M. Antonio a suo e detti nomi ha pro- 
« messo e promette a detto M. Gasparo presente e accettante per la sua 
«■ mercede e fattura di detti lavori darli e pagarli libre trenta e quattro 
« di monete di Genova per ogni scanzella grande e piccola perfetta e fi- 
« nita come sopra si è detto in pagamento di quali fatture e sua mercede 
« confessa detto M. Gasparo havere havutto e receputto in denari nume- 



124 P1TTUBA 

li rechi senza tema al Forlano e ai novelli restauri, 
sospinto dall' indizio degli anni che quadrano affatto, 
e dal vedere in più carte il bergamasco e il lucchese 
in istretta dimestichezza e quasi sempre associati ove 
è d'uopo d'intaglio. Del rimanente quest'altro rogito 
addoppia la confusione a chi s'assottiglia in giudicare 
il Capitolo, mentre chiarisce pure il perchè fra bel- 
lissime membra di commesso, e d 1 intaglio, fini al gu- 
sto e diligenti quanto piacque agli antichi, altre si 
mescano o male s' alternino, di maniera più licen- 
ziosa e di lavoro più contentabile. Noi visitandolo 
brancolammo nelle tenebre, afferrandoci non altro che 
agi' indizj dello stile e delle epoche, in quanto si ri- 
ferivano ai singoli autori che gli archivj ci han fatti 



« rati da detti Deputati o altro di loro presente detto nob. M. Antonio 
« accettante et me Notaro che stipula etc. : libre trecento cinquanta di 
« moneta di Genova de quali si chiama contento e pagato : renonciando 
« dette parti etc. : e detto M. Gasparo alla eccettione de denari non nu- 
« merati. Patto convenuto fra dette parti d'accordio che se detto M. Ga- 
« sparo fra il termine sudetto non finirà in tutto detti lavori al modo di 
« sopra narrato che sia detto M. Gasparo obligato per ogni scanzela che 
« in tutto non fosse finita pagare a detto nob. Antonio ahi nomi sudetti 
« scutti quatro d'oro in oro e più restituirli tutto quello havesse avutto 
« da detti Deputati per giusto damno et interesse di detti Deputati per- 
« che così è per patto etc. » Que omnia etc. Sub pena dupli etc. — Actur/i 
lame in claustro Sancii Laurentii videlicet retro capellam Sancti Iohannis 
Baptiste : Anno a Nativ. Doni, millesimo quingentesimo sexagesimo quarto In- 
dictione sexta secundum Ianue cursum die Sabati XVII li Augusti in terciis : 
presentibus Antonio Flisco q. Iohannis et Dominico Iustiniano q. Petri Bapti- 
ste testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Francesco di Care- 
seto — Fogliaz. 13, 1564, n. 2.) 



CAPITOLO VII. 126 

conoscerò. Ma niuno speri di recarvi più luce, né di 
venire a termine alcuno di certezza: e ne accusi la 
mala ventura di quel Capitolo, che vide più e più uo- 
mini disiar 1' opera di più e più uomini od alterarla 
o confonderla: e chi vorrebbe giurare eh' altri ancora 
non si perdessero nel buio de' secoli? GÌ' intagli del 
presbiterio mostrano o paion mostrare altro ingegno: 
non però così nuovo nò tanto eccellente che s'abbia a 
cercare in maestri di fuori. 

Resta a conclusione di questo capo eh' io lodi i 
restauri e i lavori che si rifecero testò a saldarne i 
gravissimi danni, e le parti nuovamente accresciute 
per più decoro e magnificenza. Discorro altrove, come 
d'uomini vivi e di fresche opere (1), i singoli arti- 
sti che furono eletti all' arduo lavoro: qui è da no- 
tare le date con cura di storico, da far plauso al 
senno e alla liberalità del Comune che stanziava i 
dispendj, e soprattutto indicare le mutazioni e le giun- 
te moderne, affinchè non vadano a lor volta confuse 
all' antico. Al quale effetto è pur mestieri eh' io 
racconti, sebbene a gran tedio, fin dove aveano con- 
dotto un sì bel monumento le ree condizioni del 
luogo, e le ingiurie di più che tre secoli, e V altrui 
negligenza; quasiché nato sotto stelle maligne, non 



(1) V. Alluri: Notizie dei professori del disegno in Liguria dalla fonda- 
zione dell'Accademia Ligustica. — Genova, pel Sambolino , Voi. 3. , Con- 
clusione e addentellalo dell'opera. 



126 PITTURA 

dovesse aver pace nò sicurezza in niun tempo. Pe- 
rocché da condotti che ricorron sui muri, gemendo 
continuo le acque e trapelando pel sodo al quale si 
attergano la spalliere, e dal suolo umidiccio salen- 
do su pei telai e le impalcature, avean di guisa am- 
muffato ogni cosa, che il più sottile e il più accosto 
delle membra struggevasi miseramente. Però fu bisogno 
sanare il luogo assai prima che 1' opera, intonacando 
di saldi cementi alle spalle, ect empiendo di ciottoli 
e sabbie per altezza d' un metro un gran fosso ca- 
vato già non so come nel pavimento. Seguì appresso 
la faccenda de' legnaiuoli in rafforzare le parti guaste 
per compaggini e spranghe, e per tutto lo scheletro 
tirar prima di pennello con tinte oleose da non potervi 
1' umore, se punto tornasse ad infiltrarsi cogli an- 
ni. Così stornato il pericolo si venne agi' intarsj, 
o meglio a quel tanto di essi eh' era scampato a lun- 
go e indicibile strazio. Ciò erano le storie composte 
nei quadri, tranne la maggiore del seggio arcivesco- 
vile, distrutta da tempo, o che più non fu fatta, se 
stiamo al contratto del Forlano da Lucca. Ma le su- 
perstiti pareano a lor posta così deformate da non ca- 
varne costrutto, sì che il tornarle ad onesta forma fu 
prezzo d' ingegno e di pazienza non ordinaria. Tutto 
intorno pel semicircolo, una sola delle cube serbava 
a stento le incrostature: unico esempio ad ornare 
tutte le altre con analoghi fregi di chimere, di ma- 
scherette e di putti intrecciati al rabesco. Lungo i 



■ ITOLO VII. 127 

duo fianchi, ben pochi dei voltìcciuoli, pochissimo 
del, io dello tutiohe tarsie: non fa 

cosi un ristorarlo come un Tarlo rinascere, dove ima- 
lando consimili ornati, dove decorando le spalliere 

con visto d' arredi sacri o casalinghi od anche biz- 

i comò insegnavano la reliquie del vecchio. Né 

più lieta fortuna toccarono gì' intagli, o difettivi di 

alcun brano sconnesso dall' umidore, o monchi e iìac- 
. dalle per o mancanti del tutto, e per tutto 

il circuito impegolati d' un tal nericcio da pennelli 
ignoranti, e il lavoro di tante mani ricongiunto ad 
arbitrio del caso, e in un medesimo fregio o cornice 
il rozzo presso il gentile, 1' ingegnoso col trascurato. 
Occorsero fatiche e studj non so dir quanti: scom- 
porre e rimettere a raffronti di stile, riempiere i vuoti, 
rattoppare gli screzj, emendare gli sconci, e molte 
parti scolpir da principio. Talché ripensando all' età 
che vide nascere gli stalli, e a questa nostra che li 
scampò da certissima morte, per me non saprei qual 
delle due s' abbia prima a lodare per larghezza allo 
spendere, per audacia a deliberare, per costanza nel- 
1' eseguire. 

E se la grand 1 opera nel XVI secolo penò tanti 
anni a mostrarsi compiuta, non fu ai giorni nostri 
per risanarla né breve né facile la medicina. Già 
dal 13 agosto del 1850 ne' consigli del Comune era 
vinto il partito di questi restauri, proposti prima con 
sollecito affetto dal Vice-Sindaco Stefano Grillo inge- 



128 PITTURA 

gnere e da Santo Varni scultore. Ma i tempi non 
ben quieti e le strettezze dell' erario tardarono i di- 
segni fino al 21 dicembre del 59: nel qual giorno 
fu stanziata la prima somma di lire ventimila e date 
le prime mosse al faticoso lavoro. L' elezione degli 
artefici non fu permessa né al favore né alla fortuna; 
ma posti a segreta gara i maestri, prevalsero alla prova 
del merito i fratelli Garassini, Vincenzo e Tommaso sa- 
vonesi, già chiari in patria pel magistero dell' intar- 
siare. Durò la costoro opera dal luglio 1860 a quel- 
lo dell'anno seguente: ripresa in ottobre del 1863, 
giunse a fine nel maggio del 65. Senza gli ac- 
concimi che fecero nelle storie dei quadri, son meri- 
to loro le sessantacinque tarsie che fìngono altrettante 
inferriate sull' ingiù degli stalli, le tavolette con 
varj arnesi sui terghi, i tre piccoli spazj coi ss. Siro 
Battista e Giorgio nel presbiterio, 1' imagine del Re- 
dentore nella sedia di mezzo, e i bei fregi costretti 
in lesene ond' è ricca la nuova cassa dell' organo. 
Nuovo è pur anche 1' armadio ed il pluteo per 1' uso 
delle salmodìe, posto in luogo del vecchio , cosa che 
era mediocre e oramai disacconcia. Quanti rattoppa- 
menti accadessero alle opere d'intaglio sarebbe lungo 
e del pari ozioso, oltreché ad ogni artista si conviene 
una lode, eh' è quella di uniformarsi al concetto. La- 
voro penoso e sudato che a tre intervalli costò trenta 
mesi, cioè da mezzo il 60 al chinare del 64, e (eh' è 
più) di maggior utile al monumento che di compia- 



CAPITOLO TU. 120 

cenza agli artefici. Ma sarà loro opportuno ristoro la 

gante cimasa che incorona sull' alto il Capitolo: 
ornamento novello e preziosa giunta all' antico lavoro, 
e tutto merito per la parte ornativa di Giuseppe Pe- 
iamo 8 di Giulio IContbvxbdb per le figure. Oggi 
le sgaiuelle del Duomo e i novelli accessori non 
pur godono della nativa bellezza, ma paiono per ac- 
Mniento di coso leggiadre doppiamente superbi. 
E ne sian grazie senza fine a Santo Varni, il quale 

•>ime primo impiotosì della lor sorte, così s' ac- 
cinse e durò al racconciarli con affetto generoso e 
con ingegno sapiente. Gli encomj che sparsamente si 
vorran tributare a parecchi, tutti però si raccolgono 
in lui, che avviò l' impresa, restituì le slogate mem- 
bra a sì gran corpo, ricercò sull' antico le forme del 
nuovo, fornì copiosamente i disegni, ricompose ogni 
linea, e a dir breve tornò in vita una cosa rimorta. 

E qui farò fino della nostra tarsia, riposando da 
lungo e intricato cammino, e travaglioso a tentarsi 
per la troppa vicenda dei casi, per la novità del sog- 
getto, e per la quasi incredibile dimenticanza de' se- 
coli andati. Taluno vorrà eziandio sconfortarsi al non 
vedere di tanti maestri, e in sì cospicui lavori, e in 
due terre nobilissime della Liguria un sol ligure. 
Ma s' io esco i confini della provincia farò lieto 
fine alla presente materia: e come noi rendemmo 
alle contrade lombarde più artefici ignorati in lor 
patria, così sarà grato all' Emilia il rendere a Geno- 

Vol. III. — Pittura. 17 



130 PITTURA 

va un genovese, che un mezzo secolo prima trattò 
con finissimo ingegno le leggiadrie di quest' arte. Il 
costui nome suonò a pena in altra pagina di questi 
volumi, e come d' artista nuovo a' suoi cittadini e 
sconosciuto ne' patrj libri. Ma Gio: Giacomo di Bar- 
tolommeo da Genova è sulle bocche della colta Pia- 
cenza come esempio di prode maestro, e fra le più 
rare anticaglie della terra si additano gli scanni del 
Duomo, e vi si legge memoria che espressamente il 
ricorda. E non è facile a dichiarare il perchè d'opera 
sì grande, o vuoi per mole o per finezza o per bon- 
tà di lavoro, uscisse in Italia così languida fama. 
Questo coro della Cattedral piacentina, formato poco 
meno che in ferro-cavallo per un circuito di trenta 
metri, è un compreso di sessantadue stalli, trentasei 
de' quali compongono il grado di sopra attribuito ai 
canonici, e ventisei l'inferiore eh' è luogo dei pre- 
bendati. A misure di tanto spazio risponde 1' al- 
tezza dei postergali, non molto minore dei quattro 
metri. Genova a cui diede sì lunga pena e sì amari 
dispendj il già descritto Capitolo, dovrebbe maravi- 
gliare 1' operosa virtù del suo Gio: Giacomo, o la sin- 
golare felicità di Piacenza, che tanto ebbe in breve 
correre d' anni, e a quel che sembra da un uomo 
solo. È vero che nascono dubbj dalla scritta che po- 
se l' autore sotto il primo arco a mancina di chi 
entra, d' un carattere tra il goticello e il romano, 
così concepita: MCCCCLXXI : Hoc opus per/ectum 



CAPITOLO VII. 131 

fuii a magistro Iohanne Iacobo Ianucnsi: dacché quel 
'eciiun ò anzi parola di chi dia a termino un la- 
voro, che d' altri che lo conduca da' suoi principj. 
Ondo a me piacque indagare s' altra memoria o men 
breve o più aperta soccorresse alla verità. Or come 
parecchi gentili di quella terra, più solleciti quasi 
del compiacermi eh' io non mi fossi del chiederli, 
mi posero tra mani la carta medesima delle stipula- 
zioni, così vi lessi tal cosa (e ben sarà che a sua 
volta la scruti il lettore) onde l'incertezza nostra si 
dilegui a buon dato (1). I patti fermati fra il Pro- 



1 Debbo questo documento prezioso ad un modo e per Piacenza e par 
Genova, alle cure gentili del Rev. Canonico D. Tietro Lagasi, che per mio 
amore e delle arti ligustiche si compiacque di prenderne vista nell'archi- 
vio capitolare di quel Duomo. E questo è poco verso la dotta quanto 
cortese cooperazione ch'egli mi venne procurando del nobile uomo il conte 
Bernardino Pallastrelli, pel quale i duri caratteri della pergamena ca- 
pitolare furono diligentemente diciferati e riprodotti nella forma seguente. 
Rendo pure le grazie che per me si possono maggiori al valente pittore 
piacentino Paolo Bozzini : il quale con affetto non oomune agli artisti, pei 
conforti del prelodato Canonico, mi fu benevolo d' alcun disegno ond' io 
potessi a bell'agio ritarre i pregi del genovese intagliatore. Se ad altri 
sembrasse troppo il recar l'atto distesamente, costui non avrebbe posto ben 
mente al valore d'una carta che segna una gloria novella per 1' arte ita- 
liana, e un vanto pressoché singolare pei Liguri. 

In nomine Domini Amen : Anno ab Incarnatione ejusdem millesimo qua- 
dringentesimo sexagesimo sexto Indictione quartadecima die vigesirnotercio 
measis Iunii Placentia in Capitulo superiori Ecclesie majoris Placentie coram 
D. presbitero Iacobo de la molla sacrista ed mansionario diete Ecclesie Ge- 
rardo de Caxellis et Francisco Farixello ditto de Bobio ambobus Notariis 
piacentini* testibus rogatit: Capitulum Ecclesie majoris Placentie convocatum 



132 PITTURA 

posto D. Paolo Malvicini a nome del collegio de' Ca- 
nonici e fra il nostro Gio: Giacomo, bari la data del 
23 giugno 1466: e così conteremo cinque anni tra il 
cominciare e il finire dell' opera. Ma in quella per- 
gamena si dice pur chiaro clie il genovese aveva 
prima d' allora già messa in ordine un' altra parte 



et congregatimi in loco suprascriplo infrascripta occaxione de mandato Vene- 
rai, viri D. Pauli Malvicini de Fontana Prepositi diete majoris Ecclesie in 
quo quidem Capitulo interfuerunt prefatus I). Prepositus D. Petrus Principali* 
D. Iacohus de Romano D. Bartolorneus de Mondanis D. Iohannes de Carlo D. 
Iohannes Antonius Mondanus D. Dominichus Barar ius omnes Canonici diete 
Ecclesie dieentes et protestantes quod ipsi sunt et representant totum Capitulum 
diete Ecclesie cum plures non sint Canonici diete Ecclesie presentes nec in loco 
qui ad infrascripta comode possint vel debeant convocari citatis tamen prius 
de mandato dicti D. Prepositi aliis Canonicis diete Ecclesie per Antonium de 
Novedis hosiiarium {sic) diete Ecclesie ut ibidem retulit se dictos DD. Canonicos 
citasse ex una parte : et magister Iohannes Iacobus Ianuensis jilius Bartolomei. 
ex altera decenerunt ad infrascripta pacta et conventiones de quibus infra: 
videlicet quia prefactum fsicj Capitulum attenta prius requixitione facta per 
dictum magistrum Iohannem Iacobum dicto Capitulo et ea que obtulit se fac- 
turum et adimplelurum ipse magister Iohannes Iacobus prò opere cepto per 
eum in choro diete majoris Ecclesie que fuit talis vidélicet quod ipse magister 
Iohannes Iacobus obtulit et ojjert se infra unum annum proxime futurttm 
dare completas et expeditas et in ponto (sic,) et in forma laudabili juxta prin- 
cipium ceplum in dirlo choro ad sedes faciendas ibidem omnes sedes dicti chon 
ceptas et executas in suprascriplo choro tam superiori quam inferiori ab utra- 
que parte ab ascensu et seu scala in dictas sedes que fit in medio dicti chori 
usque ad portam qua ingreditur dictum chorum versus sero (sic) ipso Capitulo 
et Canonicis exbursanlibus ipsi magistro Iohanni Iacobo libras ducentvm Im- 
perialium et quod completa dieta parte seu dictis sedibus de quibus proxime 
superius dieta pars sic finita et completa cum finita fuerit et completa fuerit 
modo quo supra extimari debeat per duos amicos comunes per partes eligendos 
qui sint experti in tali opere et ad tale opus quale eril et est illud quod per- 



CAPITOLO VII. 133 

del coro, e a questa prescrivevano i committenti cho 
1' artefice con ogni aura ri conformasse nel sèguito, 
affinchè tutto mostrasse una sola fattezza e quasi pa- 
1 d' un gitto. Laonde il tonoro della epigrafe può 
tur cenno per avventura alle nuove opere per lo quali 
si compieva il lavoro giù fatto, e dirci somplicemente 



Jlci deòtl ut supra tt qui timi soliti facere seti facilini tale opus seu labore- 
rum et in casu discordie inter ipsos duos quod eligatur tercius expertus ut 
supra per partes et parcium ipsarum confidenti* et quorum omnium seu duo- 
rum ex eis txtimattoitibus stari debeat et si dieta pars sic ut supra finienda. 
txùmata fuent plus calere quam sint It'jre ducentum quod prò pìuri satisjcri 
debeat ipsi magistro lohanni Iacobo in pecunia numerata et si minta quod 
dtetus magister lohannes Iacobus teneatur ad restitutionem suprapluris quod 
recepisse et ascendere extimetur dicti suprapluris : et prò predictis omnibus adim- 
p'endis obtuht se daturum idoneam cauteonem imam aut plures et dietim Ca- 
pitulum celici solum dare sibi occasione predicta libras cenimi quinquagindi 
non ultra: Et tandem partes ipse sic conccneruut se ut partes ambe protestan- 
te ad mutuam instantiam in pre se n ti* mei notarti quod ipsum Capitultm sub- 
veniat dicto magistro lohanni Iacobo occasione predicta de Ubris cenlum 
quinquaginta dumtaxat promiserunt et contenerunt dieto magistro Iohanne Ia- 
cobo presente stipulante et rereptante dare et exbursare dicto magistro lohan- 
ni Iacobo dirtas libras cenlum qyùnquaginta Imperialium in hunc modum et 
ut infra cidelicet libras septv.aginta infra quindecim dies proxime futuros alias 
libras quadraginta ad festum Natiatatis Domini Nostri Ihesu Christi proxime 
subsequenlem et predictus magister Johannes Iacòbus acceptans dictarn 
promissionem ut supra promisil dirtis DD. Preposito Canonie is et Capitulo pre- 
sentibus stipulantibus et recipientibus et me Notar io infrascripto ut polke publice 
■sone stipulante et recipiente nomine et vice cujuscumque interest vel inte- 
resse possit predicta ut supra dieta et promissa et oblata per eum ipsis DD. 
Preposito Canonicis et Capitulo prò parte sua attendere et observare promissa 
per eos ut supra facere et adimplere et liberas et expeditas et completas et m 
forma laudabili dare infra dictum tempus anni dictas omnes sedes superiores 
et inferiores a dicto ascensu ut supra et extimandas ut supra sub obligatione 



134 PITTURA 

in qual anno, dopo il soprastare suddetto, venisse ul- 
timato neir attuale sua forma il Capitolo. Altri do- 
manderanno se intarsj ed intagli siano egualmente 
di lui: che sarebbe mirabil cosa, e per la pochezza 
del tempo pressoché singolare. Ma i termini del do- 
cumento non danno appiglio al negarlo, né gli atti 



omnium honorum, suorum, presentium et futurorum: et prò eo et ejus precibus 
et instantia promiserunt et se se principaliter et in solidum et tamquam princi- 
pales debitores et promissores et p. se obligaverunt Stephanus Malclavellus et 
Luchinus Gramegna Notarios (sic) renunciando legi dicenti principalem prius 
fidejussorem /ore conveniendum et alteri dicenti quod ubi sunt duo vel plures 
rei debendi quisque prò rata /ore conveniendum et omni nove et veteri con- 
stitulioni et beneficio cedendarum actionum et omni alio legum auxilio: et su- 
prascripta omnia debeant et promiserunt diete partes sibi invicem firma rata 
grata habere tenere attendere et observare et non contradicere vel contrafacere 
per se vel alium aliquo modo causa vel jure sive ulto legum auxilio vel aliter 
in pena et sub pena librarum decem denariorum Placentie que pena tocies 
tomittatur ac comissa esse intelligatur ac peti possit et exigi cum ejfectu quo- 
ciens in predictis vel aliquo predictorum fuerit contrafactum et seu contraven- 
tum qua comissa solucta (sic) vel non firma vel rata persistant omnia et sin- 
gula suprascripta cum eadem stipulatane pene. Pro quibus omnibus et singulis 
attendendis et firmiter observandis sibi invicem pignori omnia sua bona videlicet 
dicti BB. Prepositus Canonici et Capitulum illa diete Ecclesie et dictus ma- 
gister Iohannes Iacobus Stephanus et Luchinus omnia sua bona presentia et 
futura : et de predictis rogaverunt me Notarium ut publicum conficiam instru- 
mentum. — Ego Franciscus Farixellus appellatus de Bobio Imperiali auctori- 
tale notarius publicus placentinus suprascriptum instrumentum per B. Guillel- 
mum de Caxali Remisso Notano breviatum vice et mandato esemplavi finivi et 
ita scripsi et me subscripsi et quia dies suprascripti instrumenti videtur esse 
abrasus id processit errore non vicio. — Ego Guillelmus de Caxali Remisso 
Imperiali auctoritate Notarius publicus placentinus suprascriptum instrumentum 
rogatus breviavi ipsumque suprascripto Francischo eadem auctoritate Notario 
publico piacentino vice et mandato mei tradidi scribere et finire et me subscripsi. 



CAPITOLO VII. 135 

dell' urohivio capitolare, ordinati ed intatti qual sono, 
fan memoria d' altr' uomo elio vi mettesse le mani. 

Ma tra il lavorare di commesso e d' intaglio, non 
■' ha a disputare in quale dei due più valesse Gio: 
Giai v Nò forse egli volle parere altrimenti, se 
guardiamo il Capitolo, dovo 1' opera dello scalpello 
è principalissiina, e dove gì' intarsj non sono elio 
meandri e rabeschi a compor le cornici. Il tempo 

-o gli e giusto, perchè lascia intiero quanto v'ha 
di scultura, laddove la tarsia di luogo in luogo si 

pela. Or quanti han posto 1' occhio su quei dor- 
sali, tutti ad una voce escono in meraviglie grandi 
sulla varietà dell' ornato che li fa sì preziosi, e sul 
talento dell" artefice, al quale diresti che non bastasse 
1' affaticarsi in un fregio, per quantunque sottile e 
ricco, se di specchio in ispecchio non istudiava ad 
invenzioni e fatiche nuove. Da quando 1' arte delle 
linee e delle decorazioni tornò a prender legge dal 
classico, intimorì di questa leggiadra varietà che tan- 
to alletta nel quattrocento; quasiché l' euritmia delle 
parti patisca gran danno se quant'è d' ornamenti non 
sia fatto allo stampo. Contro di che valga 1' esempio 
del genovese, comunemente ammirato, e in egual 
misura, per felicità d' inventare e per affetto neli' ese- 
guire. Conferisce pure al diletto de' buoni conoscitori 
quel suo stile che secondo 1' età tiene ancora del go- 
tico e già sente il rinascimento: vaghissimo innesto 
di gentilezza e d' austerità. Né potè altri aver mano 



136 PITTURA 

in quel coro, che noi facesse men bello; e dico del- 
l' architrave o cimasa che corre per tutto 1' àmbito il 
dissopra degli archi. Ogni occhio sagace discerne la 
giunta moderna (se non fu presuntuoso scambio) al 
pesante e al barocco delle forme; e a chi dubitasse, 
non parla men chiaro un disegno del nuovo lavoro 
che il sudetto archivio conserva colla data del 1610. Ma 
il giudizio della gentile Piacenza vendica in ciò l'o- 
nore del primo maestro, e * tanto s' è accostumato a 
lodarlo, che se v' ha cosa d' intaglio eccellente o in 
luoghi sacri od in case private, raro è che non pro- 
nuncia il suo nome. Di tal numero è un forziere 
posseduto dal conte Nasalli, dovizioso di fregi e di- 
stinto di tre lettere I. A. C. Non è strano del resto 
che vivesse e lungamente operasse per quelle bande 
chi non lasciò nel suo popolo né pur le tracce del 
nome. 

Ma perchè non far luogo (opporrà taluno) a Gio: 
Giacomo fra i legnaiuoli e gl'intagliatori, quando in 
tal genere prevale di tanto? E noi risponderemo a 
nostra volta: chi vorrebbe, in materia che tocca a tre 
nobili tempj e a tre illustri terre italiane, inimicar 
1' un maestro coli' altro, e sconfinarli, a così dire, dai 
lor monumenti? 



CAPITOLO Vili. 



Ritorno alla prìncipal pittura — Pier Francesco Sacchi paveso — Errori su 
questo artefice — Da Gio. Angelo suo fratello è acconciato per fattore 
ed ajuto con Pantaleo Rerengerio pittore o meglio scudajo — Dopo dieci 
anni d'oscurità ricomparisce artista maturo — Prime sue opere per 
isorzie laicali o Casacce — Sua tavola de' quattro Santi Dottori ora 
itante nel Museo del Louvre in Parigi — Incammina alla pittura 
un suo fratello di nome Battista — Altra sua tavola per la chiesa ora 
ifaratte ili s. Sebastiano — ed altre per la Riviera e pel contado — 
Ancona per la cappella dei Botti in S. M. di Castello — Società dei 
due fratelli in bottega d'un Gregorio Gand<~>lfo maestro di vetri in I- 
scutaria — Ultimo lavoro di Pier Francesco per la chiesa di Monte Oli- 
veto a Multedo — Prende ad eseguire una pala per la Prepositura de 5 
Nazario e Celso in Genova, ma gli viene interrotta dal comun fato 
— Muore di pestilenza in Albaro, e il fratello Battista lo segue di po- 
chissimo tratto alla tomba. = Rigori estremi in quest'epoca per parte 
del collegio de" pittori per ovviare al concorso de' maestri forastieri — 
On .ti e parzialità nell'applicarc i vecchi Capitoli ed altri che 

olevano aggiungere allo Statuto — Suppliche dai Consoli alla Si- 
Vol. III. — Pittura. 18 



138 PITTURA 

gnoria per ribadire viemmeglio le catene sui pittori avvcnticci - i 
quali ciò nondimeno affluiscono — Insigni dipinti fiandreei .spediti a 
Genova via via, minacciano per giunta l'esercizio de' pittori fra noi - 
Digressione su queste tavole — Francesco da Cremona, Raffaele Fioren- 
tino e Gio. Francesco della Porta pavese: loro opere — Albertino da Lodi 
in Savona; strana confusione degli storiografi sul fatto di questo arte- 
fice — Pietro Guido da Pieve del Teco ed altri maestri della provincia 

— Andrea e Battista di Mor inetto — ■ I discendenti e i congiunti di Lo- 
renzo da Pavia mantengono in onore la pittura in Liguria. = Bernar- 
dino Fazolo: oscurità nella quale si giacque intino ad oggi il suo nome 

— Sue prime sorti , e come succedesse degnamente nella paterna for- 
tuna — Sua ancona ai Riformati di S. M. del Monte — Caratteri del 
suo stile — Varie sue opere nel contado di Genova — Dipinge in s. 
Siro la cappella de' Pellicciai , e contemporaneamente tutto intero il 
palazzo de' Grimaldi presso s. Luca — Congetture sulla sua morte — 
Alcun cenno di Raffaele suo fratello. = Agostino Boiuhelli da Valenza, 
genero di Lorenzo e cognato di Bernardino, si trova assai presto fra noi, 
domestico nella costoro scuola — Le costui memorie tacciono quasi due 
lustri : dopo i quali frequenta in Genova il soggiorno e i lavori — Quanto 
il Bombelli cooperasse ad ammodernare la pittura. Nell'età più matura 
si volge a certe pratiche di meccanica, e specialmente alla costruzione 
d'una macchina idraulica acconcia a molti usi — per la quale chiede 
ed ottiene privilegj ed esenzioni dal Governo delia Repubblica. 



N 



on sarà tardo, comecliè dopo lungo divagare, il re- 
carci in mano le fila della principale pittura, o come 
altri vorrà dire della scuola pittorica: dacch'ella ci 
vien quasi in sugli occhi per successione di famiglie. 
Cotal ventura incontrò Lorenzo Fazolo pavese, al 
cui nome ci piacque sostare da molte pagine : di la- 



v ulivi \ 111. 189 

ire superstiti un figliuolo già maturo uell' arte, e 
generi il Boubbllj da Valenza e il Seminìd da Genova, 
niente meno affezionati che figli; E s'ebbe quest'altra 
fortuna pressoché singolare: che tenessero tutti il pa- 
tera ■- certa religione domesticai o tanto solo 
il torc ro quanto portava l'età già disposta ad am? 
modernarsi. Tantoché se da un lato si vuole conoscerò 
in questi consorti la discendenza del magistero pit- 
torico in Genova, terrebbero d'altra parlo rissai Tacilo 
il prin i nuova, se non uscisse a conten- 
derlo un valentissimo, elio forastiero di nascita, per 
istituzione e por domicilio si direbbe poco meno che 
ai Pier Francesco di Giovanni. Antonio 
hi, pavese a sua volta, e di nobil casato; e ta- 

i spiarlo) che poco si mescola a' suoi conterranei, 
e mono ancora ai nostrani; pur nondimeno nella sua 
lolitudine egregio, e in quel nulla che scopria- 
mo della vita, non che meritevole di grande estimazione, 
ma proni i a 1 entrarci in affetto. Quant' è del valore, 
non gli è scarso argomento d' aver nome in istoria, 
dove di tre fra i suddetti s'è smarrita fin qui la me- 
moria. Benché, non sì tosto lo chiamo a far parte 
della mia narrazione, che già si duole aspramente, e 
con tutta ragione, se non del poco che di lui seppero 
i posteri, certamente dell' ambiguo e del torto di che 
lo avvolsero le penne altrui. 1 suoi lombardi lo igno- 
rano: e ancor si dubita se Gio: Paolo Lomazzo, lodando 
fra i migliori quatfrocenti-ti un Pior Francesco pavese, 



140 PITTURA 

accennasse a cotesto nostro o ad uri qualche suo omo- 
nimo. Nel primo caso, traendoio a dipingere com' e- 
gli fa) per gli Sforza insieme al Foppa, ai Bevilacqua 
al Civerchio e a più altri di quel secolo, avrebbe fal- 
sata manifestamente 1' età del pittore. Vide lo sconcio 
l'ab. Lanzi, e sagace com'egli è sempre a scoprire gli 
errori, e circospetto a cansare le insidie, se ne sciolse 
col sospettare più d' un artefice di una patria e di 
un nome stesso. Meno ancora ne seppe il nostro So- 
prani, contento a celebrare i dipinti che a' suoi giorni 
ne rimanevano; più scusabile nondimeno che lo Spo- 
torno, al quale la fantasia tien luogo assai spesso di 
verità. Perciocché chi vorrebbe scolparlo di affermare il 
Sacchi per genovese, mentendo a lui stesso che in 
niuna tavola ci tacque la propria origine, e per so- 
verchio affetto alla nostra Liguria sfrondare le glorie 
altrui? Vero è che il zelante abate, proposto eh' ebbe 
di mostrarcelo ligure a prova di documenti, non ten- 
ne parola. E un signor di Percè che diede luogo a 
Pier Francesco ne" volumi di un dizionario biografico, 
ridisse ad un modo gli anacronismi del Lomazzo e le 
sospezioni del Lanzi: ch'è stile di troppi libri, perchè 
scusando fatica e studio promette una facile impu- 
nità nei lettori. Così le notizie di questo virtuoso 
son peggio che occulte, dacché a rinvenirle ci biso- 
gna inoltrare per un ingombro d' errori. 

A noi non incresca delle lunghe e pazienti indagi- 
ni, se per volgere di carte ci venne fatto di fermare 



CAPITO] Mll. 1 I 1 

moac r ;imiu de] l'ostui nascete, anche V anno e Le 
acerbe cagioni del buo morirò, nò Bara poco acquisto 
alla storia, o lieve giunte il' onoro per lui , 1' ingros- 
sai che faremo L'elenco delle opere, allineilo si vegga 
che mal conosciute ne" posteri, non ebbe almeno sco- 
noscenti i coevi, ne lenta la nostra terra a giovarsi 
del suo valonv Il qual giudizio viemmeglio si salda, 
a scoprirlo Tra noi con due fratelli, pittori anch' essi, 
fra i iiuali per età se non erro) si tien mezzano, e 
de' quali si giovò forse , dell' uno per le veci di pa- 
deir altro per ajuto ai lavori. Sospetto d'un nuovo 
abbaglio nel già detto Percò, quando afferma dipinti 
ili Pina Francesco in Milano, là dove i più studiosi 
dell' arte il conoscono a pena di nome. Nò scrittore 
eh' io sappia ci lascia intendere s' egli crescesse in 
. iva alla pittura, o vi capitasse maestro già fatto; 
dirò anzi che a spiar nel dettato, poco è che non 
pieghino a quesf ultimo avviso. Una scritta del 
2 Giugno 1501 entra quasi per mezzo alle due sen- 
tenze, e ci dà il giovinetti» né in tutto spedito a trat- 
tare i pennelli, né in tutto selvaggio a tai pratiche. 
Di quest' anno contava i sedici , e però il documento 
ov' egli stesso si dichiara, ci è buono mallevadore a 
segnarne la nascita nel 1485. Vero è che le misere 
sorti della pittura accennate più sopra e da ridirsi 
fra poco, ci consentono di riputarlo più addentro nel 
suo magistero di quel che non paia per 1' atto eh' io 
mando innanzi a tutt' altri, come primo di data non 



142 i' I T T U B a 

altrimenti che di valore (1). Quivi il fratello Gio: 
Angelo, a lui maggiore negli anni, e giù sopra i 
venticinque, vivente il comun padre Gio: Antonio in 
Pavia, lo viene acconciando nella bottega di Pantaleo 
Berengerio, 1' uno tra i vecchi della nuova matri- 



(1) In nomine Domini Amen: Iohannes Angellus (sic de Sachis de Papia 
filius Iohannis Antonii major annis vigiutiquinque pictor : sponte et ex cerio, 
scientia promisit et solempniter convenit Ptintaleoni Berengerio pictori et tar- 
chonerio presenti et stipulanti prò se et heredibus suis quod Petrus Franci- 
scus ejus frater Me presens et consenciens exercens artem pictorie etatis aa- 
norum sexdecim in circa stabit et perseverabit cum dicto Pantaleone causa cum 
co facicndi dkiam artem pictorie bene legaliter et decenter per annum unum 
proxime venlurum inceptum die XVII mensis Maij proximc preteriti et demum 
videlicet eidem legaliter et decenter servire et prout facilini omnes et singuli 
qui exercent diclam artem pictorie et hoc juxta ejus solarium et seu mercedem 
de quibus infra dicelur et prò eo tempore quo exercebit cum dicto Pantaleone 
dictam artem. Et versa vice dictus Pantalinus acceptans omnia et singula su- 
prascripta promisit et solempniter convenit dicto Iohanni Angello presenti et 
stipulanti prò se et heredibus suis dicto Petro Francisco exislente sano salco 
et non infirmo ipsum oliere (sic; gubemarc et nutrire debite decenter et honeste 
oìnni alio sumptu excluso et prout et sicut convenit consimilibus laboratoribus 
et exercentibus dictam artem facere necnon etiam dare et solvere dicto Iohanni 
Angello prò mercede et salario dicti Petri Francisci hiac ad Kalendas Augu- 
sti proxime venluras ad racionem ducati unius auri prò singulo mense et ad 
dictam racionem ut supra et sic successive a dirtis Kalendis Augusti usque ad 
coiaplementum dicti anni unius ut supra incepti ad racionem librarmi quatuor 
januiiiorum prò singulo mense et demum ambe ipse partes se ad invicem et vi- 
cissim se habent et sunt concordes: Rcnunciantes etc. — Actum Ianue in pla- 
tea Mollis (sic) ad apothecam Iohannis Baptiste de Ponte de Portufino specia- 
rii: Anno Domin. Natio. MD primo Indictione tercia secundum cursum latine 
die Mercurii secunda Iunii hora prandii: presentibns testibus dicto Io. Bapti- 
sta de Ponte de Portufino et Peregro de Ponte de Portufino ejus fratre filiis 
Bertorini ambobns speciariis civibus Ianue ad hec vocatis et rogatis. (Atti del 
Not. Antonio di Torriglia — Fogliaz. 2, 1465-1501 ). 



IPITOLO vili. 143 

cola, in piazza del Molo: e di bel nuovo le condizioni 
della scrittura ondeggiano fra V uno o T altro dei 
predetti giudizj, o meglio concorrono ad amicarli. 
Perciocché le da un lato Clio: Angelo accomoda l'o- 
liera del suo quasi pupillo conio di mano già dotta 
a 1 lavori, non dee por altro dissimularsi com' egli si 
rendeva ai Bervigi di inon che mediocro pittore, e 
solito il più sovente ai bassi esercì zj del tarconierc. 
Pier FrancbscO per una parto si \{antaggia sui 
fattorini di quella età con patteggiare un salario 
V opera sua, egli è questo per 1' altra così me- 
schino, da non mostrarci più in là d'un novizio, ed 
anzi a guadagno del maggior fratello che del pittore 
giovinetto. 

Due lustri si volgono poi senz'altra notizia di Pier 
Fràk , se non che il padre abitante in Pavia 

gli era morto ; né Gio: Angelo ci torna più in- 
nanzi. A questi giorni (dico del 1511) il giovane 
ri i operava da sé con titolo , e che più importa , 
con virtù da maestro: e con tal garbo di stile, ch'al- 
tri vorrà mettere in forse s' egli continuasse fra noi 
o si recasse a più dotti studj nella natal Lombardia. 
A cosi fatte tramutazioni io non uso di credere sì 
prontamente, che le consuetudini di quo' tempi me ne 
sconsigliano: ma chi fidasse nel suo dipingere mi sarebbe 
forse, e non a torto, avversario. Perocché qual maestro potò 
guidarlo a quel fare che spoglia in tutto le durezze del pas- 
sato, che atteggia si disinvolto le sue figure, che accoppia 



1 44 PITTURA 

alla evidenza non so che di nobile e d'ideale, che avviva 
le scene d' un cotal nerbo di chiaroscuro o mal co- 
nosciuto o mal tentato dai vecchi? Vorranno anzi ag- 
giungere che i migliori delle nostre scuole si teneva- 
no ancora all' antico, quand' egli come sicuro di sé 
medesimo, apriva con ogni lavoro un nuovo passo 
al moderno, e ritraeva non so quale irnagine del 
Leonardesco, riforma e giustissimo vanto della scuola 
lombarda. E non è certo di poco peso il tacer ehe 
fan gli atti, né la morte d' un padre che suol' essere 
sollecito richiamo a figliuolo lontano. Restiamoci adun- 
que, non altro potendo, nell' incertezza, e ci basti di 
averlo per nostro da quell'anno in appresso, rigoglioso 
sui ventisei anni, tutto acceso nell' amore dell' arte, 
come gridano i suoi dipinti, di tanto più insigni quanto 
s' appressano alla immatura morte di lui. Non vinse 
le ingiurie del tempo, e andò in esiglio da noi, una 
tavola col Battista eh' esce fanciullo al deserto, lavo- 
rata da Pier Francesco pei Confratelli di S. Maria , 
e dentro la quale par che il Soprani leggesse la data 
del 1512. Le parole del biografo sono scarse ad in- 
tendere qual sia 1' oratorio, se già non fu quello ab- 
bastanza illustre che intitolato prima a s. Siro mutò 
il nome più tardi in N. D. degli Angeli. Certo mi 
pare che 1' opera non vada confusa con una tela da 
lui dipinta un anno innanzi per la Disciplina di S. 
M. di Castello , consorzia degna , e quant' altra mai 
desiderosa di cotali ornamenti , e però da lodarsi in 



CAPITOLO Vili. 1 I"» 

l>iii luoghi per debito di accuratezza, l'orciocchò in 
questa, ohe i tra La prima e la seconda 

finestra i man dritta di ohi entrava. Emanuel Yallo- 
bona e Tommaso Bigna (due dei consorti] ordinavano 
ohe componesse a mo' di capitolo tre forme di santi , 
•i dir quali al notaio che rogò 1' atto ai 9 ap- 
punto d' agosto (1). Ricorre per molti esempj il pietoso 



1 / A . ut ut Manuel Simo- 

e Varie 

! in dieta D 

■ i (rium i magia uni a pari*' desini intrando 

in dieta Domo • hono primo usque ad barchonum secundwn 

et altitudine prout al tfens in dieta Domo: propter quod hinc 

est quod maaister Petrus Fraaciscua Bachua de Papiajuclor q. mag. Antonii 

eriumfacere: ideo sponte promtssit dictis Maaueli et 

■e iictum capituii'., 

I ' altitudinis prout supra dietwn est bene tguratas sic 

illius iinis prout "tius e -ristens in dieta Domo et 

potius m tlligendorum unum prò utraque parte et 

bene or Mar proni alium predi' 1 io ut supra in tetta bona 

n et notm t'rixio et omnibus aliis pertt- 

' podere debeat ipse magister Petrus Fran- 
ciscus in loco ' expensis dirti Petri Francisei et hoc infra 

menses tre r. Versa vice dieti Manuel et Thomas promisse- 

Petro Francisco presenti et stipulanti et uterque eorum in sohdum 
dare et so*r Petra Francisco prò omnibus predietis libras triffinta 

•/tue compierlo labore,- '\ Acto quod si dictum laborerium non. esset ila 
bonum prout supra iictum est et potius melior ut supra prout dictum aliud fi- 
gura prò figuri et judicio ut supra eo easu dietim laborerium remaneat eidem 
Petro Francisco et quod te'igisset ab ipsis Manuele et Thoma vel aliquo eo- 
rum tencatur reddere et restituire eisdem Manueli et Thomc non obstantibus 
predtctis: Renuncians etc. — Aduni Ianue in contrada Nobiliu-m de Cigalis 
videlicet in Logia seateriorumi : Anno a Nativitate Domini MDXl Indie/ione 

VOL. Ili — PlTTUttA. 19 



14G PITTURA 

costume che avevan gli uomini delle Casacce di de- 
corar le pareti del proprio; e i due che ho notati non 
erano i primi ad onorarsene in quel recinto. Ond' è 
che mettevano patto al maestro di pareggiare, se già 
non potesse avanzare, il valore d' un altro quadro 
già collocato nell' oratorio; ed è facile il credere che 
gli effetti non discordassero dalle promesse. La mercede 
fu povera, come a timido giovine che tenti le prime pro- 
ve, o perchè il lavoro sulla tela, siccome di meno fatica, 
chiedesse minore spesa. Di che si domandi la scritta, 
e 1' atto ancora del final pagamento che gliene fecero 
il 15 gennaio dell' anno appresso (1). Io m' affretto 
ad altra opera che suol contarsi fra le primarie di 
Pier Francesco, e che dopo più casi strappata di 
Genova, se ne sta riposata ed onesta in paese stra- 
niero. 



XIII secundum cursum Ianue die Sabati Villi Augusti in Yesp>eris: presen- 
tibus tcstibus lohanne Merello lextore pannorum sete q. Benedica et Ludovico 
de Ponsolo mag. olim spedano q. Benedica specialiter ad premissa vocatis et 
rogatis. (Atti del Not. Giovanni de Benedetti. — Fogliaz. 12, 1511-12). 

(1) >%< MDXII die Iovis XV Ianuarii in Vesperis ad Logiam seateriorum 
lanue in platea Nobilium de Cigalis. — Petrus Frane iscus Sachus pictor 
sponte cenfessus j'uit Maniieli de Valébona Simonis presenti et stipulanti suo 
nomine et nomine et vice TAome Bignè licet absentis se a dicto Manuele dictis 
nominibus habuisse et recepisse integram solucionem et satisfacionem de et prò 
omni eo et loto de quo et quanto dirti Manuel et Thomas tenebantur et obli- 
gati erant eidem Petro Francisco vigore instrumenti mei Notarii infrascripti 
anno proxime preterito die Villi Augusti et de iis omnibus quietum etc. — 
Tresentibus testibus Oberto de S. Saloatore filatore sete q. Gregorii et Ludo- 
vico de Ponsolo q. Benedica. (Sudd. G. de Benedetti — Fogliaz. idem;. 



CAPITOLO mii. 147 

B gli elenchi del Louvre le -/inno giustizia, con- 
tandola fra le migliori Ohe tn quella ricchissima pi- 
DtCOt Insegnino tiuanta l'osso la pittura italiana 

nel Becolo XV, e quali i caratteri dello scuole lom - 
l'ani' 1 . \ " aggiungeremo del aostro, che Y ancona del 
Louvre non vuol'essere seconda a verun 'altra di Pieb 
Prai . e che storiata quand' egli toccava] trenta 

anni, par quasi mostrarcelo nella piena vigorìa del- 
l'ingegno e in quel giovanile alletto che punge e tra- 
ia i ben disposti animi. Senza i quali argomenti 
avea d' altra parte assai conforti ad operare quanto 
ia del suo meglio; la chiarezza e la dignità del- 
l' ordinatore, i liberali compensi, e forse non ultimo 
lente nz a che aveano a recarne i professori dell'arte; 
che tanto si scrivea nel contratto. In essa tavola che 
muove in quadro son figurati i quattro Dottori della 
Chiesa latina, e il Porco elio la reca ad esempio bel- 
lino del dipintore e come Taro ornamento del pre- 
detto museo, brevemente ci descrive que' santi seduti 
te in atto di disputa intorno ad un pluteo di mar- 
mo, e contro V aperto d' un portico sorretto a pilastri 
con fregi di finissimo gusto. Accessorj che amò sem- 
pre d' introdurre ne' suoi quadri, e che il dimostrano 
se non creato che la serie degli anni il disdice) se- 
guace almeno e imitator passionato d' Andrea Man- 
tegna (1). I cataloghi poi riferiscono la scritta che 

1 V. Biografia universale antica e moderna compilata in Francia da una 
- ietà di dotti. — Venezia, G. B. Misaiaglia, 1827, Voi. 50. 



148 PITTURA 

il Sacchi vi lasciò in questi termini a lui consueti: 
Petri Francisco iSachi de Pajjia opus 1510; la quul 
data risponde a capello al tenore delle stipulazioni 
ond' io prendo filo a narrare quel che resta a sapersi 
sulle fortune del quadro. Brasco Salvago, precettore 
(siccome scrivevano) dello Spedale di S. Giovanni Ge- 
rosolimitano nel borgo di Prè, il 26 d' aprile del 
1515 sul cadere del giorno, avuto a sé Pier Fran- 
cesco nella propria sua camera sul basso della Com- 
menda, quivi in presenza di D. Nicola Argiroffo pro- 
posto di S. Donato e d' un Antonio da Brugnato cap- 
pellano alle Povere di S. Silvestro, a rogito di Vin- 
cenzo Molfìno commisegli la bella opera, con animo 
di collocarla nella sua chiesa o nel domestico orato- 
rio de' Cavalieri, là dove durò fino ai tempi moderni 
(1). Io lascio in sospeso se i patti della scrittura accen- 



(1) In nomine Domini Amen : Reverendus et Spectabilis D. Frater Brascus 
Salvaigus Preceptor Preccptoric Mansicnis ci Hospitalis Sancti lohannis de 
burgo Predis Ianue Ordini} Ihc rosolimitani ex una parte : et mag. Petrus 
Franciscus Sacus de Papia plctor q. Antonii ex parte altera: confessi fue- 
rmt et confitentur sibi ipsis ad invicem etc. presentibus stipulantibus etc. se 
se pervenisse ad infrascriplam compositionem conventioncrn et proni infra di- 
cetur: Renunciantes etc. Videìicet quia ex causa hujusmodi compositionis et 
conventionis diclus mag. Petrus Franciscus promìsit et convenil dirlo Rev. D. 
Fratti Brasco presenti ut supra construere facere et depingere Majestatem sive 
anconam una/m quadrarti cum uno tondo superius et cura imaginibus sive figv.ris 
quatucr Doctorum Ecclesie in dicto quadro et in dicto tondo cum imagine sive 
figura Pictatis et quinque aliis figuris in contentamento elicti D. Fratris Bru- 
schi et inferius diete Majestatis videìicet in subtus banca depingere debeat qua- 
tuor misterici quatuor Doctorum qmm Majestatem sive anconam perficere ac 



. iti i o \ ni. 149 

nino prima a aignorile larghezza o a Bollecitudine 

d'uomo che vuol operi perfetta: se ìxììi non vuol dirsi 
ohe all' uno e all' altro, l'erciocchò contro le ordi- 
narie preaauro do' committenti, lasciava frate Brasco 
al pittore lo spazio d" un anno, e quanto al cam- 
biario di sue fatiche, non volle fermare altra misura 
•on quella che fosse per convenire alla bontà 
del lavoro, il cui giudizio s'avesse a fare per due 
maestri, od anche per giunta di un terzo se i due 
discordassero. Vero e che a silfatta stima son posti 



tradere e coatianart tuttofar et debeat dicto D. Fratri Brasco premisso modo 
intra a unum unum prosine renturum. Ex adcerso dictus D. Frater Braseus 
ex causa predieta i>roi/iissit dicto mag. Petro Francisco presenti ut supra dare 
et solvere eidem mag. Petro Francisco presenti ut supra id quod dixerint et 
extimaverint dui' probi et experti viri eligendi unum prò ulra- 
que parte solvendum proni dicetur : Acto pacto expresso Inter ipsas par tes quod 
'. festa* sice ancona per prediclos eligendo s fuerit extimata ascendere 
ad uiajorem summam librarmi (ricentarum lanue quod eo casu ipse D. Frater 
H non teneatur nec debeat eidem mag. Petro Francisco solvere ultra li- 
bra* tricentas et ti exlimata filarti minori predo librarmi ducentarum lune et 
eo casu sit in eleclione dicti D. Fratris Brotci accipere et acceptare dicto mi- 
nori preti' librarmi duce ntarum : que quidem cxtimalio et declaralio pretti 
diete Majestatis fieri debeai in apotheca dicti mag. Petri Francisci. Arto ut 
.'■'. ti di '. duo probi viri eligendi non possent se ad invicem conve- 
nire in exlimando dietim Majestatem eo casu ipsi duo probi viri possiat et va- 
leant ac debeant stbi. ipsis assumere et eligere unum ter cium quem maluerint 
ad exlima, idma pretium diete Majistatis una cum ipsis duobus eligendis vel 
altero eorum concordante. Prcierea dictus mag. Petrus Franciscus conjessus 
rerognotit dirlo D. Fratri Bracco presenti ut supra ab eo habuisse et 
rerepisie sculos vigint>qvinque (turi Solis rationatos singulo libras tres solidos 
• ■ et denarios sex infra solutionem pretii diete 3/ajestatis. Insuper dictus 



150 PITTURA 

confini; ma vero è altresì che ella potea salire fino 
a lire trecento, né calare più in basso delle dugento; 
ed è mercede per quella età non che rara ma quasi 
direi singolare. Or come e quanto adoprasse 1' arte- 
fice, domandiamone la tavola stessa, la quale fu in 
grido di cosa bellissima mentre stette in suo posto 
nella Commenda, e quando poscia ne fu distratta invo- 
gliò la Francia, e con altre poche ebbe luogo ove 
non volea darsi che ai capolavori dell' arte. E ag- 
giungi che il gran museo non 1' ha intera: essendo 



D. Frater Brascv.s promissit dicto mag. Petro Francisco presenti ut s"pra 
dare et solvere eidem infra solntionem diete Majestatis alios scutos viginti 
que auri Solis intra menses quatuor proxime venturos et restum pretii diete 
Majestatis facta dieta extimatione diete Majestatis modo predicto. Aelo ut su- 
pra quod si dietus mag. Petrus Franciscus termino predicto non perfecerit 
dictam imaginem culpa et defechi, sui eo casu ineurrat pcnam florenomm vigin- 
tiquinque applicandam prefalo D. Fratri Braseo prò ejus justo damno et inte- 
resse. Que omnia etc. Insuper prò dicto D. Fratre Braseo ejusque precibus et 
requisitionibus de et prò predictis attendendis et observandis vtrsus dicium 
mag. Petrum Franciscum presentem ut supra et prò dicto Petro Francisco 
ejusque precibus et requisitionibus de et prò predietis attendendis et observan- 
dis intcrcesserunt et fidejtisserunt Nob. Franciscus Salvaigus q. D. Accelini 
prò dicto D. Fratre Braseo et Ambroxius Maxena q. lacobi speciarius prò 
dicto Petro Francisco hic presentes : Renunciantes juri de principali etc. — 
Aclum Ianue in burgo Predis vidclieet in camera inferiori diete Preeeptorie cu- 
biculari dicti D. Fratris Brasei : Anno a Nativitate Domini MDXV Indictione 
secunda secuudum Ianue cursum die Sabati XXI Aprilis hora XXII tei circa: 
presentibus (estibus Venerai. D. Nicolao de A rgirofo Preposito Ecclesie S. Do- 
nati Ianue et D. presbitero Antonio de Brugnato Capellano Dominarnm S. 
Silvestri Paupcrum nuncupatarum Ianue ad premissa vocatis et rogatis. (Atti 
del Not. Vincenzo Mollino — Fogliaz. 5, 1515-16). 



ni. 151 

incontrato di questa non altrimenti elio (li tante altre, 
ch'ella smarrisse nelle malaugurate tramutazioni e la 
cimasa ed il grado. Dall' oratorio di S. Ugo balzò (non 
alla lacristia di S. Siro così monca e oppi- 
gnorata per debiti: e per qual modo ne la traessero 

mmissarj Imperiali è descritto da me ad altro 
luogo 1. Apprendiamo dai rogiti che un semicerchio 
finiva in alto 1' ancona, entro il quale piacque a 
Brasco effigiare V usato mistero della Pietà: e ben 

bbe per certo se altrui diligenza o benignità, di 
fortuna ci guidasse a scoprire tanta parte di siffatto 
tesoro. Nella predella eran picciole storie corrispon- 
denti alle imagini suddette de' Santi Dottori: S. Gi- 
rolamo che prega al deserto, S. Agostino col putto 
misterioso sul lido di Centocelle, S. Leone con Y o- 
stia miracolosa e S. Ambrogio che sfolgora i Saraceni 
dal tempio. Ringrazierò mentre io viva la buona 
ventura che mi condusse a scoprirla fra gì' ingombri 
d' un rigattiere, e terrò grado al patrizio Giuseppe 
Cambiaso che ai miei conforti la volle per sua, e 

ita in quattro la destinò ad ornare la sua privata 
cappella alla Torre di Prà. 

Pier Francesco a quest'ora era nostro per elezione, e 
non che s'invogliasse d'altre stanze, mi par quasi evidente 



1 V. AUteri — Notizie dei Professori del disegno in Liguria dalla fon- 
dazione dell'Accademia. — Genova, Sambolino , 1866, Voi. 2, pag. 152 e 
seguenti. 



152 I'ITTUKA 

che fino al morire non mettesse piede all'iufuori di Geno- 
va salvochè per ragioni domestiche. Estinto il padre, 
non so in qual anno, restava a partirsi fra i tre fra- 
telli certo fondo sa quel di Pavia, anzi nei subur- 
bani di quella terra, e in luogo appunto che nomi- 
navan Torrino. Colà si condusse il pittore; ma con 
qual fretta s'argomenti da questo, che gli bisognò dar 
breve tregua ai pennelli a mezzo il dipinto di Bra- 
sco Salvago. Rimase in Genova, e forse a tener vivo 
il lavoro, Battista, fidandosi nel fratello per atto di pro- 
cura ch'io leggo fra le altre carte del notaio De Franchi 
Rezzo. Altre brighe, con alcun $iato di giunta, lo tra- 
vagliarono in quest' anno del 151 G ; ond 1 io lo trovo 
a richiamarsi d 1 innanzi ai Signori, e nei fogliazzi 
del Comune fa numero co' maestri multati per al- 
cuna diffalta agli statuti che reggevano 1' arte (1). 
In questa sola scrittura, né altrove eh' io sappia, gli 
si conferma la nobiltà dei natali che accenna il So- 
prani: perchè al nome succede 1' aggiunto di Conte 
Palatino, tratto in luce dai suoi multatori, e Dio non 
voglia a dileggio. Ben si può credere, a chi lo cerchi 
nei documenti, eh' ei non usasse troppo di mesco- 
larsi ai colleghi, tanto vi par solitario, e come a dire 



(1) MDXYI XXIX Decembris — Lucas de Sanctolupo et Benedictus Ma- 
socus Consides Artis pictorum dederunt prò condemnato Petrum Franciscum 
Saccum pictorem Comitem Palatinum de florenis quattuor ex quibus spectat Of- 
ficio dimidia. — (Archiv. dei PP. del Comune). 



CAPITOLO vili. 153 

chioso in bò stesso o no' suoi lavori. Tal tempra 
d' uomini raro ( N che invaghiscano d' aver discepoli; 
e eh' ei ne formasse non ini consta per atto veruno, 
né per pitture che mostrino i' eredità del suo stile. 
In sol creato gli assegnano le mie notizie, ma per 
alletto di consanguineo, ed anzi suoajuto nelle opere 
che non seguace e continuatore della scuola. É que- 
sti il fratello Battista, già mentovato più volte, e a 
lui ò" alquanto addietro negli anni, se non è vano 
argomentare da maestro a discente, e dall' ordine 
della matricola, dove Pier Francesco tiene il nu- 
mero 65 e Battista il 74. Le prescrizioni dello Sta- 
tuto non tenevano per nulla alle ragioni del sangue: 
però ci occorrono esempj non rari di congiunto a 
congiunto, a scambiarsi d' innanzi a notaio la fede di 
zelante maestro e di buon fattorino. E il somigliante 
troviamo aver fatto i due nostri in aprile del 1510, 
e nelle tavole di Pier Antonio d' Albora, e aver sod- 
disfatto gelosamente ai capitoli che volevano un set- 
tennio per licenziare al magisterio gli alunni. Bat- 
tista uscì adunque di disciplina il 5 aprile del 1517, 
e il fratello gliene rese ampia fede per 1' atto eh' io 
mando in luce ad onore d'entrambi (1). Ma rincalzando 



1 ^ In nomine Domini Amen : Petrus Franciscus ile Sachis de Papia 

pictor in lamia quondam Ioannis Antonii: sciens alias Baptistara de Sachis 

de Papia ejus fratrem prò famulo et discipulo se ricordasse cum dicto Petro 

Francisco ad adiscendam artem pictoris prò annis septem tunc proxime ven- 

Vol. III. — Pittura 20 



154 PITTURA. 

ciò eh' è detto più sopra, questa carta m' è pur te- 
stimonio che il novello maestro era contento di ri- 
manersene a salario col suo istitutore, e tengo che 
ei vi restasse poi sempre, compagno nell' operare 
come in ultimo gli fu compagno al sepolcro. 



turis ut dieta acordacio asseritur constare publico instrumento scritto ut asse- 
ritur marni Pelvi Antonii de Allora Notarii anno de MDX die V Aprilis cui 
prò ventate relacio habeatur: sciensque dictum Baptistam bene legaliter et fi- 
deliter predicto tempore dictorum amiorum septem finiendorum die crastina ste- 
tisse et morasse (sic) in apoteca dicti Petri Francisci fecisseque omnia et gin- 
gilla servicia et negocia per ipsum Petrum Franciscum imposila diclo Bap- 
tiste in omnibus et per omnia prout diclus Baptist» tenelatur et obligatus e- 
rat tam vigore eapituiorum diete artis pictoris quam vigore dicti instrumenti : 
unde ipse Petrus Franciscus tolens agnoscere bona fide dictum Baptistam et 
erga eum facere que juris sunt et ad qv.e tenetur et debet eidem Baptiste pre- 
senti et acceptanli ac recipienti prò se et heredtbus suis dedit et dat liberam 
amplam et largam lieenciam et eum posuit et ponit in libertatem et ab eo se 
lene quietum satisfaclum et conlentum vocavit et vocat: Renuncians etc. Insu- 
per diclus Baptista a dicto Petro Francisco presente etc. se bene quietum vo- 
cat de eo de quo diclus Petrus Franciscus eidem tenebalur et obligatus erat 
vigore dicti instrumenti et eum quitat et successive ditto Petro Francisco 
presenti promisit et promittit se et personam suam exercere in apoteca dicti 
Petri Francisci prò laborante diete artis et Jioc per mensem unum proxime 
xenturum et incohandum (sic) die VI presenlis mensis Aprilis sub salario 
seu mercede soldorum septem eum dimidio januinorum prò singulo die non 
ferialo: et versa vice diclus Petrus Franciscus presens et acceptans om- 
nia et singula suprascripta sponte promisit et promittit dicto Baptiste presenti 
dictos soldos septem eum dimidio januinorum singulo die non feriato et labo- 
raturo et casu quo diete partes perseverabunt in dictum acordium intelligantur 
perseverasse sub modis suprascriptis : Que omnia etc. — >%i MDXVII die Sa- 
lali quarta Aprilis in Yesperis: in scriptorio sub Palacio Archiepiscopali : 
Testes mag. Franciscus de Sturla barberius q. Dominici et Antonius Iustinia- 
nus q. Iacobi. (Atti del Not. Battista Campodonico seniore. — Fogliaz. 1, 
1516-21 ). 



CAPITOLO Vili. 155 

Qua] de' Nizzardi ha in onoro il bello della pit- 
tura mettersi in traccia d' una pala d' ai- 
tar- 1 lusse nell' anno suddetto 
.. ma non saprei per qin.l ■ Dirò 
'■iuta il contratte, qi quali 

■■ i a decorare ; l quadro di 

»vanni, 
il Bai ' Dipinse sui lati i lu 

une V an 
q parte i contemporanei, si le- 
ti un fregio in un secondo ripiano a metà 

cbia 3Ì nel bel mezzo figurò la pietosa scena 

» 

della morte del Redentore, e a 1 duo lati s. Agostino e 
s. Nicola della sua Regola. Il luogo della predella gli 
diede spazio ad effigiare gli Apostoli e Cristo con 
essi, seguendo 1' usanza d' allora o il buon grado del 
committente. Fu questi un Giacomo Borzone sopran- 
nomato il calzolaio: crederei genovese, ancorché la 
polizza cel dia chiaramente per inquilino di Nizza. 
Mi persuado a più indizj che costui, quantunque 
selvaggio a conoscersi d' arte, ordinasse a sue spese 
la tavola per ornamento di qualche altare. Patteggia 
egli in suo nome, e abbandona il giudizio dell' opera 
a un fra Cristoforo Grasso dell'ordine di S. Domenico, 
serbandosi di eleggere un altro ad eguale ufficio. Il 
prezzo è accordato in cento cinquanta lire, delle 
quali si sdebita in parte, o meglio si è già sdebitato 
il Borzone consegnando all' artista un barile di vino 



156 PITTURA 

e tanto panno da farsi un sajo. Ma tatto questo è 
poco altro che nulla, verso il chiarirci che fa la scrit- 
ta d' un altro dipinto consimile che Pier Francesco 
aveva pocanzi eseguito per la chiesa de' ss. Nazario 
e Celso in Arenzano, al paragone della quale inten- 
dea Giacomo che punto non perdesse la sua: voleva 
anzi che somigliando l'avanzasse però di bellezza, do- 
vesse anche costargli un quattro scudi d' oro di so- 
prammercato. E perchè il paragone si facesse da tali 
che l'avessero continuo in sugli occhi, si commetteva 
nella sentenza di due arenzanesi , Giorgio Bonavia e 
Giovanni Rosso (1). 



(1) >J< In nomine Domini Amen: Petrus Franciscus de Sachis de Papia 
pictor sponte etc. promissit lacobo de Borzono dictus CaUegarius aie) habita- 
tori Nicie presenti etc. facere Majestatem imam et in ea depingere figura» in- 
frascriptas : videlicet primo in medio diete Majestatis Sanctus Io. Baptisla et 
Sanctus Iohannes Evangelista et ab uno latere Sanctus Laureatius et ab alio 
latcre Sanctus Stephanus : et superius in campo de medio ymago Pielatis ac 
Sanctus Augustinus et Sanctus Nicolaus de Tolentino : inferius ymago D. N. 
Ihesn Citrati cura dwdecim Apostolis: et predictam Majestatem una cum fi- 
guris suprascriptis facere et depingere ac ornare tenealur et ita promissit se- 
cundum et prout facta depincta et ornata fuit quedam alia Majestas per ipsum 
Petrum Fraaciscum fabricata et que est in loco Arensani in Ecclesia Sanc- 
toruìii Nazarii et Celsi: et que quidem Majestas ut supra fabricanda per ip- 
sum Petrum Franciscum dicto lacobo de qua supina sit et esse debeat ac ex- 
timari majori pretio scutorum quatuor auri Solis quam sit dieta Majestas sita 
in dicto loco Arensani: et quam quidem Majestatem dare et consigliare pro- 
missit depinlam et omatam ut supra intra menses sex proxime venhiros: et 
que quidem Majestas sit et esse debeat depinta et ornata ut supra judicio D. 
M. Christqfori Grassi Ordinis Predicalorum et alterius elligendi per dictum 
Iacobum judicio quorum stare promisserunl. Et versa vice dictus lacobus dare 



i uiTi'i." vili. 157 

Quel tanto che di Pibb Francesco c' insegnano 
gli :itti, ci parrà sufficiente a dimostrare un ingegno 

operoso in corto Bpazio di vita; ma non ci arrido e- 
gnal sorte al rintracciamo i lavori o a conoscere al- 
meno di tatti o quali si fossero o per qual luogo 
''ou lotti. T . urità ci toglie quasi tre tavole delle 

quali ho uotizia dai fogliazzi del Rapallo e del Pasto- 
rino, storiati 1' una nel 1520 ad istanza del patrizio 
Bernardo Giustiniano per prezzo di liro cento sessanta, 
e Le altre due anni dopo d'un Canacia pizzicagnolo, 
di minore dispendio tuttoché di soggetti più gravi. 
E di questi non sarà vano il far nota, che raffrontati 



et solvere promissit dicto Petro Francisco presenti etc. ?ro ejus mercede tam 
.laudi di <'.afem quiui prò ai tvis causa 

Majestateui libris centum quinquagivta Taitue et plus secundwn 
et proni dùreriut et judicacerint Georgi»! Bonaria et lóhannes Rubens de A- 
■■'ni respectn dicti supraphiris stare promisserunt et ex 
quibus ipse Petrus Frane i.-scus confessili fuit et confUetur habuisse et recepisse 
■> Iacobo libras quidraginta dia.-; rum dimidia lanue in pecia una suge 
v sic et 'ti e! libras septsm rum dimidia Itane dare et 

solvere promissit ad onuum volmttatem dicti Petri Francisci que fuciunt coni- 
Ubi m Mi qumquagmta lanue: et libras quinquaginta lamie dare et 
so 1 cere promissit perfecto medio opere i ' ci reUquas libras quin- 

quaginta lanue ad compierne ninni Aictarum librarum eentum quinquaginta la- 
nue perfecta dieta MajestaU omni exceptione ci contro/licione remotis: Qv.e om~ 
nia etc. — lamie in contrarla nobilium de Pinellis cidelicet in domo 

sii de Burgo spedarti in quidam camera superiori diete domus : Anno 
MDXVII I ndi rt ione V secuudum lanue cursv.m die Lune XI III 
Decembris in terciis : presentibus Iacobo de Gavio q. Benedicti et Ambrosio de 
Burgo speriario cicibus lanue testibus vocatis et rogatis. | Atti del Not. Vin- 
cenzo de Franchi Rezzo — Fogliaz. 6. 1617-18). 



158 PITTURA 

alla ragion, dello stile, non di rado soccorrono a sve- 
lare le opere de' valentuomini o mal conosciate o 
smarrite. Primeggiava in quella dei Giustiniani un 
s. Giorgio, con aggiunta però d'altri santi e coli' u- 
sata predella; di che s' appalesa com'ella fosse partita 
in capitoli, e quel che V atto dichiara, non povera di 
cornici e di fregi dorati (1). Nelle due del Canada 
par che tenesse altro modo, componendo in un sol 
campo una vasta istoria: e forse fu il Sacchi dei pri- 
mi ad osar tanto, e con quanta felicità verrà il destro 
che si consideri. Può anch'essere che questo pingesse 
su tela, dacché la mercede (che dell'una si stipula) non 



(1) ìfi In nomine Domini Amen: Petrus Franciscus Sachus de Papia q. 
lohannis Anlonii pinctor etc. Confessus fuit et in veritate publica recognovit 
Bernardo Iustiniano q. Baptiste presenti et stipulanti se eidem dare et (radere 
infra et per totum mensem Septembris venturi Majestatem unam de imago ('sic ■ 
Sancii Georgii cum aliis imaginis (sic) factam et constructam et deuratam (sic) 
cum suis cornicis secundum dezignum ei dalum per dictum Bernardum cum 
quadam cantera diete Majestatis pulcram et bene factam judicio Bartolomei 
lustiniani q. Gasparis judicio cujus ipsi Petrus Franciscus et Bemardus pro- 
misserunt stare: Contra quam (sic) dictus Bemardus prò predo diete Maje- 
statis promissil et se obligavit dicto Petro Francisco presenti et ttiptdami da- 
re et solvere libras centum sexaginta Ianue monete currentis inter artiftees in 
consigliatane diete Majestatis omni exceptione et contradictione remotis : • Que 
omnia etc. Acto quod de dieta cantera ipse Bemardus leneatur solvere ipsi 
Petro Francisco omne id prò predo diete cantere quod judicatum fuerit per 
digtum Bartholomeum judicio cujus etiam se se submisserunt. — ^ MDXX 
die Sabati XVII Martii in terciis ad bancum mei Notarli: Testes Franciscus 
de Ferro q. lohannis et Franciscus Schafinus fllius Andree. — (Atti del Not. 
Cristoforo Rapallo. — Fogliaz. 1, 1513-63 j. 



I IPITOLO vili. l")«l 

." risponde tUe dimensioni del quadro ohe son 
ululici palmi per otto. Fors* anco andò in dono ad 
un qualche oratorio, o noi disdice V argomento delle 

he al pittore conveniva d' esprimervi, dico 
l'avviarsi dì Cristo al Calvario fra turbe di manigoldi, 
e an affollarsi di popolo, e con altre figure usitate in 

.atta scena. Della terza è parimente taciuto il tema, 
pel quale se ne stanno le parti ad uno schizzo se- 
gnato in e la somma da retribuirsi, a fermar 
la quale saran chiamati due maestri di reciproca fede 
1 . A questi dipinti, cosi disgraziati nella memoria 



>> In nomine Do mini Amen: Petrus Franciscus Sachus de Papin pir- 
tor q. Ioha, ! un ex una et Barthnlomeus Canaria formagiariv.s q. lohan- 
uis parte >!iera peroe n er uni < ripiani compositionem conveniwn pro- 
missionem olligation- ,iem et satisfar! ionem duarum Majcstiitv.m de qui- 
bns infra : Yideìicet quia ex rausa gremisse rompasi! ionis et conventi ri alio- 
rwm de quilus infra Uctus magister Petrus Franciscus pirtor depingere facete 
et eonstruere premisi! dtcto Barthohmeo presenti et aceipicn/i ne stipulanti «te. 
Majestatem unam latitud i ceto et altitudinis palmorwm undecùn 
cum Iesu Christo rum rrure in humeris gestante et cum furba judeorum asso- 
dante eum ad montem Ca'cariu.m et cum aliis figuris eontentis in quadam pa- 
piro existt . .menti, pt ' «; Petrum Franciscum pictoretn dili- 
genter et ornate et cum omni derore et cum aspersione ohi in dirta Maicstatc: 
precio et calore librarum octogintaquinque usque in nonaginta : quam dictus 
Petrus Franciscus pirtor dare /radere promisit in toto per/edam et espleta/m 
intra dina Camispricii prosane venturam ad fardius omni postposita contra- 
dictione. Et iter* dictus Petrus Franciscus pictor depingere facere et eonstruere 
promisit dirlo Barthohmeo ut supra aliam, Majestatem altitudinis parmorum 
decem et latitudini^ parmorum odo cum jlguris et designis eontentis et ronti- 
Htntibus in quadim papiro per dutum Bartholomeum dicto Petro Francisco 
sic' et dictam Majestatem similiter omni pulcritudine et decorositate et predo 



160 PITTURA 

de' posteri, accoppierò gli altri due che ben noti, e 
veduti (crederei pure) al Soprani, si dileguarono ai 
nostri occhi in età posteriore; ciò sono due imagini 
del Crocifìsso, l'una ad un altare delle Suore di s. 
Marta, 1' altra in più scarse misure nella sacristia 
de' Minimi in Nervi. E chiudo senz' altro V ingrato 
catalogo per affrettarmi a materia più lieta. 

Raccolgo da testimoni credibili eh' è viva tuttora, 
quantunque nascosta, un' ancona di Pier Francesco, 
dritto vanto e ornamento bellissimo ad un altare di 
s. Sebastiano. Di questa chiesa ho ripianto quant' era 



de quo snpra et intra tcmpus predirtum ad judicium (amen et extimationem 
duorum magistrorwn eligendorum per partes tam super decorosilate et pulcri- 
ludine quam ad precium et valorem dictarum duarum Majestatum in appoteca 
tamen dicli Petri Francisci pictoris dandam et faciendam : precium quarum 
duarum Majestatum ut supra dictus Bartholomeus dare et solvere promisit dicto 
Petro Francisco pictori in traditione et consignatione dictarum duarum Ma- 
jestatum omni postposita contradictione : ex predo quarum duarum Majestatum 
et infra solutionem earum dictus Petrus Franciscus confitetur hàbuisse et re- 
cepisse libras octoginta in promissione Ludovici Taliacarne facta dicto Petro 
Francisco. Et predicta facere et adempiere promisit dictus Petrus Franciscus 
pictor de dictis duabus Majestatibus intra dictum ternpus Umittatum (sic) ut 
supra sub pena ducatorum vigintiquinque auri dando, et sol venda per dictum 
Petrum Franciscum pictorem dicto Bartholomeo presenti et acceptanti ac sti- 
pulanti ut supra prò justo danno et interesse ipsius Bartholomei omni etiam 
postposita contradictione : Renunciantes etc. — Actum Ianue in Bancis vide- 
licet ad bancum mei Nolarii infrascripli : Anno Domin. Naliv. MD vigesimo 
secundo Indictione decima secundum Ianue cursum die Mercurii decima No- 
vembris in terciis: presentibus Angustino de Opkello q. Ieronimi Io. Bapta 
Berzexio Iacobi et Marco Pasturino Antonii civibus Ianue testibus ad premissa 
vocatis et rogatis. (Atti del Not. Antonio Pastorino — Fogliaz. 43, 1522). 



capitolo vai. 161 

• altre pigine V indegna rovina; ma qui 
nuovamente, e quante volte mi si p< 

a diri» d'una graiia ch'ella 'ebbe in ogni 

■irò: di sortire squisiti pennelli, tantoché lo 
ire non avessero per mutazioni o resta 
ividiare alle vecohie. La tavola a cui mi conduce 
il discorso fu procurata al santuario dello Eremltane 
che . di Pavia nel 1523, vale a dire non troppo 

in qua dall'epoca nella quale la votiva chiesa 
fu lor conceduta per decreto della Repubblica, che per 
azioni l'ai inziata fin dal contagio 

del 1450 (1). È manifesto che le pie Suore, ponendo 
a S" della pittura i ss. Antonio e Paolo ed Ila- 

rione eremiti, intesero a far cenno della lor Regola; 
de' quali beati sappiamo dagli atti che il primo si- 
gnoreggiava nel mezzo, e faceva argomento a cinque 
piccole storie compartite nel grado. Ma quanto alla 
elezione dell'artefice, ella non vuol forse recarsi a lor 
merito, quanto di chi tenea le veci del monistero col 
nome di procuratore o di sindaco. Era questi il pa- 
trizio Pasquale de Fornari, abitante di contrada vicina, 
e progenie di que' gentili che prima e poscia largheg- 
giarono di sustanze e di patrocinio con dette mona- 
che. Costui s' accordò col pittore negli atti del Rai- 
mondo Pinello V otto luglio dell' anno sunnominato, 

* AUztri — Necrologia della chiesa di s. Sebastiano iu Genova. — 
Atti della Società Ligure di Storia patria, Voi. 10, fascicolo 2 di prossima 
..eazione . 
Vol. III. — Pittura. 21 



162 PITTURA 

e al quadro veniva attribuito il valore di cento cin- 
quanta lire, non mediocre compenso a que' giorni 
infausti (1). Non fece il Sacchi (per quanto io mi sa- 
pia) o iinagine o storia veruna dove non s' aprisse 
la scena in ameno paese, secondo il vezzo de' mi- 



(1) »J< In nomine Domini Amen: Magister Petrus Franciscus de Sachis de 

Papia q. Iohannis Antonii pictor in lanua sponte promissit et viriate 

presentis promitlit D. Pasquali de Fumaria q. Dominici Sindico ut dicit Mo- 
nialium Monastcrii Papié fanne presenti et stipulanti nomine dictarum Mo- 
nialium et mihi Nolario se infra et per totum mensem Septembris venturi fa- 
cere seu fieri facere bono modo et bonis imaginibus ac bene in ordine et bonis 
ac finis coloribus ac ad perfectionem altare unum in medio cujus sit imago 
Sancti Antonii ab uno latere Sanctus Paulus primus heremila ab alio Sanctus 
Hilarionus in loco silvatico cura quinque capitulìs infine dicti altaris de vita 
Sancti Antonii in contentamento dicti Pasqualis dicto nomine cujus judicio qua- 
tenus et quoad bonitatem et bonum servitum stare promittit dictus Petrus Fran- 
ciscus : Renuncians etc. Et versa vice dictus Pasqualis dicto nomine procura- 
torio ut stipra et prò quo de omnibus de ratti habitione promissit et promittit 
sub ipoteca sponte promissit et promittit dicto Petro Francisco presenti et sti- 
pulanti se eidem prò sua mercede solvere prò faciendis omnibus premissis li- 

bras centum quinquaginta .... finito dicto opere ad omnem ipsius 

Petri Francisci voluntatem omni exceptione remota: et ex mine in diminucionem 
earum ipse Petrus Franciscus hahuit sic confitens a dicto Pasquali dicto nomine 
libras vigintiquinque Ianue monete numerate: Renuncians etc. Acto quod ex 
dieta summa liceat dicto Pasquali diminuere id quod sibi videbitur viso dicto 
cpere : Que omnia etc. Sub pena dupli et scutorum decem in quam incidat dic- 
tus Petrus Franciscus qui promissit observare etc. Acto quod dictus mag. 
Petrus Franciscus prò omnibus premissis possit a dicto Pasquali dicto nomine 
conveniri Ianue et ubique locorum: Renuncians etc. — Aclum Ianue in camera 
Cantinate domus habitacionis dicti Pasqualis site in centrata Nobilium de Au- 
ria: Anno a Nativitate Domini MDXXI1I Indictione decima secundum Ianue 
cursum die Mercurii Vili Iulii in Vesperis: Tesles Iohannes Ambrosius Itta- 
lianus q. Augustini olim de Ferrariis et Quilieus Marchesanus q. lacobi. (Atti 
del Not. Paolo Raimondo Pinello — Fogliaz. 9, 1523-25). 



CAPITOLO TI1I. 163 

gliori lombardi; ma qui pareva chiederlo lo ragioni 
del tema , e nel contesto della scrittura ne proso ob- 
bligo espresso, B Iddio provvegga che questo dipinto 
ritorni in luce, come per parto nostra abbiani fede 
eh' ei taccia numero tra i più leggiadri che u- 
scissero di costui mano. E dolce sarà per noi , se la 
fortuna tramandi a più tarda età lo reliquie di un 
tempio votivo, che noi presenti, con aperta sconoscenza 
all' avita pietà, non arrossimmo di rovinare dai fon- 
damenti. 

L' anno del 25, non più oltre che in sull' uscire, 
recò a Pier Francesco altro duo commissioni, di 
minor conto per fermo, e da spedirsi ambedue per la 
festa di Pentecoste. Queste opere s 1 ebbe il contado, 
nò forse le ha per anco disfatte, men vago del rimu- 
tare, o più riverente del passato che non sogliano 
le grandi città. Tal ventura d' incontrarsi nel dilicato 
ingegno del Sacchi toccò questa volta ai castello di 
Taggia nella Riviera a ponente, e ad Assereto mo- 
desto yillaggio in Riviera opposta, su quel di Ra- 
pallo. Se non che pei Tabbiesi procurava qui in Ge- 
nova un dabben cappellano del nostro Duomo, Boni- 
fazio Ruggero di detta terra, e per gli altri un Ni- 
cola Assereto, che al cognome si mostra di quella 
villa, e che fattosi cittadino attendeva al tesser di 
seta. Istituto de' miei volumi è il richiamare comunque 
io possa bei nomi e belle opere , lasciando a cia- 
scun paese, se v'ha chi ne curi, la penosa fatica 



1 64 PITTURA 

dell' indagar se sussistano. Però non è vano indicarne 
il soggetto, e quanto è possibile i partimenti e le for- 
me. L' ancona tabiese (1) portava nel mezzo l' effigie 
di Nostra Donna, alla quale facean lato da dritta la 
Maddalena e s. Antonino arcivescovo, da manca santa 
Marta con s. Bonifazio, allusivo per avventura al Rug- 



(1) >J« In nomine Domini Amen : Mag. Petrus Francìscus de Sachis de 
Papia pictor q. Iohanuis Antonii sponte etc. promissit et soìemniter conventi 
Venerai. Doni, presbitero Bonifacio Rogerio de Tobia Capellano Ecclesie Majoris 
januensis facere seti fabricare altare seu Majestatem unam bene et decenter co/- 
loris librarum centuria lamie judicio duorum piclorum per parles elligendorum 
quorum judicio stare promisserunt et promittunt sub pena dupli cum figuri* 
seu imaginibus infrascriptis : primo in medio imaginem Beate Marie Virginis 
a latere dextro imaginem Sancte Marie Magdalene et Sancii Antonini Ordini* 
Predicatorii et a latere sinistro imaginem Sancte Marte et Sondi Bonifacii 
et in sub bancha, diete Majeslatis promissit facere seu pingere ministeria Sancte 
Marie Magdalene cum uno -ex minisleriis Sancte Ursule : quam Majestatem sic 
fabricatam consignare promissit dicto D. Presb. Bonifacio intra festwm Pente- 
costes proxime venturum: prò quo quidem laborerio seu Majestale dictus D. 
Presb. Bonifacius dare et solvere promissit eidem mag. Petro Francisco pre- 
senti et ut supra stipulanti vel legitime persone prò eo dictas libras ce 
Ianue in hunc modum : videlicet tertiam partem earum ex nunc ad omnem to- 
luntalem ipsius mag. Petri Francisci aliam terciam partem intra festwm Pasce 
Resurrectionis Domini proxime venturum et reliquam terciam partem in consi- 
gnacione diete Majeslatis : Renunciantes etc Et prò dicto D. Presb. Bonifacio 
prò predictis attendendis et observandis erga dictum mag. Petrum Franciscum 
soìemniter intercessa et jldejussil Matheus de Tobia carlarius Antonii major et 
emancipatus ut fatetur : Sub etc. — Actum Ianue in claustro superiori Ecclesie 
Beate Marie de Vineis videlicet in camera dicti Presb. Bonifacii: Anno Domin. 
Nativ. millessimo quingentessimo vigessimo quinto Indictione duodecima secun- 
dum Ianue cursum die Martis vigessima quarta Ianuarii hora vigessima se- 
cunda vel circa : presenlibus Lodixio de Castiliono q. Blaxii et spect. Dora. 
Petro lohanne de Tobia juris utriusque doctore testibus ad premissa vocatis 
et rogatis. (Atti del Not. Giambattista Castiglione — Fogliaz. 1, 1523-25'. 



>VPIT0L0 Vili. Iti5 

gero che donasse il dipinto. Dovea poi la predella 
mostrare in piccolo istorio della suddetta Penitente, 
lasciando alcun breve spazio ad un capitolo di s. Or- 
sola martire. Il prezzo fu di lire conto, di troppo mag- 
lio per la tavola d' Assereto, pattuito in qua- 
rantacinque; divario che io non istimo di picciol mo- 
mento ad arguire il valore d' entrambi i quadri, posti 
che fossero al paragono della bellezza. Anche in que- 
st' ultimo convenne imaginar Nostra Donna con tito- 
lo ed atto di soccorritrice , e due beati sui fianchi , 
singolarmente venerati a quo' giorni per ville e bor- 
gate, pauroso tuttavia di recenti contagj ; vo' dire i 
ss. Rocco e Sebastiano. Queste figure eh' erano il 
maggior corpo della pala, si corredavano in alto 
del consueto mistero del Deposto, e delle figure di s. 
Antonio e di s. Quilico, patrono questo secondo 
della parrochia e poco meno che titolare della villa : 
né mancava la solita rappresentanza degli Apostoli a 
popolare il dorsale. Giovi ancora che il contraente 
faceva patto d' una sembianza di donna da pingersi 
ginocchione appiè dell'un santo fra i due principali , 
la quale crederemo ritratto di devota che agevolasse 
o donasse del proprio avere la tavola, o meritasse per 
un qualche ben fatto di quella chiesa o di quell'al- 
tare (1). La pittura si volle ad olio, condizione che 



1 In nomine Domini Amen: Petrus Franciscus Sachus papiensis q. Ióhannis 
Antonii pictor in lamia ex una et Nkolaus de Axereto texior pannormi sepie 



166 PITTURA. 

metteasi al Sacchi, e che forse è argomento a quel 
tinger succoso, e fors' anche in qualche tratto risen- 
tito , che nelle fatture di lui si discerne, e par che 
ajuti T evidenza de' volti e la prontezza dei gesti che 
d' innanzi ad ogni sua cosa t' invitano e quasi ti fan 
forza di rimanere. 

Nella nostra città vive tuttora un nobilissimo 



(sic] q. Iohannis presentibus ex altera : sponte etc. pervenerunt et pervenisse 
sibi ipsis ad, invicem et vicissim con/essi fuerunt et confltentur ad infrascripta, 
que inferivi sequuutur : Renunciantes etc. Videlicet quia dictus Petrus Fran- 
ciscus promissit et convenit dicto Nicolao presenti stipulanti et recipienti suo 
nomine ac nomine et vice hominum et universitatis loci Axereti Capelle Sancii 
Quilici Potestatie Rapalli fabricare depingere et construere bene et dilligenter 
altare unum de tribus petiis latiludinis parmorum quinque cum dimidio et al- 
tiludinis seu longitudinis parmorum odo cum figuris seu imaginibus infrascrip- 
tis: videlicet Beate Marie de Secorso (sic) in medio ab uno latere Sancii Se- 
bastiani et ab alio latere Sancii Bochi: superius in medio Beate Pietatis ab 
uno latere Sancii Quilici et ab alio Sancti Antonii et etiam cum imagine unius 
■mulieris ante dictam imaginem Sancti Sebastiani seu Sancti Rochi genibus fle- 
xis : necnon etiam facere et fabricare banchetam cum imaginibus boni Ihesu et 
duodecim ejus Apostolorum que intelligatur computata in dieta altitudine seu 
longitudine dictorum parmorum odo : et quod altare seu imagines promissit de- 
pindere (sic) cum oleo illudque sic perfectum dare et consignare intra festa 
Pentecostes anni presentis proxime ventura et in omnia juxta designum eidem 
per dictum Nicolaum tradditum. Versa vice dictus Nicolaus presens et accep- 
tans predida promissit et convenit dicto Petro Francisco presenti stipulanti 
et recipienti etc. eidem Petro Francisco dare et solvere prò pretio et valore 
ac mercede dicti altaris libras quadraginta quinque Ianue infra solutionem 
quarum didus Petrus Franciscus habuil et recepii libras duodecim Ianue in 
peccunia numerata in presentia mei Francisci de Ferris Notario et testium in- 
frascriptorum: reslum vero quod est seu sunt libre triginta tres dare et solvere 
promissit in hunc modum videlicet intra mediam quadragesimam proxime ven- 
turam libras sex et residuum in consignatione dicti altaris ita tamen quod die- 



CAPITOLO Vili. 1G7 

esempio per riconoscere e debitamente apprezzare 
cosi fatte virtù del pavese; dico il santo Antonino 
domenicano fra i ss. Clio: Battista e Tommaso d'A- 
quino, che in S. M. di Castello, locato in coppia di 
più tavole insigni, non vuol darsi vinto alla prova 
d' alcuna. V ha in alto nel mezzo tondo N. D. col 
Putto seduta in soglio sorretto da patriarchi : iina- 



tus Petrus Franciscus teneatur et ita promissit accipere pecunias sibi in dies 
dandas et qwis dare toluerit dictus Nicolaus intra dictum tempus. Quo quidem 
altare sic ut supra fabricato et perfecto si processero de voluntate ipsarum 
parttum tei alterius canon extimetur et apprctietur per duos probos et exper- 
tos viros per partes elligendos unum prò utraque ipsarum : et quatenus fuerit 
dictum et judicatum seu extimatum esse majoris predi dictarum librarum qua- 
draguita qutnque eo casu teneatur et debeat et sic promissit dicto Petro Fran- 
cisco eidem dare et solvere omue id quod fuerit dictum et extimalum per die- 
tos elligendos ultra dictas libras quadragintaqvinqv.e : et quatenus dictum aliare 
extimaretur minori predo eo casu dictus Petrus Franciscus teneatur et debeat 
et ita promissit dicto Nicolao eidem solvere et restituere totum id quod fuerit ju- 
dicatum et extimatum a dictis libris qv ad rag iuta quinque infra: et itafuit et est 
per pactum expressum inter ipsas partes. Preterea dictus Petrus Franciscus 
promissit dicto Nicolao presenti ut supra quod dictum altare non proijciet seu 
disccperiet aliquas magagnias (sic) seu deffectus respectu ejus artis intra annos 
quindecitn proxime venturo» et casu quo intra dictum tempus ejeeret et disco- 
periet aliquas magagnias seu dejfectns eo casu teneatur et obligatus sii et ita 
promissit dictum altare optare totiens quotiens opus fuerit intra dictos a>utos 
quindecim expensis ipsiv.s Petri Francisci: Que omnia etc. - Aclum lamie 
in scriptoria Vincent ii de Muffino Notarli sita apud Palacium Archiepiscopale: 
Anno a Nativitate Domini millesimo quingentesimo vigesimo quinto Indictione 
duodecima seevndum Icmue rursum die Sabbati undecima Februarii hora nona: 
presentibus Paulo Abbo causidico q. Angeli et Stephano de Garibaldo lohannis 
civibus Ianue testibus ad prcìnissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Francesco 
F«rro seniore — Fogliaz. 1, 1520-30\ 



168 PITTURA 

gine di tanta dolcezza quanta è la pietà, la devo- 
zione, la compostezza de' santi al basso. Ne ajuta 
l 1 effetto un aperto di campagna oltre ogni dire a- 
menissima che presta il fondo; e in eguale prospetto 
si rappresenta nel grado a minute figure il compianto 
delle Marie che circondano la spoglia del Crocifisso. 
Di sì vago dipinto , perch' io non dica gioiello, sem- 
bra gloriarsi la modesta cappella, e onorarsene la me- 
moria de' Botto, Martino e Gerolamo, che l'adornarono 
a proprie spese, e con finezza di gusto non ordinaria. 
Perciocché, non contenti alla tavola, desiderarono quelle 
maioliche figurate che anch' oggi sussistono sulle pa- 
reti, e più in alto, e sul rovescio dell' arco, più sto- 
rie e fregi de' quali, a spiare lo stile, non vorresti al- 
tro pittore che il Sacchi. E lui non vorresti (v'aggiungo) 
fuorché mantegnesco; che dove noi dimostrassero 
le impronte di ciò eh' è figura, lo griderebbero a 
chiare note le forme dell' ornamento, composte a gra- 
ziosi andari di foglie e caulicoli, intra Dimezzati di 
sirene e di mostri, coloriti o meglio miniati a gran 
cura. L' età dei lavori è a leggersi nell' ima ancona, 
che al nome e alla patria di Pier Francesco fa se- 
guir 1' anno del 1526, quarantesimo primo ed antipe- 
nultimo della sua vita. E dritto è il credere che a 
questo punto toccasse la cima del suo valore: ed è 
pregio dell' opera che a far giudizio di questo artefice 
non si torca il pensiero dal quadro presente, che 
meglio d' ogni altra a parer nostro ne chiarisce le 



CAPITOLO T1IL 169 

massime. So si raffronti agli esompj contemporanei, non 
parrà di coloro che sullo ormo del Vinci contesero ad 
aggrandii la maniere, a crear nuove industrie e ad affi- 
nare le pratiche, ma dì quegli altri che devoti all'antico 
sacrificavano alla virtù dol concetto i prestigi o le squi- 
sitezze dell'arte. Ben molti della sua scuola, e per anni 
più addietro, gli entrano innanzi di morbidezza nel tin- 
gere, di scioltezza in comporre, di larghezza e di 
garbo nel contornare. Ma v'ha dei dotti chiprediligge co- 
testo stile più circospetto, e s' anco ti piace più timido; 
quando associato ad un animo che senta diritto e 
gentile, par quasi prudenza a non violare le tradi- 
zioni e le forme che sono retaggio dell' arte cri- 
stiana. 

Non è palese per questi giorni se Pier France- 
sco e Battista avessero tuttora in comune e l'offi- 
cina e i lavori ; ma quanto a fraterna affezione, eh' è 
ben miglior cosa, ella mi traluce assai viva da quel 
nulla che ancor rimane delle costoro notizie. Entrambi 
i fratelli s' erano già prima acconciati a bottega in 
Iscutaria con un Gregorio Gandolfo valente maestro 
di vetri; e non m' accuso di temerità argomentando 
che 1' uno e 1' altro ajutassero 1' ospite di modelli e 
disegni pel suo mestiero. Ma in sui confini della 
vita, Pier Francesco mi riesce più solitario : sì lo 
veggo desideroso dell' aperta campagna, e rifuggire 
dalla città alle ville, e non sì presto contento ad al- 
cuna. Non ho dette finora le condizioni della prole 
Voc. III. — Pittura. 22 



170 PITTURA 

la quale è credibile che avesse in Genova a' fianchi; ed 
erano due figli, Michele e Chiarettina, a lui nati xli 
leggittima moglie il cui nome si nasconde negli atti, 
e che forse a quest'ora non si contava tra i vivi. 
Oggimai questa famiglia d' ingegnosi di lombarda 
s' era fatta cittadina di Genova , anzi genovese al- 
l' in tutto; e inquilino della nostra città era pure un 
quarto fratello chiamato Gerolamo, da noi taciuto fin 
qui, come 1' unico che in mezzo a sì begli esempj 
restasse profano al dipingere. Il nostro del rimanente 
non prima ultimata la maestà di Castello, amò di ri- 
dursi sulle alture di Montegalletto ad abitare una 
casa con intorno una terricciuola che un cotal Marco 
degli Abati gli diede a condurre per annue lire 75. 
Ma 1' istrumento che me ne acconta, rogato dal Rai- 
mondo PiDelli il 1 maggio 1527, è ordinato da en- 
trambe le parti a disobbligarsi de' patti: e dove le 
prime condizioni del fitto si distendevano per un ses- 
senio, per volontà de' contraenti non durarono più in 
là d' un anno. Cercò indi a non molto più lieta 
stanza, o meglio dirò più sicura, incalzato da giuste 
paure che noi camparono dal fato avverso. Ma in 
questo mezzo i pennelli di Pier Francesco produs- 
sero la più grand' opera che mai concepisse il suo 
ingegno; e coni' ella fu estrema delle sue fatiche, 
così toccò in sorte un soggetto che insieme al valor 
della mano ci porge a conoscere lo spirito e il senti- 
mento dell' artefice. 



CAPITOLO Vili. ITI 

l'eroeehò hi preziosa pittura, non so pei qua] gra- 
zia l special privile . >, sussisto ancora sul 
natio colle là ove fa posta ad accrescer lustro ad il- 
lustre chiesa: non guasta dai secoli, non insidiata da 
incettatori, nò anche potuta o saputa ghermire dalle 
ugno straniere. Sorge la chiesa di Montoliveto sur 
un tumulo a cavai ier di Multodo tra Sestri e Pegli, 
ÒV innanzi un' aperta di mare che vince la vi- 
tto, a' due fianchi ridenti poggi ed apriche val- 
lette, e boschetti e giardini, con vario aspetto tra sel- 
voso e fiorito, e con >dro incantesimo d' arte e 
di natura. La chiesa travisata dall' antico al moderno 
è visitata più eh' altro da cittadini e da forestieri per 
invito del SACCHI, la cui tavola affissa nel coro, cos'i 
per ampiezza di misure, come per sembianza d' anti- 
chità e per ricchezza d' invagini si concilia la prima 
attenzione. Non però che patisca lontano lo spetta- 
chè a conoscerla e a giudicarla quel eh' essa 
vale, convien salire in cospetto e a parte a parte cer- 
carla cogli occhi. Che Pier Francesco chiudesse con 
questa la sua carriera ce ne avvisa in fondo al di- 
pinto la seguente leggenda: Pelvi Francisci Sachi de 
Papià opus - 1527 ; il qual anno potè soverchiare di 
pochi mesi. Il bel quadro, variato aneli' esso d' un 
mezzo tondo sul vertice, quanto a composizione, è 
a così dire partito in gruppi, 1' un dall' altro distinti 
con più di cautela che d' arte, e nondimeno con no- 
tabile ardire per un pittore accostumato a distribuir 



172 PITTURA 

le figure in ispazj determinati o come usavano dire 
in capitoli. Nel semicerchio è 1' Eterno Padre in gloria 
d' angeli che si raccostano al basso, là dove da una 
scena di paese amenissima risalta la Spoglia del Re- 
dentore in grembo a Maria che per dolore s' abban- 
dona fra le altre pie donne e Giovanni intesi tutti 
a diversi uffizj di carità. E come V artista non osas- 
se francarsi così d'un tratto dalle simmetrie del passa- 
to, figurò stretti in coppia • sull' un dei lati i due 
discepoli che si dispongono a seppellirlo, e sull'altro 
due devoti in abito di gentiluomini, eh' io tengo pei 
committenti dell'opera. Si scuopre nel fondo in minute 
figure il trasporto del Santo Corpo al monumento: 
poco lodevole usanza di chi dipinse in que' secoli, 
ma vago pascolo agli occhi tuttoché con iscapito 
della ragione. Ma questi difetti di compositore, ai 
quali aggiungerei non so qual minutezza come d'uo- 
mo che impauri di nuovo arringo, trovan ristoro nel- 
la virtù dell' esprimere, la quale nella presente isto- 
ria è sì varia ed eloquente, che ciascun volto è una 
punta al cuore, e ciascun atto un richiamo a meditare 
il lugubre mistero. A chi noi sapesse, il Deposto di 
Montoliveto direbbe che 1' autore valse per avventura 
ed anche si compiacque nel piccolo, e talvolta mi 
occorse il suo nome in quadretti da stanza, con eguale 
amore condotti, e con egual cura segnati della solita 
scritta. Ed io non dubito d' assegnargli (benché sia 
privo di cotal fede) una tavclina quanto può dirsi 



CAPITOLO TIII. 173 

_::i/iata che ancor regge nella sacristia di quel luogo, 
la quale in angustio spazio ritrae le forme e il sog- 
getto della fin qui descritta: se non che le invenzioni 
si variano, e nell'arco è storiata la Crocefissione, e le 
tinte distese a tempera (dove in quella si mostrano ad 
olio) tuttora s' allegrano della nativa freschezza. 

Resta che dai pennelli accompagniamo il pavese alla 
fossa, giovane ancora o vigoroso almeno di quaranta- 
tre anni, eh' è la stagione più amica all' ingegno. E 
quivi appunto o avea già mano o già era sul darla 
ad una pala ornatissima pel coro di S. M. delle Gra- 
zie, titolata a quel tempo dai ss. Maurizio e Celso: 
del cui lavoro s' era pocanzi accordato con Benedetto 
Vaccari proposto di quella chiesa. Ma in sul mettere del 
1528 o poco oltre in primavera cominciarono a spar- 
gersi in Genova le paure di quel funesto contagio, 
che a dir delle cronache per numero di vittime 
e per condizioni di morte non avea eguali e pochi 
somiglianti in passato. Di che se i cittadini, già rifi- 
niti per le recenti calamità della patria , cadevano in 
tutto dell' animo, come non penseremo che il Sacchi, 
naturalmente vago di solitudine, non procacciasse ora 
a schiantarsi dal fìtto della città, che tanti erano i 
pericoli del rimanere, e tanto orribile 1' aspetto delle 
comuni sventure? La tavola dei due santi (che tale 
era il tema) per la quale avea pegno dal prete scudi 
quindici d' oro del sole, o non vide pennelli o si ri- 
mase ai primi tratti: né sarà fine al presente capitolo 



174 PITTURA 

che non ci occorra il pittore destinato alle veci di 
Pier Francesco, rimesse a pena le furie della moria. 
Al divampare della quale, né così tosto quanto per av- 
ventura accadeva in cotali distrette, il Gregorio Gan- 
dolfo lo accomodò di certe stanzucce e d' un suo ver- 
zierino a S. M. del Prato in Albaro; ed è una pietà 
il riferire (come fanno le carte) che quel ricetto dove 
egli co' suoi si confidava di scampo, riuscisse di corto 
in tetro albergo di morte. Perciocché il valoroso mae- 
stro, assalito indi a poco dal pestifero morbo, cedette 
alla vita; e fu a quel che sembra nel luglio di quel- 
1' anno malaugurato del 1528. Ed io non ripenso al 
suo caso che non mi corra la mente a più altri vir- 
tuosi che giacquero di simil colpo in altre terre d' I- 
talia; più compassionevoli invero perchè travolti da 
indegno fato sul meglio dell' operare, e mancati ad 
un' epoca così temperata e gentile pel magisterio del- 
la pittura, quanto può vedersi fra noi per le prove 
che tuttavia ci rimangono di Pier Francesco. 

Battista che stretto con lui di fraterna benevo- 
lenza s' era condotto a riparo nelle stanze medesime, 
o costernato fra dolore e spavento, o sentendosi già 
per le membra i primi guizzi della rea febbre, il 23 
dello stesso mese volle pensare dell' anima e disporre 
de' proprj averi, quasi presago di raggiungersi al buon 
fratello. Rogò il testamento Antonio Salvago di Fò 
sospettoso e quasi dissi acquattato per gli scalini di 
quell' umile casa, dal cui dentro parea spirare un'au- 



CAPITOLO Vili. 175 

r;i Maligna di morte (1). Battista lasciò il suo corpo 
uìla chiesa vicina de' Conventuali di s. Francesco, 
nella quale s' ha a credere che testò componesse le 
jlie del consanguineo. E chiarite le sue ragioni 
verso il defunto, e verso il Gandolfo suo compagno 
di hottega, e fatta carità d' alcun lascito a certa Ca- 
terina di Granata, chiamava eredi del suo rimanente 
il fratello Gerolamo e i figliuoli di Pier Francesco, 
Chiarettina e Michele. Quattro giorni appresso il 



{1 In nomine Domini Amen: Cum nil sit certius morte et nihil incertius 
kora mortis ideo prudens tir Baptista Sachus de Papia predata considcrans 
timens divinum judicivm ivju.s hora nescitiir nollens intestalus decedere de se 
bonisque suis per hunc (sic presens testarne/timi nuncvpaticum qnod sine scrip- 
tis dicitur et suam n!timam voluntatem dispostiti et disponti ac ordinanti in 
omnibus ut infra: Ih primis namqv.e qv.v.m cv.m mori contigerit animavi suam 
emnivni Creatori Beale Marie semper Virgini Beato Io. Raptistc et 

uibus Sanctis Curie Paradisi triumphantis recomandavit : corpus verosuum 

sepeìliri jussti et voluti in Ecclesia S. Francisci de Albario et prò exequiis suis 

tantum expendi deleat quantum videlitur infrascriptis ejus fideicommissariis. 

i legarti hospitali Pantaloni lanue soldos decem prò anima sua. Item 7 e- 

.'. hospitali Reducti (sic) I nfinaorum Incuraòilium lanue soldos vigiliti prò 
anima ipsius testaloris. Item leganti Fratti Iohanni Francisco de Peratiis Gv.nr- 

o Frairum et Mouasterii S. Francisci de Albario prò anima sua y 
qrntuor auri Solis cum hoc quod debeat celebravi fo.cere missas Sancti Gri- 
gorii in remissionem peccatorum ipsius testatoris. Item dicit et declarat se ha- 
bere debere a quondam Petro Francisco de Papia scula sexdecim que sunt 
de societate cimi Gregorio Gandulfo et sili spectanttbus. Item legasti et legai 
Caterine de Granata sciita sex auri Solis que habuit ab ea ex mutuo et que 
voluti sili restitui debere. Item leganti predicte Caterine leclum ipsius testato- 
re fide ituni cu ti omnibus "A iictum lectum pertinentibus amore Dei. Item di- 
xit et declorami se esse participem prò dimidia cujusdam apotece vitrarie exi- 
stentis lanue in carrubeo Scutarie cum Gregorio Gandulfo exceptis paucis vi- 



176 PITTURA 

Gandolfo, come esecutore testamentario con esso il 
Gerolamo, facea descrivere dal notaio le povere sup- 
pellettili di Battista nell'infausto soggiorno d'Albaro 
funestato pur allora d'un secondo cadavere. E in gen- 
naio dell'anno vegnente provvedeva d'un modo stesso 
nella bottega di Scutaria , laddove pochissime e vili 
masserizie rammentano il magistero e la società del- 
l' estinto. Così finirono la vita i due dipintori, dispari 



treis qite sunt dirti Gregorii cui credalur de quantitate et qualitate juramento 
ipsius Gregorii. Ilem voluit ordinami ac legavit solvi debere de bonis suis dicto 
Gregorio Gandulfo senta odo auri Solis et sunt prò pensione viridarii ipsius 
Gregorii locati et pensionati quondam Petro Francisco de Vapì&fralri ipsius 
testatoris in presenti estate et in quo mortuus est dictus Petrus Franciscua 
peste. Reìiquorum vero bonorum omnium suorum mobilium et immobilium dicto 
testatori quomodolibel et qualitercumque spectantium et pertinentium nunc et in 
futurum heredes suos inslituit et esse voluit Ieronimum de Papia frairem ip- 
sius testatoris prò una dimidia et prò alia dimidia Michelem et Claretinam fi- 
lios legitimos et naturales dirti quondam Petri Francisci fratris etiam dirti 
testatoris ita quod si unus ex dictisjiliis decederci sine liberis legitimis et na- 
turalibus eidem succedat supersles. Fideicommissarios autem et executores pre- 
senlis suis testamenti et ultime voluntatis constituit et voluit dictum Gregorium 
Gandulfum et Ieronimxtm ejus fratrem et superviventem ex eis cum omnimoda 
potestate et balia hujusmodi jideicommissariis attribuì solila tam de jure quam 
ex forma ordinameniorum Ianue et aliter quomodocumque : Et hec est sua ul- 
tima voluntas: Cassans et annullans etc. — Actum in Sancte Marie de Alba- 
rio edibus videlicet in scala domus habitationis dirti testatoris : Anno Domin. 
Nativ. millesimo quingentesimo vigesimo octavo Indictione decima quinta secun- 
dum Ianue cursum die vero vigesima tertia mensis Iulii in terciis : presentibus 
teslibus mag. Iacobo Schiatino barberio q. Nicolai Petro Donato q. CAristofori 
Antonio Ritio q. Iuliani Laurentio Bonerio q. Martini et Iohannelino Ritio q. 
Nicolai vocatis specialiterque rogatis — Antonius Salvaigus de Foo Notarius. 
(Atti del Not. Antonio Salvago di Fo' — Fogliaz. 1, 1528-42). 



CAIITULO filli 177 

al certo d'i ■ •. ma conformi nell' alletto della fa- 

miglia e dell' arte, e fors' anche nella oblivione dei 
posteri, so due tavole insigni, scampato alle in- 
giurie de' secoli, e segnate del proprio battesimo, 
non provvedevano alla debita stima del fratello mag- 
giore. .Ma quello che non potevano (dico i casi del- 
l' uomo) a noi giovi aver tratto in luce, e con tanta 
più cura, quanto più misera dee dirsi la costui sor- 
te, ed acerba la fine, e maligna la condizione dei 
tempi. 

Vedemmo già Pisa Francesco due volte multato 
dai Consoli, nò il perchè ci vien detto dai notularj; 
ma che varrebbe il cercarne, quando le cagioni al 
fallire eran tante, e si stranamente servili? Xiun pe- 
riodo dell' età vecchia fu così tribolato dai gelosi so- 
spetti del collegio pittorico: e parte di colpa n'ebbe per 
avventura il penuriar dei lavori quanto si fece sul 
nascere di questo secolo, e '1 troppo affluire (ch'è più 
forte a comprendersi) de' maestri di fuori. Xè già mi 
starò a dirli tutti, che molti di loro conosciuti appe- 
na scompaiono, e la matricola non li registra; ma 
chi vorrebbe a tai segni argomentare la loro medio- 
crità anzi che il fastidio di tante molestie che li tor- 
cesse a mutare contrada? Di questi cotali è un Tom- 
i da Modena figliuol di Cristoforo, al quale dai 
Consoli, ch'erano del 1502 Bartolommeo del Pog- 
gio e Giacomo Serfoglio già nominati, fu posta 
al dipingere fra noi questa legge durissima, eh' ei 

VOL. III. — PlTTLBA. 23 



178 PITTURA 

non togliesse veruna commissione né dentro né di 
fuori di Genova senza L' asseuso loro , o pagas- 
se fiorini dieci per ogni diffalta (1). A simil di- 
vieto si sobbarcarono 1' anno medesimo, anzi ad un 
tempo quasi col modenese, quel Pier Antonio da Ca- 
sale del fu Bernardo citato nei capi addietro, e un 
Francesco da Lodi del fu Beltrame, serbati entrambi 
ne' rogiti di Cosma Abbati.' Ed anche vi s' acconciò 
quattro anni di poi un Battista pavese, figlio an- 
ch' ei di Cristoforo, ma con migliore fortuna, perchè 
mescolatosi agli ottimi, vuoi nostrani o cresciuti fra 



(1) In nomine Domini Amen: Thomas de Modena q. Christqffori pictor spo-nle 
etc. promisit et solempniter se obligavit M. Bartholomeo de Podio et Iacobo 
Sefrogio (sic) Conmlihis et Sindicis Artis pinctorum cicitatis Ianue presenti- 
bus et stipulantibus etc. non accipere nec per se nec per alium nec alios ejus 
nomine ad laborandum aposta (sic) ab aliqua persona tara cine Ianuensi quam 
extraneo causa pingendi vel faciendi dictum magisterium spectantem vel perti- 
nentem diete arti pinctorum lanue sine licentia tam diciorum 31. Bartholomei 
et Iacobi dictis nominibus quam successo-rum eorum de cetero venturorum et 
edam si contrafecisset tam de preterito quam de futuro et quid aliud fecisset 
rontra formam Capitulorum diete Artis promisit stare judicio diciorum M. 
Bartholomei et Iacobi dictis nominibus et aliorum suorurn successorum ut su- 
pra : Renuncians etc. Sub pena jlorenorum decem Ianue prò quolibet et quali- 
bet vice taxata prò justo damno et interesse partis observantis in quam penam 
tociens quociens etc. et quam penam etc. Insuper prò dicto Tboma intercessa 
Nicolaus Barbazelata q. Marci etc. — Actum Ianue in Fossatello videlicet ad 
banclium mei Notarli infrascripti: Anno Domin. Nativ. MDll Indictione quarta 
secundum lamie cursum die Martis X Mai) post lercias: presentibus Sarqfino 
(sic) Martino de Unellia q. Imperialis et Dominico de Guirardis etiam de U- 
nellia Pauli testibus ad premissa vocatis specialiter et rogatis. ( Atti del Not. 
Cosma degli Abati — Fogliaz. 4, 1502\ 



CAPITOLO Vili. 179 

noi, e resosi volentieri in costoro ajuto, si fece quasi 
de' nostri, e invecchiò lavorando non ignobili cose. 
Costui va sognato del puro nomo nella lista del ma- 
gistero alla linea trentacinquesirua; ma non ho dub- 
bio eh' ei sia quel desso che nei contratti s' aggiunge 
il casato dei Grassi, straniero pur nondimeno a quel 
Francesco dello stesso cognome e paese, che propagò 
ai Genovesi una serie di pennelli mediocri. Laonde il 
Battista non avrà proprio luogo se non là ove per 
1' ordine nostro sarà chiamato a mostrarsi in società 
di questo o di quel maestro, di tale o di tale altro 
lavoro. Conviene al luogo presento la rea prescrizione 
che gli fu imposta per giunta alle consuete già in- 
stituite contra i foresi : eh' ei non potesse cioè va- 
lersi al dipingere d' alcun lavorante se non uscito 
dalle officine di Genova. Così a ciascun anno si ri- 
stringevano le ritorte ai pittori avventicci; con che 
danno dell' arte ciascuno sei vegga. Or sia questa la 
prima notizia di Battista da Pavia, del quale più 
volte cadrà sparsamente memoria, e sotto il luglio 
1506 (segnatura dell' atto) o un tal poco innanzi si 
computi 1' ascrizione di lui nell' elenco dei profes- 
sori (1). 



(1) In nomine Domini Amen : Cura sit prout per infrascriptas partes asse- 
ritur quod alias Baptista de Papia acceptus fuerit per Consules Arlis picto- 
rv.ra Ianue ad dictam artetn pictorum lanue cura hoc quod ipse Baptista non 
posset accipere làboratores forenses ad sechum (sic) hborandum de dieta, arte 



180 PITTURA 

Con eguale severità, e aggiungi con eguale solen- 
nità di forme, si prendeano le pene dei trasgressori: 
e s' incontran più carte ove le sentenze sono pronun- 
ziate per atto pubblico contra i multati. Ne reco e- 
sempio in un Giacomo da Passano, che venuto dalla 
terra di Levanto già fatto pittore, non dubitò di ac- 
cettar commissioni e aprir bottega in Genova, o mal 
consapevole o non curante dello Statuto che imponeva 



sitqite etiara veruni quod de hoc non constet aliqm scriptum: ideo ipse Bap- 
tista ex una parte et Bartholomeus de Podio pictor q. Francisci tanquam 
Consul et Sindichus diete Artis et suo proprio nomine ac etiam nomine et vice 
diete Artis et prò qua de ratto promissit etc. Sub etc. ex parte altera : perie- 
nerunt ad composicionem et pacta de quibus infra verbis solemnibus hinc inde 
vaiata: Renunciantes etc. Videlicet quia ex causa dictarum composicionis et 
pactorum dictus Bartholomeus suo et dicto nomine contentatur et vv.lt quod 
ipse Baptista possit et valleat ;sic) de celerò facere et exercere dictam artem 
ac gaudere et fruì beneficiis et commodis ac utililatibus diete Artis cura hac 
(amen lege et condicione et non aliter quod dictus Baptista de cetero non pos- 
sit nec valeat accipere aliqttos laboratores forenses qui non sint de dieta arte 
in dieta civitate Ianue ad sechum (sic) laborandum de dieta arte pictorura Ia~ 
nue sine licentia dicti Consulis vel ejus successoris sub pena librarum viginli- 
quinque lanue tociens quociens per ipsum Baptistam fuerit conlrafactum apli- 
canda prò dimidio Spectab. DD. PP. Communis et reliqua dimidia diete Arti. 
Versa vice dictus Baptista presens et acceptans predicta promissit et promittit 
dicto Consuli bene et fidcliter facere dictam artem ac solvere onera diete Arti 
et non accipere aliquos laboratores forenses ad sechum laborandum sub pena 
predicta: Renunciantes etc. — Actum Ianue in Curia egregii D. Vice Guber- 
naloris Ianue: Anno Domin. Natie, millesimo quingentesimo sexto Indicione 
octava secundum Ianue cursum die Veneris XXXprimo Iullii in terciis: pre- 
sentibus M. Leonoro de Aliqua (sic) pletore q. Iohannis Antonii et Dominico 
Lavezario macelerio Iohannis civibus et habitatoribus lattice testibus ad premissa 
vocatis sTpecialìlerqne rogatis. — (Atti del Not. Nicolò Vinelli 
1502-15). 



CAHTOI.O Vili. 181 

ai forutieri un tirocinio d' anni s»M to in città o nel 
distretto. Suppongo ohe ammonito dai Consoli negM- 
se obedienst, e par dirlo il tenore della condanna che 
lo scemava di venticinqae fiorini per atto del 1G di 
rto del 1510 (1). Crescono indizj a vederlo taciuto 



1 tfr In nomine Domini Amen: Xos Nicolaus ile Canova pictor et Lau- 
rentiu» Senni [sic Consulti anni presentii artis pictonm civitatis Tan/ue: et 

Bapt: Iohiinnis : BeraudinuB Faxolus q . Laurentii : Andreas 

de Morinelo q. Iacobi: Battista de Ferrariis q. Francisci quatuor ex Conti- 
liariis diete artis pictorum anni presentii : scientes et cognosccntes Iacobum 
de P: Levante cantra coluntalem dictorum Consulum et contra for- 

wutm Capitulorum diete artis lahorasse et exercuisse ac de presen ti i 

ne artem plcloris ipsamque artem non posse facere quod 
non didice rit artem in lamia cura aliquo magistro: et etiam cogno- 

Iaeobum coutrafecisse Capitulis diete artis virtute quorum pro- 
hibetur nemiiiem qui non sii de dieta arte et qui non didicerit eam in liana 
non posse eam exercere et facere: et volentes manutenere et conservare capi- 
tuia diete artis ut transeat ccteris in exemplum : ex potcstatc et baglio, nobis 
t attri'nda per Magni/. Senatum virtute regularum 
s%arum seu suonai Capitulorum: ideo visis dictis eorum Capitulis et eisdem 
constilo quod dictus Iacobus exercet in lamia dictam artem et quod non est 
magister sai ex marjistris ipsius artis nec in numero cclerorum diete artis: e' 
demani tisis cidendis et super premissis omnibus et singulis kob ito naturo e- 

M : tidelicet quia cognoscendo dictum Iacobum coutrafecisse Capitulis 
artis pictorum et non posse facere in presenti civitate lamie dictam artem ei~ 
demque incurrendum esse in penam florenorum vigintiquinque et quia dictus 
Iacobus dictis Capitulis etc. per consequens condemmmus et condemnandum 
esse dicimus sentcntiamus pronunciarmts et declaramus dictum Iacobum ad 
eamdem penam florenorum vigintiquinque dandis [sic) et solvendis protit dispo- 
nitur ex forma dicti Capituli. — lamie in prima Sala Palarli Communis vo- 

"raschea a mei Notarli infrascripti: Anno a Nativ. Dora. 

MDXTI lndictione tercla secundum Ianue cursum die Martis XII Augusti in 
Vesperis: presentibus testiJjus Bernardo de Prato q. Io. Antonii et lohanne 

■ <!CO de Mainerò q. Mainerii spedarli civibus lamie lestibus ad premissa 
vocali* et rogatis. 'Atti del Not. Paolo Raimondo Pinello — Fogliaz. 1 . 



182 PITTURA 

nella matricola, eh' è quanto a dire nel ruolo de' ma- 
estri, e il non trovarlo ripetuto in altri atti com' egli 
non fosse più vivo per Genova. 

Che se gì' inscritti, sì come inquilini dell' arte e 
timorosi eh' altri ne turbasse il possesso, avean d'ora 
in ora moltiplicati gì' impedimenti agli estranei, non 
rifinirono a questa età di minacciarne ed anche 
tentarne di nuovi con nuovi richiami alla Signoria. 
E ad ogni offrirsi di forastieri desiderosi di aver nome 
nella loro famiglia e titolo nel lor magistero, mette- 
vano innanzi così le vecchie pastoie come altresì le 
moderne, e gran fatto se non mettevano per soprap- 
più le avvenire. Ond' è che in alcun documento ci si 
mostra di costoro chi supplica ai Consoli e ai Consi- 
glieri di sottostare solamente alle vecchie usanze, e a 
lor volta i rettori del collegio a francare taluno per 
grazia di cotali servitù, che non erano scritte per anco 
né sancite né conosciute dal pubblico. Tristissima nota 
per questi giorni, essendo in palese che il diritto 
conceduto alle università di proporre e riformare i ca- 
pitoli, veniva talvolta abusato a termine di. porre in 
atto la volontà d' un collegio già molto prima che 
autorità di governo ne giudicasse. Indi vediamo a 
quale negarsi a qua! altro de' forensi concedersi scu- 
sa degli obblighi futuri e pur già tradotti in costume, 
e invocarsi per gli uni il rigore dello Statuto, e per 
gli altri onestarsi la grazia per via di cagioni né 
sempre bastevoli né sempre plausibili. Direi per giunta 



U ITOLO in, 183 

che 1* allentare o lo stringere dei lacci dovette andare 
a seconda dell' animo di tale o tal' altro Console, e 
Dio non voglia di studio o d' invidia che li movesse. 
Nella scelta degli atti non seguirò la peggiore delle 
opinioni: nò per questo mi terrò dall'otlrirne parecchi, 
sia per meglio chiarir questo punto, ossia perchè il 
filo di varj tatti o di varj nomi mi vien tra lo mani 
da questo quasi episodio della nostra cronaca artistica. 
Comincerò per ragion d 1 anni da Giambattista di 
Braiiu; il qual pittore so pur ebbe mollo quant' altri 
mai chi reggeva il collegio, non sarà però di chi legge 
chi ne tolga o meraviglia o disgusto. Nasceva costui 
di queir Ambrogio che altra volta ci venne in sugli 
occhi, battiloro di condizione, anzi discendenza di bat- 
tilori antichissimi, e all'età sua de'primarj per quel 
mestiere così florido in Genova. A Giambattista quanto 
fu rea natura che il fece malescio nò ben formato 
della persona, tanto si porse amoroso e tenero il ge- 
nitore: e disegnando di levarlo sopra le domestiche 
sorti, lo volse senza più alla pittura. Del 1510 atten- 
deva agli studj in Milano, la cui scuola giustamente 
salita in grido per la fresca autorità di Leonardo, 
chiamava a sé i più vogliosi dell' Italia superiore, come 
Roma quelli della bassa Italia cogli esempj del grande 
Urbinate. Primo esempio, o de' primi, di padre o di 
figlio che ad avanzar nell' arte non istessero paghi 
alle nostre scuole: tuttoché ?i ripetano i casi d'allora 
in poi e via via si frequentino. Né vuol tacersi che 



184 PITTURA 

tre anni più tardi si condusse a Venezia Stefano Ma- 
zone fìgliuol di Giovanni già noto pei fogli addietro, 
e forse con animo di rimanervi. Laddove il Braida, 
dirozzato che fosse alla grave e gentil disciplina lom- 
barda, intendeva rifarsi al suo nido, e coi voti affret- 
tava il ritorno: ma come tornar maestro se lo Statu- 
to chiedeva gli studj in Genova, e non men che 
anni sette di scuola, perch'-io non dica di schiavitù? 
Tal cura gli durò poco, dacché i Consoli dell' anno 
suddetto, Giorgio Brenta e Lorenzo Fazolo, promi- 
sero a lui lontano d' averlo collega alla prima venuta 
senza badare più oltre, e poco stante altri sette fra 
Consiglieri e compagni soscrissero alla promessa (1). 



(l)*^ l n nomine Domini Amen : Cum sii quod Iohannes Baptista Braida 
ftlms Ambrosii discat in civitate Mediolani magisterium seu artem pictoris : 
cumque sit quod Georgius Brenta unus ex Consulibus artis pictoris et Lau- 
rentius de Papia surrogatus loco Bertolini de Calonica alterius Consulis diete 
artis et qui Laurentius dicit habere potestalem et bailiam a dicto Bertolino 
et a Consiliariis diete artis ut dictus Georgias de Brenta Consul ipsius fa- 
tetur infrascripta faciendi : sponte nominibus quibus supra promisserunt et pro- 
mittunt dicto Io. Baptiste presenti et acceptanti ac stipulanti dictum Io. Bap- 
tistam acceptare in dieta arte pictoris semper et quando idem Io. Baptista 
ingredi voluerit dictam artem omni exceptione remota observando tanlummodo 
et promittendo obseroare dictus Io. Baptista Capitala diete arlis hactenus de- 
vinctum usquedum et que dicti homines diete artis nunc habent tantum ut su- 
pra et non aliqua alia Capitula que forte in posterum homines diete artis ob- 
tinerent prò dieta arte et ad conservandam dictam artem quibus non intelliga- 
tur dictus Io. Baptista in aliquo et modo aliquo esse suppositus vel obligalus 
tempore sue ingressionis in dictam artem imo ab eis Capitulis si forte haberen- 
tur et obtinerentur de celerò quia nunc dicti Consules in tali condicione pro- 
posito et pratica sunt coram Magnifico Senatu liber et exemptus omnino sii et 



CAI-ITOLO Vili. 1^5 

Se dei ceppi avvenire lo assicurassero, non accade 
eh' io il dicci. K come tornò di Milano, che fu sui 
prinoipj del 151;*, non fa minoro l'affetto con che i 
nuovi Consoli, Bernardino Fazolo e Luca uà San- 
tolupo, con esso i Consiglieri dell' arte, s'affaccenda- 
rono di confermargli 1' indulto, e nuovamente con 
pubblico scritta, e allegandone a questa volta le ca- 
li, quasi a giustificare quel soverchio e non più 
udito di graziti. Dieeansi nel contesto della scrittura 
forte commossi alle fortune di Giambattista, così co- 
m'egli era cagionevole e disgraziato del corpo, e quanto 
a sustanze bisognoso di tutto; per la qual cosa, la- 
sciando stare eh' ei volea riguardarsi per cittadino di 
Genova, pareva debito di pietà, o meglio ancora (per 
dirla con essi) una vera limosina, abilitarlo in quel- 
1' arte che il poveretto si trovava alle mani. 

Sole due cose ritennero per sé; le cinque lire di 
buona entrata, e il divieto all' artista di chiamare 
a livoro altra gente che instrutta in Genova (1). Ciò 



esse debeat dietns lo. Baptista: Renunciantes etc. — Aduni lamie in Bancis 
tidelicel ad bancum mei Notarti, iiifrascripti : Anno Domiti. Natie. MDdecimo 
Indictione decima lercia secundum lamie cursum die Lune nona Deccmbris in 
Yesperis: preaentibus Baptista Passagio scaterio et Blaxio de Solario q. Nico- 
lai litilus fanne testibus "d premuta vocatis et rogatis. (Atti del Not. Anto- 
nio Pastorino — Fogliaz. 30, 1510, n. 2>. 

(I I Do ■ ' : Lucas de Sanctolupo et Bernardinu.s Faxolus 

de Papia oiclores Consulti Arti» pictorum et dictus Be' - nardinu=> subrogatus 
Stefani Massoni d'' Alexandria alterius Consulis diete Arlis absentis a 
VOL III. — PlTTUHA. 24 



186 PITTURA 

nondimeno quel che 1' atto negava concedette liberal- 
mente, se non m' inganno, la pazienza dei correttori; 
perciocché fra i dipinti eh' io potei rinvenire com- 
messi al Braida, non mancano esempj che aperta- 
mente mentiscano. Le costui fatiche sono circoscritte , 
a quel che pare, in breve tratto della occidentale ri- 
viera; e come il padre fu pietoso sostegno all' infeli- 
ce adolescenza del Giambattista, così mi sembra 
che in ogni modo si adoperasse per alcuna commi s- 



Civilafe lamie et districtu et qui profectus est Venelias: necnon et Franciscus 
Tremerius q. Bartholomei Laurentius de Sorana Marci et Baptista de Cumo 
Antonii ac dictus Bernardinus subrojatus quatuor ex sex Consiliariis diete 
Artis pictorum absentibus tantummodo Michaele de Passano qui Zevantura 
accessit et Pantaleone Belengerio reliquis duobus ex sex Consiliaris ejusdem 
Artis habentes baliam ad iufrascripta facienda ut ipsi falentur : Constatiti in 
presentici et testiwminfrascriptorum (sic) sponte etc. ex causis et rationibus in- 
frascriptis acceptaverunt et acceptant Ioanncm Baptistamde Brayda Ambrosii 
civem lame pictorem presentem et acceptantem in dieta eorum arte pictorum 
ita ut dictus Io: Baptista presens de cetero possit et valeat libere et absque 
lilla contradicione et impedimento alicnjus diete Artis facere et exercere dic- 
iam artem pictoris quemadmod 'ores magistri diete artis 

et demum omnia et singula facere qv.c et quemadmodum faciunl homines magi- 
siri diete artis in dieta Arte: que raciones et cause suut iste tum quia dictus 
Io: Baptista est civis lamie tum etiam quia dictus Io Baptista est occasiona- 
tus in persona tum etiam quia cura acceptaverunt ex gratia et benignitate 
eorum duorum Uonsulum et ConsUiarior ; wsina et pietate qua ipsi 

DD. Consules et Consiliarii valde afflciuntur ex dicto Io: Baptista et ad hoc 
etiam ut dictus lo: Baptista se siibslincrc et vivere possit in dieta eorum 
arte prò ejus industria ingenio cura et solerti' habitis prius et acceptìs per 
dictos DD. Consules et Consiliarios a dicto Io: Baptista libris quinque janui- 
uorum prò hono iugressu diete Artis prò eorum dimidia spedanti et pertinenti 
diete arti de reliqua vero dimidia pertinenti DD. PP. Commuuis lamie curam 



CAPITOLO Vili. 187 

sione non sì tosto il figliuolo fu in termino ri" osar 
pittura. Certamente versava tra i Milanesi e bazzicava 
per quelle scuole allorché fu chiamato ad eseguire 
una tavola per s. Stefano di Villanova su quel d' Al- 
bengi: tanto all'erma la data del 1511 ond'ò distinta 
la relativa notizia. A quest' opera si condusse in so- 
cietà con un Angelo Sardo che altra volta non 
potei raffrontare, o venuto con lui di Milano, o pere- 
grino fra noi di que' giorni (1). sia che l 1 invito 



DD. PP. Com lenitimi prò eis. Quiquidem Io: Bapti- 

sta pr nittit dictis DD. Consuliòus et Consiliare presentibus et 

accep< i ■<• ad cìvitatem lanue prò labe 

de dieta ari Uorum deceva auri prò quolibet et qualibet vice 

'actùm fuerit per dictum Io Baptistam ex 
lo damno et interesse ejusdem Artis. ■' 
vero et prò reliquis sii dictus Io: Baptista in equalitate et partiate ce- 
dute Artis: et qui eliaci dictus Io: Baptista prò 
Dei Evangelia servare Uapitula et m : 'e Ar- 

et obedlcntcm esse DD. Consulibus et Con- 
qui nunc sunt et prò tempore erv.ut secundtm probatam 
bs etc. — Actv.m Zanne r is vi- 

i Domin. Nativ. MD ■' 
tertio Indictione decima quinta scruni!".,! Tanice cursum die Mercurii nona, 
Feòruarii in Vesperis: presentibus Baptista de Passagio seaterio q. Inquini et 
• de Vignàio seaterio Sartholomei civibus lamie testibus ad premissa. 
\is et rogati;. Atti del Not. Antonio Pastorino — Fogliaz. 34, 1513). 
(1 >J« fo D ini Amen: Ambrosius de Brayda batilolius (sic) q. 

Boni}' • etc. promissit et se obligaoit erga agentes prò hominibus loci 

tum stipulantem et reoipientem nomine 

dictor 'isti loci Viti 'cuoce qnod Io: Baptista ejus Jttius et Angelus 

tores qui accesserunt et project i sunt ad locum ViUenove terrilorii 

ritUatis Attingane prò dipingendo et construendo figuras miusaltaris sire al- 



188 PITTURA 

provenisse dalle cure paterne, o l 1 età dell' artefice 
meritasse men fede, o Giambattista corresse difilato 
alla impresa, certo è che gli accordi si vollero stipu- 
lati dagli Operai della chiesa con Ambrogio medesimo, 
il quale si rese mallevadore dei patti non meno pel 
figlio che pel compagno. La carta non può dichiararci 
il soggetto della maestà, che doveva stanziarsi fra i detti 
Massai e i due pittori già precorsi alla detta villa: o 
lascia intender sol questo, ch'eran figure di santi par- 
tite sul vecchio stile in capitoli. Né sarei lungi di 
assegnare ad Albenga un altro altare che lavorò cin- 



tai unum prò Ecclesia Sancii Stefani decens et conveniens proul ipsi magi- 
stri se convenient cum homimbus seti cutn agentibus hominum dicti loci Ville- 
nove facient depingent et construent dictum altare seu Majestalem decentem et 
convenientem et quod omnes pecunie que dàbuntur et solventur dictis Magistris 
pictoribus per ipsos homines excusabuntur et debitum suum facient erga dic- 
tos homines Villenooe prò dicto altare costruendo et /adendo juxta convenium 
capiendum per ipsos magistros pictores cum agentibus dictorum houinum: et 
in quantum dicti magistri pictores non observassent seu obsertarent contenta 
inter eos promissit dictus Ambrosius observare et facere et demum dare et sol- 
vere dictis agentibus prò hominibus dicti loci Villenove sive mihi dicto Notano 
infrascripto stipulanti et recipienti nomine dictorum hominum omne id quod 
dicti magistri pictores dare deberent et obligati essent dictis agentibus prò ho- 
minibus dicti loci Villenove prò dictis magistris pictoribus omni postposita con- 
tradicione: Renunciantes etc. — Actum lanue in Bancis videlicet ad bancum 
mei Notarii infrascripti : Anno Domiti. Nativ. MDundecimo Indictione decima 
tertia secundum lanue cursum die Martis decima quinta Iullii in Vesperis : 
presentibus Baldasare Adumo q. Bapliste et Benedicto de Domoculta civibus 
lanue testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Antonio Pasto- 
rino — Fogliaz. 32, 1511, n. 2). 



('M'ITOLO Vili. 189 

que anni di poi essendo ovvio per quelle bando il ca- 
sato di ehi ne dio commissione a Giambattista, vo' 
diro un Tommaso Do Ferrari. Quivi apparisce la prima 
volta come socio al dipingere un Domenico Pezzi del 
1 libanese, amicizia contratta per avventura dal nostro 
nelle scuole di Milano, e recatosi a Genova pel facile 
esempio di tanti altri lombardi. Ma il Pezzi non 
prima si fu legato dell' opera col De Ferrari, che do- 
vette per sue faccende rifarsi alla patria, onde all'a- 
mico la rassegnò tutta intera, sì veramente eh' ei po- 
tesse riprenderla in parte se fosse presto il ritorno, so 
no, gli fosse il Bkaida grazioso d' alcuna mancia al 
riscuotere della somma pattuita (1). Rivedremo più 



1 In nomine Domini Amen : Cam verum sit prout infrascripte partes fa- 
tentur quod nt'igistri Doniinicus de Peciis de Lacu Lugani q. Iohannis et Io. 
Baptista de lirny d:\filius Ambroxii battilori (sic) ambo pictores se conveneruut 
cum Tom", de Ferrariis de pingendo unum altare ipsi Tome prout de dieta 
contentane constai publico instrumento rogato per Vincentium de Albario ad 
quod habeatur condegna relitto : et mine non valens ipse mag. Dominicus in- 
combere sic. hujusmodi picture seu operi ipsius allaris quia oportet eum acce- 
dere domum sv.am et ad partes Mediolani: ideo constitutus dictus mag. Domi- 
nicus M prese ntia mei Notarii et testium infrascriptorum rewwciavit renun- 
ciat ac assignat dicto Io. Baptiste socio et colleghe suo in dicto opere fingendo 
presenti et acceptanti totum dicium opus ipsius altaris faciendurn seu pingea- 
durix et perfide ndv.m per dietim Io. Baptistam solum ac ipse mag. Dominicus 
pictor ponit dietim Io. Baptistam solum et in solidum loco suo et in gradu 
suo ita quod restet solv.s prout erat coneealus cum dicto mag. Dominico re- 
spectu dicti mag. Dominici et facit ac constituit diclumlo. Baptistam in quan- 
tum expediat procuratorem suv.m in f adendo in dicto opere picture ipsius al- 
taris promissum ab ipso Toma ipsis ambobus mag. Dominico et Io. Baptiste 



190 PITTURA 

tardi cotesto Domenico nella nostra città, e trattenuto 
in fatture non ispregevoli, né senza maravigliare che 
la matricola lo ignori affatto. Ma ragion vuole che 
anche al Braida s' appuntino le mie parole : circa il 
quale io sto in forse se nell' animo de' leggitori 
siasi messa maggiore stima d' artefice o pietà di gio- 



pictoribus et in liberando quitando et absoloendo dictum Tornarti prò ipso mag. 
Domiuico de foto predo dicti altaris et in faciendo dicendo et procurando ope- 
rando et exercendo in premissis et circa premissa et in dependentibus emer- 
gentibus et connexis ab eis proul facere procurare dicere exercere et operare 
d'ictus mag. Dominicus si presens et pèrsonaliter interresset 'sic . Et iictus 
Io. Baptista presens et acceptans hujusmodi onus ac in se soìum suscipit om- 
nem obìigationem contentarli in dicto instrumento ac conventi et prò,» itti forre 
et curare ita et taliter et cum effectu quod dictum altare finietur ab ipso Io. 
Baptista et opera sua prout et sicut ipsi m«g. Dominicus et Io. Baptista 
pictores erant obligali vigore dicti instrumenti et promilit dktus Io. Baptista 
quod Jidejussioncs prestile per ipsos versus dictum Tomam erunt liberale et ai- 
solute respectu dicti altaris. Acto quod si dictus mag. Dominicus reicrteretur 
Tanuam antequam dictus Io. Baptista perfecissct dictum altane possit ipse mag. 
Dominicus si voluerit esse in gradu suo in dicto altare sicut erat ante presens 
instrumentum videlicet in resto sive in Ma parte quam dictus Io. Baptista non 
fecisset : et si dictus Io. Baptista ^/«'^ dictum aitare debeat recognosceire dic- 
tum mag. Dominicum de aliquo munere arbitrio et voluntate (amen dicti Io. 
Baptiste et non aliter : Reminciatites etc. — Aduni Ianue in contrai la et prope 
Pontem illorum de Calcis videlicet in domo D. Eap'istc ricca! qua 

ad presens habitat dictus mag. Dominicus: Anno Domin. Xativ. millesimo 
quingentesimo decimo sexto Inditione lercia secundv.m fanne cv.rsum die vero 
Martis decimo sexto mensis Septembris : presentibus M. Petro de andria de 
dicto Lacu Lugani magislro anteramo q. Marci ac Dominico de Valsollo sic 
de dicto loco picapetra fllio mag. Tome habitatoribus Ianue tcstibus noti* ci 
ydoncis vocatis et rogatis. ( Atti del Not. Visconte Platone. — Foglia/.. 1, 
1500-24". 



('A TITOLO Vili. 191 

vine sventurato. Clio il predetto lavoro vedesse fine 
non oserei di affermarlo, quando io leggo che Giam- 
riSTA non vide l'anno 1518. E mei da a leggere un 
richiamo d'Ambrogio ai Signori, pietoso anch'esso alle 
lagrime, dove il misero padre decrepito e in distretta 
di povertà, supplicava per quattro scudi che la Co- 
munità di Trioni, sempre indarno sollecitata, doveva 
tuttora al defunto figliuolo e veniva tuttora negando 
al cadente ed orbo genitore. Era il prezzo d' una 
bandiera dipinta fin da' tempi di Giano Fregoso per 
gli uomini del contado, a richiesta d'un Quilico Bo- 
selli e d' un Antonio Oddi : protervia disumana , che 
m.'sse anche a sdegno i magistrati e li fé' pronti di 
chiamare a ragione i riottosi (1). 



■ 1 IU. ci Bxc. D. Regio lanvensium Gubematori et MagniJ. DD. Senatori- 

cwitatù lanute reverenter exponUur p \rosii de Brayda hu- 

DD. IT. diceniis sicut tempore IH. et Exc. tunc D. Ianus «ic^ 

'oso loannes Baptista fiUvs ipsius exponentis pictor tunc 

rice/is «vistene in loco Triorie pinxit quoddam vexillv/m sive quondam badcìam 

àie* dvoersonm colono,) sire diversarum insigna/rum prò dicto loco Triorie 

•equisitionem Quilici Borreli et An- 

•ro Triorie prò cujus vexili pie! re debebat et de- 

t Io. Bnptista tunt plùries pei Ut a dieta 

' •m in dicto loco Triorie et eiiam a dictis Quili- 

rho e! et sen eor ere non potuit licei indebite. Mortuo 

Io. Baptista filio ipsius exponentis ipse exponens superstes senex 

nistrator dicti quondam 

fcc. etc. — Segue il tenore del decreto che provvede con onesta 

severità ai giusti richiami del vecchio padre. — ►£< MDXVIU die II Sep- 



192 PITTURA 

Ciò che rimisero i Consoli alle compassionevoli 
sorti del Braida, fu del resto rimesso ad altri e sotto 
altro colore, come a dire per rispetto a virtù di ma- 
estro e come riconoscenza d' onesti costumi. Un in- 
dulto di simil fatta ci reca notizie d" un Angelo 
Chierico pittor messinese, verso il quale si legarono 
formalmente di farlo immune dei carichi avvenire. 
Nò costui pure mi tien dietro nei rogiti; perch' io mi 
sto in dubbio se lungamente* durasse in Liguria (1). 



tembris : Parte III. et Exc. D. Octaviani de Campofregoso Regius (sic) Ianuen- 
sium Gubernator et Magnif. Cons. DD. Anlianorum Communis lamie jubetur 
et enixe precipitur suprascripto Antonio et quatenus expediat Sindicis et Con- 
silio dirli loci Triorie quatenus intra dies sex proxime venturos et secuturos a 
presentanone presentis precepti cum supplicatione comparere debeant coram pre- 
factis III. et Magnif. DD. ad respondendum suprascripte supplicationi oppo- 
nendmnque et contradicendum quicquid toluerint: alioquin lapso eo termino et 
eos (sic) non comparentibus procedetur ad decemendum super pelitione dicti 
Ambrosii eorum absentia non obstante. (Archiv. Govern. Diversorvm Fogliaz. 
74, 1518-19). 

(1) >J< In nomine Domini Amen: Bernardinus Frixolus (sic) de Papia q. 
magistri Laurentii et Lucas de Sanctolupo q. Martini Consules Artis picto- 
rum Civitatis lanue : Pantaleo Berengierius q. Baptiste et Baptista de Cumo 
Antonii ac Laurentius Xovana (sic Marci tres ex Consiliariis diete Artis : 
Scientes et cognoscentes Angelum de Mesina de Chierico q. Antonii Iacobi 
pictorem in presentiarum in presenti Civitate lanue commorantem se ipsos Con- 
sules et Cousiliarios requisivisse quatenus eorum grafia speciali velini dicto 
Angelo concedere quod ipse Angelus tanquam pictor non sit suhjectus nec ag- 
gravatus insuper Capitula et decreta moderna diete Artis et que dieta Ars us- 
que in presenterà diem habet et que alia decreta et Capitula de celerò prò dieta 
Arte faccenda non habeant ipsi Angelo in aliquo obesse nec obsercationi ipso- 
rum cogi jwssit itisi tanlummodo ad observationem presentitati: uude dicti Con- 



l'Al'lTOlO Vili. 193 

L'n altro fritto mi inetto in pensiero, od è che i graziati 
oh' io nomino si cercano indarno nel novero delle 
rizioni. Non è inverosimile che la facoltà concedu- 
ti dìpii mi si volesse più ragguagliare a un 
diritto eh • suggellavasi colla matricola, o che riscritti 
una v >lta, ne i cassati, quando le durez- 
ze del collegio a tener Imi. estranei rinciprigni- 
. l):i quando le università de* maestri o graziando 



(es de 

forni, annuire et dicto Angelo prò dictis suis 

bns et bo teo sponte et ex eon scien- 

modo alijuo circumventi in pr 
requisition et recipienti e 'unt (sic) et cou- 

sensiunt et rata \nt eidem Angelo presenti ut 

saprà dietwm Angelum non cagere net competere nisi ad i decre- 

torum et C diete Artis gve dieta An sque ù presen- 

tem diem ké 'ulis et decretis que de reterò 

[r$ site hib' ' obtinendis 

n observati tur nec 

'us sit nu est j>ro òbseroaiione modernorum tantum. Jù 

■f Con- 

trout in 

'irte obseroare et adimplere ac stare omnibus et singulti 

wtrarivm Consulibus 

ctc. — Actutn 
faune in Palaci» C ? vacata Fraschea 

Anno Domin. Xatie. millesimo quingentesimo ter eia 

decimo Indictione decima quinta secundum lanue cursum die Mer curii XXI IT 

■ ,-H in Vesper de Prato Nicolai et Bapiista de 

Catnpodon'jo q. pecialiterque 

rogatis. Atti del Not Francesco Pariaola — Fogliaz. :i, 1513-14). 

III. — Piti 25 



191 PITTURA 

o minacciando annunziassero maggiori catene, già in 
parte ci è noto : ma i primi atti mi s' appalesano da 
corta petizione che tra 1' anno quindicesimo e il di- 
ciassettesimo n'andò dal Consorzio ai Signori, tutto- 
ché si rimanesse senz' altro effetto entro i fogliazzi 
del Cancelliere. Il tenore di essa mi suona tra fastoso 
e vigliacco: millantano per l'una parte gl'incrementi 
della pittura genovese e '1 xieeoro che ne tornava alla 
patria comune, per 1' altra si dolgono de' forestieri, 
che recandosi in costà d' ogni banda faccian lor frode 
di quel tanto che 1' arte fruttava; il che valeva (sog- 
giungono) come un tur loro di bocca il pane e alle 
loro famiglie, per metterlo ai denti d" uomini scono- 
sciuti e non nostri. E però si degnassero le Lor Si- 
gnorie di sancire p-r decreto che niun pittore di fuori 
potesse aver nome ed esercizio di maestro fra i ge- 
novesi, che prima non imparasse quivi stesso a dipin- 
gere uer anni otto, e s" acconciasse per fattorino a 
servizio d' alcun pittore, non altrimenti di quello che 
• usi da tempo per altri mestieri (1). L' assalto fu 



M jnif. Domini: Parte decotorum servitorum D. V. Consulum .. 
pictorum ezponitur: quod omnibus notissimum est quanta industria et publico 
decore h*. sii eorum ars que numero multum cretti adeo quod extemi 

in hanc cititatem tenientes in qua non didicerunt dictam arte» tolenies eam 
prò magu rre maximum inferunt damnuùi diete artis Àominibus qui 

non possunt quasi viceré quod pati non deòent T. D. ne ab eis auferatur pa- 
ni* et : forensib:: t ea cum diete arti aliier 
super kis kactenus proeisum non Juerit ut ìm ceteris quibuscumque artibus prò- 



CAPITOLO Vili. 195 

vinta dae anni ippresso per nuovo suppliche un tal 

nulla variate e più accorto: tante eran fitto Degli a- 
nimi, eziandio de' moderatori, lo antiche e servili co- 
stumanze delle arti. Sul tramontare cl»^l 1519 Otta- 

o da Campo » e gli Anziani ridussero in 

iderio della università, con non so qual 

pudore, se ben m' n. obligando ciascuno che in 

>va non abitasse a disciplina d' otto anni, o por 
gli altri mantenendo il settennio. Forinola un tal meno 
odiosa, perchè dissimula il nome di forastiero: ma ne- 
gli eiTetti chi troverebbe divario? (1) 



tisutii esititi per puòtica decreta eisdem facentia : ideo parte qua supra recur- 
rtiur ad pre/aias D. V. eis humiliter s lo quitenus velini et 

pvblico decreto statuere et ■« qvol nvMus possi >'c la- 

n*u dictam artem pietort •'? exercere itisi prius ipsam in eandem 

civtia! . tidem serviverit s to aut nirfer ei- 

sdem t V melius con- 

venire rwi; iciole <<., .rchiv. 

1515-17 . 
1 i& M D1VIIII die XVI Di ns de 

fregoso ." 

corani DD. rais su Uaptistam 

•anam Consvles A. oc nomine totius 

■• i re de s ra: vi- 

I 
•stare dcleat ai ipsam Artem adiscendam cim aliquo 

■ odo et , is orlo 

et zaleat aliter 
non : non nus pre, iantv.r 

derogan' : • nodo ad adiscendam 



19G PITTURA 

Questi casi (perch' altri non mi morda di oziosità) 
fanno per certa guisa l'impronta dell'epoca, e meglio 
ancora ci dan le cagioni perch' ella nell' andar delle 
sorti e nell' avvicendarsi de' professori si discerna a 
buon dato dalle passate. Grossa schiera , vuoi di to- 
scani o lombardi o di terre diverse, s'accosta a noi; e 
di sì molta gente è chi fugge a' nostri occhi, e chi s'ac- 
concia a restare, par gramo e non lieto delle proprie 
fortune. Prevalgono in tanto popolo i successori di 
vecchia scuola , del Fazolo in ispecie che potè con- 
durla in onore fin quasi agli anni che abbiain corso 
narrando. E così ci si porge la tela ordita per le ma- 
terie che seguono: oscure, anzi ignote alla nostra istoria 
pittorica, colpa fors'anche delle angustie già dette, onde 
fu menomata e poi spenta in tutto la fama delle o- 
pere e degli autori. Ma prima eh' io m' inveschi a 
trattarla, mi torna opportuno il far cenno d' un altro 
fatto che troppo dovette nuocere ai nostri artefici , 
e nocque per vero se riguardiamo al privato suo 
utile : ciò sono i dipinti d' oltremonte che soprav- 
venivano a crescere la suppellettile della pittura e 
a diminuire gli emolumenti delle officine nostrane. 
Perlustrando la città e le riviere ( che sono il più 



dictam Artem per annos septeni cura aliqito magistro ipsius stare debeant et 
tpsis annis septem eìapsis ipsam Artem per magistros exercere possiti juxta 
dispositionem capiluU ipsius Artis. (Archiv. Govern. Dicersorum — Fogliaz. 
80, 1519 e seg.) 



( U in. l'JT 

o della Liguria) non e troppo raro ohe s'incontrino 
■ chiesi» nobilissimi quadri ili stile fìamingo, per- 
ìuì fra tutti per quella loro vivacità, per quello 
loro fattezze, per quella loi diligenza che tanto li di- 
stinguono dall' ideale italiano. Il giudizio comune, a 
ler que' dipinti, sospetta i miglior belgi in caccia 
di commissioni per lo nostre contrade; ma troppo 
meni do' nostri arehivj, il niente del- 

le tradizioni, il nessun vestigio di siffatta imita- 
zione in Liguria. Chi per poco non è selvaggio alle 
patrie memorie sciorra il nodo assai tosto, trovando 
1' or di sì care operette in quegl' industriosi di 

Bruggia e d' Anversa che poco stante arricchirono le 
nostre terre di panni e d'arazzi storiati. E veramente 
i commerej di Uenova, non isdegnosi per questi gior- 
ni ai patrizi più illustri, scambiarono e merci ed o- 
pere con que' popoli ingegnosi, né in mezzo ai fon- 
dachi di quelle terre dimenticavausi le arti belle come 
onesto argomento ad abbellire il natio paese e ad il- 
lustrarne i santuarj. Sì fattamente di tratto in tratto 
e da luogo a luogo dovettero capitare in costà quei 

•ielli di pittura lìandrese: oggetto, cred' io, di mera- 
viglia ad un tempo e d' invidia pei professori che 
penando la vita si disputavano le commissioni. E 
parte del mio lavoro il drizzare uno sguardo a que- 

ì opere: non dico a tutte, ma a quelle almeno che 
paion più insigni, e quantunque senza certezza di 
autore si tengono in conto di preziosi tesori. Al che 



198 PITTURA 

volentieri mi muovo, prima perchè i dipinti son quasi 
nostri , od attinenti alla nostra istoria gli artefici , e 
poi perchè i migliori di essi disparmente ci mostrano 
per iscuola e per epoca 1' avanzare e il fiorire di 
quegli oltramontani, finché la pittura in Italia ram- 
modernata e magnificamente lasciva, con esso il mu- 
tare dei tempi scemò le accoglienze a queir inge- 
nuo stile tutto schiettezza e natura. 

Del più antico di cotali ciinelj si gloria la villa 
della Costa sul pendìo che da Ruta nella orientale 
Riviera discende agevolmente a Rapallo. Quivi in 
modesta chiesa che ha titolo da s. Lorenzo, una lapi- 
da tuttora superstite racconta che la famiglia dei 
Costa costrusse un tempo 1' altare che le sta presso: 
aggiungendo che lo fregiò di bei marmi, e il fece 
cospicuo d'un tabernacolo scolpito a rilievi con ispor- 
telli di lucido argento. Tutte cose che negligenza od 
avarizia ingoiarono; se già non son frusti del ricco 
altare certi intagli di marmo che goccian' acqua alla 
fonto d 1 un orto attiguo. favor di fortuna, o pietà 
dei terrieri, o lodevole carità degli eredi ci salvò il 
trittico che arricchisce per sé 1' altarino, e del quale 
la detta epigrafe ci è buon testimonio eh' ei fu man- 
dato di Bruggia per un cotale del parentado, che 
nato o cresciuto fra i traffici di quel paese, gentil- 
mente ritenne nella mente e nel cuore il pacifico ni- 
do degli avi. Di quel tanto che tace la scritta ci è 
liberale la seguente memoria vergata sul tergo alla 



I WITPl.O Vili. 100 

tavolo: Andn Uosia ' ■•if fieri Brugis 1499. E 

dal nome di quest'Andrea b' argomenta Y istoria prin- 
cipale del trittico, eh' è La crooefis&ione del santo A- 
postolo , ed ha nei din 4 spazi di fianco le Nozze di 
Cane e il risuscitare li Lazzaro. Le due figure che 

finocchione s' atteggiano in orazione al Martire, son 
ritratti del Costa medesimo e della moglie, che i lor 
successori conoscono per una Agnese de' nobili Adorni. 
Dura la discendenza di quel dovizioso in un tale 
La Coste, che da più generazioni, svisato il 'co- 
gnome, si tien per belga: e durava testò nel villaggio 
la prole antica in un villico oscuro e decrepito, né 
men p itrono però dell' avita cappella. Aggiungerò 
che il La Coste non è pure dimentico della sua ori- 
gine più di quello che Andrea suo vecchio: sapendo 
noi che per gli anni addietro si die' cura d' aver co- 
piata in sua casa da valente pennello la gentil pittu- 
rimi di s. Lorenzo. 

I unque del nostro trittico ogni cosa ci è cognita, 
salvo 1' autore. Ma se riguardando alla data convien 
sorridere a chi '1 vuole di Luca d 1 Olanda (battesimo 
assai consueto nel volgo degl' intendenti) è però da 
concedere a chi il fa di Iean IIemmelinch o Memling 
come altri scrive: il cui nome, quasi a confermare il 
giudizio, discese di bocca in bocca e rimane tuttavia 
nelle tradizioni della famiglia. Nò può infermarlo la 
autorità della storia, che pone quel seguace e compe- 
titor di Van Heich a vivere e ad operare in Bruggia fra 



200 P ITT U B A 

il chinare del quattrocento e due decadi quasi del 
nuovo secolo. La quale età segna, a dir così, gì' incu- 
naboli dell' arte fiaminga , assai timida e lenta alle 
forme moderne, e vaga di metter freno alle dottrine 
dell' arte quand' altri già le sbrigliava a sbizzarrire 
colle invenzioni. E però non ci è strano se quella 
tavola popolata di figure poco più che un terzo del 
vero, finisca in tre cuspidi. come usavamo noi nel tre- 
cento, e si veggano in essa pressoché compendiate 
le virtù e gli errori ed espressa 1' adolescenza di 
quelle scuole. Son primo lor merito un disegno cor- 
retto allo scrupolo che fa scusarli della durezza, un 
colorito armonioso, vivace, vero, che rende piacevoli i 
toni più arditi, una prontezza d' affetti in ciascuna 
figura che non ti sazia fra un popolo (soverchio for- 
se) d' attori, una cura, un' evidenza negli accessorj che 
ti sforza a perdonare gli anacronismi e le offese 
(come parlan gli artisti) al costume. Basti die il 
Santo confitto in croce si mostra in abiti di buon 
fiamingo , conformi in tutto all' età del pittore. Né 
già si spera che tal peccato si emendi così presto: 
eh' ei seguirà tenacissimo nei posteriori, non altri- 
menti che i bei campi di paesi e di cielo che alle- 
grano e muovon l' istoria, e a chi la guarda rapiscono 
gli occhi e invogliano la solitudine: delizia singola- 
rissima e tutta propria di sì cari pennelli. 

Da questo prototipo mi traggo di volo alla tavola 
che in s. Donato di Genova illustra l'altare dei no- 



CAPITOLO Vili VOI 

bili Raggi, venata anch'essa da quello bando (ch'io 
non ne dubito) por commissione di questi gentili. 
Rappresenta l' Epifania; osa guai di noi non ne è 

dotto, o qual forastiero cosi quoto alle cose nostre n.on 
1' ha visitata e vagheggiata più volto? Quivi la lieta 
scuola, senza spogliar le fattezze che tolse nascendo, ci 
si fa innanzi più destra e più disinvolta, tutta gaia 
di gioventù; qui ride ogni cosa e d 1 un riso pudico 
ed onesto, è la schietta natura che si trastulla col 
dipintore, o il costui genio che innamorato la contem- 
pla e ne esplora le grazie più ascose. I più dotti 
conoscitori, smarriti nelle mille bellezze dell' ancona, 
o mal si curano o mal si affidano di trovarne 1' arte- 
fice: se tu pressi col dimandameli, non san dir meglio 
che maestro Quintino. E per vero quel leggiadro di- 
pingere non vuole cercarsi che in si fatta scuola, né 
i pennelli di quel paese giudicarsi a nome d' uomini 
quanto a nome d' un magistero e d'uno stile, e quasi 
direi d* un consorzio d' artisti. Arroge che il Messis 
era a noi conosciuto per altra tavola che la famiglia 
Gallo avea posta in S. M. della Pace, e cui le ra- 
gioni di privato dominio non valsero a scampare dalle 
rapine Imperiali (1). In questa lo studio attento e fe- 



1 Una cronaca M. S. dei Riformati della Provincia di Genova, scritta 
dal P. Dionisio di dotta Regola, e ch'io potei conoscere molti anni addie- 
tro per gentile favore dei PP., tien memoria della preziosa operetta con 
queste parole in proposito della sovraccennata chiesa : Alterniti altare hone- 
Vol. III. — Pittura. 26 



r*5~» 



202 PITTURA 

lice del vero , 1' affetto grande dell' eseguire , la cura 
stupenda nel ritrarre ogni oggetto, se già non si 
palesassero nella storia dipinta, le troveresti in quel- 
l' effìgie del Devoto sul dentro degli sportelli : ima- 
gine che vive, che muove, che prega. Io fo stima 
che quivi d'innanzi non resti desiderio a chi intende, 
o rimanga sol quello d'aver l'arte fiaminga contem- 
perata, o dirò meglio rannobilita, al decoro, alia com- 
postezza, alla dignità degli esempj italiani. Ma né 
que' pittori disconobbero un tale acquisto, ne manca 
a Genova alcun documento che di ciò li commendi. 
Dal nobile monastero della Cervara son giunte per 
varie sorti alle stanze del nostro Comune tre tavole : 
N. D. col Putto e due santi Monaci, ove il pennello 
di que' maestri s'è fatto virile, ed emulo della italiana 
eccellenza. Non che si scemi la precisione, la fini- 
tezza, la diligenza d' esecutore; ma queste virtù avva- 
lorate da squisitissime imitazioni, da un ideale più 
libero, da sembianze di natura più elette, dichiarano 
quanto possa sagace ingegno erudito a magnifica 
scuola. Si consenta a chi grida in cospetto di quelle 



statur Pietatis icone a celeberrimo sui (evi pictore magistro Quintino flandro 
■ingeniose satis depicta, et in qua Christus Dominus vita, functus et ormino e- 
xanimis de cruce depositus , super syndonem reclinatus , et inter brachia dia- 
rissime Matris et Nicodemi ilio involvcndus , atque ab aliis sanctiss imis viris 
et mulieribus adoratus conspicitur; membraque Chris/i vera precipue in con- 
spectu obi] cere videtur. 



GAMTOLO vili. 203 

tifare FRANCESCO Floris, né sdegni cho a lui sion 
•ite questo raro maestro, cho nella storia ebbe no- 
ia» 1 invidiabile di Raffaello tìamingo. E apprendiamo 
da esse di quando rimanessero addietro coloro che pro- 
fani all' Italia aderirono più tenaci alle forme tedesche: 
de' quali non meno opportunamento ci rende accorti 
un riguardevole dipinto cho nella gentilizia di s. Pan- 
io figura cotesto santo e Giovanni V Evangelista 
a' due lati del Rendentore.' 

E quanto al Floris, non sarà di poca meraviglia 
al lettore s' io gli addito come abitatore di Genova 
tra il XVI e il XVII secolo un figlio, ed omonimo 
del padre, occupato in quadretti piccoli, come narrano 
i biografi de' maestri fiaminghi (1), e come si con- 
ferma per l'atto da me riferito. Quest'altro Francesco 
vuol credersi forse il precursore di parecchi fiandresi 
che spettano al secolo seguente, e che allegrarono i 
nostri palazzi di gaie pitture e numerose quanto a 
pena è credibile. Ma quel che più rileva, la stanza 
del figlio in Genova rende (non so come) più verosi- 



1 « Il a lais.sé Frane-Flore plusieurs enfant». Va/i Mander n'eri nomme 
« que deux. Jean-Baptiste Floris qui fut assassine cruellement par les Es- 
« pagnols ; un autre appellò Francois comme son pere , qui a fort bien 
« peint en petit ». V. La Vie des peintres Jlamands allemands et hollandois; 
par J/. I. B. Descamps pein're etc. etc. — Il Baldinucci, seguendo il Van 
Mander. trattiene Francesco per tutta la vita in Roma , e lo qualifica pit- 
tore mediocre. 



204 PITTURA 

raile o meno strano che al Francesco seniore si deb- 
bano le tavole conservate nelle sale del Comune; e 
ci addoppia l'animo a gloriarci d' un nome che per la 
sua stessa eccellenza ci farebbe timidi e ritenuti (1). 

Sorvolando a queste opere ho corso senz' altro non 
meno che un dieci lustri, e fatto d'occhio a non pic- 
ciola serie di quadri che in luoghi privati o pubblici 
ritraggono d' uno o d' altro periodo, d' uno o d' al- 
tro di que' professori. Non dimentico per questo 
de' miei propositi, ripeterò che il sopraggiungere di 
sì fatti dipinti non dovea trovar lieta o cortese ac- 
coglienza dai pittori nostrani, o si guardi alla disfor- 



(1) ►£< In nomine Domini Amen: Franciscu3 Flores sic flaminghus quon- 
dam tdterius Genite habitator sponte etc. et ómni modo etc. promissit D. Ca- 
millo Cazelle q. Franasti presenti fabrichare ac fabricata bene et diligente»' 
reddere et restituere dicto D. Camillo presenti per totum, presentem mensem 
tria quadra in ramo viielicet duo cwm Magine Beate Virginia et aliam cura. 
imagine pueri juxta concertimi Inter eos caplum: Su') etc. prò predo lìbrarum 
trujìnta monete Germe quas dictus Franciscus Jatdur habuisse et recepisse a 
dicto D. Camillo presente in pecunia numerala ante presens instrumentum: et 
de eis etc. Acto paclo quod si dictus Franciscus non reddiderit et consigna- 
verit dicto Camillo intra dictum tempus dieta tria quadra bene fabrickata ut 
supra eo in casti possit et valleat (sic) dictus Camillus accipere licentiam expe- 
ditam contra dicium Franciscum prò dictis l. 30 exbursatis prò eorum pretio 
ut supra a Magnif. DD. Auditoribus Rote ex Magni/. D. Vice pretore Genue 
et ex officio Notarii: quia ita etc. — Actum Genue in Bancis al bancumre- 
sidentie mei Notarii: Amo a Nativitate Domini MDCIH Indictione IV se- 
cundum G ernie cursum die Sabbati Vili Februaru in Yesperis: presentèus 
Bartolomeo Odono q. Antonii et Mio Boerio Baptiste testibus ad premissa 
vocatis et rogatis. (Atti del Not. Francesco Careseto — Fogliaz. 86, 1603 . 



capitolo vni. 24 5 

miti» della nuaiaM al danno ohe lor ne incoglieva 
aqne'giorni oasi sventurati per l'arte Bd eccomi rifat- 
to noi mi i itto, intricato ili nomi o di cose, in- 
fecondo di fortuna e di gloria. E se non fosse che 
into di questi libri è appunto il frugare ne' tempi 
irti o il metter luca ov*è tenebra e confusione, 
vorrei passarmi di molto noti/io, forse ingrate a chi 
io faticose, lo quali taciuto non porte- 
•usa allo storiografo, e me non isgravereb- 
• di negligenza. Il perchè ripigliandomi all' ordi- 
teatè riferito, trascelgo prima gli artefici sui quali 
pesavano più duramente i precetti dello Statuto, vo' 
dire ai foresi, e a quelli anzi tutto che s' acconciarono 
a rimanere, e aggregati al collegio si fecer quasi 
domestici. Il numero G3 dell' elenco e' invita a pre- 
mettere un cremonese di nome Francesco, il quale 
se ne andrebbe confuso coi minimi, se un rogito del 
notaio Lavaggi noi facesse autor d' opere e inventore 
di storie con altri colleghi. L' atto è del 6 novembre 
1514, e l'età già pieghevole ai metodi nuovi, e in ispe- 
cie agi' impasti oleosi: ma i patti di Francesco si 
stringono ai vecchi, e vogliono tinte di buona tem- 
pera, ma non più che a vernice. E ciò sia detto a chi 
stima alterate d'un tratto le meccaniche della pittura, 
e sol da questo giudica talvolta le date: riuscendo 
per mille raffronti palese che 1' un costume durò col- 
l' altro assai tempo, e che la novità del tingere ad 
olio fu sui principj un largheggiare de' committenti, 



206 PITTURA 

e un sopravvanzo di pregio che intendevano a porre 
nell' opera. Or questa che noi ricordiamo di Francesco 
da Cremona venia fatta per gente di villa, né certa- 
mente delle più agiate o più scorte, se tu ripensi a 
Begato contado non ovvio in Val di Polcevera (1). Par 
che trapeli ad ogni linea del testo 1' affetto de' 
cinque villici che si fidavano al cremonese : aver 
presto, e a buon mercato, e da durar molto, un'ancona 
di s. Caterina per farne, -mostra il dì della santa 



(1) In nomine Domini Amen: Mag. Franciscus de Cremona pictor q. lo- 
hannis sponte et ex certa scientia nulloque juris vel facti errore ductus seu 
modo aliquo circumventus promissit conventi et se obligavit Iacobo de Santamaria 
q. Bartholomei Francisco Massardo q. Berthoui Laurencio de Sancta Maria 
filio Gulielmi Laurencio Pesolo q. Antonii Francisco de Ponte filio Dominici 
omnibus de Villa Begalis Potestatie Pulcifere presentibus et acceptantibus ax 
stipulantibus et recipientibus eorum nomine ac nomine et vice Luce de Cavana 
de dieta Villa q. Bartholomei licet absentis facere et construere bene et dilli- 
genter magestatem unam cum figura seu piclura Beate Sancte Caterine cum 
omnibus et singulis suis debitis ornamentis cunvenientibus (sic) diete magestati 
bona fide et sine fraude de quibus et prout ipsi magister et prenominati re- 
manserunt de accordio insinui ut confessi fuerunt in presentia mei Notar ii et 
testium infrascriptorum : Renunciantes etc. Quam quidem Magestatem ut su- 
pra dictus mag. Franciscus facere construere et compiere promissit dictis pre- 
nominatis presentibus stipulantibus et recipientibus prout supra et factam et 
completam dare traddere et consignare ipsis prenominatis realiter et cum ef- 
fectu infra dìem vigesimam terciam presentis mensis Novembris hic Ianue omni 
exceptione remota et eidem Magestati ponere de propriis denariis ipsius mag. 
Francisci vernicem et facere omnes colores diete Magestatis sumptibus propriis 
et expensis dicti mag. Francisci faciendo colores diete Magestati bone vernicis 
et bene sufficientes ad vernicem et bene factos et dictam Magestatem mante- 
nere in illis modis et factionibus de vernice et coloribus usque ad annos quin- 
decim proxime venturos. Acto quod casu quo dieta Magestas et seu dieta figura 



t uiii'i vili. 207 

nella lor parroohiale che ha titolo da questa beata. Nes- 
suno vorrebbe credere che pittor del mondo avesse 
ito e braccia per oompiacerneli dal 6 al 23 del 

», m La scritta non permettesse il supporre che 
al quadro fosse già posta mano per amichevoli accordi 
innanzi alle solennità notarili. Oltremodo meschino 
eran poi le condizioni rispetto all' artista: venti lire 
di genovini alla mano, ed undici in termine di più 
che un unno, e un obbligarsi che gli convolino di 



et ejus co' i mtmr culpa et defeetu ipsùu mag. Francisci 

*/ hoc cognosceretur et dectaratum csset per personas idonea* elligendas per 
partes durantibus dictù anuis quindecim lune et eo easu leneatur et 
obUgatus sii ipse ma), Franciscus ad sa/isficiouem ejus quod esse!, judicatum 
ut supra. Versa '< predominati acceptantes predicta ut supra promis- 

serunt et concenerunt di<in ma;/. Francisco presenti et acceptanti stipulanti et 
recipienti prò se ctc. eideui mag. Francisco sire legittime persone prò ipso 
quilibet ips^ rum in solidum se oblijaudn dare et solvere realiter et cura rj/cctu 
Ubras riginti januinorum infra dir/ ani dienti m tcrciam (lieti festi 

Sancte Caterine in eouttfuadoue predir/a diete Magestatis et librai undecim 
cum i infra festum Xaticitalis Domini anni de MDquinto- 

tereede dt , Francisci et prò omni eo et 

loto quod habere daterei se pc'ere posset prò dieta Magestate e\ ne ip-. 

sius absque ulla coniradicione : Benunciantes etc. Insuper prò dirlo r,iag. 
Francisco de et prò omnibus et singulis suprascripiis per erm firmiter atten- 
dendis et ejficaciter obsereandis erga dirlos prent presentes stipulantes 

et reripientes ut supra intercessi/ et Jdejttssil Cosma de Yaliyiis textor panno- 
rum sete q. Dominici: Sub etc. — Actum Ianv.e in contro 

cum mei Xotarii infrascritti : Ann') Domin. Natio, millesimo quingew- 

mi Indictione secu rsum die Lune sexta 

Iris in Veiperii: presentibus testibus Lasaro de Xascheto Jdbro q. Io- 

• et Bartolomeo de •sario q. Bernardi [habitatoribus tarme 

toeatis et rogati-i. Atti del Not. di Levagio — Foglia/.. 15, 1Ó14). 



208 PITTURA. 

mantenere per anni quindici la tavola o tela che fosse 
in buono stato di lucentezza quanto poteasi a vernice. 
Sordide cose (dirà taluno) e da credersi appena a ma- 
estro dozzinale; quanto a noi sentenziamo a rilento 
per cotai giorni malaugurati anche agli ottimi. 

Seguiranno men triste note per quel Raffaello 
Fiorentino che presso al Sacchi viene sessantesimo 
sesto nella matricola. Figliuol d' un Nicola lo attestano 
quante carte io scopersi di lui ; una sola , la prima 
così di pregio come di tempo, non ci nega il cognome 
che fu de Rossi. Uscito di nobilissima terra e glo- 
riosa dell' arte quant' altra mai, non mi par che la 
sfregi operando in paese altrui; che il frequente invi- 
tarlo de' nostri è ben salda testimonianza di merito. 
Perciocché non temo che tre lavori (guardando all' e- 
tà) sembrino a chicchessia poca cosa nell'andar di tre 
anni, ch'è quanto Raffaello o visse o rimase in Ge- 
nova a quel che porgono gli atti. Consta in fatto che 
Andrea Cicero, dabben cittadino e pe rcoltura del pari 
che per pietà provatissimo, si commise in costui nel 
1517 per una tavola de' ss. Giovanni, l'Evangelista 
e il Profeta, per recarne ornamento ad una sua cap- 
pella nella chiesa de' Predicatori a Castello,, rimune- 
randolo di scudi cinquanta d' oro del sole: signoril 
guiderdone per lavoro non vasto (1). E quel ch'è nota- 



li) In nomine Domini Amen : Mag. Raffael de Rubeis florentinus picfor q. 
Nicolai sponte promisit et soìemniter se óbligaoit egregio D. Andrec Cicero 



bilt^ ,1 iva per 

ùnge li lai, obbligandolo ili pai i in bel* 

Padri vantavano al 

maggi >r altare d'un'aitra lor ohie iuca d'Albaro; 



fiate 

. • tis in 
fmbtu tao 

■" A 

. p/c- 
S. Io- 

k'MH. 

tradictìone etc 

prascr 'cere prontisti ditto mog. Raffaeli p 

prò eJHs in S 

senta decem que < 

■ 

qnand *tabit ohm • •<<<? ^ contrndictione re- 

mota. .' <ione quod < 

« & £*c« </« AVjorio possi' n recusare 

absque contradir! ion- Baffael ' éZfam «o 

• 
pingenda re t et rontr- < iantes etc. 
— .1 .' v «.? Andree 
in qu ■ 'cfimo deci- 
mo or' sexta set Me loca XVI Dee- 
in Vtsptrù: presentibus S " P ro Ziliardo te- 
itibus • rogato dal Mot. Obcrto 

; di Pam- 

mator. lamento P. Amedeo Vigna che Io a nelle 
Bue pre,_ ..jrio -alla chiesa di S. 

III. — Pittura. 27 



210 PITTURA 

il quale dipinto fosse o non fosse di Luca d' Olanda , 
come dicevano le tradizioni e le guide, correva ad 
ogni modo in grido di cosa eccellente. Non minor 
prova convien che fosse un altare costrutto e dipinto 
dal Fiorentino per certa Consorzia del Corpo di Cristo, 
la quale tenea cappella ed uffizj proprj alla Maddalena. 
E gliene addoppia merito quel ch'io leggo nella quie- 
tanza che porta il 21 agosto del 1520, o panni 
almeno di leggervi in breve forinola: che cioè il Fio- 
rentino, oltre le imagini dell' ancona dipingesse o 
di fresco o di tempera la vòlta o le pareti della cap- 
pella: privilegio assai raro ai pittori comunali. Tal lavoro 
vuol però registrarsi nel 19: quand' egli ne fermò le 
mercedi con un orafo Francesco Riccio priore del soda- 
lizio (1). Nò prima s'era spiccato da quella chiesa, 



(1) In nomine Domìni Amen : Raphael florentinus Victor q. Nicolai sponte 
et ejus certa scientia confessus fiiit et confitetur haluisse et recepisse a Fran- 
cisco Rido fabro q. Nicolai presente etc. Priore Consortie Corporis D. N. 
Ihesu Christi Ecclesie S. M. Magdalene libras sex et solidos decem et octo ja- 
nuinorum in presentia mei Notarii et testimi infrascriptorum ad complemen- 
twm librarum centum quinquaginta jawuinormi prò predo unius aitar is Corpo- 
ris D. N. Iesu Christi cum Capella depicta per ipsum Raphaelem ac prò eo 
omni et loto quod et quantum per dictum Raphaelem peti seu requiri possit 
a dicto Francisco Priore diete Consortie sive ab hominibus ipsius Consortie 
virtute et vigore inslrumenti scripti marni Nicolai de Poliasca Notarii anno 
pronome preterito sive de presenti ut asseriiur : et propterea d'ictus Raphael 
attenta premissa solutione sibi facla de predictis libris sex et solidis decem et 
octo ad complementum predi dicti altaris et Capette picte ut supra et omnium 
contentorum in dicto instrumento quittavit liberavit et absolcit quittatque liberai 



CAPITOLO viu. 211 

che un* altra confraternita, o C più propria- 

. s'invaghì de 1 costni pennelli, né fa contenta a 
inargliene, ma il volle a dipingere sul luo^o con- 
tuttoché ben . Genova. 11 Luogo fu Alassio, 
la g ' plinanti ili s. Caterina, i contraenti per 
loro un Antonio Oliva e un Romana Gì . i«lrea, ut- 
ili in quell'anno 'lolla l 'zia. E co sero fra le 
parti parecchie polizze, altro a pattuire ed altro 
ad assicurare il lavoro, tardato forse da quelli che stava 
compiendo alla Maddalena. Ultimamente (cadea l'aprile 
dal 1521 ] promise il pittore sotto pene non lievi di 
lursi ad Vlassio entro quindici giorni e dar mano 
all'opera, di cui qual mistero effigiasse o quanto frut- 
tò all'artefice, invano si cerca ne' nostri archivj (1). 



et absolcit l em et stipulan- 

ti* et komines diete Consortie absentes ■ a predictis libris cenimi quin- 

qnaginta contenti* in die o et ab omnibus et sint, a) in co 

■te — A' uè in Bancis 

videlicet al ' V vrii infrascripti: Anno Dora 

[ndictione septima tecunàum lanue cur Augusti 

in Ve '■ fiffo q. loham- Marco 

tino Ah/oh rtSmt ad prm ■ ( Atti del 

x - • \ntonio Pastorino. — Fo^liaz. 41, 1520). 

1 ►£ In ne Amen : Raphael fiorentini!» pictor q. Nicolai 

sponte '■ •■ confessus futi e' a habuisse et recepisse 

ab Antonio de Olita et Iohanne Andrea Romana de .1* lax '.•'<> Priore et Subpriore 
Domus Disciplinalorutn S. Catherine de dicto loco Alaxii àbsentibus etc. scuta 
viginti aur n enfia mei Notarti et testimi infrascriptorum per ma- 

nutn lohan. '.' de dicto loco presentis nomine ' Prioris et Sup- 

prioru l nus Diòciplinatorum et seu Cazcne infra solutionem predi 



212 PITTURA 

E senza alcun frutto domanderesti allo carte so di cola 
ritornasse Raffaele, o se tornato continuasse fra noi 
l'operare, o alla più rea, .se in parte alcuna del mondo 
gli ridesse la luce. Condizione miserrima di questi 
scritti : che a vendicar la memoria di tanti nomi con- 
venga razzolare, se lecito ò il dirlo, in un cimitero 
ravvoltolato dalle procelle e dai casi avversi. E il peg- 
gio è in ciò, che di questi pittori è svanita ogni tavola, 
e assai presto per avventura, se il nostro biografo, non 
lontano dall'età loro, non ebbe sentore nò del lor no- 
me né de' lor fatti. Ben sa il lettore quale aiuto, a 



unius altaris faciendi pingendi et construendi per dictum mag. Rapii aelem ju- 
xta formatti et tenorem unius appodixie confecte inter ipsum ex una et dictos 
Priorem et Suppriorem diete Domus Disciplinatorwm ex alia in dicto loco Ala- 
xi/i sub modis et formis conditionibus et declarationibus contentis in dieta ap- 
podixia et in omnibus et per omnia prout in ea continetur ad quam appodi- 
xiam prò ver itale relatio habeatur: Renuncians etc. Insuper prò dicto mag. 
R::ph':ele et ejus precibus intercessa et fidejnssit Pantaleo Balbus de Ponte 
sartor q. lacobi quantum scilicet prò dictis scutis vigniti altri Solis tantum 
etc. — Actum lamie in Bancis vidclicel ad bancum mei Notarvi infrascripti : 
Anno Domin. Nativ. MDviyesimo Indictione septima sccundum lanue curswti 
die Mercurii decima sexta Mai} in Vesperis : presentibus Augustino de Clava- 
rio censario et Nirolao Pasturino Notarlo civibus lanue testibns ad premissa 
vocatis et rogatis. 

tifa Li nomine Domini Amen : Supradictus mag. Rnfael pictor sponte etc. : 
confessus fuit et cotifitetur habuisse et recepisse a dicto lohanne Andrea de 
Romana presente libras triginta januinorum in, moneta argentea in presentici 
mei Notarii et tcstium infrascriptorum infra solutionem predi dicti altaris fa- 
ciendi et perjìciendi per dictum mag. Rafaelem in dicto loco Alaxii ut in in- 
frascripto (sic) instrutnento continetur ad quem locwm ad ipsum altare perfi- 



\ in. 213 

giudica] . ci porgano i rogiti, quando io tutto 

falliscmi gli esempi il il lor valore. 

B lo m' avvengo in un tale , che quanto 

allo stimar quale ei fosse e a qual grado di pittura 
valesse, io per me l'abbandono a cui piaccia il fianta- 
ar nell'ambiguo. Du soltanto, o che uon tan- 

no al pittori», mi tornai) certe: ch'ei fu fratello ad un 
utuomo, e che di suo proprio fu stranamente e o- 
Btinatamente protervo contra il rigore de' Capitoli e 
contra il volere dei Consoli. Ciro. Francesco della 
Porta, ch'or si dice milanese or pavese nei documenti, 
appar tiglio d'un Bartolommeo , non altrimenti di quel 



ciendum promissit et promittit ire et accedere à ./. Radei intra dies 

quinto ira proxime venturos ornai tione ci in qv. 

tue e- Alasti ad penitus per/la 

n altare ù n quindea 

turorwn ut saprà eo ca . Rafia 1 dare et solvere pra 

lohanni Aadrec presenti e' a- hominim $ u unite 

noa seu Casatie et ad cauteUam 
•ecipienti nomine ti vice hominum diete Do- 
mus Disciplina' . 'i f 'is in quadamapi 'ereos 

con/seta anno et die in ea contentis subscrijiia mante dirti Rafaelis presentis 
et sic fatentis eam sv.bsrripsisse libere et absque itila coutradictioue rum sic ac- 
tum et roi - concorditer inter eos : Renuncians ctc. — Actum fa- 

nne suprascrip'o loro: Anno Dorain. Nat ir. MD vigesiuio primo Indici ione oc- 
tata i fanne cur s u m die Lune trigesima secu tlis in Vesperis: 
presentila: I le Petra berreterio q. Petti et NicKolao Pasturino N 
ricilus lanue >■: roytis. Atti « 1**1 N'ot. Ai. 

:-ino. — I il, 1.720 . 



214 PITTURA 

Gio. Giacomo che vorrà per se la statuaria, e quasi a 
soggetto d' un' epoca intera per la Liguria. Scnzachè 
pur costui gli si professa fratello in qualche atto, ed 
entra mallevadore per lui, e per poco non ci tira al 
sospetto che l'autorità del suo nome non facesse rin- 
calzo alla contumacia di Gio. Francesco. Dell' uno e 
dell'altro coincidono di forma le prime date, eh' io li 
vo' credere ad un tempo medesimo e in età verde adescati 
a Genova dalle terre lombardo. Aggiungerò da Por- 
lezza, eh' è origine comune a questa illustre progenie 
d'artisti; ma il resto io serbo a più degno luogo. Il 
pittore eh' io traggo in luce non s' ebbe luogo nella 
matricola: e come averlo un avversario tanto acerbo 
al resistere quanto l'università de' maestri in chiamarlo 
al dovere? Così straniero a Genova e com 1 essi grida- 
vano all'arte, osò nondimeno accettar commissioni ed 
aprire bottega ed ammetter discepoli , e punzecchiato 
dai Consoli cozzare in giudizio. E qui si assommano i 
casi d'un quadriennio, durante il quale (e non più) ab- 
biam fra noi Gio. Francesco : cacciato poi, se vogliamo, 
da dispetto, o senza facoltà di maestro acconciatosi col 
fratello che trasse in Genova lunghissima vita ed oltre 
ogni dire laboriosa. Mentre seppe e potè far frode alla 
legge, non ebbe penuria di commissioni, ed altri dica 
se per favor del fratello o per virtù del suo ingegno. 
Dagli atti apprendo ch'ei si spedì d' una sola ; né senza 
piati e litigj. Gli venne questa dal nobile Ambrogio 
Camilla in luglio del 1513; non so per qual chiesa, 



e àPITOLO vili. 2ir> 

se non forse per b. Domenico ove tal gente avea se- 
polcro e patronato d'altare V. Dovea Gio. Francesco, 
ndo i patti, render l'ancona a metà del settembre ; 
m:i in marzo dell'anno seguente oravamo a un bel 
nulla: tantoché il Camilla lo fé' sostenere al Cavallo- 
rio in virtù delle pene stipulate nella scrittura. Certi 
zibaldoni non bene ordinati di Cipriano Foglietta ci 



v Amen: .Voi. Anbros a et [ohannes 

te etc pervenerv.nl ad infrascriptam com- 
positione, . altare videlicet quia, dictus [ohannes Fran- 

et construere prmnissil diglo Ambrosio presenti et stipu- 
lanti alta,'. \ dies qmndteàn nensis Septembris proxime venturi cum 
figuris retta i et depictis ni quadem apapiro esistenti penes dictum 
Ambrosium dee r ad oleum in toto perfectim de omnibus et 
precipue de auro tu decenti forma. Et quia dictus Ambrosius dare et solvere 
promùsit di'to lohanni Francisco prò '.tari prò omni eo et toto qvod 
eidenx Ambrosio peti possit per dictum lohannem Franciscum prò dicto "Ilari 
in toto perfecte ut supra ducatos vigintiqv.iuqv.e av.ri infra solutionem quorum 

confltetur Imbuisse et recepisse a dicto Ambrosio 
ducatos decem sice librai t rifiuta prò eis: Residuum vero dare et solvert 
misi/ Wosius dicto Iohannì Francisco t» dies secundum perfectionem 

iteti altaris omni postposita contradictione: hoc etiam declorato quod si dictus 
- non tradiderit et consignaverit dicto Ambrosio dictum 
aliare intra dictum (erminum in toto perfectum decenter et conveniente)' ut su- 
pra eo casu dare et solvere promissit dicto Ambrosio presenti et stipulanti ut 
supra ducatos quinque auri prò just o damno et interesse dicti Ambrosii cum sic 
conventum fv.erit inter eos de accordio: Renunciantes ctc. — Actum faune in 
l videlicet ad bancum mei Notarti infra scripti: Anno Domiu. Nativ. 
MDdecimo tertio Indictione dee ima quinta secundum lamie cursum die Veneris 
decimaquinta lutti-' in tcrciis : presentihus lohanne de Costa et Pantaltone Bo- 
xio NoUtriii civUnu Imv.e testiòus ad premissa vocatis et rogatis. Atti del 
Not. Anton rino. — Fogliaz. 34, 1513'. 



216 I' I T TUR A 

additano però il riottoso dinanzi agli Officiali di Mer- 
canzia, baldanzoso a scolparsi de' proprj indugi : e non 
mica allegando impedimenti od Imita, 

sibbene mettendo innanzi la molta eleganza dell'opera 
e '1 troppo affaticarvisi che doveva il pittore. Io mi 
fingo che il Camilla, a scemarsi fastidio, s'accomodasse 
in pazienza ad attendere il quadro, come pur gli con- 
venne perfino al gennaio del 15; né anche il vorrei 
credere se noi dicessero le quitanze scambievoli sos- 
critte al primitivo contratto. D'un' altra gli fu grazioso 
Andrea Cicero nel 1516, bramoso d'aver sul suo altare 
ai Domenicani di Castello una tavola (non già un af- 
fresco come errò il P. Vigna) figurante i due santi 
Giovanni con altri di giunta. Non vo' tacere che An- 
drea s' aspettava dal della Porta di pareggiare un' i- 
cone di s. Vincenzo condotta più anni addietro non so 
da qual mano, ma certo incominciata dal Foppa, sic- 
come ho già scritto; e sì gliene fé' carico fra le altre 
clausole d'obbligazione (1). Con quali effetti di grazia ? 



(1) In nomine Domini Amen : Mag. Iohannes Franciscus de Porta de Papia 
pictor q. Bartholomei sponte etc. promissit et solemniter se olligoxit egregio D. 
Andree Cicero presenti etc. fingere altare unum condecentis longUudinis et al- 
titudinis prò Capetta dicti D. Andree Cicero posila in Ecclesia S. M. de Ca- 
stello de Jìguris dioersis lonis et bene depictis in quibus due magne ss. lohan- 
nis Baptiste et lohamiis Eoangelisle de bollitale et qualltale cujusdam figure 
S. Vincentii depicte in quodam alio aliare dicti Andree Ciceri positi in dieta 
Ecclesia. Ex adverso dictus Andreas acceptans omnia et singula suprascripta 
dare et solcere promisit dicto mag. lottarmi Francisco prò ejus ..ureede id et 



CAPITOLO Wil. 81T 

Risponde l'a scorto lettore con un sorriso, poiché a lieve 
sforzo di memoria s'è l'atto accorto elio l'ancona del 
Cicero fu delegata un biennio dopo a Raffael fioren- 
tino; a chi l'osse dimentico, supplisca un veloce raffronto 
dello due polizze. Al vanitoso non bastarono adunque 
o il valore od il tempo o la propria fede ; nò valse al- 
l'ordinatore la fede di Gio. Giacomo che a questa volta 
mallevò pel fratello. Nell'intervallo di queste date mi 
avvolge (s'io il vo seguitando) per altre ed altre brighe 
che noi ristorano punto nell' altrui stima. É in zuffa 



tolum quod et quantum ipse D. Andreas soldi prò diefo altare in quo depicta 
est dieta figura S. Vincentii cidelicet prò pictura dicti altaris dura tamen sint 
de bouitate et pulcritudine iUius figure S. Vincentii et si essent majoris boni- 
ta.'is et puleritudinù diete figure S. Vincentii eo casu de tali bonitale et pul- 
critudine se rewùserunt judicio et declarationi Ree. D. Prioris diete Ecclesie 
S. If. de Castello. E 'edicta dictus D. Andreas solvere promisit dicto 

mag. [ohanni Francisco tàbulas et lignamina dicti <■ omni exceptione et 

comtrmUctione remota: et si forte dictum altare non erit perfectuin intra men- 
ses qv ne oenturos dictus D. Andreas possit eum perfici facer e 

sumptibus propri ipsius mag. Iohannis Francisci absque contradictione : Re- 
nunciantes ro predictis o.ttendendis et effectualiter observandis per dic- 

tum mag. Ioli uni ni Franciscum dicto D. Andree prò eo intercessa et inter- 
ceda Iohann-'s lacobus ejus frater: Benuncians etc. — Actum Ianue in Mo- 
nasterio diete Ecclesie cidelicet in uno ex claustris ipsius 3Ionasterii : Anno 
Domili. Xntio. millesimo quingenlesimo sexto decimo Indictione tereia secundum 
Ianue cursum die Veneris octaca Februarii hora vigesima tercia vel circa: 
presentibus Andrea GentiVe D. Magni/. Pauli et Bartholomeo Drago macella- 
no Baptiste testihus ad premissa vocatis et rogatis. Atti del Not. Oberto 
Foglietta giuniore . — Anche questa scrittura, rinvenuta nell'archivio 
dello Spedai grand'', vide prima d'ora la luce nel già lodato volume del 
P. Vigna. 

Vol. III. — Pittura. 28 



218 PITTURA 

nel marzo del 15 colla università dei pittori , e già 
condannato dal Vicedoge, chiede proroghe ad appellarsi 
al Supremo Consiglio (1). Comunque gli sortisse la lite, 
lo veggo otto mesi appresso, in ispregio degli Statati, 
aprire scuola e professarsi maestro per anni cinque ad 
un giovinetto Andrea Scapi del Lago Maggiore (2): e 
poiché d'ogni parte gli falliva il diritto e lo stringeano 
le multe, ingegnarsi per ogni modo a guizzare di pu- 



(1) MDXV dia XIII Maria: IH. et Exc. D. Dux Iannens. ete. et Magnif. 
Consilium DD. Antianorum Communis Germe in legitimo numero congregato/m. 

Audito Spect. legmn doctore D. Conrado Sophia ita ut infermi dicetur petente 
et requirente ralionibus per eum verbo adductis : esaminata re prorogant tem- 
pus dicrum octo statuttim ex forma Capilulorum Iauuensium ad appellandum 
Io. Francisco de Porta papiensi a quadam sententia contra ipsitm lata per 
D. Viceducem in favorem Consulum Artis pictorum per dics quatuor proxime 
venturos. (Archiv. Municipale — Diversorum — Filza 98, 1515-17). 

(2) >ì< In nomine Domini Amen : Andreas de Melis de loco Demisutie Lacu- 
majori (sic) q. Iohannis sponte promissit et promittit Iohanni Francisco de 
Porta pictori presenti et acceptanti ac stipulanti curare effectualiter quod An- 
dreas de Scapis de dicto loco Jilius Petri presens et consentiens elatis annorum, 
XVI in circa stabit et perseverala cim dicto Iohanne Francisco prò ipsius 

famulo et discipulo causa discendi artem pictoris annis quinque proxime ven- 
turis inceptis die X Vili Octobris proxime preteriti atque faciet omnia et sin- 
gola servitia dicti Iohannis Francisci magistri sui in domo apotheca et ex- 
tra et durante dicto tempore non discedet a dicto Iohanne Francisco et ejus 
servitiis preter et contra voluntatem ipsius Iohannis Francisci etc. — Actum 
Ianue in Bancis videlicet ad bancum mei Notar ii infrascripti : Anno Domito. 
Nativ. 3IDdecimoquialo Indictione tercia secundum Ianue cursum die Mercurii 
decima nona Decembris in Vesperis : presentibus Iacobo Lavezo formagiario q. 
Ieronimi et Biasio de Solario q. Nicolai civibus Ianue testibus ad premissa 
vocatis et rogatis. (Atti del Not. Antonio Pastorino. — Fogliaz. 36, 1515). ' 



t tPiTuLO \ ::: 219 

gno ai Cmi- ili o uscir maestro Benz'altrì impicci. Re- 
camnio altrove notizia d'un tal capitolo, pel quale ve- 
niali mandati gli estranei all'Ufficio dei Sindicatori per 
dar saggio del lor magistero; e ancor durava l'ufficio, 
benché oziosamente (cred' io) mentre urgevano d'altra 
parte discipline più. nuove e tiranniche. Ma Grò. Fran- 
torcendo a suo comodo quel che ai^li altri do- 
vette parere gravezza, fattosi o per audacia o por gra- 
zia a tino de 1 Sindicatori, Paolo De Ferrari e Agostino 
Di Negro, asseguì di leggeri i suffragi, e senza curarsi 
più in l'i preso nome e autorità di maestro. E a sua 
la il collegio pittorico a dargli in capo con un li- 
bello ai Signori impugnando iJ giudizio degli ufficiali, 
e quel ch*ò peggio e credibile a pena, negando che Gio. 
Francesco si conoscesse dell'arte quanto almeno è me- 
stieri a maestro di pittura (1). Or qui la mia penna 



1 '>' . D. Regia Qenuens. Ghibernatori et Locumtenenti oc Ma- 

Communis lame reverenter w parte servito- 

rum DD. YV. et civium lanue Nicolai pa et Laurentii Sorane Con- 

' ■ n ac nomine diete artis quemadmodum Io. Franciseus do 

se prò pletore gerit a mensibus citra coatra decreta hujus 
indite et capitila ejusdem artis temptavit sic se prò idoneo pictore 

approbari a Spectalilibus DD. Paulo De Ferrariis Angustino De Nigro et Co- 
legis Urne Smdicatoriòus prout ex fonila cuiusdam decreti facere tcnenlur pie- 
tores antequam admittantur ad dictara artem : qui DD. Sindicalores super hoc 
qwmdatn tulerant sententiam per quam non solum approbaverunl dictum 
li. Fr sed ex tenore diete senteatie reprobatus remanet tamquam ine- 

xperlus ti minus vloncus ad artem ipsam que tamquam nature imitatrix non 
nagno labore ingenio et temporis spacio aeguiritur: et qui Lo. Franciseus 



220 PITTURA 

si resta in sospeso : sembrando del pari meraviglioso 
ch'altri ammettesse ed altri invitasse al dipingere un 
inesperto, o che il Consorzio de' maestri gridasse per 
ignorante chi punto sapea metter mano su tavole. Se 
non che lo stupore cesserà in parte badando alle sorti 
infelici e agli uomini d'allora : negligenza ne' magi- 
strati sovente stranieri alle cose che giudicavano, im- 
modorato affetto ne' professori che ad ogni giungere 
di forastiero si credean minacciati di povertà. Fatto è 
che da quel giorno in poi non troviam l'orme di 
Gio. Francesco, ed è forza inferirne che la necessità 
del morire o il rigor della legge troncasse le disone- 
ste contese. Dalle quali distraendoci anche noi volen- 
tieri, ci aspettiamo a ripetere il nome dei della Porta 
a più liete occasioni e a più salde memorie. 



viso quod non poterai dictam artem excrcere artsus est clandestine et 'per men- 
dicata su/ragia insciis et ignorantibus dictis Consulibus parte non citata se a 
modemis Sindicatoribus approbari fncere contra orane debitum justicie et hone- 
statis in prejudicium non solum diete artis sed tolius Reipuhlice quia hoc modo 
leges subverterentur civesque et artifices ab ignaris et forensibus opprimerentur: 
et Ucet ipsi supplicantes se conquesti fuerint de predictis coram prejatis DD. 
Sindicatoribus qui non potuerunt attenta sententia suorum predecessorum ali- 
quid innovare nullum remedium obtinere potuerunt et nisi provideretur per 
DD. TV. remauerent oppressi et suffocati in jure suo prout cum bona tenia 
opprimuntur et suffocantur a prefatis DD. Sindicatoribus : Ideo recurrunt ad 
DD. TV qnibus in similibus special providere eis supplicando quatenus di- 
gnentur sententiani preallatam exequi et observari facere et in predictis et causa 
predicta de opportuno remedio provider i ut confidunt DD. TV facturas: quas 
Deus Altissimus augeat et couservet. Archi v. Govern. — Inv.tilium. — Fo- 
gliaz. 1513-15). 



capitolo via. 221 

Altri artefici venuti di fuori, come oscuri di fama 
e d'opere, non mi tleon trattenere in parole. Un Simon 
di Pitriano ed un Rocco di B.vrtolommeo fiorentini, 
non mi si danno a conoscere fuorché da un decreto 
di salvocondotto che ottennero dal R. Governatore e 
dagli Anziani tra il 150-4 o il 150G (1). Mi si affac- 
cia un decennio più in qua un Michele da Lodi in 
sembianza non meno volgare ; ma un tratto mi tiene 
il suono della sua terra, tornandomi a mente un pit- 
tore così notabile per la Liguria come ghiotto e cu- 
rioso alla storia. Oggimai ci avvezzammo ad udire 
in Savona il nome di valenti lombardi, de' quali la 
patria stessa, e gli archeologi ad indagar più (sottili, 
vanamente faticano a fermar l'epoca nonché ad (ordir 
le notizie. Il dotto Lomazzo ne colse i nomi per tra- 
dizione, e quasi a divinarne l'età li costrinse in fa- 
miglia unica ad operare in Milano pel duca Francesco 
- za. Da lor canto i Savonesi, più scusabili ancora 



1 MDIIII XX Maij : Philippvs et ConsiUvu etc. Scientes emissum /visse 
proclama : quod si est aliqua -persona que velit opponere seu contradicere quo- 
\ concedi debeat salvusconducfus Simoni Automi Pitriani et Rocho Bar- 
tolomei pictorìbus Jlorentinis quantum prò debitis pricatis comparerei intra, 
dies tres ad opponendum qvidquid toluisset prout in ipso proclamate latius 
continetur: neminemque intra ipsos dies ad opponendum comparuisse harum 
virtù/e damus et concedimus plenum tittum liberim et genera- 
lem salcumcondv.ctv.iii per annuiti unum cum contramondo mensium duorum dura- 
turum et caliturum. Arch. Govern. — Literarum. — Punii d' Cabella Can- 
cellarti. — NotuL 1504-06 . 



222 PITTURA 

di tanta incertezza, li associano tutti nel lavoro della 
gran pala che prima assegnammo al Foppa e alla 
data del 1490. Il trovar questo e quello in diverse 
opere e in tempi discosti, cresce lode a quel popolo, 
sia che chiamasse o trattenesse virtuosi pennelli sem- 
prechè ponea mano ad abbellir le sue chiese, e sovra 
tutto la sua antica basilica. Cade all'uopo presente che 
si tocchi Albertino da Lodi, pittor caro ai Lombardi 
benché mal noto, e facile in su le bocche di Savona 
quantunque discreduto fin qui nelle sue memorie. 
Perch'io provvegga all'onore degli uni e degli altri, 
crescerò quant'io posso agli studj del Calvi, che non 
dimenticò il lodigiano fra i varj pittori dell'età sfor- 
zesca, e difenderò ai Savonesi la tradizione che lo af- 
ferma a decorare il lor Duomo. Dobbiamo al Calvi 
che Piazza si chiamasse Albertino per quel ch'è ca- 
sato, e Toccagni di soprannome, che un suo fratello 
Martino, pittore anch'esso, educasse tre figli alla scuola 
lombarda, e che entrambi, quasiché congiurati a fiorir 
la pittura sui nuovi esempj, allevassero al paese na- 
tale una prole d'artisti. Ma credendo al Lomazzo che 
di tanto lo anticipa , non sa darsi ragione perchè 
Albertino si tenga celato in Milano ed in Lodi fin 
presso al 1512, e quando avrebbe a comparire decre- 
pito si mostri alle opere brioso di gioventù e a me- 
raviglia temprato sulle forme peruginesche. Savona 
convien che lo indaghi a cinque anni più oltre, 
quando per volontà de' Massai fregiò nei coro con fi- 



(.AI-ITOLO Vili. 223 

gore di vescovi U Cattedrale. Me no chiarisce una 
nota di pagamento sui libri dell'Opera (1), smarrita e 
monca sì, ma non quanto basti a disperdere il vero. 
Messa in sodo la presenza del Piazza in Savona e la 
Uezza do' cittadini nel trattonervelo, non parrà te- 
merario che a lui si attribuiscano parecchie tavole che 
rit Tingono in quella città i lineamenti di Pietro Van- 
nucci. La principale è nel Duomo all'altare degli Spi- 
noli che l'ordinarono per l'antica Basilica, con N. D. 
in suggesto fra i ss. Pietro e Paolo. Non manca 
[O m'inganno"; a derivarla dal caposcuola fuorché quel 
riso di tinte che in Pietro rallegra e gioconda gli 
animi, e quell'ultima espressione d'affetti che ti sforza 
a pietà. Del rimanente somigliano tutti nella castità 
del disegno, nella parsimonia degli abiti, nella inge- 
nuità del comporre e dell'atteggiare. Ma quel ch'altri 
direbbero un nulla ed altri il tutto di un'opera, per- 



'1 MDXYII die XXVI Marta: Magister Obertus de Laude pictor acor- 
datv.s cura Spectatis DD. Massariis anni presentis ad pingendum figuras Epi- 
teoponm in Capii ido Ecclesie Major is et qui XYII de S. L. sin- 
golo habet pingere toados sex de figuri* duabus prò tondo: debet prò sibi so- 
■ cr D. Frane iscura Qramiomm Massariura seu prò dicto l. XIV. — Da 
; scritturazione . benché mancante di poche parole , risulta con ba- 
chiarezza eh- Allertino dipinse nel Capitolo del Duomo dodici fi- 
gure di Vescovi savonesi appaiate in sei tondi, e a quel che sembra per 
la mercede di scadi 17. Da sei note di pagamento che seguono a quella 
da noi riferita, consta altresì ch'egli rimase in Savona, e forse intorno a 
quel lavoro, fino agli 8 almeno dell'agosto 1517. 



224 PITTURA 

chò fa il divario fra maestri e discepoli, fa cono- 
sciuto anche al Ratti così benevolo ai terrazzani; il 
quale accennando di questa ancona fu pago a chia- 
marla di quello stile. Un altro dipinto più pic- 
colo, non meno graziato, ha la Vergine in cattedra 
con angioletti che la festeggiano e un giovinetto de- 
voto che la contempla; la chiamano del Buon Con- 
siglio, e un altare a sinistra nella chiesa di s. Andrea 
par che gioisca d'offrirla alla pietà dei fedeli. Vero è 
che il pubblico favore le nuoce, tanto è traccarica di 
annoila e di voti in testimonio di grazie ottenute; ciò 
nondimeno per mezzo a quel fìtto ravviserai la gen- 
tile scuola con un tal più di leggiadro che odora 
Raffaello. E sia con pace dello Spotorno che la sup- 
pose del Robertelli, pittor rozzo e più antico, veduta 
ch'ebbe l'imagine della Colonna, egualmente celebrata 
per miracoli, ma troppo diversa per virtù di pennelli (1) 



(1) Il benemerito savonese D. Francesco Gr. B. Caorsi mi fa accorto di 
un errore ch'io ebbi comune a molti altri rispetto alla imagine del Rober- 
telU: « Un atto della Curia Vescovile, un'epigrafe marmorea, tutti quanti 
« i cronisti savonesi , ed il pilastro o meglio colonna tuttora esisten- 
« te , attestano con evidenza matematica che codesta immagine era nel- 
« l'antica chiesa di s. Francesco dove è sito l'attuale Duomo, e dall'antico 
« Duomo non proviene che l'antichissima Consorzia dell'Immacolata Con- 
« cezione mutata in quella della Colonna dopo che la sovraccennata Im- 
« magine si staccava prodigiosamente dal posto originale ». Così l'ottimo 
sacerdote ed amico mio gentilissimo : ed io godo che ancora mi si gffra 
occasione di rendere U suo dritto alla verità rispetto alla origine di sì de- 
vota anticaglia. 



CAl'iTOl.U Vili. 225 

D'Albertino abbastanza fu dotto pel nostro assunto, 
o solo rosta a ridire il gnu pregio dol documento 
mese, ohe correggendo la troppa facilità del Lo- 
inazzo, raddrizza e conforma la vera età d'un artefice 
.0. 
Mi richiamano all'ordine una sequela di genovesi, o 
meglio di provinciali, che por nascimento o per con- 
suetudine o per all'otto furon tenuti per cittadini. Ta- 
luno, appresi ohe v'ebbe i dettami dell'arte e mo- 
strate le primizie dell'ingegno, amò rivedere e onorar 
co' pennelli la natia terra, come Pietro Guidi ad esem- 
pio, o Gino come leggesi nella matricola alla linea 
trentassettesima. Xon vuol cambiarsi col Giorgio che 
abbiam messo a precorrergli, nò darglisi pure per 
tiglio o fratello, che saremmo smentiti dal nome pa- 
terno enunziato negli atti. Della patria comune non 
è a dubitare , che fu il Teco : e '1 raccertano i di- 
pinti non pochi né ambigui che si rammentano d'en- 
trambi e tuttora si additano per quelle bande. Che 
Pietro passassi fra noi l'età nuova, s'appalesa alle 
date che incomincian col secolo , laddove negli anni 
ch'ei soscrisse alla Pieve discendono per più diecine 
e fan segno d'età matura. Aggiungi che in sull'usci- 
re del 1500 era già de' maestri, e dal nobile Enrico 
Squarciando avea tolto a pensione una bottega nella 
contrada e sotto il palazzo medesimo di cotal nome. 
Ma di questa, come soverchia alle proprie jfaccende o 
alle proprie fortune, cedette presto i due terzi ad una 

Vol. III. — Pittura. 29 



226 PITTURA 

coppia di pavesi, Francesco Grasso e Giovanni De 
Veggi, pittori già noti pel nostro scritto (1). Succe- 
don due carte negli atti del Pastorino, che il fermano 
in Genova non oltre il terzo anno del secolo, e gli 



(1) >%f In nomine Domini Amen: Petrus de Guido de Plebe pidor jttius 
lohannis sciens habere et tenere ad pensionem ab Enrico Squarsafico apothecam 
imam positam sub domo dicti Enrici sitam in contrada Nob. de Squarsaficis 
per annos quatuor ad racionem librarum vigintiduarum et solido-rum decem 
singtilo anno ut apparel inslrumento livelli scripto manu Notarli publici anno 
proxime preterito ut asseritur : hinc est quod dictus Petrus sponte et ejus 
certa scientia locavit et titulo locacionis dedit et concessit Francisco de Papia 
q. lohannis et Iohanni de Vegiis q. Moisis pictoribus presentibus et acceplan- 
tibus stipulantibus et recipientibus prò se et suis heredibus duas tercias parles 
diete apothece pictoris videlicet diclo Francisco unam terciam partem et Aido 
Iohanni unam aliam terciam partem prò annis tribus cum dimidio proxime 
venturis prò Ma pensione librarum vigintiduarum et solidorum decem lamie in 
anno et ad rafani prò suis duabus terciis partibus videlicet prò libris septem 
et solidis decem prò una tercia parte et totidem prò alia lercia parte et sub 
illis modis formis conditionibus et declaralionibus ac aids contentis in dido 
instrumcnto locacionis et seu livelli /adi dido Petro et in omnibus et per om- 
nia prout in diclo instrumento locacionis continetur. Et ex adverso dicti Fran- 
ciscus et Iohanncs acceptantes presenterà locacionem didarum duarum tercia- 
rum parlium diete apothece videlicet uterque eorum suam terciam partem pro- 
misserunt dido Petro presenti et stipulanti prò se et suis heredibus didas duas 
tercias parles diete apothece tenere et conducere a dido Petro didis annis tri- 
bus cum dimidio titulo locacionis videlicet dictus Franciscus suam terciam par~ 
tem prò didis libris septem et solidis decem in anno et dictus Iohaunes suam 
terciam partem prò totidem libris septem et solidis decem et eas dare et solvere 
singulis annis dido Petro omni postposita contradicione etc. — Adum Ianue 
in Bancis videlicet ad bancum mei Notarli infrascripti : Anno Domin. Nativ. 
millesimo quingentcsimo Indictione sscunda secuadun Ianue cursum die Lune 
decima Februarii in Vesperis: presentibus Nicolno Maxena unctorc q. Antonii 
et Blaxio de Solario Nicolai civibus Ianue testibus ad premissa vocatis et ro- 
gatis. — (Atti del Not. Antonio Pastorino. — Fogliaz. 17, 1580, n. 1 . 



OàKIDM Tilt 

:i • pei padre un Giovanni, e Renzo per culla, 
borgata *li quella Pieve. Pel tempo che Begue è da 

chiederne De 1 suoi dintorni, dove non è difetto dello 
■ tradizioni nt s di zelanti elio lo raccolgano. Nò le 
re pure scarseggiano a chi cerchi por quel con- 
tado, nominate alla rinfusa dal volgo con quelle di 
Giorgio, ma facilmente distinte allo stilo da chi sa 
misurar la distanza d'un mezzo secolo. Benché, se 
badiamo alle usanze dell'arte, diremmo che Pietro 
_'.i anni più tardi si tenesse più fermo quello 
che aveva preso in Genova da novizio, e in ispecie 
lo sminuzzar de' quadri in capitoli, e '1 profonder 
l'oro in ogni parte della pittura. Di che fa prova un' 
ancona che gli abitanti di Rezzo conservano nel loro 
aantuario dì N. I). delle Vigne, comunemente cre- 
duta del 1537 : principalissimo al certo de' suoi lavori 
e da ricordarsi come ad esempio del suo dipingere. 
Contiene, oltre le imagini dell'Annunziata sul vertice 
e d^gli Apostoli nella predella, in gran copia figure 
ammicchiate in ispazi proprj : i ss. Gerolamo, Francesco, 
Antonio eremita. Giacomo apostolo, Sebastiano, Apol- 
lonia, Lucia ed altri men certi, fra i quali grandeg- 
gia s. Bernardino da Siena; ed ha partito ai due lati 
l'evangelico motto Pater manifestavi itomeli tuum , 
messo quasi in sulla bocca del santo minorità. Con 
altre cifre connesse a queste il pittore manifesta se 
stesso a chi guarda : Petrus Guidus pincior; e i ter- 
razzani bari diritto a valersene, perchè lo stile di 



228 PITTURA 

Pietro si evinca in molte altre tavole al raffronto di 
questa. E non hanno minor ragione a vantare l'ar- 
tista, troppo ligio per avventura alla vecchia maniera, 
ma diligente , assegnato , e già terzo ( aggiungiamo ) 
dei virtuosi pennelli onde s'onorano i fusti di quella 
Pieve. 
Al chiavarese renderò con eguale affetto, bench'io 
non so con quanta aggiunta d'onore, quel Franchino 
da Recrosio che leggesi al titolo trentaduesimo della 
matricola. La gloria sarebbe molta se a vantare un 
ingegno bastassero le discipline e la dignità del mae- 
stro. Certo è che Franchino attingeva le prime mas- 
sime e i primi esempj da Giovanni di Barbagelata, 
alla cui scuola lo trasse il padre in novembre del 
1494, obediente alle forme dello Statuto che obli- 
gava il ragazzo al tirocinio e alla servitù d'un set- 
tennio. Precetto così severo, che per niuna cagione 
potean liberarsene, foss'anco d'infermità; laonde Dome- 
nico voleva fosse scritto nel rogito che al suo Fran- 
chino fosse lecito in caso di pestilenza volarsene a 
casa, e ristorar poscia il maestro dell'assenza svanito 
il flagello (1). Ricordiamo che quell'anno fu triste di 



(1) >J< In nomine Domini Amen : Dominicus de Recrosio q. Gasparis sponte 
et ex ejus certa sdentici promisit et se obligavit Iohanni Barbazellate piclori 
filii Nicolai presenti tt solemniter stipulatiti atjere et curare ita et taliter cum 
effe e tu quod Franehiuus Jilius dicti Dominici hic presens volens ci consentiens 
stabit et persecerabit cum dicto Iohanne $ro suo famulo et discipulo causa adi- 



\ ili. 

un' atro v moria. oh« durava per avventura nella 
mente 8 nel onore paterno allo spiccarsi dallo braccia 
il figlinolo, lo ne argomento altresì che Domenico si 
ritenesse nel patrio villaggio, e assai presto vi chiu- 
rli occhi, dacché nel luglio del 1501 è segnato 
del quondam in più d'una scritta. Rimase a Franchino 
ira di due fratelli: l'un de' quali acconciò al piz- 
zicagnolo, e l'altro che si chiamò GIAMBATTISTA incam- 
minò alla pittura. gli atti mi fan troppo fallo , o 
quel primo finì ben tosto a sua volta, ch'io noi rin- 
viò in giù che a metà del suddetto anno: ond'è 
che la penuria dello opere e '1 picciol nome si deòn 
forse recare all' età brevissima. Non così di Giam- 
battista . del quale ho sentore venti anni appresso , 
tuttoché la matricola noi porga a leggere. S'io ne ac- 



iceitJi dietim suam artm usque ad annoi stptem proxime tenturos et quod ab 
eo durante dirto tempore non disc-dei etc. Declorato per pactum expressum 
quod tempore epidemie seu pestis si quando regnaret in lanua 'quod absit Dei 
benignità' t quod dù mpune discedere possil dum (amen ea cessata 

rexertatur "d iictwm [ohannem wagistnm simm et suppleat tempus quo ex- 
tra steterif a magistro occasione diete pestis : suh pena librarum decem Ianue 
taxata in quarti etc. tociens etc. et soidorum duorv.m prò singvJo die quo ipse 
famutus slaref et discederei <* magistro suo preter et cantra voluntatem, dicti 
sui magistri. - Actum Ianue in contrac/a S. Laurentii videlicet in apo'eca 
pictorie dicti mag. lohanma posila sub domo heredum q. Baptiste de Goano 
legnili doctoris : Anno Domini millesimi quadringentesimo nonagesimo quarto 
Indictione duodecima secundwn Ianue cursum die Me r curii decima nona No- 
vembri* : i tt » Bnptistn de Luca textore pannorum sete etc. sic] Atti del Not. 
An: riiaferro. — Fogliaz. 1. 1491-1501 . 



280 PITTURA 

cusassi la parvità del suo ingegno, e l'esser forse ri- 
masto a' servigi altrui come braccio e mente di sotto 
al mediocre, non è carta di notaio che mi facesse ri- 
credere. Delle due che rammentano il costui nome , 
l'una il conduce a nozze nel 1518 con certa Marida 
d'un Marco da Borzone , l'altra cel mostra a far ven- 
dita ad un Antonio Carrega laniere d' una sua casa 
in Morcento , anzi nel proprio vicolo di s. Cristoforo. 
Tutte cose inette alla lode d' entrambi , e da passarsi 
in obblìo , se d' entrambi tacesse ad un modo la lista 
che ci serve di guida. 

Secondo eh' io inoltro, i provinciali e i littorani di 
Liguria aggregati fra i professori, si fan più domestici 
in Genova, e pressoché cittadini. E in conto di citta- 
dini eran quasi tenuti i da Passano da Levanto: l'un 
de' quali, il Giacomo, vedemmo escluso e multato per 
ciò solo che si mostrò ribellante ai capitoli. Non così 
di tre altri, Michele, Battino ed Andrea, che si con- 
seguitano ai numeri 54, 67 e 68. Questi ultimi eran 
forse discendenti del primo, e vuol'anche notarsi quel- 
l' essere in coppia nel ruolo , come suole di fratelli e 
di consanguinei. Battino ed Andrea si smarriscon nel 
volgo, ma Michele trova nome nei rogiti e si difende 
con opere egregie. Egli è altresì registrato ne' razio- 
nali delle Compere per una maestà che gli commisero 
i Protettori per fregiarne 1' ingresso alla Eaiba del 
grano. Ma la memoria di lui si conforta via più d'un 
dipinto ch'ei fece tra il 1514 ed il 16 all'Annunziata 



■ IMBOLO Mll. 261 

dell'Olivella, o B6 vuoi ili l'ortoria: novella chi<»sa , o 
16 appare por mille prove , sdegnosa di qualsiasi 
pennello men ohe vaiente ,1). N'ebbe invito dal nob. 
sacerdote Jacopo Grimaldi che quivi s' avea costrutta 
una cappella, e che volle, ad ornarla, emular le pit- 
ture d'un 'altra vicina già messa in assetto da Bernardo 
de Franchi. Pochi contratti avan/.an questo di laconi- 
smo, e dove tra frasi oscure s'accenna all'oro, potrem- 
mo ondeggiare tra pittura di storia o d'arabeschi che 
fregiasse quo' muri. La somma di lire cento assegnata 
a Micheli mi tira alla prima ipotesi; ma sia comun- 
que , non isfugga a chi legge quanto importassero a 
questa età gli ornamenti, poiché il Mantegna sì gaia- 
mente e sì dottamente li avea sposati alle più gravi 
invenzioni. Né l'umiltà del contado dee toglier valore 
ad un'altra fattura del levantino, che stando alle date 



►^ In nomine Domina Amen: Magister Michael de Passano de Levanto 
pictor sponte pr ' renerai. Iacobo de Grimaldis presenti pin- 

gere Capei' Venerab. Iacobi in Ecclesia S. Marie de Annun- 

ciata de iììa bonitale colorum et nuri qua est alia Capella Bernardi de Fran- 
chi* tideìiret ea existevs in dieta Ecclesia et sub ilUsmodis et formis de qui- 
Ihs est dieta Capella et hor infra menses qua/uor proxime venluros. Et versa 
vice dic/us lacobus pmnissit et promit/it dirlo mag. Michaeli dare et solvere 
libras centum Ianue ex qv.ilus dictv.s Michael confessns fuit habuisse in pre- 
sentia mei Xo/c Hvm infrascriptorum sruta qv.indccim ad rationem so- 

ìidoruui SCSOginta sex singulo. — >j* Die Yeneris XXYIII Marcii in Vesperis 
in domo dicti Iacobi : Teste* leronùnus Vinciguerra q. Indiani et Antonius de 
ìb. D. Rofaeìis. Atti del Not. Prospero ria Camogli. — Fo- 
pliaz. 1. 1514-16 . 



232 I* I T T U R A 

gli provenne indi a poco. Se il fervore della pietà si 
pareggiasse alla sorte degli uomini, il villaggio di S. 
Pier di Novella su quel di Rapallo non ammassava per 
un' ancona le lire cento : mercede in quel tempo ai 
più splendidi altari. La polizza che ce ne informa è 
meno avara della suddetta, massimamente a narrar lo 
zelo con cui si chiese e si prevenne il lavoro. Peroc- 
ché de' due sindaci o deputati all' impresa , Agostino 
di. Pastorino e Franchino di* Crosa, il secondo venuto 
a morte prima che l'opera s'incominciasse, legò per essa 
un terzo del prezzo, che Pantalina sua moglie con- 
segnò religiosamente al pittore. Surrogatogli nella 
cura un Ambrogio d'Ara, non è diligenza che i due 
non facessero per la bontà della tavola, nel mezzo alla 
quale signoreggiasse 1' imagine di N. D. , e sui lati 
sorgessero quelle di varj santi da scegliersi a loro ar- 
bitrio. Nel premio eran' anche contenti di più e più 
largheggiare accadendo , di che giudicasse per sua 
prudenza un prete Luciano da Castiglione; ma il qua- 
dro spaziasse tra i dieci e gli otto palmi, e'1 dipinto 
non fosse che ad olio , né vi mancasse il dorsale , nò 
foglia d'oro se non di copella, né andasse entro anni 
dieci disobbligato il maestro di riprendere le tinte , 
casochè per sua colpa uscisse alcun vizio nella pit- 
tura (1). Di Andrea da Passano ci dà notizia nel 1510 



(1) *h ? n nomine Domini Amen: Augustinus de Pastino q. lohannis et Am- 
brosius de Ara q. Nicolai de Catella S. Petri de Novella Potestacie Rapalli 



Al III 'LO Vili. 839 

dritta medesima per hi quale sotto i consoli Stb- 
\\ i M\/'\k o Luca da Santolupo venivi ammesso 
nel collegio dell'arte. Ne] suo caso, e in più altri da 
noi voluti, s'andava al notajo, perchè, eom'io penso, 
non ora questo un giovarsi dello Statuto, ma un ob- 
ML lambievole, e quasi all'infuori di esso. L'uni- 

versità riconosceva in Andrea qualità e privilegio di 
cittadino , e a costo soltanto di lire dieci gli apriva 
tu: Andrea prometteva obedienza, e che mai non 



uni et tà i ] r in lem 

sponte etc. : confi convenium 

promissionem ed óbligationem altaris faciendi per 

ipsum maj. lem predi* ttino et Ambrosio prò Ecclesia seu Ca- 

S Petri et alia de quihiis infra : Yidelicet quia ex causa fremisse 

dictis alta ' supra et infra dictus mag. 

•omissit et p>- et Ambrosi) prescntibus et 

•s ac sti L 'jere suis propriis sumptibus 

tnis usqv.e ad, perfectionem. t0~ 
parmonm deccm et latitudinis par- 
morttm odo rum sua tanche t mùnti ad oleum cum auro bono 

et fino in ■ et qualitate cura figura in medio dicti 

me et Gloriosissime Yirginis Marie et cum illis Sanctis depin- 
'-«.? ac superiti* et infra dicti altaris qui placchi at dictis Au- 
gusti/io et Ambrosio et ipsi volent et eligent fieri et dipingi in dicto altare in 
omni decenti forma et quaUtate k est et de omnibus expensis 

ipsius mag. Michaelis usqv.e ad totalem perfectionem ipsius altaris: et quod al- 
tare (radere et consigliare promissit dictus Mag. Michael dictis Angustino et 
-, iiem Camisprmi proxime wnturum omni posfposita contrar- 
ie. Versa tire dicti Augustinus et Ambrosius causa et occasione dicti con- 
venti et precti di.cti altaris in foto perfecti ut supra dare et solvere promisserunt 
Mag. Micha li presenti et acceptanti ac stipulanti libras centum janui- 
Vol. III. - PlTTUB*. 30 



234 PITTURA 

avrebbe forestieri a salario (1); consuete paure. Ma 
ch'ei fosse artefice da impensierirne il geloso consor- 
zio , non pare : non v' ha opera che gli atti ci dian 
per costui, né pel Battino che gli si accoppia; ond'è 



norum et plus et ravnus ad judicium et arbitrimi D. presb. Luciani de Ca- 
st Mono q. Anlonii presentis et acceptantis ad cujus judicium diete partes start 
et subire promisserunl ormi postposita conlradicione : infra solueionem quorum 
seu predi dicli allaris dieti Augustinus et Ambrosius dederunt et soherunl 
dido May. Michaeli libras quinquaginta et solidos tresdecim januinorum et 
quas dictus Mag. Michael confitetur habuisse a dictis Angustino et Ambrosio 
computata in ipsis quinquagùita libris triginta una promissis eidem Mag. Mi- 
chaeli per Pantalinam uxorem q. Franchini de Croza qui ante ejus mortem 
totem curam dicti altaris habebat cum predkto Angustino et Peregro de Ore- 
zulo de dieta Capella S. Petri prò dictis Angustino et Ambrosio: reUqms vero 
prò complemento predi dicti altaris dare et solcere promisseru.it predirti 
Augustinus et Ambrosius dido Mag. Michaeli infra festum Pascile Resurrec- 
tiotiis Domini proxime venturnm anni de MDXVII omni postposita conWoxlki.one: 
Hoc etiam declarato inter didos contraile ntes quod si intra annos decerti pro- 
xime venturos detegeretur aliqnis defedus in dido altari culpa et defechi diete 
depidionis seu male construdionis ejusdetn altaris eo casu didus Mag. Michael 
promissit didimi altare reflcere facere et redepingere in decenti et per feda 
forma expensis propriis dirti Mag. Michaslis libere et absque ulla rontradi- 
dione: Renunriantes de: — Aduni Ianue in Banris videlicet ad bancum mei 
Nolani infrascripti: anno Domin. Natio. MDdecimo sesto Indidione tedia se- 
cundum Ianue cursum die Veneris ùgesima odava Marcii in tertiis: presen- 
tebus Iacobo de Sando bnxeto lanerio q. Manfredi et Nicolao Pastorino Anto- 
nii civibus Ianue testibus ad premissa vocatis et rogatis. Atti del Not. An- 
tonio Pastorino. Fogliaz. 37, 1516). 

(1) In nomine Domini Amen: Stefauus M-tsiouu-; de Alexandria filius luun- 
nis et Lncas de Santolupo q. Mirtini in presentiarum Consv-es artis \pirto- 
ruìii necnon Marena de Sorana et Pantaleo Be!e:igerius duo ex quatuor Con- 
siliariis diete artis: constituti in preseatia mei Notarli et testium infrasrriptorum 
iuis nominibus et nomine et vire hominum dirle artis 'j>idorum et prò quièus. 



OAPttt LO Vili. 235 

■i ad ilarità 1' illusione del Serra, che a so! 
vederli nella matricola, li citò per onoro dell'arte no- 
stra e del patriziato. 

Dui naufragio di tanti nomi campò per ventura 
quelTÀNDRBA MORINRLLO che ha titolo o conni in Raf- 



suu ;■ . • promisssrunt et promittunt sub etc: 

\taverunt d acceptant in animi arte ] >^,i > et 
infrascriptis Andream de Passano de Levante 
et eum diete eorum arti attnunuraverunt et agg 
'onsuUs a dieto Andr 
■a a arte et lotilem solutis per d 
'. DD: Patribut \is prò ingressu diete artis ut asseritur: 

ì'iiiiqw dirli DD: Consulti confitsntur habuùse et recepisse a 
presenti pr xceptatione eo quia dictus Andreas est 

■ ut ipsi presenta dicunt et fatentur. Hoc etiam declarato quod 

qvoqw modo condueere aliquem ma- 

borantem forensem ad laborandum cum eo de arte pietoris et 

aia dictus - secus flerei [sic restet et remaneat dictus Andreas 

•su et accordio prir i tts omnino a dieta arte pietoris 

rout ex tv.ar ex pacto convento inter eos de ac- 

'omunitate ita quod in casu predicto 

lo unqwm tem L i -cere sck. exercere possit dictus Andreas, et prò 

'a dirte artis et ipsam artem emni tempore 

lue loco se repcriet tueri et defendere ne prò suo posse 

a quocumque et similiter se obedientem et obsequ 

DD. C ulibus et eorum mandai is qui mine stati et prò tempore 

etc: — Actum Fanne in Bande vidclicct ad hancvm mei 

Anno Domin. Nativ. MDdecimo Indictione derma tercia 

' 'sum die Sabati decimanona Octobris in terciis: presentibus 

/' wo in Ecclesia S. Luce de Tanna Bernardo 

jratore Caratane et 1 N irto q. Nicolai civibus la- 

i ad premissa vocatis et rogatis. Atti <J •! Nat. Antonio Pas1 - 

/.. 30, 1510. 



236 p ì t rei; a 

faglio Soprani; per ciò solo che al nostro biografo cad- 
der gli occhi sopra un tal quadro che in S. Martino 
d' Albaro ne dava a leggere il nome colla data del 
1516. Rivendicati che siano in giusta luce cotanti mi- 
gliori, darà forse rammarico ai critici che la posterità 
degli artefici, vuoi mezzani od egregi, dipendesse dal 
caso anziché dalle indagini e dal giudizio dei dotti. 
Non per questo vorrò disdire^ ciò che scrisse il Soprani 
e si rilegge nel Lanzi , il quale per le cose di Ge- 
nova non ebbe altro autore : che cioè il Molinello 
fu pittor graziosissimo ne' sembianti, ritrattista buono, 
sfumato e soave ne' contorni : per quanto si voglia 
andar lenti laddove ei soggiunge che fu uno de' primi 
che in queste bande aprissero strada alla maniera mo- 
derna. È perita o dannata a perpetuo esiglio l'ancona 
che dettò allo scrittore sì fatta sentenza, e a Raffaello, 
coscenzioso e ritenuto al lodare , non è bello che si 
discreda. Ma importa che all'apparire dei molti scono- 
sciuti ad un modo e al Lanzi e al Soprani, non salga 
nò Andrea nò altri più in su di quel grado che le 
nuove memorie gli assegnano , e facciasi luogo una 
volta alla giustizia dove signoreggiò la fortuna e la 
facile credenza degli scrittori. Ad amicarci in tutto la 
verità, rendiamo pure al contado di Chiavari l'origine 
di questo valente, contra il biografo stesso che lo con- 
cede a Val di Bisagno; e servendo altresì a diligenza 
scriviamo pei Morinelli non un pittore ma una fa- 
miglia di pittori. Ciascun di noi si ricorda del Già* 



i \i rOLO \ in 'J'M 

o che ci piacque di non distrarre da 1 magisteri 

laioirj della pittura; ed ora ohiamaado a sua vece 

il figliuolo A.NDBHA, non avroin troppi dubbj eh' ei 

non cr< BUOla di lui , e levandosi a mag- 

gior cote* non ritenesse però del costume non clic dal- 
l'esercizio paterno. Ma prima ch'io il mostri coll'esem- 
pio delle opere eh' io ne scopersi negli atti , mi spe- 
dir» d'un fratello ch'egli ebbe di nomo Battista, pit- 
tare aneli egli tuttoché non iscritto nel ruolo, e forse 
compagno e casalingo d' Andrea mentre visse quest'ul- 
timo. Perciocché Battista mi segue ancora nel luglio 
del 15*20 sebbene inteso a lavoro di stemmi e d'altre 
ootali inezie a Palazzo; laddove Andrea non afferra a 
metà del 19 che già m'abbandona e mi metto in forse 
della sua vita. Neil' anno eh' io dico i due fratelli in 
comune compravansi da un Giovanni d'Ottone legna- 
iuolo una casa o porzion di casa in Voltalione negli 
Orti cosi detti di s. Andrea pel prezzo accordato di 
lire trecentoventisette (l). Il fraterno consorzio si pa- 



1 / .' A ts de Detono q. Stephani bancalanm 

spunte et ex retta sdentici, ac ornili jure via modo et forma qvÀlus melius potuti 
et potest jure proprio et in ptrpetmtn ac per se keredes et successores snos 
'it et ti/uìo et ex causa tenditionis dedit et coacessit Andree e* Baptist* 
d II Tinello fratribtis pictoribut q. I&cobi preseatibus acquirentibus st '■'.■■ 
t&HS et recipientUmt prò se keredSms ipsorum ac qv.ibuscumque habentibus et 
/ eis quaa 'a/ii dicti Ioaanis domum sittatn fanne in 
contrada Ortonm Sanr'c Andree seu Voltàlioitis cui colie ret carrube».* retro 

\b utroqut latere domv.s dicti Ioannis et st 



2->S PITTURA 

lesa anche meglio dal conferire che fanno entrambi 
del loro avere nella somma venale : Andrea pel va- 
lore d' una Maestà colorita a un Oberto figliuolo del 
venditore , e Battista il contante dotale di Bianchi- 
netta sua moglie. Nasceva costei ( se v' ha pregio a 
narrarlo) d'un Giorgio d'Ottone, e Michel suo fratello 
le avea fatto quel gruzzolo, e consegnatolo a Battista 



qui adi veriores sunt conUnes et est Ma domus que fitti quondam Gregorii de 
Montepudentio et quam superiorihus mensibus jilii dirti q. Gregorii tendiderunt 
Benedicto de Marinis bancalario q. Petri etc . . . . et hanc domum cura perti- 
nentiis prò pretio et nomine predi librarum tricentarum vigiliti septem janni- 
norum in tot scutis auri solis ad soldos sexaginta septem singulo scuto ex qui- 
bus dictus loannes a dirtis Andrea et Baptista confessus futi habuisse et rece- 
pisse libras ducentas sexaginta Ianue per dictum Ioannem dictis Andree et 
Baptiste debitas virlute instrumenti manu Francisri Botti Notar ii et a qvi- 
bus dictum Ioannem presenterà et ut supra stipulantem quitaverunt liberave- 
runt et absolverunt et libras triginta unam Ianue in pecunia numerata com- 
putato precio unius Majestatis habite per Obertum filium dicti Ioannis a dictis 
fratribus: prò resto dicti prerii qwd est de libris triginta sex Ianue dicti fra- 
tres eidem Oberto cum voluntate dicti Ioannis presentis et consentientis dare 
et tradere promisserunt tot laboriera artis pictorum etc... Declarato quod diete 
libre triginta predi predicti processerunt et procedunt ex doti'ms et pecmiis 
propriis dotium Blanchinete filie q. Georgii de Odono et uxoris dicti Baptiste 
de Morinello: que domus quantum prò dictis libris tricentis remaneat et sit 
ac habeat locum fondi sic dotalis diete Blanchinete: Reaunciantes etc. etc... 
Actum Ianue in cambiata domus dicti Ioannis site Ianue in contrada Volte 
leonis: sub anno a nativitate Domini millesimo qxdngentesimo decimo nono In- 
diedone sexta secundum Ianue cursum die Sabati XI lunii in Yesperis: pre- 
sentibus ibidem Ambrosio de Cucumo capsiarto q. Alaoais Ioanne Riccio cal- 
legario q. Antonii et leronimo de Monelia pectenario Berthold cicilus Ianue 
tesdbus ad premissa vocatis et rogatis. 'Atti del Not. Bartolommeo Podestà 
— Fogliazzo 3, 1517-19). 



CAP1T »L0 1 1li. 

che già d' era Bpoeo nel 1514 (1). Tutte cose, tutti 
nomi e il indizi di ncm lista fortuna, e d'un certo af- 
che i due Morinblu , non so se nati ma certo 
educati in Genova , serbassero al cielo de' lor mag- 
ni. 

Né del nostro Andrea mi soverchiali così le memo- 
rie , eh' io il metta a paro coi più fortunati de' suoi 
coevi. Due soli rogiti mei mostrali pittore; con questo 
efletto ciò nondimeno, ch'io il riconosco valente nel- 
l' istoriar sulle tavole , e desiderato non meno del pa- 
dre a far belle de' suoi colori le stanze private. Al 
qua! magistero (di quest'ultimo intendo) io volentieri 
sorrido ed applaudo per questa età ; carezzavano gli 



1 / D Amen: Baptista de Morinello pictor q. Iacobi sponte 

et ipsius certa scientia et nullo jurix tei facti errore ductus confessus fuit et 
in vergate pulllica reco'jnotil Michaeli de Odono q. Georgii presenti et accen- 
tanti suo nomine et nomine et ciré Blanckinete sororis sue et nxoris per verta 
de futuro dic'i Baptiste et mini Xotario infrascripto tamquam persone publice 
officio publico stipulanti e' recipienti nomine et vice diete Blanchinete et here- 
duM sworum se Baptistam a ' do Michael* KahUsse et recepisse libras du- 
centas janninorwm cidelicet libras sexaginta septem cum dimidio in raubis 
'■: et resimi in pecunia numerata hi presentici mei Notarii in- 
frascripti et testinm infrascriptorum et suut diete libre ducente infra solucio- 
nem Ubrantm tricentarui.i Iauuc promissarum per dicturn, Michaelem dicto 
'otilus in quibus libris tricentis compvtantur et commutata 
sunt omnia legata facta diete Blanchinete per dietim q. Georgium tt per q. 
■>iam de l'eleo matrem dicli Michaelis e> ditte Blanehinete eie. — Die 
! I i in Vesperis al Ianni n mei Xotarii 1511: Testes Iero- 

nimvs Birre'-' teiior pannolini sete q. Gercaxii et Philippus de Fac.o Xota- 
r.vs. .'. ti il ! Not '.. li. Parinola — Fogliaz. 28, 1514. 



240 l'ITTL'RA 

ingegni migliori , e si studiavano a ringentilire con 
esso l'artificio del figurare, ed emuli delle grazie lom- 
barde temperavano d' una pudica eleganza la mistica 
austerità del passato. E questo mi fa più credibili le 
lodi, che svanita con ciascun'altra 1' icone di S. Mar- 
tino , assentimmo all'autorità del Soprani: e chi po- 
trebbe rassicurarci che la poca sua fama ne' posteri 
non sia tutta ingiuria dei oasi che di costui ci frau- 
darono infino all' estrema reliquia? (1) Del resto mi 
par materia a sottili studj quel regnar breve, ma tran- 
quillo e senza rivali , che fece V arte decorativa non 
pur fra noi ma per tutta Italia, mentre la bizzarria de' 
grotteschi non la invase colla potenza irresistibile della 
novità. I più eletti che qui si registrano l'alternavano 
virtuosamente alla maggior pittura, e in proposito del 
Morinello io m'avviso che ridessero di leggiadrie così 
fatte le camere da lui colorite che ci rimangono mercè 
d'un contratto. Per questo, ch'è del notajo Levaggio e 
del 1510, prese carico di decorare una camera ad un 
cotale Stefano Morando drappiere; o meglio riconobbe 



1 Non credo che molti vorranno soscrivere al più volte citato Catalogo 
della Esposizione accademica nel 1868, il quale attribuiva ad Andrea Mo- 
rinello un dipinto a mezzo cerchio con Gesù paziente adorato da angeli, 
perchè proveniente dalla detta chiesa di S. Martino d'Albaro. Osta il di- 
verso argomento indicato dal Soprani, e ancora più la secchezza del dipinto 
che ci rispinge ben addietro nel quattrocento , e basterebbe per - 
smentire le lodi onde il biografo largheggia con Andrea. 



CAPITOLO vili. 2 il 

porzione di pagamento a lavoro poco più che intra- 
preso 1 . E perchè il committente, invaghito d'un'al- 
tra giù posta ad ordine, gli mettea patto di eguagliarla 
in bellezza, così si rammenta nel testo siccome An- 
drea compiacesse di simil cose a un Tommaso di Pietra 
Mira, del quale è taciuta e la sorte e l'abitazione. 
Le case del Morando eran presso al Guastato : ma che 
a il metterci in traccia di lavori privati dopo tanto 
rovino o tramutazioni che patirono i pubblici ? In pit- 
ture di maggior polso non manca un documento ad 
Andrea, no più lungi d'un anno dal testò menziona- 
to. Ad un còrso , Kemirchio del Vignale da Canari , 
gradirono a quel che pare i costui pennelli , ma co- 



1 /. Domimi Amen: Mag. Andreas ■! ■ Morinello pictor q. Iacobi 

'ioque juris tei farti errore ductus seu modo aliquo 
circuii te ut us eonfessus fitti et in tcritale pubica recognovit Stejfano Morando 
nti et acceptanti stipulanti et recipienti prò se etc. 
ite et recepisse scutos duos auri et in auro in pre- 
'arii et tes iscriptorum et sunt infra solutionem et seu 

in d imi mie i,o ne et in une certarum pietwarum qnas ipse Andreas fa- 

cere tenetur et debet dicto Stefano de quiòus et prout infra dicelur: Rcmmcians 
t • Qmj qv.idem picturas dictus Andreas facere et compiere promissìl reali- 
ter et cutn effectu ditto Stefano bene et ddigenler in camera domus solite ha- 
bilationis dici Stefani site Ianv.e in contrada Guastati sub suis confinibus ai- 
fra dies tiginti proxime tenturos prò libris Digititi fanne in et de illis in o>«- 
$t singulis modit formi» factionibus attalitatibus et coloribus et in o„o?i- 
bus et per out fecit et pinxit Thoaie de Petra bissarla in ejus doaw 

oiiiiiihus et singulis rumptUms propria et expensix ipsius Andree omni ecrcp- 
rtmota. Versa tire dictus Stefanus nrrepfaos predieta ut supra promissd 

VOL. HI. — PlTTUUA. 31 



242 PITTURA 

stringendoli per certo modo alle forme altrui. Dalle 
lor convenzioni mi vien notizia d'un' ancona a scom- 
parti che in S. M. di Castello mostrava fra varj santi 
l'effigie di s. Domenico nella cappella di questo titolo: 
foggiata sul vecchio stile , e non pure partita ma di- 
stinta d' intagli da figura a figura. Un curioso delle 
cose anche minime vorrebbe notar questo vezzo di 
Corsica, già ripetuto nelle mie carte più volte; d'aver 
tavole, direi così, riprodotte da quella chiesa, e senza 
togliere o menomare del gusto antico. Cotale usò Re- 
mirchio col Morinello : tenesse saldo alle misure dei 
quadro, ai partimenti, agi' intagli, alle dorature : do- 
vesse parer dessa quella tavola fuorché alle imagini , 



et conventi (lieto Andree presentì et accentanti stipulanti et recipienti ut supra 
cidera dare et solvere realiter et cum effe chi complementum diete summe sernper 
et quandocumque factis et completis diclis picturis ad omnem requisitionera dicti 
Andree omtii exceptione remota hac tamen lege et condictione quod si dictus 
Andreas non fecerit et complecerit dictas picturas dicto Steffano modis et Jor- 
mis suprascriptis teneatwr et debeat reddere et restituere dicto Steffano dictos 
duos sculos de quibus supra et ultra possit et valeat dictus Steffamis sibi elli- 
gere unum pictorem quem voluerit et dictas picturas fieri et seti compier i facere 
ad ejus libitum omnibus et singulis damnis interesse et expensis ipsins Andree 
condictione aliqua non obstante — Actum Ianue in contrada S- Sabine videli- 
cet sub porticu domus solite habitationis mei Notarii infrascripti: Anno Domin. 
Nativ. millesimo quingentesimo decimo Indictione duodecima secundum lanue 
cursum die Sabati ultima Augusti hora vigesima quarta nel circa: presentibus 
testibus Lazaro de Nascha q. Michaelis et Lazaro Cnrleto q. Nicolai fabris 
civibus et habitatoribus Ianue vocatis et ad premissa specialiter rogatis Atti 
del Not. de Lev;igio — Fogliaz. 9, 1510 n. 2 . 



CAPITOLO Vili. 243 

che in luogo di s. Domenico s 1 avea a porro la Ma- 
donna nel mezzo, ed altri beati nel vano di quelli (1). 
Dirò io la mercede attribuita a cotanto lavoro in du- 
cati sedici , i quali sommavano a lire quarantotto di 
gcnovini? Io me ne sto in quel concetto che da prin- 
cipio m usci di labbro , che cioè al nostro Andrea 
molto meglio abbondasse l'ingegno che la fortuna; nò 
già quasi mi dolgo che dall'obblio di tanti altri uscisse 
un tratto il suo nome, quasiché a ristorarlo di sì mi- 
sere sorti. 

Uomini oscuri, e a gran pena a me noti all' infuori 
della matricola, sono Andrea Noziglia che ha il grado 



1 % In nomine Domini Amen: Andreas de Morinclo pictor q. Iacobi et Re- 

mirchius de lo Vignale de Canari Corsus q. Pero sic) sponle etc. pcrcenerunt 

sibi ad inticem presentibv.s et stipvlantibus ac pervenisse confessi fuerunt et 

ronjitentur ad infrascriptam promissionem obligationem et solutionem prò 

■ -scripti attoria conjldendi pingendi et, construendi per die/uni An- 

\b declarationibv.s et condicionibus infrascriptis : Yidelicet. 

- promUsit et promittit dicto Remirchio presenti et acceptantì 

construere pingere et in toto perficcre de lignaminibus intalio et auro 

finn e> alics qu>bi>s<umque opportwtis prò dicto altari condecenti juxta et se- 

rundum quoddam altare Sancii Dominici exùteuti sic' in Ecclesia, S. Marie de 

Castelo in Capelli nominata Sanctus Dominicus et de altitudine et latitudine 

ttetmimm dirtum altare et de figuri s seu nominibus Sanctorum. videlicet in 

medio dicti altaris ponere seu depingere formam Beatissime Virginis Marie 

cura ejus fiUo D. N. Uni Christo in gremio in loco figure S. Dominici ci su- 

perius et infenus et circumquaque dicti altaris ponere nomina Sanctorum qui. 

"r dato Andree pictori per dictum lìemirchium per designum in uno 

papiro pingenlis et Jaciendis in dicto altari tradendi et consignandi in 

toto per/ecti juxta et secundwn condecentiatn dicti altaris siti in dieta Capello, 



244 PITTURA 

53, ed Andrea di Kicheme che succede al G9. Costui 
mi dà cenno d' un altro pittore profano al catalogo , 
Stefano Sessagno , col quale nel 1517 acconciò per 
famiglio e scolaro un suo fratellino nomato Bartolom- 
meo. Il Noziglia per una quitanza di doti che soscrive 
nel 1515 ad una Argentina d'Antonio del Fossato, mi 
si mostra più in atto di sposo che di pittore. E per- 
di' io ricercando cosi sottile nelle cose di Genova, non 
sembri men curioso della provincia, rammenterò a quo 1 
da Chiavari un G. B. Gallo che forse avrà cenno al- 
trove , e ai savonesi un Andrea Monaco e un Gio- 
vanni di Bona da Quiliano, che veduti ne' rogiti di 



dicie Ecclesie S. Marie de ditelo intra menses tres proxime venturos prò 
predo ducatorum sexdecim atiri de libris tribus singulo ducato quo* iicttu 
Remirchius dare et solvere promissit dicto Andrea pictori presenti et accep- 
tanti prò dicto predo dicti aitar is i>i traditione et consignatione d'idi aitar is in 
toto perfedi et laborali: infra solutionem quìru a ducatorum sexdecim site libra- 
rum quadraginta odo prò valore eorumdictu> Andrea-; con/ite tur habuisse et rece- 
pisse libras deceva jaauinorum a dicto Remirchio r eliquas dictus Remirchius solcere 
promissit dicto Andreew traditane ci emisi yna t ione dicti aliaris ut supra ornai post- 
posita contradidone: et predio la dicti contrahenles attendere et ob servare promissc- 
runt sibi ai itioicem sub peni ducatorum decerti auri solceadorum prò parte non 
obseroante ex nunc taxata de communi consensi* et accordio eorurn et attributi 
parti observanti prò ipsius justo damno et interesse omni postposita contradi- 
done: RenuncidtUes etc: — Actum latiuz in Bancis videlicet ad bandirti mei 
Notarli infrascripti: Anno Domiti. Natlv. MDwidecimo Lidictione decima tercia 
secundum lanue cursum die Sabati XXX Augusti in Vesperis: prcsentibus 
Torna de Casar'to Rafaelis mersario Puu'o Rege seaterio q. Ioannis et Blaxio 
de Solario q. Nicolai civibus lanue testibus ad premissa vocatis et roga'is. 
(Atti del Not. Antonio Pastorino — Fogliaz. 23. 1511 n. 2. 



CAPITOLO via. 245 

queir archivio trovai pur ripetuti nel Vescovado, e il 

secondo nei libri del Comune per lavori spediti al 
pubblico nel 1513. Ma ragion vuole che messa innanzi 
questa l'olla d'artisti o mon nobili o men facili ad ap- 
prezzare per manco di notizie , io concbiuda la serie 
di ijuesto capo quanto si può onestamente , e il men 
diverso che mi sia dato da quel che ho fatto alle pri- 
me mosse. Rimangasi solo quel dilicato ingegno del 
>ai cui, e vengano in disparte da lui , benché vissuti 
ad un tempo, altri egregi : e per ciò specialmente, che 
ha principio da loro un seguirsi non interrotto di 
scuole e dirò anzi di parentadi, poi quali esordiscono 
e degnamente proseguono e prestamente grandeggiano 
i fasti della moderna pittura. Di mezzo alle tenebre 
di quella che chiamano antica , se alcun maestro ar- 
rivò ai nostri giorni o per voce o per opere , cel to- 
gliemmo a chiusi occhi per caposcuola ; e così avvie- 
ne, per necessità delle umane cose, che il giudizio e 
la lode si circoscrivano a ciò che par vivo. È tempo 
che alle fievoli ipotesi sottentrino i fatti; e qui mi 
rifaccio al Lorenzo Fazolo, e intera gli rendo quella 
giustizia che gli fu tolta da un ingrato obblio di non 
poche generazioni. Non negherò eh' ei non debba ad 
un'arnica ventura il trovarsi a capo d'un'eletta di pit- 
tori, e non sia anzi felicità del caso che industria d' 
uomo l'avere al fianco in Bernardino suo figlio e in 
due generi, Agostino Bombelli ed Antonio da Semino, 
un triunvirato di successori invidiabile. Nondimeno io 



24G PITTURA. 

mi so come la conformità degli animi produca sovente 
amicizia , e amicizia le parentele ; e ad ogni modo è 
da credere che i begl'ingegni più di leggeri s'accen- 
dano a degne cose, ausati che siano alle parole e al- 
l'esempio di valorosi maestri. 

L'ab. Lanzi conobbe in Roma o da Roma una ta- 
vola condotta dal caso in queir emporio delle arti , 
laddove ben pare che a niun dipinto per quanto esi- 
mio resti speranza di farsi ammirare fra tante mara- 
viglie del genio italiano. Portava la scritta Bernardi- 
nus Faxolus de Papia, e la data del 1518; così vago 
alle forme , così finito al lavoro , così prudente alle 
massime , che il giudizioso scrittore e i più savj in- 
tendenti con lui si stupirono come un tanto pittore 
s'offrisse in Roma senz' altra raccomandazione che del 
nome. Son sue parole: e suonano per l' una parte una 
amplissima lode all'artista , per l'altra un'acerba ram- 
pogna alla nequizia dei tempi o alla penna degli uo- 
mini. Quel Bernardino Fazolo era ignoto fuorché nel 
quadro, e vanamente lo storiografo ne avrebbe chiesto 
a qualsiasi libro, vanamente a qualsiasi dotto o a qual 
vuoi tradizione di gente italiana. Quanto potè, gli fé' 
luogo nella sua storia: e non così dalla patria segnata 
col nome, quanto dai caratteri dello stile e dai modi 
dell'eseguire, lo inserì fra i più devoti alla scuola del 
Vinci. E tal si rimase finora senz'altre aggiunte ; ma 
se quello spirito gentile di Luigi Lanzi fosse ancor 
vivo dopo tanti anni, non sarebbe leggera compiacenza 



CAPITOLO vili. 247 

per noi raccontarlo ili molte notizie che quasi ci danno 
in ritratto e l'artefice e l'uomo. E cominceremmo dal 
dirgli che il dipinto di Roma non proveniva d'altronde 
che dalle stanze di Genova , che V anno della soscri- 
:ie il Fazolo e viveva e operava con noi , e che 
per poco non era nostro, se pochi anni d'infanzia non 
prevalgono al tempo ed al luogo a cui dobbiamo le 
utili discipline e l'educazione dell'animo. 

Bernardino, siccome ho già scritto, era figlio a Lo- 
renzo : e tornerò a rammentar di buon grado che al 
primo apparire che fece costui nella nostra città, non 
contava il fanciullo che gli anni cinque , venuto eh' 
egli era alla luce nel 1489. Altre cose convien ridire, 
le quali per necessità del dettato si confusero alle me- 
morie del padre o d' altri compagni di magistero , e 
ch'ora daranno il bandolo a proseguire e a tesser quasi 
la storia dei successori. Vedemmo la Bianchinetta fi- 
gliuola del Barbagelata , e testé vedova di Luca da 
Novara, a far comune con lui la bottega e il lavoro 
in Iscurreria; e questo nel 1511, della sua età venti- 
duesimo, e vivo tuttora e infaticato a dipingere il suo 
genitore. Era dunque pittore già fatto, e già ammesso 
nel consorzio de' maestri, fra i quali si legge alla li- 
nea 52 ; ma viemmeglio apparisce maestro al trovar 
che abbiam fatto indi a un lustro Giovanni o Gian- 
nettino pupillo di Luca nelle sue stanze per iscolaro 
e garzone , trattovi pur dalla madre e da Simon da 
Pistoia maestro d'oriuoli. Il servizio pattuito a cinque 



248 PITTURA 

anni fa cenno a non so qual dissuetudine dal vecchio 
costume che solea stenderli a sette, e non senza ragio- 
ne se guardi al difficile dell' arte e alla tenera età 
nella quale solean porsi a disciplina gli alunni. Non 
volse l'anno che Bernardino fu console con Luca da 
Santolupo , nò mi duole a scoprirlo autore d' un ri- 
chiamo alla Signoria per rimettere in uso il settennio. 
Per sazietà di consimili testi", io mi scuso al lettore di 
riprodurlo , tanto più che va scemo del relativo de- 
creto; ma che l'effetto seguisse alle suppliche è mani- 
festo dagli ultimi articoli aggiunti via via nella leg- 
ge. Il desiderio ci tira a spiare il giovine Fazolo nel 
prediletto esercizio della pittura , benché la memoria 
delle opere ci tardi non poco, e fatto una volta prin- 
cipio, ci abbandoni assai presto. Crederan molti ch'ei 
sovvenisse in ajuto del padre o il costui grido sog- 
giogasse il figliuolo, al vedere la prima tavola di Ber- 
nardino menzionata nei rogiti eseguirsi da lui per la 
fresca morte di Lorenzo, né prima del 1518, eh 'è l'e- 
poca stessa del quadro veduto e ammirato nella capi- 
tale del mondo. Più che non dica il tenore dell' atto 
convien che argomenti e ragioni chi '1 legge, cotanto 
è scomposto od oscuro per laconismo; ma il sottigliar- 
visi non è senza lucro. Si ordisce quindi l'età pitto- 
rica di Bernardino , e ciò che vai troppo , non resta 
in pubblico per noi genovesi altra tavola che questa 
appunto di cui si ragiona. Gliene die' carico Lorenzo 
Cattaneo per un suo altare che la pcritta non insegna 



CAl'lTOLO Vili. - I I 

no a nome no ad altro indizio ; ma ben lo svela il 
getto (lolla pittura, elio sono i ss. Pantaleo, Seba- 
stiano e ROCCO, nonché il patronato della cappalla e'1 
muno stosso del fondatore. Sorba il titolo di detti santi 
e de" patrizj Cattanoi il secondo altare della nave si- 
ri ai Riformati del Monte, nella qual ehiesa offi- 
ciavano i Minori Osservanti allorquando la eappella fu 
alzata e dipinta 1' ancona. E l'ancona è pur ferma in 
bqo luogo, non d'altro dolonte che di antichi o di mo- 
derni ritocchi. Vestiva l'abito di detta Regola quel fra 
Gabriello da Chiavari, a cui nella polizza è dato arbi- 
trio di stimar la mercede, ed è festivo pel detto San- 
tuario quel giorno di X. I). degli Angioli, nel quale, 
il Cattaneo ardeva di scoprire ai devoti il novello di- 
pinto. E irli esemplari per eseguirlo si toglievano dal- 
l' Vnnunziata di Porteria, soggiorno di fra Gabriele e 
ricotto d' eletti quadri . nel cui numero non dovette 
r ultimo quel che scrivemmo di man di Lorenzo, 
del propri > padr-> di Bernardino. Ma s'io non erro in- 
terpretando il notajo, quest' opera stessa dei tre Beati 
ora immessa al Fazolo seniore, e fu interclusa 

da morte, dacché il figliuolo, com'era dritto, pro- 
mette scontare sul prezzo del suo lavoro la somma di 
lire cinquanta anticipate in caparra a Lorenzo (1). 



1 ►£• /,■ D : '.' I mardinus Faxolus piclor q. Mag. 

■ entio Cananeo q. Cristo/ori presenti facere 

altare unum su'j no,. et Pantaleonis ptUcritu- 

Vol. III. — Pittt ba. 32 



250 PITTURA 

Non badiamo alla clausola che gli prescrive di supe- 
rare il modello, usitata a que' giorni; ma che s'attenda 
allo stile di Bernardino e si raffronti ai coevi, è de- 
bito espresso del critico e dello storico. Fermamente 
meglio di lui avanzò l'arte in Liguria dalla vecchia alla 
moderna maniera, né saran molti gli esempj ove un 
figlio nel girar di brevi anni valichi sì largo spazio oltre 
le tracce segnate dal genitore. Perocché in questa pala. 



dinis seu bonitatis melioris seu pulcrioris aitarti existentis in Ecclesia B. 
Marie Annuntiate Ordinis Minorwm de Observantia Ianue judicio D. Fratria 
Gàbrielis de Clavaro Ecclesie diete Annuntiate et par iter dktns Laurentius 
teneatur solvere prò dicto altare ilhd totv.m quod dictus D. Frater Ga- 
briel judicaverit in quem, diete partes tarn de bonitate et puleriludine quarti 
de pretto se remiserunt et remittunt et hoc infra festvm B. Marie Angelorum 
quo die sit dictum alture postillili in dieta Capela et ita promùerunt ita quod 
dictus Laurentius teneatur solvere dieta May. Bernardino libras quinquaginta 
lamie tempore quo dictus Mag. Bernardinus voluerit dorare dictum altare infra 
diminutionem tamen ■predi (lieti altaris: Acto quod si dictus Mag. Bernardi- 
nus non perficeret dictum altare infra dictum tempus teneatur restituere dicto 
Laurent io pecunias infrascriptas et plus libras quinquaginta prò damnis et in- 
teresse dicti Laurcntii et de pretto dicti altaris dictus Mag. Bernardinus con- 
fessus est habuisse et recepisse libras octuaginta Ianue videlicet quinquaginta 
in dicto q. Mag. Laurentio ejus patre et libras triginta in peccunia numerata 
in presenlia mei Notarli et testami infrascriptorum : Renunciantes etc. — 
Aetum lamie in centrata Caneti in domo solile habitaeionis fitiorum q. Lau- 
rent il de Costa videlicet in scriptorio: Anno Domin. Xativ. millesimo quingen— 
tesimo decimo octavo Lndictione quinta secundum Ianue cursum die Veneris 
sextadeeima Aprilis in terciis: presentibus Francisco de Bracelis q. D. Stefani 
et Iacopo Bonfilio q. Antonii ac Tlioma Ricio Nicolai civibus Ianue testibus 
ad premissa vocatis et rogatis. Atti del Not. Anton Maria Costa — Fo^ 
gliaz. 1. 1503-38). 



CAPITOLO Vili. 2ÒI 

e in poche altre che ancora esistono o fuor del pub- 
blico o in luoghi della provincia, il disegno si fa più 
largo, le mosse più libere, le pieghe più scelte di quel 
che si vegga negli usi contemporanei : e nel girare i 
dintorni, e nel descriver le membra, e nelT atteggiar 
1»' ligure, e nell'esprimer gli affetti, è visibile uno stu- 
dio del naturale che ne^li altri maestri par legato 
tuttora ad una consuetudine tradizionale e pressoché 
ereditaria. Anche il tingere ardisce più larghe masse 
di luce, maggior varietà di toni, migliori effetti di 
chiaroscuro; ed è quasi caratteristico in Bernardino 
un cangiante nei panni, che ritrae gli artifizi delle 
scuole lombarde. Ond'è che i giudizj del Lanzi ac- 
quistano autorità; non dico a conchiuderne che il gio- 
vine Fazolo attingesse ai precetti di Leonardo , ma 
questo almeno, eh' egli ne vagheggiasse, e quanto è 
dato da lungi, ne seguitasse gli esempj. Perciocché se 
la prima sentenza non contrasta ricisamente al possi- 
bile . non hi però del probabile , stando almeno alle 
carte che ci danno il pittore giovinetto a tutela del 
padre, indi adulto a bottega, poi tosto console, e quindi 
a poco autor d'opere; e sempre in Genova. Toccammo 
d' onere all' Annunziata ; ed è certo da un atto che 
Bernardino v' avea storiata sul fresco una cappella 
per commissione d' un G. B. Rotolo, e questa già in- 
nanzi al 1515; ma facilmente si congettura che vivo 
il padre si confortasse de' suoi consigli , e non pure 
in questo ma in altri affreschi da lui condotti in età 



2. r )2 PITTURA 

primaticcia. Il rogito che ci dà lu predotta, rafferma 
le convenzioni da lui prese coi Priori della Consorzia 
del Corpus-domini instituita alle Suore di S. Seba- 
stiano , per colorire nella loro cappella cinque storie 
in altrettanti capitoli, pei quali gli venne assegnata 
mercede di lire cento venti (1). 

Restavano a tentare le grandi composizioni, ultimo 
passo al moderno: dove le persone del quadro, non 
come strane o avversarie si tengano a parte ne' loro 
confini , ma come attori in iscena si aggruppino , e 
muovano, e conferiscano acconciamente all'istoria. Non 
oso credere che Bernardino vi si conducesse sì presto: 
ed è nuova cagione a fermarlo in Genova, dove a dir 



l! 3S hi nomine Domini Amai: L'uni verum sit prout asseritw per parta 
infrascriplas quod in Ecclesia Monasterii S. Sebastiani de Papia monialium 
diete [sic) Ordinis S. Augustinì instituta et constructa sit Capéllo, Consortie 
Corporis divisti et Beate Marie de qua Consorlìa ad presens sit Pasqual de 
Martellis q. Augustini et ipse et infrascripti videlicet Gaspar Rebrocus se- 
aterius q. Antonii et Pantaleo de Tv.rrilia q. kannis et Paulus Paganus se- 
aterius qualuor deputati ad infrascripta vi asseniur a Societale dieta Seaterie 
ex una: et Bernardinus Faxiolus de Papia piclor Mag. Laurentii major ex 
altera: sponte etc. parles ipse pertenerunt ad infrascriptum convenirmi: Vide- 
licei diclus Mag. Bernardinus promissit et promittit diciis I asquali Pantaleo-ai 
et Paulo predictis recipientilus et slipulantiltis nomine diete Socielatis dictam 
Capdlam videlicet celhm (sic] site zollava pingere totani sub qualitate forma 
et bonitale ad ejusmodi piciura„i prout est pietà Capella Io: Baptiste Rotuli 
instituta in Ecclesia Sancte Marie de Annunciala de lamia et in laferibus to- 
tius diete Capette facere et pingere quinque Capi/uhi sub honvate et facilone 
ordinanda per ipsos Priorem et socios (amen de coloribus et auro et aliis sivc- 
de bonitale prout picte s%mt die ejusdem Capette de novo institute in dieta Ec~ 



VAI ! IX'lA) Vili. LT).'{ 

gì .-; », più tardi che altrove prevalsero le nuove usan- 
ze Ch'ei fosse ile' primi chi vorrà dubitarne ? E alcun 
Mggio ci aspetta a saldarlo in tal credito ; ma cimi, 
io il tengo d'età più provetta, così ragion porta chi 

tramandi alle estreme notizie. Cresce anche il de- 
bito di camminar colle date per quel tanto che gli 
atti ci han serbato di lui , e quando non soccorrami 

■pere, aguzzar l'occhio sui testi. Da quella di X. I). 
ilei Monte si scosta di men che. due anni una tavola 
ch'egli operò per la villa di s. Massimo sulle apriche 
rulline ili Rapallo, accordandosi co' Massai della chiesa 
Michel di Boneto e Lazzaro di Multedo nel prezza di 



ttrsui .. '■■ per dictum May. num qui teue- 

■! o'Jigaius sii et .w promiUit predicta omnia facere e', folcire infra fe- 
me centurum et diclus Mag. Bernardinus sit obligalus in 
kit omnibus faciendù ponete que necessaria svini., al larole illegg 

uva cice ditte Pas$ ■ nfaleo proprio nomine et nomine dirti Ga- 

i ' i mittunt occasione predicta 
dare et solvere etden Mag. 1! ru i-dino presenti libras centum mgìnti lanue 
monet' r m dits secundum.. altre poche parole impossibili a legg 

\rtes qi'.od dictus Prior et Sodi teneautur et sic 

'ignamina sufficienti^ et non calcinane tameu 

et dee '.' Bernardini] lencatur facere rcliuv.a prò predicta exequend,s 

— A'tuiu />mi" ■ scriptorio mei. Notarti infrascripti sub Palacio Archiepi- 

: nin. A •' ■- millesimo quingentesimo quinto 
Indictione Stein quinta Septemtris a 

■ o Bartholomei et V 

. ad predicta vocatis speciali- 

- i-' _. z 6, 1515-17). 



^54 p Pt I uiu 

lire sessanta tra il più e il meno (1). L' ancona fa 
locata nel coro a mezzo il maggio del 1520, ed oggi 
ancora vi si mantiene , ed ha nel mezzo s. Massimo 
in cattedra, e ai fianchi s. Benedetto e s. Pantaleone. 
L'umiltà del villaggio e la tenue mercede è forza che 
annunzino inen degno lavoro , e la tela adoperata in 
iscambio dell'asse non conosce diversa cagione. .Se non 



(lj ►£« In nomine Domini Amen: C'um oerum sit quod Mag. Bernardinus 
Faxolus pirtor q. Laurentii restaverit de aconito cutn agentibus prò Ecclesia, 
S. Maximi RapalU fabricarc Majestatem una/m Sancii Maximo predi librarmi 
sexaginta in circa et eam manutenere prò facto artis ipsius Mag. Bernardini 
per annos quindecim et de hoc prestare cauptionem (sic) et fidem de manute- 
nendo eam dicto tempore ut supra et qualenus devaslaretur culpa artis ipsius 
eam de novo reficere suis propriis expensis tei restituere id quod prò ea habuisset 
prout de predictis dicitur constare instrumento manu Ieronimi de Figaro notar ii 
cui prò veritate habeatur relatio et volens prò sua parte adimplere promissa per 
eum ut supra: ideo sponte promissit et promittit Lazaro de Mulledo q. Simonis 
et Michaeli de Boneto q. Antonii duobus ex Massariis diete Ecclesie S. Maxim i et 
ad cautélam mihi notano infrascripto dictam Majestatem manutenere in totwn 
dictum iempus dictorum annorum quindecim proxime venturorum incipiendorum 
die consignacionis de ea faciende in omnibus et in modis suprascriplis tei 
solvere id quod prò ea habuerit ut supra: Sub etc: Et prò eo et ejus prccilus 
intercessa et fidejussit Mag. Angelus de Garibaldo banchalarius Antonii ma- 
jor annis Sub. etc: Insuper dictus Mag. Bernardinus sponte ut supra con- 

fessus (sic) Imbuisse occaxione sue mercedis prò dieta Majestate in pecunia vere 
realiter et cum effectu numerata libras tresdeeim lamie ultra libras decem et 
novem lanue per ipsum habilas ut constai vigore dicti instrumenti vJ supra 
scripti manu dicti Ieronimi de Figaro Notarii et de i.psis se bene quictum ta- 
cilum contentum et solutum vocavif et vocat: Renuncians etc. Testes Vincent, us 
de Gumio q. Matei et Pantalinus de Sambuseto Iohannis ►£< MD XV II II die 

Sabati tercia Decembris in terciis: ad bancum mei Notarii infrascritti. (Atti 

.del Not. Lorenzo Villa — Fogliaz. 5, 1518-21 . 



CAPITOLO Vili. 'J". r ) 

per la mano de' valentuomini il valore pnò scen- 
derò o levarsi a gradi, ma non cambia lo impronte; e 
nella tela di b. Massimo adii già ohi lodava, gonza 
BOnoaeervi autore, od far grande, un atteggiar di- 
Binvolto , e un colorito che seguace a' migliori lom- 

! i antepone gli effetti del chiaroscuro alla svariata 
ilarità delle tinte. Ciò nondimeno quel quadro par 
I gotta di prima giunta e di rozzo pennello; onde 
entrarono taluni nel dubbio ch'ei sia copia dell' an- 
tituito in suo luogo. Non Densano a ciò che 
possano i mali restauri , de' quali fu Bernardino di- 
sgraziatissimo : contorni falsati, fattezze corrotte, espres- 
sioni travolte ; esizial peste di qualsiasi dipinto. Per 
vero i monumenti dell'arte non han più a temere dai 
morsi del tempo che dalla mano degli uomini, la 
quale doppiamente può nuocere , o per incuria nel 
mantenerli o per affetto altresì d'onorarli. É bel vanto 
■Mia Prepositura di s. Biagio in Finale aver l'effigie 
del titolare eseguita da Bernardino, e torna in gran 
lode ai rettori «li quella chiesa l'aver serbato nelle lor 
tradizioni e segnato ne' lor libri il nome dell'artefice. 
Ma dìud prudente amerebbe che in epoca di reo gu- 
sto al disegno , avesser vòlta in ovale la forma qua- 
drata della pittura, né posta l'imagine in cornice che 
ripugna all' età , come pur'"- Imi patito per lodevole 
volontà d'illustrarla. Si gloriano pure d' un' altra an- 

. rappresentante i martirj del Santo Vescovo, e a 
gran ragiooe: che non è picciol merito aver tuttora 



250 PITTURA 

tal copia <!' un dipintore che in tutt' altro paese è sco- 
nosciuto o a meglio dire sepolto (1). 

Le virtuose fatiche di Bernardino ci chiaman tosto 
per gli anni seguenti, e ci consigliano di render lode 
ad altre università di mestieri, che vòlte a decorare i 
lor pietosi ricetti, si confidarono in lui per l'uopo della 
pittura. Accoglievansi, non so in quii chiesa , i fila- 
tori di seta sotto il patrocinio* di s. Defendente; e p?rò 
questo santo, con altri che Tatto non dice, diede argo- 
mento alla tavola commessa al Fazolo in ottobre del 
1520 dai Sindaci della Consorzia Ambrogio di Cuneo 
e Lazzaro di Canevale. Perchè nulla si taccia degli usi 
contemporanei , nonché delle arti che adoperavano i 
committenti a vantaggiare il lavoro, non taceremo che 
Ambrogio e Lazzaro promisero ottanta lire di genovini 
a patto che l'opera valesse i cento; di che sentenzias- 
sero uno o due maestri deputati dalle parti (2). Nò 



L E parò, coni- d'un fitto meritorio, ne han tenutn memoria nel re- 
gistro pirrochiale de' matrimoni ,1682-1717) con queste testuali parole: 
« Dell'anno 1715 del mese di novembre li Signori Ufficiali della Compa- 
« gnia del SS. Sacramento eretta in questa insigne ed antichissima Col- 
« legiata hanno modernato l'ancona di s. Biagio titolare della detti chiesa, 
« 1 1 quale fu fitta da Bernardo Faxioli che saranno da 300 anni circa , 
« alla quale si è levata la cornice antica e si è fatto un ovato con ha- 
« verle anco aggiunto il pittore finalese Grana tutto il terreno che resta 
« sotto il trono di s. Biagio: e sia per memoria ». 

2 /// nomine Domini Amen: Bernardinus Faxolus pictor q. Laurentii ex 
una parte et Ambrosius de Cutiio et Lazarus de Canevali Sindici et procura- 
tores ut dicunt artis fllatorum sette in latina et suis propriis et privatis no- 



OàPtTOLO viii 257 

dieci mesi si volsero iutieri che dalla Comunità ili 

ivi ìsp i'. villa Era quei de Torriglia e da 

If ontebruno , gli giunse ùone d' un' altra tavola, 

partita anch'esse a figure «li santi, fra i quali (benché 

lo noi dica) crederei principali 1 l'effigie del Proto- 
martire, patrono e titolo della parrochia. Non aggiu- 
sterò assai parole h tal quadro, m N il metto in coppia 
col b. Defendente, ch'io veggo condotto sull'asse e fre- 
giato di dorature e d'intagli : Benza din» la magra re- 
tribuzione di quel contado , e '1 modo di renderla a 

sardino , fino a computar nella somma i bisogni 



m et in- m prò Consuìibus et Consiliariis at A 

: - theca «'te: . 

nomi- 
: cidelicet quia 
rnardinus 

prò dieta arte et prò,. 
.'. 
■Jio diete Magestatis ■ i 
ipse fuer 
■'rii et test 
' juxta 

■ piclores i partes 

oìvntale. Et tersa ciee Siudici et 
Dice dù te i 
ritardino 

er dietos pictores elligenàos 

! ipsi 
lotarii et i 

i; ■n:ir- 
•Jinu- te infra solulionem didarum 

— Pitti 'i-i 



L y "' PITTURA 

del vitto casalingo comperati a bottega <T uà pizzica- 
gnolo. E costai, eh' era un Bernardino Riccio , obbli- 
gava sé stesso in guarentigia al pittore ; del prezzo 
giudicherebbe un prete Leonardo da S. Martino con- 
sigliandosi a due maestri dell' arte ; 1' ancona fosse a 
mostra di tutti fra giorni quarantadue, dall'8 d'agosto 
al morir di settembre del 1521 (1). Quinci io deduco 
il minor pregio di essa, e se gì' indizj non mi falli- 
scono, la do per compagna al s. Alassimo. E senza più 
mi rivolgo ad un'altra, grandiosa e nobile, col mistero 
della Natività e alcun beato in adorazione, che venuta 



Ubrarum octuaginta januinorum libras ugiutiquinque januinorum in pecunia 
numerata et lotidem libras vigintiquinque januinorum promisserunt et promil- 
tuul dlcto Bernardino presenti etc: dare et solvere semper et quandocumque 
dieta Magiestas crii in procintu deaurandi et sic usque in dictam situi, nam 
dictarum Ubrarum octuaginta dare et solvere promisserunt et promittuut ditto 
Bernardino semper et quandocumque dieta Magiestas fuerit fabricala sub 
modis prediclis et daurata sic) ad compie me ntwm et prò totali complemento dic- 
tarum Ubrarum octuaginta de quibus supra fatta prius dieta estimatione per 
dictos duos pictores elligendos ut supra et non aliter ornai exceplione et cavila- 
tione remola. Que omnia et siugula suprascripla partes ipse et dictis nominibus 
promisserunt una alteri et alt era uni attendere compiere et effectualiter obser- 
vare. — Actitm lanue in contrada Fossatelli ad bancum mei Notarli injra- 
srripti: Anno Domiu. Nativ. millessimo quingentessimo vigessimo Indie tione 
oclaoa secundum lanue cursum die Ioois undecime Octóbris in terciis: presen- 
tibus testibus Benedicto de Avantiuo q. Philippi et Benedicto de Cario ad pre- 
messa vocatis et rogatis (Atti del Not. Pietro Villa — Foglia/.. 3. 1520-11). 

1 In nomine Domini Amen: Nicolaus Morandus de Villa Rubei Plebis Bar- 
galii q. Benedica et Barlholomeui de Palavania de Prato habitator de dieta 
■alla Kitbei eorum nominibus et tamquam Massarii Ecclesie Saniti Stephaui 
diete ville Rubei ex una parte: et Mag. Bs'rnardinu* Faxiolus pktor in lanini 



OAPITOl 1 IH. 250 

in ì • signori Poggi, per costoro volontà • » 

ben lei pubblico, rimase in deposito nell'Acca- 

demia Ligustica dopo la solenne esposizione del 1868. 
Rende testimonianza all'autore uno scritto sul basso: 
lardinus Faxoìus de Papia phn-H; la provenienza, 
irli ordinatori e la data dell'opera ad un modo s'igno- 
rano. 

Quest'ultima cognizione ci sarebbe sopra tutte uti- 
ma a stimare il genio e i progressi di Bernar- 
dino: del 'inai»* direi senza tema che dal quadro di 
S. Maria del Monte a cotesto Presepio apparisca in 
diversa sembianza. E sebbene la costui vita (quel ch'è 
tri sia rirrosrritta in men di due lustri, nondi- 



tponte pervenerunt et pervenisse sibi ad incicem et vi- 
rissirn w's et solemni'er stipulantibus prò se se heredibvs et successo- 

mposicionen et alia, de quibus 

te. VideUcet quia ex causa diete composicionis et 

'•ictus Mag. Bernardina.-; promissit et prom/'t- 

holomeo suis et dictis nominibus presen/ibus et solem- 

mt'r - irere e> fxbricare Majestatem imam cum illis Jiguris de 

recio dicendo et manifestando per presbilerum 
■'■ S. Martino et d» partibus confidentes: et quam 

Mag. Bernardinus promissit et promittit dare et consigliare 
• bene in ordine et bene preparatavi infra et per totum men- 
'iifra solucionem evjus laborerii dictus Mag. Bernnrdi- 
'f'issariis habuit et recepii libras deeem et solidos tresdecim Ia- 
nue et etiam recepii, a Bernardino Rido formagiario presenti libras sex que 
compensar i debeant cum dieta Mag. Bernardino et ultra quidquid dictus Ber- 
nardinus recepit ab apotheca dati Bernardini: et completo ditto laborerio diete 
(sic '/ Mag. Bernardi:iu.s compiere ienetur et promissit infra et per 



2G0 PITTURA 

meno è conforme a ragiono che quest' ultima tavola , 
così composta qual'è in una aziona, senza parti mento 
di figure, o meglio dirò con molte figure composte in 
una scena medesima, sia fattura degli anni più tardi, 
e come quella chiarisce gli esordj, così questa le prove 
virili , e le estreme per avventura della sua mano. 
Che se tra l'una e l'altra maniera piacesse introdur 
quistione, sarebbe forse più d'uno che nel Fazolo de- 
siderasse prima l'ingenuo pittor delle imagini che l'a- 
nimoso compositore d'istorie. Ripeterebbe una massima 
vera ed antica nelle arti del figurare: che certe virtù 
non ritrose nei piccioli spazj, si fan timide ed impau- 
rano lanciate nei grandi. Le persone di questa tavola, 
così molte e così varie , ma così poco ( s' io credo al 



totum mensem Settembri s proxime ventwum ipsum consigliare teneatur dictù 
Massariis mira, et per <> nensem Septembris proxime ce attiri 

exceptione remota et dirti Mussarli ieneantur > are. et .solvere ac compiere dirlo 
Mag. Bernardino usque vigintiquinque diete monete semper ad volita- 

totem elicti Mag. Bernardini compiitatis dictis pecimiìs de quibus supra et re- 
stimi preci' diete Majestatis dicti Massarii 'in re et solvere ieneantur usque et 
infra /estuili NativitaUs Dom ime venturum omni exceptione remota. 

Insuper prò dictis Massariis corumque precibus et mandatis de et prò predic- 
tis omnibus et s attendendis complendis et observandis per diclos Mas- 

sarios versus dictum Mag. Bernardinum solemniter intercessit et fidcjussit 
diclus Bernardinus Ritius: Renuncians etc — Action lamie in Palacio Com- 
muni* in prima sala vocala Fruscile,.' videlicet ad bancum mei Notarli infra- 
scripti: Anno Domin. Nativ. MDXXI Indictione orlava secundum lamie cur- 
sum die vero Mercurii Vili Augusti in Vesperis: prese atibiis Nicolao de Zino 
de villa Quarti q. Bastioni et Barfholomeo Ore:a de Strupa q. Francisci le- 
s'tibus. (Atti del Not. Antonio Battista Parisola — Fogliaz. 35, 1521-24). 



CAI ITOLO Vili. 261 

in:.) senso) associate pei affetti tra loro, o aggruppate 

incontri di linee, o distribuite per compenso «li 

parti, rivelano a mio giudizio l'indole di Bernardino, 

disposta al semplice più ohe al magnifico , più vaga 

<!i carezzare un'idea che di spaziare per molte. E come 
le industrie del pennello soglion r seguaci alla 
mente dell'artefice, così il chiaroscuro che veste e dà 

ire ad un corpo solitario in s », ove sia ili l - 

■ e cacciato a dea ir sopra molti, si smarr 

talvolta e produce il monotono, che mi par menda di 
questa tavola. Diresti [ture che i nuovi esempj della 

da romana corressero a mente del lmon pavese 
quando si travagliò in questa istoria ; diresti che al 
natio gusto di colorire intendesse accoppiare il decoro, 
la dignità, la lilosoiia come dicono) de' raffaelleschi ; 

lo proposito al certo , ma incauto in chi nacque 
e durò già troppo sotto altra stella. Ora poiché toc- 
chiamo ad un'epoca i cui maestri ci vivono ancora in 
qualche opera, non sia discaro aver messo ad esame 
quest'uno, i direni i quest'altro, che la sturili 

dell'arte italiana, fraudata (in qui del suo merito, vor- 
rà porre a fianchi del Sacchi suo conterraneo e degli 
altri dotti 'die verran poi. Per questa coppia gentile 
piani grado a Pavia, la pittura ligustica a- 
van: miglioro d'evidenza : ma ben conve- 

niva che ai nostri rimanesse alcun pregio a tentare 
lente, e alcun degno argomento per ajutarli. 
Il 152 ia il termine alle costui notizie; ma 



262 P I T T U B A 

pur cel mostra tutto inteso a grandi opere quanto 
alcun altro degli anni fin qui citati. E in me si rin- 
nova un tal sp.nso di tenerezza a trovar Bernardino 
là ove il padre avea fatto bellissimo esperimento d'in- 
gegno , nella basilica cioè di s. Siro, splendidissima 
ad onorarsi di pitture e nell'antica età e nella nuova. 
Quivi lo condussero i Consoli dell' arte de pellicciai , 
Paolo di Camogli e Giovanni.de Fornari , a decorare 
una loro cappella intitolata alla ss. Triade ; ne solo 
l'altare voleano fornito di pala col detto mistero e più 
santi , spaziosa e nobile , ma tuttoquanto il recinto 
dal suolo alla vòlta dovizioso di figure e d'ornamenti 
e di simboli. Durava tuttora , ma durò poco , questo 
vezzo grazioso di pinger sì fatte mura a svariata opera 
di sacro e di leggiadro , qual vedemmo a S. M. di 
Castello pei pennelli del Sacchi, unico saggio super- 
stite a tante rovine e a tanto rimutarsi del gusto. 
Quel che vollero i Consoli e che vi colorò Ber- 
nardino non dovette esser troppo dissimile da quella ; 
e se la polizza del not. Agnola è confusa e leggibile 
a stento, non basta a nasconderci che un tóndo con l'E- 
terno Padre dovea campeggiare nel mezzo ad un cielo 
azzurro stellato d'oro, e le rivolte dell'arco e l'ingiù 
delle pareti lussureggiar di fogliame e di cauli e di 
intrecci sul fare che altrove ho descritto (1). Ma i due 



(1) *%* In nomine Domini Amen: Bernardinus Faxolus pidor ex una parte 
et Paulus de Camulio ac Ioatmes de Furnariis Consules Artis pelipariorum 



. . \ ni. 26'd 

rettori dell'arto, obbligandosi u lire duecento ili premio, 
ligavano a lor volta il Fazolo d'uniformarsi perta] 
lavoro alla cappella di Giacomo Grimaldi nella occhia 

Annunziata, là ove il lettore ka più volte incontrato 
LORENZO a dipingere e Bernardino a promettere por 
.--Mite patrizia. Costui stipulava per giunta coi pellic- 
i .ai di scoprire la cappella e rizzare la vasta ancona in 
termine di quattro mesi: ansietà mille volte prescritte 
ai pittori e altrettante riuscite indarno. L'impresa difatti 
accordata in febbraio era tratta a ben picciola parte sul- 
l'entrare del luglio: e succedono al rogito novelli patti. 



diete artis ex parte altera sponte etc. per ce acni ni tt pervenisse 
sibi " et r tassivi presentihus et stipulantibus etc. al infrascripta 
parta cotnposicionrm et alia de quibus infra hi/te i/itle inter ipsas partes solem- 
mbus stipulati" n lù sic : Benunciantes etc. Videlicet quia 
le et ex causa dictorum pactorwn et aliorim de quibus supra d ictus Ber- 
nardinofl pnmis sit et promittit dictis Paulo et Ioauni dictis nominibus presentihus 
etc. intra mense* qua/fior prossime venturos constmere Jaccre ac pingere Ca- 
imani ipsius artis in Ecclesia S'indi Siri ac altare unum sub modis 
et figvris hifrascriptis: tidelicet in Capella facere oc pingere immaginem Dei 
Patri» in medio et eireumeirca stettas et ziUa auri in campo arzuli bor- 
ri m arai Jons itnagine [aie) Dei Patria in medio tondi Agnum Paschalem et 
in arai foliamina: altare cero esse debeat longitudine parmorum tresdecim et 
latitudinis octo ema dimidio in quo altari esse debeant figure infrascripte tide- 
licet in medio figure Trinitatis et sint seu bustalia cion duabus figuris 

prò utraque parte quas figurai dicent dicto Bernardino (lieti Consules cum 
omniljus uhi fulcitnentis et ornamentis auri et aids pertinentibus ad dietwm 
altare: que quidem figure pingende in /lieto altari esse debeant bonitalis et pul- 
critudinis iUarum pictarum in altari nob. Iacobi de Grimaldis in Ecclesia 
Aaunci'ite: et hec omnia jnrere deleat ipse Bernardinus expensis suis proprUs 
taxìusis Ugnaminitus ponHum que lignamina predati Consules dare et (radere 



L'I) 4 PITTURA 

pei quali s'allungavano d'un trimestre i termini con- 
sentiti all'artista. Non g ià per benevolenza o per di- 
scretezza dei Consoli (che sarebbe loro più onesto) ma 
perchè omessa nella scrittura qualsivoglia sanzione di 
pena, il voler troppo da un lato e il non poter tutto 
dall' altro, perpetuavano chi sa fin dove un fastidioso 
litigio che i pellicciai mossero a Bernardino d'innanzi 
alla Curia del Vicedoge. Pagò il pittore le spese per 
comperare l'indugio suddetto, e offerse mallevadori di- 
sposti di metter mano alle tinte s'egli o da colpa o da 
necessità facesse nuova diffalta alle convenzioni (1). Fu- 



pròmisserunt dicto Bernardino vro faciendis dictis pontibus. Et tersa ciré 
dirti loannes et Panlus nomine diete Artis solvere promisserunt dicto Bernar- 
dino presenti et acceptanti prò omnibus et singulis suprascriptis libras duceii- 
tas Ianue in sculis auri solis ad soldos sexaginta octo singolo in hunc modwn 
videlicet ex nunc senta decem auri solis habita per dictm/i Bernardinum in 
presentia mei Notarti et testimi infrascriptorum et infra solutionem dictarwn 
librarmi ducentarum: restum vero promisserunt solvere dicto Bernardino site 
legiplime persone prò eo ad giomatam (sici secundum quod laboratent in dic- 
tis Capella et altare omni exceptione et contr adir ione remota. Insuper prò 
dicto Bernardino prò predictis omnibus et singulis attendendis et effectualiter 
observandis intercessa et fldejussit Antonius de Semino pictor q. Andree: Sub 
etc. Renuncians etc. — Actum Ianue in contrada Peliparie: Anno Domiti. 
Nativ. MDXXVI Iudictioue XIII secunditm Ianue cursum die Iota XXII 
Febrmrii in Vesperis: prescntibus Baptisla de Castagna q. Uberli et Bartholo- 
meo de Semino q. Benedirti strapoateriis civibus Ianue testibus vocatis et ro- 
gatis. l'Atti del Not. Pantaleo Ag'nola. — Fogliaz. 1, 1524-26). 

(11 ì%< In nomine Domini Amen: Cum sit quod Bernardinus Faxolus 
pictor promisserit Paulo de Camiclio et Ioanni de Furnariis Consulibus artis 
pelipariorum nomine et vice diete Artis construere et facere Capelhm unum, in 



'in. 265 

ron questi due congiunti di lui, che volentieri incon- 
triamo in occasiono che tanto li onora; senza però ri- 
bellarci b quell'ordine che ci parvo prefiggere a sì gran 
copia di nomi. Antonio Semino, cognato al FàZOLO, 
vuol esser principe, o poco mono, nell'ultimo capo del- 
l' opera . e chiudendo la serie dei forastieri sedersi a 
padre o seniore almeno dei nostri liguri. A RAFFAEL 
olo fratello di Bernardino non disdice in questo 
punto un brevissimo cenno, né pare che gli si debba 
maggior tributo; d'alcun lavoro eh' io ne conosco terrò 
memoria indi a poco. Di lui fa menzione il catalogo 
al numero 77, e l'intervallo di venticinque anni tra 
i due fratelli chiarisce abbastanza l'età di gran lunga 
minore. Supporlo discepolo del maggior nato anziché 



S. Siro ar aitare n v oc forniti et composti ionibus contenti* in 

instrumento scripto Manu mei Notori* infrascripti anno presenti die XXII Fe- 
bruarii ad quod habeatur relatio: et cwn sit rerum quod ipse Bernardinus 
intra tenipus ce in diclo instrumento non fecerit dieta laboreria nisi 

prò aliqm pauca parte : hinc est quod dicti Ioannes et Paulus sunt contenti 
prorogare tempus dati instrumenti dicto Bernardino presenti et acceptanti in 
kunc modmrn videlicet in'.ra menses tres prontisti diclus Bernardinus facere 
et eompUrt dictam CapeUtm in omnibus et per omnia prout tenebatur virtute 
dicti iustr urne nti et ultore infra festoni Xa'icilatti Domini prorime venturum 
in omnibus prout in iicto instrumento et sub figuris in co contentti: et ultra 
Bernardinu- confessus futi se habuisse et recepisse infra solucionem 
promtisam per ipsos Cousules virtute dicti instrumenti senta duo ultra habitos 
(aie tirtute dictt instrwmenti: et hote sub pena scutorum viginti quinque auri 
sotti prò pena ac justo damno et de qua pena causa contrafactionis vult posse 
detineri ipse et ejus Jtdejussores infrascripti ut si esset debitum confessum. In- 
Vol. III. — Pittura. 34 



266 PITTURA 

del padre sarebbe non meri ragionevole; ma l'averne 
certezza rileverebbe assai poco all'onore d'entrambi i 
maestri, daccli' egli apparisce e si dilegua senza pre- 
mere grand'orma del proprio nome. 

La fortuna d'alcuni palazzi che Genova conta per più 
antichi e più illustri, seguì la vicenda che di tratto 
in tratto raccontiamo di certe chiese: cioè che le mo- 
derne bellezze che die loro la pittura cacciasser di nido 
bellezze più vecchie, altra volta ordinate dalla magni- 
ficenza degli avi. Fra cotali palazzi fa già, ed è tuttora, 
il Grimaldi principale in quell'area ove questi gentili 
con esso gli Spinoli alzarono cospicue case e dedicarono 
la chiesa. Frammenti di rozza scultura, mal rispettati 
dall'età nostra, attestano l'origine antica, e le nere li- 



super prò (lieto Bernardino tam prò peccuniis suprascriptis quam prò omnibus 
aliis habendis ac prò dieta pena ac prò omnibus in diclo instrumento contentis 
intercesserunt Raffael Faxolus q. Laurentii et frater dieti Bernardini ac 
Antonius de Semino q. Andree pictores in solidum: Sub: etc. Acto quod 
ipsi Ioannes et Paulus sint obligati solvere pensiones lignaminum pontium 
per menses tres ineeplos die XXII Februarii ab inde vero in antea ipse Ber- 
nardini^ sit obligatus solvere dictas pensiones prò foto tempore: et qui Bernar- 
dinus teneatur acceptare omnes expensas factas in litigio coram D. Viceduce 
quas dicel Notarius dicti Viceducis. Acto quod ipsi Consules non debeant dare 
aliquas alias peccunias nùi cum licentia unius eorum. Acto quod si ipsis fidejus- 
soribws videbitur quod dictus Bernardinus non curar et facere ea que obbligatus 
est virtute dicti instrumenti possint ipsi Jidejussores facere ipsi dieta laboreria 
et ipsi Consules teneantur solvere peccunias ipsi et non dicto Bernardino — 
>J« Die Mercurii III Iullii in Vesperis in apolheca dicti Ioannis de Fumariis: 
Testes Petrus Adurnns Bartholornei et Gregorius Leveralus lacobi straponte- 
rius. (Atti del suddetto Not. Agnola — Fogliaz. ut supra). 



capit : i \ 'in. 267 

mate alle bianche La Buprema nobiltà del ca- 
Del 1526 possedevano il Buntnoso edilìzio i due 
frate Stefano e Nicolone del quondam Giorgi 

d'avervi stanza; tantoché entrati in vaghezza 
Il irlo, non posero misura al dispen- 
se in alcuna parte restasse desiderio di ricchezza 
• di leggiadria. E già per industria ili Domenico da 
\, architetto valente all'edificare e discreto al 
riformare le fabbriche, trovavasi in buono assetto il pa- 
lazzo, quando i due (Jrimaldi, deliberati a dipingerlo 
per quanto era vasto, formarono lor scelta in Bernar- 
dino Fazolo, e nel già mentovato Battista Grasso 
che qui «li nuovo esce in campo con titolo da fargli 
onore. Discerner l'opera dell'uno e dell'altro, e il quanto 
ed il come vi faticasse ciascuno, oltreché vano sarebbe 
importuno, poiché nell'atto che ci è di scorta ricevono 
entrambi e in comune confessano il prezzo del gran 
lavoro (1). Tornerà Battista altre fiate, e co'piùlon- 



.'< •i/te Domini Amen: Baptista Qrassufl q. Christofori et Bernardi- 

na- Fnxolus q. Laurentii ambo pidores sponte et eorv.m certa scienlia confessi 
fuerun' si ronjtentur habuisse et recepisse a nobiliòus Nicolone et Stefano de 
q. D. Georgii presente et acceptante dicto Nicolone prò se et dtcto 
Stefano fratre suo absente libras ducentas nomginta odo solidos decem ja- 
nuinorum in tot scutis auri solis in presentii mei Notarti et testimi infrascnpto- 
rvm ad complerruntum libra-rum nulle rentum decem et odo solidos undecim et 
denariot sex januinorum et sunt prò mercede solution» et integra satisfa. ci 'ione 

•m Baptiàte et Bernardini omnium et singularum operorum seu operum 
tam fruiorum pkturarum quarn alUonm sic quorumnimque Orwmentorim 



268 1- I T T D K A 

gevi; al Fazolo dobbiamo gli estremi saiuti,* e nuove 
lodi in quella gentil facoltà degli ornati onde il lo- 
dammo pocanzi. La scritta del final pagamento, breve 
sì non oscura, ci mostra la sala e i mezzani e tutte 
quante le stanze e i ricetti del nobile albergo trarric- 
chi ad un modo e di figure e di storie e di rabeschi e 
di simboli e di fregi dorati, tì'anche il tacesse, la somma 
d'oltre a mille cento lire, a que' giorni singolarissima, 
direbbe la insolita dovizia di quei dipinti; il desi- 
derio dei quali a mala pena ci vien mitigato dai be- 



aureorum factorum per ipsos Baptistam et Bernardinum in domo dictorum Nico- 
lonis et Stefani fratrum et tam in cantinata mediano et ili aliis quibuscumque 
membris diete dornus usque in presenterà diem facta diligenti ratione et computo de 
omnibus et singulis predictis de acordio nihil excluso sed omnibus comprehensis 
et intellectis; et attenta premissa solutione dictis Baptiaterf Bernardino pictoribus 
facta de predictis omnibus et singulis factis in predicta domo dicti Nicolonis 
(tófóBaptista et Bernardina se bene contentos solutos et integre satisfactosvoca- 
verunt etvocant a dictis Ni coione et Stefano et consequenter quietaverunt liberave- 
runt et absolverunl et quitant liberant et absolvunt dictum Nicolonem presenterà et 
Stefanum absentem et ad cautelam me Notarium infrascriptum stipulantem et re- 
cipientem nomine et vice dicti Stefani absentis et heredum ejus a predictis librii 
mille centum decem et orto soldis undecim et denarii sex prò omnibus et sin- 
gulis predictis operibus frixiis aureis et aliis quibuscumque ornamentis et pic- 
turis factis in predicta domo de quibus supra per Aquilianam stipulationem: 
Facientes etc: — Actum Janue in contratti Ecclesie S. Luce videlicet in domo 
predicta dictorum Nicolonis et Stefani: Anno Domin. Natio. M Dvigesimosexto 
Indictione decima quarta secundum Ianue cursum die lovis octava Novembris 
in Vesperis: presentibus nob Simone Cattaneo D. Zaurentii Bernardino Rodine 
de Diano juvene dictorum Nicoloais et Stefani et Petro Toma de Leonardo q. 
Pasqualis cicibus lanue leslibus ad premissa vocatis et rogatis, (Atti del Not» 
Antonio Pastorino — Fogliaz. 46, 1526'. 



< ai noi o \iu. 269 

gli a [freschi che dopo un secolo vi lascio il Tavarono. 

E eessa io tutto la meraviglia del vedere ohe s'è fatto 

il Pazolo cos'i impedito o in sembianza di restio verso 

l'arte Jo' pellicciai, porocchò senza l'alio e quosta < 
quella fatica s'incontrarono alternamente nel corso del- 
l'anno più volte indicato. 

Dopo il quale non troveresti una carta ne altro se- 

■ od indizio che ti parlasse di Bernardino: di guisa 

che molte volte scorato da quel silenzio di tomba, mi 

lasciai vincere da un forte sospetto, che Tanno seguente 

pestilenziale e funesto alla nostra città, mietesse que- 

.'.tra vittima non meno cara alle arti che Pier 
Francesco Sacchi e il fratello. Ma non per questo di- 
serteremo la casa di Lorenzo pavese; por contrario tor- 
nando sui nostri passi, ricercheremo nella famiglia chi 
ci ristori o in tutto od in parte di tale abbandono. Di 
Bernardino discese un figlio che si chiamò Nicolino, 
ma estraneo all'arte, che il padre l'acconciò nel 1525 
al sellaio con un Lorenzo Lercaro; (1) talché i paren- 



1 )J( MDXX\ die Veneriti XII Hacj tu Vesperis ad banchum — Mntj. Ber- 
nardinus Fax.olus pinctor q. Laurentii spunte etc: jpromissit et promittit Lau- 
rentio Lercario celarti) /ilio Anlouii presenti stipulatiti etc. se facturum et cu- 
rùkmun ita et taliter qv.od Xicolinus filins dicli May. Bernardini etalis anno- 
rum tresdecirn cerca lue prcsens et cousculieus stabit et perseccrabit rum dicto 
Mag. LauretUio ad adiscendum arteni selarii per annos sex proxime centuros 
kodie inceptos etc. etc. — Testes Benedictus de Vinelli banlarius q. GeorgU et 
Petrus lohannes de Vinelli q. Benedica. Atti del Not. Pietro Antonio Vi- 
nelli - F >gli -l. 2. 1524-25. 



270 PITTURA 

tadi giovaron meglio alla gloria domestica che i con- 
sanguinei. Agostino di Giovanni Bombelli da Valenza 
nel Monferrato, che sempre soscrive per patria, era certo 
nelle nostre contrade da giovanetto, né sarei lungi da 
imaginare ch'ei s'educasse a dipingere dietro la guida 
di Lorenzo medesimo o profittando degli esempj di lui. 
È argomento altresì di non so quale dimestichezza un 
primo rogito che mi viene tra mani del 1510, e che 
mei dà per maestro già inscritto, e quasi ad un tempo con 
Bernardino, dacch'egli conta per cinquantesimo nella 
lor lista. In Genova aveva seco un fratel diciottenne 
nominato Francesco, il quale iniziò alla pittura, ma 
che il promovesse più oltre non vorrei dirlo, concios- 
siachè non si legge fra gli aggregati, né v'ha me- 
moria posteriore che lo ricordi: probabile indizio ch'ei 
mutò stanza o cedette alla vita. Ma ciò che rileva al 
presente, nei sottopporlo che fece Agostino al tirocinio 
della sua scuola, convenendo per legge che alcuno pre- 
sentasse l'alunno e stipulasse in sua vece, non altri 
che Lorenzo si prestò a tale uffìzio, come padre ch'ei 
fosse e affettuoso ad entrambi (1). Ma seguono ben 



(1) In nomine Domini Amen: Mag. Laurentius de Faxollis de Papia pictor 
in lanuti q. Petri sponte etc. promissit et solemniter conventi Augustino de 
Bombello Iohannis piclori in lama presenti et acceptanti stipulanti et reci- 
pienti facere et curare ita et taliter opere cum effetto (sic) quod Franciscus 
Bombellus Iohannis hic presens et consentiens etatis annorum decem octo in 
circa stàbit et perseverala cum dicto Augustino magistro suo causa adiscendi 



U ITOLO Vili. 2*7 1 

dati della costoro famigliarità: e prima una carta 
rogata in aprile del 13 dal notaio Mollino, che. an- 
nunzia nel Bohbsll] un genero di Lorenzo; ondo non 
è a dubitare che dentro l'annunziato biennio si con- 
traesser lo nozze del giovane artista. Vero è che siccome 
incontra non raro, i nuovi Legami non tanto aveano 
stretta amicizia quanto seuiimti dissensi nella famiglia, 
stanteehè o le doti di Pellegrina (così diceasi la sposa) 
non si fermassero per atto pubblico, o entrasse appi- 
glio nel modo di sdebitarsene, compromisero le due 
parti da ultimo in un Giovanni Andrea d'Egra e in un 
Vincenzo Cicala per sentenziare sui diritti d'AGOSTiNo 
e sui doveri del suocero (1). Fin dove approdassero gli 



dictam artem pktorum hinc ad annoi septem proxime venturos etc. — Actwm 
in cantinata domus mei Xotarii infrascripti siile in contrada S. Laurentii: sub 
anno a Xaticitate Domini millesimo quingentesimo derimo Indictione terciade- 
cihia secundum Ianue cursv.m die MercurU undecima mensis Decembris in Ve- 
speris: presentibus testibus D. Bartholomeo de Baiardis archipresbitero S. Ci- 
prtani de Pulcijfera et Stefano Rebujfo Antonii testibus mentis et rogata. 
lÀtti del Noti Urbano Granello — Fogliaz. 5, 1510-12. 

li In nomine Domini amen: Mag. Laurentius Faxolus pictor ex una parte et 
Mag. Augustinus Bombelus etiam pictor gener dicti Mag. Laurentii ex parte 
altera: de et super quadam lite questione controversia et differentia vertente et 
terti sperante per et inter ipsas partes occasione dotium Pelegrine Jilie dicti 
Mag. Laurentii et uxoris dicti Mag. Augustini et super omni eo et toto quod 
et quantum ipse Mag. Augustinus habere pretendit ab ipso Mag. Laurentio 
occasione di'iarum dotium et vestium ac raubarum ejusdem Pelegrine: se se 
compromisserunt et plenum amplum liberum largum et generatemi 'sic) compro- 
missum fecerunt et faciunt in Ioannem Andream de Egra et Vincentium Ciga- 
Um tamquam ipsarum partium arbitros et arbitratores: Renunciantes etc.: tt 



272 PITTURA 

arbitri io non, mei so, ma un anno o poco meno si 
volge, che un altra scritta ritorna sulle faccende dotali. 
E quivi il diritto d'aver la somma, ch'era in lire tre- 
cento settantacinque tra robe e valsente, risiede in Gio- 
vanni, nel padre dico del dipintore : il quale, umil sarto 
di professione, e contento del proprio nido in Valen- 
za, (1) si commise per tal bisogna nel figlio mercè d'un 
espressa procura. Il debito fu sciolto per atto dell'I 1 
marzo 1514, e come avanzava un residuo da estinguersi 
a termine, così Bernardino obbligava la propria fede 
pel genitore (2). Conoscemmo da questo istrumento che 



àurei presens compromissum per mensem unum proxime venturum — Actvm la- 
mie in scriptoria mei notarti infrascripti sita apud Palacium: Anno a Nativi- 
tate Domini MDXlll Indiriione XV secundum lame cursum die Sabbati 
Villi Aprilis hora XXII vel circa: presentibus Benedicto de Cassana loagiario 
q. Antonii et Antonio de Laude etiam toagiario q. loannis habitatoribus la- 
nue ad premissa vocalis et rogatis. (Atti del Not. Vincenzo Mollino »- Fo- 
gliaz. 4, 1513-14). 

(1) Il Ganducio deriva dalla Lombardia, marchesato di Piemonte il casato 
dei Bombelli, ed aggiunge che un Vincentius Bombellus fu ascritto nella 
famiglia de Franchi nel 1528. Quinci lo Spotorno chiama un guizzo di 
nobiltà per illustrare il pittore, al quale non potemmo noi attribuire, per 
autorità di documenti, che origini assai modeste. Ad entrambi ci sia lecito 
postillare che il cognome dei Bombelli era antichissimo in Genova indi- 
pendentemente dal pittore o d'altro lombardo o monferrino, e vogliamo che 
basti un esempio. Nel fogliazzo notarile: Villi Novembris MCClll: Ego Hu- 
golinus Caoaruncus vendo tibi Iacono (sic) de Bombello domum unam cum 
quattuor muris et cum quodam vacuo quod est inter illam domum et domum 
Nicole Capre sitam in civitate lame in hora (sic) de Leccavellis. 

(2) In nomine Domini amen: Augusiinus Bombelus pictor in lanux filius 
loannis Bombeli de Varensa sartoris suo proprio nomine et tanquam procurator 



\. ITOLO Vili. 

il vai giovane toccava a ponto in quell'anno i 

. ine lustri. 

inno i lettori so a muovere dalla data anzi- 
.. è giocoforza cercar d'AoosTiNO lino al 1527, 



gore publicì instrv 
procure srrtpti et pnl i/ti q. Urbani Granelli notarti anno de MDXII 

cuius vigore habet spedale* baili m ad infra 

/■ire et ex fornii iteti % procure 

a me ' e et Urti et utroque dictorv 

■ 

Mica recognovit mag. Laurentio deFaxolisj 
presenti et michi notario i nfrascripto tanquam pubblice stipulanti et recipienti 

i. Laureutii et uxoris diete Angustiai 
,i.lin ad nuptias tradurle ac heredum et successorum diete PeUgrine 
ejus uxoris seu a dicto mag. Laarentio te Pelegrine et prò c " ^ a ~ 

'ibras trieentas septuaginta qvùtque januinorum in , 

i prò usti et dolio sunt 

mii diete P,- ! < : ;rìn • 
V.ùgustinus suo et dicto . 
■ tenti et- dirlo mag. Laurentio presenti et mi- 
itfnis stipulanti antefactum seu donacionem pro- 
to juxta formara capilulot ie etc. 
\g. Laurentio tjiu et requisitionibus versus 
. .riHtinuiii i ut tupra intercessa et fldejimit BernardinuB 
uX'X'j. Lanrentii etatis annorum XXf qui pa- 
■ ice negociatur. sub etc. Aclum fanne in scriptoria mei notarli in- 
da agni Palatimi archiepiscopale: anno a Nativitatc Domini M DXl III 
-rima secundum lamie cursum die Sabbati XI Marcii fiora XXII 
resentibui tesliljus Venerab. DD. preso. Iohanne Antonio Gaooto et 
i ■ elmo de Costa Capelanis Ecclesie B. Marie de Vineis Ianuensis 
et Gr e g o rio de Sanrto Biasio q. Frannsci cive lanue ad pretnissa vocatis et 
rnqa'U. Atti del Not. Vincenzo Molfino. Fogliaz. 4, 1513-14). 

Vol. III. — Pittura. 35 



274 PITTURA 

che è lungo cammino di tredici unni? Io non ignoro 
che Odoardo Ganducio nel suo M. S. delle Case antiche 
nobili di Genova, entra in mezzo di questa lacuna, 
notando: 1516: Agostino (Bombelli) pittore in chiesa di 
8. Belegno in un'ancona,; ma senzachè a tale autore 
non è sempre amica l'accuratezza, la costui dimora in 
Genova non crescerebbe per questa data che d'un bien- 
nio. A dichiarare il lungo silenzio che segue, non panni 
assurdo il supporre che rivedesse la patria o cercasse 
nelle scuole lombarde onde vantaggiare il suo stile 
sulle forme moderne. Le tavole d' Agostino, vuoi note 
in pubblico o qua e là trasportate dal caso, paiono an- 
nunziar quasi due pittori e due età: nell'una delle 
quali ancor regnino le impronte della vecchia maniera 
non ispoglia di durezza e ancor vaga dell'oro, nell'altra 
si ardisca una maggiore scioltezza nel contornar le fi- 
gure, e una libertà non comune a variare i colori 
con certa predilezione all'aperto ed al gaio. Del primo 
genere è l'unica che ne rimanga alla vista comune ; 
il Deposto che pregiano a buon diritto e conservano 
con tutta cura i confratelli della Morte. Vi discerno, 
o mi pare, non so qual deferenza alle massime e al 
gusto del suocero, sia nel comporre la scena, sia nel 
modo degli abiti, ma specialmente in un robusto d'in- 
tonazioni che ritrae molto dei veneti. Lo temperò quindi 
innanzi, e forse per emulazione al cognato, distribuendo 
più largamente la luce e mescendo più gaie le tinte; 
e vidi già cose sue dove i panni cercavano effetto in 



c.vr. rOLO \ III. 275 

< 1 n » • _r l : stessi cangianti che piacquero s Bernardino. 
Per esser brevi, sicoome per pieciol corso dagli esordj 
dfl cinquecento ella ter «ade, si fece gran passo 

da' metodi antichi u<l un nuovo stile, cosi ti parrebbe 
che il aostro agostino abbia an piede in entrambe le 

ile, o che disamorato de' vecchi si metta volentieri 
id un genio più lieto e più fervido di gioventù. 

ibbe opportnn apio di questa seconda maniera 

un'ancona coli' Evangelista nell'isola di Patmos, s'ella 
durasse in luogo pubblico come fermamente fu posta 
in principio: ma veduta ila me più anni in possesso 
di privati, mi si tolse poscia dagli occhi non so per 
dove: sventura comune a tante altre. Ad entrambe so- 
scrisse il Bomuelli, e in quest'ultima notò la patria; 
negligente però delle date che sarebbero forte sussidio 
ad esplorare l'artista ne' suoi periodi. Ebbi però con- 
tezza d' un'altra tavola che dee far numero colle per- 
dute, ed era una S. Lucia fra due altri beati, segnata 
anch'essa del nome a caratteri d'oro. Perseverò fino a 

tra memoria nel convento di 8. M. di Castello, e do- 
vette esser pala d'un oratorio che Tedisio di Camilla 
avea dedicato alla detta Santa entro il chiostro' di S. 
I ìenico nel 1295 (1). Vengo ai lavori de' quali ci 



1 Di 'juesta Cappella onde il nobile Camilla fece dono ai Predicatori 

insieme a certi fondi contigui non trovo memoria fuorché in una raccolta 

:itf> nell*archi%io della Repubblica che ha titolo Farnihae: Voi. 2. pag. 

l^fJ Quivi è pur copia dulia lapide esistente in ant ; co siili" ingresso della 



27-6 MIT RA 

serbano memoria i contratti, oltrepassando quel tratto 

d'età dove il nome d' Agostino si tace negli atti come 
d'uomo che non sia vivo. 

Ed eccomi un' altra volta a far cenno del Sacchi e 
della trista morìa che lo estinse, affinchè il lettore si 
riduca alla mente una tavola che sovrappreso da morte 
egli aveva intrammessa sui primi colpi. Non era si 
facil compito il surrogargli un pittore; e se il Pre- 
posto dei ss. Nazario e Celso avea senno quanto a 
me pare, e sano giudizio in siffatte bisogne, è gran 
titolo d'onore al Bombelli ch'ei fosse eletto atant'uopo. 
Egli era certo in Genova innanzi al flagello che scop- 
piò a desolarla, e già nel dicembre del 1526 dava li- 
cenza per atto pubblico ad un Giovanni Andrea da 
Vaprio, che giusta i nuovi ordini aggiunti ai capitoli 
gli aveva servito per otto anni in qualità di scolaro (1). 



chiesuola, ma tanto storpia ch'io mi terrei dal produrla se meno impor- 
tasse alle cose genovesi il conoscerla benché bistrattata di questa forma — 
1295: Nel convento di S. Domenico vi è una giesuola dedicata a Santa 
Lucia la qual fu fabricata dal venerabile Tedisio di Camilla capellano 
del papa; sopra la porta della quale vi sono Farmi di detta famiglia con 
l'infrascritto epitaffio.« M CCLXXXXV die XXVIII lutiti: Ista capello, constnicta 
« fiiit ad honorem Dei et Beate Lucie et totius curie celestis per Vener. D. Te- 
« disium de Camilla cappcllanum DD: PP: et Ecc. (sic) claustrum coherens 
« upsi capette et domus que sint a duabus partibus claustri nenon hortus 
« contiwjens ipsa capello, (sic) j hit emptus per dietim D. Thedisiumjuerhd sic) 
« Fratribus Predicatoribus libere donata ». 

(Ir *%< In nomine Domini Amen: Augustinus Bombellus filius Ioannù /at- 
tor spente et ex certa scientia nulloque juris vel facti errore ductus aut mode 



CAPITOLO Vili. 

he per mano faccende non Spregevoli : 
come ad esempio costruire e dipingere imo sportello 
«•lì uscio [come lo chiama La scritta) per certa cappella 

che In * Lei < ' irpo di Cristo teneva ai suoi pro- 

uffizi nella propositura di S. Ambrogio. Diciotto 
li d'oro del sole attribuiti al lavoro non consentono 
il crederlo sì picciola cosa. Anche in ciò s'era messa 
l'emulazione che suole tra gli eguali essere sprone * 
maggiori fatti. Un 1 altra Consorzia del titolo stesso isti- 
tuita nella chiesa di 3. Agostino attendeva consimile 
arnese da Raffaele Fazolo, il fratello di Bernarimm 
il cui nome conviensi ripetere a questo luogo e in que- 
st'unica fattura che ce ne insegnano gli atti; da indi 



aliquo eireumventus ci ornai meliori modo jure via ruma et formi quibus me- 
luf potuit et potest confessus est et in tentate publica recoguovit Ioanni Andre? 
de Vaprio ./?/*>> Mag. Baptiste presenti et accentanti se ipsum loannem pue- 
rnm suum bene et Jideliter servivitse dirlo Angustino magistro suo in adi- 
srenda dieta arie per annos otto prò quibus se cum eo concordava et de dirli 
sertilu idi y istinus se bete contentum torntil et vocat a dicto Ioanne 

Andrea: Rénnncians etc. Onore coleus dictv.s Augustinus que juri et debito 
farerc contcnlunt sic Oettm loannem Andxeam presenterà et acceptantem 
prout supra licenziaci! et eidem Ueeniiam dedit et concessa ila ut dictus 

deùtceps possit et ei liceat qua- re jus suum circa exercitium 
diete artis pìctoritm: Que Actum lamie in sala superiori Palacii 

ridcli'et ad bancum mei Notarli iufrascripti: Anno Domin. Nativ. 
millesimo quingentesimo rigesiuio septimo Indictioue quintadecima secundum 
Ianue cursum die Lune sexla decima Decembris in Vesperis: presentibus Anto- 
nio de Vercelli q. Georgi* ci Francisco Botto Notorio testibus ad premessa 
eocatis tpect/iliter et rogali*. Atti de] Not. Agostino Chiesa — Fog 
US 



278 PITTURA 

innanzi l'avrera per sepolto (1). Or dunque Cristoforo 
Sistro massaio di quel primo Sodalizio metteva legge 
al Bombelli che la valva suddetta fosse in tutto con- 
forme a quell'altra di Raffaele, salvo nelle colonne 
che si volevano di tutto rilievo; la qual condizione la- 
scerò eh' altri dica se sia più onesta al Fazolo o 
servile al valente maestro che fu Agostino. Comunque 
*paia, ne '1 ristora ad usura l'invito del proposto Vac- 
cari all'icone de' ss. Nazario e Celso: alla quale di bel 
nuovo mi volgo richiamandone per anche il tema, che 
era l'imagine di N. D. nel mezzo dei due patroni. Per 
fermo la tavola era anche superba d'ornamenti e di 



^1) t^f In nomine Domini Amen : Mag. Augustinus Bombelua de Valenza 
pictor sponte etc. ac omni meliori modo etc. promissit et promittit Cristoforo 
Sistro massario Societatis Corporis Christi Ecclesie S- Ambrosii de lama pre- 
senti et acceptanti stipulanti et recipienti nomine et tire diete Societatis facere 
kostium [sic] prò Capela diete Societatis sub illis modis et formis quibus factum, 
erit aliud hostium Societatis Corporis Christi in Ecclesia S. Augustini de Ianua 
et quod hostium diete Societatis S. Augustini nunc, Jit per Mag. Rafaelem Fh- 
xolum pictorem exceptis tamen columnis dirti hoslii que esse debeant intere 
sic] et non medie cum quadam clave in medio archi dicti hostii et de Ugno 
quod nullis sit fexilis et rimis intra diem Martis ebdomade sancte proxime ven- 
tnrum prò predo scutorum decem orto auri solis infra solucionem quorum dic- 
tus May. Augustinus confessus fuit et confitelur a diclo Christojforo 
habuisse et recepisse in pecunia numerata corata me Notarlo et testibus infra- 
scripti.s scutos quinque auri solis de quibus se a dicto Cristoforo bene quietum 
tacilum contentimi et solutum vocavit et vocat: Renuncians etc, Actum inter 
ipsas piirtes parto expresso solenni slipulatione vallalo quod diclns Cristojforus 
teneatur et àbligatus sit et sic promissit dicto Maj. Augustino dare et solver? 



ITO] MIl. L'7!» 

e ne sapremmo anche meglio ae Le carte di' 

Matteo Delfino per cui ministerio contrassero prima il 

tari ed il 3 : non andavano a sterminio sotto 

tollerate bombo del re Luigi ili Francia. Al Bom- 

renia commosso .li proseguirla e condurla a buon 
line pel natale del 1529, merco il ricambio di scudi 
6*0 d'oro, nei quali si computassero quindici anticipati 
già a Pira Francesco, e consegnati a quest'ora dagli 
eredi ad agostino medesimo; di che ini fo certo che 
l'opera non ebbe principio dal Sacchi o ristette alle 
prime linee. Segue una clausola per verità singolare 
fra i due stipulanti, ed è questa, che se a stima di 
ti il valore del quadro non aggiungesse ai sessanta 



dicto Mag. Angustino sernper et quandocumque dictus Augustinus dirima ho- 
itium depurare coluerit scitos septem auri solis et residuum usque in decem 
orto in coasig natio ne dicti hostii quii iatcr ipsas partes expresse arlum et 
concentunn fuit: Item arto et ro7itento quod si per dietim mag. Augustinum 
intra dictum tempus non essei dirlo Christofforo dicto nomine dictum hostium 
ronsignatum quod co casu liceat et licitum sii ipsi Christofforo dictum hostium di- 
mittere rei accipere prout elegeril et si eHget dictum hostium dimittere eo casu dietut 
mag. Augustinus teneatur et obligatus sit dare et solvere dicto Christofforo quid- 
quid et quantum ipsi Mag. Augustino datura et solutum fnisset per dictum 
Christojforum omni exceptione remota quia inter ipsas partes ita edam ex- 
presse artum et convention fuit prout supra: De quibus omnibus etc: — Artnm 
lanue in PaJ.atio Communis cidelicet ad bancum solitum mei Notarti infra- 
scripti: Anno Domiti. Natio, millesimo quingentesimo vigesimo septimo Indic- 
tione quartadectma serundum lanue rursum die Yeneris XVIII lanuarn m 
Vesperis : presentibus Lodixio Biscoto q. Mathei et Francho de Mortario q. 
Leonini ricibus lanue testibus ad premissa vocalis specialiter et rogatis. /Atti 
del Not. Gio. Giacomo Cibo Peirano — Fogliaz. 1, 1524-28. 



280 l'I T T U K A 

scudi, fosse libero il Proposto di rinunziato, se per 
contrario li soverchiasse, l'artefice non movesse domanda 
del soprappiù, anzi il donasse liberalmente alla chiesa 
ond'egli in espresse parole si dichiarava devoto (1). 

Sul cadere di quest'anno Agostino era a capo lel- 
l'arte con Battista di Morinello; e ciò sia detto, per 



li >5< In nomine Domini amen: D. Beneddctus de Vacariis Prepostila Ec- 
clesie sanctorum Nazarii et Gelsi lamie ex una parte et Augustinus Bombel- 
lus de Varenza (sic) Julius lohmmis pirtor ex parte altera sponte pervenerunt 

ad infrascriptam composicionem et pacta: Renunciantes etc:' Videlicet quii in 
primis ex causa diete compoxitionis dictus May. Augustinus pictor promissit 
et promitlit dicto D. Benedicto Preposito presenti laborare et perficere in cheta 
Ecclesia sanctorum Nazarii et Gelsi videlicet Capella mastra (sic) altare unum 
seu anchonam condecentem cum picturis et sen fijuris oidelicet Beate Marie 
Virginis in medio et ab una parte S. Nazarius et ab alia S. Celsuset cum aliis 
fulrimenlis et torniamentis necessariis ac opportunis prò perfectione et compie, 
dicti altaris et hoc infra festum Nativitatis Domini proxime venturum. Et versa 
vice dictus D. Benedictus Prepositus ex causa predictas ponte etc. promissit et pro- 
mittit dare et solvere dicto Mag, Augustino presenti etc: scutos sexagyita auri et in 
auro solis modis et formis infraseriptis videlicet ex nunc scutos quindecim auri 
solù qnos dictus Augustinus habuisse et recepisse confesstis full et confitetur in 
heredibus quondam Petri Francisci Sachi pictoris débitoris ejusdem D. Bene- 
dica Prepositi occaxione fabrice dicti altaris prout constai instrumento manu q. 
MoAkei Ususmaris Delfini notarli anno de 1527 die 30 Marcii et librai 
centum octo pagarum anni de MD XXVIII infra et per totum mense-m D?- 
cembris proxime venturi videlicet tempore quo fiet et fieri debet consigna- 
tio dirti altaris scriptas in uno ex cartulariis locorum Comperarum San- 
cii Georgii Communis Ianue et quas dictus Augustinus acceptare promissit 
et sic ex nunc prout ex tunc.et semper et quandocumque erunt scrip'e eas 
arreptat prò numerato ad rationem libre prò libra: restum vero usque ad die— 
t.am summam dictorum scutorum sexaginta de quibus supra dictus D- Benedic- 
tus Prepositus dare et solvere promissit et promittit dicto Mag. Augustine» seu 



CAI" ITOLO Vili. L'Sl 

complemento alla Borie do 1 Consoli quand'altri ne sia 
curioso, anziohò per aguzzare le ciglia nello brighe 
domestiche del lor Collegio. É miglior compiacenza a 
ir questa gente nelle opere sceverando i mezzani 
; ottimi, che n«»ii sia di profitto o di buono esem- 
pi" ad intendere i loro Litigi, de' quali, s'io debbo dir 
», non han penuria Le carte notarili e i zibaldoni 
del Comune, che gioverebbe il sapere che i due col- 



; eo Ugitone dicto tempore quando dietim altare erti in totum per- 

•oreno postimi ni dieta Ecclesia ut supra dietim est. Acto e- 
tuxm ut supra non obstan'ibus predictis quod semper et quandocumque dictum 
■n et errectum ac in làborerio positum quod (une et eo 
'ligi debeant duo magistri pictores in arte periti per ipsas partes u?ius 
-o parte dte'i D. Benedirti Prepositi et alter prò parte dirti Augu- 
>tini '{Hi debeant reridere et estimare dietim altare et laborerium et si judi- 
cabunt dictum laborerium ascendere ad minorem sum-mam dictorum sculorum 
■'in solis quod tv.nc et tali casu dictus D. Benedictus dictum altare 
. neatur et tali casu dictus mag. Augustinus teneatur eidem D. 
aere dtetos scutos quindecim et alias pecuniarv.ni quantitates si 
W et infra ■ em precii dicti altaris quatenus cero dictum 

io et extimatione dictorum tnagistrorum esset majoris precii et ex- 
sexaginta prò dirlo suprapluri dictus D. Be- 
ino non : sed dietim supraplvs ex mtne dictus mag. 
Augustinus ob ejus devocionem titulo doaatioais remisil et remittit diete Er- 
— \ctum Ianue videlicet in scriptor farti infrascripti sitta sub 

ritalis Domiiu millesimo quingent esimo 

liidictione prima secundum lamie cursim die Yeneris vigesima 

l'esperis : presentibus ibidem leronimo Iustiniano de 

■ et Pelro de Valetari q. lohannis Francisci ricibus Ianue 

testib" issa cocatis et rogatis. (Atti del Not. Bernardo Usodimare 

Grondilo — Fogliaz. 3. 1529 . 

III. — PlTTDBA. 36 



282 PITTURA 

leghi si querelavano il 10 dicembre d'innanzi ai Pa- 
dri d'un Biagio da Como, settantottesimo della matri- 
cola, di ciò che altercando in non so quale officina li 
avea lacerati nell' onore col nome di bari e di dap- 
poco ? Meglio approda il rinvenire ch'io faccio il Lim- 
belli sui cartularj delle Compere per una maestà che 
gli fu data a dipingere dal magistrato, e per la quale 
è segnato un parzial pagamento sotto il dì 10 maggio 
del 1530 (1). La breve nota non cura di svelarne il 
soggetto; ma pur non tace ch'ella dovesse collocarsi 
nel mezzo delle porte che inferiormente davano accesso 
agli Uffìzj. E a questa memoria succede nuovamente 
un silenzio di sei anni, che a grado nostro potremo 
attribuire al difetto delle scritture, o ad altre bisogne 
che richiamassero il pittore alle native contrade. A sì 
fatta opinione darebbe forse apparenza di vero un man- 
dato che negli atti del Pantaleo Lomellino Fazio fir- 
mava il 25 febbraio del 1538 in capo d' un suo fi- 
glio di nome Gerolamo, perchè amministrasse in sua 
vece le cose famigliari in Valenza. Ciò nondimeno di 
tale infrequenza al dipingere può accagionarsi con 
miglior senno un voltarsi che fece Agostino a certe 



(1, »Jj MDXXX die XXX Maij : Augustinus Bombellus^u/o/ cui data futi 
cura fdbricandi Majestatem imam seu quadrimi unum ponendum in medio por- 
ta/rum inferius : prò Ambrosio de Marchisiis prò numerato ab eo halite ad bo- 
num computata in cartulario restantium debitorum de DXX VII : l IIII — 
(Cartul. Nitidi Officii — Archiv. di S. Giorgio ). 



CAPITOLO vili. 283 

pratiche di meccanico o d'ingegnere, colle quali verni 

in acconcio «li por Buggello alle notizie di lui. Ch'e- 
dismettesse in tutto i pennelli, ricisamente lo nie- 
i due [strumenti, pei qnali nel 1536 permise a 
Battista dì Gabebaldo Legnaiuolo metà della boti 

. conduceva in contrada di Campetto dagli eredi 
di Cristoforo Bnrlengo: e nel 1545 estrema data che 
ci parli di lui stipulo sgual cessione al pittore 
\i ni Sbrravalu . d'altra 1 ottega sulla piazza 
del suddetto titolo che aveva a fitto da un Geronimo 
[lazza candelaio di mestiere. Soprattutto poi ci con- 
nel contrario avviso un' ancona che a richiesta 
Carlo Cattaneo operò nel 1540 per la genti- 
lizia di s. Torpete, nella quale il patrono volle ima- 
ie tre Persone Divine con N. D. e i ss. Pietro 
o e Giovanni, e sotto il santo titolar della chiosi 
ritratti al vero sé stesso e Minetta sua sposa. Non è 
fatica ch'io ebbi a spendere in leggerne le con- 
doni, o meglio in diciferarne il precipuo a sapersi: 
Dio il perdoni al not. Raimondo Pinello che le 
igli 11 del febbraio (1). Così, ossia ad inter- 



LiigustinuB Bombeli pictor g. loie 

M etc. prontisti e' promittii nob. Carolo Cattaneo q. D. An- 

■tPii Notano vice cjus se infra et per totnm monsoni Octobris 

venturi anni presentis construere el <; in totnm altare nuuid in Eccle- 

tia S' . » tini scvtpite et piote imagines sanctomm Petri et 

Pctnli ntm imagine S. Toìpetis et imagines dicti Caroli et Miuete uxorio sue 



284 PITTURA 

valli, o per continuo esercizio, ch'io vo' lasciarlo in so- 
speso, la vita del Bombelli pittore non durò per Ge- 
nova men di sei lustri, e a lui fu dato veder la vec- 
chia non concessa ai due pavesi che poteano agevol- 
mente disputargli la palma. 

Nei cartabelli degli amatori trovansi accolti talora, 
fra gli altri schizzi e disegni, embrioni e modelli li- 
neari di macchine e simili .ingegni d'idraulica, o se- 
gnati di man d'AGOSTiNO o conosciuti per suoi a non 
dubbj argomenti. Rifrugando i fogliazzi della Repub- 
blica, colsi il filo a spiegarne più d" uno , e conobbi 
il Bombelli non pure studioso di simil'arte, ma spe- 
cialmente rivolto a trovare un arnese pel quale salisse 
l'acqua a notabile altezza, e ad uso di tirar seghe, gi- 
rar mulini, muover gualchiere, rigar praterie, vuotare 
cisterne, e d'altre industrie così di pubblica come e- 
ziandio di privata utilità. Per quel che m'avvisano i 



que sint in medio Sane ti Torpetis ad pedes dictarum imaginvm diete 
torum Petri et Pauli et a partibus superioribus esse debeant Persone Trinità- 
tis cuoi Sancta Maria et Sancto Iohanne Evangelista et omnia debeant esse ad 
instar modeli existentis prope (sic) D. Rectorem S. Torpetis et id totvm debeat 
perfici omnibus mag. Augustini expensis et colores debent esse mercantiles et 

boni et de predo scutorum (il sèguito è assolutamente illeggibile'. 

— Aduni lamie in prima Sala Palacii Communis vocala Fraschea ad bancvm 
residentie 'mei Notarti: Anno a Nativitate Domini MDXXXX Indictione duo- 
decima secundum lamie cursum die Mercurii XI Februarii in Yesper/s : pre- 
sentibus testibus Francisco Instiniano Rebuffo seaterio et Nicolao de Michono 
de Ayrolo civibus lamie vocatis et rogatis. [ Atti del Mot, Paolo Raimondo 
Pinello — Foglia*. 29, 1540). 



CAPITOLO vili. 

rogiti ili Paolo Cabella, fin dall'anno del 36 uvea po- 
sto ad online od era per porre, alcuno di cosiffatti <■- 
ditìzi, perchè io lo colgo a pattuirò con Benedetto 
Navone notaio e cittadino genovese la comunanza d'un 

■esimo sui lucri che l'osse per rendere la novella 
sua macchina. L'archivio di governo mi ri hiama a] 

ìinque anni di poi, quando il pittore fattosi "mai 
poco men che ingegnere, o sospettando chi gli frau- 
do il trovato, o bramoso di trarne più frutto, rie 
ai Signori per privilegio, siccome inventore d'un bene- 
tìzio che potea rendersi ai cittadini. Chiedeva adunque 
perpetua immunità da qualsivoglia avarìa per sé e suoi 
eredi e successori od aventi causa da lui, sopra quante 
e quali fosser le macchine ch'egli rizzasse agli effetti 
sovraccennati in suolo proprio od altrui, con divieto a 
qualsivoglia persona soggetta al dominio della Repub- 
blica di poter mai in verun luogo fondar cotali <• 
miglianti artifici, sotto pena della confisca di qm 
oltreché d'una multa di mille scudi d'oro da partirsi 
in giusta metà fra lui ed il pubblico erario: e aggiun- 
geva che in quest' ultimo caso dovesse il Governi» 
per mezzo de' proprj viearj e ufficiali sforzare i ribel- 
lanti a sborsare tal somma. Implorava da ultimo che 
gli fosse per grazia attribuito nel bel dentro della 
città un qualche vuoto di piazza spazioso e riposto, da 
edificarvi a bell'agio uno almeno di siffatti congegni. 
la cui proprietà durasse poi sempre in lui o in chi 
procedesse da lui .Stringo in breve parole lunghissime 



286 PITTURA 

perchè al lettore non cessi la voglia di correr le sup- 
pliche, quali Agostino le consegnava alla Curia in 
primavera del 1541 (1). Segue a queste il decreto se- 
gnato del 20 maggio negli atti del cancelliere Gior- 
gio Ambrogio Senarega. Le franchigie si concedevano 
ma per soli anni quindici, e così il braccio della Si- 
gnoria per tórre di mezzo le opere che altri facesse in 
frode di lui e della nuova sua industria. Accettavasi 
come tributo alla cassa pubblica o come in riconosei- 



1 gg Ihesus: MDXX1XI die XX Maij; « Havendo aiesser Angustino Bom- 
« bello di Valenza cum Dio gratia et suo ingegno da poi cum longa sua 
« faticha trovato uno artificio et novo modo da far montar aqua morta 
« et viva in alto mediante el detto artificio de la quale aqua ne fa moli- 
« na et serre per segar legnami et altro: anchor se pò far eddificii da pa- 
« pero martineti e folle tanto in monti quanto in piani cittade terre o 
« castella et in ogni luocho dove sera il bizogno et de la aqua viva la fa 
« montar fuor de li fiumi a sufficienza per adaquare praterie horti et 
« giardini et in ogni altro luocho et etiam chavar aqua fuor di puttei ci- 
« sterne fonti et rivoli et correnti: et per essere cosa nova et mai più 
« vedutta qual sederà in grandissimo uttile et emolumento a Vostre II- 
« lustrissime Signorie et suoi sudditti dove tali artifizi si ve eddificii se 
« fabricherano: supplicha Vostre Illustrissime Signorie li concedano uno 
« privilegio autentico in ampia forma e sentimento de capitoli infrascrip- 
« ti et li sia concesso gratis e più corno spera da quello secundo simille 
« industria e virtù. — E primo che il detto messer Angustino et heredi 
« suoi et ogni sua facultà cum ciascuno delli sopra detti artificii seu ed- 
« dificii in qual se voglia luocho a VV. IH. Signorie subdito feudatario 
« seu conventionato da essere fabricato supra vel sub terreno solo e 
« possessione aquistati o da aquistarsi per detto Angustino e suoi heredi 
« corno di sopra VV. 111. Signorie li concedano privilegi immunittà et ex- 
« emptione et libertà perpetua et sensa prescriptione di tempo da ogni 



CAPITOLO Vili. 287 

mento di grazie la decima sui proventi di tal mestiere, 

Balvo su dicci ecliiizj che rimanessero franchi a tutto 
guadagno d' Agostino. Delle multe, e più del riscuo- 
terle, il Governo non volea uè potea pigliar carico 
per degni rispetti. Però gli ultimi anni del Bomhelli, 
occupati a quel che pare nel rizzar macchine e for- 
zar acque, volgono lenti e quasiché inoperosi pel suo 
pennello. Contuttociò stimai giusto associarlo in un 
discorso medesimo co' due pavesi, come quegli che al 



cima in detto el supradicto e1 da qualonque gn 
sa ordina straordinaria perpetua o temporale soliti litta 

• etiam che concernessero lo interesse de VV. 111. Signorie per qualunque 

' de che sorta gravessa si imponesse per una volta • 
« o per più (i qualonque nitro privilegio o esemplo per chadauno respecto 
tto o ii" sia di che importansa esser -, possa e1 

Angustino heredi et s : aut chi averà cauza 

. i lui in VV. 111. Signorie concedano detta immunità ut SU- 

« pra: et qu si chiede a VV. 111. Signorie per recompensa de la 

« longuissima fatichi per aver Dio gratin ritrovati 

adustria et virtù adeiochè lui p m bono animo tal virtù disco- 

« prire ierta che sia non li sia de le mani tolto quello che con 

« tanta faticha ha aquistatto. = Secundo: che niguna persona de che 
• ito grado e condizione esser si vogli ecclesiastica o seculare feudata- 
« rio gubernatore officiale capitaneo magistrato de qualonque sorte si vo- 
« glia etiam compreiza la 111. Signoria et suoi agenti non possia e non va- 
« glia in alchuno tempo fare ne fare eddifichare in niuno luocho publico 
« o privatto a VV 111. Signorie sottoposto mediate vel immediate feudatario 
accomandano tributtario o convenzionatto arteficio seri eddificio al- 
•< chuno de li sopradetti etiam che sia o fussi variato per tale effecto lo 
« artificio senza licentia et auctorità speciale autenticha in scritto dal pre- 
« dicto mese Augustine o chi bavera cauza da lui sotto pena de perdere 



288 PITTURA 

par di loro (comunque salisse nel merito', promosse 
l'arte alle nuove forme e tentò nuove strade a rin- 
giovanirla. 

Sugli occhi di questi prodi lombardi e degli altri 
forastieri che ho detto finora e che dirò proseguendo, 
sorgevano intanto due liguri ardenti d'onore, rigogliosi 
di gioventù, destinati ad età più lunga, e se già in 
grado fin d'ora d'emularli, deliberati se a Dio piaccia 
di vincerli. Antonio da Semino e Teramo di Piaggio 



« li artificii o sia eddificii et scudi mille d'oro per chadauno per chada- 
« una volta che contraffarà et mai più haver gratia de poterne fare de la 
« quale pena la mittà sia applicatta alla 111. Signoria l'altra mittà a'detto 
« messer Angustino seu chi haverà cauza da lui ut supra essendo pure te- 
« nuta la predetta 111. Signoria o suoi agenti a scoder aut dar favore di 
« scodere la parte di detto messer Angustino frattanto ;che el sopradetto 
« habi la sua mittà corno di sopra senza speiza alchuna: et più che tutti 
« gli officiali et lochotenenti cappitanei o sia Potestà o Gubernatori e sol- 
« dati di W. 111. Signorie a semplice requisitioue di detto messer Angu- 
« stino o suoi agenti o chi haverà cauza da lui siano costretti a far de- 
« struere detti artificii o sia eddificii facti senza licentia corno di sopra et 
« de tutto el goadagno et emolumento qual procederà da li detti eddificii 
« o sia artificii siane partecipe W. 111. Signoria de la decima parte ex- 
« elusi sempre li diece eddificii seu artificii proprii corno di sopra. Et VV. 
« 111. Signoria si degnano di concedere a detto messer Angustino gratis 
« uno vachuo aut sitto commodo in la città per poter far eddificare com 
« modamente uno di detti artificii o sia edificii qual perpetuis temporibus 
« sia di detto messer Angustino et soi heredi et successori aut chi ha- 
« vera cauza da lui a bona gratia di VV. IH. Signoria quale Dio le au- 
« gumenta et preserva felicemente: et a quelle devottamente se reccoman- 
da. ( Archi v. Govern. — Diversorum Collega. — Fogliaz. 1541. — Cancel- 
lane A. G. S. di Giorgio Ambrogio Senarega). 



OàPITOLO \ IH. 289 

chiudono l'èra mitica della nostra pittura . ed iniziali 
la nuova, e incomincia da loro o dai lor successori quel 
che seppe il soprani delle arti in Liguria, o quel che 
ai curò di saliere. Sparge vansi frattanto per le terre 
d'Italia le massime di nuove scuole, e mercè dell' in- 
Lo propagava L'imitazione; la facoltà del di- 
pingere usata a condursi quasi per retaggio di doine- 
Miipj. svegliandosi a tali inviti studiava a inda- 
il meglio <• ad impossessarsene. A.ntonio e Teramo 
ino in se medesimi un tal periodo, e giunti 
entrambi ali" età senile ebbero spazio e occasione di 
arne le sorti. E parrà dritto che per la lunga vita, 
ir le opere molte, e per la novità degli studj io 
di costoro argomento a distinto capitolo; senza 
dire ohe padri e maestri . a così dire , dei posteriori, 
sanano d'andar confusi agli estranei perdi' io non 
ai mediocri. 



III. — Pittila. 37 



C M'ITOLO IX 



no il campo della nostra pittura Anto- 
Teramo Piaggia ["Toppo scarse notizie recate m addietro 
■ di valentuomini — Loro origine l 1 

la famiglia di Love»" da Pavia e 'li Luca da 

ira — Domex da Lugano -Battista di Cristoforo Grasso à*. 

Di molti comaschi, fra i quali primeggia un 

Antonio che non - iella Matricola Sua tavola alla Consola 

— Da 1. . i da Passano e [i Cassana — Giacomo da 

Bargagli. Be> — l n tedesco, Gio: Maria Ri- 

dor I t pittu: ade ajuti a bottega — Pittori l'o- 

occidentale — Filippo da Verona tran 

pel Duomo — Notizia de' suoi lavori — In 

ila un fra Gerolamo da Brescia non 

nzi. Vivono ed operano in Ranzo lor patria il Guidi 

giun ì '/'.-. estro ragguardevol pittore — Nel monastero di 

fna, e in quello de" Riformati in 

.mone Dondo da Carnuti — Giudizio su questi duo monaci — Di 

— Tornando al Piaggio e a 1 Semino, si no- 

- in nulla ritraessero della si 

J Lanzi — e quanto si voglia con- 

igni per tutta la vita — '■ Prime opei 

.tonto Semino i n Battista da Como e con Bernardino Fazolo 

. > in Campetto, e quinci a non molto 

: Comun -.'olio ad istoriare la tribuna di S. Lorenzo — 

limitati buI eout'i dell'arte — Si stringe in società di 

Piaggio. •■ nondimeno dipingono'a parte, fuorché in du^ fca- 



292 PITTURA 

yole — Si sceme L'opera dei due pennelli nella bellissima ancona ch'è 
in S. Ambrogio di Genova — Stupenda tavola d'Antonio in S. Domenico 
di Savona — e descrizione di essa — Due Cattanei Lazagna gli dan 
commissione per la chiesa di S. Domenico in Genova di quel Deposto 
che si conserva presentemente nell'Accademia Ligustica — .. per 

altri altari - Nel ló37 il Semino si recainlspagna con Nicolò da Corte 
Unissimo intagliatori' per adornare il palazzo di D. Alvaro di Bazan gen- 
tiluomo di quella Corte — Altra digressione sulla venuta di Pierino iti 
Vaga condotto a dipingere nelle nuove stanze del principe Ano n 

— Cenni sul costui soggiorno in Genova, e varia tempra delle opere che 
egli eseguì in quel palazzo — Nuovo avviamento che prende da qu \ 
esempj la nostra pittura e sperpero disumano che si fa da indi in poi 
delle open' addietro — Varie tavole Lasciate a noi da Pierino II Piag- 
gio e il Semino resistono del pari alle lusinghe del nuovo - avo- 
La di Teramo ai Confratelli di S. Bartolommeo in Varazze — ed altre 
in Savona, e su quel di Chiavari e nel Castel di Portofino e nelle ville 
di Rovereto — Nel luogo di Zoagli sua patria dipij _ tatto 
quanto il Santuario di N. D. delle Grazie — Descrizioni; di questi dipinti 
e lor sorti infelici — - Si discute l'autenticità del costui ritratto — il Se- 
mino reduce dalli è accomodato di stanze da Gregorio Gandolfo 
presso S. Paolo il Vecchio — Dipinge l'ancona per la cappella de'Gri- 
maldi in S. Francesco di Castelletto — e un'altra per gli Eremitani della 
Consolazione — Antonio e Teramo chiamati a frettolosi lavori pei pub- 
blici apparati nella venuta a Genova di Filippo II di Spagna — Antonio 
lavora un'ancona per l'altare de' Centurioni ai Carmelitani degli Angioli 

— e Teramo un'altra destinata alla Spezia — Due veneti: Nicolò Vespe- 
siano ed Antonio di Trento Ti vi de dipinte dal Vespa 

varj contadi della Liguria, specialmente pel luogo di Borzonasca — 
Due ancone del Trenta, l'una pei Serviti di Genova,, l'altra per Gius 
niee su quel d'Albenga — Altri artefici di i nto — La Spezia 

vanta un artefice degno in Antonio Carpenino: suoi quadri superstiti - 
Si rivendica alla Liguria, e più propriamente a Vezzano, quell'egr 
pittore che fu il vecchio Zacchia, e che gli storici dell'arte attribuiscono 
a Lucca — Della patria, deUe fortune e della morte di Teramo Piaggio 

— e primi cenni di Agostino suo figlio — ■ Ultimi casi, e consanguinei 
d'Antonio Semino, le cui memori tano ad un tempo con quelle di 
Teramo — Agostino Calvi progenitore d'una famiglia d'artisti; sue opere 
e singoiar lej con cui ne trattò Raffaele Soprani — Si chiude 



CAPITOLO ix. 

rte indagù \ . n- 
rtato il | nascita i la condiaion famigliare -Descrizione 

i che teneva a cultura nella villa 'li S. Quilico in Polcevera — 
ose 'ii Pierino in palazz i Doria, e i 
in affettaaioni Con quanto 'li vanità trattasse il 
maestra Come Oiovammi in alcune opere ai acco- 
con Lue* suo il. (imo Nella pieni 

ta in cui . suoi lavori sì addita una certa fattura della 

mano in un'ancona eh : nella villa di Brecanecca — Quin- 

giudica il - con miglior fondamento che ili congetture 

li Ila sua ii ; La nostra acuoia .1 quest'ora h 

«li qui 



\' te le memorie ed il nome del Sacchi, dei due 
Fasoli e del Bombblli, campeggiano senz'altro rivale 
du«' nostri, il Semino ed il Piaggio. E tanto accadde 
nell'esercizio della pittura; nella quale i due socj co- 
minr'iano a levar grido e a vantar commissioni là dove 
i suddetti maestri, e specialmente i due primi, s'arre- 
stano. U sia per ragione di patria, per l'obblio delle 
anteriori, non pare che i liguri conoscano scuola 
generazione d 'artefici innanzi a questa coppia d' a- 
mici: e se un nulla indietreggia il Soprani, son e 
sparse e come a dire straniere a noi ; lievi tracce di 
nomi, sfuggiti alla falce che miete inesorabilmente le 
opere non altrimenti che le vite degli uomini. Per 
l'effetto de 1 nostri volumi è sommersa nel falso la cieca 
antica credenza: e la storia di ben tre secoli è pr 



294 PITTURA 

a conchiudersi là ove i nostri libri prendevano le mosse 
a parlarci dell'arte. E però quest'ultimo capo siccome 
suggella con Antonio Semino e con Teramo Piaggio 
la serie dei dipintori che volgarmente si chiamano an- 
tichi, così apparecchia le fila ai moderni, in gran parte 
cogniti : né però senza un voto , eh' ei siano condotti 
a più splendida luce con quo' sussidj che pur giova- 
rono a romper la tenebra delle età più lontane. Per- 
ciocché mettendo l'occhio e la mente, non ch'altro, a 
que' due, chi dirà ch'uomo o libro qualsiasi tanto sol 
ne sapesse in addietro quanto è mestieri che se ne 
sappia? Usciron'essi di certa scuola, o sorsero per ot- 
time imitazioni, o tolsero forma dal proprio genio? E 
l'età combattuta fra i vecchi metodi e i nuovi esempj, 
vestì per loro una stessa sembianza, o si mutò coli' an- 
dar degli anni e col diffondersi di varie massime ? 
Queste considerazioni ( senza i casi della vita e delle 
opere ) ci mettono a prova assai forte: più forte per 
avventura ch'altro artefice od epoca che e' incontrasse 
nell'arduo lavoro. Le glorie di Raffaello e del suo apo- 
stolato empierono di sé il mondo con quella prestezza 
che fa il sole de' suoi raggi la terra ; e il dir come 
nelle singole scuole, e per che gradi, e con quali vi- 
cende, non è impresa sì agevole. Il perchè , volendo 
pur noi sul confine • di questa prima fatica studiare 
quanto si può ad esattezza, e spianare il cammino alle 
cose avvenire, abbiam quasi disegnata in tre parti la 
vita d' Antonio e di Teramo, che ad entrambi fu lunga 



i \ iTi'i • 'jy. r i 

• •il diversi conforti u procedere nel loi 

magistero: la prima tenace al passato, la seconda som- 
mossa adescata dal Vaga, la terza inchinevole alla 
licenza, o come altri vorrebbe diro alla pratica. Esame 
da istituirsi e da condursi sulle opero, delle quali non 
poche perdurano: non dubbio segno eh' ei trassero in 
LOVa la pittura B tal termine, da causare il mal vezzo 
truggitore di ciascun dipinto che sentisse della vec- 
chia maniera. E non per questo vorrà credere alcuno 
che i due pittori concedessero troppo al moderno ; 
l'uno e L'altro devoti alla dignitosa severità del pas- 
nel comporre. nelT atteggiare , nell* esprimere . i 
pur vaghi e gentili a sfiorare la nuova scuola: gra- 
temperamento, che malgrado il lor gusto solita- 
rio, " a cosi dire selvaggio co' successori, c'invoglia 
di conoscer qua<i in Antonio ed in Teramo i proge- 
nitori dell'età susseguente. 

Ancorché per esatti computi intorno alla età degli 
S sopra citati, paiano Antonio e Teramo venuti 
in luce, direbbesi quasi, ad un tempo coi tre lombardi. 
nondimeno il lor fiore non par che cominci in- 
nanzi allo spegnersi di Pier Francesco e di Bern 
DINO; diresti che il valor degli estranei i come è 
antica ingiustizia ) impedisse il volo de' nostri per 
solo che rimaneano in lor patria. Certo è che tre 
adi del secolo, e più che otto lustri di vita . vol- 
ri al Semino ed al Piaggio non altrimenti 
ti di quel periodo, degni appena di no' 



296 PITTURA 

nondimeno compagni loro in qualche opera '-he gli 
atti ci danno a conoscere. Così la giovinezza d' en- 
trambi, e in ispecie d' Antonio , non bazzica che fra 
mediocri: raramente s'associa ai migliori. < j quel nulla 
a far quasi le parti seconde. Altra ingiuria di fortuna 
è che l'anno della lor nascita rifugga a qualsiasi in- 
dagine; vidi già chi la scrisse poco innanzi al 1490, 
non però con sicure prove, ^ ma da plausibili indizj. 
Di tal novero è il Soprani medesimo per rispetto al 
Semino, di cui segna i natali intorno all' 85; dandogli 
padre un forastiero valente nelle armi e onorato di 
gradi nelle milizie della nostra Repubblica. A que- 
ste note del biografo m'è dato aggiungere per la fede 
degli atti che il genitore chiamavasi Andrea : nome 
eh' ei fece rivivere Jiel suo primogenito , pittor cele- 
berrimo del nuovo stile. Della straniera origine non 
so fare ch'io non dubiti; tanta folta di cittadini mi si 
girano intorno di cotal parentado, e di più forme in- 
dustriosi: quando a tinger panni di lana e seta, e 
quando a tesserne, ed orefici alcuna volta, e alcun'al- 
tra rivenditori; gente onesta in mezzana sorte, né mai 
(che si dica) avventicela. Che s'anche quel ch'è casato 
si torca a indicare il paese, quanto da noi disverebbe 
un villaggio che a pochi passi ti attende oltre il Giogo? 
Di tal sentenza è 1' ab. Spotorno : contuttoché , ripu- 
tandol pure straniero , s' avvolga , com' è suo stile , in 
erronei supposti non brevi né punto profìcui a ripe- 
tersi. Sottilizza pur anche sul cognome di Teramo, 



per gere in Piaggio l'antico, che in Raffaele so- 
prani - sulle bocche de' posteri si tenne al Piaggia 
a - tìen< Non vuol negarsi che da quel ceppo 
ro i Piaggio, casato assai vasto uè senza o- 

fra i nostri; né però il vecchio nomo fu storpio 
scrittore o cicca asanza trasmessa a più secoli. 
ma naturai torcimento, e non raro a vedersi . nel ti- 
tolo _ nti o famiglie vomito in qua 'li contado. 
- 'corrono al meno avveduto migliaia d'atti, ne 1 quali 
; ogni muover di ciglia il de Piazza al le 
è si tramuta e si termina in Plaxius 
atro artefice, vedresti un tal caso da pa- 
dre a figlio, l'i Teramo tu autore un Antonio: e vo- 
lentieri me ne sto col Soprani, che i costui maggiori 
ro testé di Zoagli a fermarsi in Genova; paion 
diri" le possessioni eh' ei si godeva tuttora in quella 
villa della orientale Riviera, e di cui lasciò eredi la 
in ^arte, ed in parte i figliuoli Agosti\ 
superstiti a lui, da conoscersi a miglior 
tempo. Gradisca al lettore, ch'io congiungendo da bel 
principio i due artisti in un cenno, tenessi fede alle 
tradizioni che tanno d'ANTONlO e di Teramo non pur 
due socj ed amici, ma un cuore sarei per dire ed un 
animo solo. Fin dove si voglia concedere a tal cre- 
denza verrà manifesto dall'esporne che faremo le sorti 
e l'inire£mo; per ora importa che si sappiano le con- 
dizioni dell'arte, toccando all'età nella quale sì degna 
coppia ebhe meriti ed occasioni per primeggiare. 

HI. — PlTTCFlA. M 



298 PITTURA 

Morto il Sacchi di pestilenza, e coinè sembra altresì 
Bernardino Fazolo , restavano della vecchia scuola 
reliquie assai misere in figliuoli degeneri o in dozzi- 
nali discepoli. Figlio a Lorenzo pavese e fratello di 
Bernardino era un Raffaele che già nominammo, e 
che troviamo ancor vivo nel 1526; occupato del resto 
in faccende leggeri, e alcuna volta con quel Giovanni 
figliuol di Luca da Novara, a sua volta già noto: 
meschini rampolli d'oneste piante. Si pèrdono entrambi 
nell'ombra, e assai presto Raffaele, del quale più in 
qua del detto anno non occorre novella né in l'atti 
d'arte né in casi domestici. Né accade ch'io muova 
passo dal 26, per iscontrarmi in Giovanni che si fa 
sposo ad Ippolita, figliuola di quel valente ricamatore 
che fu Gio : Antonio de' Baratti da Milano, e ne 
porta in dote scudi centocinquanta d'oro del sole per 
rogito del notaio Castiglione. Quanto valesse Gio: An- 
tonio coll'ago, e quanto operasse fra noi , ci e ancor 
fresco nella memoria; e argomentiamo di leggeri quanto 
giovasse a pittore mediocre acconciarsi per nozze in 
cotale officina, ove all'opera del trapungere bisognavano 
ad ogni tratto le pratiche di chi disegna. Aggiungi 
che duravano in lui ( per gran parte almeno ) i beni 
paterni , dacché nell' anno già ripetuto locava a un 
Antonio di Napoli rigattiere la casa di Scurreria già 
posseduta e abitata da' suoi consanguinei. Indagarne 
le sorti pei quattro lustri che ancor sopravvive . sa- 
rebbe vano e fors' anche spiacevole, dacché in gen- 



CAPITOLO IV 299 

1546 domanda egli stesso ad un Santino di 
■ poni ■ bottega por sostentarvi il pen- 
nello Dei della Torre da Rezzonico non [gnobil gente 
della minor pittura) rimaneva cTOberto un Sebastiano, 
per >lo menzionato nei rogiti eh' egli impalino 

1533 certa Maria d'Antonio Bertarino 'li Val Sa- 
sina. D vani inscritti a principio del secolo, quasi 
ngiovanire il Collegio o per soccorrere ai nuovi <> 
ri, sappiamo il Braida indi a pochi anni sepolto. 
Pezzi da Lugano, già suo compagno al dipin- 
rapito a Milano o per bisogne sue proprie o per 
• i_ a di più nobili esempj. Tornò poscia come a- 
a proposto, recando forse da quella metropoli un 
dipi] il fresco che senza mentire agli abiti del 
•o. par che s'adoperi d'avanzarlo in amenità. 
\ L'abbiam vivo alla vita dell'arte, e desiderato an- 
fregiar prospetti di case patrizie nel 1532 . 
quando la reggia di Andrea Doria già rideva all' a- 
pertu marina coi robusti colori del Pordenone , del 
Bbcc kPDifi e del Vaga. Né vii committente era Nicolò 
d^' Grimaldi che il chiamava ad abbellir sull'esterno 
una sua casa recentemente acquistata in contrada di 
Fossatello : quel desso che poco innanzi nel suo pa- 
lazzo di S. Luca avea faticato 1' ingegno del minor 
Pazolo e del Grasso. A Domenico Pezzi prescrisse 
che sei ligure tenesser campo negP intrammezzi delle 
finestre: pilastrini e cornici a macchie di pietra o di 
marmi mettean' ordine all' edifizio : se non che 1' imo 



300 V I T T U H A 

fregio dovea vezzeggiare di vimini e di putti ni in 
leggiadro intreccio, e sui vani delle botteghe in qua- 
dri altrettanti spiccar vedute di paesaggio avvivate di 
figurine e d'animali a capriccio (1). La mercede me- 
desima difende 1' opera e la virtù del maestro : non 
essendo comune per quella età che un lavoro si fatto 
aspirasse alle lire trecento che promise al luganese il 
Grimaldi. Congediamo lui pure poiché il congedano 
i documenti, e seguitiamo colla debita celerità la ri- 
vista de 1 coetanei. 



1) Qg fa nomine Domini Amen: Nob. Nicolaus de GrimaMis q. G 
una et mag. Dominicus de Peciis de Lacu Lugani q. lohmnié 
parte alia sponte et omni modo prò se se et heredibus etc pervenerunt et per- 
venisse conMentur sibi ipsis ad invicem ad infrascripta modis infrascriptis: 
Renunciantes etc. Videlicet quia ex causis predictis dicttis Dominici^; a 
maxime infrascriptis promissit et promittit dicto Nicolao presenti etc. te 
et per totum mensem Septembris venturi anni presentis depingere cxtr</ tantum 
a quavis parte suis expensis de omnibus que erunt quotis modo necessaria prò 
■ipsa pittura domum quandam sitam Ianue in contrada Fossateli sub suis con- 
Jinibus que fuit qtiondam Petri Centurioni q. Leonelis tidelicet in omni f ade 
juxta tenorem et formam designi et modeli ordinati et pioti in quadm 
exislenle penes dicium Nicolaum ad attergum cujus adest quedam panca scrip- 
tura scripta manu dicti Dominici cum subscriptione mei Pauli Notane et fa- 
ciem diete domus Fossateli colorire cum sex flguris magnis et in quocis campo 

diete picture juxta dictum dessigmm de quo in dicto modelo seu dieta 

apapiru: et dictas picturas suprascriptas promittit quod erunt « in tutti quelli 
« beli e fini colori che se pò far in muri freschi : li pilastrini et li corni- 
« Aoni gli ornamenti de le fenestre et il frixo da baso sera contrafato de 
« preda videlicet claro et de scuro et cossi debet et promette di fare a la 
« facie del carrubeo dricto et similiter promette ipso magistro di fare che 
« li campi del dicto lavoro resterano bianchi secondo è dessignato nel 



CAPITOLO IV 301 

Battista di Cristofforo Grasso che accoppiammo ul 

>lo nei dipinti «li casa Grimaldi a S. Luca, avanzò 
ciascun altro in Longevità, od ebbe sorte primaticcia 
sogli altri; perocché nulla meno che un nove lustri 
ce! mostrau pitture ed arbitro de* proprj tatti. Il no- 
Vinelli lo pone a bottega in Iscutaria fin del 
1509. e succede nella matricola al n. 35 tra il Lo- 
renzo Sorana e il Bernardo Montorfano , maestri 
dell' età vecchia. Costui vuol contarsi fra quelli 
dal massimo genere della pittura calavano a più bassi 



« (lieto modello et che gè serano quatro fenestre contrafacte per seguire 
ordine d>' «lieta facie del carrubeo dricto de dieta ca/.a : et etiam ip- 
nico si obliga di dipingere h facie del can-obieto de 
• dieta ca/.a eoo tuti li soi oruameati de claro et de scuro et de far che 
« li campi de dicto lavoro re>tarano bianchi secondo è dessignato in dicto 
« modelo et Bopra le botege de dieta ca/.a cidelicet in la parte inferiore ne 
• trauo bianchi depingere et fare quadri sei de paeizi cuna 
» alquante rigurete et li frixi cum li putini et figure : et dicti lavori de- 
« ben i secondo la monstra e in dicto dessigno seu modello * et 
•■rimi tua v debel ipse mag. Dominicus 

ponere in dicto laborerio suis expensis et tale laboreritm debet esse de colori- 
bus melioribus et Louis et magis finis qui reperiantur et qui .... seu fritto 
poni possit et de bollitale et guattiate ac saluta stare sic convention futi in dirlo 
duoruiii expertoruììi in similibits q% r per partes et quevis pars 

debeat eligere et quorum decloratami in omnibus predktis standum sit 

■e quod ipsi duo eligendi fuerint in facienda dieta declan 
■des eo casti colunt dicti < ontràhentes quod per DD. Sindicatores Minores 
Ianue qui prò tempore fuerint fiat electio tercii et ejus quod ipsi judieaverint 

declaratio duorum ex ipsù tribus valeat et observelu, 

per ipsos tres facta esset terrius non requircretur uec ctiaret». 

obstantiit qvibvsvis : Renunciantei etc. Et viceversa dictus Ntc< 



302 PITTURA 

mestieri, come ad esempio il dorare e '1 coprire di tinta 
le cose altrui. E però non è strano che i conti della 
Repubblica lo scrivano a metter d'oro gli scurirli de' 
magnifici Procuratori: e a consimil servigio credetti 
scoprirlo ne' razionali del Duomo di Savona , dove si 
legge sotto il 1 febbraio del 1515: f Baptùta pictor 
qui deauravit tabemaadum. Talvolta si mescolava in 
entrambe le pratiche, e n'è alcun saggio in certa scritta 
che chiama a giudizio di compromesso il Grimaldi ed 
il Piaggio per un' imagine di S. Giacomo apostolo da 



preseus et omnia, predicta acceptans salois semper predio tis promissit et pro- 
mittit dicto Dominico presenti etc. se eidem prò et occasione dicti làborerii sic 
prout supra facìendi omnibus computatis et nihil excluso solvere et dare libras 
ducentas qninquaginta lame monete currentis et ultra usque in summam li- 
brarum tricentarum et plus libris ducentis quinquaginta computatis quatenus 
ipsi eligendi declaraverint dictum laborerium faciendum esse majoris valoris 

quam sint diete libre 250 et prò ea summa de dictis reìiquis l. 50 

et de hoc eorum declaracioni stetur et nihilominus standum sit et de < 
dicti làborerii declaracioni predicte. Et infra solucionem ipse Dominicus nunc 
a dicto Nicolao presenti in pecunia numerata in mei Notarii et testimi infra- 
scriptorum presentia tiabuit et recepit libras sexaginta quinque lame diete mo- 
nete de quibus etc. Renuncians etc. et de residuo dicti crediti omni Sabato 
cujuslibet ebdomade durante dicto tempore quo est dictum laborerium faciendum 

debeat habere dictus Dominicus unam partem usque finito laborerio 

etc. — Actum Ianue in Caminala domus habitationis ejusdem Ni- 
colai site in contrada Sancii Luce : Anno a Nativitate Domini MDXIX.Il 
Indictione quarta secundum Ianue cursum die Mercurii V lumi in Vesperis : 
presentibus testibus Ioanne Maria de Laude de Levanto q. Oabrielis et Bap- 
tista Callegario q. Antonii ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Paolo 
Raimondo Pinello — Fogliaz. 19, 1532, n. 1 ). 



: \i noi o ix. 303 

lui colorita e dorata a rilievi ;1). Ma né questa, ne le 
stanze de 1 patrizj Grimaldi ove torse potè far opera 
di fregiatore, dan grado al Grasso onorevole, quanto 
una pala da lui lavorata nel 1518 per l'aitar princi- 
pale di Pino, speciosa valle sopposta a quel giogo che 
parte il Bisagno dalla Polcevera. La scritta che seco 
lui ne fermarono i massai della Chiesa, propone a sog- 
getto della parte inferiore cinque figure di santi . di- 
sposte verosimilmente in capitoli , dacché la tavola 
abbracciava otto palmi e s'alzava ben dodici. Gli Apo- 
stoli, secondo il consueto, riempiean la predella . 
comporre la cima darebbe norma un' ancona che ve- 



1 ►£« Imen: Baptista Grassus pictor q. Chrisn 

et Stefanus Rivlfus de Suncto Stefano q. Finarim ex parti altera 
•Jjcrentia verte,. 
S 'ti lacchi cum suo ornamento de releco per ipsuai Bapti- 
-tam colorite et deaurute et super caini eo et foto quod et quantum dictus 
Baptista petere et requirere posset a diclo Stefano occasione sv.c mercedis de 
murando et colorando di et de dependcntibus ab ea: se st 

pronta tt generalem sir compromissum fecerunt et 

! Theramum de Zoalio pictorem ellectum per dietim Bapti- 
-tam et Franciscum Grimaldum etiam pictorem ellectum per dietim Sti 
tanov.' inm partium arbitro* et arbitratores communes amicos ellectos 

et assumptos inter ipsas partes etc. — Actum testatum et publicatum , 
Io. Franciscwn de pagai •ium infrascriptim : Zanne in prima Salla 

Pab'rti Serrav • ubi jura reddvutur per DD. Consnles R< 

Anno MDXXXK Indictione XII secundwn lame curswn die 

■esentibus Petro Andrea de Roca/aliata 
et Matheo de Pinete q. Io. Mane testibus ad premissa vocatis et rogatis. 
Atti del Not. Gio. Francesco Pagano — Fcgliaz. 4. 1538-44. 



304 PITTURA 

(levasi all'Annunziata : intondi dell'Olivella foggidì di 
Portoria) chiesa già ricca di quadri, e del Fazolo in 
ispecie (1). Solo il prezzo è un motteggio al costui 
valore ; sessanta lire di genovini , e pensasse a dora- 
ture e a legname e a quant'altro accadesse per tal la- 
voro. Comunque valesse , Battista si condusse cogli 
anni fino al 1545 ; morì senza prole , ma non senza 
lasciare alcun gruzzolo dopo vita lunghissima e con- 
dizioni ( a giudicarne ) non rispondenti al cognome. 
Redo quel tanto un Anton Maria suo fratello, il quale 
negli atti del notaio Pagano delegando ad udire l'e- 
redità un Selvaggio Negrone ed un altro del proprio 
casato, ci addita in Castelnuovo di Scrivia la comun 



di In nomine Domini Amen: Baptist;» Grassus pictvi q. ri ex 

una parte et lohannes de Carpis Misinus de Campostano Battista de Massino 
et Andreas de Boiono de Villa Pini Potestacie Pulcifere ex altera sponte etc. 
pervenerunt etc. sibi ipsis ad invicem et vicissim presentibus et stipulantibus 
ad infrascritta pacta : Renunciantes etc. Videlicet quia ex causa diclorum pac- 
tortim dictus Baptista promissit eidem lohanni et sociis presentibus et stijm- 
lantibus ut snpra facere seu pingere Magiestatem [sic) altaris majoris Smith, 
Pelvi de Pinu latitudinis parmorum odo et altitudinis parmorum duodecim cwn 
figuris quinque in parte inferiori et in bancheta duodecim Apostohrum et a 
parte superiori prout precipient dicti superius nominati et prout est quedam 
altera in Ecclesia S. Marie Annunciate de Ianua in prima Capella in dieta 
Ecclesia cura aliis proni solitum est prò predo et extimacione infrascripta et 
facere intra mensem Novembris proxime venturum bene pictam et bene labora- 
tam. Et ex nunc dictus mag. Baptista habuit et recepii ab ipsis Iohanne ei 
sociis infra solucionem sue mercedis libras duodecim lamie in presentici mei 
Notar ii et teslium infrascriptorwm. Versa vice dicti lohannes et sodi promis- 



CAPITOLO i\. 805 

i tempre da Battista n"u r i: atti, o per 
L'umiltà della origine o per l'antica dimestichezza 

della matricola accolgono pei questi tempi 

icchi da Como, progenie d'un Axbbrto, e fami- 

a noi chiese alcun cenno in proposito le 

tnieri e ili simil greggia. Non v'ha nome un \n- 

; i, e diresti per non confondersi a que meccanici: 

he vuole esser loro fratello dacché 9 annunzia 

iol d'un Andrea. Fra lauti comas 

crebbe facile a chicc 
nomo d'uno stampo medesimo, se a dirci 
non r< ippo 

più importa una tavola. Resta pure coi inorata 



òras sexagint.i 
luodecim Ianue et 
• Fumario q. Nicolai ns et dirti su t 

lokannet et sodi dare et solvere eidem mag. Bapl 
ti svperius nohiinati ro 

ridere tenealur eisdem 
obstante quod non esset totaliter satisfactwn de ■ ■■tione 

nm superivi nominatori u,-. — .1' » burgi Sancii Ste- 

■i Ponticellum videlicet ad b<>. 

,■!//' UDV/// mdmm curtum lamie die M 

; atibus Iohannt de Monleone Marchi et 

>'w de Scnguineto Laureata laaerio. Atti del Not Giovanni de Bene- 
- Fogliai 17, 1518). 

• j [. — l'iTTL'RA.. 39 



306 P 1TTURA 

memoria d'una cappella che un Andrea di Vigo spe- 
ziale legò per testamento verso il 1518, per avervi poi 
tomba , nella chiesa suburbana della Consolazione in 
Artoria , e murata coli' opera dell' antelamo Nicolo di 
Vergagni a que' giorni riputatissimo. Ad Antonio da 
Como, o stanziasse in Genova o venisse pur ora dalla 
sua terra, fu decoroso il provare in tal luogo che già 
si vantava del Boccaccino ,e del Brea, e a non molti 
anni attendeva viemmaggior lustro dal Semino e dal 
Buonaccorsi. Forse il graziò di tanto la patria che a- 
veva comune col Priore di quel convento, fra Stefano 
da Como, se mal non leggo negli atti. Costui e un 
Ravasco fedecommissarj, gli ordinarono d'effigiar per 
l'altare i SS. Agostino, Nicola, Sebastiano e Rocco 
appiè della Vergine che porge al secondo la mistica 
cintola. E tale possediamo l'ancona sul destro ingresso 
alla attuale Consolazione : benemerenza de' PP. che 
al partire da quelle stanze pel fabbricarsi del muro 
di cinta, quanto si potea del lor meglio recarono in 
salvo nel nuovo asilo. Ma non si creda che l'opera, 
qual'oggi si vede, sia men dismembrata o monca di 
quel che avvenne a tante altre fuggiasche dai loro al- 
tari; la polizza afferma ch'essa poggiava in altezza di 
quindici palmi, e a far tanto convenne ch'ella si cor- 
redasse della predella e finisse al dissopra col mezzo 
tondo. Al veder ciò che avanza (eh' è però il maggior 
corpo) in certe parti ancor duro al disegno, e nel com- 
plesso robusto alle tinte, stranieri come eravamo agli 



CAPITOLO 1\. 307 

archi vj, ■ venne ■ mente i! Bombelli, e tuttavia ci 
verrebbe sh non fossero Le nuove Bcoperte. Le quali 
ci conducono a credere che tal forma di Ertile Boende 
dal vecchio Pazolo nei successori: nel cui novero (co- 
me fu detl da coniarsi Agostino e conterei di 

buon grado cotesto Antonio. Gli ordinatori . non che 
irò nella mercede di lire cento settanta cin- 
que, stipularono nelTistrumento ch'egli s'avesse anche 
un piti indicassero persone a ciò elette: frat- 

tanto della somma predetta lo assicuravano nei cartu- 
lari del I impero (1). Valsente e clausola che ag 



\? In nomine D Antonius de Cumo pictor q. A. 

sponte e te. promiss r tri Slephano de Ci' 

ie Beate Marie de Consolatone extra muros lamie Ordùiis Obser 
S. Augnstini et Bernardo Racascho spedarlo q. Levantini fideicomnissa, 
execntoribns testamenti ci ultime voluntatis q. Andree de Vigo olirti spet 
rum aneto- a presente dicto Bernardo diclis 

palanti et ad cautelam mihi Notano coi seu conslrui facere alia 

Marie Yirginis in medio et a lateribus sanctorum Augustini Nicolai Ro> 

■ modelnm sili tra' m auro et aliis necessariis bene et 

opinile altitudine parmo, bonilatis prelio dicendo et exclo, 

per dna» personas eligendas per dictos Priorem et Bernardum et ita facere 
promissU et pr Antonius > secundum et juxta mo- 

delnm sibi tradditum intra menses sex proxime venturos. Versa vice 
Bemardus nomine et vice dicti Prioris spontt promissit et promittit dicto An- 
tonio prò predictis dare et solvere libra» ce ptuaginta quinqne j 
norum ad jornatam secundum indigeni iam prò fabricacione d 
cnjus solucioue prò cautela di Lntonìi promigsernnt scribi facei 
cartulario pagarum S. Georgii libras ceutum septuaginia qv.inqv.e dieta-rum pa- 
garum ad liberam volunlatem dicti mag. Antonii omni exceptione remotta. Arto 
quod dir/v* mag. Antonina tenealur tr" 



308 PITTURA 

giustan pregio all'artefice, e ci ammoniscono di non 
mettere in fascio cogl'infìmi i molti il cui nome non 
dura colle opere. A tanti comaschi s* accresce ancora 
un Battista occupando il sessantesimo luogo della 
matricola, e anch'egli ci terrà cauti nel sentenzia 
mostrandosi Ira non molto in compagnia del Semino, 
argomento precipuo all'attuale materia. 

E per vero niuna epoca al par di questa che pre- 
corre a Pierino e succede alla scuola antica, è così in- 
certa nei nomi o diversa nei metodi o copiosa negli 
uomini della pittura : tantoché ci è mestieri disgom- 



.di rnag. Antonii et fa< 

dictis libris ci. .la quinque Io/me alcune parole 

illeggibili ' . . . . di rdaxare dì 

paga. 

Ite. Nicolaus de Vergàgni magistt 

dicto Bernardo dicto non .rare seti constimi facere Cap' 1, < cui» 

sua copertura ledo et cruceria matonis lapidis et cale 
iigentibus et necessaria diete Capette 

laboratis it et ocv.lo in medio cum su 

norei (sic) alba ami svis literis que dicto ■ 

stfo tantum escluso astrego diete Capete. Ter cius Berna 

.ce Itbras dv.centas septtu ■ 

ditti Prioris et Bernardi soltendas ad jornatam sec- 

et di , dictus mag. Nicolaus per te cm Maij MDXXVIIIZ: 

Renuncians etc. — Actw .' in Sala superiori Polacii vocata Fraschea 
'teet ad bancvm residentie Notarti infrascritti; — Anno l 

MDXXTHII I t Lune XXV 1 

tomo de Campodonego q. Baptisle 

de Montetiride q. Dominici magistro intaliandi testibus vocatis et 

del Xot. Vincenzo Lercaro — Fogliaz. 1, 1529 . 






i \i ITO] I 

brar prima penosamente il cammino che difllarci a] 
getto. Siccome a tempi ili civile rivolgimento s'av- 
vicendano in istrano contrasto il sentimento e r opi- 
nion»' <lo" popoli, così anche le massime e l'imitar degli 
artisti, quali aderenti al passato, quali altri spasimanti 
di novità, e pur anche nel nuovo invaghiti chi d'uno 
chi d'altri esempj. Yhhiam por mano professori in gran 
numero e dilettanti dell'arte, accolti in < renova o spi 
por la provincia; parecchi d'ignoto valore, e parecchi 

he scema occasione e giudizio a para£ 
narli. Bene è lecito il porli a mostra, benché in con- 
fuso, e ; nostrani cogli esteri, come portano le condi- 
zioni già espresse. La terra di Levanto , origine dei 
i>a Passano, non ci die' pur quel Michele citato nei 
fogli addietro, mi -neo un Martino e un Ande 

q pena hanno un cenno nei rogiti. Fu pa- 
tria dei Di Cassana, cognome pittorico assai 

più recente; e già del 1516 tr< 
in G multato dai Consoli , 

indarno si cerca. De R 
il proprio casato . e il costui padre un Giovanni : 
e il ritrovo sedici anni più tardi stanziato in Levanto 

oer provar la sua lena in più 
picciolo arringo (1). Xè un Giacomo da Bargagli man- 



ti Me lo addita ima carta di testimoniali rogata dal not. Antonio Lo- 
mellino Fazio >:iuniore per una controversia che aveva il Castana con 



■ìli) PITTURA 

cherà in questa schiera; del quale e notizia nei libri 
della Repubblica (1) e negli atti dell' Usodimare (2) 
per lavori e contrattazioni di lieve momento Ma prima 
assai che dai fogliazzi mi fu palese da certa tavola ve- 
nuta in possesso de' marchesi Cambiaso , rappresen- 
tante il Mistero dell'Annunziata, ov'egli segnò il pro- 



certo Antonio Busticea suo conterraneo; la qua! carta si conchiude 

Actum in Burgo Slagni Levanti apud apotecam domus habUatio/iis dicti Iacobi: 
anno a Nativitale Domini MDKXXII Indictione quinta die vero Sabbati X Vili 
Maij: presentibus Bartholomeo Baptini q. Pasqualis de Casarlia de Letanto 
et Antonio q. Nicolai Torrette di Vignana Vallis Levanti testibus vocatis et 
rogalis — Franciscus Payta Notarius. 

1 j$$ MDXXXV die nona Marcii — Iacobus de Bargalio pictor prò Ma- 
gnif. D. lacobo infra soltUionem deaurandi vexillum Platee — l. XIII s. XVI. 

>%< In nomine Domìni Amen: Iacobus de Bargalio pictor q. loh» 
civis lanue sponle etc. vendidit et titulo et ex ca,usa vendicionis dedit trai 

et mandavit Luce de Panexio jocalisle q. Laurentii civi lanue .... 

quamdam ipsius Iacobi domum male condicionatam sitavi lanue in conlrata 

Collis Superioris prò predo et nomine predi libro/rum sexaginta sex 

januinorum quas ipse Lucas emptor dare et solvere promissit et prò- 

mittil diclo lacobo venditori presenti et stipulanti semper quandocumque ipse 
Iacobus vendilor fecerit quod Brigida filia Baptiste de Roisecho uxor ipsius 

Iacobi consenseril et renuntiaveril ipsi Luce omnibus et sin- 

gulis juribus eidem Brigide competentibus in dieta domo etc. — Actum latine 
in contrada Banchorum videlicet in mediano siilo sub domo D. Angustiai Lo- 
mellini III. D. Baptiste in quo mediano in presentiarum residentiam facilini 
Christoforus de Franchis et sodi deputali super rebus q. Francisci et Iacobi 
Sauli: Anno a Nativitale Domini millesimo quingentesimo trigesimo tertio L>- 
dictione quinta secundum lamie cursum die Lime lercia Marta in terc-iis : 
presentibus testibus Nob. Cristoforo de Franchis q. D. V. et Ieronimus Spi- 
ntila q. D. M. specialiter ad premissa vocatis et rogalis. I Atti del Not. An- 
drea Ugolino Maragliano — Fogliaz. 1, 1531-41 ). 



( tPITOLO IX. '11 

prio Qome l . -• dove il giudicheresti pittoi Lento al- 
l' imaginare e stentato al condurre . ma non digiuno 
di buon assime attinte dai vecchi. Non e conosciuto 
nella matricola, né trovi» in essa più altri, che a sti- 
marne dalle opere non erano indegni d'avervi un ti- 
tolo. Può sospettarsi rh'ei fosser 1 uomini della provin- 
cia; e quel poco che si sa di lor'opere aiuta il sospetto. 
Benedetto di (»>i kst.y ci viene incontro con solo il 
suffragio di certo altare da lui dipinto per la Villa di 
"Ilo in Fontanabona , a richiesta d'un Ambrogio 
dano, e per uso di quella chiesa. Avarissimo è il 
/.e che ne riceve, ma lungo il lavoro, e sudato: 
poiché Lasciando stare le colonne e le inquadrature e 
gl'intagli, dovea dipinger nel mezzo le imagini di s. 
Vincenzo, di s. Antonio e di s. Rocco, dovea comporre 
nel mezzocerchio l'istoria della Pietà, e figurare nella 
banchetta miracoli di s. Vincenzo da cui prende nome 
la parrochiale . e spesso ancora il paese (2). Vedi al- 



1 Qui -t.i quadro è compagno a quell'altro già menzionato di Luca da 

:itr" l'Oratorio domestico alla Torre di Prà. 
•^ >x< In nomine Domini Amen: Cvm terv.m si? quod inter Benedictum 
pictorem Pauh e t Amlrosium de Cordano Ville Castelli Vallis Fon- 
ata J'uerit compositio Jaciendi altare unwn sub titulo 
Vincent u "', uno latere figuram '•. .donii et ab alio latere figurarti 

' Rochi superius Pietà! "ris Domini Nostri lhesu Ckristi xnje- 

•dracula Saniti Vinrentii et prò diclo altari con 
do di' ■'■sius pi-omisseril dicto Benedicto solvere et exbursare realiter 

et cura effectu tùnorwn : kinc est quod diete pan- 



! li PlTTt'KA 

tri lacci onde stringevate il committente . e '/Girerai 
col pensiero a que* poco discreti che oppressa no i gio- 
vani artisti per aver buon mercato delle loro fatiche. 
E si direbbe che Benedetto nel 1531 , eh 1 è la data 
dell'atto, fosse ancora in tutela di Paolo suo padre: a 



sis ad invicem et vicissim confesse fuerunt pervenisse ad infrascripta pad" 
composiliones et transacliones de quibus infra: Videlicet quia ex e. 
rum pactorvm dictus Benedictus promisit et. promitlit dicto Ambrosio presenti 
et acceptanti nomine et vice totius Capette Sancii Vincentii suis sumptibus fa,- 
bricari facere altare unum, Ugni (Marc >m duabut colhmnis uno fri- 

tào cum sua bancheta et medio tondo a parte superiori cwm una coUumma di- 
visa in medio laborata ad turnum illudque pingere cum figura Sancii Vincentii 
in medio ab uno latere Sancii Antonii et ab alio Sancii Rochi inferius in dieta 
bancheta aliqua miracula Sancii Vincentii et superius Pietatem Salvatoris no- 
stri : et qui Benedictus teneatur et obligatus sii super dicto altari ponere bo- 
nos colores et super eo ubi opus fuerit ponere aurum biicet in ti 

> cornixono collunnis cornicibus capitelis et bassis sic et demum in loto 
altari ubi erit opus et dictas figuras pingere bonas et sufficienles et 
eis bonos colores affigere dictumque altare dictus Benedictus pingere teneatur 
! 'gatus sii ad oleum. Et versa vice dictus Ambrosius yredicta acceptans 
visit et promitlit dicto Benedicto presenti et acceptanti eidem solvere prò 
dicto altari conficiendo in omnibus ut supra dictas libras sexaginta januinorum 
videlicet ex nunc libras triginta quas dictus Benedictus habuit et recej 
peccunia numerata in presentia Notarii et testium infra scriptorwin et reliquas 
libras triginta dictus Ambrosius dare et solvere promisit et promitlit eidem 
Benedicto presenti prout supra intra et per totum mensem Augusti proxime 
venturum in consignacione dicti altaris omni postposita contradicione. Ade 
quod fabricato dicto altari per dictas partes elligi debeant duo magistri pietà- 
re sufficientes videlicet unus prò singula ipsarum qui dictum altare estimare 
debeant et si per eos cognitum fuerit dictum altare plus valere pretio dictarum 
librarum sexaginta teneatur dictus Ambrosius suprascriptis non obstantibus il- 
lud plus quod estimatum fuisset per dictos Magistros solvere dicto Benedicto 
presenti prout supra et sic promisit et e converso si dictum altare minus 



CAPITOLO i\. : U;l 

costui si consegnano Le quote del pagamento, mentite- 
gli consegna la tavola il giorno 3 agosto dell' anno 
appi ANDREA DI Fontana ci richiama al villaggio di 

8 Giulia su quel di Lavagna, per la cui chiesa dipinse 
due anni più tardi una tavola, della quale si tacciono 
de] pari e le misure e il soggetto. Quanto ce ne ser- 



dicto pretto teneatur dictus Benedictus illud minus quod estimar 
tum fuisset solvere dicto Ambrosio presenti et acceptunti et sic promisit et pro- 

ì's dietim altare intra annos decerti proxime ven- 
duti Benedicti teneatur et obligatus sit 
ipse Benedictu- opriti simptibus sufficienter refficere dietim altare et 

sic pr > f tit. Et prò predictis observandis per dietim Benedictum 

versus dietim Awbrosivm sotemniter intercessa et Jidejussit Benedictus de 
Ferrari m pictor q. Baptiste sub etc. — »J< 1531 die Martis secunda Maij in 
Vuptril 'vi bauckuw residentie Notarti infrascripti: Testes Io. Baptista de 
Munitone q. Mi ìt Baptista lustus de Briandata q. Bartholomei vocali 

et rogati. 
►5» 1532 die Sabbo' Augusti kora Are Marie in cin 

v habita' 'ion is Notarti infrascripti site lanue in carrubeo Fili. — 
Questa dictus Fogin procurator dicti Benedicti Jftii sui 
■'ritate publica recognovit loanni Baytano de 
Rono q. ■icnti et stipulanti nomine et vice totius Capette 

Fonte Bono se Paulum a dicto Ioanne habuisse et recepis- 
ndecim et solidos quindecim januinorum in peccunia numerata in 
presenta Notarli et testiv.m infrascriplorwn qv.c sunt ad complementi/m et prò 
\to Uòrarun sexaginta pretti dicti altaris per dictum Benedic- 
tum de Quest - >".um conslrucli et fabricati et hodie per dictum Pau- 
lum tr V dicto loanni presenti et sic confitentur compulatis 
■> et solidis quinque per dictum Paulvm superioribus mensibus 
prò dieta Capella Sancii Vincentu v.t publice fatetur. — 
hus de li Noci de Varixio cartarius q. Antonii et Dominicus de 
Cerej urisdictionis Omegne q. tulliani. (Atti del Not. Vincenzo 
jco Barbugelata — Fogliaz. 1. 1518-42 . 

III. — Pittura. 40 



314 PITTURA 

bano i documenti, egli è in ciò che Domenico suo fi- 
glio, pittore anch' egli, ricevea compimento di scudi 
sessantasei pel lavoro paterno il 27 giugno del 1533 
dai massai di quel luogo, Pagano Carena, Stefano Fru- 
gone ed Antonio Sivori (1). Son cose sparse, e ch'altri, 
non senza alcun dritto, vorrà supporre men ragguar- 
devoli; ma quante volte spaziando noi per chiese e o- 
ratorj contadineschi, non ispiammo con certa curiosità 



(1) >Ji In nmiùnc Domini Amen : Dominicus de -Fontana pktor magistri 
Andree nomine et vice dicli Andree ejus patris prò quo de ratto pr(H 
sub etc. sponte etc. conjessus futi et in tentate publica recognovit Pogo.no 
Carene Stephano Frugono q. Antonii et Antonio de Sivori filio Andree de villa 
Sonde lidie plebatus Lavante Massariis Ecclesie Sancte lìdie presentibus sti- 
pulantibus et recipientilus nomine et vice diete Ecclesie Sancte lìdie ac Rec- 
toris et Massariorum diete Ecclesie et ad cautelam mihi Notorio infrascripto 
tamquam publice persone officio publico stipulanti et recipienti nomine et vice 
diete Ecclesie se dicto nomine a dictis Pagano et sociis realiter habuisse ci re- 
cepisse scutos quinque auri solis sive eorum talorem et alios scutos tres in alia 
parte in tot (sic) pecunia argentea numerata in presentici mei Notarii et te- 
stium infrascriptonvm et sunt ad complemenlum scutorum sexoginta sex auri 
solis per dictos Rectorem et Massarios ditte Ecclesie debitorvMi dicto mag. An- 
dree prò pretio unius ancone seu Majestatis confecte lignaminibus per <l< 
mag. Andream ad requisitionem dictorum Rectoris et Massariorum diete Ec- 
clesie et eisdem Pagano et sociis tradite et consignate per dictum Dominicum 
ut idem Paganus conflletur : Renuncìantes etc. — Actum lonue in Sallo Pa- 
lacii Archiepiscopalis sub anno a Nativitate Domini millesimo quingentesimo 
trigesimo tercio Indictione quinta juxta morem Fanne die Veneris vigesima set- 
tima lumi in tertiis : presentibus Salvatore Pinella de Rippa Nigra et Io. 
Baptista de Franchis de Mulflno Notariis civibus Ianue testibus ad premissa 
vocatis et rogatis. (Atti del Not. Nicolò Pallavicino di Coronato — Fogliaz. 
11, 1533-34 . 



I àHTOLO IX 315 

) L'autore la scuola di questo o di quel dipinto che 
vive anch'oggi [e pia Lunga sta che da noi) sui lor 

modesti altarini? Non di rado un sol nome, un sol 
cenno li sveda: e proposito appunto del mio lavoro è 
il disperder le tenebre, foss' anche dalle minime cose. 
Beco un altro Bissone di nome Gerolamo che vive e 
dipinge in ti enova nel 1531, dico negli atti di Gia- 
como Cicala: da crescersi a quel drappello che vonne 
d'antico e moltiplicò in mezzo a noi gli alunni della 
pittura e della statuaria. Ed ecco fra noi solitario ( e 
certa di stile sì come di lingua) un tedesco che chia- 
masi Gio: Maria Ridor, né sarà ingrato il conoscerlo 

ii vide per qualche chiesa o palazzo dipinti di que- 
sta età con sembianza alemanna, stranieri in tutto alla 
nostra maniera e nati fatti a confondere il giudizio de- 
irli amatori. E veramente se il Ridor tenevasi in Gè- 

■i a maneggiarvi il pennello, come mostrali le filze 
del Castiglione, viene in pronto il pensare che riman- 
gano in Genova esempj di costui mano, non isdegnati 
a que' giorni, anzi ambiti e desiderati come notammo 
altra volta. Del crederlo ozioso ci nega ogni facoltà 
l'atto stesso, pel quale Gio: Maria conduce alla propria 
bottega per anni tre e per espressa cagione d' ajuto 
un Michel di Simone da Brescia (1): un degli ultimi 



1 »~« ! „!>,ie Domini Amen: Michael de Simone de Eresia, pictor spontc 
etc pi • nit Iohanni Marie Ridor teutonico presenti 

rseverare cwn Hcto Iohaune Maria per 



MIO PITTURA 

ira tanti lombardi, che si diradavano d'innanzi ai li- 
guri, vogliosi oggimai di costituirsi in iscuola e d'a- 
ver nome nei fasti dell'arte italiana. 

Né mancavano alla Riviera i pennelli, vuoi patrj 
od esteri , quantunque d'uomini ai quali la posterità 
non volle o non potè recar fama. Le brevi postille di 
Gio: Tommaso Belloro assegnano la data del 1515 ad 
un Filippo da Verona, che l'Opera del Duomo savo- 
nese, o più. veramente il Capitolo, trattenne a dipin- 
gere in molte tele e composti in coppie i Vescovi 
di quella città. Questi quadri, locati già nell'aula ca- 
nonicale dell'antica basilica, trasportati poi nella nuova, 
eran quasi la storia visibile del savonese episcopato ; 



annoi ires prose-ime venturos prò ejus lavoratore et ab eo durante ditto tempore 
non recedei servitiaque faciet lam in domo et extra et tam in presenti civilale 
lame quarti alibi in quameumque mv/ndi partem furtum nec res inhonestas com- 
mittere volenti consentiet imo vetabit et quam cicius potuerit noticiam faciet 
dicto Iohanni Marie : Et versa vice dictus Iohannes Maria presens et accep- 
tans Iw/jusmodi promissionem promissit et promittit dicto Michaeli presenti etc. 
•ipsum Michaelem toto dicto tempore dictorum annorum trium tenere prò ejus 
ìaboratore ac ipstim pascere vestire et calciare tam samum quam inflrmvm: Re- 
nxmcicmtes etc. sub pena scutonm quinquaginta apri solis in quam etc. — 
Aitimi Ianue in prima Salla Palacii Serravallis Communis ubi pira redduntw 
per DD. ConsiQ.es Rationis videlicet ad banchum mei Notarii infrascripti : — 
Anno Domin. Nativ. millessimo quingentessimo vivessimo septimo Indictioue 
quintadecima, secundum Ianue cursum die Mercurii decima octava Decemlris 
in ierciis : presentibns Baptista de Baxadonis q. lohannis et Bernardo de Ca- 
stelacio lohannis testibus ad premissa vocatis et rogatis. Atti del Net. Gio. 
Battista Castiglione — Fogliaz. 2, 1526-28 . 



CAPITOLO IX- 

e dovette dolere ;i ciascun buono olio il 17 ( JG li 
ciasse in isperpero come cose disutili e viete. La su- 
burbaiia di s. Antonino ne accolse parecchi, e d 1 al- 
cuni pochi non fu sdegnoso il chiostro dell'attuai Cat- 
tedrale; ma non per altro ( diresti ) se non per man- 
dare a' dì nostri il barbaro diletto di sterminarli. Io 
ne conobbi le estreme reliquie mercè del gentile Caorsi, 
e ne colsi quel frutto che solo avanzava : il far giu- 
dizio d'un uomo obbliato e d'un monumento poco men 
che distrutto. Paragonando Filippo da Verona ad Al- 
bertino da Ludi (dacché in Savona operavano entro 
un anno medesimo) non è arduo ad imaginare in che 
stima tenessero que' cittadini un pittore che prelu- 
diando a' suoi veneti tentava i metodi veloci e illu- 
sorj, verso un artefice che recava da Roma, o dall'Um- 
bria per avventura, il sentir casto e'1 dilicato espri- 
mere del Perugino. Vero è che le tele di Filippo, con- 
dotte a tempera, e con certo dispregio nelle parti ac- 
cessorie, come ad uopo di mobili decorativi . non dan 
la misura a sentenziar giustamente: e se guardiamo 
a que' meriti che non isdegnan la fretta, v'è pur molto 
a lodare , e molto anche ad arguire sull' ingegno di 
lui. Tali sono la vivezza de' volti , il far largo de' 
panni, la forza del colorito, e 1' avvertenza in ispecie 
del far che quo' Vescovi, appaiati di quadro in quadro, 
agissero e si movessero e quasi parlassero scambievol- 
mente. Ch'ei s'educasse ai seguaci d'Andrea del Han- 
tegna . si potria credere agli edifìzj , alle logge . ai 



318 PITTURA. 

prospetti ch'ei vi fìnse per campo: nondimeno più e- 
sperto a segnarne le linee che a reggerne Y ottica. 
V ha chi '1 ricerca in più larghe invenzioni , e gode 
attribuirgli due tele non picciole appese nel ricetto 
dell" Opera , spoglie anch' esse della distrutta Catte- 
drale , e testimonj alle glorie sabazie. Siede nell' una 
il pontefice Sisto, e con esso i cardinali da lui pro- 
clamati tra i figli della sua terra: Giuliano cioè della 
Rovere, fra Pietro Riario, Raffaele Riario Sansone, Gi- 
rolamo Basso della Rovere e fra Clemente pur della 
Rovere : nell'altra con papa Giulio i card, fra Marco 
Vegerio , Leonardo Grasso della Rovere , Antonio Fer- 
rerò e Sisto Gara della Rovere (1). Non pronunzierò 
dell'autore, che male me ne consiglia l'ambiguità dello 
stile e l'incuria in cui giacciono ; ma i distici che vi 
si leggono paion dir la pittura contemporanea al pa- 
pato di Giulio, e mostrerebbero Filippo più anni ad- 
dietro in Savona. Di costui mano s' accusa con più 



1 Ne' suppedanei dei due pontefici si leggono per ciascuno due di- 
stici. In quello di Sisto: 

Sixkis Me est colli qui bis septem janitor annis 

Dona Delira genitrix tanta Saona tulit. 
Consuluil patria venturi providus augur 
Hos donans cives culmine cardineo. 
E ni quello di Giulio: 

Julius iste nepos Sixti moderatur habenas 

Orbis et hos frnetus Sixlica quercus habet .- 
Hos jussit roseo cives fulgere galero: 
Felix es gemino dio, Saona Patre. 



CAPITOLO i\. tifi 

Mitezza un gran quadro dell'Episcopio, ritratto abba- 
itanza fedele della stupendissima Cena dì Leonardo da 
Vinci. Che durante il lavoro tenesse V occhio al mo- 
dello, nim oso affermarlo; ma per ciò stesso conosciam 
lui. pittor facile e dì lieti impasti, e qui dove ha freno 
Mal gran maestro, piacevole in tutto a vedersi. Né fa 
d'uopo il soggiungere, che a tanti' fatiche dovettero i 
Savonesi aveT con loro Filippo ben più a lungo che 
non s'accenni per quo' nudi appunti del buon Bellore. 
All'epoca stossa e alla scuola de 1 migliori lombardi 
vuol darsi una tavola '"he cresce onore a Savona più 
.: che Savona non pensi , giudicandone almeno dal 
lasciarla che t'a poco men che negletta nella chiesa di 
rio. Battista, oggi Scuola di Carità. Ma chi la fé' 
salva dagli artigli d' incettatori venali . abbia lode e 
riconoscenza, ch'io odo essere il presidente alla scuola: 
lituirla in dignità penseranno altri buoni, de' 
quali non ha difetto il paese. L'autore è segnato en- 
anna d«d Presepio che fa soggetto alla pala, 
con questi caratteri: Opus Fr. leronimi de Brucia I 

— 1519, 28 Aprilis. Vogliono le tradizioni che 
ella occupasse in passato l'altare de' Filatori o cordai; 
ma non dicono il dove né il quando se ne traesse. 
Questo frate Gerolamo da Brescia carmelitano, de- 
ssimo ohe qualsivoglia Ordine di Religiosi ne an- 
dasse superbo, è pur noto al Lanzi per un'ancona che 
ne mostravano in Firenze i Padri della sua Regola, 
minor vanto sarebbe pei Savonesi l'averlo avuto in 



320 PITTURA 

lor terra, e invitato a dipingervi : cosa che non mi par 
verosimile. Specialmente per questo, che !a storia della 
Natività, sopra un asse più picciolo, si volle accresciuta 
delle figure de' ss. Francesco e Bartolo mmeo nell' atto 
di proteggere due devoti , diverse troppo di merito e 
di bellezza , benché non lontane di tempo : e ciò per 
condurre il dipinto ad eguagliare la nicchia là dove 
fu posto. Quant'è del monaco è pur la leggiadra cosa : 
belle arie di volti , espressioni soavi ed ingenue ad 
innamorarne, diligenti contorni, pennello giocondo, a- 
menissimo, amico alle patrie scuole. E come il tempo 
voglia farne giustizia , da lunga mano sconnette la 
costui tavola dalle giunte importune, sì che tutto in 
quadro ne paiono le fenditure , né credo che se ne 
dolga chi in fatto di pittura ha buon occhio (1). 
Ignoto è Gerolamo in Genova , comechè a dipingere 
e ad insegnare vel soffermi lo Spotorno; ai sogni del 
quale terrò dietro sbadatamente per non mettermi ad 
oziosa inquisizione, ed ingrata. 

La Pieve del Teco si godeva tuttora il suo Guidi 



1 Per In singolarità del caso m'induco a notare che ne' libri dell'Opera 
del Duomo è segnato un omonimo di questo frate, cui fu commesso in- 
torno agli anni medesimi il lavorio d'una grata in metallo per l'antica 
Cattedrale. — MDXV die I. Februarii: Magister Ieronymus de Brissia sive 
de Bergamo cui data est ad construendum grata latoni et ratio latoni noti 
laborati sili consigliati vel consigmndi prò dicto opere prò alia sua libri Fa- 
ttrice anni 1493 de cart. 263. 



CAPITOLO l\ >21 

' . erudito ( coinè vedemmo ) tm noi , ma più 
ito della astia valle in età matura. Poco amici gli 
furono li, guastando non pure i dipinti ma i 

Luoghi stesai clic gli accoglievano, come a .lire la cap- 
ta di N. D. Lauretana nella chiesa di s. Agostino, 
iella «li s. Lazzaro dentro citta, e poche orme la- 
adone in quella di s. Pietro alle Comparate, chie- 
suola di ^ius privato. Ma in parte ne lo ristora la ca- 
rità de' conterranei ; nel suo Hanzo la memoria di 
Piktko Grumi sopravvive a tante ingiurie sulla bocca 
•er: . e in più carte di zelanti ricercatori. Gli 
compagno (come fu compaesano) un Giaco- 
mo Ghvbstro , che del 1529 istoriava a buon fresco 
una Pietà sul prospetto dell'ospitale di Pieve, lodatis- 
sima per tradizioni raccolte dal Rossi nella sua storia 
d'Albenga. sia desiderio de' suoi plebani, o confor- 
mità di maniera a quo' freschi da tempo perduti, gli 
son pure attribuite certe reliquie di pittura che ancor 
si scoprono sull'esterno delle antiche carceri giudizia- 
rie. Il convento di Taggia, illustrato già dal soggior- 
no e dalle opere di Corrado d'Allemagna e del Brea, 
vedea quasi in questi anni rifiorir la pittura per un 
suo monaco, Emanuele Macarj, malamente anticipato 
dallo Spotorno nel secolo addietro. Bastò al dotto Padre 
saperne il nome per acconciarlo a sua voglia; di che 
mi rapporto a quanto scrissi sul Brea. Con più di 
lenza ne parla il Calvi nella sua cronaca del mo- 
nastero, e vien lodando una tavola del Crocifisso con 

III. — PlTTVRA. 41 



322 PITTURA 

varj santi che ne adornava la chiesa : preziosa a aie' 
Padri perchè d'un lor confratello, ed insigne per fa 
di prodigj quivi stesso accaduti nella invasione de' 
Saraceni. Come artefice lo conoscemmo assai meglio 
da un trittico , venuto oer cura del Villa alla gran 
mostra dell'Accademia ove pende tuttora; e inclinam- 
mo a contarlo fra que' pittori che solitarj in angusto 
confine, o lungi da' nuovi esempj, od anche schivi se 
vuoi del seguirli, mal si rimossero dagli usi antichi. 
Per l'anno eh' ei vi soscrisse , e per gl'impasti che 
tenta il pennello , già pieni e vividi sul gusto mo- 
derno, son fogge pressoché anacronistiche i tabernacoli 
salienti in arco e tutte quante le imagini campite ad 
oro. Sei se ne veggono in due riparti : nel superiore 
N. D. col Putto, e a' suoi lati le vergini Apollonia ed 
Agata : nel maggior corpo e in maggior dimensioni 
s. Benedetto seduto in cattedra , e i ss. Paolo e Gio- 
vanni apostoli. Da che luogo provenga non è a mia 
saputa , ma certo da chiesa di que' dintorni , se cre- 
diamo alla scritta, malconcia per vero dagli anni, ma 
non così che fallisca al bisogno. Nel suppedaneo del 

santo patriarca: 1519: Me XX. — Hoc opus 

fieri feceruni M. Iacobus Marinus et Dominicus Ca 

massarii; e sott'esso l'Evangelista : Manuel Machmius 
' de Pigna faciebat. Così ci si svela la patria del mo- 
naco in Pigna , dove i Macarj han radice sì antica , 
che un Giovanni giurava per essa nel 1328 la pace 
fra le due valli del Roia e del Nervia ; non vano a 



i\ 12 1 

pur ci conduce u spiare la BCUOla o Le imi- 
mi del buon cenobita. Conciossiachè i primi sguar- 
dioono all'atto Btraniero a quanti esempj pre- 
io di qne 1 giorni in Liguria . non escluso il 
fiammingo, bo pure prevalse mai fuorché nel!' all'otto 
.li amatori. Abbiam quivi uno stile minuto e timi- 
ai dintornare, direi anzi prossimo a dar nel sei 
aoii foeser Le tinte che vigoreggiano e sfumano so- 
pra il consueto. A sì tatti riscontri ninno per avven- 
tura ardirebbe distrarlo da quella scuola che nata co' 
subalpini, e contenta al modesto suo nido , cercò ap- 
pena una breve ospitalità lungo i [>assi dell'alpe ma- 
rittima. Scuola non infeconda d'artisti, e come ignota, 
o poco meno, all'Italia, cos'i meritevole che se ne ven- 
dichi : e noi (per quanto ci fu possibile ed opportuno) 
abbiam date le mosse. 

Mentre i frati Predicatori mostravano alla Riviera 
Occidentale un ingegnoso pennello , anche 1' Ordine 
dei Riformati accoglieva nel chiostro di Voltri un fra- 
ticello industrioso al dipingere : chiamato Simone al 
vestir che fé' l'abito, e nativo di Carnuli umilissima 
villa sui fianchi del Leira. La cronaca del P. Dionisio 
da Genova me lo scoperse dei Dondo: cognome di fre- 
quenza incredibile nei documenti . che mettendo da 
Yaragine i primi rami , via via si distende e molti- 
plica per quanti borghi si contano pel littorale e per 
contadi non pochi del soprastante apennino. Ne' due 
borghi di Voltri, e lungo il Leira e il Cerusa, s'affac- 



324 P 1 T T l'Ri 

cendano i Dondo a fondare cartiere e a spacciar.-;"': i 
prodotti: proprio traffico di quella terra, e ne' secoli 
più addietro ( ed anche in parte a' dì nostri ) riputa- 
tissimo. Non è inverosimile che alcun di costoro ge- 
nerasse Simone, la cui solitudine, e '1 viver modesto. 
e l'esser tutto a 1 servizj dell'Ordine, son forti cagioni 
al tacerne che fa ciascun atto o scrittura vuoi privata 
vuoi pubblica. Non ne avremmo, non ch'altro, notizia 
senza un quadretto ch'ei segnò del suo nome , onde 
trasse il Soprani ( men trascurato co' religiosi ) il se- 
greto d'un fra Simone da Carnuli. Per istrana e pia- 
cevole conformità la picciola tavola risponde alla data 
del frate da Brescia e di quel da Pigna . e dichiara 
d'esistere per pia volontà d'un Gregorio da Negro- 
ponte, non ignobil casato della contrada. Hoc opus 
(così appunto l'epigrafe) fecit fieri D. Gregorius filius 
quondam Demetrii de Nigro fonte : 1519 die 13 /unii: 
Opus Fratris Simonis de Carnuto. Non so ritenermi 
eh' io non m'offenda con quel nostro biografo, perchè 
tanto ingiusto con que' valenti del secolo XV, largheggi 
poi di favore con questo buon frate , lodandolo non 
sol d'affettuoso (com' era debito) ma di dotto pur an- 
co, e a poco sta ch'ei non dica di stupendo al dipin- 
gere. Se noi veggiam dritto, sia nel valor della ma- 
no, sia nelle ragioni dell' arte , indietreggia di molto 
Simone dalla sua età. Nondimeno se cerchi quanto 
sia in lui dell' antico, poco più troverai che minuzia 
e puerilità. La tavolina , grande poco men che d' un 



■ 

metro, commessa una volta a ùir centro Bulle spallier< 

del euro in s. m. degli Àngioli presso Voltri, ha la 
figura del santa da Padova, sarta da ao pavimento a 
quadrelli di marmo, confinato da un quasi davanzale 
su cui per simmetria fanciullesca o per iuonasti'-a 
semplicità son cardellini che beccami spiche. Né i! 
parapetto nò il pavimento niegano che il resto del 
campo si muti in Belva , là dove in figure , piccin- 
lette ma non però degradate quanto le distanze vor- 
rebbero . si rappresenta il miracolo della mula e la 
predicazione del santo come fossero in atto : licenza 
consueta agli antecessori, ma dismessa in gran parte al- 
l'età di Simone. Né manca di crudezza e di stento il 
pennello, tbss'anche appetto de' vecchi, come può ve- 
dersi nell'Accademia, che accolse il quadretto al sop- 
primersi di quel convento. Ma sol per questo , che 
quel commesso di pavimento è tirato con paziente e- 
sattezza di linee , p levato a cielo dal Soprani non 
altrimenti che gran prospettivo; e produce a miglior 
documento un Cenacolo esistente in quella chiesa me- 
desima, ove a figure sconciamente meschine ed esan- 
gui , e quel che importa contrarie in tutto alla ma- 
niera del Carnuli, fa campo un partito d'architettura 
anziché no ragguardevole. Questa tela venne fino a 
noi col nome del Minorità, e (sia favola o verità) si 
racconta che Andrea Doria il grande 1' avrebbe com- 
pra a qualsiasi contante per 1' Escuriale , se i terraz- 
zani di Voltri non si move/ano a rumore . deliberati 



-326 PITTURA 

di non lasciarsela tórre a niun modo. Creda chi vuo- 
le a sì fatte novelle; e creda ancora chi può che l'au- 
tore di sì picciol quadretto sia la mano medesima 
della gran Cena. La cronaca del P. Dionisio ( primo 
autore di tali aneddoti) fa puro del Dondo un'ancona 
eh' è al terzo altare a man dritta in S. M. del Mon- 
te, altra chiesa dell' Ordine : di tanto superiore alle 
già menzionate da metterci in forse per nuovi rispet- 
ti. Anche in quella che fìnge le Sponsalizie di N. D. 
tien bella ed onorevol parte la prospettiva; v'han tin- 
te vivaci e varie, né dissonanti, e ragionevol disegno 
e piace voi cura ne' più minuti accessori . Ma d' altro 
lato le invenzioni risentono palesemente le stampe 
del Duro , già tanto diffuse in Italia a queir ora ; né 
troppo forte sarà il persuaderci che un timido inge- 
gno , avvalorato dagli altrui concetti , maturasse ne' 
recessi del chiostro un lavoro alla cui bontà non bi- 
sognava troppo maggior cosa che fedeltà in imitare 
e sagacia in temprare le tinte. 

Fra Lorenzo Moreno (cognome non raro fra quei 
d'Albenga) professo carmelitano, fu privilegiato a sua 
volta per Raffaello Soprani da queir obblio che a gran 
torto sostenne una schiera d'elettissimi artefici. Che i 
suoi Religiosi salvassero con provvido affetto ciò che 
di lui possedeva il convento di Genova , fu rimedio 
migliore a serbarcene il nome che a persuadercene la 
virtù : cotanto par lento e d'ingegno e di mano, spe- 
zialmente se guardi al 1544 che reca un lunetto con 



CAPITOLO iv 

N. U .. superstite anch'oggi nella sua chiesa, lo chiudo 

con esso la serie 'li quo' pietosi che in unii le cella 
temprarono colori, beandosi, credo, in devote contem- 
plazioni più che in vane speranze «li gloria. Provveg 
la mente de' miei lettori che lor s'accompagnino per 
le ragioni del tempo quegli altri eh' io trassi a 
rial: capitoli, por tenermi in que' generi onde piacque 
loro ili carezzar la pittura. Nò quanti viveano operan- 
do in quest'epoca han nome lìnora nella presente ri- 
vista; v'ha di costoro chi pose mano in lavori, o con- 
trasse dimestichezza, o tolse anche briga col Semino e col 
Piaggio, argomenti precipui all'attuai narrazione; e di 
questi tali piacerà intendere ai luoghi loro, senza sca- 
pito all'ordine della materia e non senza guadagno di 
varietà. Le brulle notizie che attinse dalla t'ama il 
Soprani, solite come sono ad aggrandirsi o a trasfor- 
marsi nella mente o nell'affetto dello scrittore, ci clan 
quasi ne' due pittori una comunanza fraterna, creata 
ed avvinta dal genio, necessaria e durevole quanto la 
vita. Il lor nome socialmente vergato in alcuna tavola 
ribadì la piacevole credenza, né pare indegno di scusa 
che s'induca il biografo a crederlo abraso in alcun'al- 
tra ove l'uno soscrisse da solo. Era dolce anche il cre- 
dere che giovanetti crescessero ad una medesima scuola; 
e in parte il potremmo, s'egli è vero che dipingendo 
il Brea nella cella di fra Nicola da Zoagli eremitano 
di s. Agostino e consanguineo di Teramo . I' amicizia 
ed il caso guidasse quivi il Semino a dividere col suo 



328 PITTURA 

coetaneo i primi eserapj e le aspirazioni dell'arte. Ma 
corre un dubbio alla mente : se questo consorzio di 
scuola sotto un maestro che mai non ebbe fermo il 
piede tra noi, abbia a dirsi un fortuito e breve incon- 
trarsi d'adolescenti , o un effetto di quella conformità 
che congiunge gli animi in perpetua amicizia. Di 
questa osò il Soprani star quasi mallevadore alla po- 
sterità : e geniale benevolenza fra dipintori non suol 
essere altra cosa che deferenza ad un medesimo stile 
operando. Indi la storia vagheggiò ne' due giovani 
una coppia gentile d'amici, e l'ab. Lanzi una discen- 
denza di Ludovico, di tanto solo distinta dal fondatore 
in quanto le massime della scuola si traessero per 
opera loro a fisionomia più moderna. 

Tolga il cielo che le nostre parole s'invoglino di 
contraddire a sì raro esempio di affettuosa virtù. Non 
però ci si menoma il debito della schiettezza; e d'al- 
tra parte agl'imprudenti giudizj non sa perdonare il 
testimonio delle opere e la qualità dello stile. Le 
tradizioni propagate e amplificate forse dal biografo, 
mossero certo lo storico dell' italiana pittura ad una 
sentenza che dispiacque allo Spotorno medesimo , sì 
debole conoscitor di pennelli, e sì facile ad ammettere 
i fatti. Perocché quale appiglio ci danno i dipinti a 
continuare una scuola dal Nizzardo ai due liguri? Ed 
io v'aggiungerò per mia parte (se l'occhio mi regge 
un nulla) che mal s 1 accordano gli stessi Teramo ed 
Antonio in que' caratteri che soglion mostrare in 
i 



capitolo rx. 3?9 

chi lipinge il natio gusto o i rudimenti della scuo- 
la. Di che s'io pur dovessi far cenno quant'ò possibile 
conciso ed esatto, direi che Antonio studiasse al gra- 
ni robusto, due TERAMO all'aperto ed al gaio: 
tochè in quid pochissimo ch'essi operarono con- 
giantamente è assai facile ad occhio veggente il di- 

rnere i tratti dell'una mano e dell'altra. Ilo detto 
pochissimo, né sia chi mi taccia di sopracciglio. Ch'ei 

»er socj a bottega, qual furono in fatto alcun tem- 
po in età virile, non porterà che inettesser 1' ingegno 
[uadri medesimi : eh' è singolar cosa d' un" unica 
• la secondo ho scritto pocanzi. 

Il perchè fra le opere e gli atti è talvolta appa- 
rente contraddizione: stipulano talora in comune per 
una tavola che a leggervi il nome e a spiarne il lavo- 
ro, s" annunzia ririsamente o di questo o di quello. I 
•a*' stessi e le sorti della vita non si ragguagliano 
ne' due maestri, se non in quanto ebbero comuni 
per alcun tempo e 1' officina e i guadagni , e somi- 
gliante per avventura una tarda vecchiaia: dacché i 
loro nomi, non altrimenti che le opere, ci abbando- 
nano quasi ad un' ora nei documenti. Le quali cose 
tutte mi convenne premettere siccome orditura del 
mio discorso, e perchè il delineare ch'io farò questi 
egregi distintamente, non paia mio arbitrio o un di- 
scordar dai passati, ma conseguenza di quel che por- 
gono gli atti, e volontà di ristringermi al vero. 

Né anche si vuol tacere che Antonio e Tkramo si 

Vol. III. — Putirà. 42 



330 PITTURA 

leggono in coppia nella matricola; l'uno al numero 
settantesimo e l'altro al seguente: indizio anche que- 
sto di non so quale dimestichezza. Ciò nondimeno 
sarà chi sospetti o trasposta o rinnovata quella ascri- 
zione al legarsi ch'ei fecero in società, tanto discorda 
dalla età loro; e ci basti il notare ch'ella si dilunga 
di gradi venticinque dal Bombelli, e poco meno dal 
minor de' Fazoli, coevi entrambi per fermi riscontri. 
Ora di sì eletti compagni ( poiché m'è forza il divi- 
derli) vada innanzi 1' Antonio; al quale, se l'opinione o 
il giudizio non mi falliscono, assegnerei non so qual 
precedenza e negli anni e nel merito. E a dir pri- 
mamente della sua educazione, mi varranno del pari 
e le notizie dell'uomo e le sembianze dello stile, per 
derivarla da Lorenzo pavese giustamente autorevole 
di quella stagione, e stabilmente operoso in Genova, 
e fondatore e continuatore d'un gusto che a dignità 
di concetti, a fermezza di disegno, a decoro di com- 
posizione aggiungeva vigoria di colore ed industrie 
di chiaroscuro. Simil genio ispirò sulle prime il Bom- 
belli come accadde di riferire, tuttoché se ne traes- 
se più tardi, adescato a novelli esempj. Ma voglio che 
si ricordi altresì come al Bombelli e al Semino sor- 
tissero egualmente in ispose due figlie di Lorenzo 
Fazolo; e occorreranno in processo memorie della Lu- 
cietta che diede ad Antonio una prole d'artisti, e il 
fé' beato di amoroso consorzio, e di molti anni gli 
sopravvisse co' figli. Laonde poniamo che la ventura 



CAPITOLO I\. 331 

guidasse lui giovincello a conoscere il Rrka e ad a- 
scoltarne i precetti. sarà o^li raen verosimile che fat- 
tosi adulto s' acconciasse discepolo in quelle stanze 
che aveano il suo cuore , e confermasse V ingegno 
agli esempj d'un valoroso che gli era in luogo di pa- 
dre 9 Né sarei timido a imaginare eh'ei fosse in ajuto 
al suocero ne' primi lustri del secolo , quando ti è 
nulla del rintracciarlo negli atti o per nome o per o- 
pere. Ma il buon maestro e congiunto gli mancò sul 
bel meglio; e poco tarda che nelle carte si tien parola 
di Antonio; né però di lui solo, ma d'altri ancora che 
lo associarono ai loro lavori. Primo è un Battista da 
Com i del 1520. nella cui polizza resta a ben poco 
che il Semino non appaia inferiore , mentre toccava 
a non dubbj segni la salda età di trentacinque anni. 
Esordj lenti . e modesti troppo a siffatto artefice : pe- 
rocché Battista è pittore oscuro sul far di que' molti 
comaschi sol noti al catalogo, ov' ei non ha titolo ; e 
di non molto rilievo era il pingere che fecero in co- 
mune quattro Misteri della Passione ai Disciplinanti 
di Quezzi pel magro guadagno di lire trentasei (1). 



1 In nomine Domini Amen: Baptista de Cumo pictor q. Angeli et Anto- 
aius de Semino edam pictor filius Andree sponte coti/essi fuerunt et in veri- 
tate publica recognoverimt Bernardino burlando q. Filipi et Antonio Traxino 
q. Perroni tanquam procuratoribus Domus desciplinaiorum (sic) Beale Marie 
Magdalene de Villa Queici presentibus se se Baptistam et Antonium a dictit 
Bernardino et Antonio Imbuisse et recepisse libras triginta sex lanue et smt 



H'AÌ H T T U lt A 

Ma giova il sapere per molti esempj come la povertà 
dei principi e il tenore della fortuna non sieno stre- 
gua infallibile ad apprezzare gì' ingegni: dei quali 
avviene non raramente come di fuoco che cova gran 
pezza nel chiuso per indi scoppiare e levarsi in fiamma. 
E a vincere cotali difficoltà chi non direbbe che 
gli giovasse il cognato? Vo' dire Bernardino Fazolo. 
ancor vivo e fiorente di commissioni, e degnissimo 
di succedere al padre. Sosteniamo per breve tratto 
di mesi quindici, e Antonio Semino uscirà in mezzo 
con quel dilicato pittore a provarsi in più nobile ar- 
ringo. Gliene porse occasione Giambattista Spinola per 
una sua cappella in s. Caterina de' Cistcrciensi, met- 



pro et occasione manifatture Misteriorum IIII Passionis Domini. Nostri lesu 
Christi fabricate (sic) in dieta,. Domo desciplinatorum per dictum Baptistam et 
Antonium ut ipse partes fatentur et de quibus libris triginta sex Ianue monete 
currentis inter artifices ipsi Baptista et Antonius a dictis Bernardino et An- 
tonio procuratoribus predictis se bene quietos soluptos et contentos vocacerunt 
et vocant: Renunciantes etc. Quare dicti Baptista et Antonius de Semino 
volentes facere que juris sunt et ad que tetientur et debent occasione dieta dieta 
Bernardino et Antonio procuratoribus predictis (sic) quitaverunt et liberaverto/f 
et absolverunt a dictis libris triginta sex prò dictis manifacturis : Facientes etc 
Acto quod si infra annos quatuor proxime venluros dictum laborerium devasta- 
retur culpa dictorum pictorum quod eo casu dicti pictores teneantwr et obligati 
sint dictum laborerium aptare et illud in bono statu reducere expensis dicto- 
rum pictorum : Que omnia etc Insuper prò dictis intercessa et jldejussit Ber- 
nardini^ Faxollus pictor q. Laurentii sub -ypotheca etc. — Actum Ianue in 

Palacio Commmis : Testes Benedktus de Canali q. Francisci et Philippus 

»{i MDXX die Sabbati tercia Novembris in Vesperis ad bancum mei Notarti. 
(Atti del Noi Gio. Battista Parinola — Fogliaz. 34, 1520). 



ITOLO ix. 

tendo j» ri ti • - i j > ; - » con affreschi sul volto a quella 

/.a ch'ella tolse via via da valenti maestri di pit- 
tura e tli statuii, [o non mi curo se ad istoriarla ap- 
paiasse lo spinola i due cognati, o Bernardino gli 

offrisse Amom<» siccome degno d 1 entrarvi in parte ; 
dacché noli' un ca^o e udì' altro -i pareggia 1' onore, 
v increscerà ch'io fraudassi quesf opera alle notizie 
del primo, già fermo nella stima de' cittadini e 
lieto di commissioni, per farne cominciamento alle lodi 
d' Antonio, forse eguale negli anni, ma timido ancora 
o male in grazia della fortuna. L'andar de' secoli e le 
molte rovine ci han tolto di giudicarlo in età giova- 
nile: vero è che in compagnia del congiunto, e argo- 
mentando dall'epoca, dovette acconciarsi per fermo alle 
fattezze di quella scuola che ingentiliva il passato 
senza però rinnegarne le massime. Descriver 1' opera 
è pur disperato, perciocché la scrittura che ne fa cenno 
non pone ma si conferma le condizioni del lavoro già 
stipulate negli atti di Stefano Strata (1), de' quali 



1 >J< In noidhu Domini Amen: Bernardinus Faxolus q. Laurentn et An- 
tonius de Semino And ree amba pictores et quiHbet eonm in solidum sponte 
promiserunt et prom Ut u n t nob. lohanni Baptiste Spinule q. Andalonis presen- 
ti et stipulanti etc: dipingere decenter et ornate Capellam ditti lohannis Bap- 
tiste existentem in Monas'erio Sonde Caterine Ordinis Sancti Benedicti in 
omnibus et prout et tiatt dicti Bernardinus et Antonius se obligaveru/d er- 
ga dictum lohannem Baptistam virtute mstrumenti rogati per Stefanum de 
Strato Notarium anno presenti die in eo contento vJ asseritur ad quod instru- 



334 riTTURA 

non restano che poche reliquie. Ben si dice del prezzo 
anche in questa, e son lire trecento, ricambio a non 
mezzane fatiche: e anche più cel persuade , che due 
patrizj di chiaro nome , Giuliano Spinola e Luca di 
Odone, eran posti a censura di tai dipinti, e in arbi- 
trio di scemar la mercede se un nulla fallissero alle 
promesse. Adunque, per quanto ci aiutano i documenti, 



menlum relatio habeatv/r in omnibus virtute cujus instrwmenti dictut Iohannes 
Battista dare et solcere prontisti dictis Bernardino et Antonio pictoribus li- 
bras tricentas januinorum currentes ihtér artiflces prò mercede diclorum picto- 
rum et prò omnibus et singulis faciendis et pingendis ac ornandis quomodoli- 
bet in dieta Capella ut ex dicto instrumento apparet et minus ad judkium 
D. Luce de Odono et Nob. luliani Spinule ut ex dicto instrumento apparet: et 
quam Capellam predicti Bernard inus et Antonius pictores " promiserunt et 
promitlunt dicto Iohanni Baptiste presenti et stipulanti ut supra dictam Ca- 
pellam (sicj depingere facere et ornare de omnibus eorurn propriis sumptibus et 
expensis sub solucione et satisfacìone dictarum librarum tricentarum et de mi- 
nori solucione adjndicium predictorum ut supra intra et per totum mensem 
Iullii proxime ventwwm omni postposita contradicione. Et prò dictis peccuniis 
dandis et solvendis in dies dictis pictoribus occasione predicte Capette et eorurn 
precibus intercessemi et fldejussenmt Aspertus Spintila Limbertus revenditor 
raubarum et Iohannes Pesagnus coperlorerius q. Antonii et quilibet eorurn in 
solidum qui de spredictis etc: Sub etc: renunciantes etiam exceptioni videlicet 
dictus Ioannes Baptista suprascripte promissionis et dicli pictores etiam pro- 
missionis per eos ut supra non facte dicto Iohanni Baptiste reique sic ut su- 
pra: Que omnia etc: — Actum Ianue in Bancis videlicet ad bancum mei No- 
tarti infrascripti: Anno Domin. Natio. MDoigesimo secundo Indictione nona 
secundum Ianue cursum die Martis undecima Mircìi in Vesperis: presentibus 
Nob. Petra Spintila q. D. Luce et Pantaleone de Pappia Onorati civibus Ia- 
nue testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Antonio Pastorino 
— FogliMEO. 43. 1522). 



CAPITOLO ix. 

il primo flore d' ANTONIO non dee computarsi troppo 
innan li al 1522, comeohè paia tarilo; ma ci ristora 

l'avanzar rapidissimo, e come «l'uomo che al BOprag- 
giungere di nuovi esempj ondeggia fra questi e quelli, 
ma in quelli ed in questi si regge con dignità. Va- 
namente s'indagherebbe fin dove gli durasse il pr"^i- 

dio di Bernardino, La cui morte per quel che ho già 
scritto, è coperta di tenebro; ad ogni modo il Semino 
si ridusse assai presto a t'ir parte da sé medesimo , 
né però gli fallirono all'operare occasioni sì fatte che 
il chiariscono ben oltre a quest' ora ne' concetti del. 
pubblico nonché do' privati. Dal gennaio del 1524 lo 
vo seguitando di casa in casa e di bottega in bottega, 
il più delle volte tra le due chiese di s. Paolo e di 
B. Matteo, prediletto suo nido, e primamente in Cam- 
petto, ove tolse in affitto un' abitazione da Giacomo 
Porrata buon orafo (1). 

Di questi giorni si travagliavano i PP. del Comune 
a promuovere le opere del s. Lorenzo da lungo tempo 



1 >{« Ih nomine Domini Amen: lacobus Porrata q. [erottimi sponte etc: 
'ocacit et (Mulo location*» et pensionis dedil et concessa Antonio de Semino 
pictori presenti et acceptanti etc: domum unam ipsius lacobi sitam et positam 
in contrasta Competi sub mi confintTms exclusa appoteca prò mensibus sex pro- 
xime tenturù inceptis die quinta presenlis mentis: ad habendnm etc: prò 
pensione et nomine pensionis Ubranm sexdecim januiuoruui inter artifices prò 
dicti.s mensibus sex iandanm et solvendarum per dietim Antonium dicto 
lacobo ad omnem ipsius lacobi whtntalem: Promittens etc: — Actnm lanue 



■ì.lfy PITTURA 

disegnate e intraprese, e per le ingiurie de' tempi, e 
per la vastità de 1 concetti, più volte ripigliate e più 
volte intrammesse. Ornai torreggiava 1' ardito campa- 
nile di fianco all'entrata, e sorgevano di saldi maci- 
gni il presbiterio ed il coro, novella giunta alle go- 
tiche navi e ricetto ad un nuovo altare. Attendono le 
nostre carte gradevole materia da quel recinto, per rac- 
contare di quante bellezze intendessero ad arricchirlo 
i moderatori; ma v'ha fin d'ora onde scriverne, quan- 
tunque sia caso di lamentare altre perdite. I fianchi 
dell' emiciclo domandavano il marmo , ardentissima 
cura de' magistrati, e nondimeno lunghissima, e quasi 
diresti insaziabile al mutare e all' accrescere. Sulla 
parte inferiore durava, e durò per molti anni più in 
qua. lo spiacevole ingombro de' legnaiuoli, quando in- 
tesi ad avanzare, e quando sleali a dismettere il sun- 
tuoso lavorìo degli stalli: se torni a memoria de' no- 
stri lettori quanto se ne discorre in cotesto volume. 
Restava che si pensasse a fiorir la tribuna ; e di che 
altro se non di pitture? Al che si mossero i Padri sul 



in contrada Ecclesie Sancii Siri videlicet ad appotecam celiarli Cristo/ori Ler- 
carii de Redo: Anno Domin. Nativ. MD vigesimo quarto Indictione undecima 
secundum lanue cursum die Lune septima Marcii in Vesperis: presentibus Bia- 
sio de Ferrariis de Vultabio Gullielmi tinctorc sete et dicto Christoforo Lercn- 
rio cellario civibus lanue testibus ad premissa vocatis et rogatis. — Testatum 
per me Nicolawn Paslorinum. (Atti del Not. Antonio Pastorino. — Foglia z. 
45. 1524.) 



OAPITOLO IX. ^.'57 

principiare del L527, e ne fecero solenne scritta col 
dipintore il primo del febbraio sul vosero (1 . 

V tal data 'li giorno e d'anno io mi arresto, aguz- 
zandovi intorno Le mia memoria, e quasiché vagheg- 
giandola: desideroso «li sicurarini di quali artefici, e di 
qual pr l'allegrasse tuttora la nostra Genova. E 

vi trovo ancor vivi e infaticati nell'arte quo' prodi che 
furono il Sacchi e i due cognati d'ÀNTONlO, il FàzOLO 
e il Bombblu; e m'è maraviglia dolcissima a trovare 
il SlHINO prescelto fra tutti dal Comune ad opera così 
gelosa, e in tal luogo, ad ornare il quale si eleggevano 
e si rimuneravano gl'ingegni più pellegrini. Benché, 
per ciò appunto, anziché maraviglia, ne toglierò buono 



1 MDXXVll me Veneri* prima Februarii in Vesperis ad Canterani — 
Spectatum OJiaum in quadernario numero congregatum ex una parte et magi- 
vntonius de Semino piclor ex aitera advenerunt ad infrascripta pacta 
e f compositiones tu promissione* et obligationes causa et occaxione piclure 
/attende sic per dietim mtujùtnm Antonium in ehoro Sancii Laurentii in 
muro site truina ejusiem chori videlicet in ea parte superiori et altiori chori 
predirti just-i f ormai» •nodelli et designai ioais farti et facte per dictum magi- 
strum Antonium in Minibus provi infermi dicetur: Videlicet quia ex rama 
premissorum dirlus magis'.er Antonina promisit et- se obligavit versus Spec- 
tatum Oficium iictam piduram facere et rouslruere bene et diligenler de bo- 
ni* et Jlnis or per/e bus et quibv.se umque aliis necessariis et opportu- 
ni* Oli per/ectionein ipsiui ptrture secundum formam dirti modelli et designa- 
tionù et majori bonitale et pulcritudine si fieri polerit juxta posse rjusdem ma- 
gutn Antonii distanque pic'uram ornate et decenter oc formosam in totum 
facere et perjteere in beneplacito et mento prefati Ofjlcii o/tra et per 
to'um mensem Apriti* proxiuie cen/urum salvo (amen justo impedimento in co- 

VOL. III. — PlTTi HA. 13 



338 PITTURA 

indizio a stimare il nostro, s' ei potè prevalere nel 
giudizio de' Padri a quel triunvirato di lombardi, già 
tanto maturi e tuttavia tanto saldi nella grazia de' 
cittadini. Senza che , a seguitarlo di passo in passo , 
verrà menomando l'ammirazione; che forse si conviene 
ad Antonio quella sentenza che il Lanzi recò delle 
nostre scuole, chiamandone oscuri e lenti i principj, 
rapidi e illustri i progressi. Se leggi la polizza né 
anche t'assalirà questo dubbio, che l'onorevole alloga- 
zione gli provenisse dall'affetto di patria o da speciale 
favore , dacch' egli ne offerse ai Padri il modello , e 
costoro se ne piacquero tanto, da pressarlo in iscritto 
affinchè la pittura non disdicesse per nulla ai disegni. 
E se dall' un lato gli si obbligavano di lire trecento. 



gnitione prefali Officii: Quod quidem Officium prontisti et promittit eiiem ma- 
gistro Antonio dare et solvere libras tricentas monete fanne prò eiusdem rna- 
gistri Antonii solutione et satisfactione diete picture ut swpra per eum fatien- 
de modis et formis predictis in modum infrascriptum videlicet libras quin- 
quaginta semper et quandocumque ad voluntatem dicti magistri Antonii et re- 
liquas libras ducentas quinquaginta in dies ad arbitrimi Speciali Officii sub 
conditione tamen infrascripta videlicet quod si dieta pictura constructa etfac- 
ta non fuerit in beneplacito et contentamento Spedati Officii lune et eo casu 
Spectatum Officium possit et valeat eidemque licitum sit ex dictis libris trv- 
centis diminuere et difalcare quid et quantum prefato Officio videbitur de quo 
quidem predo et diminutione ipsius idem magister Antonius se remisit et re- 
mittit in prefatum Officium tam de dieta diminutione quam augumento predi 
predicti prò dieta pictura facienda si ita prefato Officio visum fuerit: et ita 
ut supra. — Testes Jacobus Biccius q. Oabrielis et Antonini de Costa q. Stef- 
fani. (Archivio Municipale — Notulario 1532). 



CAPITOLO IV 

modesta somma non vile, pei L'altro non gliene oflfci- 
i il pagamenl • se non di cinquanta, finché il la- 
noD fosse perfetto, e con piena soddisfazione del 
Magistrato. Fin qui possiam dirne fidandoci al docu- 
mento ; no il silenzio di Raffaello Soprani o d" altro 
qualsiasi libro dee farci dubbiosi se la bell'opera sor- 
. i effetti; '-osi monca e straziata ò la nostra i- 
storia. Che se quindi a non molto sorvenne la pe- 
stilenza a disertare la città od il contado, o a sturbare 
( com' e credibile ) ogni bolla intraprosa, non e men 
■ che la tribuna voleasi in assetto entro il pros- 
simo aprilo, e lo promesse eran fatte a cotali da non 
patir troppi indugi, guanto poi vi durasse il dipinto 
è increscioso a indagarsi: certo non tutto un secolo, 
che intero non corse ai nuovi pennelli del Tavarone. 
Ma potò vivere ben meno età , s' io ne arguisco dal 
frequente innovare e mutar propositi che s'è fatto in 
quel coro ed in quella chiesa, commessi con varia ed 
inquieta vicenda ora al senno di delegati, ora ai Pa- 
dri della patria, sollooiti tutti a ben fare, ma non fe- 
lici d'un modo. 

Da indi in poi non m'avvengo in fattura d' Anto- 
nio Semino che non sia di gran polso e degnissima 
di speciale memoria. La nostra pittura, dileguati assai 
presto i due pavesi, metteva in costui le migliori spe- 
ranze , scordevole in parte di quel da Valenza, non 
sempre fermo in sua stanza, e distratto anche molto 
da' suoi studj d 1 idraulica. A gittare uno sguardo sui 



340 PITTURA 

rimanenti del collegio pittorico , ti parrà del Semino 
come d'un signore tra sudditi o d' un eroe che sor- 
monti tra il volgo. Le usanze servili e le misere ge- 
losie del mestiero , alimentate non già soppresse da' 
nuovi capitoli, viveano tuttora e prometteano di vi- 
vere anche all'in qua del periodo nel quale e Pierino 
ed altri valorosissimi insegnarono ad estimare non 
meno il pregio che le dinjcoltà del dipingere. Se 
Antonio era vago (come attestano i fatti) d'esplorarne 
le vie diverse e di ritrarne le varie sembianze ne' 
suoi colori, ben direi che costretto a bazzicare fra que' 
mediocri, fremesse di nobile sdegno, e anelasse a ran- 
nobilire la scuola. Consente a quest'indole ciò che il 
Soprani ne accenna di volo, d'un'accademia cioè ch'e- 
gli ardeva di eriggere in benefizio de' giovani : ar- 
dito scisma che avrebbe alienati i migliori ingegni 
dalle botteghe e dalla disciplina di dozzinali maestri. 
E certamente provenne da questo affetto eh' egli in- 
viasse i figli a specchiarsi nei monumenti e nelle 
scuole di Roma: non perchè a lui, come estraneo, 
fosse tolto in virtù de' capitoli il poterli ammaestrare 
secondochè delirò lo Spotorno. Ond' è che a sì gene- 
roso sentire dell' arte vorremo perdonare i disdegni 
d' Antonio co' suoi confratelli: altri per avventura vorrà 
dirli soprusi di spirito superbo e irrequeto , ed altri 
fors'anco di chi nasceva d' un soldato e a soldateschi 
costumi avea disposate le belle arti della pace. Pe- 
rocché, diligenti e imparziali come vuole il modesto 



CARTOLO IX. 84 I 

titolo do" nostri volumi, non taceremo gli alterchi on- 
d'ebbe e malte per fermo, da quel medesimo 

Ufììzio che poco prima lo uvea preferito al dipingere. 
Toccammo già del rispetto dovute ,-: Consoli, e delle 
pene eh'" 1 mettea lo Statuto ; recammo anche il caso 
in un BlAOIO da COMO del come gli oltraggi si de- 
nunziassero e si punissero. Duole che dietro a un me- 
schino pittore, ci si dia per Antonio, nobilissimo ar- 
tefice, un nuovo esempio : e duole il conoscere siccome 
più leggermente si trascorresse allo ingiurie nell'atto 
delle elezioni, de' Consiglieri in ispecial modo , che 
dovean farsi dai Consoli appena eletti e pronunziato 
il giuramento dai singoli inscritti. Tre testimonj, Pie- 
tro e Agostino Calvi e Lorenzo Sorana, giuravano 
innanzi ai Padri che Antonio Semino un tal dì di do- 
menica in dicembre del 1530 avea svillaneggiato Bat- 
tista Grasso, un de' Consoli; con peggior nota, per- 
chè nella cappella stessa dell' arte , e nell' atto della 
elezione, e le più volte ritornando all' assalto (1). È 



1 1530 — Die Veneris IXDecembris in (erciis adCamerara - Petrus Calvus 
q. Luce pictor testis productus et examinalus ad inslantiam et requisitionem 
Consulunt Artis pictorum fileni facere et probare tolentium quod Antonius de 
Semino piclor dixit ter terha injuriosa et vilaniam ac contumeliam dictis Con- 
tulibus site alteri ipsorum et eia mimati» fuit ipso Antonio sciente dictosesst 
Consulti et plus et minus: Suo juramento testificando dixit se hec scire vide- 
licet quod ipse testis scit quod dirti Coasules fecerunt citare omnes homines 
diete Artis quod ipsis daretvr obedieatia prò Consulibus et que jwracio farta- 



;{42 pittura 

vezzo antico in chi scrive di chiamar bizzarrie, se non 
lampi di fervido ingegno , sì fatte licenze di chiari 
artisti; l'affetto ad un nome illustre non dubita di sfor- 
zar la ragione. Quanto possiamo e vogliam noi, com- 
patiremo ad Antonio, pensando il duro supplizio ch'è 
ad uomo valente il mischiarsi, e il sottostare che Dio 
non voglia, a burbanzose mediocrità. 

E da pezza ci tarda (noi -nego) di vederlo appaiato 



futi die Sabati prò die Dominio ad compdrendum in Captila prò dieta obe- 
dientia et ad videndwm eligi Consiliarios: qui Antonius dirlo die Demòtico 
compartiti in dirla Capella et vidit dictos Consiti.es ad locum soli tura Consu- 
ltimi et eos tepidari prò Consulibus et ipsis dari obedienliam quo die feceruni 
dicti Consul.es ejus Consiliarios quibus factis dictus Antonius dixit nonnulla 
verbo incuriosa magist.ro Baptiste Grasso uno ex diete Consulibus que nerba 
incuriosa judicio ipsius testis non possi! dici pejus sic' : et hoc est quod scit 
— Die ea hora et loco paulo post — Augusti nus Calvus pictor q. Mar ciani 
testis ut supra productus ad instantiam et requisitionem dictorum Consulum 
suo jur amento testificando dixit se hec se ir,' videlicet quod die sabati dicti Coti- 
sules in persona intervenerunt ad percipiendum .... de dieta Arte quod die 
Dominico sequenti deberent se invenire in Coppella una cura dictis Consuli- 
bus ad fatiendum (sic) suos Consiliarios et ordinandum ea que solent ordinari 
quo die Dominico ipse testis ivit in dieta Capella ubi etiam aderant dicti 
Consules et etiam dictus Antonius qui testis audivit dicium Antonium dicere 
per binas vices maximum vilaniam dicto magistro Baptiste uno sic' ex dictis 
Consulibus videlicet. ante electionem et post dictorum Consiliariorum cui Anto- 
nio nonnulli dixerunt quod male faciebat dircndi vilaniam Consulibus qui An- 
tonius non cessabat: et hoc est quod scit. — Die ea hora et loco — Lauren- 
tius Sorana pictor q. Marci testis ut supra productus ad instantiam dictorum 
Consulum suo juramento testificando dixit in omnibus ut supra testatus ut 
dictus Augustinus. (Archivio Municipale — Fogliazzo dei PP. del Comune 
L530). 



CAPITOLO IX 343 

con degni amici; ma il lettore se ne compiaccia con 
noi, che L'associarsi ch'ei fece a Teramo non si di- 
lunga dall'anno predetto. Di costui non precorron no- 
tizie; esce in campo già valoroso, già degno di tanto 
collega : la scuola , i precetti , le giovanili cure e le 
prime occasioni al lavoro sono ignote del pari. La pro- 
pria culla di lui , le possessioni paterne ed avite , il 
casato e l'età della moglie e le sorti della prosapia . 
ci son note da postume carte, e anticiparle non gio- 
verebbe. Il desiderio ci tira potentemente alle tavole 
su cui misuriamo di passo in passo la costoro società, 
o a dir meglio lo stadio più glorioso del comune ma- 
gistero. È dilettoso principalmente il vederli là ove 
tolsero ad emularsi più da vicino, o dipingendo in un 
campo o lavorando ad un asse medesimo; di che non 
abbondano i saggi. Dell' uno si vanta la Cattedrale , 
che del 15:*2 vedea compiersi la stupenda tribuna e 
le terze riforme nella cappella del Precursore. Le nuove 
linee che descriveano queir àmbito , e il tabernacolo 
che adombrò il nuovo altare, dovettero gittare a terra 
i dipinti del Foppa se ancora esistevano, e volgere in 
fuga F ancona che Giovanni Mazonb vi avea compo- 
sta di fronte. Tra il sommo dell'altarino e l'ombracolo 
capiva appena un quadretto compresso ed oblungo ; 
dal che si raccolga che la gentil dipintura si vuol ri- 
putare per sincrona a ciascun altro ornamento della 
cappella. A compensarne la picciolezza , chi non a- 
vrebbe augurati pennelli eccellenti? Ed ecco il Se- 



344 PITTURA 

mino col Piaggia : quegli a storiare il oV innanzi del 
quadro che guarda alla chiesa , questi il dietro che 
si lascia godere a chi torni pel picciol coro. Parrà 
strano a ridirsi; ma i due colleghi non operarono mai 
con più cura, o li pungesse il paragone, o gì' invo- 
gliasse il soggetto , o gli ammonisse la dignità del 
luogo. E però non è tavola che meglio riveli il lor 
genio, egualmente acceso aL ben fare, ma con istella 
diversa; diresti che a secondarlo, essi stessi sceglies- 
sero o socialmente si partissero i temi. Il Semino , a 
cui piacque costantemente imaginare i soggetti in un 
fondo d'amena campagna, figurò il Precursore che mi- 
nistra il battesimo: da Teramo abbiamo il nascere del 
Santo e altri fatti accessori in bei tratti di prospettiva 
ond'ei fu sempre vaghissimo. Antonio, in quella che 
campeggia in aperto cielo e su fresche verzure, tenta 
pur nondimeno e consegne una forza, un effetto , un 
contrasto che rammentano i Veneti , e spicca felice- 
mente da quella luce una varietà di figure che abba- 
gliano l'occhio e fan ricca la scena. Non così il Piag- 
gia; ma nel recinto d' un tempio e nel chiuso delle 
stanze chiama per finestre e cancelli un vivissimo 
lume che mostri senz'ombra le sue persone, ed inviti 
chi guarda a spaziare con esse. Pare anche diverso 
fra i due l'intendimento e il carattere dell'inventore; 
parco il Semino, e con poche figure eloquente e sin- 
tetico: amante 1' altro degli episodj che crea leggia- 
drissimi, come ad esempio tre spettatori che assistono 



CArrror.o ne. ?M5 

al fritto da Lungi, e due gentiluomini (forse i Priori 
della Consorzia) che passeggiando novellano. So è le- 
cito il credere che Le case del Principe già sfolgoras- 
sero de 1 nuovi affreschi, vorrei metter pegno che Te- 
ramo si deliziasse nella eleganza del Vaga, e s'accen- 

ie il Sbmino nella fierezza «lei Pordenone. Siffatti 
pensieri suole in ine suscitare quel gioiello di tavolili» 

iprechè ini vi corro io sguardo; e mi esalta il co- 
noscere che l'amicizia de' buoni maestri è pur possi- 
bile laddove 80D varie, e poniamo anche opposte, le 
inclinazioni. 

Ma i due compagni malgrado il già detto han co- 
mune una massima che ben li congiunge, e quasi ci 
sforza ad accoglierli in uno; l'osservanza vo' dire del 
naturale. Vero è che il Semino propende a correggerlo 
e alcuna volta a nobilitarlo, ed è sempre devoto alla 
dignità , laddove in Teramo appar la natura in sem- 
bianza sì schietta, che i movimenti, e gli affetti, e l'at- 
teggiarsi e 1" esprimere de' suoi personaggi non si vor- 
rebbero imaginare altramente nella vita degli uomini, 
di quel che si mostri ne' suoi dipinti. Conviene esplo- 
rarli in quel martirio di s. Andrea, volgarmente sti- 
mato per principale, che dalla chiesa di quel titolo passò 
prima ai Serviti, e ultimamente alla parrochiale di s. 
Ambrogio ove anch' oggi soggiorna. Che entrambi vi 
applicassero la mano, stoltamente si negherebbe alla 
scritta che vi lasciarono: Intornia Semmus et Thcra- 

$ de Zoalio sodi fecerimt: MD XXXII. Qui è dove 

Vol. III. — Pittura. 44 



346 PITTURA 

parve al Lanzi la maniera del J3rea vantaggiata a] 
moderno, e dove a noi sembrano le tradizioni del pas- 
sato disviluppate e più libere mercè gli studj del vero. 
Non accade il notare che l'anno del 1532 manifesta 
la degna coppia nei primi esordj del loro consorzio e 
nel meglio della reciproca emulazione. Ciò nondimeno 
siccome in ogni atto traspare in favor d' Antonio non 
so qual precedenza, così -ancora nella tavola di cui 
si ragiona; dove è chiaro (o traveggo) che l'opera di 
quel da Zoagli è confinata sui primi piani, eh' è quanto 
a dire sulle figure più accoste alla vista. Nel dentro 
alla grande composizione , la figura del Martire in- 
crociato si leva sur un fondo campestre da un folto 
di ministri e di spettatori che il Lanzi trovò soverchio 
ma non confuso, e v'hanno qua e là miracoli e storielle 
minute in lontano , che Antonio giammai non di- 
smise al comporre , o troppo obediente od affezionato 
agli antecessori. Ma s'altri il chiamasse servile, gri- 
derebbe in contrario la fecondità delle idee, la pron- 
tezza degli atti, la varietà e l'eloquenza dei volti, il 
sagace aggruppar degli attori, e un contribuire che 
tutti fanno al soggetto; prerogative che in Teramo si 
desiderano assai di frequente, e dove pur sono si mo- 
strali più timide. Osservato quest'ultimo in quel non- 
nulla che il quadro ha visibilmente di tutta sua mano, 
non saprai forse chi raffrontargli di evidenza e di cura, 
specialmente in quella femmina intenta al supplizio 
con modo plebeo, e in un suo putto che godendosi un 



CAPITOLO IX. 3^7 

pome, par ridoro maliziosetto a chi guarda. Due forme 
virili, con barila raccolta, con in capo un berretto, e 
in euarnacca fregiata di zibellino, si tengono per l'au- 
torità del Soprani corno imagine viva dei dipintori : 
e senza questo si vorrebbe arguirlo all' età eguale, ai 
gestì che si ricambiano, al somigliante degli abiti, e 
ad altri segni di famigliarità. Tai ritratti che a buon 
■ lato crescon graziti alla tavola, sembran pure difen- 
dersi agli anni clic s* appalesan dal volto, dacché al- 
l'eseguirsi di questo lavoro nò Antonio né Teramo 
poteano avanzare di troppo i nove lustri; e però sce- 
mali credito ad un altro che si presume del Piaggio, 
e che a suo tempo additeremo in più luoghi. 

La presta fama d" Antonio, e il desiderio in che 
s'accesero i nostri del suo pennello, non chiede altra 
prova che de' molti e onorevoli inviti che quasi d'un 
tratto gli sopravvennero, e quel che rilieva , così ad 
opere in tavola e così ancora sull' arricciato. Già fin 
da giovane, cioè dal 1526, avea posto alla Consola- 
zione in Bisagno un s. Michele che vince il demone, 
dipinto anch'esso in aperto paese; della qual tavola è 
perduta ogni traccia, e fuggirebbe anche il nome senza 
il Soprani che la ricorda. Soggiunge il biografo che 
quindi a sette anni fu richiamato a storiar di buon 
fresco in certa cappella di quella chiesa, e non so per- 
chè taccia il soggetto ad un modo e i committenti 
dell'opera, mentr'egli la loda con espresse parole; tan- 
toché afferma eh' ella gli valse dai signori Riarj tal 



348 l'ITTURA 

commissione, onde Antonio apparisce in Savona più 
grande per un sol quadro, di quel che forse non paia 
in Genova per altri parecchi. Ma come nel nostro scrit- 
tore prevale il giudizio dell' arte alla cura dei fatti . 
così m'è in acconcio di raddrizzare la verità rispetto 
a quel dipinto singolarissimo a cui mi conduce la ra- 
gion cronologica. E prima ai Riarj si sostituiscano i 
nobili della Rocchetta, genti] progenie tra i Savonesi; 
poiché il produrre alla patria ornamenti sì rari, e lo 
scegliere e '1 ricambiarne gli artefici, non è vanto sì 
picciolo perchè altrui si defraudi alla cieca. Vuol no- 
tarsi in secondo luogo, che se gli affreschi della chiesa 
suddetta hanno a scriversi nel 1533, di quest'anno 
medesimo domanda che si registri 1" ancona dei Savo- 
nesi, e fors'anche più innanzi, se a mezzo ottobre di 
esso Giovanni della Rocchetta per mezzo d' Agostin 
Lomellino pagava ad Antonio in Genova la somma di 
lire cento siccome parte della mercede attribuita al la- 
voro e stipulata per atto pubblico in quella città. Ho 
detto ad Antonìo, e dovea dirsi anche a Teramo, dac- 
ché la quitanza gli accoppia e ne rafferma la società ; 
ma non per questo torremo al Semino un sol pollice 
di sì squisito lavoro, ed anzi staremo più saldi in ciò 
ch'ei partissero i lucri in comune, ma non più che 
una volta (nel già descritto martirio) alternassero la 
mano in un'opera sola. S'offenderebbe del pur sospet- 
tarlo che noi facessimo 1' unità del dipinto, conforme 
ed anzi eguale a sé stesso in ogni linea, in ogni tinta, 



i \rrroi i\. • 19 

in ogu ■ 11' imabil pittore ohe lo creò nella 

mente e 'I condusse in sull'asse ì). E :ii più ostinati 
■ •ti increduli torrebbe ogni appiglio il titolo oh'ei \i 
• ii> una tabella non meno parvente che la 
pittura: .1 '. 1535. 

L'accorto leti ire -' ai alle date . e ripensa per 

avventura i due anni che si maturano fra la scritta 
ilei uotaio e la leggenda del quadro. Perchè il valen- 
tuomo non cada in sospetto ili tardità o di lentezza, 
[amci .-il vedere di corto a quante e quali ta 

aliarsi in sì bre\ i spazio. Uiò nondimanco 



►*« MDXXXIIl di» AI'' Us hora XVII in platea 

'■ orum prope apo/kt> ì no: Antonia- de Semino 

dree et Theramu» do Plazio • s et ad inticein sodi 

:m q. IH. D. 1> 
Ioan., 
quodam in 

: Antonium i menti dicitur dtetum 

Antouium tene esse dare et prestare fidejnssoreni de obscr 

um in omnibus provi in co cui habeatur relatiu quod 

volen les ipsi Anton -'e obserrare formar/i dicti instru- 

mcnti sponte el 

solidum dicto Ioanni ìicet àbsenti et ad ccn lihi Notarlo in/rasi 

ejujs nomine stipulante etc. de obsertando et 

omnibus prout in eo et in casu non obsertationis de restituendo dictas Ubras 
centum eisiem sohendas prout supra dicitv.r in omnibus et per omnia prout 
in contractu svprascripto ad : Àetur et legitv.r: Sub ypotheca etc: Re- 

nuncianics etc. FA prò eis in soli' fide- 

jussit Io: Franriscus de Zoalio jocalista q. Laurentii. Sub etc: Renmcians etc: 
— Testes Ioannes à\ tràino q. lacobi et S Cibo de Valutari q. 

Franrisr, Atti del Not Già Battista Zino Grimaldo. — Fogliaz. 1, 1539-34 



350 PITTURA. 

se dentro un biennio non avesse recato in vita che 
questa , chi bene intende nell' arte , e ben fissò gli 
occhi nello stupendo Presepio di cui si ragiona , oh 
come vorrebbe augurarsi che qualsiasi maestro, a mag- 
gior costo di tempo, onorasse le patrie arti di fatture 
sì pellegrine ! Savona conserva la preziosa gemma a 
un altare di s. Domenico; e lamenta con tutta ragione 
un Dio Padre con angeli , . che a dir del Soprani fa- 
ceva cappello ed ornamento alla tavola. Udii già fra i 
più esperti conoscitori della ligure scuola chi dubitava 
sulla paternità del dipinto, né si condusse a riputarlo 
d' Antonio innanzi di leggervi il nome, e letto il nome 
tornò a tentennare per meraviglia. Conciossiachè non 
vi resta pur l'ombra di quel nulla di vecchio onde il 
Lanzi giudicò la costui maniera fra l'antico e il mo- 
derno, e fece quasi d' Antonio il Perugino de 1 Geno- 
vesi. Stupì il Lanzi a sua volta di cotesto Presepio , 
e ripigliandosi di tal sentenza, confessò che V autore 
avea non pure emulato Pierino ma Raffaele medesimo. 
Non isf uggiva all'esimio scrittore' quai norme al dipin- 
gere avesse a quest'ora mostrate in Genova quel buon 
fiorentino, recente ancora dagli esempj e da' consigli 
dell'Urbinate: quindi la facil sentenza che gli sgorgò 
a così dire dai dati storici. A noi può dolere il sen- 
tirne altrimenti; ma siam fermi nel credere che le no- 
vità di Pierino assai poco influissero sui vecchi di 
questo periodo , pochissimo sul nostro Antonio , ben- 
ch'ei godesse l'età più gagliarda agli artefici. L'auto- 



rita del passato non ri rinnega d'un tratto; i mediocri 
la seguono por timi.: . valorosi por educazione ed 

afletto. La uuova generazione fu ribellante, come ac- 
cado in ciascun costume; i contemporanei guardarono 

ed ammirarono, ma non si mossero. Nel particolare del 
Semino e del Piaggio Bcorgiam duo pittori abilissimi 
a profittare di que' modelli per aggrandii la maniera 
lentar la briglia all'ingegno; non disposti poro ad 
abbiurare il sentimento dell' arto o a disconoscerne il 
ministerio. Antonio e Teramo per crescer d'età si am- 
modernano e ingentiliscono; ma portan seco al sepol- 
cro quella castità d'iinaginare e d'esprimere che avean 
succhiata dai quattrocentisti e che rispondea cosi bene 
al concotto dell'arto cristiana, ('he s'io li raffronto tra 
loro, mi cresce in istima il Semino p< i r certa sveltezza 
I tentare più metodi per ciò eh' è pennello: ora cauto 
ed eguale sulle ormo della natia scuola, or succoso e 
robusto sul far do" Veneti, ora aperto, vivace ed ilare 
come piacque ai lombardi. E in ispoglie sì varie, lo 
spirito è pur sempre quel desso. 

Io non descriverò a parte a parte la tavola savonese 
che altri già tentò di descrivere: oziosamente per chi 
s'invogli di mirarla, con misero effetto se l'occhio per 
sé non s'aiuta. A rintracciarvi Pierino, ben troveresti 
che dove in quello è eleganza, qui prende luogo la 
semplicità; e dove in quello il diletto deriva dall' ar- 
tifìcio , procede in questo direttamente dal cuore. Se 
al genio che vive e s' agita in questa tavola s' avesse 



S52 PITTURA. 

pure a trovar riscontro d' un nome illustre, la mente 
del dotto, assai prima che al Buon accorsi rivolgereb- 
besi al Francia. Le tinte medesime, i toni, il sorriso 
del cielo, lo smalto delle erbe , il rigoglio delle ver- 
zure, paion chiamati dal santo mistero che quivi si 
rappresenta, e dagli angelici cori che il bandiscono a- 
gli uomini. Niun pittore imaginò con più schiettezza 
la compiacenza della Vergine beata nel Parto, la Di- 
vinità in pargolette sembianze, lo stupore , la letizia , 
la devozione raccolte sul volto de' rozzi pastori che 
traggono al fausto annunzio. Avvezzi a veder ne' suoi 
quadri, in que' che durano almeno, non so qual trac- 
cia d'antico e non so qual fosco che v' indussero gli 
anni, non crederemmo a noi stessi che uscissero dalle 
sue stanze quel libero stile di contornare, di panneg- 
giare, di muovere , quel vergine impasto di tinte , 
quella luce, quel cielo, ove par che s'allegri natura e 
gioisca ogni cosa d'una gioia di paradiso. Che se ad 
altri riuscisse meno credibile il variar di maniera che 
potè Antonio sì destramente , ci viene in pronto un' 
altra opera che poco sarebbe a chiamare contempora- 
nea, dacché per la fede degli atti fu condotta a ri- 
prese con quella, sì che a procedere in ambedue, era 
d'uopo di voltare il pennello e la mente or su questa 
or su quella. E anche questa tuttavia ci rimane , e 
sicura egualmente nell'Accademia Ligustica, alla quale 
pervenne dopo varj casi dal nobil tempio, né mai troppo 
ripianto, di s. Domenico. Anche noi le dobbiamo, per 



i vi ITOLO IX. 353 

eonto nostro, memoria condegna: non senza notare 
quanto accresca a] giudizio degli scrittori la conoscenza 
delle date e il testimonio dei documenti. 

La tavola del Deposto di cui teniam conno patì la 

tura .li tante altro non mono raro e pregevoli, 
ohe il perpetuo mutar delle sorti travolse da' proprj 
altari. Schiantata dalla nicchia, ohi sa per qual ma- 

s balestrata non Bappiam dove, trovossi monca del 
grado . entro il quale in minute figure e partite in 
quattro si vedovano istorio della Passione. Colonne, ar- 
chitrave, cornici e cornucopie a rilievo di legni dorati, 
ornamento opportuno e decoroso al dipinto, ogni cosa 
in isperpero. Vogliam diro che sì reo caso si promet- 
tessero i due generosi che tal ricchezza acquistarono 

■tal chiesa? Giambattista Cattaneo Lasagna e Bar- 
tolommeo suo nipote n'haii merito; il primo dottore in. 
leggi, notaio il secondo e cancelliere bene affetto alle 
Compere. Antonio e Teramo preser obbligo, entrambi 
da socj ch'erano, di spedir l'ancona; ma sia loro arbi- 
trio o preferenza dei committenti, soltanto il Semino 
dio' mano al lavoro, e ultimato vi scrisse il nome, 
otto mesi metteansi per termine, a contare dal 25 no- 
vombre del 1532. eh' è la data del rogito (1); poco 



1 1% iiohUnr Donimi Amen: <). I). lohannes lìaptista Callaneus Lazagnia 

jwris v'riusque doctor e! BarthoUmeu» Ca/faneus Lazagnia q. D. fermimi ex 

una parie et Antouius de Semino q. Andree et Theramus de Zoalio picto- 

res et quilibet eorum er parte altera sponte et ormi meliori nodo etc. perve- 

Vol. III. — Pittura. 45 



354 PITTURA 

men di tre anni durò la fatica, e raggiunse nel 35 
la pittura savonese , commessa sto per dire ad un 
tempo. Se le due tavole , come sono lontane ed in 
luogo e in città diverse, così si stringessero al para- 
gone , converrebbe lodarle a parole non dico opposte 
ma d'un bel tratto dissimili; quel che nell'una direb- 
besi ingenuità si volgerebbe nell'altra in sapienza, e 
il pittore che alletta nel Presepio coH'ameno e col va- 



nerunl etc. Renuncianles etc. Videlicet quia ex causa dictorum pactorum et 
aliorum de quibus supra et infra dirli magistri Antonius et Theramus et 
quilibet eorum et conjunctim seu divisim etc. promisserunt et promittunt pre- 
fatis DD. lohanni Baptiste et Bartolomeo presentibus acceptantibus et stipu- 
lanlibus prò se et suis heredibus etc. facete depingere et fàbricare quandam ut 
vulgo dicitur anchonam cum suis columnis et ornamentis ac architravibus et 
cornibus copie ligneis bene deauratis ab omnibus partibus et in modum cuju- 
sdam modeli in Ugno fiorilo prout ex ipso modelo constai in cujus medio debeant 
in tabula depingi novera figure et imagines depicte representanles secundum 
gradum et qualitatem earum ministerium (sic) Corpus Domini Nostri Iesu 
Chrisli ex cruce depositi et in quibus debeant esse imagines Sacratissimi Cor- 
poris Iesu Chrisli nudi ex cruce depositi Beate Virgùus Marie Marie Salome 
Marie Magdalene Sancti Iohannis Evangeliste ac Nicodemi et Iosephi ac etiam 
ab uno lattere (sic) imago Beati Iohannis Baptiste et ab alio latter e imago Beoti 
Ieronimi in modtim penitentie cum Cruce erecta et alids suis ornamentis ter-, 
ritoriis ac aere secundum qualitatem misterii predicti et que picture et ima- 
gines cum aliis predictis in ipso quadro debeant depingi ad oleum bene et a- 
prime depicte et laborate et in bancheta dicti altaris debeant depingi figure mi- 
nute etiam ad oleum in quatuor mister iis representanlibus Passionerà D. N. 
Iesu Chrisli et que omnia debeant esse in contentamento predictorum Iohannis 
Baptiste et Bartholomei et predicta promisserunt dare perfecta intra menses 
odo proxime venturos : Renunciantes etc. Et versa vice dicti DD. Iohanaes 
Baptista et Bartholomeus acceptantes omnia et singulti predicta ex causa pre- 



CAPITOLO IX. .155 

rio, sarebbe qui commendato per temperanza e vigoria 
dì colori, attribuendogli virtù di sapiente, riguardai 
specialmente alla composizione, la quale, già faticosa 
per ogni artista 96 badi al tema, addoppiava il diffi- 
cile per le figure che piacque ai patroni d'intrudervi. 
Ciò sono il Battista, proprio nome del giuroconsulto , 
e s. Girolamo, appellative paterno del nipote; e nien- 
tedimeno stranieri al soggetto e alle altro sette che reg- 



dicta promisstrunt et frowàttmt dare et solvere prò predo omnium predktorum 
et tam lignaminum imnratorwn qtiam quadri oc imaginum et omnium alionm 
predictorum per/ectorum libra* ducentas sepiuaginta quinque januinorum monete 
de soldis sexaginta nocem prò snigulo sento av.ri solis per tres pagns equales 
videlicet terciam porim dictarum peamianm adliberam voluntatem et simpli- 
cem reqvisitionem dictorum magistrorum Antonii et Therami aliam terciam 
partem quum erti opus i l et qwm figure et magines 

dicti quadri erutti <i partem perfectis et consignatis 

predictis et positis in suo loco in Ecclesia Sancii Dominici Ianuensis in Ca- 
pila et loco destina' 'liete Ecclesie a latere destro intra 

Pantaleonis et tota dieta anchona 
eompreheni architracibus ac cornucopiis et aliis ornamentis ac 

ro fammi huir inde debeat esse in longitudine parmorum duodecim ci in latitu- 
dine p i cenici loco Capete et quod modelum fuit tradi- 
tum prefati-y tnaqistris Antonio et Theramo et a tergo ipsius sunt scripta no- 

DI). Iohannis Baptiste et Bartholomei man/bus 
propr m DD. lohan. te et Bartholomei: Que omnia etc. — 

Acluti : i nooitium de Ciga 'ket in studio prefati D. 

Iohamùs Baptiste : Anno Do -D KXXsecundo Indictione quinta 

serunduii! lanue cursvm die Lune VA V » terciis : presentibus 

tono de Ayrolo q. Baptiste et Paulo Macia q. Baptiste ■ 
oocatil et rogati t. Atti del Not. Giacomo Cicala Semino — 
Fogliaz. 3, 1532-52 



356 PITTURA 

gon l'azione. So che tal vezzo (non mai consentilo dalle 
leggi dell'arte) proseguì arditamente negli altri secoli, 
e sedusse i migliori, e ai nostri giorni non è in tutto 
dismesso; ma vale il pregio a considerare se tutti con 
egual senno lo tenessero a freno come seppe la prudenza 
d' Antonio. Costò la pregevol pala dugento settantacin- 
que lire di Genova, sborsate in tre volte, e l'estrema a 
mezzo il maggio del 1535,.e accettanti l'uno e l'altro 
maestro, come afferma una carta del Cibo Peirano 1 . 



(1) £< In nomine Domini Amen: Magister Theramus de Zoalio et Antoni us 
de Semino pictores et cives lanue sponte etc. el omni meliori modo etc >"'- 
buerunt et receperunt realiter et ejfeetmliter in pecunia numerata a Bartholo- 
meo Cattaneo Lazagnia Notario q, D. leronimi presente solvente et numerante 
realiter et cum effectii ac in peccunia numerata in presentia mei Notarti et 
testium infrascriptorum libras centum triginia septem lanue in tot scoti» auri 
Solis ac moneta alba argentea et sunt prò ipso Bartltolomeo et il. D. lohanne 
Baptista Cattaneo Lazagnia ejus patruo juris utriusque doctore et sunt ad rorn- 
plementum et prò resto et complemento librarum ducentarum septuaginta quin- 
que lanue predi cujusdam anclwne seu Majeslatis cum figuris ac lignis deaii- 
ratis et aliis suis ornamenlis pr omissis sic) per ipsos DD. lokannem Bapti- 
stam et Bartholomeum vigore publici instrumenti rogati per lacobum Cigalla 
de Semino Notarium cui et contentis in eo brevitalis causa prò ventate habea- 
tur relatio et de quibus libris ducentis septuaginta quinque lamie ut supra 
solutis et satisfactis dicti magistri Theramus et Antonius a prefatis DD. lo- 
hanne Baptista et Bartholomeo se bene solutos et satisfactos ac contentos voca- 
verunt et vocant. Et propterea volentes facere ea que juris et honestatis sunt 
prefatos DD. lohannem Baptistam et B"artolomeum presentes acceptantes et sti- 
pulantes prò se et suis heredibus quitaverunt ac quitant et liberant a dictis li- 
bris ducentis septuaginta quinque lanue et hoc per Acquilianam (sic stipula- 
tionem precedentem et aceptilationem subsequentem verbis solemnibus introductis: 
facientes prefatis DD. lohanni Baptisle et Bartholomeo presentibus et stipidau- 



(Al'lTOl.O IX. 

Or dunque che (Invia noi se il SBMINO di mezzo :i 
sì torti Btudj trovò la voglia ed il tempo pei ridurrò 
in assetto altre ancone non minori di mole quando 
pur foglia dirsi di minor pregio? Dell' anno prodotto 
apparisce noi rogiti un Crocifisso eoli' Apostolo e le 
Mario, colorito ad istanza del nobile Vincenzo Pinella 
Adorno in altezza di palmi dodici e a prezzo di lire 
cinquanta , ond'io mi to cauto a stimarla fattura ve- 
loce e fora 'anche di breve panila l . E dell'anno se- 



ttbus ut supra prò dir/ts libr septuaginta JUtnqite lanue Jinem at 

■" de ulterius non petendo: Benunciantes etc. — Actum lanue in 
teca dtc/i magistri Antonii sita I •<'<' Cam/peti sub domo quon- 

dam Panh de Auria : Anno Domin. A'attv. millesimo quingentesimo (,•>■ 
quinto indietione septima secundum lanue curswn die Veneris XIIU Maij m 
Vesperis: j ! lohanne Baptisia de Costa Gregorii et Gaspare d- 

testihts ad premissa voratis spei 
et rogatis. Atti del Not. Gio. (iiacomo Cibo Peirano — Foglia/. .">. ].",: 
il *~4 In noi/une Doiiunt. Amen: Antonius de Semino /«Wo/ - q. Andra ■ 
isic protnissit et protniltit noi- t'incendo Piaelìo Adamo q. Bernardi presenti 
etc. tidem fabricare ami : n.m in longitudine j tresdecim et in 

latitudine parmorum cun suo frixo deuralo (sic 'in qua dictus mag. Antonius 

kabeat pingerc Crucifixuu N H Christo inorino in Cruce et ab uno 

Intere Virgtnem et ab alio latere S. Ioannem Evangelistam a latere sinistro et 
S. Mariam Magdalenam a pede dicti Crucifixi juxta accordano- ini r eoe prò 
prerio librarum quinquaginta lanue intra, ac per (olimi fcstum Nalivilatis Do- 
mini proxime tenturum ex quibus libris quinquaginta dictus mag. Antonius 
kabuit ac recepii a dicto Yincentio presente ut supra in pecunia numerata in 
presentia mei notarii et testium infrascriptorum libras sexdecim januinorum 
infra solucionem dictarum librarum quiquagin'a januinorum de quibus se bene 
quietum solutum taatum et conlentum cocaoit et vocat: Renuncians etc. — Ac- 
tum lanue in Sala superiori Palatii Communi* videlicet ad bancum mei jam 



358 PITTURA 

guente è pur cenno d'un altare da lui cominciato per 
un Bernardino da Cassana berrettiere; del qual lavoro 
mi tacciono gli atti ogni cosa fuorché un pagamento 
che n'ebbe Antonio in sul fine di maggio (1). Mi sa 
strano che 1' uno e 1' altro sian fidati al Semino e si 
taccia del socio ; e non so bene s'io mei rechi al mi- 
nor peso delle opere o al partirsi che fatto avessero 
dalla lor società : che sarebbe un confinarla in pochi 
anni, e a dirla a un dipresso, entro un lustro. Ad o- 
gni modo, per molto ch'ella ci duri nei desiderj, vien 
fuori tal rogito che al tutto la niega sull' albeggiare 
dell'anno appresso, ch'è il 1537; ed altri che gli ten- 
gono dietro non gli mentiscono. Poco andò del feb- 



dlcti et infrascritti notarli: Anno Domiti. Nativ. millesimo quingentesimo tri- 
gesimo quinto Indictione octava secimdtm lamie cursum die Martis decima nona 
Octobris in Vesperls: presentibus testibus Stephano Verdura q. Augustlni et 
Francisco Horrigono q. Baptlste civibus Ianue ad hec vocatis et rogatis. [Atti 
del Not. Pantaleo Lomellino Fazio — Fogliaz. 6, 1535-36/. 

(1) In nomine Domini Amen: Mag. Antonius de Semino pictor sponte con- 
Jitetur habuisse et recepisse a Bernardino bereterio de Casana q. Rafaelis pre- 
senti senta quatuor auri solis qtte sunl infra solucionem sue mercedis pingendi 
altare unum inter eos de acordio et de quibas infra solucionem ut supra se 
bene quietum solutum tacitum et contentum vocavit et vocat: Renuncians etc. — 
Actum Ianue in prima Sala Palacll Communis vacata Fraschea videlicet ad 
bancum mei notarli infrascrlpti: Anno Domin. Natie, millesimo quingentesimo 
trigesimo sexto Indictione octava secundum Ianue cursum die Sabati vigesima 
septlma Mal) in terciis : presentibus Pasquale de Castagnino q. Gregorii et 
Angustino Plnnea de Varilo q. Berthonl testibus ad premlssa vocatis et rogatis. 
(Atti del Not. Agostino Lomellino Fazio— Fogliaz. 1, 1532-49). 



CAPITOLO IX. 35y 

braio che Antonio SEMINO salpò di Genova alla volta 
di Spagna per farvi esperienza del suo valore : primo 
(se pur non erro) de' molti pittori desiderati da quella 
nazione ricchissima e superbissima , e però si sma- 
niosa quant'ella parvo del bollo e del magnifico. Que- 
sto caso ignorò il Soprani, che d' altro penne io non 
cerco: con forte detrimento alla l'ama d' Antonio e al- 
l'onore della storia ligustica. L'arte statuaria precorse 
a buon tratto da Genova a quelle bande, chiamata a 
::are palazzi e ad alzar mausolei ; e quel eh' ella 
fece , smarrito per incuria maravigliosa nel buio de' 
secoli, darà materia gradevole e nuova ai secondi vo- 
lumi. Le pagine estreme di questo domandano intanto 
ch'io riferisca come D. Alvaro di Bazan , gentiluomo 
de' primi nella Corte di Spagna, e possessore in più 
t^rre di vastissimi fondi, intendesse per questi tempi 
a fabbricarsi suntuose stanze : e quasiché 1' eleganza 
delle linee e '1 grandeggiar della mole fosser nulla 
al domestico censo , studiasse a raccogliervi , quante 
mai vi capissero, bellezze ed allettamenti di colori e 
d'intagli. I doviziosi di quella gente , condotti dalle 
politiche sorti a toccar Genova, o dagli ufìSzj del lor 
signore a soggiornarvi da principi , facilmente inva- 
ghivano de' modesti pennelli e de' marmi che ad ogni 
passo rapivano gli occhi alle nostre botteghe: e il più 
delle volte si commettevano in alcun de' patrizj più 
oltre in autorità o più caldi nell'amore del bello, per 
l'elezione de' migliori artefici o pel buon reggimento 



36D PITTURA 

delle opere che disegnavano di recarsi in lor patria. 
Il signor di Bazan s' era adagiato per tal bisogna in 
Battista di Promontorio de Ferrari , che gì' inviasse a 
salario alcun ottimo sia del dipingere i muri sia di 
scolpire ornamenti, e a tal condizione ch : ei dipendes- 
sero dal proprio cenno, o li spedisse in Granata o in 
altro luogo che meglio gli talentasse di Spagna. Credo 
che il Promontorio non mettesse men senno allo sce- 
gliere che fiducia lo spagnuolo ad attender gli artisti, 
e l'accoppiarli com'egli volle è novello suffragio e ar- 
gomento di lode ad Antonio. Perocché già da mezzo 
il gennaio in una scritta medesima del Sauli Carrega 
notaio s'accordavano pel lontano viaggio il Semino e 
Nicolò da Corte rarissimo intagliatore di marmi, né 
già per un'opera certa ed unica, ma per quante pia- 
cessero al cavaliere : indi non mica ad un prezzo fi- 
nito, ma mediante una provvisione da durare quanto 
i servizj. Di questa si converrebbero con Alvaro stesso 
una volta approdati in Ispagna: togliessero intanto cin- 
quanta scudi d"oro imperiali ciascuno per arra o biso- 
gni di viatico, e quanto prima sciogliessero con certa 
nave di Giovan Danda ancorata nel nostro porto e in 
procinto di vela (1). E certamente veleggiarono en- 



fi) >£ In nomine Domini amen: Mag. Nicolaus de Curte aculptor Francisci 
major annis vigintiquinque et qui palam et publice negociatur ut ipse mag. Ni- 
colaus presens dicit et fatetur et mag. Antonius de Semino pictor q. Andree 



CAPITOLO iv. 361 

t riinlii. perciocché mi scompaiono, e non ò linea ohe 
■uni al ritornu d' Antonio per più d'un sessennio. 
Fra tanta oblivione de' nostri artefici, non sarà poco 
d'aver saputo quel ch'io ne narro; ma le nostre ricer- 
che non valgono a condurci più in là della nave 
che accoglie e ci rende i saluti dell' egregio pittore. 
Che cosa operasse per quei paesi, e con quanta virtù, 



•r ipsorum certa scieniia nuìloqne juris tei farti errore diteti seti 

modo aliqu i 'et confilentur habulsse et recepisse a 

de Ferrarils q. D. Christofori elee Ianue presenti et 

acceptanti. nomine III. D. D. Altari de Basan àbsentis et me notarlo prò eo 

iute i>te. sruta octw m awi Imperatore in peccatila numerata 

eisdem mag. Nicolao et mag. Antonio tradita et numerata per dietim Bap- 

" morata in presentia mei notarli et testimi 

m/rascriptorum ad hec speclallter cocatorum et rogato-mai ex qulbus dictus 

Nicolaus >■ mag. Antonius sciita 

■igi/itaf- notti scutoruai odv.aglnta unlus et de qulbus 

■ ■vj. Nicolaus \ntoniu.-s respective ut snpra se bette quletos et 

sic a dlcto Battista dicto nomine presente 

l etc. Et propterea 

. Nicolaus >• saag. Antonius sponte et ex Ipsorum certa scieniia ut 

Baptiste itine presenti et acceptanti prout 

notorio pi recedere de presenti 

te la a uè et accedere em ita per lohannem Dania ad 

portu la, ! partes Hùpanie et ex 

Granate seti ad alia loca 
ad qv ■ D. J). A iarc sic in cvjusdam 3ic 

1). D se acca- 

'ubi D. Alvaro acceptare et c< 
m tortini sn la octuagù ra/oris 

excep- 
III. — Pittura. 4'! 



36!i PITTURA 

dee porsi a diritto, o se ti piace anche a debito degli 
Spagnuoli: se pure a tanta ira di guerre e di fortune 
sopravvissero i frutti del costui ingegno, o se per in- 
giuria del tempo , anche incolumi le opere . non è 
svanito in estranee contrade il suo nome. 

Mentr' egli s' affatica sotto altro cielo , sarà degno 
alle nostre notizie il toccare, benché alla sfuggita, le 



tione remotta acclarato tamen quod solarium ipsorum magistrorwm Nicolai 
et Antonii incipiat et sic incipere intelligatur a die qua dicti mag. Nicolaus 
et mag. Antonius recedent de por tu Ianue cum dieta navi prò dictis partibus 
Hispanie ut supra quia sic contentatur et consenlit et affirmat dictus Bap- 
tista dicto nomine omni exceplione remotta: Renunciantes etc. — Actim lanue 
in Bancis videlicet sub portichu domus heredum q. Andree Lercarìi ad banchum 
ressidentie mei notarti infrascripti: Anno Domiti. Nativ. millesimo quingen- 
tesimo trigesimo septimo Indictione nona secundum Ianue cursum die Lune 
vigesima nona Ianuarii in terciis: presentibus testibus Francisco Pinello A- 
durno q. D. Dominici et Bartholomeo de Costa textore pannorum sete fohannis 
civibus Ianue ad hoc voccalis et rogatis. 

►!< 1537 die Mercurii XIIII Februarii in Vesperis: Dktus mag. Nicolaus 
de Curte ultra suprascripta sponte et ex ijpsius certa scientia nulloque juris 
vel facli errore ductus seu modo aìiquo circunventus fatetur habuisse et rece- 
pisse a dicto Baptista de Promontorio de Ferrariis de numerato occasione de 
qua supra et in omnibus ut supra facientia complementum scutorum quinqua- 
ginta computatis suprascriptis scutis triginta uno ut supra habitis per ipsum 
Nicolaum in omnibus ut in suprascripta instrumento continetur cui habeatur 
relacio: et de ipsis scutis decem et novera auri Imperatoria de numerato ut 
supra et in omnibus prout supra dktus mag. Nicolaus se bene quietwa ta- 
citum contentum et satisfactum voccavit et voccat: Renuncians etc: — presentibus 
testibus nob. Lamba de Aurìa q. D. Alaonis et Gregorio Calvo q. Antonioti 
civibus latme ad hec voccatis et rogatis. (Atti del Not. Stefano Sauli Carrega 
— Fogliaz. IO, 1537-381. 



roi.o ix. .«wi 

aovìtè ohe nel fatto della pittura sopraggiunsero in 
Genova; con tali effetti, do chiuder quasi l'età dei 

v t i . e iniziarne una nuovi o quel cho restava del 
secolo. Ben so che più libri ne han fatto caso, e nei 
fosti dell'arte Ligustica non è vicenda più certa o più 

Lalata; dacché il Vasari esaltando i migliori arti- 
sti, ebb iver di noi, che per regale magnificenza 
il" Andrea Doria ne vedemmo parecchi qual più qual 
meno ad operare Tra noi. Por non so quale o cagione 
o ventura, il pieno difetto di carte privato o publiche 
ne lascia il merito intero al biografo aretino: a lui 
corse il Soprani, a lui ciascun altro di sèguito, e a 
quali altri anche noi , se ci fallisce d' altronde ogni 
luce 9 Pur nondimeno, dacché il tacerne sarebbe una 
frode alla storia, e terrebbe via l'argomento che dee 
suiT^rellaro questa prima parto delle nostre fatiche, e 
discernere l'una dall'altra due grandi metà della no- 
stra vita pittorica, così senza nuocere all'uopo del pre- 
sente lavoro, procederemo sui dati o non ben manife- 
sti o non bene discussi, e nel luogo de' fatti entrerà 
im dove o possibile la verità dei giudizj. Le case del 
principe Andrea a Fassolo si vedevano in buon assetto, 
per ciò eh' è edifizio, nel 15*29 : e quind' innanzi per 
tutto il secolo, e per succedersi di due principi, è con- 
tinua intrapresa e dispendio di nuove opere; liberali 
lite nel fondatore, grandiose non meno, ma più 
contentabili in mano all'erede. Le costui giunte al pa- 
lazzo, e qu-^1 ch'ei fece e ordino del proprio nelle a- 



364 i i t t i; r a 

vite castella, han conforto di mille rogiti, e ne agpet- 
tan lor parte i volumi degli scultori e degli architetti 
che stanno per seguitare ai pittori. Del vecchio Andrea 
tanto son mute le carte artistiche, quanto eloquenti, e 
non di rado loquaci, le politiche e le civili; né par ve- 
rosimile che i rovesci del tempo o della fortuna ne 
cancellassero infino all'orma ne' penetrali de" pubblici 1 
archivj o nel segreto delle stanze gentilizie. Pierino 
del Vaga, il Licinio da Pordenone, il Mecherino da 
Siena e Gerolamo da Trevigi toccaron Genova e vi 
dipinsero; e il primo di loro vi si tenne gran tempo, 
e a vicenda vi tornò e se ne trasse , secondo la sua 
natura sdegnosa e irrequeta. Degli scultori non accade 
il parlare; ma vuoi di questi o di quelli si tace ad 
un modo. Della qual condizione non potrebbe essere 
che non ci dolga; ma d'altro lato ci è forza ascriverla. 
se la mente non erra, ai signorili costumi del Prin- 
cipe anziché alla giattura dei secoli. I valentuomini 
che usaron pennello o dentro o sul fuori del nuovo e- 
difizio, segnan quasi per gradi l'accendersi che fece il 
magnanimo nel desiderio d'ornarlo e arricchirlo in mi- 
sura di reggia. Segnano anche, o ch'io mal congetturo, 
il suo invaghirsi di tale o tal' altro maestro eh' egli 
incontrava sui passi di Carlo V, innamorato a sua volta 
del magistero italiano, e sollecito a conoscere e a ca- 
rezzare i migliori. Non parmi assurdo che il Trevisano 
si spiccasse di Bologna dietro 1' orme d' Andrea, per 
tastar la fortuna in un palazzo e sugli occhi d' un 



CAPITOLO IX. •*W« r > 

generoso che iziìi correva per tutta Italia col rapido 
volar della t'ama. Nicolo' Veneziano ricamatore, gra- 
noso al Principe quant'ebbì a ridirne, gli contrappose 
Pierino diserto ed afflitto dal sacco di Roma, poi come 
Le a blandire i cervelli balzani, convenne ad An- 
drea punzecchiare la cosini negligenza con nuovi sti- 
moli d'emulazione. Ai lavori intrammossi dal Vaga 
sottentro il Pordenone clic bazzicava a. quei giorni 
tra V Emilia ed il Veneto, e a costui sull'intonaco 
litò il Beccatimi, strappato con laute pro- 
messe alle solinghe sue stanze di Siena. Costoro, non 
come gente obligata ad un'opera e a prezzo finito, 
ma come amici e poco men che domestici, usavano 
a quelle stanze e vivean quasi sugli occhi del me- 
cenate. Se non che il favore e la grazia di lui, così 
vago ch'egli era degli artisti e dell'arte, si volsero ad 
effetti contrarj. Gerolamo si ritrasse a Bologna con- 
fuso e quasiché sbigottito alle prime prove del Vaga: 
il Licinio tornò a Venezia per disgusto del successore, 
e Mecherino rivolò alla sua patria, fastidito di signo- 
rili etichette opposte in tutto. al suo vivere. Però le 
occasioni che li trassero a Genova, e il modo con cui 
ne partirono, dan ragione abbastanza perchè di loro e 
dei loro fatti non parlino i documenti o le note do- 
mestiche, siccome non parlerebbero d'ospiti o fami- 
gliari in mezzo a liste di prezzolati. 

Quant'è di Pierino, non avea, a quel che pare, o 
più modesto costume o più fermezza ne' suoi proposti: 



366 PITTURA 

trentenne appena ribolliva di gioventù, avea gustati 
di Roma e gli studj e le licenze, tirato per giunta 
dall'indole propria a bazzicar nelle bettole anziché a 
grandeggiar nelle corti. Ma il Veneziano gli stava ai 
panni, e rammentavagli forse i disastri del sacco e i 
bisogni della' famiglia lontana, e fors'anche dissimu- 
lava al buon Principe i trascorsi dell'uomo amplificando 
la virtù del pittore. I perpetui silenzj delle scritture 
ci fan persuasi che le voglie d'Andrea, non altrimenti 
che le opere del Buonaccorsi, avanzavano or veloci 
ed or lente, e tratto tratto a riprese, per l'intrommettersi 
di Nicolò , prediletto dell'uno e tutto cosa dell' altro. 
Lascio stare che al prode ricamatore importava l'aver 
sì accosto Pierino, prontissimo ingegno a disegnare 
per drappi e tappezzerie, e pennoni e stendali ed 
arazzi, e per quant' altro serviva al costui magistero 
non meno che al fasto del grande ammiraglio. Ciò 
nondimeno è credibile che alcuno sdegno nascesse 
fra l'artista ed il Principe; e al Vasari medesimo che 
se ne tacque nella vita del Vaga, sfuggì di bocca o 
ricorse a memoria in quella del Sogliani. Soggiunge 
l'autore ch'ei fu richiamato, e vorrei credere per altri 
ufiizj del Veneziano: ma non così tosto eh' egli non 
non rivedesse Roma più volte, ed applicasse ad altre 
opere e quivi e in Pisa, dove s'era ridotto colla moglie 
e co' figli. Gli cresce biasimo, non che lo scusi, ciò che 
insinua il biografo : aver Pierino tal fiata vòlto il 
piede alla nostra città per certi amorazzi che vel tira- 



CAI' ITOLO XX. 'Mu 

vano al tornar dell'amore. 1 dipinti Ohi'ei foce in pa- 
lazzo son quasi imagi ne di tale incostanza: accurati 
e perfetti di prima giunta come d' uomo che tenda 
ogni nerbo per mettersi in grazia, sprezzati in sull'ul- 
timo, o messi a ventura d'ajuti. né tutti valenti da 
adarlo. Abbiano nella storia i cartoni ch'ei maturò 
lungamente pel naufragio d'Enea, e come il pingesse 
ad olio che fu cagione al perire assai presto; e recenti 
sperienze han mostrato ne" Trionfi del portico un 
doppio intonaco, ed un metodo di finir tratteggiando 
sui primi impasti con solerzia e pazienza di miniatore. 
Non diversa intenzione ti parrà nella Loggia, sia che 
tu guardi al brillo di que 1 lunetti, o alla strana evi- 
denza di que* soprapporta, o alla terribilità ed allo 
smalto di quegli Eroi che disposti per la parete fan 
l'apoteosi di casa Doria (1). Concorda ogni scritto in 



1 Conservo ut-" miei zibaldoni una nota distinta de* dodici capitani 
effigiati da Pierino: la qual nota, rinvenuta negli aivhivj del palazzo, mi 
fu comunicata 'lai benemerito scrittore e vice bibliotecario Jacopo Doria 
di sempre cara memo ria. Io ne fo copia al lettore, non certo perch' ei 
ritrovi nelle pitture il ritratto dei personaggi , che certo sono idea del 
pittore, ma perchè vegga ed apprezzi l'intendim 'nto ed il senno che pro- 
poneva i ^oggetti all'insigne artefice. « I dodici capitani (cosi la nota' 
« della famiglia Doria. dipinti da Pierino del Vaga nel palazzo del prin- 
« cipe Doria. rappr — Ansaldo più volte Console del Comune 

« di Genova, ed uno dei suoi comandanti, che nel 1147-48 toglievano in 
» Espag lori la città «r.Vlmeria e di Tortosa — Oberto capitano 

« del Comune di Genova, (spugnatore nel 12G6 di Canea, e nel 1294 de- 



368 PITTURA 

assegnare quest'opera agli anni primi, né v 1 ha mez- 
zano conoscitore che non vi scorga la fresca disciplina 
del Sanzio. Laddove nella gran Sala, dipinta più tardi, 
e in quella vasta medaglia che ne abbraccia la vòlta, 
il cader dei Giganti (argomento prediletto di que' 
giorni ai principi) è trattato schiettamente sul fresco 
e con far più veloce, e quel ch'è a notarsi, con misto 
quel risentito di Michelangelo che già prevaleva in 
Roma ed altrove. In quel modo che le stanze d'Andrea 
davano sprone ed esempio in Genova ad una nuova 
età di pittori, così le schiudevano un bivio, che feriva 
per un lato ad una temperata eleganza, per l'altro ad 
una perigliosa licenza. Gradì al Semino il miglior 
sentiero, e condusse i figliuoli ad erudirsi in Raffaello; 
piacque l'altro a Giovanni Cambiaso, e travolto lui, 



« bellatore dei Pisani alla Meloria — Corrado capitano del Comune di 
« Genova, distruggitore di Porto-Pisano nel 1290 — Lamba capitano del 
« Comune di Genova, vincitore dei Veneziani a Curzola nel 1298 — 
« Rosso, prode ammiraglio dell'lmperator Greco Andronico II Paleologo, 
» e di Federigo lì re di Sicilia — Odoardo, vincitore degli Almogravi 
nel 1304 , e dei Catalani nel 1335 — Filippo conquistatore nel 1350 di 
« Negroponte, e nel 1355 di Tripoli — Pagano, Fanno 1352 trionfatore 
« nel Bosforo Tracio dell'armata navale dei collegati Veneti, Catalani e 
« Greci, e nel 1354 dei Veneti all'isola della Sapienza — Luciano, nel 
« 1379 vincitore dei Veneziani a Pola — Pietro, espugnatore di Chioggia 
« nel 1379 — Antonio, vincitore degli Aragonesi nel 1412 a Siracusa, 
« a Cagliari, a Porto-Pino — e Tommaso difensore valorosissimo di Al- 
« benga nel 1435. » 



CAPITOLO ix. -UiO 

st»'tt'» ■ poco che non travolgesse anche il figlio, 

indissimo lume della Ligure scuola. 
Quel molto che sopraccrebbe al palazzo in ogni ca- 
mera, in ogni ricetto, in ogni destro, in ogni angolo, 

stimonio della facilità onde il Vaga si commetteva 
ne' buoi creali, od anche in pennelli di ventura: ve- 
nale ii giustamente lo morde il Vasari, o 
di che il Lanzi discolpa Giulio suo condiscepolo. Nel 
ancora [uesti aiuti temo che parte m'in- 

nino i libri, e parte mi faccian difetto. Di Li zio 
Romano non può dubitarsi, dacch'ei se'l trassedi Roma 
alla prima venuta, già costumato a servirgli in molte 
opere e trascuralo esecutore de' suoi modelli. Il So- 
prani e le Guide gli accoppiano un Guglielmo mila- 
nese, mal ravvisando in costui il dalla Porta che 
mai non dipinse, e che senza fallo si prestò quivi a 
Pierino nelle plastiche come fece più tardi in più 
Luoghi di Roma. E per opposto non si fa motto di 
!. \ Pbnni fratello di Caterina sua moglie, comechò 

- rittore aretino vel conduca con espresse parole 
nella vita del fratello; vo' dir del Fattore, scolaro de- 
gnissimo '• fortnnato erede dell' Urbinate. D'altri è 
memoria confusa, che Giorgio accennò e ciascun altro 
ripeti'' per lombardi : ne par lungi dal vero eh' ei li 
cercasse in Liguria • fra i molti che han già 

; i ^ verranno citando le nostre pagine. Ad ogni 
modo nelle stanze del Doria s'imparò primamente una 

— ima rea: clic cioè per concedere alla impazienza 

III. — Pittura. n 



370 PITTURA 

dei grandi ; o a meglio usar la fortuna, sia lecito 
far presto e men bene. Del malo esempio risentono o tutti 
o quasi i palazzi di Genova che dietro sì splendide 
prove si ornarono d'affreschi per tutto quel secolo e 
per gran parte del successivo. Sarebbe gran fatto 
il giusto amore e la debita ammirazione che tras>e i 
posteri ad imitarle, non avesse adocchiato all' infuori 
delle opere là dove Pierino non usò che sé stesso. 
Ma perch' io non trascorra nel biasimo, i nostri mae- 
stri appresero da quel momento ad aggrandirsi nel- 
l'arte, e quel ch'è carattere e vanto dell' età nuova, 
impararono ad arricchir le invenzioni e ad essere pres- 
soché universali sulle orme stampate dal Buonaccorsi, 
o meglio dirò da Raffaello. I concetti della mente, 
o spaziassero in capaci medaglie, o s"improntassero in 
semplici imagini, si consigliarono alla virtù delle linee 
per acconciarsi in bei partimenti, descritti a lor volta 
da vaghe plastiche o da que' fregi che sotto nome di 
grotteschi avean preso a risorgere dai sotterranei di 
Roma. Da Roma stessa ne condusse altri saggi l'ere- 
dità de' Semini, e quella de' Calvi li crebbe in patria 
e ne diffuse la pratica: il Castello da Bergamo ne 
ingentilì le fattezze e ne ammodo le ragioni. Furon 
anche pittori che si diedero in tutto a quest' arte, e 
come docili al loro uffìzio, utilmente si porsero ai fi- 
guristi. Ma poco ch'io avanzi avrò piede oltre i limiti 
per ora segnati, e il tenermi a buon filo è condizione 
dell'età ch'io descrivo: conato estremo d' una gente 



CAPITOLO ix. 371 

che muore, e primo grido d' un'altra che avanza a 
in s;ilti e cancella il passato. 

È ben forte ad imaginare il come od il quanto la 
novella generazione abusò li vittoria; o se pur voglia 
considerarsi , niuna •< q può meglio indicarlo del 
gravissimo scempio eh i si fece del vecchio. Private 
. palazzi pubblici, fraternità e >, vuoi di città 

vuoi di villa, non pan fne 'li stari 1 a vista se 

iltari non rifiorissero del nuovo stile. Ogni 
del vecchi i a rovina od in fuga; poche reliquie 
nparono o p r antica devozione, od in luoghi lon- 
tani e modesti, o con gente a cui fallivano i mezzi 
di accattar novità. Non bastaron due secoli a ravviare 
il giudizio; non basta il presente a -vietare lo sper- 
pero che i nostri antichi facean per errore e che noi 
_-iam tarsi per cupidigia. Però che gli stranieri 
1 gitto degl'Italiani largheggiano d'oro, e 
*oria delle arti nostre, la più veneranda perchè la 
più antica, è tutta o quasi tutta in lor mano. Dirò 
incredibil era, da parer nulla ciò che pur 

>ra cotanto amaro a ripiangere. In breve tratto 
(non volse un secolo svanì de' passati non pure ogni 
monumento, ma la memoria medesima: e il lungo 
fiorir d'una scuola non trovò nel .Soprani che negli- 
genza, e più che negligenza dispregio. Eppure, a cer- 
vello sano, que" buoni antichi si dovean riconoscere 
di d a )lt;i ch'.> la loro posterità mise studio a di- 
menticare; ed intendo la proprietà del concetto qual'e- 



'Ò12 PITTURA 

gli emerge dal sentimento, e i' osservanza del vera 
entro i termini che il concetto prescrive. Torno gra- 
dito che alla virtù dello spirito sottentrassero le ve- 
neri della forma, e al decoro delle sembianze la pompa 
che illude ed abbaglia. Cessando gì' impulsi deli 1 a- 
nimo per far luogo all' ingegno, agevolmente signo- 
reggia la pratica e si torce all'ammanierato. Del quale 
pendio preparato alla gioventù non ebbe men colpa 
Pierino con noi, di quello ch'altro caposcuola con 
altro popolo, e più pronta per avventura quanto fu- 
rono maggiori l'eleganza o la vivacità del suo genio. 
Avea garbo ed allettamenti per qualsivoglia natura 
d'artisti: il terribile pei più focosi, il soave pei tem- 
perati, il grazioso pei rimessi: per tutti il diletto che 
suol conciliare la pulitezza e la leggiadria del lavoro. 
Di tale versatilità non è prova soltanto nei freschi a 
Fassolo, ma nelle tavole ancora che lavorò per più 
chiese; né v'ha minor prova del vario curare civegli 
soleva or quest'opera, or quella. Talune gli sono af- 
fermate dalla autorità del Vasari, e son certo il suo 
meglio; per nostra sventura, che le abbiamo perdute. 
Era l'una ornamento bellissimo agli Agostiniani in 
Bisagno, commessa per quella chiesa da un Basa- 
donne, e figurante il Presepio : non so se scampasse , 
o per dove la cacciasse il destino al rovinarsi di quella. 
Scampò nella nuova per cura de' Padri, e tuttavia vi 
si serba, un Umetto a monocromo col mistero del Se- 
polto: quel desso sul quale il Soprani accoglie novelle 



capitolo ix. ,'<t:; 

incredibili; fattura oift aondimeno spedita e pronta da 

atuomo, <• da recarsi elio stilo del Beccafumi se 
•a vece non la volesse del \ \<..\. D'un'altra an- 
cona con N. l». e due santi. Lodata assaissimo dal suo 

grafo, andava superba la chiesa di Castelletto men.- 
tr'ella fu sana ed intera a vedersi, che fu breve for- 
tuna: già da pezza malconcia, pur non finì con quel 
tempio, ed oggi ancora, quasiché vergognosa, si • 
tiene a S. Giorgio di Bavari, modesto villaggio tra il 

agno e lo Sturla. Tre altre, a noi note, non hanno 
autenticità dal Vasari, ma si confortano di tradizioni 
alle quali il pennello non par contraddire. Posseg 
l'una i littorani di Celle, ed è imagine di S. Michele 
lor patrono: il Soprani v'aggiunge di suo che Pie- 
rino sul naufragare, sospinto da grossa fortuna a que" 
lidi, la dipingesse per voto e la donasse alla chiesa. 
Tennero la seconda fino a questi ultimi anni i Con- 
fratelli di Quinto nella opposta Riviera, non ben ri- 
guardata, tuttoché quasi a trittico mostrasse fra due 
Beati in suggesto S. Pietro, lor titolo. L'Accademia 
Ligustica liberalmente ne fece acquisto, contuttoché 
non vi lodi comio fo stima) il miglior fare di quel 
maestro, o se pur ve lo scorge, non voglia però scu- 
sarlo di troppa fretta, e come diciam di maniera. La 
terza è in onore quanto mai dir si possa nel Santuario 
di Coronato in Polcevera, e rappresenta la Santa Fa- 
miglia. Francesco Pallavicino Vescovo d'Aleria l'ebbe 
da principio nelle sue stanze, e disegnando di dedi- 



374 PITTURA 

care in quel tempio una sua cappella, non trovo mi- 
glior modo ad illustrarne l'altare che destinandovi il 
bel dipinto. La ricca cornice ordinata a tal uopo c'in- 
viterà ad altri cenni, quando toc-chi lor volta agi' in- 
tagliatori in legname. Consentono i dotti nel ricono- 
scere in questa tavolina alcun disegno o cartone del 
Sanzio, tanto ne spira i divini concetti: il pennello 
(se mal non discerno) rimorde V esecutore di meno 
attento o severo che non fosse il suo tipo. (1). 

Brevemente ho toccato le varie ed alterne fatiche 
del Vaga in Genova, e la diversa intenzione eh' egli 
ebbe operando: non già per riandare le cose già scritte 
o divulgate dalla fama, sibbene a mostrar più in 
aperto gli effetti che per istinto d'imitazione dovean 



1 1 belli ornamenti di questa Cappella , il suutuoso sepolcro che vi 
ebbe il fondatore, e l'onesto riguardo in che fu tenuta e tuttora si tiene 
dai successori, sembrano invitarci a chiarirne viemmeglio le origini. Il 
documento che la concerne è fra i rogiti del net. Nicolò Pallavicino di 
Coronato, ed ha la data del 17 luglio 1547. Per ta'e scritta il Priore Seba- 
stiano de Ferrari con esso il Capitolo dei Lateranensi stanziati in quel 
monastero: Scientes et cognoscentes Rev. in divisto P. D. Franciscwn Pala- 
vicinum Dei et Apostolice Sedis grafia Episcopum Aleriensem sua devocione 
ductus sic his proximis mensibus elapsis decrevisse et ordinasse et jam 
incohasse (sic) conficere Capellam unam in Ecclesia dicti monasterii S- Marie 
de Coronalo a sinistris introeùndo in dictam Ecclesiam videlicet terciam in 
ordine sub vocabulo Nativitatis Domini Nostri Ihesu Cliristi et s. foseph prò 
perpetuo usu ipsius Rev. D. Francisci Episcopi et nob. Vincent ii Paravicini 
q. D. Baptiste ejus fratris et successprwm suorum et hoc de voluntate et ex- 



( kPITOLO )X. 375 

seguitarne alla patria scuola. Perciocché quanto fummo 
e quanto ci piacque d'essere uell'età seguace, fu certo 
nella massima parte da esso, e le virtù grandi de' 
nostri artefici, non altrimenti che i vizj piacevoli e 
lusinghieri, han radice negli esempj ili lui; nò potrei 
scrivere della nuova generazione (se Dio mi conduca 
a tanto) ch'io non tornassi colla memoria e col giu- 
dizio a quest' epoca. Lodar Pierino per altri meriti. 
e specialmente come maestro di lineare e d'ornare, è 
uffizio de' prossimi volumi, ond'io mi compiaccio 
fin d'ora. Del resto è in aperto che in qualità di 
pittore ci fu modello di quasi due gusti; 1' un de' 
quali temprato alla prudenza raffaellesca, e però stu- 
diato con senno e composto a riserbo, l' altro alla fie- 
rezza di Michelangelo, men conforme a natura e più 



presso consensi ipsorwn DD. Priora et Fratrwm dicti monasterii eamque per- 

ficere velie rum sua ancona et cognoscentes prefatum Ree. D. Franciscu/n 

erga dietim monasterium totamque ipsiits Congregationem bene et amorose se 
habvisse et habere et vJtcrius considerantes hvjnsmodi Capellam cedere in 
nowm modem uni ornamentum 'liete Ecclesie dicti monasterii et in commodum 
et utili'atc/ii ipsorwn DD. Priora et Fratrw \onasterii: per tutti questi 

rispetti concedevano al Prelato il perpetuo patronato del sito destinato 
come sopra a tal fondazione. L'atto si conchiude ne' termini che seguono: 
V&a Coronati extra muros latine videlicet in Sacrestia dicti mona- 
sterii S. Marie de Coronato: sub anno Xatiritatiì Domini millesimo quingen- 
timo Indiclione quarta juxta morem lamie die Domi- 
nici decima septima Tulii in terciis: presentibus Venerab. D. GuUelmo de Costa 
canonico Ecclesie fi. .Harie de Vineis et nob. Gregorio Alio q. D. Petri et nob. 
Laurentw de Fumanu q. D. Ivìiani testibus ad premissa vocatis et rogatis. 



;376 i'ittura 

accline alla pratica. Se fra questo dadeggiare di mas- 
sime poco andò che l'Italia tutta si lasciò ire a que- 
st'ultima, quanto meglio noi dovettero i nostri ingegni 
prima bollenti per lor natura che accorti, e in mezzo 
al fasto d'un patriziato che nelle imagini dell' antica 
e della presente grandezza prediliggeva il magnifico, 
il fastoso, il terribile? Se altro pervenne in Genova 
dalla fonte medesima, mal. contrastava a siffatto invito, 
e la tavola stessa così stupenda di Giulio onde il 
Datario di Papa Clemente rendè famosa Vabbaziale di 
s. Stefano , piacque forse sovra tutte al Vasari perchè 
alla saviezza del Sanzio sposava non so che di vibrato 
che arieggia il Buonarroti. (1) Sogliam dire che in 
uomo fatto non si rimuta il costume : e se i nuovi 
modelli eran'esca assai ghiotta ai novizj dell'arte, poco 



l) Non venni a capo di poter affermare iu qual anno monsign. Matt o 
Giberti facesse presente agli Olivetani di s. Stefano dell' insigne dipinto 
di Giulio Romano. Ciò nondimeno a chi raffronti nel Vasari la vita del 
Pippi con quella del Sanzio, non parrà temerario che si supponga il lau- 
tissimo dono poco oltre al 1530, quando appunto Pierino adoperava nelle 
logge del Principe. Nelle lettere del Senato di Genova (Archiv. Govern.) 
ebbi cognizione d'un'altra larghezza cha il Giberti si disponeva di usare 
ai predetti monaci, assegnando a lor benefizio un cotal suo podere che 
radea la muraglia del loro convento. Per la lettera di cui fo cenno, la 
Signoria sconfortava il Prelato da siffatta liberalità, allegando che la 
nuova fabbrica delle mura avendo a scontrarsi nel detto fondo, avrebbe 
patito non lievi impicci, se questo venisse in potere di Religiosi. La data 
del foglio segna il 1533. 



CAPITOLO l\ 377 

più valean ne' maturi che ad invogliarli di maggiore 
eleganza al comporre e di maggior vaghezza noi tin- 
gere. Or di costoro avean pregio od autorità duo soli, 
il Semino ed il Piaggio: ai quali è ornai tempo che 
si richiami il pensiero. 

Al dipartirsi òVAntonio comincia il collega ad aver 
proprio nome negli atti: ma già innanzi, benché di 
poco, potresti leggerlo in alcun quadro. Di che si con- 
forma vieppiù, che messo il lucro in comune, non però 
si legavano ad associare il pennello, o compiacevano 
liberalmente de 1 lor lavori a cui meglio piacesse gio- 
varsi o dell'uno o dell'altro. E contemporaneo al De- 
posto di s. Domenico , tutta mano d' Antonio, un gra- 
zioso altarino che serbali di Teramo i Confratelli di 
s. Bartolommeo in Varazze , come afferma la soscri- 
zione: Therami de Plazio de Zoalio opus: 1535. Cresce 
pregio al dipinto il coronarsi ch'ei fa tuttavia del suo 
vertice, e la predella che lo sostenta: desiderio ingra- 
tissimo di tanti altri che non sortirono d'invecchiare 
in lor luogo. Ed è bello a discernere in questo come 
il Piaggio tenesse al passato, o rilutasse al moderno, 
nel gusto almeno di ornar le ancone: se già non fu 
voglia dei committenti, dacché veggiamo Pierino ac- 
conciarvisi del miglior grado con quelli di Quinto. 
Tre spazj son limitati da colonnette che montano in 
mezzo tondo, la cima son due volute che fiancheggiano 
un quadro, la base un risalto di tre bislunghi dipinti 
a minute storie dei tre Beati che primeggian nel 

Vol. III. — Pittura. 48 



378 PITTURA 

dentro. Così sotto il santo Apostolo che seduto al bel 
mezzo mostra esser titolo dell' oratorio , è storiato il 
martirio, sotto il Battista in sulla dritta la vocazione 
al deserto, e sotto il s. Antonio eremita le tentazioni; 
un Dio Padre e la consueta Annunziata sul vertice. 
Mi è singolare nel nostro Teramo che posti e applau- 
diti da pezza in Genova i primi esempj dello sfar- 
zoso, e Dio non voglia dell'affettato, non eh* egli vi 
tenga dietro, ma così bene se ne difenda, ed anzi per 
volger d' anni ne paia più schifo. È parte di sì fatta 
indole una certa timidezza al comporre, o predilezione 
che si voglia del poco : ond' è che le storie o le an- 
cone di lui tanto acquistano di garbo e d' ingenuità, 
quanto pèrdono di magnificenza e di copia. Non saprei 
noverar nel suo meglio una tavola ch'io vidi in Sa- 
vona nella chiesa già detta di s. Domenico, condotta, 
a quel che grida l'epigrafe, presente ancora il com- 
pagno. Dico nel 1536, data annessa al seguente scritto: 
Hoc opus Theramus de Plazio de Zoalio pùixit. Un'altra 
leggenda ci dà il committente in un Bartolommeo 
Delfino, prosapia del luogo, a cui forse giovò avere 
il molto dal dipintore anziché il buono: sì stipata ap- 
parisce di santi vescovi e monaci e vedove e armigeri 
in orazione di N. D. simboleggiata per lo Rosario. 
Certo piacque a lui solo fra tanta calca mischiare an- 
che sé stesso e la moglie; il perchè in breve spazio con- 
venne che uscisser piccoli e mingherlini sul basso, 
con torto esempio che a pena si scusa ai più antichi. 



CAPITOLO IX. 379 

Non può dirsi a parole quanto gli noceia la vicinanza 
d'Ai per quel Presepio che un anno addietro avea 

pòrto per modo contrario sì alto concotto del socio. 
Ben fanno però i Savonesi a guardar V uno o V altro 
gelosamente; che i paragoni (spesso uggiosi a chi vive) 
son norma e argomento opportuno alla storia lontana. 
Dov'egli si contenne in distinto imagini, e meglio se 

giunte e quasiché separate in capitoli, suol ridere 
d'un tal candore che a prima giunta rapisce l'animo. 
Di tal fatta mi riuscì una pittura di mezzana gran- 
dezza con N. D. fra i ss. Bastiano e Rocco, da lui lo- 

i a s. Pier delle Canne in territorio di Chiavari : 
dove il Putto adagiato in grembo alla xMadre divina, 
puerilmente si stringe un pomo tra mano. Ripeto che 
mi riuscì, dacché com'io la vidi schiantata dalla ru- 
stica chiesuola, o fra gli artigli d'un venal compratore, 
non mi confido di rivederla più. mai. E contra sì spu- 
dorata genìa stieno in guardia le ville di quel con- 
tado eli' io non so ancora spogliate de' lor cimelj , e 
il villaggio fra gli altri di Caperana non si lasci fro- 
dare per poca moneta d'un altarino, pennello di Te- 
ramo, o dirò meglio del lor compaesano, dacché Zoa- 
gli sogguarda ai Chiavaresi dal giogo, com'essi di Ca- 
perana dalle balze che bagna col destro corno il poe- 
tico Entella. Quel cortese amico che m'è il Luxoro, 
come n'ebbe vista in quell'umile chiesa, così me ne 
diede contezza : nò sol questo , ma ritrasse i caratteri 
che vi lasciò il pittore, e ch'io per sua grazia conse- 



380 PITTURA 

gno alla stampa: Hoc opus factum, fuU tempore Mas- 
sarii Stephanì de Molfino et Luce de Brignore 1037 : 
Theramus de Piazzo pinxit. A quel che mi soggiunse 
in parole, fo avviso che le forme non discordino troppo 
dai già riferiti, dacché in tre riparti sormontati dalla 
imagine dell'Eterno Padre, son tre ligure che annun- 
ziano la principal devozione degli abitanti. Nel mezzo 
è Maria col divin Figlio, s.- Giuseppe a mancina, e a di- 
ritta, quasi in luogo d'onore, s. Margherita Vergine da 
cui si nomina la Rettoria; e la pregevole ancona è di 
fronte nel coro, come indizio di culto e contrassegno 
alla chiesa. Ed anche l'arcipretura di Portofino, Ca- 
stel littorano della stessa Riviera, andò lieta di un co- 
stui quadro, mercè la larghezza d'un suo terriero che 
si nomò Giorgio Costa del q. Manfredo. fosse pietà 
verso il santo del suo battesimo, od affetto alla chiesa 
che per suo titolo 1' aggiunge a queir altro cavaliere 
di Cristo ch'è s. Martino, certo è che un' ancona con 
s. Giorgio equestre e con altre imagini commise al 
Piaggio da porsi nel coro, non povera di dorature, e 
in altezza di quattordici palmi per nove , e con pro- 
messa di scudi quaranta d'Italia. Signoril dono, e di- 
rei singolare per uom di quel luogo s' io riguardo 
alle condizioni dell' opera: alla quale per testimonio 
degli atti rechiamo la data del 1540 (1). 



(1) ^ In nomine Domini Amen : Theramus de Plazio pictor q. Antonii 
sponte per se etc. promissit et promittit Georgio de Costa de Portufiao q. 



CAPITOLO ix. :nì 

fantasia mi fa gioco, o durante L'assenza d' Anto- 
nio riparò il nostro Piaggio alla villa natale , o s'io 
debbo andar cauto, si piacque almeno di frequentarla, 
e spiro lungamente lo aurette inquiete che dall' im- 
menso della soggetta marina b' indentrano con dolce 
stornilo nei pineti dell' aprico Zoagli. La gente del 
Luogo ( se fede pu^ darsi a novelle di volgo ) il rac- 



Msm/redi ' Domini prossime 

ito impedimento in totwm pcrficcre et construere Maje- 
statem ligno pictam Louis et finis color ibus judicio ptritorum in qua 

tu» debeat . * e. esse debcat altitiidinis par- 

ti in ca esse debeant ille 
rit ipse Georgius salca honestate et que ymagines esse de- 
bite ex auro fino etiam arbitrio pintorum et omnia que in preddetis 
necess i esponi debeant suis expensis: Re- 

■ :s etc: Et cice versa dictus Oeor : sens etc: prò predo omnium 

predi: ! re promittit dicto Theramo presenti sciita quadraginta aure 

dv.nchabv.it dictus Theramus a dicto Georgio presenti inmeino- 
tmiiettesi ita duodecimauri Italie seueorw, 

ni eorum dictus Georgius dare debet scilicet alia senta sexde- 
licta Siajestas deaurabitur e' reliqua senta sexdecim in 
ius Majestatis su construende in consignacione etc: Aclo 
quia sic concenerunt pacto expresso quod qualenus intra dicttm tempus 
salvo semper justo impedimento dieta Majestas in totwm constructa et per/ecta 
non j'uerit quod eo casu > ; ex timi- ipse Theramus in pe- 

eutonm deceva Italie de accordi * dicto Georgio prò suo justo 

danno et interesse in tantum inter cos taxala (inani recusare-nullo modo possit 
etc: — Actum lamie in cantinata domus habitationis mei notarli siile in con- 
trada Sa, ui: Anno a Nativilate Domini MDXXXX Indictione XII 
secundum Ianue cursum die Yeneris XXVII Augusti in Vesperis: presentibus 
testibus Francisco Capurro de Recho Andree et Antonio Garrelo de Porlufino 
q. Barthoomei ad premissa tocatis et rogatis. lAtti del not. Paolo Baimondo 
Pmello-FogHaz. 29-1540). 



ÌJ82 PITTURA 

conta: ma con migliore testimonianza parrebbe affer- 
marlo la copia delle opere che sottoscritte di questa 
età e di sua mano s'incontrano per questo tratto della 
Riviera. Vicin di Zoagli s'indossano ad altri colli due 
Rovereti, delle cui arcipreture la più popolosa s' inti- 
tolò da s. Pietro, l'altra da s. Andrea. Ebbero entrambe 
lor parte di lustro dai pennelli di Teramo , benché 
con diversa fortuna nei tempi avvenire. La prima con- 
serva tuttavia la sua ancona, e si loda dell'additarla 
a gentili visitatori ; ma tardi si pente 1' altra d' aver 
la sua malcondotta, e di tal forma straziata, che più 
giusto sarebbe il chiamamela priva. Ne riconobbe le 
tronche membra il degno sacerdote Antonio Marcone , 
stoltamente segate da quo' campagnuoli per farne spor- 
tello ad armadj di sacristia ; e argomentando dalle fi- 
gure credette d'intravvedervi il martirio del santo A- 
postolo. Vide pure altri brani di storie minute, e so- 
spettò in quella chiesa un secondo altare del Piaggio; 
tanto più che altri quattro assai belli con altrettanti 
misteri di N. D., di colassù capitarono in Genova a 
patir disonore dai rigattieri, e importuni restauri dal 
compratore. Questo intesi da lui medesimo, e n' è al- 
cun cenno in quel suo libriccino ov'è descritto il San- 
tuario delle Grazie che assai tosto ci converrà ricor- 
dare. L'ancona a s. Pietro, distinta anch'essa del nome, 
è sorella in ciascuna fattezza alla già menzionata che 
mostrano i Varazzini: un Cristo paziente fra due vo- 
lute coli' Annunziata , e in tre nicchj tre santi , de' 



CAPITOLO IX. 

quali sovrasta per dignità il titolare seduto in catte- 
dra e co' tre regni in capo siccome pontefice, 8 in 

atto di benedire. Stanno ai lati il Battista e 1' apo- 
stolo Andrea; o mi ricorda che il Gandolfi , buon 
lice al paro che buon maestro dell'arte, infaticato 
a spiare qne' luoghi clic son quasi il suburbio della 
sua Chiavari, mentre era sano e raggiante di vita con 
noi, non punto dubitanti del piangerlo estinto, lodava 
in quest'opera bontà di disegno, eleganza di panni, 
evidenza di volti, ed un tinger rimesso bensì, eh' è 
suo proprio carattere, ma dilicato, armonioso e grade- 
vole. Il compianto amico nominava altresì con all'etto 
un Deposto, fattura di Teramo, da lui scoperto nella 
Rettorìa d'Assoreto, villesco contado che si regge in 
comune con quei di Rapallo. 

Dalla pineta di Xoagli sorge per quasi un tumulo 
devota chiesuola dedicata nel XV secolo a N. D. delle 
Curazie, per un'irnagine (che tale è la fama) recata di 
Fiandra e celebrata fin d'allora per frequenza di mi- 
racoli (1 . Sarebbe quivi il miglior monumento a co- 
noscere il Piaggio, e ciò che seppe e che volle essere, 
specialmente in pitture a fresco, che sono la più certa 



1 Per maggiori notizie su questo Santuario può consultarsi l'opuscolo 
succitato del Rev. D. Antonio Marcone che ha per titolo: II Santuario di N. 
S. delie Grazie presso Chiavari — Genova, stabilimento tipografico di Gia- 
como Caorsi: 1867. 



384 PITTURA 

spia degli artefici. Diede egli mano a storiarla fra il 
1539 e il 40; e mal congettura ohi lo accompagna al 
Semino in quest' opera , o per lo manco dee farci ti- 
midi che costui non si mostri per anche fra noi dopo 
il viaggio di Spagna. Ancor meno ardirei di risolvere 
se a decorar di pitture il presente santuario s' accen- 
dessero di più zelo i Massai o V artefice stesso : tanto 
n'è pieno il recinto, cosi diligente il lavoro, così pa- 
lese l'ingegno e l'animo del dipintore. Crederesti di 
veder Teramo non vago d'altro che di starsene al suo 
villaggio, né d'altro desideroso che di lasciarvi di se 
tal ricordo affettuoso , che gli anni o 1' incuria degli 
uomini noi cancellassero. Ma per somma sventura 
delle nostre arti, lo viene struggendo di mano in mano 
quella che forse temeva meno; la salsedine del vicin 
mare, che spinta dai buffi di mezzodì, per ogni muro 
e per ogni foro s'avventa e s'infiltra a menarne strazio. 
Sebbene, che dico io? Debbo forse tacere che gli Ope- 
rai successori, o taluno di questi, diede braccio al ne- 
mico elemento per disfare o disformare più presta- 
mente? Certo ella è condizione oltre ogni dir lagri- 
mevole, il trovar colà entro dove un intonaco screpo- 
lato o distrutto, dove un muro a metà scialbato, dove 
fìnestruola o cancello sfondati a bel mezzo della pit- 
tura: niun palmo di questa che paia sano, e dov' ella 
pur vive , un soverchio di muffa che la ricopre , o 
d'untume che la deturpa, o un risentirsi dell'arricciato 
ond'ella si sgretola in cenere a sol tastarla. Son danni 



OAMTOLO IX. 335 

antichi, ma via via più frequenti ed irreparabili : tan- 
toché s'io la vidi malsana da giovinetto, impauro che 
mi bastino gii anni a sentirne la Ano. Come altrove 
si contano le guaste membra , torna quivi assai me- 
glio corcar Le reliquie, ch'è compito breve; massima- 
mente pel lungo de' muri che superbivano da un capo 
all'altro di storie; quinci di N. D. e quinci della Pas- 
sione : eran sedici in tutto. Alla destra è un tal po' 
di ristoro, a veder le due estreme spiranti ancora la 
nativa soavità, benché dolenti di certa morte; e sono la 
Fuga in Egitto e l'Epifania, veri idilj che ti rivelano 
non sai qual prima, il semplice ingegno e la pietà 
dell' autore. Fra l'una e l'altra, e taluna al di sopra, 
correvano le Sponsalizie , la Visitazione , 1' Offerta al 
tempio della Vergine e Madre, con altre ancora, quale 
disfatta da un nuovo altare, quale coperta di masse- 
rizie, quale rimorta dall'umidore. A mancina straziato 
e confuso ogni cosa , che appena vi scerni i soggetti 
là dove rimangono: la condanna di Pilato, il Risorto, 
Sepoltura, la Pietà; e gran mercè, a rifrugarli co- 
gli occhi , se scopri da luogo a luogo all' infuori di 
quest'ultima alcun brano di cielo, o brandello di pie- 
ghe, o tronco d'umano corpo, o ceffo di manigoldo. Ma 
dove pur restano , hai tosto sul labbro la castità del 
pensiero e la prontezza degli affetti. Se non che il de- 
siderio ci sprona all' aitar maggiore e ai dipinti che 
lo circondano; non mica ch'ei sieno intatti , ma per- 
chè ebbero minor cagione a perire , e un tal meno 

III. — Pittura.. 49 



386 PITTURA 

d'ingiurie dalla cieca ignoranza che tanto nocque alla 
chiesa. E dove non potè mano profana , vo' dire nel 
sopraccielo, resta a ben poco che la pittura non duri 
incolume da tanto naufragio; ciò sono gli Evangelisti 
ritratti in tondo sopra un azzurro stellato che fa con- 
trasto all'ignudo della navata coperta a travi sul modo 
antico. Di fronte a chi guarda , Teramo imaginò il 
Calvario : lugubre scena e copiosa a figure, se è le- 
cito argomentare dalle superstiti, che son gruppi d'ar- 
mati, e di pietose donne in atto di confortare la Ma- 
dre dolorosissima. Tutto il resto andò preda del tempo; 
e senza questo 1' avrebbon tolto alla vista le nuove 
giunte recate all'altare. Né in tutto scamparono le pa- 
reti di fianco, le quali avevano entrambe due storie 
accolte di sotto ad una maggiore composta in semi- 
tondo: a diritta il Getsemani, a mano stanca il Cena- 
colo. La prima, sfondata per le opere d' una finestra , 
non serba altro intero che dei discepoli dormenti ; l'op- 
posta è in buon essere, e agli occhi dell'amatore par 
che trionfi sui danni comuni. E n' ha ben onde : pe- 
rocché dove meglio giudicheresti il sincero pittor che 
fu Teramo in cose a fresco, quando ogni altra opera 
è contraffatta o perduta? E perdute dirò le due minori 
a destra, dacché a grave stento conosceresti com' elle 
rappresentassero il Bacio di Giuda e il Tribunale di 
Caifas. Sott'esso la Cena vedrai tuttora , se non salvi 
palesi almeno, i martirj dei flagelli e della corona: e 
come a dirti che da quel muro prendea le mosse l'ar- 



'M'ITOLO 1\. 

.. verrà uno scritto cos'i abborracciato: Theranms de 
Piatto opus: Hoc op tem Juii in tempore Masa- 

rii Franchino VacKario et Shcii 153'.). 

Quivi l>) spettatore b' arrosta con maggior cura a 
eerta Bembianza d'aom vecchio, succinto ne' panni se 
non quanto un soprabbito aperto il ricopre a due falde, 
oon barba prolissa e capegli rasi, difeso la testa d'un 
tal cappuccio più che berretto, «inalo appunto si co- 
stimi'' • ne 1 passati secoli ( e non affatto è bandito al 
presente) in persone di villa. Tal figura, sui piedi 
ritta e collo braccia al petto, sotto quel non so che di 
clamide o meglio dirò di schiavina, è presente alla Co- 
ronazione di Cristo, ma solitaria e in disparte, come 
d' nomo straniero ali* azione. Ma quel ch'è notabile, 
chi vide Teramo noi nostro Duomo, ha lieve fatica a 

noscerla por molla medesima sia di fattezze sia di 
atti, che nell'ancona del Precursore, soletta d'nn modo 

iso e diritta, contempla il nascere o il circoncidere 
che sia del Battista. Niun altro divario fra questa e 
quella, se non che l'una è in misure vicina al vero, 

jmata con libertà di frescante: piccolissima l'altra 
come vuole il quadretto, e condotta con persistenza di 
miniatore. Or dunque l'esser' ella cos'i ripetuta , e la 
foggia de' vestimenti così aliena dalla storia, e il con- 
tegno stesso della figura, e quivi alle Grazie la vici- 
nanza del nome di Teramo, persuasero a molti eh' ci 
la mandasse ai posteri per suo proprio ritratto , e la 
gtata opinione, senza nota di temerità, trovò grazia in 



S88 PITTURA 

alcuni scritti (1). Non so se a noi sarà colpa il recarlo 
in quistione: ma certo non parrà vano che poche li- 
nee si spendano ad accertar le sembianze d' un arte- 
fice così caro alla nostra Liguria e di sì grande mo- 
mento per la sua scuola. Aggiungi che adagiandoci 
in queste, ci è forza di mentire al Soprani, che per 
recenti tradizioni le riconosce nel nobil quadro di s. 
Andrea consociate al Semino: del Lanzi non dico , la 
cui parola non si conforta che del biografo stesso. E 
però l'entrare fra le contrarie sentenze , è debito più 
tosto 'che ufficio ambizioso di queste carte ; giudichi 
poscia il lettore a suo senno. A noi dan cagione di 
dubitare due riguardi non certo leggeri : e prima il 
divario grandissimo che corre fra questi e quei tratti, 
fra queste e quelle fogge del vestire ; veggo uomini 
nel s. Andrea degnamente adobbati, e come è onesto 
a civil condizione, e con certa conformità di compa- 
gni e d'amici; veggo in Duomo e alle Grazie le forme 



(1) Ragionarono di questi dipinti il Marcone nel già citato libercolo, e 
con più diffusione il Banchero in certo suo articolo inserito nel Raccogli- 
tore di "Genova, (voi. I. numero 1, 8, 4, 6 e 7. che porta per titolo.- Critica 
all'opera di I. Goberet nella Biblioteca Universale di Ginevra: Essai sur les 
peintres Génois — Nel contesto di esso articolo il Banchero è tentato 
d'attribuire al Piaggio l'ancona da noi menzionata nell'Oratorio di S. Croce 
a Centaura, sul cui malo governo e sui danni che ne seguirono aggiunge 
opportuni ragguagli. Còrremo noi la presente occasione per correggere il 
giudizio rispetto all'autor della tavola, la quale come vedemmo per docu- 
menti) è fattura di Giovanni Maione. 



CAFIT0I.0 IX. 889 

d' ignobil colono, e di gain abituato, che sarebbe a 
vedersi assai strano negli usi di ricca cittadinanza. Cho 
dirò poi de' volti 9 I quali nel primo caso son pronti ed 
aperti e somiglianti por giunta fra loro, e l'uno all'al- 
tro pressoché sorridenti , con breve barba e raccolta 
tra il biondo e il castagno: nell'altro un non so che 
d' impedito o di tardo , come d' uom che s'inurbi la 
prima volta e ritrus» si stringa in sé stesso. In qual 
di loro, foss' anche alla cieca, ameremmo di scegliere 
l'artista gentile? Ma ben più forte ci consiglia 1' età, 
quale almeno si annunzia per que' lineamenti : ben 
saldi e vegeti o poco men che giovanili del 1532 nella 
tavola del Martirio , rimessi e assai presso al senile 
nell'asse del Duomo, eh' e, pure d' un' epoca stessa, e 
nell'affresco alle Grazie che scende di soli sette anni. 
Chi non ricorda che i due pittori non poteano a que" 
giorni trascendere la cinquantina? Al postutto, dacché 
in sì diverse fattezze non può credersi un uomo me- 
desimo, sarà prudenza cercare il* Piaggio in quell'o- 
pera (e non altrove) che lavorata in comune e durante 
la lor società, sembrava desiderare in comune 1' effi- 
gie dei due dipintori. Resterà che s'argomenti di que- 
sta; né saprei discordare da chi yi leggesse o devo- 
zione di discepolo o tenerezza di figlio. Ma il vagar 
nell'ambiguo è increscioso a chi cerca la verità nel 
passato; ond'io me ne torno alla fedel guida degli atti. 
Mi afferman questi il ritorno d' Antonio Semino, mo- 
strandolo ad arbitrare nel prezzo di certi disegni fra 



390 PITTURA 

Gregorio Gandolfo vetraio egregio e Gio : Giacomo 
della. Porta celebrato scultore, il 16 maggio del 1543 
nei rogiti del Garibuldo; grato uffizio, che confertogli 
da siffatte persone gli addoppia decoro ed autorità. Né 
a Teramo pure ne mancano esempj : ed uno ve n' ha 
fra gli altri che il fa paciero e amichevole composi- 
tore fra il Grasso già noto e un Francesco Grimaldi 
da ripetersi altrove fra la plebe dell'arte. Il Gandolfo 
che qui s' accenna è quel desso che già leggemmo 
come ospite al Sacchi nella bottega di Scutaria, e in 
queir umile recesso d' Albaro ove il prode pavese si 
giacque immaturo di pestilenza. Tre lustri son vòlti 
da quel flagello, e Gregorio non pur .ci è d'innanzi, 
ma in cotale amicizia d' Antonio quanta in addietro 

m 

ne recò a Pier Francesco. E per simil ragione si 
compiacque d'averlo inquilino di certa sua casa nella 
contrada di s. Paolo il Vecchio vicin di Campetto (1); 



(1) >J< In nomine Domini Amen: Gregorius Gandul/us vitreriv.s \ sponte et 
omni modo locavit et titulo locationis dedit cessit traddidit et mandai it ac dat 
cedit traddit et mandat seu quasi Antonio de Semino quondam Andree pie- 
tori presenti et conducenti etc: quandam domum sittam Ianue in contrada 
Sancii Pauli Veteris sub suis confinibus quam dictus Gregorius conducit a, 
D. Angustino Salvaygo clacesque diete domus dictus Antonius dicto Gregorio 
confessus fuit habuisse et recepisse etc: etc: — Actum Ianue in contrada Cam- 
peti videlicet in apoteca dicti Antonii : Anno a Nativitate Domini millesimo 
quingentesimo quadragesimo tertio Indictione quintadecima secundum Ianue 
cursum die Lune trigesima Aprilis in terciis: presentibus Antonio Seronio co- 
quo q. Lansaloti et Angelo de Adronano de Garibaldo bancàlario testibus ad 
premissa vocatis et rogatis. 'Atti del not. Stefano Garibaldo — Fogliaz. 1, 
1528-45). 



CAPITOLO il. 'A9\ 

dove all' anno sovrannotato iV68 piede già prima di 
soscrivero all' istrumento, con nuovo indizio di scam- 
bievole affetto. E poco stette che il nostro rimise la 
mano ai pennelli, e ad invito di nobili chiese: contra 
i casi di Tekamo, che le scritture permettono di cre- 
dere mal favorito di allogazioni 8 costretto a men de- 
gne fatiche. Comunque sia, ci è mestieri disgiungerli 
con buona pace di chi ne scrisse , e condurli all' e- 
stremo degli anni con diversa qualità di fortune. Il 
Sbmno ebbe in sorte d'inaugurare, direi cosi, gli 
splendidi fregi che tanto illustrarono la chiesa de' Con- 
ventuali per pia liberalità della gente (irimalda , di- 
pingendo l'ancona che Francesco di quel cognome di- 
segnò di comporre o di rinnovare nella propria cap- 
pella. Se a dirne diffusamente c'invoglia per una parte 
il valore dell'opera e la dignità della chiesa, ci scon- 
fortano d' altro lato le pazze rovine che travolsero la 
tavola con esso il santuario. Basterà che il Grimaldi 
con signorile animo nego di fermare alcun prezzo al- 
l'ingegno d' Antonio, ma preposto alla cosa il nobile 
Stefano Cattaneo, del tutto s'abbandonò nel suo arbi- 
trio, da dichiararsi a lavoro finito (1). Tanto attesta 



\) »i« In nomine Domini Amen: Magister Antonius de Semino pictor q. 
Andree sponte etc: confessus futi et in ver itale publica recognovil nob. Fran- 
cisco d« Grimaldis q. Raphaelis licet absenti et mihi notano se ab eo site a 
nob. Stephano Cattaneo q. Baldasaris presenti prò eo habuisse et recepisse in 
duaius partitis schuta righiti aun /Italie que sunt infra sohdioneiii predi 
wiiw altaris per dictum inag. Antoni um Jaciendi et construendi prò Capela 



-Ì92 PITTI' R A 

una prima scritta del 2 aprile 1545, per la quale il 
pittore, traendo a sé alcuna parte della mercede , ob- 
bligavasi pel prossimo luglio a spedir l' altare. Ma 
le promesse, secondo il consueto, s'indugiarono infino 
al dicembro, e conosciamo da un'altra polizza il giu- 
dicato del Cattaneo nei quarantacinque scudi d' Italia 
che accetta come somma attribuita al dipinto. Un' al- 



dicti Franasti existcnti in Ecclesia Sancti Franasti de la/ima quod perficere 
et pcrfeclum habere tenetur et debet et sic promissit dicto Francisco licei ab- 
senti et miài jam dicto notarlo quo supra nomine stipulanti infra et per lotum 
mensem Iulii proxime venlurum cujus altaris precium declarari debet per 
dirtum Stephanum Caltaneum in quem ipse mag. Antonius circa dictum pre- 
ciutn apponendum et per dictum Franciscmi soloendum se remissit ci remiitU 
et ejus judicio et declarationi stare promissit et promitit: Remmtians etc: — 
Actum Ianue in contrata Beate Marie de Vineis videlicet in domo solite habi- 
tacionis dicti Stephani videlicet in cambiata: Anno Domin. Nativ. millesimo 
quingentesimo quadragesimo quinto Indictione secunda secundum Ianue cór- 
simi die lovis secunda Aprilis in Vesperis: presentibus Nicola Deljino de Cor- 
nilia q. Antonii et Iuliano de Gherri exsilis (sic) site famulus dicti Stephani 
testibus ad premissa vocalis speclaliterque rogatis. 

*fc 3IDXXIXV die Sabati quinta Decembris in Vesperis in Bancis et ad 
bancum mei infrascripli notarli: Suprascriptus mag. Antonius constitutus 
sponte confessus fuit et confitetur habuisse et recepisse a dicto nob. Francisco 
licet absenti deferente Nicolao Delphino de Comilia Ianue presente scuta vi- 
gintiquinque auri Italie que sunt ad complementum scutorum quadraginta, 
quinque auri computatis viginti scutis de quibus in presenti inslrumento Ut 
menilo et que scuta 45 sunt prò predo dicti altaris de quo supra quod precium 
prout dictus mag. Antonius faletur fuit positum per dictum Stefanum Cal- 
taneum ut in dicto instrumento per dictum Antonium et ab ipso D. Fran- 
cisco licet absenti et prò eo a me notarlo dicto nomine prò dictis scutis 45 et 
seu prò predo dicti altaris ipse mag: Antonius se bene quietum solulum ac 
conlentum et satisfactum vocavit et vocat: Renuncians etc. (Atti del not. An- 
tonio Lercaro Oazerio — Notul. 2° segnato 1540). 



CAPITOLO ix. 393 

ira ancona esegui poco stante agli Eremitani d' Arto- 
ria, per inolia chiesa cioè dove avea già provato da 
gio\ ime frescante e come maestro d' altari. 

Questa sola ci avanza ili lui da quel tempio si ricco 
di tavole, e anch'essa per solerzia de' Padri, i quali 
la salvaron nel nuovo, accoppiandola sopra gl'ingressi 
a quell'altra già rammentata di Antonio da Como. La 
conobbe il Soprani al suo posto antico, e la lodò giu- 
sta il debito: e meglio ancora avrebbe fatto ricercan- 
dovi le qualità dello stile in iscambio di fantasticare 
sulle fortune di essa. Però che invaghito nella perpe- 
tua (come a lui parve) comunanza d' Antonio e di 
Teramo, né ritrovando in cotesta Deposizione fuorché 
un Antonius de Semino ])inxit, se ne venne racconso- 
lando col fingere a sé medesimo che mano invidiosa 
radesse dal quadro le cifre del Piaggio, nell'intervallo 
che corre tra il nome suddetto e la data ivi apposta 
del L547. Xon attese a quel pinxii, che rivelando la 
mano d'un solo bastava a farlo ricredere: e le suppo- 
•ancellature o di graffio o di tinta, non han ve- 
stigio che le confermi. Di che scrissi altrove dopo lunga 
disamina i ; e il ripeterne che gioverebbe , dacché 
i documenti mostran così dislegata la società dei due 
valentuomini? Ben porta il pregio che non si tacciano 
i metodi deli' artista, a quest' ora già innanzi negli 



1 V. Guida Artistica per la citta di Genova — Volume 11, parte II. 
pagina 866. 

Vol. III. — Pittura.. 50 



394 PITTURA 

anni al di ià dei sessanta ; non foss' altro, a mostrare 
in esempio il pochissimo studio ch'ei diede a Pierino, 
e '1 nulla concedere ch'ei fece ai novelli che già tor- 
cevano al lezioso e all'ammanierato. Dirò di più, che 
se Antonio in età virile mostrò per alcun guizzo di 
mano (metti caso in Savona) d'aver gustate le forme 
de' Raffaelleschi , via via che invecchia , par quasi 
che adoperi di ritirarsi a quella gaia semplicità de' 
lombardi, alla quale aveva educata la puerizia e av- 
valorata la gioventù. Richiamiamcene a quest'ancona; 
serenità di paese, temperanza di toni, modeste espres- 
sioni, e contorni sì cauti, che mentre per altri si gon- 
fia e si esagera, quivi è ad un nulla che non rim- 
balzi alle antiche durezze. Tal circospetto notammo il 
Semino da bel principio; né troppo diverso vorrem dire 
l'amico, che ci chiama a sua volta e che noi segui- 
tiamo d' appresso , perchè almanco in iscritto non si 
disgiunga l'onesta coppia. 

Ancora una volta ci gode l'animo d' averli insieme 
a lavoro; non però da fraterna affezione, ma per giun- 
gere di casi pubblici che metteano in faccenda e le- 
gnaiuoli e pittori , e altri artisti ed artieri , quanti 
forse avean voce di buoni per la contrada. Eccoci d'un 
breve tratto al 1548, e sul pendìo di quest'anno ci è 
forza udir cose che mal si confanno, a dir vero, colla 
modestia de' nostri artefici : adulazioni ed omaggi , 
servili sempre, ma più lussurianti e però meno occulti 
allorché son resi da timida Signoria a prepotenti mo- 



CAPITOLO IX. ">V r , 

Burchi. ^ rtgevino pooo più d'otto lustri, o poco mono 
di quattro ohe Genova aven patito, sotto faccia di giu- 
bilarne, 1" regie riaite di Luigi dì Francia e «li Carlo 
■li Spagna: l'un preceduto da paure di sangue, l'altro 
da lusinghiero fantasma di sorvitù. Ma ni una pompa 
a memoria d'uomini assomigliava, nonché uguagliasse, 

intuoeì apparati che la Repubblica veniva ora or- 
dinando per l'arrivo di Filippo futuro erede di Carlo: 
di tanto più solleciti e ricchi, quanto in Ispagna ai 

litava più sottilmente a temprare le nostro catene. 
Io lascerò volentieri al dotto e solerte Delirano il 
narrar questi fatti: e corno il Principe salpasse da Ro- 

:1 2 novembre con galee cinquantotto a comando 
del Boria, e con isterminato codazzo di cortigiani : come 
approdasse a Savona, indi a Genova con fieri auspicj 
di natura e tripudi di popolo : e i lauti banchetti , e 
le Feste, e le religiose mostre, e le cerimonie, e a chi 
1 ci --''. le assise stesse e le vesti e gli addobbi 
nonché dell' ospite, ma de' proceri e dei paggi e della 
armi che traevasi dietro (1). Troverai nell'attento scrit- 
tore, per fede di carte sincrone, il superbo recarsi di 
Filippo dalle stanze del Doria alla Cattedrale il mat- 
tino dell'8 dicembre: pel qual tragitto avean faticato 
molti uomini, e molte somme avea gittato l'erario ad 
alzar monumenti e trofei ad ogni aprirsi di piazza o 



1 V. Bdgrano — l Ar chivi.0 Storico, Delle feste e dei giuochi dei Genovesi 
a pagina 105-123. 



396 PITTURA 

svoltar di contrada; senza dire le molte penne che 
s'erano affilate a comporre emistichi e & epigrafi, chia- 
mando la terra e il cielo a rallegrarsi del futuro Ce- 
sare. Colossi posticci e allegoriche imprese ed emblemi 
attiravano gli occhi del passaggero agi' ingressi di s. 
Tommaso, alla Porta de' Vacca, sul largo di Banchi, 
sul piegar di s. Giorgio, e al crocicchio de' Giustiniani, 
donde per breve vicolo si riesce al Duomo, parato an- 
ch'esso di serici drappi, e variato di stemmi e di ves- 
silli e di simboli. Ma quasi a tenere il centro della 
gran pompa , o a soffermare a mezza strada il reale 
corteggio, sorgeva un arco magnifico e grande , dise- 
gno di Gio: Giacomo della Porta, e fatica di prodi 
maestri chiamati a fornirlo di plastiche e a decorarlo 
di storie. Le nostre pagine, modeste troppo a seguire 
le affannose esultanze e '1 pubblico affaccendarsi di 
quelle giornate , sostanno al lavorìo di quest' arco , e 
sorridono tra compiacenza e pietà, come scorgono fra 
il bollire delle opere il Semino ed il Piaggio a me- 
nar di pennello, e Dio non voglia che a metter l'oro 
o l'orpello su quelle tele e quegli assi larvati. La cop- 
pia gentile, venuta al mondo mentre il dipingere pa- 
rea sol dovuto allo spirito di quella fede che avvalora 
la mente e ci consola d'amore, avean trascorso i loro 
anni, già più che sessanta, in devote imagini d'altari 
e di chiese, contenti sempre a significar religione in 
sembianze castissime, anche in quella che i nuovi co- 
stumi ardevano di travisarla in bellezze profane. Non 



ITOLO IX. 391 

vorrei credere ohe Antonio b Tbramo avesser mano 

in quello sceniche adulazioni, mozzo paganiche e mezzo 
allegoriche, straniere in tutto al lor genio, s'io potessi 
jar credenza ai cartulari della Repubblica (1): do- 
v'essi, com'era giusto, son posti ;i capo delle opere, 
e ricambiati a denaro così ili queste come d'altre bi- 
tte che accaddero negli apparecchi del s. Lorenzo. 
A leggere in quelle note, per quel tanto che spetta 
alla nostra scuola, mi si affaccia al pensiero 1' occaso 
dell'arte antica, e l'avanzar della nuova, lusingatrice 
del senso e inservilita da pubbliche e private ambi- 
zioni. Coi due maestri faceva anch' osso le prove e- 
streme Agostino Calvi pittore dell'età vecchia, e con 



1 Impense occasione adventvs mi hanc Oivitatem ex provincia Hispaniensi 
> Pilipi tV.a Invictissimi Imperatoria Caroli Quinti — 
MDXXXXVlll X Villi Octobris: Teramus do Pìsaio prò Angustino Lomelino 
Porro prò Jitndis armis l. XX — X Novembrts: Lazarus Calvus pictor prò 
Augusti/io Lomellino Porro infra solucionem pi' Iventu Sere- 

nissimi Pr XXV. - /'•,;: Teramus ile Plazio pictor prò Angustino 

infra solutixmem picturarum etc: — XXVlll Octobris: Augustinus Calvus et 
Antomus tic Semino piclores Constile* orum: i>ro Angustino Lomel- 

Antonio prò inipcnsis picture de guibus reidit rationem 
l. XXVlll. (Manuale della Repubblica. 1548). 

►J< Itemi: MDXXXXVllll die XII Tannarti: Augustinus Calvus et Anto- 
nius de rfemin _> pictores Consules artis pictorum prò Angustino Lomellino Porro 
sive prò cartulario prece' 'lo cari. 107 prò introiti* l CCX. — Itera dee 

X Vili lanuirii prò resto mercedis picture archus Sancii Siri et prò omnibus 
aliis futuri» et aliis lahorihv.s ipsorum et aliorum omnium pictorum qui labo- 
raverunt in dicto laborerio ut m mannaie l. XXX. (Cartulario della Repub- 
blica 1549V 



39ft PITTURA 

lui il figlio Lazzaro avidissimo di gittarsi alla nuova, 
come imitatore tenace e quasi creato eh 1 egli era del 
Buonaccorsi; distanza da padre a figlio che par se- 
gnare ( com' altri che rimangono a dirsi ) i confini a 
quest'epoca. 

Di quel che storiassero sulle due fronti e sui lati 
dell'arco sia detto breve ; niuno artista a 1 aspetti gran 
lode da fatture veloci e durabili quanto il plaudire 
del volgo. Eran forme allusive alle imprese di Cesare, 
che le onoranze del figlio dovean pur ferire alle glo- 
rie di Carlo; e però sotto il Principe che vedevasi e- 
questre di rilievo alla cima, colla Vittoria che dava 
corone, e ninfe con palme e con fiori, eran dipinte a 
figura le varie nazioni soggiogate da Carlo V, e sot- 
t'esse gli speciosi titoli à'Afficanus, Germanicus, Tur- 
deus, Indicus. Ristrette, in cornici parevano di fìnto 
intaglio le genti medesime che a lui vincitore porta- 
van tributo di lor ricchezze, e primeggiava fra questi 
vanti il personaggio di Cesare nell'atto di sedere presso 
un tempio, come a tutela del Cristianesimo e a per- 
petua minaccia de' suoi avversarj. Le note trascritte 
in calce non vietano il credere che i detti maestri 
pennelleggiassero ogni altra cosa che volean di pit- 
tura quelle moli posticce, e in ispecie un altro arco 
fiancheggiato di regali edifizj , rizzato nella via di 
Fassolo presso il palazzo del Doria destinato a sog- 
giorno di Filippo; nel qual'arco, qual che si fosse l'au- 
tore delle imagini, ebber grande occasione i pittori di 



CAIMTOLO IX. 3<»D 

vagheggiare o di fastidire quo' miti paganici o allu- 
sivi di storia ond'erano per ridondare assai presto le 
sale de' grandi. -Ma Tbbamo e ANTONIO, e ciascun al- 
tro con loro, modesti figli del vecchio secolo, sape- 
vano acconciarsi tuttora a più basse faccende; a colo- 
rire, per via d'esempio, gli stemmi che pendeano nel 
Duomi» e tempestarne Le macchine a cielo scoperto. E 
quanto a Tbbamo . ho certa notizia d' un vessillo da 
lui colorato per la Guardia di Palazzo: non saprei se 
al bisogno di dette feste, dacché i pagamenti mi tar- 
dano di più che un anno (1). Kran questi i felici in- 
:ii le cui produzioni abbellivan di fresco cappelle 
altari; stranieri quasi tra il nuovo fasto e la va- 
nità signorile, ma pur beati della lor sorte, o assue- 
fatti a trattare il pennello secondo il cuore. Nò per 
questo che gli animi piegassero ad altre usanze, mancò 
loro una qualche consolazione innanzi al morire : in- 
tendo alcun degno invito a dipinti di religione . pei 
quali a dir vero eran nati, o se vogliamo educati fin 
dall'infanzia. 

Benedetto Centurione del fu Luciano in settembre 



1 HDL die V Jlaij: Pro loanme GriUo de Vignolu prò yrecio de palina... 
tafelalis albi turchini et rv.bei in fondere unciarum triginia una rum quarto 
prò vexillo noco Societatù pedi' u ni Custodie Platee Palacii: ad s. 22 singvla 
ancia l. XXXII II s. V — Pro Theramo de Zoalio pletore prò ejus mer- 
cede pingendi dictum texillum ac deaurandi in quo pedi DCCXXII av.ri om- 
nibus computatis prò mandato magnif. DD. Leonardi et Baptiste Cattaneorum: 
l. XXXIIIl. Cartulario della Repubblica 1550 . 



400 PITTURA 

del 1550 ebbe Antonio a dipinger 1' ancona per un 
altare che Agostino suo fratello s'avea procurato nella 
chiesa degli Angioli sull'erta di Promontorio. Il costui 
nome rende ragione del Santo Patriarca che diede ar- 
gomento alla tavola: in qual'atto od in quali misure, 
s' ignora del pari, che la scritta noi dice , e il dipinto è 
smarrito, e distrutta la chiesa da lungo tempo. Quel 
che non lascia dubbj, l'orrevole commissione dovette 
seguitargli dal quadro locato cinque anni addietro ai. 
Conventuali di s. Francesco per cura di Francesco Gri- 
maldi; perciocché nel contratto è palese che Benedetto, 
procurando il lavoro per Agostino, si affida nel costui 
senno per l'uopo della pittura, ed anzi di tanto si 
chiama fin d'ora contento quant'ella sarà per piacere, 
una volta eseguita, al Grimaldi. Vero è che il Semino 
n'avea offerte le bozze; ma per conto del committente 
nuli' altro restava che aver 1' ancona a suo luogo pel 
giorno del venturo Natale, e contare all' artefice qua- 
ranta scudi, e tre altri di soprammercato se all'arbitro 
sembrasse giustizia (1). Ne 1' ultima età del Piaggio 



il) In nomine Domini Amen : Nob. Beaedictus Centurionus q. D. Luciani ex 
una et mag. Antonius de Semino pictor q. Andree ex altera pervenerunt ad 
infrascritta: Renunciantes etc. Videlicet quia dictus mag. Antonius sponte 
promittit dicto D. Benedicto presenti facere altare unum, prò Capella q. Augu- 
slini Centurioni fratris dicti D. Benedicti cum imagine Sancii Angustimi cum 
aliis prout videbitur D. Francisco de Grimaldis sub illis modis et formis juxta 
modelum eidem Benedicto tradilum cum illis omamentis necessariis et demum 
non obstante dicto modellu (sic) et promissione predicta debeat esse dictum al- 



I àPITOLO li MM 

izio ingrato. Quel che forse noti ebbe in Ge- 
ni^ . rinnovata al moderno stila, mandò a lui la 
la tuli borgate ave pur non mancavano 

artisti (li polso. Accenno in ispecie ai confini marit- 
timi, e cito a nome La Spezia, laddove ad istanza d'uri 
■in Battista Corradi il 11 un'ancona d'ol- 

tre agli undici palmi, tripartita allo imagini ili s. Lu- 
Benedetto e di B.Stefano. Non è picciol fallo 
i rogiti ci frodino del Luogo dov'olia fu posta; ma 
misure accennano a chiese; e per me non dispero 
anch'oggi si trovi per quelle bande. Il Corradino 



tmre in contentamento et '/ciuci et clivi pro- 

nuttit ut satisfacione predirla Uh ' ' i'um et posittm in Ecclesia 

Sène' " i Promontori* in illamet Capei/.' numeri de- 

finì mag. Aie vi proxime 

venturi e' casu quo non ius D. F 

tei « ■ dictus D. Benedictus il Imi accipere : me etc. Ex ad- 

dici** Benedictus t solvere dicto Antonio presenti senta qiiadra- 

: elione dirli D. Francisci que 

■' promittit in hunc mod -et libra* i om- 

um ipsius Antonii liberai* voluntatem et simplicem requisicionem et senta 

. semper et quandocumque Juerit perfecta figura et voluerit deaurare et 
residuimi posilo dicto al" >rerio predicto: Renuncians etc. Hoc decla- 

rato quod casu quo dirti um feccrit pr>- ''lare intra 

dicium terminum tali casu eadat ipse mag. trutta SCUtonm de- 

ce* que pena possit esigi csset a vero et legitimo debito causata: Re- 

intes etc. .'• ad banchum mei Notarti 

infrascripti : Anno Dom MDL Indictione septima secundnm Ianue 

cursum die Martts VI III Septembris in terciis : prese nlibus Stefano de Melis 
et Baptista Zettogio Mathei tetttbus oocatis et rogatis. Atti del Not. Matteo 
Sivori — Fogliali 4, 1550. 

Vol. III. — Pittuba. 51 



4(12 PITTURA 

sborsò per averla ventiquattro scudi d'oro; e v'ha qui- 
tanza scambievole dcll'8 maggio 1553, nulla più che 
un trimestre dal dì della allogazione (1). La negli- 
genza delle date non può consigliarci di registrare anzi 
in questo che in altro luogo tre tavole che gli asse- 
gna il Soprani: una Annunziata ed un quasi trittico 
con s. Chiara e due Vescovi nel tempio soppresso di 
s. Agostino , ed un Lazzaro agi" Incurabili , condotto 
(per quel che afferma) in compagnia del Semino. Alle 
quali pitture noi ci avvisammo di sorvolare; perchè 
della prima è perduta ogni traccia, e nell'altra, ripo- 



(1) >%t In nomine Domini Amen : Theramus de Plazio g. Antonii pictor 
sponte promissit et promittit presi. Iohanni Baptisle Curradino de Spedia pre- 
senti infra festum Penlccostes proxime venturum fabricare seti fair icari facere 
altare unum in altitudine parmorum undecim rum dimidio cum tribus jnmagi- 
nibus videlicet in medio jnmaginem Sancle Lucie ab uno latere jnmaginem 
Sancti Benedicti et ah alio 'jnmaginem Sancii Stephani cum oleo et aliis neces- 
sariis ac frixiis de auro et etiam vestibus dictorum Sanctorum deauratis et 
demum bene in ordine et condicionatum ac juxta modellini per dicturn Thera- 
mum tradditum dicto presb. Iohanni Baptiste quod quidem modelum restet et 
restare debeat peaes dicturn presb. lohannem Baptistam qui presb. lohannes 
Baptisla prò mercede dicti Therami faciendi et construendi dicturn altare ei- 
dem Theramo presenti in consignatione dirti altaris promissit et promittit ei- 
dem Theramo presenti ut supra dare et solvere scuta viginti quatucr auri ex 
quibus dictus Theramus a dirlo presb. lohanne Baptisla ronjessus fuit habuisse 
et recepisse scuta decem auri in pecunia numerata in presentia mei Notarii 
et testimi infrascriplorum et de ipsis scutis derem infra solutionem dirtorum 
scutorum ciginti quatuor de quibus supra et occasione predicta dirtus Thera- 
mus a dirlo presb. lohanne Baptisla se bene solutnm quiclum tacitum et con- 
tenium vocavit et vocat. Partum est Inter dirlas partes quod eomplelo etfabrieato 
dirto altare possit et valeat dirtus presb. lohannes Baptista si sibi visum fuerit 
dicturn altare recideri facere et quatenus non esset valoris dictorum scutorair. 



CAPITOLO a. 403 

tempo nella Ligustica e ridipinta meschinamente, 
non resta palmo ohs sin dell'antore, ^ perchè quanto 
al ! -il^oii dnbbj da rimandarsi ad altra 

amene adun [ne all'ancona spediese , il cui 
e il presti raimento non mostrano certo 

affaccendato n» j ll" fcro àbramo. Ben lo mo- 

strano avvolto in tai Lacci che la pittura, e por lui 
talmente, aves scossi da Lunga mano; vo' dir irli 
u>i diresti abaso de' Lami dorati ne' panni delle fi- 
gure, che l'alba del Cinquecento bandì dallo tavole, 
1 quasi a dileggio trasmise ai più tardi secoli della 



rtgtntt qwxtuor minus quod valer et 

«idem fresò, lohamti Baptiste arrtptare et disfalcare ex dieta svmtna dictorum 
tnUùrnm agititi qua! cor le tolunlate dirti Therami : Renun- 

ctans etc — A Paloni Co locata Fraschca. 

: Anno 1 ' Domini mil- 

lesimo qnngen!:- Indictione decima secundum Zanne 

■ ".s Bapti-sti Zuiti- 
•.' Sfoconisi lo. Baptistt 

II'!. III.' I '/•■ Vili Votarti — 

itelur habuisse et sibi per dic- 
tmt Theramun. ta per eum promissa vir- 

Theramus sponte confitetur 
habnisse et ree- ruta qualuordeeira in pe- 

cunia nume i et testium infrascriptorum faeientia 

'■> mercede prò 
ìtetione et fabrica dirti altaris et sic uni alter se s; de preiictis qurta- 
cerunt liberacerunt et absoteerunt ac se bene quietos solutos tacitos et contentos 
wxacemnt et cocant: li: | s etc. — Testa Io. Baptista de Pagano q. 

Praiuiici et Antonius Camominus Io. Baptiste. Atti del Not. Stefano Gari- 
baldo. — Fojjliaz. 2. 1540-56 



404 PITTURA 

statuaria sul legno. E a questa , se non forse a men 
nobil mestiero di quadratura e d" intaglio, convenne 
ch'ei s'acconciasse per fuggir ozio, e i bassi uffizj di 
dorare e scolpire continuaron ne' figli, un de' quali 
immeritamente obbliato, domanda che si rivendichi 
alla gloria paterna. Del resto Teramo, non più col 
Semino ch'io sappia, ma con altri pittori accomunò le 
fatiche d' entrambi i generi , siccome fece nel 1551 
con Nicolò Vespesiano, ottantacinquesimo nella ma- 
tricola, e tale operoso da far meraviglia com'egli non 
discendesse a memoria de' posteri per alcun monu- 
mento. Fu costui da Venezia, e fìgliuol (ì'un Gabriele, 
né prima il troviamo con noi che dell'anno suddetto; 
ma pur vi dura non punto meno di cinque lustri, e 
lascia morendo alcuna traccia di sé negli eredi. Noi 
gli dobbiamo distinta notizia , come a maestro eh' ei 
fu di pittura e d'intaglio: 1' una e 1' altra a momento 
opportuno. Al presente esce in coppia col Piaggio per 
un'ancona che ad entrambi ordinarono gli uomini di 
Borzonasca sul Chiavarese, stipulando in persona d'un 
Sebastiano Devoto di quel contado. Non pare dagli 
atti che costoro movessero ad occhi chiusi per dotar 
di tal fregio la lor parrochiale ; perciocché non con- 
tenti a pittori di bella fama, prescrissero che tal lavoro 
si conformasse quant' era possibile ad un altare che 
Francesco Lomellino del fu Battista avea posto in s. 
Marta di Genova, che fu poi 1' Annunziata al Gua- 
stato. Promettevano trentacinque scudi d'oro, sì vera- 



0491 406 

nenia che due maestri dell'arte la collaudassero. Sog- 
getto alla tavola il santo Apostolo Bartolommeo tito- 
lar della chiesa, con altri Beati che l'atto uon nomina. 
Dal testo eh' io no produco r traspira il lor doppio 

ingegno :i storiar dipingendo e ad ornare incidendo 
il legname che poi sfolgorava coperto d'oro; concios- 
siachè davan fede che quella pala non fallirebbe per 
nulla alle sagome, né alle cornici, né ad altre forine 
del prefisso modello, sah >chè a certe imagini d' an- 



1 >i« In nomine I 1 Theramus de Plazio q. Antonii e/ Nic<>- 

\-.\\\> ■ ut et promittunt 

Devoto q. loha. ieatus Clavan 

tenti et >■ t homimm diete 

alle Hor-.oHosche intra J S Bartholoi,i>-i prossime ventunm facete seu 

construere anckonam imam cum innaffine Sancii Bar' in medio et a la- 

„i ruis a ' bene ci condecente, 

auro de dmaio et color \e debeat in attitudine /< 

deceni cum dimtdio ■ (sic) et demum sub 

tllis modis et i Francisa Zomettinì q. Baptùte 

pm in presentiamo l -'e Marte de L iicione 

qnod tit in ar posse ili \ per duos magi' 

■irte expertos per parte los videlicet unum prò qualibet 

parte qui habeant exclarare an dieta ai 'a et constructa cum bonis 

eoloribus ar auro de durato et pre ipgi Bastiano r '- 

debitur ita (amen quod ditti Theramus et Nicol. ms non t net obligati 

sint faeere leoni ner angeli sic prout sunt in UXa dicti Francisci LomeUini. 
Et tersa tire dictus Battianus acceptans predicla promissit et promittii dicti» 
Theramo et Nicolao in solidum ut i fabrica c> constriéctione 

dare et solvere farla et construrta oc rema sic ditta "nrhona senta triginta 
qumque auri Ittalic infra solndonem quorum dicti Theramus et Nicolaus eon- 
Jttenlur habuisse et recepisse a dicto Bastiano sciita quatuor in auro in pre- 
tenda mn Notarli et testtum ni traseri ptorurn et de ipsis quatuor infra solu- 



40fi PITTURA. 

geli e di leoni che in quella del Lomellini facean 
complemento e ricchezza alle linee. E cotale fa resa 
ai Massai successori il 28 maggio del 52 , quasi un 
anno dal dì della scritta. Ma perchè al solo veneziano 
non si rechi per avventura 1' industria dello scolpire, 
ecco un rogito del notaio Campanella che cinque anni 
più addietro ci parla d'un tabernacolo con quattro fi- 
gure d'angioli , costrutto e .dorato e a varie tinte ab- 
bellito per mano di Teramo; commissione di Domenico 
e Pantalino (Micini da Lerma, Operai com'io credo o 



cionem ut supra se bene contentos solutos tacitos et quietos vocaceriiiii et vocant: 
Renunciantes etc. — Aduni lamie in prima Sala Palacii Communis meato. 
Fraschea videlicet ad scannum Ieronimi de Villa Notarli : Anno a Nativitate 
Domini millesimo quingentesimo quinquagesimo primo Indictione octava secim- 
dum Ianue cursum die Mercurii XXX Iunii in terciis: presentiòus Slephano 
de Solario q. Io. Anloniì et leronimo Seno testibus ad premissa v<h- 

catis et rogatis. 

►ì« MDLU die Sabati XX Vili Mai] in \ Vesperis in prima Sala Palacii 
Communis vacala Fraschea videlicet ad bancum mei Notarli in/rascripti Indic- 
tione nona — Dominicus Devotus q: Benedictini et Augustinus de Morinelo q. 
Iacobi de Borzonascha tamquam Massarii ut asserunt Ecclesie Sancii Barto- 
lomei dicti loci Borzonasche sponte conjltentur dictis Theramo et Nicolao pre- 
senlibus habuisse et recepisse diclam anchonam de qua in suprascripto inslru- 
mento bene condicio natam et fabricatam ci sub illis modis et formis conlentis 
in suprascripto instrumento et e cantra dicti Theramus et Nicolaus presentes 
ut supra sponte confile ut tir habuisse et recepisse a dictis Dominico et Angustino 
prefittiti seu mercedem eorum prò fabricanda et construenda dieta anchona sci- 
licet dieta scuta triginta quinque de quibus et prout in suprascripto instru- 
mento et sic unus alteri et alter alteri se se quitaverunt libcraverunt et absol- 
verunt et quitant liberant et absolount ab omnibus predictis : Renunciantes etc. 
Testes Ieronimus Sorria de Papia q. Nicolai et Laurentius Capurrus Notarius 
vocali et rogati. Atti del Not. Stefano Garibaldo — Fogliaz. 2, 1546-55;. 



cai lini. i' 11. 4(17 

procuratori por la parrocchia ili quel castello, rimune- 
rata di tivuta scadi (1). E di ciò basti; che se por un 
lato b' a u r j;. ii n_;i' Don so che ili magistero all' artista, 
L'altro ricorrono a incute lo sorti amare dei vec- 
chi al rapido soverchiare d'un gusto nuovo che dava 
ili sprone ai novelli, e come più blando alle moltitu- 
dini ava di nido ogni avanzo d'antichità. 

Noverai sul principili i maestri dell'arte, fra i quali 

«•'i trass tpagnò l'età verde d" Antonio 

imo: vale ora il pregio (die si contino gli 

altri che morendo Lasciaron vivi e cosi mti al dipin- 

. e quasi a compiere un'età di pittori che già de- 



1 ^ MDXXIXV1 die VII Decembrii Martis in lerciis in mediano domus 

mitrala Predoni 

quarta. — In P Imen: liag Ster Theramus Pla/.ius 

■iU sic • promitii Fantolino OJkcino q. Ambrosi? 

de Lerma et Dominico Odirino q. Bartholomci prcsentiba.s et acceptantibus fa- 

m unum lì ista modellimi et des- 

rheramum tradiclvm (sic) dirla Pantalino et Domini- 

eko et koc mtra Jestum Pasque Resurectiouis Do ■alari, sic) prò 

■• et Dominicus eidem may. Thelami sic) 
dare et solvere promiserunt et promitui tignassione (sic) eisdem facienda 

per dictum mag. Thelamum de diclo tabernaculo qw promissit bene 

■ re et ieaurare avrij fini de duchato juxla con- 
nata inter ipsos et ex quibus quidem sciiti* triginta promissis per ipsos de 
Quodt ■ eidem mij. Thera Theramus confitetur dictis de 

Quodicino se ab eis habuisse et resepùse prout habuit et resepit in pecunia 
numerata m presentia mei Notarii infrascripti et testium infrascriptorum scuta 
asscm sic infra xolucioaem dictonm sculorum triginta. — Testes Lodixius 
Calvus q. Franrisci et Dartholomeus Campanella fi'.ius mei Notarti infrascripti. 
Atti del Mot Giovanni Campanella — Fogliaz. 4, 1544-46. 



44)8 l'IT TURA. 

clinava al suo termine. Ond'è ch'io ini scuso di que' 
valorosi che ligj al moderno stile si diramavano in 
varie scuole, e apparecchiavano gloria al futuro secolo; 
materia lautissima a me che scrivo, o ad altri che scri- 
veranno in mio luogo, se tanto è sperabile in benefi- 
zio della storia ligustica. A quo' nomi sì splendidi e 
così noti per merito e per fortuna ai cultori dell'arte 
ci condurremo più tardi quanto valga a scoprirne L' o- 
rigine; la quale essendo dai vecchi che qui si ram- 
mentano, ritrae chiaramente i confini dell' una e del- 
l'altra generazione. Le carte d'archivio non mi danno 
ordine a registrar questa gente come fa la matricola 
colla serie, non foss'altro, delle ascrizioni e colle varie 
distanze da nome a nome. Non penso che alcuno in 
Genova ( eccettuo i due nostri ) avanzasse di grido o 
d'attività il Vespesiano testé nominato, se già non noc- 
que ai nostrani quel trito adagio: che niuno è profeta 
in sua patria. Per fermo , se 1' uomo è a misurarsi 
dalle opere , e il pregio di queste dal numero , e il 
numero dalle scritture , direi che il veneto non perda 
al confronto d'alcun genovese. Non prima fu sdebitato 
con Borzonasca che a certo luogo di Val di Sturla si 
obbligò d' una tavola coli' Assunzione di N. D. e i ss. 
Pietro ed Andrea, per accordi fermati con prete Anto- 
nio degli Schiavi cappellano della chiesa (ì). Né guari 



(1) tj< In nomine Domini Amen: Mag. Nicolaus Vespexianus^'ai Gabrielis 
pictor sponte et omni modo etc. sub infrascriptam promissionem promissit et 



CàMfOLO ix. h()9 

andò olio un altro proto, Nicola Bianco rettore a a. Piar 
di Gravino e S. M. di Canapa v parrochie annesse) lo 
chiese d' un' altra ancona ohe figurasse tra varj santi 
l'Apostolo titolare della più antica, colla clausola usata, 
che l'opera andasse a stima di provati maestri, e quando 
piacesse al committente, crescessero d'un soprappiù le 



(tit D. pre Siri 'apelano E ''■■ne 8. Mane de Cimosio 

I uensis D i ' • tre <$nchonam man rum m- 

maginibus A - B. Marie S. Petn et S. Andre* et hoc ini ri et per 

totam ' venture eam consegnare: Sub ete Et 

tersa ciré dici* I tceeptani predieta promùsit dieta mag. Ni- 

colao infra et per fi '<.•„; dare et solvere senta deceitt auri Italie 

que comprehensa duo sic per ipsum mag. Nicolaum a dulo presb. 

Antonio in pre< Votarti et tcstium infrascriptorum faciunt summam 

tcHtorum duoderim pretti anchone predirle orniti exceptione et contradictione re- 
i Sub etc Atto q»oi anchona predir/a postquam perfeeta fuerit estimari 

et appretiari debeat per DD. Consules Artis pictorum inqvcm isici ipse partes 
itlunt de id quod et quantum esset majoris pretii srv.lorum duoderim 
tisque in quindeim el non aliier et minoris pretii judicio quorum se se rernis- 
serunt : Su-b etc. Arto etiam quod in eventu in quo anchona predirla per/erta, 
non fuerit infra predirtam diem et perferta fuerit illinc ad dies post terminum 
l'uva di-rum quindecim salvo justo impedimento prrscns instrumentum, 
habeat et habere debeat locum non obstante promissione per dirtum Nicolaum 
facta. Arto etiam quod diclus presb. Antonius teneatur anrhonam predirtam 
reripere et sciita deeem solvere intra dicium terminum et quateuus et in even- 

quem non so'ceri' dieta senta duo de quibus supra ipsi Nicolao tradita 
prò raparro inteUigantur amistà seu deperdita et hoc prò juslis damnis dicli 
Nicolai. — Actum lanvr a p i Sala Palata Commuti is vorata Frasrhea vi- 
delire' ad bancum mei dicti Notar ■ infrascripti : Anno a Nativitate Domini 
MDLUl Tndiclwne undecima secundum fanne cursum die Martis XXVIII Fe- 
brmrii in Vesperit : presentibus ibidem Andrea Centuriono de Z'rbis q. Thome 
et Cosma de Leone de Cenali januensibus testibus vocatis et rogatis. ( Atti del 
Not. Lorenzo Capurro — Pogliaz. 2, 1553-58'. 

Vol. III. — Pittura. 5» 



410 PITTURA 

quaranta lire attribuite al lavoro (1). Nuovamente servi 
a Borzonasca, e da solo, nel 58, e per tre altari ad un 
tempo, commessi da un Giacomo Gazolo di quella bor- 



ii) In nomine Domini Amen: Mag. Nicolaus Vespexianus fllius Gabrieli! 
Venetus pictor in Ianua sponte et omni modo sub infrascriptam promissione^ 
promissit et promittit Venerai. D. preso. Nicolao Bianco Rectori Ecclesie S. 
Petri de Cravino et S. Marie de Canepa. annexe diete Ecclesie S. Petri nec- 
non Rocho Castagnole q. Petri et lacobo Benvenuto q. Lodisii modernis Mas- 
sariis diete Ecclesie S. Petri presentibus facete et fobricare anchonarn unam 
fabricatam ut dicitur ab oleo cum inmagine S. Petri et demum cura inmaginibus 
et aliis juxta Jormam antique anchone et hoc infra et per lolum mensem Fe- 
bruarii anni venturi omni exceplione remotta: Sub. etc. Et versa vice iicti 
Massarii acceptantes predicta in solidum sponte promisserunt et promittunt ditto 
mag. Nicolao presenti prò et occasione fabricationis anchone predicte dare et 
solvere libras quadragmta lamie et ultra illud suprapHs quod exclaralum fue- 
rit per dictum presb. Nicolaum Rectorem judicio cujus partes predicte se se 
remisserunt et remittunt ac promisserunt et promittunt : Sub etc. ex quibus 
dictus mag. Nicolaus ab eisdem Massariis infra solutionem anchone predicte 
confessus fuit et fatetur se hibuisse et recepisse in pecunia numerata in pre~ 
tentia mei Notarii et teslinm infrascriptorum scuta tria auri in auro Ittalie 
et de ipsis etc. Que omnia etc. Acto parto expresso inter dictas partes quod 
anchona predicta posteaquam facta fuerit vederi et revideri debeat per duo.* 
magistros in arte peritos et si per diclos duos magistros dietim et exclaralum 
fuerit non fuisse neque esse bene et condeccnter fabricata tali casu dictus mag. 
Nicolaus tunc et ita promissit et promittit dictis Massariis restituere et reddere 
pecunias illas per cum habitas occasione predicta et ultra solvere pretium Ugna- 
minis anchone predicte per ipsum habiti a Massariis predictis : Sub etc. — 
Actum lanue in S'alia prima Palata vocata Fraschea videlicet ad bancum mei 
iicti et infrascripti Notarii : Sub anno a Naliiitate Domini millesimo quin- 
gentesimo qui-nquagesimo quinto Indictione tertiadecima secundum lanue cursum 
die Lune X VI Decembris in terciis : presentibus ibidem Io. Baptist a Ventura 
et Leonardo de Linali Ianoti testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del 
Not Lorenzo Capurro — Fogliaz. 2. 1553-58). 



CAPITOLO ti. *Ì 1 

gata, non so w di proprio o per conto altrui. Se non 
che ri legger l'atto, a cai cedo anche il carico di an- 
nunziar gli argomenti della pittura, non può dubitarsi 
che la lor chiesa oon li accogliesse; e potrebbesi ar- 
guire elio li allogasse sieeonio inferiori laddove il Ve- 
neziano in comune col Piaggio avean già illustrato di 
un bel dipinto l'aitar principale. Le colonne e gì' in- 
i che accenna la polizza confermano a Nicolò l'al- 
terno esercizio degli scalpelli e delle tinto (1). Più 



1 In nomine Domati Amen: \tag. Nieolaua Vespesiaaus pictor sponte etc. 

et omni modo sub u- n promissionem promissit et promittit lacobo Ga- 

solio q. Pasqmlis de Villa Borznnaschc TV/,;? Storie Capitaneatus Claoari pre- 
mere >jus proprits erpensis anchonas tres bene fulcitas et guarnitas ju- 
dicin duorum mngùtronm diete artis rum inmaginibus ir ;nodis et formis con- 
ni appapiru in presenti instrumento in/Usando et in cab-c hujus instru- 
ipponcndo e', hoc infra festa Paschalia ventura omni esceptione remota: 
i *c. I't tersa vice dietus Tacobvs GazoUus presens recipiens et nrceptans 
'<i sponte promiss,' ■>. Nicolao presenti in traddi- 

■■t coitsijH'ìcione dictanm ancAonarum dare et solvere libras centum quin- 
>.'<i fa mie omni exreptione et contradicione remotta: Sub etc. Et ex nunc 
/. Nicolaus ad hoc ut possi/ operarti dare laboreriis predictis sponte 
etc. confessili fu' e' in meritate publica recognotit et recogjiosrit dicto lacobo 
se ab eo habuisse et recepisse in pecunia numerata in presentia mei Notarli et 
i infmteriptorum pmv.t cere habuit et rercpit libras vigintiquinque Ianue 
infra solucioncm dirti/rum librarmi centum -quinquagintai de quibus etc. — • 
Arfum lanue in Siili prima Paioli vocata Fraschea scilicet "d banrhum mei 
■' iiijru 1 -, irit : Stai inno a STalioitate Domini millesimo quia- 

j mo q'iinq- octaco Indirtione quintadecima secundum Ianue cur- 

svm dia Mercurii XII mentis Tannarti, in Vesperis: presentibus ibidem A/archo 
Minsi* Pe!r> et Leoni io Ir /Anali fanoti tes'ibus ad fremissi vocatis et 
royatit. 



412 PITTURA 

chiara prova n'è in ciò, che ad un tempo stesso e ad 
un luogo medesimo lavorò per un altro Gazolo e per 
un Alessandro Zenoglio un' icone coli' Annunziata e 
co' ss. Francesco e Hocco , e con essa un tabernacolo 
scolpito in legno e dorato , ed altri arredi per giunta 
da far bello e decoroso un altare fi). E a mostrarlo in- 



— Memoria — « Como M. Nicola Vespesiano pictor promette di far tre 
« anchone corno de sotto se dirà: E primo una anchona con la imagine 
« de Sancto Vincenzo Confessor e da uno latto Santa Cattarina e dal al- 
« tro Santa Barbara e in la cima dalto la imagine de la Pietà : alta detta 
« anchona di parmi sey e mezo sensa la banchetta e larga panni sei e 
« mezo — Per una altra de detta longessa e largessa con in mezo la i- 
« magine de Santo Antonio da una banda Santo Petro Apostolo e da l'ai- 
« tra Santo Stefano: in cima de detta anchona la imagine de la Madona. 
« — Per una altra de dette longessa e largessa con la imagine de la Yer- 
« gine Maria in mezo con suo fantino e da uno latto Santo Georg io e da 
« l'altro Santo Benedetto: a la cima di epsa la Croce o sia Crucefixo con 
« la Madona e Santo Ioanne e la Magdalena : con obligatione de far le 
« banchette. — Cum obligatione anche che le collone de la anchona de 
« Santo Georgio debano essere incanellate cum li capitelli intagliati: le 
« altre collone che vano a le altre due anchone debano essere intagliate 
« a vasi cum auro e azuro ». fAtti del Not. Lorenzo Capurro — Foglia/. 
1553-58). 

(1) >%i MDLV1I1 die Martis XXV Ianuarii in Vespcris ad bancttm mei No- 
tarti infrascripti. — Mag. Nicolaus Vespezianus Venetus pictor sponte e/ 
omni modo etc. sub infrascriptam promissionem promissit et promiltit Alexan- 
dro Zenotjio q. Augustini et Io. Andre e de Gazollo Bartolomei de Villa Bor- 
zonasche Capitaneatus datari presentibus facere anchonam unam bene pietosi 
et auratam ac ornatam cum inmaginibus Annidiate B. Mark Virginia et parie 
destra B. Francaci et a sinistra B. Rochi altiludinis parmorum quatuordecim 
comprehensa bancheta que ponitur sub Ma anchona usque ad summuni predirle 
anchone et dirla bancheta lalitudinis parmorum deccm necnon et tabernaculmi 
unum magnnra cum alio tabernaculo parvo existente in tabcrnaculo magno etiam 



PATITOLO IX 4l.'< 

defesso nell' operare sia detto sol questa , che Y anno 
seguenti spedì due tavole a più Lontane Comunità delle 
orientale riviera. e l' una d'esse pei Ogni rispetto più 
nobile di quanti 1 ns conta il presente catalogo Saliva 
ben dodici palmi , superba dì risalti dorati e «li fregi 
pel lungo dello cornici, destinata allo --nardo del po- 
polo pel Natale di queir anno , intendi del 1559 , ed 
eravamo in Buiruscir del settembre. Salvo il soggetto, 
che già s' era posto fra i contraenti ed espresso per 
bozze già offerte dal Vbspbsiano, tutto il resto a sa- 
persi è palese nel rogito : che il ricco altare ne andò 



attrattali ptetum i>tn(qv.t *r nalnm et laboratum OC ettam Crwem unum cum 
ma/uro etiam anni' tatti S%is sumptibus et expensis et etsdem 

ifu atteri rerum ti Ugitime prò cis her omnia dare traddere et coth 

tignare intra e Maìg venturi omnt 

eiceptiotte et COntradidOne rmottis: Svi etc. Et versa lice dicti Alexander 
e' 1°. Andn tnU» et ai predicta sponte etc. promissenmt et 

promittnnt in solidum dielo mag. Nicolao ; te. in tradirtene et consi- 

gnaciont dictor, ■; unum dare e' ro mercede et predo eornmdem 

senta qradraginta aurt m ai'rn IttaUe ornili cxt> coutradicióne retnot- 

tis : Sub ctc. ex qu - d ictus mag. Nicolaus ab eisdem prò arro ,sic' 

sev caparro spon'e confessiti fini et fatetur hai' te senta qtuttuor 

avri in auro Ittaltc ^riptorura: Be- 

nvncians etc. '^u quo dieta la- 

boreria non essent bene et condece ornata in con- 

tentamento tpsonon rei n d laboi eria predici* revideri de- 

leant per duos magistrot diete artis eUigendos unum prò parte et id quoti ex- 
claratum fuerit solvere promisserunt tu solidum ut supra non obstaate promis- 
sione de qui supra : Que omnia etc. — Testes Léonard-US de Lina 1 ' [anoti ci 
Nicolaus de Crovaria q. Galeott vocali. \.tti del Not. Lorenzo Capurro — 
Fo?Haz. 2, 1553-:. 



414 PITTURA 

a Framura , commesso da Marco e Gregorio fratelli 
Passarli a nome di que' terrieri, i quali a gloriarsi di 
magnifica ancona stanziarono la somma di scudi cin- 
quanta, con raro esempio di liberalità, dirò anzi raris- 
simo per consimil paesi (1). L'altra più modesta forse, 
ma degna non meno del luogo, mandò a Chiesanova, 
campagna di Levanto , per certo oratorio nominato da 



(1) In nomine Domini Amen: Mag. Nicolaus Vespexianus q. Gabriela Ve- 
netus pictor ex una parte et Gregorius et Marcus fratres Pasam [sic) suis 
propriis nominibus ac nomine et vice Unitersitatis loci Framure prò qua qui- 
dem Universitate prò omnibus infrascriplis de rato promisserunt : Sub etc. 
Remmciantes etc. ex parie altera sponte etc. et omni modo etc. Confessi fue- 
runt devenisse et ita dcvenerunt ad infrascriptam promissionem et convenium 
et alia de qtiibus et prout infra dicetur : Remmciantes etc. Videlicel quia dic- 
tus mag. Nicolaus promissit dicto Gregorio et Marco dictis nominibus presen- 
tibus et acceptantìbus et mihi Notario facere et fabricarc tam de lignamine 
quam de ejus arte altare unum longitudinis palmorum duodecim et latitudini'! 
palmorum odo bene et diligenter juxta modellum per dicium mag. Nicolaum 
tradditum eisdem Gregorio et Marco cxpensis omnibus ipsius mag. Nicolai et 
quod altare sic in totum perfectum et completum juxta dietim modellum trad- 
dere et consignare promissit ipse mag. Nicolaus eisdem Gregorio et Marco 
dictis nominibus aut persone prò eis legitimt intra festum Nativitatis D. N. 
Iesu Christi proxime ventnrum omni exceplione et contradicione remota. Ex 
adverso dicti Gregorius et Marcus suis et dictis nominibus attentis predictis 
et ea acceptantes sponte dare et solvere promisserunt dicto mag. Nicolao prò 
dicto altari sic ut supra perfecto et completo prò solucione ipsius scuta quin- 
quaginta et vespectu rationamenti scuti sit judicio ipsorun et ita dirtus mag. 
Nicolaus contcntatur qui infra solucionem eorumdem Imbuti ut fatetur ab ip- 
sis Gregorio et Marco libras quinquaginta novem Ianue videlicet libras quin- 
quaginta in pecunia numerata corani me Notario et testibus injrascriptis et 
libras novem in tot lignaminibus et de ipsis libris quinquaginta novem habitit 
in modum predictum infra solucionem ut supra ipse mag. Nicolaus se bene so- 



CAPITOLO IX. 41fi 

s. Nicolò: e vi dipinse rimugino di s. Giovanni II''- 
rangelista ad istanza d'un Angelo di Fornello (1). l'o- 
ean/.i (dico del 1559) i Massai della Società di s. Hocco 
che avea sua cappella in s. (Jio. Battista di Monte- 
rosso, un'altra gliene commisero con N. L). e le dne 
sante Maddalena ed Eufemia, di dieci palmi per otto. 
senza dir la predella coi dodici apostoli e il Reden- 
tore; a consiglio, per quel 'dio pan», di Riccobono 



ÌMtuhi t! contentimi rotunt et ab iptù dictos Gregoriani et Marmai sms et 
dtctts uomimbus presentes quitacit oh-. Retiquahm cero dirti Gregorius et 
Marcus suis et dietis nowinibus dare et solcere promisserunt ditto tnag. Ni- 
colao presenti ih consigliacene dirti aitarti orniti exceptione et contradirione 
nmtU /.'■■■. etc ì i prima Salta Palarti Communis 

rocafa Fraina (sic Inno Domi». Nativ. MDLl'llll fndictione prima secun- 
dum fanne eurtum die Fenerù prima Septembrù in Vesperis: presentibus testibus 
Antonio Ceronio q. Lantaloti e' fo. ' ora q. Nicolai ad premuta 

tosati* et r \tti del Not. Stefano Tubino. — Foglia/.. 4. 1557-50). 

1 t%n In nomine Domini Amen: Nicolaus Vespexiaous Venetus pictor Ga- 
brielli sponte ite. confi episse ab Angelo de Fornello de 
Letanto bamcoìaric a. Bernardi u' fideiussore Augustini Granelli de Lecanto 
presente et n Ubras nonetti fanue in pecunia numerata ad qua» dictus 
Angelus ut filejussor dirti Augustini proni asserii tenebatur et obligatus era/ 
dirlo Nieolao prt fadendi qu S. Iohannis h'ean- 
gehsle prò /' D Sancii Nicolai Ville Eeclesie Noce Levanti 
proni, testantur et de d itentum solutum et quietum 
tocactt e' - •■ I Renuncians etc. — .1 estalum per me Iohannem Fran- 
.m de Pacano Notarnm lanue in pr\ Palarti Communi* ubi jura 
radduntur per Dl> C 1 Nativitate Domini MDLXf In- 
dictione lercia secundum lanue cursum di Veneriti XII li Februarii in Ve- 
speris: presenUbut Luca de Qropo q. Francie i textore pannorutn sete et Dn- 
mmieo de Fassiis molinario q. Anlonii testibus ad premissa vocatis et rogatis. 
Atti <] 1 Not. ilio Franeeseo Pagano — Fogliai. 14. 1550-02 . 



416 PITTURA 

Gagliardo che già vedemmo sacrista nel nostro Duo- 
mo (1). Ed oltre ad alcuna eh' io taccio per brevità , 
diede opera indi a due anni ad una quarta pel borgo 



[1.] *J< In nomine Domini Amen: Mag. Nicolau.s Vespexianus Gabriella pic- 
tor ex, una et Joseph Sabinus q. Angeli et Io. Jiaptista de Alzo/rio q. Iuliani 
Massarii Capette S. Rochi fundate in Ecclesia divi lo. Daptiste de Monterubeo 
ex altera s ponte etc. Confitentur sili ipsis ad iudicem et oicissim presentibus 
stipula ntibus etc. pervenisse ad infrascriptam compositionem et alia de quibus 
infra solemnibns stip'lationibus etc. Renunciantes etc. Videlicet quod ex causa 
premissorum d ictus mag. Nicolaus promisit et p romiti it dictis Massariis con- 
strv.ert' anchonam unam et in ea pingere videlicet in medio imaginem S. Rochi 
a parte dextera imaginem S. Sebastiani et a sinistra imaginem S. Antonii et 
in parte superiori sciliect in medio pingere imaginem B. Virginis A/arie et a 
destra imaginem S. Marie Magdalene et a sinistra imaginem S. Eufemie: que 
quidem anchona in altitudine debeat esse palmorum decem et in latitudine pal- 
morum odo: et in particula suprascripti pioti sic) existcre debcant duodecim 
Discipuli sive Apostoli Domini et in medio eorum Dominus Noster lesus Chri- 
stus et hanc anchonam modo quo supra pictam et bene et decenter factam ju- 
dicio peritorum dare et consignare dictis Massariis promisit dictus mag. Nico- 
laus intra et per totum mensem Iulii proxime ventvrum. Tersa vice dirli Mas- 
sari! etiam propriis nominibus et quilibet eorum in solidum promissernnt et 
promittunt dicto mag. Nicolao presenti eidem mag. Nicolao dare et solvere prò 
ejus mercede et prelio diete anchone senta triyinta aurì in auro Italie et ma- 
gis id quod dixerit et judicaverit Venerab. D. presb. Riccobonus Oaliardus in 
quem partes ipse de accordio se remiserunt et remittvM ac promiserunt stare 
ejus judicio : infra quorum solutionem confessus fuit dictus mag. Nicolaus ha- 
buisse et recepisse a dictis Massariis presentibus scutos orto auri in auro nu~ 
meralos in presentia mei Notarii et testium infrascriptorum : Que omnia etc. 
— Aclum Genite in scriptoria mei dicti Notarii sita apud Palatinm Archiepi- 
scopale : Anno a Natie Hate Domini MDL Villi Indictione prima secundum 
Getmc cursum die Sabbati XVIII Marlii in Vesperis: presentibus Bartholomeo 
Rocataliata Notarlo et luliano de Zino q. Ioannis civibus Genue testibus ad 
premissa vocalis et rogatis. (Atti del Not. Agostino de Franchi Molano. — 
Fogliaz. 113, 1550). 



CAPITOLO IX. 417 

di Strevi nel Monferrato per prezzo di trenta scudi, 
grandiosa alla mole, ignota a noi per soggetto, dacché 
nell'atto non è chiarito, e stavano in luogo di parole 
i modelli già presentati ad un G. B. Grasso che pro- 
curava il lavoro (1). 



(l'i In nomine Domini Amen : Nicolo Vespexianus piclor Gabrielis major 
annis vigintiquinque ac palam et publice negocians et faciens facto, sua sciente 
paciente et non contraddente dicto Gabriele ejus patre ut asserii sponte etc. 
confitetur ac promisit et promittit Io. Baptiste Grasso de loco Septebri juris- 
dictionis Montis ferrati q. Graldelis Aquensis Dimcesis presenti et stipulanti 
etc. facere et fabricare suis ipsius Nicolonis impensis anconam unam latiiu- 
dinis parmorum septem cum dimidio et altitudinis parmorum dtwdecim deau- 
ratam circumquaque et secundum designum existentem penes dictum Io. Bap- 
tistam et ipsam anconam bene pictam et fabricatam dare traddere et consignare 
dicto Io. Baptiste sive legitime persone prò eo in presenti civitate Ianue intra 
diem XV mensis Septembris proxime venturi omni exceptione et contradicione 
remotis. Versa vice dictus Io. Baptista sponte etc. et omni modo etc. confessus 
fuit et confitetur ac dare et solvere promisit et promittit dicto Nicolao sive le- 
gitime persone prò eo in presenti civitate Ianue scuta triginta auri in auro 
prò pretio diete ancone et mercedis dicti Nicolonis et omnium prò dieta anco- 
na per ipsum facienda et fabricanda ac deoMranda in Mine modum videlicet 
scuta quinque similia ex nunc et que dictus Nicolo confessus fuit et confitetur 
habuisse et recepisse prout realiter habuit et recepii in pecunia numerata in 
presentia mei Notarvi et testium infrascriptorum : Renuncians etc. Reliqua 
vero scuta vigintiquinque facientia (sic) complementum dictorum scutorum tri- 
ginta auri in auro dictus Io. Baptista dare et solvere promisit et promittit 
dicto Nicoloni sive legitime persone prò eo in consignatione diete ancone sibi 
Io. Baptiste faciende ut supra omni exceplione et contradicione remota: Renun- 
cians etc. — Actum Ianue in scriptorio mei Notar ii infrascripti sitto sub Pa- 
latio Archiepiscopali Ianue: Anno Domin. Nativ. MDLXIIl Indictione quinta 
secundum Ianue cursum die Veneris Villi Iulii in terciis: presentibus Bap- 
tista de Immelia de Gavio q. Bartholomei et Gabriele de Pilo q. Simonis civi- 
bus Ianue testibus ad premissa vocatis specialiter et rogatis. ( Atti del Not. 
Gerolamo Roccatagliata — Fogliaz, 29, 1562-63,). 

Vol. III. — Pittura. 53 



418 PITTURA 

Se a francar questo veneto dal silenzio che deesi 
agi' infimi, non bastasse la copia delle opere, si vor- 
rebbe far caso di più scolari ch'egli ebbe, e condotti 
da tali ch'io non so credere di scarso giudizio a trovare 
un maestro. Matteo di Girolamo Campora, pittor non 
oscuro che rassegniamo all' età seguente, gli consegnò 
fin dal 1549, fanciullo sugli undici anni, un Francesco 
Vigiana ; il quale maturo d'anni seguì nella Spagna i 
nostri ottimi, e per quel eh' io ne scerno v' invecchiò 
dipingendo ; anch' egli perciò da negarsi a quest'epo- 
ca (1). Assai più tardi iniziò alla pittura un Cesarino 
Fiammengo da Sarzana che si dilegua ind' innanzi ai 
nostri occhi ; discepolo forse a cui la morte o l' inge- 



(1) In nomine Domini Amen : Mateus de Campora pictor filius Ieronimi et 
qui jacit facto, sua sciente et non contradicente dicto Ieronimo ejus patre proni 
jurat sponte et omni modo etc. promiss it et promittit mag. Isicolao de Grabrie- 
lis (sic) Veneto piclori presenti facere et curare ita et taliter quod Franciscus 
de Vigiano q. mag. Antonii etatis annorum undecim vel circha Me presens et 
consenciens omnibus et singulis in presentì instrumento contentis stabit et per- 
serverabit cura dicto mag. Nicolao magistro suo prò ejus famulo ad discendimi 
artem pictorum hinc ad annos septem proxime venturos inceptos die prima 
presentis mensis causa discendi cum eo et faciendì artem pictorum etc. — 
Actum lanue in Sala Palladi locata Fraschea videlicel ad bancum mei Notarci 
infrascripti : Anno a Nativilate Domìni millesimo quingentesimo quadragesimo 
nono Indietione seplima secundum lanue cursum die Martis quinta mensis No- 
vembri* in, Yesperis: presentibus ibidem Pantaleone Beriso </. Stefani et Petra 
lacobo Gallono </. Bernardi testibus ai premissa oocatis et rogatìs. Atti del 
Kot. Lorenzo Capurro — Foglia/.. 1. 154(5-52. 



3 



CAPITOLO l\. U9 

gno non consentirono d'entrai fra i maestri (1). Né a 
tutti i buoni che' insegnano < N Lecito attendersi onesta 
successione d'alunni ; nt s anche ai Dadri, che sarebbe 
pressoché iniquo il supporre ritrosi ad educare la prole. 
Non credo che in ciò il Vespasiano avesse troppo a 
lodarsi della fortuna ; dei duo figliuoli ch'egli ebbe al 
fianco, è povero il nome, e ben lungi dall' eguagliare 
il paterno. M'appaiono entrambi già morto il padre, 
quasiché mentr 1 ei visse non trattasser colori che ad 
aiutargli. L' un d' essi eh' ebbe nome di Giorgio si 
starebbe nascosto più volentieri fra i rogiti del Bisso, 
dove non è notabile se non per debiti e catture, o sen- 
z* altri aggiunti nella matricola che tardi il registra 
alla linea 152. L'altro si disse Giacomo, e non par 
nell'elenco; ma cel dà per maestro e lo avanza al pa- 
ragone del fratello una scritta del Sivori distinta del 
7 ottobre 1574. È quitanza di picciola somma ; vale 



1 la nomine Domimi Amen: Antonius Flamengv.s de Sarzana q. Oberti sponte 

do promissit et promittil mag. Nicolao Vespeziano pictori presenti 

facere quod Cesarinus ejus Jllius ctatis annorwn tresdecim vel circa ibidem 

u stabit et perseterabit prò famulo ac discipulo ad addiscendum arteu 

i.s cum-eo Nicolao et hoc per annos septem proxime venturos 

te Adam laiv S Palata voca'a Fraschea videlicet ad 

biwum mei infrascrip' Sub anno a Natititate Domini millesimo 

quiiiaeni esimo qu inq u ag esimo octavo ìndiclione quintadecima secundum lanue 

cursnm die Lune ultima mensis lanuarii in terciis : presentibus Desiderio Cruce 

T '/ tM Bar tholomei testibus ai premala vocatis et rogatis. (Atti del 

predetto Not. Caparro — Pogliaz. 2. 1553-58 



120 l'ITTURA 

nondimeno a chiarirci com' egli prendesse carico dai 
Magnif. Michele de Franchi capitano di Chiavari di 
ornar nel soffitto la sala di quella Signoria, o mande- 
rebbe chi che fosse in sua vece se caso contrario ne 
lo impedisse (1). A cose sì picciole non faremo più 
lunga sosta: e già ci vien presso altro veneto . chie- 
dendo di prender luogo ne' tempi presenti e d'appaiarsi 
col suo nazionale. 

Dubitai lungamente se Antonio, promiscuamente 
chiamato ora Trento, ora Trenta, or da Trento, e con 
quest'ultimo titolo inscritto nella matricola al numero 
centesimo secondo, non avesse a riputarsi de' nostri, e 
fors'anche da rendersi a Lavagna là dove il casato dei 
Trenta mi sofferma ad ogni tratto nei rogiti. Quando 



(1) >%4 In nomine Domini Amen: lacobus Vespexianus q. Nicolai sponte ete. 
fatetur habuisse et recepisse a Luca Ficheto presente solvente prò Magnif. Mi- 
chaele de Francis Capitaneo Clavari senta quatuor auri in auro Italie in pe- 
cunia numerata coram me Notano et testibus infrascriptis infra solutionem li- 
brarnm quadraginta quinqwe Genue promissas [sic] ut dictus lacobus asseruit 
per dietimi D. Michaelem prò picturis faciendis vel prò depingere tectum Sale 
dicti Capitanei in loco Clavari ad quod laborerium faciendum dictus lacobus 
promittit ad omnem voluntatem dicti Capitanei accedere sine dilacione ete. 
et quatenus non accedere posset alium hominem accordare damno expensa et 
interesse ipsius Iacobi. Pro dictis scutis quatuor intercessa Alexander Carmi- 
natis Andree ete. — Actum Genue in Bancis ad bancum mei Notarii infra- 
scripti: Anno Domin. Nativ. 1574 lndictione secunda secundum Genue cursum 
die lovis VII Octobris in terciis ; presentibus Andrea Flauzinino q. Io. Bap- 
tiste et Sentino Codeviolo q. Leonis testibus vocatis. | Atti del Nat. (Giovanni 
Sivori — Fojjliaz. 5. 1574). 



i\. 121 

ana notare VIorinell rasse, ove al 

ie d' Antonio da h;;:\ [unge ditto Veneziano, 

transige per certo discepolo con due pittori 

o disegnatori, Nicola da Carpi e Gerolamo d'Ambrogio 

pur veneto. Tal polizza, recando il gennaio del 51, c'in- 

1:1 d'un anno mi io a vivere e ad operare con 

noi, giunti ili fresco, il Vespasiano ed il Trenta. 

assai più tardo e men frequente 
nelle opere, r una tosse chiesto in Genova 

stesfi tana n lo, se non crediamo 

ai documenti. Un fra Natale dei Servi gli ali 
nel 1561 certa tavola ili proporzioni non vaste, né 
però di ligure, delle quali in tre spazj (tanto 
reggeva la consuetudine) dovesse mostrarsi in più luce 
N. 1). col Patto nel mezzo, e ai lor fianchi s. Bernar- 
dino e s. Stefano (1). Un'altra ne spedì tre anni di poi 
per Giustenice su quel d' Albenga, a richiesta d' un 



1 <~* MDLXprimo die Sabbati XV Muri'. >.,i Cesperis in camera DD. 
Ceusorum Temiti — In n><nu,.<, l> cu . Riverenti. D. Fr. Nate 

1/iHua Orduits S. M. Serrorum lanv.e ex una et Antoniu» Trenta q. Hicro- 
nimi ex altera dercnerunt ad mj ras cripta ; Renmciantes etc. Vidclicet quia 
causa et occasione rompositioms <Uct>ts Antonius promisit dicto Fr. Natali 
presenti construere et edificare atu 'tare in tabulis Louis ar- 

bore UmgituivUs polmoni et latitudiuis palraorura quinqne cura dtmi- 

dio et eam I perfertam modo infrascripto consiliare intra et per totum 

Hiensem M noi et promittit picluras bonas et factas ad oleum 

modo infrascripto videlicet in medio depingere imagi-nera li. Marie et D. N. 
Iesu Christi in brachus item ad latv.s destrmi macinerà divi Bernardini itera 



422 PITTURA 

Benedetto Massa a cui ne porse il modello ; e pero nel 
contratto si desiderano ad un modo e gli argomenti e 
le misure del quadro. Ciò nondimeno a chi '1 vedrà 
nei fogliazzi, benché si malconcio e difettoso come il 
volle i'andar di più secoli , potrà giovare per molti , 
dacché non perdette lo schizzo a cui s' accenna dalle 
due parti, e consente alla critica il far ragione dello 
autore e anche in parte dei tempi. In quella che i di- 
scendenti o gli alunni delle scuole romane insegna- 
vano a vincere la timidezza e ad usare più libertà , 
non è raro per altro il trovar chi rinunzi all' ornare 
i dipinti e a partirli con giuste linee e ad arricchirli 
di begli accessorj . La maestà di Giustenice (com' è 
tracciata in quel foglio) ha tre campi ; il mezzano con- 
tenea s. Lorenzo, i laterali il Protomartire e il Pre- 
cursore; ma quel di mezzo si leva in tondo a toccar 
l'architrave, i due altri circoscritti da lesene canalate. 



ad latus sinistrum imaginem divi Stephani item alias imagines scriptas in me- 
moria data dicto Antonio et facere cornices aureas et sic promisit modo predo 
et causis infrascriptis. Et versa vice causa predicta dictus Fr. Natalis promis- 
sit solvere dicto Antonio presenti prò solutione predictorum libras triginta odo 
lanue tempore consignationis diete ancone et ex nunc ei presenti solvit libras 
sex lamie infra solutionem. Acto quod dieta ancona debeat eslimari per duos 
peritos et si pluris extimarelur dummodo pretium non excedat summam libra- 
rum 45 debeat dictus Fr. Natalis compiere si vero minori ( sic ) debeat dictus 
Ajitonius restituere; quia ita etc. — Testes Laurentins de Crovaria q. Antonii 
et Rolandus de farisio q. Hieronimi. Atti del Not. Agostino Solari — Fo- 
gliaz. 4, 1561-62;. 



CAPITOLO i\. • 123 

'rumisi in quadro all' imposta dell'orco, e lasciali 
posto al Mistero dell'Annunziata. Alla cima è un'ima- 
gine del Padre Sterno, dal cui contorno si svolgono 
due cornucopia per tutto il largo a far grazioso ri- 
salto sugli angoli : gradito fregio che già vedemmo 
prescritto al Semino per la gran pala di s. Domenico. 
Ma dal SEMINO si diparte di lunga mano il Trenta 
per ciò ch'è disegno; e il tìancheggiare soverchio, e 
L'affettazione dell'esprimere, e il turgidir delle mem- 
bra, significai! troppo il reo frutto o il pericolo almeno 
che dovean menar seco i recenti esempj. Né v'incolse 
egli solo, siccome vedremo innanzi al conchiudere : del 
Trenta non m'avvengo in notizie ohe valgano questi 
due documenti (1). 



1 In nomine Domini Amen : Benedictus Maria q. Antonii f'dle lustenicis 
Albiganensis Ùiacesis ex una et mag. Antoni us Trenta q. Bernardi ex altera 
partibus sponte etc. promiserv.nt et promisisse confessi fuerunt et conjìtenlv/r 
stài ipsis ni invice/iì et cicissim jiresentibus ai infrascriplam compositionern 
■:'. parta et alia que infra dicent ur solemnibvs stipulai ionibus etc. Renun- 
eiemtes etc. luleliret qxda ex causa hujuscemodi compositionis dictus mag. 
Antonius premu ti et promittii dirlo Benedicto presenti et ni sopra stipulanti 

intra et per lotum mensem forata la carta proxime veu- 

titrum perficere et construere ac coustructam consignare in rjus apotheca dicto 
Benedicto anchonaui Ugni albare juxta formam modelli in prese, ili instrtmento 

incisati et qvidrw bene et diligenter absqv.e lacerata la carta per 

alcune linee solvere prò sua mercede et predo dici anchonecum 

(antera et capitaria '*ic scuta cigmti, sex auri in auro ex quibus seu infra 
solutionem quorum dictus mag. Antonius confitetur dicto Benedicto presenti se 
ab co habnisse et recepisse libra* tnginta fknue quas ad te tra ed in presentia 



424 PITTURA 

Gli estranei eh' io riferisco opprimeva di giorno in 
giorno un 1 eletta di giovani , creati all' arte anziché 
cresciuti dai valentuomini che metton termine a que- 
sta età. La giusta fama e il precoce ingegno di tutti 
costoro oscurava anche il nome d' alcuni dei nostri , 
che pur chieggon d'averlo nelle nostre notizie. Vivea 
tuttora in umil sorte un Antonio della Rocca pos- 
sessor d'un podere nella villa di Promontorio, ragion 
dotale di Violantina figliuola d' un Tommaso da Co- 
mago e sua consorte : il quale si condusse a morire 
nel 1554 , se non mi falla il suo testamento rogato 
dal Granello. Un Agostino di Casanova, straniero ai 
Notai, ci si svela per opere, la maggior delle quali io 
conosco dal Villa ; ed è una tavola inframmezzata da 



mi Notarti et testium infrascriptorum : resttm solvere prontisti perjecto et 
absoluto opere. Acto quod in eventu in quem dictus mag. Antonius non ab- 
solveret dictam anchonam intra, tempus de quo supra quod (ali casu dictus 
mag. Antonius incurrat in penam scutoruu duorum auri et similiter teneatur 
ad perfectionem diete anchone prout supra dictum est quodque finita dieta an- 
chona ipso, et opus debeat per peritos revideri et estimari et si erti minorù 
dictorum scutorum XXV ì non teneatur dictus Benedictus ad solutionem nisi 
veri valoris et quatemis erti pluris dictum supraplus non excedat scutos duos 
tali casu dictum supraplus solvatur una cum dicto reliquato: Que omnia etc. 
— Actttm Genue in scriptoria mei dicti Notarti sita apud Palatium Archie- 
piscopale : Anno a Nativitate Domini MDLXllll Indictione VI secundum 
Genue cursum die Veneris XVllll Mai) in Vesperis : presentibus D. presi, 
lacobo Mozìno et Antonio Corrigia Pantaleonis civibus Genue testibus ad pre- 
missa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Agostino de Franchi Molfino — Fo- 
gliaz. 18, 1564. 



CAPITOLO IX. l'-. r ) 

spiro ed archetti sui modi del quattrocento, nò discor- 
dano da quel secolo Le figure della Nunziata o della 
Pietà poste in alto, nò quella do ss. Nicola o Giacomo 
che son principali, e tengono in mezzo S. Pietro Mar- 
tiro o non so quali battuti in adorazion della Croce. 
E nondimeno in un picciol' asso con s. Lorenzo elio 
ha di lui la Ligustica soserisso il 1550 o la cittadi- 
nanza di li (Mio va; condizioni che fan quasi incredibilo 
la sua durezza, e la gran devozione , o a dir meglio 
servilità, ch'ei professa agli antichi. Francesco Grimaldi 
Antonio da Gavi han memoria in più luoghi, ma 
sempre per cose leggeri, come a diro per gli apparati 
del Duomo nella venuta di Cesare in Genova (1). Due 
ne avevamo da Serravalle, Pietro e Giovanni Succa, 
tuttoché la matricola registri soltanto il secondo ; fan 
cenno dell' altro i fogliazzi di S. Giorgio , per alcun 
lavoro condotto nella Cappella della Dogana. Il Giovanni, 
scendendo in questo ruolo al novantesimo numero, si 
mescola al fiore dei giovani, come a dir dei Semini e 



(1) 1543 die XIV /unii: Erpcnse Jacte in aiccntu Cesaree Majestatis in 
apparala Ecclesie S. Laurent ii . . . Die 26 mai) : prò dalis Antonio do Ga- 
vio et sociis pktOrQnu ad lonum computum armarmi 1.20 — Pro dalis Fran- 
cisco de Grimaldi;, fidati ad complemenlunt pretii armarmi pictarum l. 4 — 
( Archi v. Municipale — Fogliaz. 1543 . — Questi apparecchi di chiesa fu- 
rono segnalati a lor volta da un caso sinistro; perciocché nel collocar che 
facevasi un Crocifisso all'aitar maggiore, campeggiante sopra un drappo di 
camocato, un cotal lavorante precipitò dall'alto cogliendo nella sua rovina 
una femmina che attendova ai lavori. 

Vol. III. — Pittura. 54 



426 PITTURA 

dei Calvi; ma che diremo se fin dal 1545 s'acconciava 
a bottega in Campetto con Agostino Bombelli, e però 
ci si dà per pittor non novizio? (1) Chi dark mano a 
seguitar la pittura più innanzi , troverà ciò malgrado 
il Serra valle in società co' migliori: basti a me l'an- 
nunziarlo, e se pur m'è concesso , il mostrarlo in un 
genere d' arte che non vuol essere taciuto per questi 
tempi. Poche chiese della città, o niuna d'esse per av- 
ventura, mancava d'una Consorzia devota al Corpo di 
Cristo, ed usa a farne suo titolo: e più d'una volta ne 
occorse argomento ne' copi addietro. Era ufficio di tali 
confraternite solennizzare l 'Eucaristia con que mesti 
apparati che sotto nome di Sepolcri chiamano in folla i 
cittadini alla visita del Giovedì Santo; e pietoso inge- 
gno dell'età ch'io descrivo fu certo il ricingerli che fa- 
cevano di tele istoriate, le quali rappresentassero alle 



(1; ►£< MD XXXIV die Mercurii XXVI Augusti in Vesperis in cabinata 
domus habitationis mei Notarti infrascripti Ianue in contrada Predoni supe- 
rius: Augustinus Bombellus pictor q. Ioannis sponte etc. locavit Iohanni de 
Serravalle pictor i q. Stefani presenti etc. : videlicet ad exercendam die tara ar- 
tem quamdam apotecam qmm ipse Augustinus conducit ab Ieronimo Vernacia 
candelerio sittam lanue in contrada seti platea Campeti per sex menses proxime 
venturos incipiendos die prima Septcmbris proxime venturi prò dimidia libra- 
rum viginti quas ipse Augustinus prò dieta apoteca soloit dkto Ieronimo que 
est de libris quinque prò didis sex mensibus et ultra ad rationem predictam 
ad beneplacitum ambarum partitati in qua similiter didus Augustinus site 
alius prò co citm ejusfamttlo etiam possit stare et exercere dictam artem: Re- 
nunciantes etc. — Testes Antonius Vassorius q. Rolandi et Ioannes Peghinus 
q. Angeli ambo filatores sete vacati etc. — (Atti del Not. Gregorio Bonvino 
- Foeliaz. 3, 1543, 17. 



■ iv 421 

turìio fedeli i viri tratti della Passione. Ne giunse e- 
ipio lino :i' dì nostri [e vive ancoro in proprietà di 
privati] por piatolo a monocromo quanti sono i misteri; 
reliquie non si sa «li guai luogo, ma solito ad esporsi 
por simil cagione molti anni sono al Boschetto in Poi- 
rara, poscia nella parrochial di Marassi, e ultima- 
mente prò a nell'Accademia. Sei ne com- 
pose Giovanni di varia misura nel 1565, ad invito di 
Lazzaro Rosso e di Bartolommeo Sarmoria, mandatari de' 
filatori di sota. i quali ufficiavano por tal devozione 
nella parrochiale di S. Agnese. È notabile come nel 
contratto si tolga 1' onera del ricucirle acconciamente 
sì che formassero un corpo solo: e a pensare il diva- 
rio ^quant'è di palmi) da telo a telo, direi che ne u- 
scisse alcun che di chiusura e di quasi murato, secondo 
il gusto do' committenti e le forme del luogo . Che i 
lavori fossero por so frettolosi, e come a dire di scena, 
lascerò che si vegga dal prezzo accordato col Serra- 
valle (1). Di due lombardi, Evangelista da Milano 



-~j MDLX quinto <:' XYIIH Ivimriiin l-rtiis ad hanchum etc. : 

Ioh&nnes de Serravale pietor q. . . . spnute etc. promissit et promittit La- 
taro Rubeo et Dirt\olomeo Sarmorie , sete presendbus et acceptan- 
tibus etc. eorum nomiiii'jus ac cice et nomine Consortie Corporis D. .Y. lesu 
Coristi "tpccios sex tétte (sic et in eis facere 
. ■ D. X. fesa, Chrisii eo modo et forma qua sunt pietà 
Uh Consortie Corporis ' ' S. lokannis imo pulcrioris forme et 
qui pedi sex tei •'rum decem odo quatuor 
palmorum I '«e '< reliquus palmorum ritinti et hoc intra et 
per totum me>ij » proxime fu'.urum et didos pedos sex insinui suere 



428 PITTURA 

c Nicola da Volpara, so il nome appena dai notularj 
del Comune che registrano l'ingresso all'arte, dell'uno 
nel 1544 , dell' altro nel 1538. Non mostra viso , e 
manca al par di loro un Bernardo Rosselli segnato 
negli atti del Raimondo Pinello a metà del secolo, per 
la vendita d'una sua terra a Bargone ond'era forse na- 
tivo. E non so se in Finale sia cognito un Nicola Bor- 
gogno di questa età o poco innanzi, che a me svelano 
i rogiti d' Agostino de Franchi : se in Genova avesse 
stanza non mi vien fatto raccappezzarmene. 

Tale era il volgo de' pittori mentre invecchiavano i 
più valenti; i confini della Liguria orientale altamente pro- 
testano di stare per conto loro al paragone de' migliori, ed 



condecenter expensis propriis dicli Iohannis. Versa vice dktl Lazarus et Bar- 
tholomeus dare et solvere promisserunt dicto Iohanni presenti etc. occasione 
predicta libras quadraginta quinque Ianue hoc modo videlicet ex nunc Ubras 
decem et residuum in dies secundum capituìa que dictus Iohannes pinxisset 
omni exceptione etc. et quas libras decem dictus Iohannes fateivr se Imbuisse 
et ita habuit ab eis in pecunia numerata in presentii etc Declarato quod cum 
dictus Iohannes pinxerit unum pecium diete telle debeat Uhm consonare ipsis 
Lazaro et Bartholomeo et quatenus videretur eisdem quod non esset illius pul- 
critudinis que esset in beneplacito ipsorum possint ipsì Lazarus et Bartholo- 
meus recedere a presenti instrumento et solvere dicto Lazaro sic) ejus merce- 
dem ai rationem librarum quinque prò singulo Capitulo : quia il» etc. Et prò 
dicto Iohanne et ejus p^ecibus prò prediclis omnibus intercessa et fidcjussit 
Andreas Camblaxius mersarius: Renuncians etc. Quod si predictus Iohannes 
intra dictum tempus non fecerit predicta co casu liceat dictis Lazaro et Bar- 
tholomeo ea fieri facere expensis et damno dicti Iohannis que damna proraittit 
satisfacere. — Prescntibus tóstibns Ieronimo de Gavino de Monella banchalario 
et Michaele de Nascio q. Bartolomei. — (Atti del Not. Battista Martignone 
— Fogliaz. 7, 1555, 68). 



IX. 420 

£ a ben poco che non contrastino a Genova il primato 
dell'arte. La terra di Spezia bì vanta a ragione del ano 

onio Càrpendjo ; e ben mi duolo che a renderlo 
la dovuta giustizia mi Bcarseggino le cario, non altri- 
monti che d'uomo straniero. Non temo andar lungi 
dal vero a supporre che questo egregio artista prefe- 
risse una sorte mezzana in sua patria a quella troppo 
migliore che certo non ora per fallirgli in più vasta 
città: paion dirlo il silenzio degli atti, e'1 niuno esem- 
pio d'opere per noi lavorate, mentre puro n'ha saggi, 
e non pochi, la terra natale. L'ebbimo forse ai primis- 
simi stndj, e ne presi sospetto da un cotal suo Prese- 
pio, vagabondo di piazza in piazza, cb'io vidi da giovi- 
netto colla sua soscrizione: con data d'anno assai pre- 

e di maniera ancor rozza verso lo opere dell' età 
più matura. Potrebbon queste conchiudersi in un de- 
cennio, dal 1540 al 50, guardando alle tavole, che usò 
sempre sottossegnare o col nome in disteso o col mo- 
nogramma. Sconosciuto al Soprani o negletto , o perù 
senza cenno nel Lanzi, e senza lode in qualsia scrittor 
d'arte, uscì un tratto a notizia de' Liguri per lo Spo- 
torno che il conobbe da un quadro, e pel Gerini che 
potè vederlo in parecchi affaticandosi nelle memorie 
della sua Lunigiana. A cotal suppellettile s' accrescon 
dati preziosi mercè del Luxoro che li fa miei con li- 
berale amicizia: credibile non mcn che gli altri, per- 
chè testimonio di veduta, e buon giudice per dottrina 
d'artista. In una tavola di N. D. con Sunti ed angeli 



430 P 1 T TURA 

ch'ei trovò nelle stanze di quel Municipio, ristorata di 
buchi e di sfregiature patite ne' secoli addietro , potò 
leggere insieme al nome la data del 39: la più remota 
di quante si veggano nei quadri che ancora ci riman- 
gono. Un'altra ciò nondimeno dell'anno stesso ne cita 
il Gerini con s. Nicola da Tolentino, esistente in an- 
tico agli Agostiniani , trasmessa poi nelle pubbliche 
scuole; ed anche ne produce. la scritta: Antonius Car- 
peninus Speàiensis pingebat: 1539. Del seguente è una 
pala , ove forse può giudicarsi meglio che altrove, e 
a noi Genovesi più agevolmente, perchè locata nel coro 
de' Riformati di Recco , non più discosto da Genova 
che un dieci o dodici miglia. Quivi è N. D. in sug- 
gesto , e la fiancheggiano al basso i ss. Francesco e 
Agostino: in un papiro a rovescio (bizzaria del pittore) 
sta scritto: Antonius Carpenìnus pingebat an.lZ^Q. On- 
deggia il suo stile (o m' inganno) tra i modi recenti 
del Raffaellesco e quelli della finittima Toscana: di guisa 
per altro , che lungi dal condiscendere al licenzioso , 
par retrocedere in quella vece alla modestia del Peru- 
gino. È semplice nelle mosse , parco nei panni , nei 
toni modesto; avvertenze che languivano via via col- 
l'avanzar della moda. E di tal tempra (a quel che in- 
tendo) son pure altri quadri in private case della sua 
terra , come ad esempio d 1 un Santo Vescovo e d' una 
Nunziata colle cifre del 1549, presso una tal Rossacci 
che le conosce e le pregia. Di due anni anteriore ri- 
corda il Geriui un'altra tavola de' ss. Pietro e Paolo, 



i iv. 131 

□ casa Rossicci j)iir questa; ne' giorni al- 
meno che dettò i suoi volumi. Per uomo che visse sì 
lungi da noi] e quasi estraneo alla Dominante, non 
jniu poco quel tanto che ne indagarono i dotti sopra 
notati, e ch'io accolgo in un punto solo non senza gra- 
tificare al lor zeli. Nel pelago de 1 nostri archivj non 
trovo del I sino che l'orma a pena; in un figlio 

che intasca d mari por ragioni dotali di Giulia sua 
moglie, e sorella d* un proto Agostino Bucicardo da Pon- 
zolo il '23 marzo del 1564. l'i curioso a vedere com'egli 
si nomini in capo all' atto , eh' è del notaio Panta- 
leo Lomellino Fa/io : Apelcs quondam Autouii piforis 
'. Né in tutto è disutile , per avvertirci 
che alla data suddetta il valente pittore non ora più 
vivo. Si perdoni del resto a carità di padre e ad al- 
terezza d'artefice il vagheggiar clfei faceva un A- 
pelle in sua prole ; ignorando , quanto ignoriamo noi 
stessi, se avesse al uscirne chi pur distendesse o ma- 
cinasse colori. Se la virtù dell' umano ingegno risor- 
gesse mai sempre, od almeno assai spesso, pei rami, 
il figliuolo d'ANTONio splenderebbe vivace fra i liguri; 
ma questa fede niega il Poeta a ciascun genitore, sde- 
gnando che scambisi per ragion di natura quel eh' ò 
frutto di grazia divina. 

Rendemmo al pittore Spezzino la debita lode: ad un 
altro più degno ancora di quelle bande converrà che 
si renda in iscritto nulla men che la patria. Benché 
in tale ufficio ci prevenne (che dico?) ci si dio' per i- 



432 PITTURA 

scorta un benemerito pittore , Enrico Ridolfi , che de- 
gno erede della paterna virtù, sa comporre in amiche- 
vole gara gli studj dell'arte e delle lettere a servizio 
della gentile sua Lucca. Più grazioso e liberale a noi 
liguri ; perciocché la sua Lucca andò sinora superba 
del vecchio Zacchia , ragguardevol pittore , e da se- 
coli il celebrò per suo figlio , e il collocò fra i To- 
scani più eletti, assicurandosi dell'autorità degli storici: 
dove il Ridolfi, più amico del vero (siccome è debito) 
che della patria medesima , lo restituisce a Vezzano , 
ch'è quanto un aggiungere a modesta corona un pre- 
zioso gioiello. E questo ha egli fatto, non è gran tempo, 
mercè d'un libercolo che un dotto suo amico, Giovanni 
Sforza di Lunigiana , pubblicò in occasione d' illustri 
nozze (1), con miglior senno di tanti madrigalisti che 
sfiorano l'Arcadia a stiparne le mense e i talami. Siede 
il castel di Vezzano tra Spezia e Sarzana sulle cor- 
renti del Magra, attelato in due borghi: lieto di sito 
e frequente d' abitatori fin presso ai tremila , se conti 
i villaggi di S. Venerio e di Vaierano, venuti in parte 
di quel Comune che chiamasi Vezzano ligure. Quinci 
fu il nostro Zacchia, fìgliuol d'un Antonio, e progenie 
di chiari uomini, prelati e poeti ed armigeri, comechè 
in età giovane si rendesse ai Lucchesi, che già il co- 



ti) Dilla patria e delle opere di Zacchia il vecchio pittore — Al Professore 
Alessandro d'Ancona nel giorno delle sue nozze con Adele Nistiu. — Lucca, 
co' torcili di B. Canovetti — mdccclxxi. 



ix. 433 

per 0] rte nel L519. Combatte il Ridolfl 

le varie q costai d<d dovuto onoro 

i ili Ito m \-u-o la vanità 

USÒ ti il facile pì<\i4":irsi al- 

l'ammanierato in età matura: pestilenza che pullulò in 
tutti Italia i 1 vi rimase più bocoIì. Quant' è dolio di- 
ttili, il condì'' alla scuola del Perugino 
::i Firenze: indi a Roma a issarsi in Raffaello, poi di 
nuovo a Firenze in fra Barloloninieo: de' quali ultimi 
s'informa nello opero migliori so compone o disegna; 
peruginesco tuttavia nel colore, vivace sì ma non franco 
dello antiche durezze. La cima del costui merito è a 
s. Piero di Marcigliano, in un quadro con N. D. e i ss. 
Pietro ed Andrea, sottoscritto del 1548: il suo peggio 
in certa tavola dell'Ascensione a Mustolio, che sudata 
per anni sei die' finita nel 1561. Dalle date fin qui 
riferite, e che il degno Ridolfi, contra l'uso di tanti 
inetti, vien confortando di documenti , non può negarsi 
al Zaclhi.v l'età senile: invidiabile forse al comune do- 
gli nomini , ma tristo esempio pei dipintori che fan 

gello a quest' epoca. Perocché dove il nascere fra 
l'ottimo stile [e tal direi de' costumi) è special grazia 
ai valenti ingegni, così mi par pessima sorte invec- 
chiare e morire fra gente corrotta. E il nostro lucchese 
a buon dritto rimorde il Lanzi d'aver fatto dello Zao 

v l'ultimo antico della scuola toscana, mentre i qua- 
dri della vecchiaia il condannano fra i novatori ; ma 
quando s'avrà giusta istoria , finché i giudizj non si 

v • . ni. — Pitti 55 



434 PITTURA 

raffrontino ai tempi e ai varj casi dell'uomo? Gratifi- 
cando al Ridolfi com'è dovere, la pittura ligustica re- 
gistra ne' proprj annali l'artefice, e con quel titolo ch'egli 
amò consegnare negli atti , di Zacciiia da Vezzano. 
Vedrà il lettore senz' altre postille come il filo degli 
anni lo stringa di paro con que' virtuosi che furono 
il Piaggio e il Semino: rispetto ai quali parrà più che 
mai ragionevole eh' io li ledassi dell' aver tenuta fino 
all'ultimo fiato la cara semplicità che impararono da 
giovinetti. Ma il Vezzanese cercò la gloria ne' grandi 
emporj dell'arte; gli altri due si compiacquero di me- 
ritarla senza uscire dal nido: e chi va in traccia del 
molto è ragione che si perigli nel troppo. 

Ora i nomi di Antonio e di Teramo ci son richiamo 
al conchiudere accommiatandoci dall' epoca antica, e 
salutando la giovine che avanza con passi veloci. Di 
che ci siam sciolti già in parte ; ma come incontra 
che agli ultimi d'una famiglia si rende vieppiù affet- 
tuoso il saluto , così ci travaglia nell' animo non so 
qual desiderio d' investigare questi padri della nuova 
generazione negli abiti della lor vita, nelle lor sorti , 
nel lor costume, ne' lor congiunti. Io m'avveggo non 
senza rammarico che il facile andazzo de' biografi ne- 
glesse finora ad uri modo e il giudizio dell'artista e le 
fortune dell'uomo: delle quali cose contende la prima 
ad erudire gl'ingegni, la seconda a soddisfare la mente e a 
suscitare il diletto. L'età seguente ebbe a capo de' suoi 
pittori i Semini, i Calvi, e il Cambiaso che assai di leg- 



• IX. 

ri no conseguì il principato: tfen felice fa il Piaggio 
la suo discendenza ; non però fino a termine che i 

rj libri, non olio la comune istoria, non traessero 

un'eco dalla sua tomba. È nostro proposito, né disde- 

riamo) a chi legge, sottilizzare alcun poco nelle 

notizie di e luno, e quanto possiamo distintamente, 

e in primo luogo di Teramo, per questo appunto cho 

1' obblio dolio cario gli ò tornato fra tutti in peg- 



giore ingiuria. 



La sua culla [perch'io ritorni ai principj) vuorossor 
supposta in un tal poveretto nou lungi dalla parro- 
chial di Zoagli, o propriamente in quel luogo cho al- 
lora dicean la Cà Nuova', ove, lui morto, solean di- 
portarsi gli eredi , e la moglie altresì che d' oltre a 
vent'anni sopravvisse al marito. Usava la vedova, cho 
3 la lunga età in piena concordia co' figli , con- 
cedere a fitto quel rustico tetto e'1 circostante terreno, 
contenta a metà del ricolto ; ma ponea legge che in 
caso d'epidemia sgomberasse il colono per darle stanza 
in quell' aria sana e allegrata dai lari domestici (1). 



1 Li nomine I> n -inu.s Plazius quondam Therami tan- 

no nomine Andrlole ejus matris et uxoris dlcti 
quon i et alla viriate instru- 

mentì manu m- 1 anno et die de quo in eo ad quod etc. Locacit et locat 

reto q. l'etri presenti d n alla eviti suis ju- 

ribuj et pe in villa Zoahi loco dicto la Cà Nova sub parodila 

S. Martini dictl loci sui suis confinibus ad habendum etc. hinc ad annos duos 
ne futuros hodte inceptos prò pensione dimUie frwtuutn nascendorum in 



436 PITTURA 

Avito retaggio fa anche per avventura un fondo con- 
simile a S. Pietro di Rovereto (parrochia confine) là 
ove dicevano Montepruneto, con sotto l'aperta marina 
e al dissopra la pubblica strada, acquistato a censo , e 
ch'io veggo ceduto dal primogenito nel 1602 al ma- 
gnif. Battista Morello, salvo il diritto di redenzione (1). 



terra et villa predicta et seu annate in ea nasciture omni exceptione etc. etc. 

Item aclo quod quttenus ipso tempore durante qv.od Deus avertat se- 

queretur cpidimia (àia) tenealur si voluerit dictus Augustinus et seu, ejus 
principalis habere dictam domumpro usu suo et illam relaxare pro%Utit dictus 
conductor quia ita etc. — ^ 1572 die Martis XXVI li Ianuarii in terliis ad 
banchum mei Notarli in Sala Serravalis : Testes Ieronimns, Draglius Dominici 
et lulius Pctrarwjia q. Icronimi. — (Atti del Not. Battista Campodonico — 
Fogliaz. 2, 1572, 78). 

(1) gg 1G02 die Martis XV IH Iunii in terliis ad lanchum: Augustinus 
Plazius quondam Therami omni modo etc. lntposuit et rendidit magni/. Bap- 
tiste Metello q. D. Anlonii presenti et stipulanti nomine et vice D. Hiercu 
ejus frak'is et quolibet dictorum nominum in solidum annuum perpetuimi cen- 
sum librarum 12 monete Q ernie in et super villa cum domo arborata diversis 
arboribus ae vineata cum nemore posita in villa Rovereti Capelle S. Vetri P. 
Rapalli loco detto Monteproneto cuisuntjlncs injerius mare super ius via pu- 
nica ab mio later* hcredum v sic) D. Francisci Mutante ab alio lem Bernardi 
Arene et fossatus : ad habendum etc. liberimi francum ab omnibus caxibus pe- 
riculis et debito prelerquam ab illis caxibus et periculis que forma bullarum 
Fclic. Record. Pii Quinti spectant ad dictum D. Baptistam quia partes ipse 
dicunt et protestantur (sic) et quas libras 12 solvere promissil dictus D. Bap- 
tista et Hitronymus et quilibet ipsorum in solidum in pecunia numerala: jh-o 
pretio librarum ducentum monete Gemie quas dictus Augustinus faletur Im- 
buisse et recepisse ut illas hahiit et recepii in pecunia numerata realiter et cum 
fffectu coram me Notarlo ci testilus infrascriptis: et de ipsis etc. Acto paolo 
expresso quod possinl et valeaut dicti Baptisla et Flicronymus et quilibet ipso- 
rum in solidum in dejectu sohtlionis habere regressum in dieta stimma et pro- 
pria auclorilate possessionem capere locare et dislocare etc. et sili satisfacere etc. 



1.'.? 

God ; Piaggio l'jus patronato d'una Coppello fon- 

i* lor maggiori in S. Martino, parrooliio notale: 
I amministrarlo anche il figlio di Teramo 
che già menzionammo per Agostino nel 1582, come 
seniore fra i discendenti di prete Giovanni Piaggio ca- 
nonico in Genova di S. Donato. Così nelle filze di 
Ilare' Antonio Mollino; e v'ha Lo nomino del Curato o 

ir la cappella . fatta in un sacerdote Giacomo Du- 
rante dallo stesso Agostino, Mentre colali uffi/.j sede- 
vano in Gerolamo Piaggio del fa Venturo , dico nel 

J. fu dotato l'altare di bellissima ancona con N. D. 
e due Santi , la quale m'è duopo di menzionare anzi 
tempo, e fuori (dirò meglio) del luogo suo proprio, per 
annullare le false vuoi e gli scritti che la fanno di 
Tebamo. Già dal 1502 ho riscontri sicuri che costui 

1 morto: e le prove sovercheranno se tanto io mi 
viva da continuare a quest'epoca i tempi avvenire. Per 
ora mi vale il rogito che mostra nell' Agostino il pit- 



Pacto quìi teneatu- -. Augustinus facete et curare quod /ulta ejus 

vxor ■ asential et renuntiet etc. alias restituere 

lihras ducentas etc. Et prò dicto Angustino lam prò censibus quam prò 

de/et i ' intercessa Theramus ejus ftlius major annis vi- 

se a dicto ejus patre et qui gerit facta sua : llcnun- 

cians etc. Poeto qv. • iictus Augustinus qwndocumque redimere prò 

: .. in i et censiiiiiii decurst prò diclis 

'i us Rolla q. Hieronymi: 
Sub etc. — Tesces i mpodonicus q. Martini et Bartkolomeus Odinus. 

Francesco Careseto = Fogliaz. 85, L602 



438 PITTURA 

tor della tavola (1): ed è gran pegno al suo onore che 
da gente esperta foss'ella scambiata per man del Cara- 
biaso, con errore più scusabile perchè men ripugnante 
allo stile di quo' giorni. Ma il trattar del figliuolo non 
quadra al presente; il perchè me ne traggo benché a 
malincuore. La moglie di Teramo fu certa Andreola 
del q. Giacomo Cosso: dalla quale raccolse il suddetto 
Agostino e Cattaneo , devoti entrambi al magistero 
paterno, l'uno e l'altro vissuti in oscurità, ma per va- 
lore e per età ben dispari. Cattaneo , ammesso nella 
matricola al numero 154, prevenne la madre alla eter- 
nità, lasciando due putti, Francesco e Battista, di cui 
perdo anche il nome. D'Andreola e di Teramo nacque 
pure una femmina che chiamarono Paladina al batte- 
simo, e che adulta andò a nozze con un Giovanni So- 
lari non so di qual sorte. So che dal 1574 era già me- 
sta dell'averlo perduto, e che affettuosa all'ingegno del 



(1) gg 1572 die Lune XXI lanuarii in terciis ai Cameram Officii. — In 
nomine Domini Amen: Augustine da Plazio pictor quondam Therami 
sponte etc. fatetur habuiss* et recepisse a Ieronimo de Plazio q. Venturi pre- 
sente et acceptanle etc. libras centim quattuor lamie que sunt prò predo seu 
mercede fabricandi altare unum posilnm in Ecclesia Sancii Martini de Zoalio 
in Captila illorum de Plaziis de qua dictus Ieronimus habet jus patronatus et 
constrnetum ut asserii omnibus computatis et per dictum Augustinum fabn- 
catum et consignatum diao Ieronimo prout sic fatetur: Renuncians etc. Qi'.are 
attenta dieta solutione eu.ndem leronimum presentem et acceptanlem quilavit et 
quitat libtrans et absolvcns etc. - Testu Baptista de Levagio Bartolomei et 
Carolus de Albara q. lacobi. — (Atti del Not. Agostino Sivori — Fogliaz. 
2, 1563-65 così segnato). 



• iv. 139 

padre e del fratello, i .-> un suo figliuoletto di 

Dome (ii-i i Lmpar stino (1): propo- 

siti vani, che onch'egli :i sua volta s'intenebra, L'An- 
dreola condottasi a trascinar la vecchiaia nella casa 
d'un Antonio Rota in contrada dello Fucine, provve- 
dendo alla mort^ nel 1581 , legò il suo avere (qual 
che si ad agostino e :ii pupilli del suo Càt- 

bo; ordinando che le sue ossa riposassero in S. Mar- 
tino a Zoagli se mai finisse i suoi giorni alla villa, 
o in S. Ag istino di Genova se le sortisse di chiuder 
gli occhi in città (2). Da tale ossequio alle coniugali 



1 ?* In nomine Domiti Paladina filia quondam Therami Plazii et 

^gustino Plazio q. The- 
rami ejus rìus Paladine et diete q. 

rseteràbit non dicto 
l septem hodie inceptos cav.ua dù 

Vugastini tam in domo quam in apotheca et 

extra ! t faciel furtum non commit/cf ere volenti 

- . verit retelalit dicto ejus magistro erga 

■icians etc. Ex adeerso 

predieta a • promittit dietim ejus famu- 

lum toto A tre calciare et vestire tal quam 

re : Renv.neians etc. — A 

riptì et in d \ugu- 

7 HI XX II fi Indici ione 
rit XI fai : 1 resoti ibus An- 

drea .' q. lo. Bapliste lo. L oori q. Matite pò Oli- 

rario ì '. Pttro catis et royatis. — (Atti del Not. 

iaz. 5, 1574 . 

2 \* In ime Dòmini Amen: Cumnil sit ccrtius morte... etc. hec consi- 
deran. .. .li Cotii et uxor q. Therami de Plazio pictoris 



440 PITT V R A 

memorie argomento che in quest' ultima chiesa fosse 
posto a giacere il suo Teramo : eran quivi le ceneri 
di fra Nicola , non ignobil persona dei Piaggio , e 
sulla piazza di Sarzano ivi prossima avean soggior- 
nato gran pezza e genitore e figliuoli nel fior della 
vita e dell'arte. A persuadermi che Teramo si rendesse 
maestro all' in fuori della famiglia , non mi conforta 
che un solo esempio: d'un Gio: Maria di Rocca nel 1554, 



sana mente memoria loquella... etc. Quando eam mori contigerit... corpus suum 
cadaver effectum sepeìiri voluti si decesserit in presenti Cicitate in Ecclexia 
S- Augustini si vero decesserit in loco Zoalii sepeìiri jussit in Ecclexia S. Mar- 
tini el prò cxequiis funeris sui expendi debere quod videbilur infrascriptis ejus 
licredibus cuni hoc quod si decesserit in dicto loco Zoalii mandat fieri capsam 
ligneam in qua ponere (sic) vult dictum ejus cadaver . . . Item leyavit et legat 
Augustine) ejus filio legitimo et naturali ipsius testatricis et dicti q. Therami 
dignis de causis animum ejus moncntibus libras quadrigealas Ianue prò ante' 
facto bonorum ipsius testatricis capiendas ex bonis ipsius seqv.ta morti ipsius 
testatricis. Reliquorum , . . etc. heredes sitos universales instituit et e^ie vo- 
ltiti et ore ejus proprio nominanti et nominat prefaturn Augustinum filivm 
suum legitimvM et naturalem ac Franciscum et Baplistam ejus nepotes ex 
quondam Cattaneo eliam filio diete testatricis et fratre prefati Augustini et 
quemlibet eorum videlicet dictus Augustinus ex una et dicti Franciscus et Bap- 
tista ex altera prò dimidia. El hec est . . . etc. — Actum Gemie in contrada 
de Fucinis videlicet in cambiala domus Antonii Rote tintoris sete de Insula : 
anno a Nativitate Domini MDLXXX primo Indictione ectava sccunlum Genite 
cursum die vero Mercurii XVHII Augusti in Vesperis: presentibus testibus 
Bastiano de Podio de Ridolosio q. Pauli Baptista Merea de Simonetis Alio 
Ioannis Leono Cornerio Iomnetini Luca de Montescioro Georgii et Rolando 
Ramacia Antonii filio omnibus tiatoribus sette ad liec vocatis et rogatis. — 
(Atti del Not. Battista Campodonico — Fogliaz. 3, 1579, 82). — N. B. Nel 
copiare quest'atto si sono tralasciati per brevità que' periodi che non fanno 
ti! proposito. 



scolaro che non discerno più mai ira i maestri ; tanto 
era fisso che i nobili esempj del valentuomo Biccome 

eran nati cos'i languissero nello stanze domestiche. 

1". strano a pensare ciò che attento lettore ha già 
forse notato da so, od ò per notare di corto: che gli 
atti così del Piaggio e così del Semino s'arrestano ad 
un anno medesimo, ch'è il 1554. Per verità la natura 
od il caso , o consiglio a dir meglio di provvidenza , 
avean sortito costoro a quasi confondersi in uno; tanto 
somigliano, fuorché alle occasioni (nò furon molte) del- 
l' operare. Se non che, quanto a Teramo , ne appren- 
diamo la fine più anni dipoi, quando gli atti del figlio 
lo accennan fra i morti; laddove d'ANTONio non resta 
dubbio, ch'era vivo ed assiduo al dipingere oltre a mezzo 
dell'anno suddetto, e a metà del seguente lo sappiam 
fra gli estinti per bocca stessa d' Andrea, suo figliuolo 
primogenito, nelle scritture del not. Matteo Sivori. Chi 
oserebbe affermare che un resto di vita sì breve gli 
consentisse lo sdebitarsi delle opere a cui s'era obbli- 
gato? Col sol riferirle assistiamo ciò nondimeno agli 
estremi tratti dell'ottimo vecchio: che tal chiameremo un 
settuagenario. Il 19 gennaio, con esso il suo Andrea, 
promettevano a D. Francesco Doarte segretario dell'O- 
ratore di Spagna di mettere a fine certi lavori già in- 
trapresi in comune ; dei quali sapremmo e gli argo- 
menti e lo forme , se i rogiti di Francesco de Cario 
non andavano in fiamme o in isperpero. Per picciola 
parte ce ne ristora cotesto eh' io traggo da quei del 
Vol. III. — Pittura. 56 



442 PITTURA 

Chiarella (1); ed è pur molto all'affetto nostro, che si 
vegga il Semino già venturoso nella sua prole innanzi 
al dipartirsi dal mondo. Giova il conoscere di soprap- 



(1) ►!< In nomine Domini Amen: Andreas de Semino Antonii etc. sponte 
et omni modo etc. confessus Juit et in ventate publica recognovit et recognoscit 
Nob. D. Francisco Doarte secretano D, Oratoris presenti el acceptanti etc . 
se ab eo habuisse et recepisse in pecunia numeroAa in presentiti mei Notarti et 
testium iiifrascriplorum scuta duodecim auri Ittalie que una cum scutis quin- 
decim habitis his diebus preteritis a dicto D. Francisco faciunt summam scu- 
torum vigiliti septem que sunt infra solucionem scutorvm quadraginta seplem 
de quibus dictus D. Franciscus est dicti Andree debitor causis et occaxionibus 
contentis in instrumento marni Francisci de Cario Notarti modo sunt menses 
tres incirca et sic de ipsis scutis viginti septem infra solucionem ut supra se 
bene solutum quietimi conlentum et salisfactum vocavit et vocat ipsumque D. 
Franciscum presenterà quitatit liberavit et absohit : Renuncians etc. Insvper 
Antonius de Semino pater dicti Andree et dictus Andreas et quilibet eorum 
in solidum promisserunt et promilunt dicto D. Francisco presenti et acceptanti 
intra dies quadraginta quinque proxime venturos defungere eorum propriis 
sumptibus et expensis omnia Ma laboreria que restant ad depingendum per 
dictum Andream expressa et conlenta in dicto instrumento marni dicti Fran- 
cisci de Cario Notarti sine aìiqua contradicione et interpellacione et casu quo 
predicta non fecerint et adimpleverint teneantur et obligati sint dare et solvere 
dicto D. Francisco et ita promitunt prò ejus damnis et interesse scuta decem 
auri Ittalie: Renunciantes etc. Et versa vice dictus D. Franciscus promissit 
et promitit diclis Antonio et Andree excusatis dictis scutis viginti septem dare 
et solvere reliqua scuta viginti que sunt residuum summe contente in dicto in- 
strumento exclusis scutis decem que possit retinere penes ipsurn donec perfec- 
tum fuerit totum dictum laborerium quo perfecto teneatur dieta scuta decem et 
ila promitit solvere sine ulla exceptione : Renuncians etc. — Actum Ianue in 
mediano domus solite habitacionis dicti D. Francisci siile in contrada Nobi- 
lium de Spinulis: Anno Bombi. Nativ. millesimo quingentesimo quinquagesimo 
quarto Indictione undecima secundum lamie cursum die Veneris decima nona 
lanuarii in terciis: presentibus Stephano Thealdo de Compiano q. Iacobiet Pe- 
legro de Brignar dello q. Ioannis testibus ad premissa vocali* et rogatis. Atti 
del Not. Giambattista Chiarella — Fogliaz. 1547-621 



CAPITOLO IX. 4 13 

più che i figliuoli aiutassero al padre ed il padre a 
costoro sul volgere degli anni suddetti : di guisa che 
i modi e lo stilo succhiato in Roma si veniano inne- 
stando alla vecchia maniera paterna. Ma come Ottavio 
(il secondo dei figli) ed Andrea , cominciavano a la- 
vorare di proprio, così Antonio, non potendo altro, go- 
deva coprirli della sua autorità, o agevolando le com- 
missioni, o interponendo la propria fede per metter fi- 
ducia nei committenti. M'ò grato il produrne alcun 
saggio nel dipinto più giovanile ch'io mi conosca d'OT- 
tavio: ed è la fronte del palazzo Salvago sulla piaz- 
zetta di questo nome, o com'altri la chiama di S. Ber- 
nardo. Pei novo ritratti di chiaroscuro ch'ebbe a com- 
porvi Ottavio , a giudizio del Caranca architetto , si 
diede Antonio mallevadore pel figlio; e può anch'essere 
pel minorenne , dacché tocchiamo all' agosto a pena 
del 1550 (1). Tornando al 54, come all'ultimo che fu 

1 ►£< In nomine Domini Amen- : Octavianus de Semino Antonii ad pre- 
senttam dicti Antonii ejus patris sponte etc. et ormi modo etc. promissit et 
promiltit nob. lacobo Salcago presenti etc. pingerc ejus domum noviter fabri- 
catam zidelket totam dictam domum foras sub designo et modis prout inter 
eos concentum fuit in quo designo est arolatum sic) novem virorum judicio D. 
Dominici Carancheti expensis suis propriis dirti Octaviani et eam incipere 
crostino, die et continue laborare donec fuerit fabricata et perfecta dieta pic~ 
tura: Renuncians etc. Versa vice dictus lacobus presens et acceptans predicta 
sponte etc. et omni modo etc. promissit et promittit dicto Octaviano presenti 
dare et solvere prò dicto laborerio libras cenlum Ianue in hunc modum tide- 
licet nu»c in presentia mei Notarii et testium mfrascriptorum libras triginta 
tret soldot sex et denariot odo Ianue: terciam partem, semper et quando erit 
perfecta usque ad raminatam : reliquim terciam partem semper quando erit 



l\l\k PITTURA 

del suo vivere, il 23 luglio veniva a patti con gli uo- 
mini di Bergasano per una tavola di s. Andrea, stipu- 
lando per quelli un Giovanni e un Pantaleo del paese, 
con un Battista di Guano abitanti in Genova (1,. 



perfedum tolum dlctum laborerium: Que omnia etc. Et prò dicto Octavio dic- 
tus Antonius pater: Sub etc. Acto quod qmtenus dictus Octavianus non f'i- 
bricaverit lotum dietimi laborerium quod liceat dicto Iacobo sine aliqua inler- 
pellacionc accipere alium pictorem damno et interessi didi Octaviani et An- 
tonii fidejussoris quia ita conventum fiat inter eos: de quibus omnibus etc. — 
Action Ianue in Cantinata domus dicti larobi site in contrada Noh. Salo aio or v.m: 
Anno Domin. Natio, millesimo quiuyentesimo quinquagesimo Indictione septima 
secundum lamie cursum die lovis XXprimo Augusti in Vesperis : presentibus 
Bernardo Riccio Thome et Io. Iacobo de Flisco q. Euzebii civibtts Ianue testibv.s 
ad premissa vocatis et specialiter rogatis. (Atti del Not. Domenico Conforto 
— Fogliaz. 4, 1550). 

(1) >$< In nomine Domini Amen: Antonius de Semino q. Andree pidor ex 
una et Ioannes de Bergasano cultelerius q. Gregorii Pantalea de Bergasano q. 
luliani et Baptista de Goano Filipi habenles curam prò Comunitate Bergasani 
ex altera spante etc. et omni modo etc. pervenerunt et pervenisse sibi invicem 
et vicissim confessi fuerunt et conjitentur ad infrascriplam compositionem et 
pada de quibus infra prescntibus et solemnibus stipulationibus hinc inde in- 
tervenientibus: Renunciantes etc. Videlicet quia ex causis supra et infra scriptis 
dictus Antonius promissit et promittit diclis loanni Pantaleoni et Baptiste 
presentibus etc. facere et perjtcere altare unum ligneum pictum cvm imagine 
Sancti Anéree fulcitum de omnibus suis rebus pertinentibus ad didum altare 
hinc ad et per totum mensem Septembris proxime venturum salvo semper justo 
impedimento predo scutorum vigiliti auri et infra solucionem quorum dictus 
Antonius fatetur habuisse et effedtia 7 iler recepisse ab eis scutos sex numerala 
(sic) in presentia mei Notarli etc. et de eis scutis sex infra solucionem dido- 
rum scutorum vigiliti dictus Antonius se bene quietum etc. Renuncians etc. 
quare de eis quilavit etc. Faciens et promittens etc. Et ex adverso dirti Ioan- 
nes Pantaleo et Baptista diclis nominibus et etiam propriis et privatis nomi- 
nibus et quolibet dictorum nominum conjundim et divisim prout melius expedil 
sponte etc. ut supra promisserunt et promittunt dicto Antonio presenti etc. 



ipitolo rx. 14 B 

E fu questo l'estremo contratto, agli effetti del <[uale 
non è da fidarsi cosi leggermente. Collaterale ad An- 
tonio non trovo che una sorella, nei notularj di Gio- 
vanni Solari , per nome Giorgia , e senza altro note. 
Ma perchè le sue sorti si ragguagliassero in ogni nulla 
alla sorti di TERAMO, la Lucietta Fazolo gli die' puro 
una figlia, ch'ei nominò Cassandra, e più tardi menò 
a nozze con un Camillo di razza turchesco, che passò 
nelle^Spagno a tentar la fortuna. Costui fatto schiavo 
in levante nel proprio luogo di Castronovo, e portato 
in costà come merce venale , era giunto in dominio 
del magnif. Cesare Giustiniano chiamato il Gobbo: 
dal quale per suoi buoni servizj fu poi manomesso, e bat- 



perfecto diclo aliare ut snpra sibi Antonio tei persone prò eo legitime reli- 
quainm usque in dietim summirn dietorum scutorum viyinti vel decem et orto 
ut infra iicetur hac tamen lege et condii ione sen p%rto apposito in presenti 
instrumento tara in > et in fiae presentis instrumenti quatn in 

qwtUbt tiuìn voluntate Klemm slipulalione vaiato hinc inde 

ipto altare per/eeto debeat revideri et estimar i per duos probos viros el- 
lijendos unum prò parte vel per imam in contumacia allerius partis requisite 
et tlligerc reemsantit et si fu.crit tstknaUm pluris vel minor is dietorum scuto- 
rum vigniti iictut Anton: ti- ri fi ris fuerit tstimaluiu non potsit haberc nist 
dirla sci'ta tiginti si cero minoris non possil haberc minorerà sv.mmo.m scuto- 
rum decem et oc f o judicio quorum parles ipsc stare leneanlur quia sic ctc. 
Renwiantes et •. De quibv.s omnibus etc. per me Stcjanum Pallavicinum Cìa- 
variv.m Xotarium. — AcUor lanue in Foro Mercatorio videlicet ad bancum 
mei Notarii in/rascripli : Anno Domin. No.tiv. millesimo quingcnlesimo quin- 
quagesimo quarto Indicione undecima sccundim lanv.e cursvm die Lune vige- 
xina terlia Iv.Ui in Fesperis : presentibus Darthohmeo Rocataliata q. Malhei 
seapterio et Nicolao de Lecanlo cernano testibus civibus lamie vocalis et ro- 
gati*. Negli atti del Not. Gregorio Bonvino. — Fogliaz. 7, 1554r70). 



446 PITTURA 

tezzato cristiano, e in altre guise beneficato finché si 
condusse a impalmar la Cassandra. Già tolto che s'era 
di Genova, si sparse un maligno rumore, com'egli non 
avesse battesimo e perfidiasse nel maomettismo: tantoché 
parve d'uopo al fratello Andrea (checché gl'iniportasse) 
di svergognar la calunnia con solenni testimonianze. 
E tanto fece il 17 novembre del 1564 nella Curia di 
Genova, d'innanzi a D. Angelo Peruzzi Vicario arcive- 
scovile, e per ministerio del Not. Lomellino Fazio , al 
cui rogito dobbiam questi cenni (1). Le notizie de' 



(1) )%4 MDLXHII die Veneris XVII Novembris in tertiis ai banchum ressi- 
dentie mei Notarti. — Andreas de Semino pictor quondam Antonii tamquam 
cognatus et conjuncta persona Camilli de progenie Teucrarum (sic; liberti quon- 
dam Magni/. D. Cesar is Iustiniani vulgariter nmcupati il Gobo baptizati et 
christiani: constitutus coram Rev. D. Angelo Pendio juris utriusque Doclore 
Rev. D. Augustine Salvagi Archiepiscopi Ianuensis Vicario in spiritualibus ge- 
neraliter: Dicit et exponit quod diclus Camillus modo in partibus Hispaniarum 
repentine ad noticiam ipsius devenit quod diciferatur ("sic) non sit baptizatus et 
per consequens non sit christianus: Idcirco ne fides veri pereat ad eternam rei 
memoriam probare intenda et fidem facere quod dictus Camillus captus in loco 
Gastronomi partis Orientalis de progenie Teucrarum pervenit in bona memoria 
(sic) Magni/. D. Cesartm lustinianum nuncupatum il Gobo a quo propter ejus 
bonam serviiutem fuit manumissus et Uberatus quia immo et baptizatus et bo- 
nus christianus et uxorem cepit Cassandra/» flliam quondam Antonii de Se- 
mino patris dicti Andree a qua habuit et habet duas filias et prò bono Cri- 
stiano et baplizato constanter habitus tractatus et reputatus habetur tenetur et 
reputatnr ab omnibus eum cognoscentibus : ìtem quod de predictis est publica 
vox et fama tam in presenti civitate Qenua qmm in aliis locis : [quapropter 
requirit mandari uni de Notariis Curie recipi et examinari quoscumque testes 
per ipsum producendot etc. — Segue il decreto di Mons. Vicario per l'esa- 
me dei testimonj. — ( Negli atti del Not. Agostino Lomellino Fazio. — 
Fogliaz. 13, 1564). 



tìgli, o pari od eguali per altezza d'ingegno, ma in 
tutto contrari per Unoi di costumi, bì débDono ad al- 
tri libri; s'addicono a questo gli esordi de' Calvi, sor- 
titi a segnile Pierino , e a competere , un tempo al- 
meno, co' discendenti d' ANTONIO. 

Non vuol mischiarsi a costoro un Pietro Calvi Pel- 
lerano ben noto ai notai: quel medesimo elio noi tro- 
vammo ad accusare il Semino, e elio a svolgerò i varj 
archivj se fosse pregio di tanta fatica' 1 vedremmo Con- 
sole nel 1532 con Benedetto de Ferrari, e possessor 
d' una casa in contrada del Molo , e talvolta modesto 
fino al aggiungersi il titolo di rotellaio. Autore del 
Lazzaro sì celebrato fra i nostri, e d'una schiera de- 
genere infìno al fastidio , fu un Agostino figliuol 
di Marciano, lombardo d'origine, se non falla il So- 
prani, che dal luogo di Sant'Agata conduco a Genova 
il padre fui dal secolo XV. È dunque a credere che 
1' Agostino sia nostro di nascita , ed è forse cagione 
perchè il biografo lo giudicasse con più favore che 
non consigli una sana critica. Ma il buon gentiluomo, 
pur fermo a sognare in Liguria una frotta di greci 
e una plebe di doratori e inverniciatori, senz' arte od 
ingegno alcuno di pittura fin presso all'età, che scri- 
viamo, potò senz'altro dar vanto a cotesto Calvi d'a- 
ver dismesso fra i primi il malvezzo de' campi dorati, 
e spianato il cammino alle forme moderno. Noi direm 
noi, che già dal Mazone e dal Brea, e da altri forse 
più antichi il vedemmo a correggersi , e che spiando 



448 P 1 T T U lì A. 

ne' secoli più lontani, non greci nò spregevoli mecca- 
nici , ma un polso di valentuomini chiamammo a ri- 
sorgere dalla indegna oblivione. Fa poi meraviglia 
che il detto scrittore non sospettasse negli usi dell'in- 
dorare (protratti ad età più recente) o ignoranza o ca- 
priccio o protervia de' committenti: se non altro al por 
gli occhi su questa e su quella tavola d'uno stesso pit- 
tore, e all'alterno costume del campirle o con tinte o 
con oro. Ma in tal vaghezza d'errori incoglieranno pur 
sempre quanti scrivono a lume di fantasia; né per me 
mi assicuro che Eaffaello Soprani dettando quel nulla 
che fece del Calvi, ne sapesse abbastanza l'età, le for- 
tune e le consuetudini. E veramente ad intender lui, 
chi direbbe che questo artefice discenda a gran tratto 
del cinquecento, e superi ancora di lunga mano l'età 
del Semino o del Piaggio? Al Soprani concederò vo- 
lentieri ch'ei fosse degno di star fra i migliori; a noi 
sia concesso (se già non è debito) di raddrizzar la ra- 
gione dei tempi e andar sull' orme dell' uomo. Il cer- 
carlo nelle opere sarebbe invano, dacché tutte perirono 
o giacciono senza nome d'autore. 

Inscritto nell' albo de' maestri al N. 63, precede al 
Sacchi di quattro, e di ben tredici al Piaggio e al Se- 
mino: stranissima longevità che lo associa a più gene- 
razioni d' artisti. Contuttociò non si mostra a lavoro 
innanzi al 1532, né per cose più gravi che d'ornare a 
fregiature dorate la soffitta di Palazzo in compagnia di 
Battista Grasso. Servì nuovamente ai Signori duo 



CAPITOLO 1\. 440 

anni dopo per la bisogna dì decorar lo galee , e una 
terza volta nel 1540 poi dipinturo nello sfondo della 
grand aula (1). Ma quest'unno medesimo dio' opera ad 
un'altare pei Confratelli di S. Giacomo in Gavi, accor- 
dandone le misure ed il prezzo con Battista Raimondo 
in lor nome; ed ebbe a rappresentarvi il Patrono del- 
l'Oratorio, con altro due figuro sui lati, del Precursore 
e di s. Sebastiano (2). Lascio il resto a chi vegga la 



1 * MDXXXII die XXI Xoctmbris : Item 1533 die III Ianmrii : Pro 
Itag. Baptista Grasso et Angustino Calvo pictoribus prò eorum mercede pin- 
gendi et deaurandi traoachas residenti* (ani III Dominationis quam Magni/. 
Procvratorum ad L. 235 prò singula: prò eis l. CCCCLXX. 

MDXXXX XXI Iunii: Pro Augustino Calvo pictore prò ejus mercede pin- 
gendi tectum Aule III. Dominationis mandato Magni/. Procuratorum de accor- 
dio: l. XXII s. 8. Archiv. Govern. — Cartularj della Repubblica — 1533 
e 15; 

2 ►& In nomine Domini Amvv. Mag. Augustinus Calvus q. Marciani sponte 
per se etc. promissit et cirtute presentis promittit Baptiste Raymondo de Gacio 
q. Stephani presenti et stipulanti nomine ac vice Societatis Domus Disciplina- 
torum Sancti lacobi de Gacio absentiura et mihi Notario sibi construere et per- 
ficere in totum infra et per totummensem mensis sic Xovembris proxime venturi 

anni presenti! absque aliqua alia interpellatione altare unum ligneum latti- 
tudinis parmorum sex et altitudine pannorim orto cum dimidio in cujus al- 
tari* summitate seu capite esse debeunt duo angeli sculpti inlaliali videlicet in 
singulo latere eiusdem allaris unum ex dictis duobus angelis et in eorum angelorum 
medio esse debeat mondus sic cum duobus deljnis quem dirti duo angeli de- 
beant tenere: preterea in eo altari sub dictis angelis esse debeat ab uno latere 
ipsius allaris alius angelus ab alio latere alius angelus quidem qui substinere 
debeant unum epitajlum et in eo altare debeant esse sue colmine piane et ton- 
de et in eo altare esse debeat imago Sancti larobi in medio et ab uno latere diete 
imaginis imago Sancti lohtnnis Baptiste et ab alio latere imago Sancti Seba- 
stiani que imagin's omnes debeant esse bone et pulcre et omnia ornamenta dirti 
altaris debeant esse dtaurata et omnia predicla debeant esse de bonis et finis 
VoL. III. — PlTTl'RA. 5*7 



/|50 PITTURA 

carta, avvertendo soltanto che non si ascrivano ad Ago- 
stino i rilievi e gl'intagli che dovean corredare l'an- 
cona e far colpo negli occhi col brillo dell'oro. Era un 
globo, o a chi voglia il Mondo, sorretto da putti ce- 
lesti, e quasi attorniato da due delfini: ed altri angeli 
ed altri simboli correvano per le colonne vuoi tonde 



coloribus et ex bono et fino auro et hujusmodi imagines debent esse bene pro- 
portionatc et lene construcle et sic prò talibus debent per dietim Augustinum 
sic promittenlem manutenere (sic; et in evenlu quo circa, hec inler eos contrahen- 
tcs discordia aliqua nasceretur quod Urne et co casu ex nunc prout ex tv/ne 
volimi quod hujusmodi discordia sine processu et nulla alia solemnitate servata 
per duos in hujusmodi peritos videatur et decidatur quorum duorum hoc casu 
revisioni et decisioni cimino stelur ita quod hoc dicto casu minime impugnari 
possit non obstantibus etc. Et viceversa dictus Baplista suo et dicto nomine . . . 
sponte etc: promissit et promittit dicto Augustine» presenti etc: se dicto Au- 
gustine vel persone prò eo legitime solvere et dare senta triginta «.uri solis 
tantum in quorum solucionem habuit et recepit ex nunc dictus Augustinus sic 
cov/Uens a dicto Baptista presenti in mei Notarli et testium infrascriptormn 
preseti/ ia sciita decem auri solis scu eorum valutami de quibus etc. Renuncians 

etc: Reliqua autem sciita viginti proni supra dictum . . . eleggibile) 

perfecto in totum dicto altari scu Majestate videlicet ipso altari consegnato 
omìd exceptione remota: Retmnciantes etc. et nihil aliud ultra habere debeai 
dictus Augustinus occasione predicta aliquo pretestu et de celerò prò pretio 
predicto fieri et consignari debeant due .... sculpite cum duabus jaculis de- 
auratis: et qui contrahcnles voluut et declaranl quod ille qui ex eis premissa 
non observaverit prout supra modis predictis hoc casu ex tunc vrout ex nunc 
cecidisse intelligalur in penam scutorum decem auri Solis quo casu hec pena 
in/erta sit partis observantis prò suo gusto damno et interesse etc. — Actum 
lamie in prima Sala Palacii Communis vocata Fraschea ad bancum mei gain 
dicti et infrascripli Notarii: Anno a Nativilate Domini MDXKXX Indictione 
XIII secundum Ianue cursum die ìlercurii XVUI Augusti in Vesperis: pre- 
sentibus testibus Francisco Frugano q. Bartholomei et Francisco Capurro ri~ 
venditore raubarum vocatis. (Atti del Not Paolo Raimondo Pinella. — Fo- 
glia?.. 29 ; 1540;. 



CAPITO! u. 451 

o compresso che ohiudeano il dipinto. Di cotali fatturo 
cho per esempj consimili vedemmo usitato a quest' e- 
poca, cedette la cura :i Battista GARIBALDO , esperto 
legnaiuolo , e procursore di più egregi cho aspettano 
encomio in anni più tardi. Tu sorte comune di questi 
vecchi aver figli a lato, già tanto innanzi' nel lor ma- 
gistero da metterli in parto delle opere ; o al Calvi 
non erano di scarso aiuto a quest' ora il suo Lazzaro 
e il suo Pantaleo, disuguali d'ingegno, ma entrambi 
al paro passionati dell' arto. A questa famiglia fu poi 
singolare il conoscersi di varj mestieri attinenti a pit- 
tura, come altrove si vorrà dimostrare, e come un tratto 
si chiarisce fin dal 1542, allorché Agostino ebbe in- 
vito dal capitano Giorgio Doria e da Stefano Lercari 
di metter pennello sulle invetriate del coro nella Ca- 
saccia di S. Bartolommeo delle Fucine ond'erano Priori, 
e di non so quali altri lavori che chiedeano il val- 
sente di scudi settanta. Ch'egli s' aiutasse dei due fi- 
gliuoli è condizion della polizza (1), imposta, cred'io, 



1 In nomine Domini Amen: Magnif. Cap. D. Georgius de Auria et D. Ste- 
phanus Lercariut de Clavaro Pnores Domus Disciplinatonm S. Bartolomei 
in lama parte una et mag. Augustinus de Calvis pirtor parte altera sponte 
et omni modo etc. percenerunt et sir fatcntiir ad invicem ad eadequibus infra 
et modi* inferius dicendù soleaini stipulatione etc. Rcnunciantes etc. Videlicet 
quia dictus maj. Aujustinus promssit dictis DD. Cap. Georgia et Stephano 
presentata etc. et mihi Xotario pingere et per Jllios suos pingi facere ckorum 
Domus predic te sub illis modis contenlis in designo per eos facto consigliato 
Pelegro de Zoilio et sociis de quHms infra et picturas ipsas pingere bonis co- 
loribus et perjecte prò perficere sic) certos canctllos diete Domus qui non sunt 



452 PITTURA 

dai Priori, perciocché in somiglianti allogazioni non re- 
stava di attender da solo , e più oltre ancora in vec- 
chiaia. Dieci anni appresso, dal giugno all'ottobre, egli 
adopera a storiar la tribuna di S. Zita, Casaccia a quel 



completi circa picturam et dieta opera picture compiere expensis ipsius Augustini 
tam circa pertinenza ad ejus arlem quam ad artern magislri antelami taliter 
quod omnes expense speclent ipsi mag. Augustino et pingere certa alia opereta 
(sic) proni judicabunt et mandabunt prefati 'Pelegrus et sodi de quibus infra et 
hec omnia compiere et perflcere infra diem Dominicam Palmarum quadragesi- 
me proxime venture : Renuncians etc. Ex adverso dicti DD. Cap. Georgius et 
Stephanus nominibus de quibus supra et nominibus eorum propriis et quolibel 
die tortini nominimi in solidum dare et solvere promisserunl dicto mag. Augu- 
stino presenti etc. prò eorum mercede de predictis expensis et aliis predictis 
sciita septuaginta Ittala hoc modo videlicet ex nunc senta triginta quinque que 
dicto mag. Augustino presenti dederunt et numeraverunt in mei Notarti et te- 
stium infrascriplorum presentia et que dictus mag. Augustinus habuit et re- 
cepit ac Imbuisse et recepisse confessili est: et reliqua' sciita triginta quinque 
in tribus vel quatuor terminis proul ipse et dicti filli sui opierabuntur taliter 
quod infra dictam diem Dominicam in totum sit salisfactum de dictis scutis 
trigintaquinque dummodo opus ipse [sic) sit perfectum: Iienunciantes etc. Acto 
quod finito dicto opere seu operibus ipsa opera revideantur per Pelegrum de 
Zoalio Ioannem de Pannexio et Bermrdum Raynam qui judicent an fuerint 
completa et facta secundnm designum tradditum et an bona tei ne et quantum 
sibi mag. Augustino prò eis debeatur et si judicaverinl quod sibi debentur 
dieta sciita septuaginta de quibus supra quatenus in totum non fuissent solup- 
ta [sic] solvantur quatenus auctem (sic) judicaverint minore-m summam deberi 
minor stimma solvatur et si major soluptio esset rcstituatur et si judicaverint 
aliquid ultra dieta scuta septuaginta dicto mag. Augustino deberi id solvatur 
per dlctos DD. Cap. Georgium et Slephanum et ita partes ipse ad invicem prò- 
raisserunt: Rennnciantes etc. — Actum lamie in contrada Suxilie in mediano 
domus habitacionis dicti Cap. Georg ii: Anno Domiu. Natio. MDXXXXII In- 
dictione X/III secundnm Zanne curstini die Veneris sexto lanuarii in terciis : 
presentibus testibus Andrea Costa q. Ioannis et Daptista de Gazio q. Francisci 
ad premissa vocatis et rogatis. 



i\. /i53 

tempo, ed or chi I . ili primi pa88Ì B chi varchi il 

ir alla volta d'Albaro (1 . Potrebbesi opporrò 

aelle impreso di maggior polso fida vasi in Lazzaro 

d'età sul virile, e felicissimo imitatore di quello stilo 



»J* .' - 17 /unii in terciis in />• i Palacii Commuuis vo- 

cila Frasehea: Dtct 'inurf spon'e etc. confessus fitti dieta Stephano 

presenti se ab eo h.ibuiss i et testimi 

■'. senta de Italie in tanta moneta argentea que 

sunt ad . iborerior- i<i (lieto instrumento et 

quoti* ino 1 i Domo usque in hodiernum et quitatit etc. Re- 

etc. — T US q. Tktmt ci Bartholomeus de Mid- 

tedo testar. Atti del Nat. Francesco Tubino — Foglia/. 1. 1542-43). 

-> In nomine D . i Amen: Mag. Augustinus Calvua piotar q. Artiani 
\Utit et se obligat Darthoìomeo de Malassio q. Iohannis Priori 
Domus Di< . i ' Bisamnit presenti et acceplanti nomine et 

vice reliquorum omnium Fratrum diete Domus ci Societatis Disciplinatorum 
■' Domus Sancte Stttc se ips\ Mag. Augustinum pingiy sic' et seu 
pingi facere in e Sii te troynam Sancte Sane to rum juxta de- 

signum éiei tu» factum per ipsvm Augustinum et dictis 

D. Bar'.k" } on\eo et reUqu u ostensum existens penes ipsum Bartholo- 

meum in quo designo est retro n mei Iacobi de Romairono Kotarii 

et pr< ! teessariù predictis pirturis et bonis coloribus 

in con ì dirti Bartholomei et Iacobi de Angustiata Subprioris suis dicti 

Mag. Angarimi ni '■ Iulii proxime ven- 

tnrmi . . ■> dictis momimbus et se suo proprio 

nomine obligando promittt eidem Mag. Angustino dare et solcere libras sep- 
ì. Sul etc. Et i erfecto dicto laborcrio dielv.s Mag. Au- 
gustine habere possit a dieta Soeietatc oinue id quod ultra predicta judicabitiir 
mereri per dietum BarfkoUmewm et Iacohm Priores diete Societatis si plus 
mtrer. Bartolomeo et lacobo videbitur ipsum Mag. infra solucionem 

quorum librari. r Mag. AugustinuB fatetur haluisse et rece- 

pisse al Andrea de Cazamacari libras viginti quinque lamie et de eis et qua- 
rum j Promittens etc. Acto quod dieta Soeictas teneatur fieri facere 

eorum stmptilms pontes prò faciendà dieta laboreriis prò calcina arena et omnia 



454 r ITTURA 

disinvolto , elegante e brioso che tirava e cittadini e 
forastieri in palazzo Doria. Di qual guisa si convenis- 
sero il padre col figlio , sì disformi alle massime , in 
un' opera stessa , io non so imaginarlo : certo è che 
più volte si partian le fatiche, e n'abbiam prova per 
atti autentici. Ma basti quello d' un Giorgio Cornerò, 
a cui si obbligarono entrambi nel 1553 di comporre 
una tavola co' ss. Pietro e Battista -e Michele, ricca di 
fregi dorati , spaziosa di nove palmi , e quel eh' è di 
scomparti e di linee conforme ad un'altra che avea la 
Società del Corpo di Cristo in S. M. delle Vigne (1). 
Checché se ne pensi, ella è cosa che gli torna ad o- 
nore, e conferma in lui la bontà dell'ingegno che piac- 
que al Soprani di riconoscervi. Console il troviamo una 



necessaria ponenda in laborerio exclusis coloribus et manifattura: Que omnia 
etc. ►£< 1552 die Mercurii prima lumi in Vesperis ad bancum : Testes lacobus 
de Cavalli q. Thome et lacobus Marabotus Ioannis — ►£< 1552 die XX Oclobris 
lovis in terciis ad bancum: Supradictus Mag. Augustimis sponte Jatetur diete 
Societati diete Domus dictorum Dissiplinatorum (sic) licei absenti prò eis accep* 
tante dicto Bartholomeo de Marassio et mihi Notario se ab eis habuisse et re- 
cepisse libras quadraginta quinque lamie in dioersis partitis que faciunt com- 
plementum dictarum librarum septuaginta prò predo et seu mercede diete troyne 
per dicium Mag. Augustinum fabricate etc. qnarum quitavit: Promittens etc. 

Testes Bartholomeus de Fassiis q. Chrislojori et Andreas Lomellinus q. D. 

Augustini. (Atti del Not. Giacomo Romairone seniore — Fogliaz. 2 , 1548-53). 
(1) In nomine Domini Amen: Augustinus Calvua pictor q. Marciani et La- 
zarus ejusjilius in solidum sponte etc. et omni modo etc. promisserunt et prò- 
mitlunt Oeorgio Comerio q. Oberti presenti et acceptanti ac stipulanti et reci- 
pienti fabricare altare unum sub modello dltaris quod est in Ecclesia S. Marie 
de Vineis Sacratissimi Corporis Christi altitìdinis parmorum novem et latitu- 
dinis parmorum septem cumfiguris tribus videlicet figurarti S- Mkhaelis figurarti 



CAPITOLO IX. 455 

volta, nel 1543, ma in copia onorevole, con Teramo 
Piaggio. Ignoro se preparasse discepoli alla pittura, ed 

un Luca di Canepa che tolse a scuola correndo il C5, 
m*e indizio di scarso valore. Ivipenso con maggior cura 
la data, ch'è testimonio di tarda decrepitezza: e m'ac- 
corsi per giunta, o credetti avvedermi, ch'egli era an- 
cor vivo nel OS , anzi ancora nel vegnente anno. Me 
no dan cenno in due rogiti due figlie ch'ei diede in 
ispose, 1' una nomata Barbaretta ad un Ambrogio Va- 
rinella. l'altra, Manetta, a Facino Grasso pittor doz- 
zinale. Usava spesso e soggiornava gran parte dell'anno 
in certa sua villa sul colle d'Oregina , le cento volte 
ricordata negli atti per cedole di locazione : una casa 



S. lokannis Baptiste et fguram S. retri ionis et tene composita cum oleo cwm 
suis fruii* auratis nodo dicti altaris quoi consigliare promisserunt et promit- 
tunt dicto Georgio presenti vidcìkct infra et per totum mensem Augusti pro- 
xime tentvrum et hoc prò prcrio scutbrum quindecim auri Ittaìie infra solù- 
cionen quorum diclus Augustinus et Lnzarus confitentur Imbuisse et recepisse 
a dicto Georgia in presentici mei Notarti et teslivm. ivfrascriptorum sciita quin- 
■ et ;v. tum in scutorum quindecim dictus Georgius dare 

et solvere promissit et promittit dictis Augustino et Lazaro presentibus in con- 
signatione dicti altaris et ultra promissit et promittit dare lignamina prò fabrica 
dicti altaris et ipsi Augustino et Lazaro solvere manifaturam dicti altaris: 
Renunciantes etc — Actum lamie in contrada, S. Iohannis Burgi Predis vide- 
licet sub portieri domita D. Lodixii Sauli de Rapallo: anno Domiti. Naliv. mil- 
lesimo quinge atesino quinquagesimo lercio Indictione X secundum lamie cur- 
svm die Ioeis sexta Iullii hora decima octava tei circa: presentibus Lodixio 
Sauli de Rapallo q. Maav.ellis et Quilico Rido Io: Marie cicibus lamie testibus 
ad premissa rogatis. (Atti del Not. Giacomo Villamarino — Fogliaz. 7, 
1552-53". 



45G PITTURA 

ch'egli aveva del resto non lungi da S. Tommaso passò 
ne' figli che lungamente vi tennero stanza. 

Eicade in falso il Soprani , non prima vòltosi a Gio- 
vanni Cambiaso , col quale ci par ragione che ormai 
s' appunti questa prima parte del nostro lavoro. A noi 
fan forza parecchi argomenti perchè viemmeglio s'a- 
guzzin le ciglia, e s' infreni la naturale impazienza 
che sprona alla meta chi scrive, più lungamente e con 
più di fatica. Giovanni Cambiaso , lasciato dal biografo 
nella incertezza per ciò eh' è di stile , e quant' è del- 
l' età confinato tra i vecchi , dee dirsi per lo contrario 
il più nuovo di quegli antichi, e il primissimo a in- 
namorare e a far prova di novità. Chi terrà le risa leg- 
gendo in que' fogli siccome Giovanni venuto a luce 
nel 1495 (così il Soprani) conversi famigliarmente ed 
iscambi le dottrine e le cortesie con Carlo del Man- 
tegna che si dilegua da Genova sui primi albori del cin- 
quecento? E vuoisi notare per colmo d'assurdità, che 
nelle stanze di Carlo e ne' colloquj che a dir di lui 
vi cercava per affetto dell'arte, cel mostra già grave 
d' anni ; e parrà meraviglia un sì grosso errore , quando 
per atti innegabili si tocchi con mano che Giovanni 
spirava e attendeva alle proprie faccende ben presso 
al 1579. Altri dubbj ed altre vaghezze che lascerebbon 
1' animo o mal sazio o digiuno , e' invogliano d' usar 
sottigliezza più che mai non facessimo altrove ; ma 
sovra tutto ci stringe una cura affettuosa d' investigare 
i principi e le origini e le fortune di queir insigne che 



CAPITOLO IX. 457 

fu LUCA suo Aglio: rarissimo artefice a quanti vivono 
di gentilezza, e sortito a BJgaoreggiare l'età ventura. 
Che Be il commi fato non ni' invidj i propositi , ho 
in pronto li ti .l'ora ondo si sparga pienissima luce sul 

grande artista: del quale non debbo al presente fuorché 
gli esordj , eh' ei tolse neLT arto con malo augurio per 
la licenza o l'alTettaziono a cui lo tiravano gli cseinpj 
paterni. Di GIOVANNI pertanto dirò quel poco che mi 
atono i documenti, e che pur sarà molto a quel 
nulla che ne fu scritto. Il Soprani ne pone i natali 
in Val di Polcevera , e in ciò non erra : ma quanto 
meglio so a questo o a quel borgo , so ad una od 
altra villa di quel contado, si potrà con tutta co- 
scienza : qui stesso ebbor nido e soggiorno e sustanze 
e parenti e consuetudine di vita due illustri ; che tale 
dirò puro il Giovanni , se il produr degni figli gua- 
dagna splendore alla fama dei padri. 

Le apriche balze che attergansi al collo di S.Cipriano 
sul manco lato della fiumana , lievemente discendono 
insino a Morego per ischiudere un varco alla Secca, 
che disbrigliata per le piogge autunnali, e più rubesta 
dal corto cammino, s'avventa di fianco nella Polcevera. 
A metà queste balze , sorge un nulla dall' andar del 
torrente la Comunità di S. Quilico, popolosa ed agiata, 
e superba di nobil chiesa sovra molte onde e piena la 
valle. Dove il borgo confina per un fossato co' suoi 
vicini di Morego e Morigallo , qui il luogo s' intitola 
Cambiato da tempi remoti, e acconcio marmo ne avvisa 

Vol. III. — Pittura.. 08 



458 PITTURA 

il viandante ; ed è a credere che quinci provenisse il 
cognome, cotanto diffuso per quelle campagne, e per 
tragrandi ricchezze e già per chiari fatti potente e an- 
cor' oggi nobilissimo in Genova. Qui è luogo da mu- 
lini e gualchiere pei molti condotti delle acque che 
versano da cento solchi , e per le docce che la solerte 
natura degl' inquilini vi fermò in ogni tempo a tri- 
tare i frumenti. Ma chi da tergo alla chiesa s'inerpica 
sulla collina , s' avviene per ciascun lato in ameni vi- 
gneti ed in pingui colti , ombreggiati da luogo a luogo 
d' aperti boschetti , e ospitali a vedersi per rustici tetti 
e signorili casini che ad ogni passo a cosi dir la tra- 
puntano. E a diportarsi per tutti que' poggi , ogni vetta 
ed ogni seno è sì adatto a coltura e piacevole ad abi- 
tare , che a sol muover piede tu intendi altro nome, 
quasiché non sia palmo che non basti da sé a ricet- 
tare un casato o a nutrire una gente o a giocondar le 
brigate. Questo suolo , se dall' ultima costa misuri al 
piano, era già patrimonio della Mensa Arcivescovile di 
Genova , i cui curatori solevano per lieve censo con- 
ceder tale o tal altro fondo a titolo di locazione: ond'e 
che il terreno s' ammegliorava con iscambievole ac- 
quisto sì de' coloni e sì ancora dell' Episcopio. Or 
dunque il padre di Giovanni Cambiaso , che appella- 
vano Bartolommeo , od anche Berterio per vezzo con- 
tadinesco , e già innanzi a costui 1' avolo od altro de' 
suoi , tolta a fìtto qualcuna di dette terre , con far 
masserizia di loro sustanze , le veniano allargando nei 



capitolo li. \59 

termini . uà coli' otYrirsi alla Curia s' altri si dismot- 
) , ossia comperando gli altrui diritti o sottontrando 
nei patti; tantoché pervenuti in Giovanni gli aviti 
beni, od ci pur continuando l'industria d' accrescere , 
godeva il possesso di piìi poderi , e senza stonto no 
traova buon lucro. Conciossiache , parendogli angusto 
quel nido ad avanzar di grado i figliuoli , o chiamato 
dal genio a più nobili cure , s' era tratto in città nel 
vigore degli anni , non senza ricorrere a' suoi poderi 
quanto il portava 1' animo o la bisogna d'amministrarli; 
fatto vecchio so ne spediva coli' aiuto de' figli. Non 
mi consta che no avesse oltre i due: nacque Luca, se- 
condo il Soprani, nel 1527 in Moneglia dove avea ri- 
parato per isfuggiro alla peste , era 1' altro già in vita 
per nomo Paolo, che molte volte incontriamo nei rogiti 
a negozio di panni in certa bottega di Sottoripa. Vol- 
geva 1' anno del 1538 oltre i termini prescritti alla 
locazione , che solean' essere d' un ventisette anni ; 
il perchè Luca. , giovane allora sui trent' uno , reca- 
tosi al Vicario dell' Arcivescovo in luogo del padre , 
operò che la scritta si rinnovasse per egual tempo : e 
fu propriamente il 29 novembre (1). Di questa pro- 



1 In nomine Domini Amen: Magni/. D. Angustinus Sauli q. Vincentii tam- 

quam procurator et procuratorio nomine Rev. D. Ieronimi Sauli Dei et Apo- 

stoltce Sedis gratta Archiepiscopi Ianuensis cura ampia et sufficienti potestate 

et bai.Ua ad infrascripta et alia ut constat vigore publici instrumenti adi in 

$ Bononie rogali per Andream Antonium de Tomacellis Notarium pulii- 



460 PITTURA 

duco in gran parte il tenore , preziosa com' ella ci 
torna , e diligente oltremodo a scoprirci non pure la 
patria , ma il tetto ove nacquero, e i luoghi ove stam- 
parono i primi passi quo' valentuomini. E so per certo 
che durano anch'oggi i nomi, e siedono i villerecci a- 
bituri laddove li nota la scritta ; veduta la quale , 



cum bononiensem anno de MDL die XVII Maij a me Notano infrascripto visi 
et ledi: Scicns et cognoscens dictarn Mensam et Palatimi Archiepiscopale inter 
cetera illius immobilia bona habere qmadam domum cum platea beudis aqueduc- 
tibus molendino terra et possessione juribus et pertinentiis suis arboraiam plu- 
ribus arboribus domesticis cum vinea sittam in Villa sancti Quilici Potestatie 
Pulci/ere cui coheret superius terra diete Mense vocata lo Figa conducta per 
Iohannem de Cambiario pictorem q. Bcrterii inferius glarea Pulci/ere ab uno 
latere terra etiam diete Mense conducta per Petrum de Grondona q. Bartholomei 
et ab alio Intere alia terra diete Mense conducta per Baptistam de Grondona dicto 
Cazeta et in parte quedam terra etiam diete Mense conducta per Luchelum 
et fratres de Picaluga q. Lazari vocali Berla et si qui alti veriores sunt confi- 
nes ita quod error non. noceat : Item quandam terram et possessionem cum do- 
mo sive domuncula sittam in dieta Vili» loco ubi dicitur Lo Figa arboratam 
caslaneatam cum certa vinea cui coheret superius alia terra et possessio diete 
Mense vocata il Ponte conducta per dicium Iohannem de Cambiario inferius 
terra et possessio cum domo et molendino de quo supra conducta etiam per dio- 
timi Iohannem de Caaiblaxio ab uno latere terra et possessio etiam date 
Mense conducta per Ambrosiani Pichaluga dicto Conte ab alio latere terra 
diete Mense conducta per Stefanum de Pozzolo dicto Mettiben et in parte alia 
terra et possessio diete Mense conducta per Baptistam de Grondona dicto Ca- 
zeta et si qui etc. ita quod error confinimi non noceat: Item quandam terram 
et possessionem cum domo juribus et pertinentiis domesticarti viueatam et arbo- 
ratam sittam in dieta Villa loco ubi dicitur lo Ponte cui coheret superius terra 
et possessio diete Mense vocata la Costa conducta per leronimum de Cambia- 
rio q. Io. Antonii inferius (erra et possessio diete Mense de qua supra vocata 
lo Figa conducta per dicium Iohannem de Cambiario ab uno latere terra 



c.\r itolo ix. 4 (il 

«e mai f avvenga ili capitare a quo' balzi , crederai di 
sentir tuttavia lo parole e ù" incontrar la persona dei 
due pittori. Pereioeehe dal chiassotto , ohe forse ritenne 
dal lor cognome e ritiene il titolo di Cambiaso, e per 
ade i rigagni si frangono rumoreggiando in isprazzi 
a girare i mulini, non prima guadagni l'erta, che 



i per A Srotimi Pichaluga dicto il Conto et ab aìiolatcre 
< de Pulci/et irte terra diete Mense 

con iu im de Furali fratrem de Purctii et si qui etc. 

et qu.is (i . ' • episcopali erat solitus tenere et < 

.ondavi B tus de Camblaxio de dieta Villa Sancii Quilici nuncu- 

pntus Berterius e! hactenus Iohannes de Camblaxio pictor ejv.s filius ad an- 
no* vigiliti septem sub dirersis annuii pensionibus maxime rum diete terre et 
bona empia et acquisita fuerint (ani per dietim BartAolomeum quam successo- 
rem dietum Iohannem in pluribus petiis et a nomiullis personis ut latius in 
ÌHr e Mense appar et et que omnia bona reducta fuerunt in su- 

prascriptis tribus possessionibus et tenuta Superine speciflcatis cum onere an- 
nue pensioni* librarmi decerti odo soldorum septem et denariorum (riunì lamie 
a compluribus annis cura solvi solitarum per dietim Iohannem ratione dicto- 
rum omnium bonorum ut etiam in libris debito rum diete Mense et quodi 
strumento del. ti factum per dietum Iohannem D. D. Alberto Catino olim pro- 
■pto per Ciplanum de Camblaxio Notarium anno de 
MDXXXXYHI die XVI ' ta est mentio quibus omnibus relatio 

kabeatur: Scitnt etiam et cognosc^ns ipse D. Angus tinus dicto procuratorio no- 
mine tempus dictorum tiginti septem annorum din lapsum esse et coram ipso 
eomparuisse et ad presens comparere Lucam de Camblaxio piclorem filium 
dicti Iohannis et ab eodem D. Angustino dicto nomine requisivisse quale aus 
vellet uà bona de quibus supra denuo locare ipsi Iohanni prò se 

et heredibus suis ex eo natis et nascituris de legitimo matrimonio prò aliis vi- 
| • mi et obtulisse se paratum solvere diete Mense prò annua peti- 

zione dictorum bonorum libras vigniti lamie et sic augere dictam pensionem 
annuam de soldis triginta duobus et denariis novem necnon dieta botta melio- 



462 P ITT UBA 

trovi una terra per Giovanni medesimo aggrandita e 
composta di varj tratti , alla quale non danno altro 
nome di quel che la scritta arcivescovile , cioè di Fi- 
garo. E pur montando i sentieri or frammezzo la selva 
or rasente i bei colti, t'avvieni a Ponte , poggetto a- 
meno e dolcissimo invito alla solitudine: dal quale 



rare et bonificare ac in bono habitabili nolenti (sic) et decenti statu manutenere 
expensis ipsius Iohannis et diclorum heredum suorum: Consiierans ilaque ip- 
se D. Augustinus dicto nomine requisicionem dicti Luce fuisse et esse hone- 
stam et volens UH annuere etiam prò beneficio et utilitate diete Mense et Pa- 
lacii: omni jure via modo et forma quibus melius potuit et potest dicto procu- 
ratorio nomine prefati Rev. D. D. Ieronimi Saldi Archiepiscopi ac diete ejus 
Mense et Palacii Archiepiscopalis locavit ac Ululo et ex causa locationis dedit 
et concessit dicto Iohanni de Camblaxio pictoriq. Berterii licet dbsenti et prò 
eo dicto Luce pictori ejus filio majori annis vigintiquinque ac palam et publice 
ut asseritur negocianti et sua facta gerenti sciente et non contradicente dicto 
Iohanne ejus patre presenti et ad cautelar», mihi Notar io publico infrascripto 
tamquam persone publice officio publico stipulantibus et recipienti bus nomine et 
vice dicti Iohannis de Camblaxio ac heredum suorum ex eo natorum et nasci- 
turorum de legitimo matrimonio tantum dictas terras et possessiones cum domi- 
bus molcndino juribus et pertinentiis superius specificatas et coherentiatas et de 
quibus supra latius facta est mentio: ad habendum tenendum gaudendum possi- 
dendum et usufructuandum a feslo Nativitatis Domini proxime venturo usque 
ad annos novem proxime venturos quibus primis novem annis Unitis usque ad 
alios novem annos ex tunc proxime subsequentes quibus secundis novem annis 
finitis usque ad alios novem annos ex tunc proxime et juncte subsequentes vi- 
delicet de novennio in novennium usque ad annos viginti septem absque alia 
reiteratione seu renovatione fiendaHn fine cujuslibet novennii annis duohus su- 
per additis et sic in summam prò annis viginti novem: prò et sub annua pen- 
sione seu canone dictarum librarmi viginti janui/iorum dandarum et solvenda- 
rum per dictum Iohannem et dictos heredes suos et quas d'ictus Lucas ejus 
proprio nomine dare et solvere promisit et se obligavit prefato Rev. D. Archit- 



capitolo rx. AG3 

por pochi passi del rollo raggiungi la cima , e intendi 
a ripetere L'antico appellativo ili Costa, Quinci avrai 
sazia Li vista di quanto terreno godeano quivi in 
lor nomo i Cambiaso, o appresso loro gli credi, ce- 
dendo questo o quel tratto ad altri coloni o imbor- 
sando lo rendite. D 1 altri fondi del tutto lor proprj , 



piscopo sire : tersone legitime prò dir!- Vi \ annuatim et singv.lo anno in 
qwolibe: / N Domini et in cujusltbet anni fine durante tempore pre- 

senta locationis: promittens et solemniter concenicns dictus D. Augustinus iicto 
nomin i -.ce dicto nomine presenti et ut supra stipulanti dieta Iona dieta 

Iohanni et iietù keredibus suis durante presenti locatione Jimitlcre et non au- 
ferre non impedire nec suitrahere ueque afferenti impedienti vel subtrahenti 
modo aliquo consentire pensioncn . non aligere et parta non mutare 

ymo potius eidem Iohanni et dirtis heredibus suis quantum prò facto diete 
Mense legitime defendere espedire aurtorizare et disbrigare a quacumque per- 
tona Communi Corpore Collegio et Cuiversitate expensis diete Mense et Pala- 
di quantum prò dicto facto ipsius Mense tantum et non alitcr remissa dirto 
Iohanni et dictis heredibus suis necessitate dcniintiandi et appellando Versa 
vice dictus Lucas dicto nomine dirti Iohannis patris sui prò quo prò omnibus 
et singulis contenti» in presenti instrumento suo proprio et privato nomine de 
ratto promissit et promittit sub ypotera etc. lìcnuncians ctc. recipiens et ac~ 
ceptans hujusmodi locationem et concessionem sub modis formis pactis et condi- 
tionibus super et injra scriptù sponte et ex ipsius certa scientia promissit et 
solemniter concenit dirto D. Angustino presenti et ut supra stipulanti dieta 
bona a dieta Mensa e P:'r o Arrhiepisropali durante presenti locatione te- 
nere et conducere locationis titulo ut supra et dictas libras xiginti januiuorum 
ratione diete annue pensionis durante tempore presentis locationis annuatim in 
quolibet festo Xaticitatis Domini et in cujusltbet anni fine etiam suo proprio 
nomine idem Lucas dare et solvere prefato Reo. D. Archiepiscopo moderno et 
prò tempere existenti sire persone legitime prò dieta Mensa et dieta bona non 
deteriorare net devastare ymo potius meliorare et bonificare ac in bono decenti 
molenti e! . .'tatù respective manutenere de omnibus et singulis intus 



4G4 PITTURA 

o in ispecie su quel di Morta , non è qui luogo che 
si ragioni. Ma quando o Giovanni od alcun de' suoi 
figli si sentiano tirati al natale S. Quilico, amavano 
far capo ai Molini : eran forse le stanze de' loro an- 
tenati e de 1 loro incunaboli. Ond'è che locando, come 
ad altri facevano, il sito e gli arnesi necessarii al me- 



et extra necessariis et opportunis expensis propriis dicti Iohannis et dktorum 
heredum stwrum et in fine dktorum annorum vigintinovtm dieta, bona dimiltere 
et relaxare dicto Rev. D. Archiepiscopo moderno et prò tempore existenli site 
persone legitime prò dieta Menia reservatis infrascriptis et non aliter. Et est 
per pactum expressum in presenti instrumento et qualibet ejus parte et tara in 
principio medio quam in fine inter dictas partes et de ipsarum partium volun- 
tate et consensu solermi stipulalione vallatimi quod si finitis dictis annls vigin- 
tiseptem dictus D. Archiepiscopus prò tempore existens seu persona legitima prò 
dieta Mensa et Palacio Archiepiscopali velici auferre dictatn terram et posses- 
sionem cum molendino domibus et aliis bonis supra expressis a dicto lohanne 
et dictis heredibus et successoribus suis seu eos amovere a presenti locatione 
quod prius et ante omnia tenealur et debeat eidem Iohanni et dictis heredibus 
et successoribus suis dare et solvere omnia et singula melioramenta facta in 
dictis omnibus bonis per auctores et predecessores ipsius Iohannis et seu illos 
a quibus dictus Iohannes et sui predecessores acquisiva seu acquisiverunt die- 
ta bona respectioe necnon ac facta et facienda per ipsum Iohannem ac ejns 
heredes et successores extimanda per duos probos viros elligendos unum prò 
utraque parte nec aliter expelli possiat a presenti locatione nisi solutis dictis 
melioramentis ut supra dicto Iohanni ac dictis heredibus et successoribus suis 
ut supra quin ymo hujusmodi locatio intelligatur durare usque ad solutionem 
dktorum mclioramentorum et ipse Iohannes ac dicti ejus heredes et successores 
habeant semper jus localionis et conductionis dktorum bonorum usque ad in- 
tegrami dktorum melioramentorum solutionem et salisfactimem. Item acto ut 
supra quod dictus Iohannes et dicti heredes et successores sui non possit seu 
possinl dieta bona et seu jura presentis locationis vendere et in alium seu a- 
lios quoquo titulo trans/erre nisi primilus requisito prefato Rev. D. Archiepi- 



CA TITOLO IX. V). r ) 

■tiare, salvano in proprio uso Le camerette del solaio 
niperiore e La i; come vedrebbesi per varie carte, 

une basterà che si vegga per una del figlio Paolo 
procuratore del padre in età senile (1). 



scopo prò tempore e. et P ■' >rio et 

ti tu : sibi prò dictis boni* seti jur I (lliis 

qferretur et possi! lune prefatus Reo. />. Archiepiseopus - na persona 

! '0na seu jura noti pretto solforimi 

tifint. . rum guani ab alia persona r<\ : si notte e- 

mere M dixer ' rei a die dea; s sibifacte erit tei non 

ruponderit fune ìice&t dicto Iohanni et dictis hei ìtis dieta bona et seu 

-esentis locai. . i alios 

trans/erre non tamen personis seu tocis a jure prohibitis scilicel Ecclesie . . . 
: jiose et Università < Menta lice/dia pre- 

i seu legitime persone prò di i et quotiescum- 

que dieta bona seu jura predicta ■■ leu alios q 

titulo tran\ ■■ quod in heredes et successores dicti Iohannis 

kabeal et balere del ro tempore e& 

seu legitima persona prò iuta V rationecon ' prò recogniti 

minii dictorum honorum soldos duosja- 'et libra totius predi 

'. percipiendi etc. ( Seguono altre clausole di poco momento 

-tro proposito) Iurans dicti i Dei Evangelia 

tactis t ; redictis in aliquo vel ve- 

nire ete. De qnibus omnibus etc. — Actum lanue in domo solite residentie 
prefati D. Augustini sitta in conlrata Iustinianorum : sub anno a Naticitate 
Domini millesimo quingentesimo quinquagesimo octavo Indie Ho ne prima secun- 
dum lanue cursum die Mari - XX l'I III A in terciis : presenttbus 

Bapttsta de Costa q. lacobi texlore panno-rum sete et Stefano Lercario D. Pe- 
■ ut ad premissa tocatis et rogatis. (Atti del Not. Ge- 
rolamo Axillo. — Fogliaz. 1, 1535-73;. 

1 >Ji In nomini Domini Amen: Paulus Cambiai ius paterius filius Iohannis 
trator dicti Iohannis ejus patrts sponte etc. locavil Uartholomeo de Cam- 
. III. — Pittura. 59 



46G PITTURA 

Allorquando Pierino cominciò le sue prove in pa- 
lazzo Doria, Giovanni Cambiaso contava almeno il suo 
settimo lustro. Né saprei contraddire al Soprani, ch'ei 
si mettesse tardi al dipingere , spronato dal vecchio 
Semino che gli si offerse maestro, e finalmente inva- 
ghito di trattare quell 'arte che prima accarezzava in 
parole e in pensieri. fosse la fama che precorse il 
fiorentino, o la palese virtù de' pennelli, o la novità 
che ha lusinghe per tutti , egli è certo che il nostro 
non ebbe quind' innanzi altro studio che di sedere e 
osservare e quasi dimenticarsi di sé nelle stanze del 
Principe. Parmi già d'aver posto un divario tra i primi 
affreschi delle logge e del portico, ancor fedeli a Raf- 
faello, e i secondi della gran Sala che piegano a Mi- 
chelangelo: ed io non conosco di quella stagione chi 



blaxio fillo Petri majori annis vigintiquinque et qui palam etc. presenti et 
solemniter etc. conducenti etc. molendinum cura mansionihis inferioribus videlicet 
a cantinata ejusdem molendini et que caminata cum mansionibus diete caminatt 
oc medianum et canepa domus dicti molendini intelligantur esse et sint exclusa 
a presenti locatione : ad habendum etc. a die prima lunii anni proxime pret- 
teriti de MDLXI1I usque ad et per annos quinque ex dieta die immediate st- 
cuturos claves et possessionem cujus ipse Bartholomeus fatetur se habuisse u- 
sque in dictam diem: prò 'pensione et nomine pensionis librarum centum lanue 
in anno dandarum et solvendarum per dictum Bartholomeum ipsi Paulo dicto 
nomine de anno in annum: Promiltens etc : — Actum lanue in Fossatello ad 
banchum mei predicti Notarii: anno a N'alivilate Domini MDLXHII Indictione 
VII secundum lanue morem die Veneris prima Decembris in Vesperis: presen- 
tibus testibus lohanne Buzio Gabrielis et Antonio Rajio q. Andree vocalis (Atti 
del Not. Battista Martignone — Fogliaz. 6, 1563-64). 



OAPINLO ix. 'i 07 

uon traesse o poca o molto a quel grande, :i quel fioro, 
a quel terribile stilo che già correva intera l'Italia o 
pel traffico ili mille intagli o per L'esempio di validi 
imitatori. Giovanni con sempre sagli occhi il più sem- 
plice ed elegante, si lasciò sedurre al più ardimentoso; 
e siccome le audaci massime si fauno audacissime in 
ogni settario, così ne' suoi modi il grandioso divenne 
gonfiezza, L'iperbole adattazione, e'1 vigor dello mosse 
oontorcimento. Raccontano eh' egli fermasse anche il 
io le lunghe giornate a spiar sottilmenl ì nel lavoro, 
e con più severità che paterna , nò i primi saggi di 
Luca il disdicono; ma tanto visse, e assai più, per ve- 
derlo a rinnegar quel soverchio e ritrarsi per via mi- 
gliore. A cotal vezzo d' enfiare i dintorni e angolare 
ogni linea potè forse cacciarlo con maggior impeto 
quella teorica ond'ei fu vago di comporre per cubi le 
membra de' corpi umani: che i lombardi attribuiscano 
al Foppa e gli umbri a Piero della Francesca, ed al- 
tri ancora a Bramante. Raffaello Soprani s'affatica di 
celebrarne in Giovanni lo scopritore; non però con ra- 
gioni od indizj che conducano al vero. Se la quistione 
importasse la pena, potremmo forse tr il bandolo 

tornandoci a mente cho il Foppa fu in Genova parec- 
chie volte, e Lasciovvi un cotal zibaldone che dinotava 
e con linee e con regoli lo strano metodo. A quanto 
starebbe 1' imaginare che tali carte venissero a man 
del Cambiaso? <,)uel che niun può negare, abbondano 
ne' cartabelli degli amatori disegni e schizzi foggiati 



468 PITTURA 

a quel modo, e che stimansi comunemente ricordi o 
invenzioni di Luca. La costui fama, che avvolse con sé 
quella poca che s'ebbe il padre, confonde per avven- 
tura in un nome la matita e la penna d'entrambi, in 
quella guisa che ne confuse i dipinti. Sarà pure chi 
cerchi cagione a quel tingere così succulento e pe- 
sante assai spesso, e a quel fosco e tagliente delle om- 
bre che usò Giovanni pennelleggiando vuoi coli' olio 
o sul freoco, e stimerà di trovarla nel suo costume di 
ammanirsi le plastiche e spiar sui modelli i più vivi 
contrasti del chiaroscuro. 

Odo già chi m'accusa di temerario : come quegli che 
senza certezza d' opere , e nel troppo silenzio che ne 
serba il Soprani o per propria elezione o per ingrata 
necessità, io m'induco a sentenziar di Giovanni così 
riciso ed aperto; tanto più, che laddove nell'autor del- 
le Vite par costui rannicchiarsi fra gli uomini della 
vecchia scuola, esce qui per le nostre notizie alla testa 
de' più baldanzosi e quasi che antesignano di libertà. 
A costoro mi verrò protestando che di niun altro pit- 
tore fui tanto curioso e però infaticato a scrutar le ve- 
stigia: sia perchè un fitto buio ci fa più bramosi di 
luce, sia per l'affetto grandissimo che mi porta alla me- 
moria del figlio , e sovra tutto per un dubbio inquieto 
e lunga età insoddisfatto , che alcuno esempio del 
genitore si mescolasse, ad insaputa di tutti, alle prime 
fatture di Luca. Né pur di queste ci è riinasa gran 
copia, perchè costui fu sollecito a cambiar tempre, e 



CAPITOLI ix. 469 

a quel poro invidiarono i secoli; ma quasi n'è specchio 
ed imagin quel fregio che L'Accademia Ligustica 

strappò alle rovino di certa casa presso al tempio di 

8. Domenico , e curò ili murare di sopra all' attico 
dello 80 •. E un intreccio bizzarro di fiumi che 

aio in forma di vecchi, di fauni elio inseguono, 
di ninfe che fuggono, di putti che gridano: un guizzo 
di fantasia nato fatto a sbrigliare 1' ingegno e od 

itar Michelangelo. Ed e il solo esempio che di 
Giovanni produca il biografo, ed io non so per qual 
quale stranissima incuria V annotator delle 
Vite fin del pass-ito secolo ne rinneghi 1' esistenza 
o cel din per distrutto. Or eh' è salvo il dipinto, 
e lidente di lunga vita , obedimmo sì volentieri all' an- 
tico obblio dell' artefice , che i più autorevoli conosci- 
tori lo accennan senz 1 altro col nome di Luca , e cotal 
lo registra l'Accademia medesima. Restituendolo noi, 
come è debito . al padre . non negheremo per questo 
che Luca vi avesse mano, e che in alcun di quei tratti 
sì risoluti e sì pronti non sien le primizie di quel va- 
lore che ben pre.-tu spiegò con ingegno più temperato 
dalla ragione. Prestavasi Luca in aiuto del padre , e 
il vinceva ibrs' anche di lena in quegli anni che al co- 
mune de' discepoli bastano a mala pena per dirozzarsi 
negli elementi dell' arte : e se il Soprani noi gridasse 
come uomo maravigliato , non resterebbero di persua- 
dercene i ducumenti. Voglion'anzi questa coppia affet- 
tuosa aver luugo fra i primi che dietro alle forme del 



470 PITTURA. 

Vaga aggiustassero leggiadri andari o di mostri o di 
putti o di varie fantasie sulla fronte de' nostri palazzi , 
facendo col brio delle tinte opportuno contrasto alle 
linee e alle cornici di chiaroscuro onde si decoravano 
per lo più le finestre o si segnavano le membra del- 
l' edifìzio. Che se par poco il già detto esempio , soc- 
corra un secondo, di due facciate che nel 1547 di- 
pinse Giovanni per un Giacomo Deferrari di Promon- 
torio :notizia gradevole in tanta penuria , e eh' io debbo 
alle filze del Fazio giuniore (1). A chi porrà mente 
nel rogito con maggior cura che non si soglia da 
molti, io m'aprirò d' un mio dubbio ; ed è in ciò che 
il lavoro dei due prospetti non voglia darsi anzi ad 
uno che a due palazzi costrutti per questo tempo dal 
Promontorio. Ho per certo che d' uno commise le o- 
pere ad Antonio Roderio architetto valente nelle con- 



fi) >Ji In nomine Domini Amen: lohannes de Cambiario pictor q. Bartholo- 
mei sponte etc. promittit lacobo de Promontorio àbsenti et mihi Notarlo pingere 
seu Unire pingere quoti incepit facialas (sic) duas domus dicti lacobi de Pro- 
montorio quotidie tisqicequo dicium opus perficiat et hoc sine ulta condictione 
(sic) nec dilacione: Renuncians etc. Ex adverso Mag. Bernardus de Augustono 
(sic) de Cabio magister antelami nomine et vice dicti lacobi prò quo de ratto 
promittit sub etc. dare et solvere promittit dicto Iohanni senta quatuor auri 
Italie ad omnem voluntatem et simplicem requisicionem dicti Iohannis omni ex- 
ceptione remolta que sunt ad complementum mercedis dicti Iohannis pingendi 
totum dictum opus : Que omnia etc. — Aclum Ianue in Bancis videlicet ad 
bancum mei Notarli infrascripti : Anno Domin. Nativ. 3IDXXXXVII In- 
diclione quarta secundum Ianue cursum die Mercurii XXVII Septembris in 



CAPITOLO IX. 471 

Inde della Maddalena; cbè tanto potei rintracciarne 
(rugando oegli atti di Francesco Tubino. Ma nella carta 
eh' io do testnalmente è ordinato sopra la fabbrica un 

altro mastro , BERNARDO Acca st< ine da Cabio : ed 
entro in sospetto che altre stanze venissero murate 
per l'i -' ' patrizio , o sian forso lo stesso da cui pro- 
vengono i rari fregi della Ligustica, che addita il So- 
prani in vicinanza di S. Domenico. Ma quel che la 
a noi . si riguardi alla condizione che Giovannì scrivea 
nel contratto : che cioè non gli fosse disdetto d' avere 
altra mano ad aiutarlo nell'opera, e per la quale ri- 
sponderebbe di fede propria : e s'altri in cotesto aiuto, 
o a dir meglio compagno, non intravvegga il figliuolo, 
io mi vorrò confessare di vanità. 

Quest' anno era a Luca il ventesimo , o poco meno; 
ma 1' associarsi eh' egli faceva al padre si vuol cercare 



Vesperis: presfntilus loanne Zino q. Ambrosii et lohanne de Ferrariis testibus 
tocatis et rogatis. 

^ Die et hora et loco svpradictis paulo post: Suprascripius Iohannes sponte 
eonfitetur habuitxe et recepisse a suprascripto Iacobo de Promontorio presenti 
suprascripta scuta quatuor quorum quitatit et sunt ad complementum pingendi 
et finiendi opus jam viceptum per dicium Ioliannem : et ultra dic/us Mag. 
Iohannes promittit absque ulteriori dillacione diclo Iacobo totum opus perficere 
dietim et assidue absque ulta dillacione: hoc acto quod possit ponerealium ma- 
gislrum ai perficienda predicta damino et interesse dicti Iohannis: Quare qui- 
tatit a di'-tis scutis quatuor ad complementum ut svpra: Sub etc. — Testes Io. 
de Ferrariis et Iacobus de Sivori AntonU. Atti del Not. Antonio Lomellino 
Fazio KÌnniore. — Foffliaz. 12-1541 . 



472 PITTURA 

più addietro. Racconta il Soprani di lui , come appena 
diciassettenne, salendo i palchi nella gran sala d'An- 
tonio Doria per lui storiata , ne fosse sgridato da cer- 
tuni estranei alla casa , e quasiché minacciato, come 
un garzonastro importuno che si cacciasse per entro 
1' assito a spiare o a guastar 1' arricciato. Siffatti casi , 
o sien veri o creati più tardi dalla ammirazione che 
si svegliò a tanto ingegno , non han qui luogo se non 
per richiamo alle cose del padre, sul cui conto ripe- 
teremo una volta ancora quel nostro sospetto , che cioè 
le fatiche del suo pennello scemassero di tanto sulle 
bocche della fama , quant' ella amplificò dalle prime 
fatture la crescente virtù del figliuolo. Nella sala dei 
Doria, ora Spinola , che la storia e il biografo riferi- 
scono intera alla giovinezza di Luca , sarà ben cieco 
chi non discerna due mani ; addestrate , se vuoisi , ad 
uno stesso esemplare , ma pur guidate da vario spi- 
rito: 1' una delle quali, come di giovinetto animoso, 
trasmoda nell' iperbolico , e colla mole dei corpi , collo 
strano delle sembianze o con antitesi di luce e d' ombra 
si studia d'aggiunger fierezza: l'altra più prudente, 
più esperta , più fedele al modello , procaccia di tem- 
perare 1' ardito concetto con toni piacevoli , con tinte 
varie , con certa diligenza e sfumatezza che appaghi 
F occhio. Io veggo anche quivi , e nelle camere cir- 
costanti, il giovane e il vecchio Cambiaso, o direi con 
più senno il maturo e il novizio , dacché Giovanni 
non aggiugneva all' età dei cinquanta , né potea Luca 



CAPITOLO FX. 473 

contare i diciotto. L' Antonio Doria uvea vòlto i pen- 
sieri all' alzar questa reggia poco dopo il 1540 , e 
quattro anni appresso ridova ossa di queste o d 1 altre 
pitturo o superbiva d' ogni altro ornamento ; soggetto 
di lunghe parole , ma da mandarsi alle cose d' archi- 
tettura. Così, se non erra il giudizio, è sommerso il Gio- 
i \nm nella celebrità dell' alunno, e così sarà altrove 
dovunque rimanga vestigio di quella singoiar ma- 
niera che allottando Pierino soverchia 1' eleganza colla 
stranezza e il grandioso coli' esagerato. Ci sfida il So- 
prani del ritrovarne per Genova, e di Giovanni ci dà 
sconfortevoli annunzj , mandandolo quasi ramingo per 
la riviera in cerca di quegl' inviti che indarno aspet- 
tava^ dai cittadini, o poco meno che inoperoso su per 
le balze del natio colle. A sì dura sentenza io non 
ho che si opponga; appartiene all'età che ho descritto 
una carta di locazione , per cui cedeva in affitto certa 
bottega già messa a suo uso nel vicoletto di Volta- 
lione . un dei tanti che dagli Orti di S. Andrea si di- 
ramano al basso (1). L'amena Polcevera, perch' io la 



1 ►£ In nomine Domini Amen : Ioannes de Camblaxio pictor q. Oberti 
sic sponte etc. locarti et tilulo lorationis dedit et concessit leronimo de Fal- 
cone penctenario q. Bartholomei etatis veniam consecuto prout asserti virtute 
instrumenti ut asseritur rogati per Io. Antonium Schqfium Noiarium presenti 
quandam apotecam sitam Ianve in contrada Voltelionis quam dictus Ioannes 
titulo locationis tenet et coniucit ab Oberto de Canali sub suis confinibus etc. 
etc. — Artum et testatum per me Io. Franciscum de Pagano Notarium infra- 
scnptum lanue in prima Sila Palacii Communis vocata Fraschea ad banchum 
Vol. III. — Pittura. 60 



474 PITTURA 

cercassi a palmo , non ha frusto o di muro o di ta- 
vola che annuenti il suo stile ; né altro la doppia ri- 
viera salvochè una medaglia del finale Giudizio , che 
i comunali intendenti non prima veduta attribuiscono 
a Luca, i più sagaci a Giovanni. Convien trovarla a 
Zoagli in quel Santuario medesimo ove tanto s' affaticò 
il buon Piaggio , ed è colorita sulla porta d' ingresso 
e segnata del 1550 e del nome di quello stesso mas- 
saio che trattenne Teramo al lungo lavoro. Non è d'uopo 
avvertire eh' ella sostenne a sua volta sì barbaro stra- 
zio , che poche membra ci restano intiere ; ciò nondi- 
meno ti basteranno al vedere , entro un nulla di dieci 
anni , qual ritenuto si fosse il Piaggio contra le lu- 
singhe della nuova scuola , e qual focoso Giovanni non 
dirò a secondarla ma piuttosto al precorrerla. 

Eravamo pertanto , quant' è di costui , troppo incerti 
a definirlo nelle opere , e quel tanto che finora ne ho 
scritto , poco oltre si afforza che d'argomenti e di con- 
getture. Ma trovò grazia il mio voto , di non far punto 
all' età presente , eh' io non mostrassi in imagine e 



mei Notarti infrascripli: Anno Domin. Natìv. MDXXXXVII Indict ione quinta 
secundwm Ianue ciirsum die Lune XVII II Decembris in Vesperis: presentibus 
Ieronimo Axilo q. fìenedicti et Antonio de Amiyheto q. Pelcgri testibus adpre- 
missa vocatis et rogatis. (Atti del Noi Gio. Francesco Pagano. — Fogliaz. 
1, 1545-48). — Non dee dar sospetto chi; nel presente rogito sia recato a 
Giovanni l'aggiunto del q. Oberti. E ovvio il conoscere che per inavver- 
tenza del Notaio fu attribuito il nome paterno del locatario al locante, e 
così viceversa. 



175 

alla prova dei fatti tutti quanti i maestri che tra- 
i | tegnente una prol«> d ani orr 

. alla patria ed «morata nei fasti dell' art". Sus- 
an quadro che al nostro Cii>\ \nm non può De- 
li mentire alla fede pubblica, poiché ci si 
iti del de Franchi Mollino, e che ai dotti 
dell' ar: i quindi innanzi non fallace argomento a 

sentenziar dell* artista pena a credere che nn 

adorato in città fioritissima, e che in- 
chiederebbe al nativo coni - asconda nella 
chiesuola di Brecanecca , paesello montano e solingo 
del chiavarese. Della qual tavola coni' ebbi contezza 
dal «letto notaio . così mi prevalsi del grande amore 
Francesco Gandolfi di cara memoria portava alle 
B «li quei dintorni , e tanto più acceso dacché ri- 
»li i di dell' infanzia. Con che vaghezza m 

• a . e con quanto di curasi facesse cogli 
occhi in sul quadro, mi fu manifesto dall' inviarmene 
che fece uno schizzo, con esso una lettera che dice 
a puntino le forme e lo stile e le condizioni della 
pittura. Composta com' è nel mezzo (così egli; ov' è 
storiata V Ascensione di Cristo , ha ella non so qua- 
V aria di Raffaello o di Giulio , tuttoché nel disegno 
ritragga di Michelangelo , e nelle tinte il rubesto di 
fra Sebastiano. L' imagine del S. Cristoforo che tiene 
il comparto a diritta non muta impasti , né troppo è 
diverso il S. Antonino martire (titolar della chiesa) 
effigiato a mancina ; ma V uno trascorre all' ignobile 



47 tj PITTURA 

nelle fattezze, e i panni dell' altro largamente indos- 
sati non rispondono in tutto per diligenza. Se guardi 
al nudo ti corrono a mente i frammenti dell'Accademia, 
se osservi i putti paion nati ad un parto con quei 
così teneri , così tondeggianti ed arguti che tanto 
piacevano nelle composizioni di Luca. Vero è che V an- 
cona fu malamente ritocca , e specialmente negli a- 
biti fuorché del Redentore : durano intatte le carna- 
gioni , e la figura di S. Cristoforo n' è salva affatto. 
Sotto nome di restauri toccò questi danni , fa quasi 
il secolo , con soprappiù una cimasa che mal con- 
giunta la sopraccarica. Sola una cosa fu giusta : il 
rinnovar la memoria del buon Rettore che contribuì a 
soddisfare l'artista, segnata così nell' ancona: Raphaelis 
Malchii Rectoris benignitas : 1545. E questo prete, e la 
data dell' anno , e i soggetti e le partizioni della ta- 
vola han riscontro nell' istrumento (1): dal quale se 



(1) In nomine Domini Amen: Ioannes de Camblaxio pictor q. Bartholomei 
ex una et Ioannes de Trisconia (sic) nomine et vice Massariorum Ecclesie S. 
Antonini de Bercanecha Capitaneatus C lavar i Ianuensis Dicecesis et prò quibus 
etc. et prò infrascriptis omnibus de ratto et solemui raltificacione promissit et 
promittit stib etc. et qui etiam principalem se constituit debitorem ex alia pre- 
sentibus etc. sponte pervenerunt et pervenisse sibi ad invicem et vicissim pre- 
sentibus stipulalionibus confessi fuerunt et confitentur ad infrascripla pacta com- 
positioìies et conventiones hinc inde inter ipsas parles solemnibus stipiti al io ni- 
bus vallalas et vallata: Videlicet quia ex causa dictorum pactorum et composi- 
tionis dictus Ioannes pictor promissit et promittit dicto Ioanni de Trisconia 
dicto nomine et cum dicto nomine site prò dieta Ecclesia S- Antonini de Ber- 



CAPITOLO IX. »T , 

Dulia ti rosta a conoscere è il prezzo meschino di lire 
trentacinque assegnate a Giovanni, e con minaccia ili 
menomarle se a stima d- esperti non aggiungesse a 

tal merito . senza speranza d 1 accrescerla se lo avan- 



( iiHfcha construere et dipinge '.'.•■■ 

bus tn me uonts Domini a Intere destro imago S. Antonini, et ab alio 

imago S. Christofori et edam cum altw. us solitis et consueti!: Que qui- 

detn ancona sii et esse debeat solummodo pretti et valoris scutorum triginta 
quinque et noti u 'tra et ipsa anchona constructa et facto, revidcri tt estimart 
debrai per duos probos viros tn arte peritos elligendos unum scilicet prò parte 
et quod si non esset pretii et valoris dictorutn scutorum triginta quinque sol- 
vere teneantur et debeant solum quicquid et quantum fuerit indicatimi per tin- 
to* duos probos viros ab eis elligendos et quod si fuerit judicatum esse pluris 
•i.m scutorum triginta quinque tv ne et io casu dictus Ioannes (lieto nomine 
non teneatur nec obhgatus sii nisi ad solrcndum prò dictix scutis trigintaqiiin- 
que de quibus supra dictum est: et que quidem anchona sic) dictus Ioannes 
• construere et depingerc teneatur et debeat intra menses duos proxime 
venturos. Versa vice dktus Ioannes dicto nomine promissit et promiltit solvere 
et exbvrsare dicto Ioanni pictori presenti et stipulanti dieta scuta triginta quin- 
que auri de quibus supra dictum est in hune qui sequitur modv.m et infra so- 
luttonem quorum scutorum triginta quinque dictus Ioannes confitetur habuisse 
et recepisse a dicto Ioanne dicto nomine libras quindecim Ianue in pecunia nu- 
merata et edam libras vigiliti a D. Rafaele Marchio nomine dictorum Massario- 
rum: restum cero dictorum scutorum triginta quinque dictus Ioannes dicto no- 
mine dare et solvere promissit dimidiam in festo S. Michaelis proximi venturi 

et reliquam dimidiam in festo S- Michaelis proximi subsequentis. — 

Ianue in scriptoria mei Notarli injrascripti sita apud Paladina Archie- 
piscopale: Anno XaticUatis Domini MDXXXXV Indictione secunda secundum 
Ianue cursum die Yeneris 71 Februarii in Vesperis : presentibus D. presb. 
Augnitele .: et Bartholomeo de Rochataliata Notario vive Ianuense te- 

sttbus ad premissa vocatis et rogali*. — Atti dui Noi Agostino de Franchi 
Molfino. — Fogliaz. 2. 1543. 



478 PITTURA 

Ultimamente si duole il Soprani che l'ala del tempo 
e l' incuria degli uomini sperdessero ogni traccia 
della costui morte ; ben crede eh' ei si traesse a de- 
crepito , argomentando da un certo ritratto che di lui 
lasciò il figlio : da quello per avventura che posseg- 
gon gli Spinola nel lor palazzo in Via Nuova. Pe- 
nando quant' era d' uopo sulle scritture , anche in ciò 
richiamammo un tal po' di certo ; una carta del 1577 
cel mostra vivo , un' altra del 79 lo rassegna al se- 
polcro. Soverchiò adunque 1' età dei colleghi , e di 
tratto non picciolo , durando gli ottantatre; poco meno 
di quelli che bisognassero a intendere la compassione- 
vole morte del figlio. A quest'ora non pur Luca era 
adulto , ma vecchio direi quasi nell' arte , maturo e 
sazio se non fastidito il maggior nato dei Calvi , e 
già lieto di sustanze e di fama 1' Andrea Semino , 
assai più del fratello Ottavio smarrito nell' ozio e 
negli stravizzi. E già da molti anni la Ligure scuola 
mutava faccia , e il genio della pittura di modesto e 
rimesso si facea voluttuoso e magnifico. Restavan sol 
dell'antico le servitù della legge. Il 21 di febbraio del 
1550, il Doge e i Governatori, inteso il parere dei 
PP. del Comune , stanziavano a carico de' cittadini 
che amassero farsi pittori una tassa di buona entrata, 
metà di quella che doveano i forensi (1). Strano a 



I) >i< MDL die XII lulii: III. D. Dux et Magnif. DD. Gubematores Es- 
celse ReipiibUce Genuensis: Ita et proni infra proponentibus Consulibus Artis 



; m ito] o i\. 479 

dirsi p r verità: ma stranissimo e sopra il credibile, che 
t:»l catena fosse chiesta per suppliche dal Collegio me- 
desimo che tuttavia sì nomava scutario <* pittorico. 



uiii et se* Franchis .'•. 

■ dico OJir i P dictorum Con 

JHSlam et honestam videri Officio dictorum PP. Com-, edam ab i 

Officio PP <sa: sequentes dirti Speri. Offirii sente ni 

jure se se ad ralrulos absoltentes statuerunt et decrevermt quod sicutforenses 
qui ingrediuntur Aictam artem solo-ut libras quindecifi 
dimidia tpectat Officio DD. PP. is et reliqua dimidit 

uenscs qui dirtam artem non didixissent isic et in ea ingredi ac 
exerrere Detieni teneantur solvere libras septem et solidos decem quarum don- 
dia specfet dictis PP. Commini is et re 1 'qui dimidia diete Arti: et predirti' </<•- 
crexerunt non obstantUms aliquibus in contrarium. Archiv. Governat. - 
Atti del Cancelliere Ambrogio Gentile Senarega. — Fogliaz. 1550 . 



INDICE DELLE MATERIE 
CONTENUTE IN QUESTO VOLUME 



CAP. VII. Degli altri generi di pittura secondari : la Mi- 
niatura, la Vetraria e l'Intarsio. — Rari fasti 
del Minio in Liguria, e pai'ecahi nomi d'ar- 
tisti che attesero a tal magistero. — Scrittori 
o amanuensi, specialmente di libri sacri. — 
Matteo miniatore e il Monaco delle Isole d'Oro. 

— Dubbj e incertezze sul valore di questo Re- 
ligioso — Più salde notizie intorno alla Ven. 
Suor Tommasina del Fiesco miniatrice e rica- 
matrice, monaca lateranense , indi domenicana 

— D'altri dipintori che onorano in Liguria 
l'Ordine de' Predicatori; Nicolò Calvo e Marco 
da Briga: e di un fra Bernardino de' Minori 
Osservanti. — Ricchezza che s' ebbe Genova 
di libri miniati in iscuole straniere. — Co- 
rali già de' Domenicani di Final-Pia. — Se- 
gue della pittura sul vetro, della quale s' han 
tracce fra noi fin da Opizzino da Camogli nel 
XIV secolo. — Ballista d'Egra e Benedetto A - 
gnesia compongono a vetri storiati il fìnestrone 
od Occhio sull'antico prospetto di S. Lorenzo. 

— Descrizione di esso. — Lavori eseguiti da 
Battista per Corsica. — Lazzaro di Servio mi- 

Vol. III. — • Pittura. 61 



482 INDICE 

lanese pittor d'invetriate. — Cancelli o fi- 
nestre eseguite da Carlo del Mantegna e da 
Ambrogio de Fiorì pavese per la Cappella di 
s. Sebastiano nel Duomo di Genova, d'ordine 
della Consorzia intitolata da detto Santo. — 
Come il coro della Cattedrale sfoggiasse an- 
ch'esso di siffatti ornamenti. — D'un fratello 
d' Ambrogio , artefice anch' egli, che si nomò 
Gio: Antonio — Tre frati, Agostino da Gavi, 
Battista da Novara ed Angelo da Firenzi. — Si 
conchiude della pittura vetraria con Gio: An- 
gelo Crivelli da Milano, e con un prete Giu- 
liano C astr uccio , probabilmente da Rapallo — 
In Liguria il rimesso e l' intarsio son tutti in 
mano di forastieri : dei quali il più antico è 
un Vittore da Padova. — I Savonesi precor- 
rono Genova nel fregiarne il Capitolo della lor 
Cattedrale. — Descrizione di quel magnifico 
lavoro. : — È chiamato da Genova ad eseguirlo 
maestro Anselmo Fornari da Castelnuovo di 
Scrivia. — Intagli e tarsie fatte da costui 
precedentemente in Genova. — Gli è compa- 
gno nell'opera di Savona Elio de Rocchi pa- 
vese. — Leggiadra operetta d'intarsio con- 
dotta pei Savonesi da un Giuliano da Pisa. — 
Prime notizie di Gio: Michele de' Pantaleoni da 
Castelnuovo, maestro d' intarsio e d'organi. — 
Si notano le costui fatiche a complemento del 
Capitolo Savonese. — Quando prima l'Opera 
della Cattedrale di Genova disegnasse d' abbel- 
lire il novello coro d'intarsj. — Chiamasi al- 
l'impresa il Fornari non bene spedito delle 



INDICI 

• .li Savona. — A lui b' accoppia l'Elia 

I ■ :i\ menzionate. — Anselmo Tallisce 
ai patti, a s'invola ila Genova frodando del 
contante. — Provvisioni degli Operai por ri- 
parare alla didatta e avanzare i lavori intram- 
messi, ma con pochissimo frutto. — Dopo 
molti anni la raccenda del proseguire il Ca- 
.0 vien commessa nel Pantaloni che a tal 
fine si distrae da Savona. — Giovanni Pio- 
to, maestra valentissimo, gli è dato a com- 
per l'opera dell'intagliare. — Altri 
aiuti nel gran lavoro. — Disegni forniti da 
no da Trevigi per parecchie sganzelle, 
e quanto sia verosimile che si eseguissero. — 
Il Pantaleoni a sua volta vien meno alle pro- 
messe, e n' è multato in giudizio. — Il ce- 
lebre fra Dami uno da Bergamo, a richiesta 
del Comune, si reca da Bologna a Genova per 
la bisogna del coro; nondimeno le opere giac- 
ciono ancora gran tempo. — Ritorna in capo 
a due lustri fra Damiano, e con esso Gio: 
eesco Zambelli suo aiuto, e probabilmente 
suo consanguineo. — Quali e quante tarsie si 
vogliano scrivere a merito dei due bergama- 
schi — e degli altri maestri che a più ri- 
prese ebber mano in quel coro — Conseguente 
disformità nel lavoro e nello stile de' varj ar- 
tefici. — Vario giudizio che si vuol fare al- 
tresì degl'intagli. — Più tarde giunte o ac- 
concimi fatti quivi dal Furiano lucchese. — Si 
commendano i freschi restauri operati in que- 
sto coro per cura del Comune di Genova e 



4S3 



484 INDICE 

per sapiente direzione di Santo Varni. — No- 
tizie di Gio: Giacomo da Genova virtuosissimo 
maestro d'intarsio e di rimesso , ed autore del 
Capitolo che s' ammira nella Cattedrale di 
Piacenza. ....... pag. 

CAP. VILI. Ritorno alla principal pittura — Pier Fran- 
cesco Sacchi pavese. — Errori su questo arte- 
fice — Da Gio: Angelo suo fratello è accon- 
ciato per fattore ed ajuto con Pantaleo Beren- 
gerio pittore o meglio scudaio. — Dopo dieci 
anni d'oscurità ricomparisce artista maturo. 

— Prime sue opere per Consorzie laicali o 
Casacce. — Sua tavola de' quattro Santi Dot- 
tori ora esistente nel Museo del Louvre in 
Parigi. — Incammina alla pittura un suo fra- 
tello di nome Battista. — Altra sua tavola per 
la chiesa ora distrutta di S. Sebastiano — ed 
altre per la Riviera e pel contado. — Ancona 
per la cappella dei Botti in S. M. di Castello. 

— Società dei due fratelli in bottega d'un 
Gregorio Gandolfo maestro di vetri in Iscutaria. 

— Ultimo lavoro di Pier Francesco per la 
chiesa di Monte Oliveto a Multedo. — Prende 
ad eseguire una pala per la Prepositura de' 
ss. Nazario e Celso in Genova, ma gli viene 
interrotta dal comun fato. — Muore di pesti- 
lenza in Albaro, e il fratello Battista lo segue 
di pochissimo tratto alla tomba. — Rigori e- 
stremi in quest' epoca per parte del Collegio 
de' pittori per ovviare al concorso dei maestri 
forastieri. — Ondeggiamenti e parzialità nel- 
l' applicare i vecchi Capitoli ed altri che si 



i n u i e e 486 

volevano aggiungere allo Statato. — Suppliche 
i\f\ Consoli alla Signoria per ribadire viem- 
meglio lt> catene sui pittori awenticci — i 
quali ciò nondimeno affluiscono. — Insigni di- 
pinti tìandresi spediti a Genova via via rai- 
Dacciano per giunta L'esereisio de' pittori fra 
noi. — Digressione su queste tavole. — Fran- 
cesco da Cremona , Raffaele Fiorentino e dio. 
Francesco della Porta pavese: loro opere — 
Albertino da Lodi in Savona; strana confusione 
degli storiografi sul fatto di questo artefice. — 
Pietro Guido da Pieve del Teco ed altri mae- 
stri della provincia: Andrea e Ballista di Mari- 
natilo. — I discendenti e i congiunti di Lorenzo 
da Pavia mantengono in onore la pittura in 
Liguria. — Bernardino Fazolo: oscurità nella 
quale si giacque infino ad oggi il suo nome. 

— Sue prime sorti, e come succedesse degna- 
mente nella paterna fortuna. — Sua ancona 
ai Riformati di S. M. del Monte. — Caratteri 
del suo stile. — Varie sue opere nel contado 
di Genova. — Dipinge in S. Siro la cappella 
de' Pellicciai, e contemporaneamente tutto in- 
tero il palazzo de' Grimaldi presso S. Luca. — 
Congetture sulla sua morte. — Alcun cenno 
di Raffaele suo fratello. — Agostino Bombelli 
da Valenza, genero di Lorenzo e cognato di 
Bernardino, si trova assai presto fra noi, do- 
mestico nella costoro scuola. — Le costui me- 
morie tacciono quasi due lustri; dopo i quali 
frequenta in Genova il soggiorno e i lavori. 

— Quanto il Bombelli cooperasse ad ammoder- 



486 INDICE 

nare la pittura. — Nell'età più matura si volge 
a certe pratiche di meccanica, e specialmente 
alla costruzione d'una macchina idraulica ac- 
concia a molti usi — per la quale chiede ed 
ottiene privilegi ed esenzioni dal Governo della 

Repubblica . pag. 137 

CAP. IX. Dopo il Sacchi e il Fazolo tengono il campo 
della nostra pittura Antonio Semino e Teramo 
Piaggio. — Troppo scarse notizie recate in 
addietro su questa coppia di valentuomini. — 
Loro origine. — Digressione sui lor coetanei. 

— Reliquie della famiglia di Lorenzo da Pavia 
e di Luca da Novara. — Domenico Pezzi da 
Lugano. — Battista di Cristoforo Grasso da Ca- 
stelnuovo di Scrivia. — Di molti comaschi, fra 
i quali primeggia un Antonio che non si legge 
nella Matricola. — Sua tavola alla Consola- 
zione. — Da Levanto provengono i da Passano 
e i Cassana. — Giacomo da Bargagli, Benedetto 
Questa e due Fontana. — Un tedesco , Gio: 
Maria fìidor, professa la pittura in Genova, 
e prende ajuti a bottega. — Pittori forastieri 
e nostrani nella riviera occidentale. — Filippo 
da Verona trattenuto dai Savonesi a dipinger 
pel Duomo. — Notizia de' suoi lavori. — In Sa- 
vona è pur noto per bellissima tavola un fra 
Gerolamo da Brescia non ommesso dal Lanzi. 

— Vivono ed operano in Ranzo lor patria il 
Guido giuniore e un Giacomo Ginestro ragguar- 
devol pittore. — Nel monastero di Taggia fio- 
risce Emanuele Macarj da Pigna, e in quello 
de' Riformati in Voltri Simone Dondo da Car- 



INDICI 487 

. — Giudizio su questi due mimaci. Di 

Ira I Moreno carmelitano. — Tornando 

al Piaggio e al Semino, si notano i caratteri 
del loro ingegno. — Se in nulla ritraessero 
l scuola del Brea, come piacque al So- 
prani ed al Lanzi — e quanto si voglia con- 
cedere a chi li lece compagni per tutta la vita. 

— Prime opere, e tarde, d'Antonio Semino 
in società con Ba lista da Como e con Bernar- 
dino Fazolo suo cognato. — S'acconcia a bot- 
ili Campetto, e quinci a non molto i PP. 

del Comune lo eleggono ad istoriare la tri- 
buna di S. Lorenzo. — Suoi nobili intendi- 
menti sul conto dell'arte. — Si stringe in so- 
cietà di guadagni col Piaggio, e nondimeno di- 
pingono a parte, fuorché in due tavole. — Si 
scerne l' opera dei due pennelli nella bellis- 
sima ancona eh' è in S. Ambrogio di Genova. 

— Stupenda tavola d y Aìilonio in S. Domenico 
di Savona — e descrizione di essa. — Due 
Cattanei Lazagna gli dan commissione per la 
chiesa di S. Domenico in Genova di quel De- 
posto che si conserva presentemente nell' Ac- 
cademia Ligustica. — Altre pale per altri al- 
tari. — Nel 1537 il Semino si reca in Ispagna 
con Nicolò da Corte finissimo intagliatore per 
adornare il palazzo di D. Alvaro di Bazan 
gentiluomo di quella Corte. — Altra digres- 
sione «alla venuta di Pierino del Vaga con- 
dotto a dipingere nelle nuove stanze del prin- 
cipe Andrea Doria. — Cenni sul costui sog- 
giorno in Genova, e varia tempra delle o- 



488 INDICE 

pere eh' egli esegui in quel palazzo. — Nuovo 
avviamento che prenda da quegli esempj la 
nostra pittura — e sperpero disumano che si 
fa da indi in poi delle opere addietro. — Varie 
tavole lasciate a noi da Pierino. — Il Piaggio 
e il Semino resistono del pari alle lusinghe 
del nuovo stile. — Tavola di Teramo ai Con- 
fratelli di S. Bartolommeo in Varazze — ed 
altre in Savona, e su quel di Chiavari, e nel 
Castel di Portofino, e nelle ville di Rovereto. 
— Nel luogo di Zoagli sua patria dipinge a 
storie tutto quanto il Santuario di N. D. delle 
Grazie. — Descrizione di questi dipinti e lor 
sorti infelici. — Si discute l'autenticità del 
costui ritratto. — 11 Semino reduce dalla 
Spagna è accomodato di stanze da Gregorio 
Gandolfo presso S. Paolo il Vecchio. — Di- 
pinge l'ancona per la cappella de' Grimaldi 
in S. Francesco di Castelletto — e un' altra 
per gli Eremitani della Consolazione. — An- 
tonio e Teramo chiamati ai frettolosi lavori dei 
pubblici apparati nella venuta a Genova di 
Filippo II di Spagna. — Antonio lavora un'an- 
cona per l'altare de' Centurioni a' Carmeli- 
tani degli Angioli — e Teramo un' altra de- 
stinata alla Spezia. — Due veneti: Nicolò Ve- 
spesiano ed Antonio di Trento. — Tavole di- 
pinte dal Vespesiano per varj contadi della 
Liguria, e specialmente pel luogo di Borzo- 
nasca. — Due ancone del Trento, l'una pei 
Serviti di Genova, l'altra per Giustenice su 
quel d'Albenga — Altri artefici di minor conto. 



I N I> 1 1 

— La Spetta vanta mi artefice degno in An- 
tonio Carpenino: suoi quadri luperstiti. — Si 
rÌTendlca alla Liguria, e più propriamente ;i 
Vestano, queir egregio pittore che fu il vec- 
chio Zacchia, che gli storiografi dell'arte attri- 
buiscono a Lucca. — Della patria, dello for- 
tune e della morto di Teramo Piaggio — e 
primi cenni di Agostino suo figlio. — Ultimi 

. e consanguinei d'Antonio Semino, le cui 
memorie s' arrostano ad un tempo con quelle 
di Teramo. — Agostino Calci progenitore d'una 
famiglia d'artisti; bug opere, e singoiar leg- 
gerezza con cui ne trattò Raffaele Soprani. — 
Si chiude quest'epoca con Giovanni Cambiaso , 
del quale per certe indagini viene accertato 
il luogo della nascita e la condizion famigliare. 

— Descrizione dei fondi che teneva a cultura 
nella villa di S. Quilico in Polcevera. — Suoi 
passionati studj sulle cose di Pierino in palazzo 
Doria, e come imitando trascorse in affetta- 
zioni. — Con quanto di vanità trattasse il So- 
prani di questo maestro. — Come Giovanni in 
alcune opere si accomunasse con Luca suo figlio 
d'età tenerissimo. — Nella piena ignoranza in cui 
siamo de' suoi lavori si addita una certa fattura 
della sua mano in un'ancona che ancora esiste 
nella villa di Brecanecca. — Quinci si giudica il 
suo valore con miglior fondamento che di con- 
getture. — Vera epoca della sua morte. — La 
nostra scuola a quest' ora ha dismessa ogni 
sembianza d'antico e disegna un'altra epoca. — 
Conclusione di questa prima parte dell'opera 

Vol. III. — Pittura. 62 



489 



INDICE ALFABETICO 

DEI PROFESSORI MENZIONATI IN QUESTO VOLUME 

CHK FURONO ED OPERARONO IN LIGURIA 



Aontsia Benedetto, maestro di vetri - 21. 

Aonfsia BATTISTA, disegnatore di carte nautiche - 27. 

Agostino (frate) da Gavi, maestro di vetri - 39. 

Alberto da Como , pittore - 305. 

Ambrogio (frate) da Savignone, scrittor di libri - 11. 

Angelo (frate) da Firenze, maestro di vetri - hh. 

Antonio da Como, pittore - 305. 

Antonio di Maddalena, scrittor di libri - 8. 

Antonio da Gavi, pittore - 425. 

Baratti (de') Gio: Antonio da Milano, ricamatore - 298. 

Barbagelata (di) Giovanni, pittore - 228. 

Bartolo da Modena scrittor di libri - 9. 

Battista da Como, pittore - 308, 331. 

Battista (fra) da Novara, maestro di vetri - 42. 

Baudo Gunnettino di Luca da Novara, pittore - 247,298. 

Bazalont (de') Gio. Pietro da Mantova, maestro d' intarsio - 99. 

Beccafumi Domenico (Mecherino) da Siena, pittore - 364. 

Berbngerio Pantaleo, pittore e tarconiere - 142. 

Bernardino (fra) da Briga, miniatore - 19. 

Bertini Giovanni, maestro di vetri - 25. 



492 INDICE 

Biagio da Corno, pittore - 282. 

Bissone Gerolamo, pittore - 315. 

Bombelli Agostino da Valenza, pittore e meccanico - 139,245,270. 

Bona (di) Giovanni da Quiliano , pittore - 244. 

Borgogno Nicola da Finale , pittore - 428. 

Braccesco Carlo da Milano detto del Mantegna, pittore - 33,456. 

Braida (di) Giambattista, pittore - 183. 

Brenta Giorgio, pittore e scudaio*- 184. 

Buonaccorsi Pietro (del Vaga) pittore - 364. 

Calvi Agostino, pittore - 341,397,447. 

Calvi Lazzaro d'Agostino, pittore - 447. 

Calvi Nicolò (fra) miniatore - 17. 

Calvi Pantaleo d'Agostino, pittore - 447. 

Calvi Pellerano Pietro, pittore - 447. 

Cambiaso Giovanni, pittore 368,456. 

Cambiaso Luca di Giovanni, pittore • 459. 

Campora Matteo di Gerolamo, pittore - 418. 

Caranca (da) Domenico, architetto - 267. 

Carpenino Antonio da Spezia , pittore - 429 

Carroa (di) Gerolamo, legnaiuolo - 41. 

Casanova (di) Agostino, pittore - 424. 

Castruccto (prete) Giuliano, maestro di vetri - 44. 

Chierico Angelo da Messina, pittore - 192. 

Cibo o il Monaco delle isole d'oro, miniatore - 12. 

Corte (da) Nicolò, scultore ed intagliatore - 360. 

Crivelli Gio. Angelo da Milano , maestro di vetri - 48. 

Da Passano Andrea da Levanto , pittore - 230, 309. 
Da Passano Battino da Levanto, pittore - 230. 
Da Passano Giacomo da Levanto, pittore - 180. 
Da Passano Martino da Levanto, pittore • 309. 
Da Passano .Michele da Levanto , pittore - 230. 



INDICE 493 

D'ARCBSARIO LEONARDO, maestro d'antelauio - 41. 

D'iQRA Battista, maestro di vetri - 27. 

De Ferrari Benedetto, pittore - l'i7. 

De* Fiori Ambrogio pavese, maestro di vetri - 30. 

Db' Riori Gio: Antonio pavese, maestro di vetri - 36. 

Dei. Fiasco Tommasina (Suor) miniatrioe e ricamatrice - 14. 

Dilla Porta Gio. Francesco pavese o milanese, pittore - 213. 

Della Porta Gio. Giacomo, scultore - 217,390,396. 

Della Porta GUGLIELMO, scultore * 369. 

Della Rocca Antonio, pittore - 424. 

Del Poggio Bartolommeo , pittore - 177. 

De Caj Gaspare da Brescia, maestro d'intarsio 98. 

De Fornari Anselmo da Castelnuovo (Scrivia) intagliatore ed 

intarsiatore - 59, 82. 
De Rocchi Elia pavese, maestro d'intarsio • 68,84. 
De Rossi Raffaele fiorentino , pittore - 208. 
De Rossi Martino da Oassana di Levanto, pittore - 309. 
Della Torre Sebastiano da Rezzonico , pittore - 299. 
De Vegli Giovanni pavese, pittore - 226. 
Dondo Simone (fra) da Carnuli, pittore - 323. 

Evangelista da Milano , pittore - 427. 

Fazolo Bernardino pavese, pittore 185, 245, 332. 

Fazolo Lorenzo pavese, pittore - 70, 184, 245. 

Fazolo Raffaele , pittore - 265, 277, 298. 

Fiammengo Cesarino da Sarzana , pittore - 418. 

Filippo da Verona, pittore - 317. 

Floris Francesco, d'Anversa, pittore - 203. 

Floris Francesco (giuniore) pittore - 203. 

Fontana (di) Andrea, pittore - 313. 

Fontana (di) Domenico, pittore • 314. 

Forlano Gaspare da Lucca, intagliatore in legno - 123, 138. 



494 INDICE 

Francesco da Cremona, pittore - 205. 

Francesco del fu Beltrame da Lodi, pittore - 178. 

Gabriele Carta, scrittor di libri - 8. 

Gallo Giambattista, pittore - 244. • 

Gandolfo Gregorio , maestro di vetri - 1G9, 390. 

Garassini Tommaso da Savona, maestro d'intarsio • 55, 128. 

Garassini Vincenzo da Savona, maestro d'intarsio - 55, 128. 

Garibaldo (di) Battista, legnaiuolo - 283. 

Gerolamo (fra) da Brescia, pittore - 319. 

Gerolamo da Trevigi, pittore - 100, 36'*. 

Giacomo da Bargagli , pittore - 309 

Giambattista di Bertolino pavese, pittore e scultore - 30. 

Giovanni Antonio Riccio (fra) scrittor di libri - 8. 

Giovanni da Manarola, scrittor di libri - 8. 

Giovanni di Montenegro, scrittor di libri - 8. 

Giovanni da Riomaggiore, scrittor di libri - 8. 

Giovanni Spagnuolo, scrittor di libri - 7. 

Giovanni detto Zambellino cremonese, scrittor di libri - 9. 

Gio. Giacomo da Genova, maestro di tarsia e d'intaglio - 130. 

Giuliano da Pisa, maestro d'intarsio - 72. 

Grasso Battista pavese, pittore - 178, 267, 301. 

Grasso Facino, pittore - 455. 

Gra.sso Francesco pavese, pittore 226. 

Grimaldi Francesco, pittore - 425. 

Guido (o Ghio) Pietro da Pieve del Teco, pittore - 225, 320. 

Hemmelinch (o Memling) Iean pittore da Bruggia - 199. 

Lazzaro da Servia, maestro di vetri - 29. 
Licinio Gio. Antonio da Pordenone , pittore - 364. 
Luzio Romano, pittore e plasticatore - 369. 



i n i> i c e 495 

Magari Emaj da Pigna, pittore - 321. 

da Unga, miniatore - 18. 
Ma i no, min itore - 12. 
M v oro . pittore - 184, 233. 

Quintino . pittore - 2ol . 
Mia Simone da Brescia, pittore - ;U3. 

Milano da Novara, scrittoi 1 di libri - 8. 

Moltbno Lbonabdo, Bcrittor di libri - 8. 

Andrea da Quiliano, pittore - 244. 
Montbvbbdb GIULIO, scultore - 129. 
Mokl.no Lob rat.') pittore - 326. 

IIorinello (di) Andrea, pittore, - 235. 

MOBINBLLO (di) BATTISTA, }»ittore - 237. 

Nbboni Babtolommbo detto il Riccio da Siena, pittore e mi- 
niatore - 21. 

N k da Volpara, pittore - 428. 

Noziglia Andrea, pittore - 243. 

Pantaleoni (de') Gio. Michele da Castelnuovo (Scrivia) maestro 

d'intarsio e d'organi - 73, 93, 120. 
Pellerano Opizzino da Camogli, pittor di vetri - 22. 
Pennt Luca da Firenze, pittore - 369. 
Pbrasso Giuseppe , intagliatore in legno - 129. 
Pezzi Domenico da Lugano, pittore - 189. 
Piaggio Agostino di Teramo, pittore - 297, 438. 
Piaggio Cattaneo di Teramo, pittore - 297, 438. 
Piaggio (di) Teramo, pittore e intagliatore - 288,293,327,434. 
Piazza Albertino da Lodi , pittore - 79, 222. 
Piccardo Giovanni, intagliatore in legno - 98,106. 
Piccardo Obbbto, plasticatore d'ornati - 121. 
Pier Antonio da Casale, pittore - 178. 



496 



INDICE 



Pietro (fra) de' Zoccolanti, maestro di vetri - 
Pietro da Bergamo, scrittor di libri - 8. 
Pitriano (di) Simone fiorentino, pittore - 221. 



40. 



Questa (di) Benedetto, pittore - 311 

Recrosio (da) Franchino, pittore - 228. 

Kecrosio (da) Giambattista, pittore - 229. 

Ridor Gio. Maria Tedesco, pittore - 315. 

Rocco di Bartolommeo fiorentino, pittore - 221. 

Robertelli Aurelio, pittore - 224. 

Romanello (di) Matteo da Imola, maestro d'intarsio - 99. 

Rosselli Bernardo, pittore - 428. 

Sacchi Battista pavese, pittore - 152,174. 

Sacchi Gio. Angelo pavese, pittore - 142. 

Sacchi Pier Francesco pavese, pittore - 139. 

Santolupo (da) Luca, pittore - 185,233. 

Sardo Angelo, pittore - 187. 

Semino Andrea d'Antonio, pittore - 441. 

Semino (da) Antonio, pittore - 139,245,265,288,293,327,434. 

Semino Ottaviano (od Ottavio) d'Andrea, pittore - 443. 

Serfoglio Giacomo, pittore - 177. 

Simone da Montepulciano, scrittor di libri - 9. 

Solimani Bartolommeo, legnaiuolo - 41. 

Sorana Lorenzo, pittore - 341. 

Succa Giovanni da Serravalle, pittore - 283,425. 

Succa Pietro da Serravalle , pittore - 425. 



Tommaso da Modena, pittore - 177. 

Tommaso da Moneglia, scrittor di libri - 7. 

Trenta (o da Trento) Antonio veneto, pittore e intagliatore - 420. 



INDIO! ^97 

Va; i » NiooLO veneziano , ricamatore - 365. 

VapRIO (da) QlO. Andrea , pittore - 278. 
Vabni S -ultore - 128. 

\ - Giacomo dì Nicolò, pittore - 419. 

tSGio di Nicolò, pittore - 419. 
- ima.no Nicolò ila Venezia, pittore e intagliatore - 404. 
Violina Francesco, pittore - 'ilS. 

Vincenzo del fu Bernardo da Bologna, maestro d'intarsio - 99. 
Virgilio da Napoli, legnaiuolo - 93. 
Vittore da Padova, maestro d'intarsio - 52. 

Zacchia (detto il Vecchio) da Vezzano Ligure , pittore - 432. 
ZAMBELU Damiano (fra) da Bergamo, maestro d'intarsio - 50, 103. 
Z\mi!elli Gio. Francesco da Bergamo, maestro d'intarsio - 108, 116. 



Vou III. — Pur: HI. <J3 



REPERTORIO 

DELLE COSE PIÙ' NOTABILI CONTENUTE 
NEL TERZO VOLUME 



Accademia Ligustica — Reliquie di pittura di Giovanni e Luca 

Cambiaso salvate da un cotale palazzo, e murate nel nuovo 

edifizio dell'Accademia - 469. 
Apparati commessi dal Governo della Repubblica Genovese per 

la venuta del principe Filippo di Spagna - 394. 
— di tele dipinte con istorie della Passione , solite ad esporsi 

nella solennità del Giovedì Santo - 426. 



c 



Chiesa di S. Andrea di Rovereto. — Tavola del Piaggio in 
addietro esistente in essa, e malamente straziata - 382. 

— dell'Annunziata presso Portoria. — D' una cappella ornata 
di pitture in antico - 251. 

— di S. Antonino di Brecanecca su quel di Chiavari. — Unica 
tavola che si conosca di Giovanni Cambiaso all'aitar mag- 
giore di questa chiesa - 475. 



500 INDICE 

Chiesa di S. Bartolommeo in Borzonasca. — Tavola commessa 
per questa chiesa, ed altre parecchie per quel contado - 404, 
410. 

— di S. Biagio in Finale. — Tavola del santo patrono alterata 
da moderne riforme - 255. 

— di Castello in Fontanabona. — Tavola con tre santi ese- 
guita per quella parrochiale - 311. 

— di S. Caterina nella villa di Begato in Polcevera. — An- 
cona della Titolare commessa a un pittor cremonese - 205. 

— di S. Caterina (distrutta) — Dipinti in essa operati dal vec- 
chio Semino e dal Fazolo giuniore - 332. 

— Cattedrale di Genova. — Invetriata od occhio ad opera di 
pittura esistente quivi in antico - 23. — Del moderno or- 
dinato per liberalità della gentildonna Luisa Durazzo Ne- 
grone - 25. — Cancelli di vetri dipinti ordinati dalla Con- 
sorzia di S. Sebastiano - 33. — Finestre dipinte dell'antico 
coro - 34. — Nuove invetriate commesse dai PP. del Co- 
mune per la suddetta cappella di S. Sebastiano - 45 — 
Quando prima V Opera del Duomo proponesse di ornaro il 
capitolo di stalli ad intaglio e a tarsia - 78. — Varj casi 
sopraggiunti di tempo in tempo a tardare quel magnifico 
lavoro - 81. — Quando e per chi si conducesse al suo ter- 
mine - 111. — Recenti restauri di detto coro - 125. — 
Dipinti dell' abside ordinati dai PP. del Comune nel 1526 
- 335. — Picciola ma squisitissima pala collocata sull'altare 
di S. Gio. Battista - 343. 

— Cattedrale di Savona. — Precorre a Genova nel proposito 
di adornare a magnifici intarsj il proprio Capitolo - 52. — 
Varie vicende di quell'opera insigne - 55. — Moderni re- 
stauri ed aggiunte - 56. — Discussione sull'epoca del pri- 
mo lavoro - 67. — Bellissimo scrigno ordinato dai Savo- 
nesi a guardare gli statuti e i privilegj del loro Comune - 






INDICE 501 

71. — aggiunte fatte al Capitolo da un secondo maestro - 
— Dipinti d'Albertino da Lodi nel Capitolo dell'antico 
Duomo - 222. — Imagini di vescovi dipinte da Filippo da 
Verona, e 1 altre rose che in Savona si vogliono attribuire 
a questo artefice - 310. — Stupenda tavola del Semino 
che s'ammira nella chiesa di S. Domenico - 348. 
Chiesa ''alla Cervara nel golfo di Portofino. — Squisitissime 
tavole provenienti da quel monastero, e custodite attualmente 
nelle sale del Connine di Genova - 202. 

— de' Domenicani in Taggia. — Tavola di s. Antonino arci- 

scovo e d'altri Beati eseguita per questo tempio - 164 — 
e d'un'altra del Crocifisso istoriata dal P. Macarj di quella 
Regola - 321. 

— di S. Domenico in Genova (distrutta). - Riguardevole an- 
cona del Deposto , pervenuta da detta chiesa in possesso 
della Ligustica - 353. 

— di S. Donato in Genova. — Stupenda ancona di pennello 
fiandrose che si ammira ad un suo altare - 200. 

— di S. Francesco in Recco. — Riguardevol dipinto del Car- 
penino da Spezia locato nel coro - 430. 

— di S. Gio. Battista in Savona. — Rarissima tavola del Pre- 
sepio posseduta da questa chiesa attualmente ridotta a Scuola 
di Carità - 319. 

— di S. Giorgio in Bavari. — D'una pala di Pierino del Vaga 
trapassata in questa chiesa da S. Francesco di Castelletto 
- 373. 

— di S. Giorgio nel Castello di Portofino. — Tavola del santo 
titolare dipinta dal Piaggio - 379. . 

— di S. Giulia vicin di Lavagna. — D' un altare operato per 
la chiesa di questo villaggio - 313. 

— parrochiale di Lerma. — Tabernacolo per essa eseguito da 
Teramo Piaggio - 406. 



502 INDICE 

Chiesa di S. Lorenzo della Costa presso Rapallo. — Rarissimo 
trittico d'autore fiammingo posseduto da questa chiesa - 198. 

— della Maddalena in Genova. — Ancona ordinata per uno 
degli altari dalla Consorzia del Corpo di Cristo - 210. 

— di S. Margherita in Caperana. — Bella tavola di Teramo 
Piaggio che fa ornamento a questa parrochiale - 379. 

— di S. M. degli Angeli presso Voi tri. — Rara tavolina già 
conservata in quella chiesa , e al^ presente nell' Accademia 
Ligustica - 323. 

— di S. M. del Carmine in Genova. — Dipinto superstite d'an 
monaco Carmelitano esistente nella sacristia - 326. 

— di S. M. di Castello in Genova. — Insigne tavola del 
Sacchi dipinta per uno de' suoi altari - 166 — ed' un' altra 
operata da un pittor fiorentino - 208 — e d'una terza pro- 
posta ad imitazione per un dipinto commesso per Corsica 

- 242. 

— di S. M. di Consolazione. — Pala con N. D. e parecchi 
santi colorita per l'antica chiesa degli Eremitani in Bisagno 
e tuttora esistente nella moderna - 305 — e d'un'altra col 
Deposto, trasportata anch'essa nel nuovo tempio - 393. 

— di S. M. di Coronato in Val di Polcevera. — Famosa ta- 
vola nella cappella Pallavicini, comunemente ascritta ai pen- 
nelli del Buonaccorsi - 373. 

— di S. M. del Monte in Bisagno. — Ancona ivi posta da 
Lorenzo Cattaneo , e tuttora superstite ad un degli altari 

- 248. 

— di S. M. della Pace. — Finestre dipinte, ordinate ad un 
maestro milanese da Stefano di Negro pel coro di questa 
chiesa - 48. 

— di S. M. de' Servi. — Invetriate a pitture , commesse dal 
Consorzio de' Forastieri per la loro cappella - 40. — Ri- 
guardevole ancona quivi trasportata dalla soppressa chiesa 



INDICE 503 

di S. Andrea - 345 — d' un* altra tavola ordinata per un 
dogli altari - 421. 
Chiesa di S. Massimo nelle ville di Rapallo. — Tavola del ti- 
tolare fatta dipingere per questa chiesa - 253. 

— di S. Martino in Zoagli. — Errori circa l'autore d'una pre- 
gevole pala ch'è ad un degli altari - 437. 

— di Montoliveto nella villa di Multedo. — Preziosa ancona 
del Sacchi locata nel coro di essa - 171. 

— di S. Michele in Celle. — Tavola di S. Michele arcangelo 
attribuita a Pierino - 873. 

— de' SS. Nazario e Celso nel luogo d'Arenzano. — D'una 
ricca pala eseguita dal Sacchi per questa chiesa - 156. 

— de' SS. Nazario e Celso in Genova. — Tavola dei due Santi 
commessa al Sacchi, e non eseguita da lui pel sopraggiun- 
gere della pestilenza - 173. — Dipinta poscia d'altre mani 

- 276. 

— di N. D. delle Grazie in Zoagli. — Per intero storiata da 
Teramo Piaggio - 383. — Misere sorti di tali dipinti - 384. 

— Descrizione del loro stato attuale - 385. 

— di N. S. delle Vigne in Genova. — Ancona posta in questa 
chiesa dalla Società del Corpo di Cristo - 454. 

— di N. S. delle Vigne in Rezzo. — Notabile pala collocata 
all'aitar principale - 227. 

— di S. Pier delle Canne presso Chiavari. — Prezioso trittico 
ceduto, non ha molto, dagli Operai della chiesa a mano di 
trafficanti - 37». 

— di S. Pier di Cravino, annessa a S. M. di Canepa. — Inda- 
gine del Santo colorita da pittor veneziano - 409. 

— di S. Pier di Novella sul Rapalleae. — Tavola ordinata per 
questa chiesa - 232. 

— di S. Pietro di Pino. - Imagine del Santo apostolo dipinta 
per l'aitar principale - 303. 



504 INDICE 

Chiesa, di S. Pietro di Rovereto. — Pitture ivi esistenti di 
Teramo Piaggio da Zoagli - 382. 

— di S. Quilico nella villa d'Assereto. — Pala del Santo ti- 
tolare con altre figure di elettissimo artefice - 165. 

— parrochiale del villaggio di Rosso. — Ancona d' egregio 
pennello colla imagine di s. Stefano - 257. 

— di S. Sebastiano. — Tavola de' tre Santi Eremiti condotta 
per uno de' suoi altari - 160. 

— di S. Siro in Genova. — Cappella dell' Arta de' pellicciai , 
storiata a fresco ed adorna d'ancona da valente artefice - 
262. — Litigi insorti fra il pittore e i Consoli dell' Arte 
suddetta - 263. 

— di S. Stefano in Villanova su quel d' Albenga. — Tavola 
ordinata a due pittori, l'un genovese e l'altro lombardo - 
187. 

— gentilizia di S. Torpete. — ■ Tavola del titolare colla ima- 
gine di due devoti, procurata dal nob. Carlo Cattaneo - 283. 



Letti, o lettucci, o letti da campo, usitati nel secolo XV con 
isfoggio d'intagli e di ornamenti consimili - 62. 



31 



Macchine idrauliche, invenzione del Bombelli pittore, e privilegi 
per lui richiesti al Governo della Repubblica - 284. 

Miniatura. — Povertà di notizie sull'esercizio di quest'arte in 
Liguria - 11. — Incertezze sul Monaco delle Isole d'Oro, 
al quale fu dato gran vanto d'aver professata quest'arte - 
12. — Miniatura superstite di Suor Tommasina del Fiesco 
- 14. — Miniatori dell'Ordine Domenicano - 16. — Di varj 



INDICE 506 

appartenenti in addietro ai Predicatori di Final- Pia 
- 81. 



O 



aratorio di S. Bartolommeo in Varazze. — Grazioso altare 
da questi C Ili in onore del Santo Patrono 

- 877. 

— dei Disciplinanti di S. Caterina in Alassio. — Ancona di- 
pinta sul luogo da Raffael Fiorentino -211. 

— di S. Defendente, dell' Arte dei filatori di seta — Ancona 
commessa pel loro altare - 25G. 

— di S. Giacomo delle Fucine in Genova. — Opere ordinate 
dai Disciplinanti nel secolo XVI - 461. 

— di S. Giacomo in Gavi. — Tavola del Titolare co' ss. Bat- 
tisi ino commessa da que' Confratelli •• 449. 

— di S. Lucia nel convento di S. M. di Castello, — Tavola 
della Santa che quivi esisteva in antico - 275. 

— dei Disciplinanti di S. Maria. — Come si ornasse delle pri- 
mizie d'un valoroso pittore - 144. 

— dei Disciplinanti di S. M. di Castello. — D' una tela lavo- 

i per esso da insigne pennello - 144. 

— dei Confratelli della Morte presso S. Donato. — Egregia 
tavola del Deposto che mirasi ad un degli altari - 274. 

— di :olò di Chiesanova, campagna di Levanto. — Ta- 
vola del Santo lavorata da pittor veneziano - 4 l'i. 

— di S. Pietro a Quinto. Tavola in forma di trittico di 
Pierino del Vaga recentemente venduta da questa Consorzia 
all'Accademia Ligustica - 373. 

— di S. Ugo nella Commenda dei Cavalieri. — Riguardevole 
ancona lavorata per essoj ed oggi esistente nella pinacoteca 
del Louvre - 147. 

Vol. III. — Pittura. 64 



506 INDICE 

Oratorio di S. Zita. — Dipinti eseguiti nella tribuna , e da 
qual maestro - 452. 



Palazzo d'Andrea Doria a FassoJo. — In qual anno ultimato - 
363. — Pittori o chiamati o trattenuti a dipingervi - 364. 
— Varie riprese e varj casi da notarsi rispetto a Pierino, 
e come gli esempj del suo magistero cambiassero ogni sem- 
bianza di stile alla pittura ligustica - 372. 

— costrutto dal cap. Antonio Doria, poi degli Spinola, ed ora 
del Comune di Genova. — Affreschi de' Cambiaso nella sua 
sala - 472. 

— del Capitano in Chiavari. — Dipinti eseguiti da mediocre 
pittore nel soffitto della Sala - 420. 

— delle Compere di S. Giorgio. — Ancona locata al di sopra 
della porta inferiore d'ingresso - 282. 

— Grimaldi in Fossatello , dipinto sull' esterno da un pittor 
luganese - 299. 

— Grimaldi da S. Luca , fregiato di pitture storiate ed orna- 
mentali sulle prime decadi del secolo XVI - 266. 

— già de' Sai vaghi sulla piazza di questo nome. — Primizie 
d'Ottavio Semino che ancor si veggono sull'esterno di que- 
sto — 443. 

Piacenza ( Capitolo della Cattedrale di ) costrutto e intagliato 
con sottile artifizio da un maestro genovese ignoto alla 
storia dell'arte - 129. 

Pitture di scuola fiamminga. — Quante ne provenissero da 
quelle contrade, e con quanto rammarico de' pittori geno- 
vesi - 196. — Descrizione delle più notabili che s'incontrino 
per Genova e in alcun luogo della provincia - 198. 



I M I) l C K 507 



Scrittori di libri o amanuensi. — Quanto numerosi in Liguria 
fin dal XIV secolo -7. — D* un Breviario scritto da un 
Simone da Montepulciano per Fra Leonardo del Fiesco Ve- 
scovo di Catania e amministratore del monastero di S, Ste- 
fano - 9. 



Tarsia esercitata in Genova a privato ornamento innanzi ai 
suntuosi lavori della Cattedrale - 61. 



Vetraria (pitturai. — Varie opere in Genova (V. Chiesa Cat- 
Irale ). — Tre monaci esercitano fra noi questo genere 
di artificio - IO. — Un prete Castruccio , maestro di que- 
st'arte, domanda alla Signoria di ridurla in collegio non 
altrimenti di osmi altra arte o mestiero - 47. 



PROSPETTO CRONOLOGICO 
db' documenti 

contenuti nel presente volume 



1319, 23 febbraio. — Sicilia moglie del q. maestro Giovanni 
Spagnolo scrittoi* di libri , acconcia suo figlio Pietro per 
discepolo e fattorino con Tommaso da Moneglia similmente 
scrittor di libri - 7. 

1320, 31 maggio. — Giovanni oa Cremona detto Zimbellino 
scrittor di libri dà in pegno a Filippo Amoroso un cotal 
messale scritto di sua mano, per sicurezza d'un pagamento 
che questi avea fatto per suo conto a Fra Pietro da Savona 
dell'Ordine dei Minori - 9. 

1329, 6 settembre. — Simone da Montepulciano scrittor di libri 
promette a Fra Leonardo del Fiesco Vescovo di Catania e 
amministratore del monastero di S. Stefano in Genova , di 
scrivergli di mano propria un Breviario in lettere nere con 
rubriche rosse - 10. 

14-12, 11 maggio. — Vittore da Padova maestro d'intarsio si 
confessa debitore di certa somma a un Valentino di Rosa 
napoletano - 52. 



510 INDICE 

1446, 27 settembre. - Frate Ambrogio da Savjgnone dell'Or- 
dine de' Basilìani di Multedo vende a prete Quirico da Le- 
vanto un messale nuovo scritto di sua mano per 1 70 di 
genovini - 11. 

1466, 23 giugno. - Il Capitolo della chiesa Cattedrale di Pia- 
cenza patteggia con maestro Gio. Giacomo da Genova inta- 
gliatore valentissimo per l'opera di tutte quante le sganzelle 
da fabbricarsi o da compiersi pel'coro di detta chiesa - 131. 

1476, 8 agosto. — Convenzioni fra D. Bernardo Bulgaro De- 
putato dal Capitolo del Duomo e i Priori della Devozione di 
S. Gio. Battista da una parte, e Benedetto Agnesia e Bat- 
tista d'Egra dall'altra, per l'opera d'un'invetriata od Occhio 
dipinto da collocarsi sul principale prospetto della Ca te- 
drale - 24. 

14S2, 26 agosto. — Il Priore, il Massaio e tre Soej della Con- 
sorzia di S. Sebastiano nella Cattedrale di Genova, fanno 
allogazione ad Ambrogio de' Fiori da Pavia e a Carlo da 
Milano di quattro finestre dipinte, da collocarsi nella loro 
cappella eretta nella detta chiesa Metropolitana - 34. 

1489, 19 maggio. - Gio. Antonio de' Fiori pavese promette a 
Tommaso e ad Agostino della Torre di far lavorare a suo 
fratello Ambrogio una finestra dipinta a figure, destinata 
per l'oratorio di s. Caterina, somigliante ad un' altra già 
prima eseguita per essi Disciplinanti - 37. 

1490, 18 dicembre. — Scritturazione di pagamento fatto a 
frate Agostino da Gavi a conto di vetri lavorati per le 
porte del Palazzo delle Compere - 39. 

1491, 8 marzo. — Cosimo Squarciando concede in locazione a 
Battista d'Egra maestro di vetri dipinti una bottega in con- 
trada de' nobili Squarciafichi per tre anni avvenire - 28. 

1494, 12 febbraio. — Lazzaro di Servia da Milano maestro di 
vetraria prende a titolo di locazione per anni due da Co- 



) N DICE 511 

simo Squarciando una bottega posta in Genova nella con- 
trada di tal cognome - 28. 

1494, 19 novembre. — Domenico di Recrosio acconcia suo fi- 
glio Franchino per famiglio e discepolo con Giovanni di 
Barhagelata pittore - 228. 

1406, 18 luglio. — Battista d'Egra si obbliga a Nicolò di 
Campo da Bonifazio di lavorargli tre Occhi di vetro di va- 
rio argomento o misura, per esser recati in Corsica, e da 
consegnarsi in Genova ad un Giacomo Gianello di Casti- 
glione - 30. 

1406, 23 dicembre. — Anselmo de Fornari da Castelnuovo di 
Scrivia, maestro d'intaglio, promette a Leonardo Cibo di 
ultimargli un lettnccio già incominciato, scolpito a figure e 
fogliamo, sulle logge d'un altro lavorato per commissione 
di Stefano Spinola - 63. 

7, 26 maggio. — Scambievole quitanza d'ÀNSELMo De For- 
nari e di Leonardo Cibo per l'opera del lettnccio sunnomi- 
nato -64 

1499, 15 dicembre — Ordine di pagamento a un Fra Pietro 
della Regola di S. Francesco per le finestre da lui eseguite 
per la Camera estiva delle adunanze del Senato - 40. 

1500, 10 febbraio. — Pietro Guidi o Ghio della Pieve del Teco 
pittore concede in locazione a Francesco Grasso e a Gio- 
vanni de' Yegj pittori pavesi una terza parte a ciascun di 
loro d'una bottega ch'egli conduce a fitto dal nob. Enrico 
Squareiafico nella contrada di questo nome - 226. 

1501, 2 giugno. — Gio. Angiolo de' Sacchi da Pavia dipintore 
acconcia il fratello Pier Francesco giovinetto sedicenne per 
discepolo e fattorino con Pantaleo Berengerio pittore e 
tarconiere pel termine prefisso dagli statuti dell'arte - 142. 

1502, 10 maggio. — Tommaso da Modena pittore si obbliga 
ai Consoli dell'Arte sotto pena di dieci fiorini di non rice- 



512 INDICE 

vere commissione veruna né dentro né di fuori di Genova 
senza il loro assenso - 178. 

1504, 20 maggio. — Il Regio Governatore e gli Anziani con- 
cedono un salvocondotto a Simone d'Antonio Pitriano e a 
Rocco di Bartolommeo pittori fiorentini per ciò che riguarda 
a debiti privati - 221. 

1500, 31 luglio. — Battista Grasso pavese pittore promette 
per atto pubblico a Bartolommeo del Poggio Console e Sin- 
daco dell'Arte, di non ricevere alcun forastiero a dipingere 
seco nella propria bottega - 179. 

1508, — Memoria sulla ammissione di Marco 

da Briga nell' Ordine de' Domenicani in Taggia , e brevi 
cenni sui libri corali da lui scritti e miniati per detto Con- 
vento e rapiti dalle orde turchesche nel 1564 - 19. 

1 508, 20 aprile — Battista Grasso pavese s'incarica di dipin- 
gere una Maestà pei Disciplinanti di S. Giacomo nella Villa 
di Pino, simile ad un'altra esistente sul primo altare del- 
l'Annunziata in Genova •• 304. 

1508, 28 giugno. — Fra Battista da Novara dell' Ordine di 
S. Benedetto maestro di vetraria, e tre Priori della Con- 
soi'zia de' Forastieri in S. M. de' Servi, patteggiano per 
l'opera di quattro finestre lavorate a somiglianza d' altre 
già eseguite nel Palazzo di S. Giorgio, e da porsi nella Cap- 
pella di detta Consorzia - 42. 

1509, 1515. — Varie registrazioni di pagamenti fatti a mae- 
stro Anselmo de Fornari durante l'opera delle sganzelle da 
lui lavorate ad intaglio e a rimesso nella Cattedrale di Sa- 
vona - 60. 

1509, 6 marzo. — Memoria di Giuliano di Serra da Pisa au- 
tore dell'armadio entro il quale si contenevano i Giuri della 
città di Savona - 72. 

1510, 15 maggio. — Elia de Rocchi pavese maestro d'intaglio 



INDICE 513 

obbliga a Gerolamo Boria di costruire ed ornare d'inta- 
_-l un lettuocio da campo - 69. 

1510, : 'l agosto. — Andrea di Morineli.o pittore confessa di 
ricevere da Stefano Morando drappiere due scudi d' oro in 
irò, a conto di '-erte pitture che promette d'eseguire nella 
costui abitazione presso il Guastato - 241. 

1510, 19 ottobre. Andrei DA Passano da Levanto viene am- 
messo nel Collegio de* pittori , salvo il patto che a lui non 
sia lecito chiamarsi in aiuto per qualsiasi lavoro alcun mae- 
stro forastiero - 235. 

1510. dicembre. — I Consoli del Collegio pittorico si obbli- 
gano per solenne scrittura ad accogliere fra i maestri dei- 
rte Giambattista Braioa attualmente a studio in Milano, 
purché si conformi agli Statuti di esso Collegio fin qui sanzio- 
nati, e non a quelli che si decretassero per l'avvenire - 184. 

1510, Il dicembre. — Lorenzo Fazolo da Pavia consegna per 
discepolo e per famiglio , secondo il tenore degli Statuti , 
ad Agostino Rombelli pittore un costui fratello per nome 
Francesco in età d'anni diciotto, per 7 anni avvenire - 270. 

ioli, 15 luglio. — Ambrogio di Braida battiloro si presta fi- 
dejnasore verso gli agenti di Villanova su quel d'Albenga, 
pel proprio figlio Giambattista e per Angelo Sardo, i quali 
si sono recati al predetto luogo di Villanova a dipingere 
un'ancona per la chiesa di S. Stefano - 187. 

1511, 9 agosto. — Pier Francesco Sacchi pittore si obbliga 
ai Disciplinanti di S. M. di Castello di dipingere un'ancona 
in tela di tre figure da collocarsi nel loro oratorio - 145. 

1511, 30 agosto. — Andrea di Morinello consente di dipin- 
gere pel prezzo di sedici ducati d'oro a Remirchio di Vi- 
gnale Còrso una pala con N. D. e parecchi santi, a somi- 
glianza d'un'altra con S. Domenico esistente nella chiesa 
di S M. di Castello - 243. 
Vol. IH. -- Pitti; ia. 65 



514 INDICE 

1512, 15 gennaio. — Quietanza di Pier Francesco Sacchi a 
Manuello di Vallebona a nome dei Disciplinanti di S. M. 
di Castello per la mercede della summenzionata ancona - 146. 

1513, 9 febbraio. — Luca da Santolupo e Bernardino Fazolo 
come Consoli dell'Arte de' pittori, insieme a quattro Con- 
siglieri di essa , accettano nel Collegio de' maestri Giam- 
battista di Braida, sia per essere cittadino di Genova e 
sia per essere disgraziato della, persona, e però meritevole 
di speciale pietà - 185. 

1513, 23 febbraio. — I Consoli e i Consiglieri dell'Arte con- 
cedono ad Angelo de' Chierici messinese, per riguardo mas- 
simamente a' suoi buoni costumi e alle sue virtù, di non 
sottostare fuorché ai presenti Capitoli dell' arte medesima, 
esonerandolo fin d'ora da quelli che si aggiungessero po- 
steriormente - 192. 

1513, 9 aprile. — Per cagione di controversie insorte fra Lo- 
renzo Fazolo e Agostino Bombelli rispetto alle doti di Pel- 
legrina figliuola di Lorenzo e sposa dell' Agostino, i due 
pittori fanno compromessario Gio. Andrea d' Egra e Vin- 
cenzo Cicala - 271. 

1513, 15 luglio. — Gio. Francesco della Porta da Milano si 
accorda per l'opera d'un altare col nob. Ambrogio di Ca- 
milla, e confessa d'aver ricevuto in conto di essa dieci du- 
cati equivalenti a lire trenta di Genova - 215. 

1514, 11 marzo. — Agostino Bombelli fa quitanza a Lorenzo 
Fazolo di lire trecento settantacinque di genovini, in estin- 
zione della somma dotale competente a Pellegrina figlia del 
predetto Lorenzo - 272. 

1514, 27 giugno. — Battista di Morinello pittore fa quitanza 
a Michele di Ottone di lire duecento, somma dotale di Bian- 
chinetta sua sposa, e sorella di esso Michele - 239. 

1514, 16 . . . — Michele da Passano da Levanto prò- 



INDICE 515 

motte a Giacomo Grimaldi di storiargli una sua cappella 
all'Annunziata di Portoria, non minore in bellezza ad un' 
altra di Bernardo de Franchi esistente nella chiesa mede- 
sima - 231. 

15H, 17 agosto. — ANSELMO de Fornari s'accorda con due 
degli Operai della Cattedrale di Genova per l'opera di ot- 
tanta sganzelle da collocarsi nel <-oro di detta chiesa entro 
il termine di mesi diciotto - 80. 

1"I4, li novembre. — FRANCESCO da Cremona pittore promette 
a varj uomini di Begato in Polcevera , contraenti a nome 
proprio e d'un Luca di Cavatina, di dipingere per la chiesa 
di detta Villa un'ancona di S. Caterina Vergine per prezzo 
di lire venti di genovini - 206. 

1615, 13 marzo. — Il Doge e gli Anziani concedono a Gio. 
Francesco dilla Porta pittore una proroga d'otto giorni 
ad appellarsi d' una sentenza contra lui resa dal Vice Doge 
in favore dei Consoli dell'arte pittorica - 218. 

1515, 21 aprile. — Fra Brasco Salvago Precettore della Com- 
menda di S. Giovanni commette a Pier Francesco Sacchi 
il I '.'un'ancona co' SS. Dottori per la cappella da sé 

edificata nel recinto della Commenda de' Cavalieri - 148. 

1515, 8 giugno — Varie scritturazioni di pagamenti relativi 
a Gio. Michele de' Pantaleoni maestro d'organi e d'inta- 
glio, e organista nella Cattedrale di Savona - 74. 

1515, . . . — Nicolò di Canepa e Lorenzo Sorana Consoli 
dell'Arte si richiamano al Regio Governatore e agli Anziani 
contra Gio. Francesco della Porta, che malgrado il giu- 
dizio de' Sindicatori che lo aveano dichiarato insufficiente, 
esercitava ciò nondimeno l'arte del dipintore - 219. 

1515, 25 settembre. - Gli Ufficiali della Consorzia del Corpo 
di Cristo nella chiesa di S. Sebastiano di Pavia commet- 
tono a Pernardino Fazolo di storiar tutta intiera la loro 



516 INDICE 

Cappella, eguagliando in bontà un'altra già dipinta da lui 
all'Annunziata dell'Olivella - 252. 

1515, 9 dicembre. — Gio. Francesco della Porta riceve in 
discepolo per anni cinque un Andrea de Scapi del Lago 
Maggiore - 218. 

1516, 8 febbraio. — Gio. Francesco della Porta da Pavia si 
conviene di dipingere ad Andrea Cicero una tavola de' due 
SS. Giovanni per il suo altare a Castello, non inferiore per 
merito ad un'altra di S. Vincenzo esistente in detta chiesa 
ad un altro altare del Cicero - 217. 

1516, 28 marzo. — Agostino Pastine e Ambrogio d'Ara s'ac- 
cordano con Michele da Passano pittore per l'opera d'una 
Maestà con N. D. nel mezzo e con più santi sui lati, ordi- 
nata per la chiesa di S. Pietro di Novella in territorio di 
Rapallo. 233. 

1516, 3 agosto. — Anselmo de Fornari, volendo riscuotere la 
somma di lire 200 dagli Operai del Duomo di Genova in 
conto delle sganzelle destinate al Capitolo, presenta fideius- 
sori pel detto valsente, e per l'adempimento degli obblighi 
contratti ipoteca specialmente una sua terra con casa nella 
Villa di Granarolo - 82. 

1516, 16 settembre. — Domenico Pezzi del Lago di Lugano 
cede a Giambattista di Braida la sua parte di allogazione 
d'una tavola presa a dipingere socialmente per un Tom- 
maso de Ferrari - 189. 

1516, 29 dicembre. — Luca da Santolupo e Benedetto Maz- 
zocco Consoli dell'Arte condannano Pier Francesco Sacchi 
alla multa di quattro fiorini. 152. 

1517, 26 marzo. — Nota di pagamenti ad Albertino da Lodi 
per sei tondi di due figure ciascuno, da lui colorate nel 
Capitolo della Cattedrale di Savona - 223. 

1517, 4 aprile. — Pier Francesco Sacchi fa atto di ben ser- 



INDIO! 517 

▼ito per setto anni addietro a Battista suo fratello e di- 
scepolo, e nel tempo stesso lo aooetta per lavorante nella 
propria bottega con salario di soldi sette e mezzo per gior- 
no - 1 

1517 isto. — Note di pagamenti a maestro Gio. Michele 

de' Panvai.f.oni per l'opera dei letterali corali nella Catte- 
drale Savonese - 75. 

1T>17, 14 dicembre. — Pier Francesco Sacchi promette a Gia- 
Horzone abitante in Ni/za 1' opera d' un' ancona con 
Tarj santi, somigliante ad un' altra da lui dipinta per la 
chi SS Nazario e Celso in Arenzano - 156. 

1518, Iti aprile. — Bernardino Fazolo contratta con Lorenzo 
ttaneo pel lavoro d' un altare colle imagini de' SS. Se- 
bastiano. Hocco e Pantaleo, in maggior bellezza d'un'altra 
già posta nella chiesa de' Minori Osservanti presso Porto- 
ria - 249. 

1518, 2 settembre. — Ambrogio di Braida supplica al R. Go- 
vernatore e ai Senatori d'alcun rimedio contra la Comunità 
di Priora, per aver pagamento della pittura d'uno stemma 
o bandiera dipinta dal fu Giambattista suo figlio; e relativo 
decreto della Signoria - 191. 

1518, 1G dicembre. — Raffaele de Rossi fiorentino toglie ca- 
rico di lavorare ad Andrea Cicero una tavola pel costui 
altare in S. M. di Castello colle figure del Battista e di 
S. Giovanni Apostolo, somigliante in bontà all'ancona del- 
l'aitar maggiore ai PP. Domenicani di S. Luca d'Albaro - 
208. 

1519. 8 giugno Anselmo de Fornari si conviene col ma- 
gnifico Stefano del Fiesco per la costruzione e riferma d'un 
letto lavorato ad intaglio colla storia di Susanna; dichia- 
razione di somme già ricevute in conto di tal lavoro - 65. 

1519, Il giugno. — Andrea e Battista di Morinello fratelli 



518 IN DICK 

pittori comprano da un Giovanni d' Ottone legnaiuolo una 
casa situata negli Orti di S Andrea, pagandola in parte col 
prezzo d' un' ancona già lavorata e d'altri dipinti da farsi 
in appresso •• 237. 
1519, 3 dicembre. — Bernardino Fazolo guarentisce a Lazzaro 
di Multedo e a Michel di Boneto, Operai della chiesa di S. 
Massimo presso Rapallo, le buone condizioni per anni quin- 
dici d'una pala col Santo titolare .da lui eseguita per detta 
chiesa - 254. 

1519, 16 dicèmbre. (?) — Il Doge Ottaviano da Oampufregoso 
e gli Anziani, deliberando sopra una petizione de' Consoli 
dell'Arte pittorica, stanziano che d'ora in poi chiunque in- 
tenda esercitar la pittura in Genova debba durare otto anni 
ad apprendere presso alcun maestro , esclusi gli abitanti 
nella città, ai quali vien limitato lo studio ad anni sette - 
195. 

1520, 17 marzo. — Pier Francesco Sacchi prende obbligo 
verso il nob. Bernardo Giustiniano di fornirgli una Maestà 
con S. Giorgio e altri Santi per prezzo di lire cento ses- 
santa moneta di Genova - 158. 

1520, 16 maggio. — Raffaele Fiorentino confessa al Priore 
e al Sottopriore della Confraternita di S. Caterina in A- 
lassio d'aver ricevuto scudi venti d'oro del sole in paga- 
mento di certa ancona a lui commessa pel loro oratorio - 
Segue un altro atto pel quale il pittore promette di re- 
carsi in Alassio ad ultimare il lavoro entro il termine di 
giorni quindici - 212. 

1520, 21 agosto. — Raffaele Fiorentino confessa a Francesco 
Riccio Priore della Consorzia del Corpo di Cristo alla Mad- 
dalena il compimento del prezzo d'una tavola dipinta per 
l'altare di essa e per altre pitture eseguite nella cappella 
- 210. 



1NDH I 519 

1520, 22 agosto. — Notizia sull'acccttazione di Nicolò Calvo 
pittore di minio nel convento dell' Ordine de' Predicatori 
nel luogo di Taggia, e brevi cenni sulla vita di lui - 17. 

1520, 11 ottobre. — I Sindaci dell'arte dei filatori di seta 
commettono a Bernardino Fazolo una tavola con S. Defen- 
dente pel costoro altare e per prezzo di lire cento di ge- 
novini - 256. 

1520, 3 novembre. — Battista da Como e Antonio da Semino 
confessano ai procuratori dei Disciplinanti di S. M. Mad- 
dalena di Quezzi d'aver ricevuto pagamento di quattro Mi- 
steri della Passione di Cristo dipinti per uso di quella Con- 
fraternita - 331. 

1520, 8 novembre. — Ad istanza di Stefano Giustiniano e de- 
gli altri Operai della Cattedrale, il Senato attribuisce a co- 
storo la facoltà di vendere alla pubblica asta il podere di 
\n.-i i mg de Fornari, il quale li avea frodati di denaro nel- 
l'opera delle sganzelle - 85. 

1521, 1 gennaio. I PP. del Comune adunati nella nuova 
lor Camera presso il Ponte degli Spinoli, subastando il po- 
dere del fu Anselmo de Fcrnari, lo aggiudicano ad un A- 
gostino da S. Pietro come al migliore offerente - 86. 

1521, 6 gennaio. — Notizia di tre quadri intarsiati, fatti pel 
Capitolo del Duomo di Savona da Gio. Michele de' Panta- 
leoni - 76. 

1521, 1 marzo. — Registrazioni di pagamenti fatti ad Elia 
de Rocchi e ad Anselmo de Fornari pel lavoro delle sgan- 
zelle del coro di S. Lorenzo - 84. 

1521, 8 agosto. — I Massai della chiesa di S. Stefano di Rosso 
fanno a Bernardino Fazolo allogazione d' una tavola, per 
quella mercede che verrà giudicata da prete Leonardo da 
S. Martino e da due pittori da eleggersi a tal uopo - 258. 

1521, 25 settembre. — Brano di documento riguardante la 



520 INDICE 

commissione fatta negli Uffiziali di Balia e di Moneta per 
proseguire il lavoro delle sganzelle nel coro della Catte- 
drale di Genova - 88. 

1521, 26 settembre. — Registrazione d'una somma pagata a 
Giambattista, da Novara per opere di vetraria da lui con- 
dotte per commissione de' PP. del Comune - 40. 

1522, 11 marzo. — Bernardino Fazclo e Antonio da Semino 
pi-omettono solidariamente al nob. G. B. Spinola di dipin- 
gere una costui cappella nella chiesa de' Benedettini di S. 
Caterina per prezzo di lire trecento di genovini, a giudizio 
di Luca d'Odone e di Giuliano Spinola - 333. 

1522, 10 novembre. — Pier Francesco Sacchi si conviene con 
Bartolommeo Canacia pizzicagnolo per la fattura di due ta- 
vole, l'una delle quali con Cristo che sale al Calvario - 159. 

1523, 8 luglio. — Pier Francesco Sacchi stipula col nob. Pa- 
squale de Fornari pel lavoro d' una maestà coi tre Santi 
Eremiti, destinata alla chiesa del monastero di S. Seba- 
stiano - 161. 

1524, 7 marzo. — Antonio da Semino prende a fitto da Gia- 
como Porrata orefice una casa in contrada di Campetto pel 
tempo di sei mesi avvenire, e pel complessivo corrispondente 
di lire sedici di genovini - 335. 

1525, 24 gennaio. — Pier Francesco Sacchi si obbliga a prete 
Bonifazio Ruggeri da Taggia Cappellano del Duomo di Ge- 
nova di dipingergli un altare con N. D. e parecchi Santi 
pel prezzo di lire cento - 164. 

1525, 7 febbraio. — Proclama dei PP. del Comune, e lettera 
del Doge e degli Anziani al card. Innocenzo Cibo per otte- 
nere dal Pontefice un Giubileo , il provento del quale sia 
destinato a promuovere 1' opera delle sganzelle nel Duomo 
di S. Lorenzo - 91. 

1525, 11 febbraio. — Convenzioni fra Pier Francesco Sacchi 



I N D 1 C B 521 

e Nicolò d'Assereto pel lavoro d' un trittico di N. D. del 
Soec :so co' SS. Sebastiano e Rocco da collocarsi nella 
chiesa di S. Quilico d'Assereto su quel di Rapallo - 1G6. 

1525, 12 maggio. — Bernardino Fazolo pone al sellaio un 
suo lì elio per nomo Nicolino tredicenne con un Lorenzo 
Lercaro per sei anni avvenire - 269. 

1520, 15 gennaio. — Decreto pel quale la Signoria delega al- 
l'arbitrio dei PP. del Comune il deliberare circa la rimo- 
zione d'un altare e del monumento d'Ibleto del Fiesco dal 
Capitolo della Cattedrale, per l'adattamento delle sganzelle 
nel coro - 80. 

1520, 22 febbraio. — L'Arte de' pellicciai si commette in Ber- 
nardino Fazolo per dipingere a fresco e adornare d'una 
ancona la propria cappella nella Basilica di S. Siro , met- 
tendo patto ebe tali pitture eguaglino in bellezza certe altre 
lavorate all'Annunziata per la cappella di Giacomo Grimaldi 
- 262. 

1526, 3 luglio. — Bernardino Fazolo, »on avendo data opera 
alle suddette pitture entro i termini fissati nel contratto, 
dopo un litigio innanzi al tribunale del Vice-dogo, viene a 
novelle transazioni coli' Arte de' pellicciai , prestandosi fi- 
deiussori per lui Raffaile Fazolo suo fratello, e il cognato 
Antonio da Semino - 266. 

1526, 8 novembre. — Battista Grasso e Bernardino Fazolo 
prondono carico verso i fratelli Nicola e Stefano Grimaldi 
di dipingere per intiero ad ornamenti e ad istorie il costoro 
palazzo attiguo alla chiesa di S. Luca - 267. 

1527, 18 gennaio. — Agostino Bombelli promette a Cristoforo 
Sistro massaio della Consorzia del Corpo di Cristo nella 
chiesa di S. Ambrogio, di dipingere lo sportello del lor ta- 
bernacolo in conformità d' un altro che Raffaello Fazolo 
operava per la chiesa di S. Agostino - 278. 

Vol. III. — Pittura. 66 



522 INDICE 

1527, 18 gennaio. — Decreti de' PP. del Comune per chiamar 
di Savona maestro Gio. Michele de' Pantaleoni a prose- 
guire l'interrotto lavoro delle sganzelle nel coro di S. Lo- 
renzo - 93. 

1527, 22 gennaio. — Decreto de' PP. del Comune di scrivere 
ad un maestro Virgilio abitante in Napoli, commettend"L'li 
di dar contezza di certi intarsiatori, per chiamarli a Genova 
al lavoro delle sganzelle in Duomo - 94. 

1527, 1 febbraio. — Convenzioni fra il Magistrato de' PP. del 
Comune e Antonio da Semino per la pittura del coro 'li S. 
Lorenzo, da eseguirsi entro il prossimo mese d'aprile e per 
la mercede di lire trecento di Genova - 337. 

1527, 15 febbraio. — Gratificazione de' PP. del Comune a Gio. 
Michele de' Pantaleoni per essersi condotto da Savona a 
Genova per rivedere le sganzelle fatte dal de Fornari pel 
Capitolo della Cattedrale - 94. 

1527, 14 marzo. — Lettera di Gio. Michele de' Pantaleoni 
ai PP. del Comune, colla quale si dichiara disposto di ren- 
der compiuta entro un certo termine una parte delle sgan- 
zelle nel predetto Capitolo di *S. Lorenzo - 95. 

1527, 22 marzo. — Responsiva de' PP. del Comune a Gio. Mi- 
chele de' Pantaleoni, per la quale commendano il proposito 
di rimetter mano all'opera delle sganzelle nel Duomo, e si 
dispongono ad agevolarne i mezzi - 95. 

1527, 13 maggio. ■ — Convenzioni fra i PP. del Comune e Gio. 
Michele de' Pantaleoni pel lavoro di trentadue sganzelle 
per compimento dell'emiciclo del coro nella Cattedrale - 96. 

1527, 5 dicembre. — Urbano Giustiniano concede in locazione 
a Gio. Michele de' Pantaleoni una sua casa in contrada 
di Scutaria pel tempo di due anni avvenire - 98. 

1527, 10 dicembre. — Agostino Bombelli fa fede di ben ser- 
vito e concede licenza a Gio. Andrea da Vaprio suo disce- 



ind i ch r>2:? 

e famigliare per anni otto , a termini dello Statuto 
dell'Arte - 271 

B dicembre. Gio. Maria Ridoh pittore tedesco abi- 
tante in Genova prende per tro anni a' suoi servizi Michele 
di S • da Brescia, col solo patto di fornirgli il bisogne* 
Ila vita - 316. 
jlio. — Battista Sventi da Pavia pittore, tocco di 
ta il suo final testamento in certa <'asa atti- 
S. M. d'Albaro, dove Pier Francesco suo fratello era 
mo: :izi vittima del flagello - 175. 

maio. — Fra Stefano da Como Priore degli Ere- 
mitani e Bernardo Ravasco Speziale, come esecutori testa- 
•ntarj del q. Andrea la Vico, commettono ad Antonio oa 
una pala con N. D. e i ss. Agostino, Nicola, Seba- 
ano e Rocco, per la cappella ordinata dal testatore nella 
iosa in Bisagno - 307. 
iggio. — A riebiesta del Rev. I). Benedetto Vaccari 
Proposto di S. Nazario e Celso, Agostino Bombelli promette 
di lavorare per questa chiesa la pala dei ss. Titolari già 
ali i Pier Francesco Sacchi e rimasta ineseguita per 

l'immatura sua morte - 280. 

'Sto. — Notizia d'un Gaspare de' Cai da Brescia 
maestro d'intarsio, adoperato in ajuto di Gio. Michele de' 
I 'anta leoni nelle sganzelle della Cattedrale - 99. 

1529, 20 agosto. — Testimonianze di Matteo di Romanello e 
di Vini en/.o da Bologna intarsiatori ed ajuti del Pantaleoni, 
circa una somma di denaro consegnato da quest'ultimo a 
un cotal Pietro de' Bazaloni per recarsi alla famiglia in 
Bologna , insieme a scudi dieci del sole da consegnarsi a 
Gerolamo da Treviri per certi disegni formati pel coro di 
S. Lorenzo - 100. 

1530, 18 maggio. — Pagamento a prete Giuliano Castruccio 



524 INDICE 

par pezzi 228 di vetri, computati i lor fregi, per le quattro 
finestre della cappella di S. Sebastiano nella Cattedrale di 
Genova - 45. 

1530, 3,0 maggio. — Notizia d'un quadro dipinto dal Bombelli 
per commissione dei Protettori delle Compere, e locato al- 
l'ingresso del Palazzo di S. Giorgio - 280. 

1530, 31 agosto. — Nota di scudi dieci del sole pagati dai PP. 
del Comune a Fra Damiano da Bergamo per essersi recato 
da Bologna a Genova d' ordine della Signoria a rivedere 
' l'opera delle sganzelle - 103. 

1530, 8 novembre. — Pagamento di sei scudi a un Battista 
Protto per essersi condotto a Bologna con lettere del Vi- 
cario Generale di S. M. di Castello a chiamare Fra Da- 
miano da Bergamo per l'opera delle sganzelle - 104. 

1530, 9 novembre. — Andrea Rebecco Sindaco della Repubblica 
porge richiamo innanzi alla Ragione contra Gio. Michele 
de* Pantaleoni, per aver questi contravvenuto ai patti ri- 
spetto al lavoro delle sganzelle , e chiede la restituzione 
delle somme già sborsate a conto di dette fatture - 102. 

1530, 9 dicembre. — Pietro e Agostino Calvi pittori, ad istan- 
za dei Consoli dell'Arte, depongono innanzi ai PP. del Co- 
mune contra Antonio da Semino accusato di parole ingiu- 
riose a Battista Grasso, l'uno de' Consoli , proferite nella 
assemblea de' pittori, e in occasione del giuramento d'o- 
bedienza solito di prestarsi ai Consoli stessi - 341. 

1531, 28 marzo. — Lettera dei PP. del Comune a Giovanni 
Galliano dimorante in Nizza, per far ricerca di Giovanni 
Piccardo eccellente maestro d'intaglio, al bisogno di prose- 
guire gli ornamenti delle sovraccennate sganzelle - 107. 

1531, 2 maggio. — Benedetto di Qujsta pittore, ed Ambrogio 
Cordano di Villa Castello in Fontanabona, riducono in atto 
pubblico gli accordi già presi per un'ancona di s. Vincenzo 



INDICE 525 

e d'altri santi corredate d'intagli in legno por la chiesa di 
dotto contado - 311. 

lì\V2, 5 giugno. — Domenico Pezzi del Lago di Lugano pittore 
prende accerdo col nob. Nicolò Grimaldi di colorare a fi- 
guro e ad ornamenti sul di fuori la costui casa in contrada 
di Fossatello - 300. 

1532, 3 agosto. — Paolo di Questa come procuratore di Bene- 
detto suo figlio riscuote da Giovanni Boitano il prezzo del- 
l'ancona dipinta come sopra da Benedetto per la chiesa di 
Villa Castello - 313. 

1532, 21 novembre. — Pagamenti a Battista Grasso e ad A- 
r.csTi.No Calvi per aver dipinte e fregiate di dorature certe 
stanze nella Residenza della Signoria de' magnifici Procu- 
ratori - 449. 

1532, 25 novembre. — Antonio da Semino e Teramo di Piaggio 
da Zoagli prendon'obbligo verso G. B. e Bartolommeo Cat- 
taneo Lazagna d'una grande ancona col mistero del Depo- 
sto e con varj santi , fregiata riccamente d' intagli dorati , 
da collocarsi nella costoro cappella ai Predicatori di S. Do- 
menico - 353. 

1533, 3 marzo. — Giacomo da Bargagli pittore vende a Luca 
di Panesio una sua casa male in arnese in contrada del 
Colle Superiore , vincolata alle ragioni dotali di Brigida 
Ruisecco sua moglie - 310. 

1533, 27 giugno. — Domenico di Fontana riceve pagamento 
dal Rettore e da' Massai della parrochiale di S. Giulia 
presso Lavagna, d'una tavola eseguita da maestro Andrea 
suo padre per servizio di detta chiesa - 314. 

1533, 15 ottobre. — Antonio da Semino e Teramo di Piaggio 
nell'atto di riscuotere dal nob. Agostino Lomellino porzione 
del prezzo pattuito per la tavola della Natività commessa 
ad Antonio per Giovanni della Rocchetta in Savona, soli- 



526 INDICE 

dariamente rinnovano le promesse fatte da quest'ultimo nel 
primitivo contratto riguardante alla suddetta ancona - 349. 

1533, 30 dicembre. — Varie annotazioni di pagamenti fatti a 
maestro Giovanni Piccardo pei suoi lavori d' intaglio nel- 
l'opera del coro di S. Lorenzo - 107. 

1535, 9 marzo. — Memoria di Giacomo da Bargagli pittore per 
suoi lavori di doratura sul vessillo della Signoria - 310. 

1535, 14 maggio. - Antonio da Semino e Teramo da Zoaoli 
confessano a Bartolommeo Cattaneo Lazagna il final paga- 
mento della pala del Deposto come sopra lavorata per la 
chiesa di S. Domenico - 356. 

1535, 19 ottobre. — Antonio da Semino pattuisce col nob. Vin- 
cenzo Pinello Adorno per la fattura d' un' ancona rappre- 
sentante il Crocifisso con N. I). e s. Giovanni in lunghezza 
di palmi tredici - 357. 

1536, 27 maggio. — Quietanza (I'Antonio da Semino a Bernar- 
dino di Cassana berrettiere pel prezzo di certa ancona od 
altare di cui si tace l'argomento - 358. 

1537, 29 gennaio. — Nicolò da Corte scultore e Antonio da 
Semino, per intrammezzo di Battista di Promontorio de 
Ferrari, promettono a Don Alvaro di Bazan di recarsi per 
nave in Ispagna , e quinci a Granata a servizio di lui, e 
ricevono frattanto da detto Battista scudi ottant'uno d'oro 
imperiali in anticipazione delle loro mercedi - 360. 

1540, 11 febbraio. — Battista Grasso da un lato, e dall'altro 
Stefano Riulfo da S. Stefano fan compromesso in Teramo 
da Zoagli per quistioni insorte a cagione d' un'imagine di 
s. Rocco in rilievo colorita e dorata da esso Battista - 303. 

1540, 11 febbraio. — Agostino Bombelli si obbliga al patrizio 
Carlo Cattaneo di lavorare un'ancona de' ss. Pietro, Paolo e 
Torpete , coi ritratti del committente e di Minetta sua mo- 
glie, da collocarsi nella chiesa gentilizia della famiglia - 283. 



INI» 14 

\ rai della Catt drale 

da Bergamo che prendi 

anzelle del coro. Altre conven- 

a I'ra Dan • lavorio di (lue quadri nel pre- 

109. 

1640, '<&] - - ' ta di pagamento ad Agostino Calvi per 

ila sala della Signoria d'ordine de' 
oratori - HO. 
1540, 18 - anno Calvi pattuisce con Battista I 

dai Disciplinanti di S. Giacomo in Gavi, 

[pintura d' un altare fregiato a lavori d' intaglio e 

i in mezzo l'effìgie del santo apostolo, 

Gio. 1 di s. Sebastiano 

I ramo di Piaggio stipula con Giorgio di 

toflno per la fattura d'una pala colla figura 

tezza di palmi quattordici e in 

lai . per prezzo di scudi quaranta d'oro d'I- 

— Gio. Frani esco db' Zambelli costituisce suo 

de in Bologna un maestro Antonio detto 

Muajuolo - 111. 

maggio. — Agostino Bombelli come inventore d'una 

uso di spinger acqua in alto, asciu- 

i. vuotar pozzi e d'altri somiglianti effetti, supplica 

■ria per ottener privilegio perpetuo in cotale in- 

itria ed esenzione dalle pubbliche gravezze - 286. 

. — Il capitano Giorgio Doria e Stefano Ler- 
; della Biscipli rtolommeo in Genova, 

>STi.\o Calvi e a' suoi figli di di- 
pingere il coro del loro oratorio, oltre a varie operette di 
sopraggiunta - '»52. 



528 INDICE 

1543, 30 aprile. — Gregorio Gandolfo vetraio cede in locazione 
ad Antonio da Semino una casa situata nella contrada di 
S. Paolo il Vecchio di proprietà d'Agostino Salvago, senza 
restrizione di tempo o enunciazione di prezzo - 390. 

1543, 16 giugno. — Notizia di pitture decorative fatte da Fran- 
cesco Grimaldi e Antonio da Gavi nella chiesa di S. Lorenzo 
per la venuta di S. M. Cesarea - 425. 

1544, 1 aprile. — Lettera della Signoria ad Andrea di Negro 
e ad Antonio Sauli Commissari in Savona, relativa alle di- 
sposizioni da adottarsi a demolir la Fortezza , onde sieno 
preservati i monumenti del Duomo, e specialmente le sgan- 
zelle del coro - 53. 

1545, 6 febbraio. — Giovanni Cambiaso contratta con Giovanni 
di Tiscornia a nome degli Operai di S. Antonino di Bre- 
canecca per un'ancona dell'Ascensione co' ss. Cristoforo ed 
Antonino , per esser collocata all' aitar maggiore di detta 
chiesa laddove tuttora sussiste - 476. 

1545, 2 aprile. — Antonio da Semino dichiara d'aver ricevuto 
dal nob. Francesco Grimaldi scudi venti d' oro d' Italia, in 
conto d' un altare a lui commesso per la cappella di detto 
Grimaldi nella chiesa di S. Francesco di Castelletto. — 
Segue quietanza finale in data 5 dicembre dell'anno mede- 
simo - 391. 

1545, 26 agosto. — Agostino Bombelli cede in locazione a 
Giovanni da Serravalle pittore una bottega da lui con- 
dotta in piazza di Campetto, di proprietà di Gerolamo Ver- 
nazza, pel termine di mesi sei - 426. 

1546, 7 dicembre. — Teramo Piaggio promette a Pantalino e 
Domenico Odicini da Lerma di fabbricare un tabernacolo in 
legno con quattro figure d' angeli e di pingerlo e dorarlo, 
per la mercede di trenta scudi - 407. 

1547, 17 luglio. — Squarci d'un rogito, pel quale il Priore Se- 






INDICE 520 

bastiano de Ferrari e il Capitolo do' Lateranensi di S. M. 
di Coronato concedono a Mons. Francesco Pallavicino Ve- 
scovo d' .Moria di costruirsi india lor chiesa una cappella 
intitolata alla Natività del Signore - 374. 

1517, 27 settembre — Giovanni Camriaso conviene con 13er- 
NABDO ni Cario a nome di Giacomo di Promontorio di ul- 
timai • i dipinti su due facciate d'una casa di detto Giaco- 
mo, sotto condizione di potersi associare nel lavoro un al- 
tro maestro rendendosene mallevadore - 470. 

19 dicembre. — Giovanni Cammaso cede a fitto ad un 
limo di Falcone pettinalo una bottega situata in Ge- 
nova nella contrada di Voi tallone di proprietà d'un Oberto 
di Canale - 473. 

1548-40. — Varie scritturazioni di pagamenti a Tbramo di 
Piaccio, Antonìo da Semino, Agostino e Lazzaro Calvi, per 
dipinture fatte in occasione della venuta a Genova del prin- 
cipe Filippo di Spagna - 307. 

1549, 25 settembre. — Supplica di prete Giuliano Castruccio 
al Doge e ai Governatori , perchè sia concesso agli uomini 
dell' irte vetraria d'eleggersi un Console ad ogni rinnovarsi 
dell'anno, e conseguente rescritto della Signoria - 47. 

1540, 5 novembre. — Matteo di Campora pittore acconcia 
Fr\ncesco di Vigiana garzoncello d' anni undici per fatto • 
rino e discepolo con Nicolò Vespesiano per anni sette av- 
venire in conformità dei Capitoli dell'Arte - 418. 

1550, 5 maggio. — Nota di pagamento fatto a Teramo da Zo\- 
gli per aver dipinto e fregiato di dorature il vessillo dei 
fanti della Guardia di Palazzo - 300. 

1550, 21 luglio. — Il Doge e i Governatori, dietro proposta 

fatta dai Consoli dell'Arte pittorica e scutaria, stanziano che 

i pittori genovesi i quali non avessero appresa 1* arte in 

patria, volendo inscriversi nella nostra matricola, paghino 

Vol. III. — Pittura. . 87 



530 INDICE 

di buona entrata metà di quello che sogliono pagare in e- 
gual condizione i pittori foresi - 478. 
1550, 21 agosto. — Ottaviano ed Ottavio da Semino, sotto 
malleveria d' Antonio suo padre, promette al nob. Giacomo 
Salvago di dipingere nove figure d'eroi sulla fronte del suo 
nuovo palazzo in piazza de' Salvagbi, a giudizio dell'archi- 
tetto Domenico da Caranca - 443. 

1550, 9 settembre. — Antonio da Semino si obbliga al nob. 
Benedetto Centurione di dipingere e costrurre un altare 
coll'imagine di s. Agostino per la cappella del q. Agostino 
suo fratello nella chiesa di S. M. degli Angeli di Promon- 
torio - 400. 

1551, 30 giugno. — Teramo di Piaggio e Nicolò Vespasiano 
contrattano socialmente con Sebastiano Devoto delegato 
della Comunità di Borzonasca, di lavorare per quella chiesa 
una pala con s. Bartolommeo apostolo, conforme a quella 
di Francesco Lomellino nella chiesa di S. Marta - 405. 

1552, 28 maggio. — Quietanza di pagamento per 1' anzidetta 
tavola di Borzonasca, che fanno Teramo di Piaggio e Nicolò 
Vespesiano ai Massai della chiesa di S. Bartolommeo - 406. 

1552, 1 giugno. — Agostino Calvi promette a Bartolommeo 
da Marassi Priore dei Disciplinanti di S. Zita in Bisagno, 
di dipingere la tribuna del loro oratorio per la mercede di 
lire settanta, e di quel più che sia giudicato dai due Priori 
della Consorzia - 453. 

1553, 1 febbraio. — Convegno fra Teramo di Piaggio e prete 
G. B. Corradino per una tavola co' ss. Lucia, Benedett > e 
Stefano da mandarsi alla terra di Spezia. — Segue in data 
8 maggio 1554 ricevuta scambievole e finale quietanza - 
402. 

1553, 28 febbraio. — Promessa che fa Nicolò Vespesiano ve- 
neto a prete Antonio degli Schiavi cappellano di S. M, di 



INDICE 53 1 

moso in Val di Starla, di lavorare un'ancona con N. D. 
Assunta 8 i ss. Pietro ed Andrea, sotto Condizione ch'ella 
sia riveduta e collaudata dai Consoli dell'Arte - 40fl. 

6 loglio. — AGOSTINO Calvi e Lazzaro suo figlio si ob* 
bligano a Giorgio Cornerò di fabbricare un altare sul mo- 
rati altro pertinenti» alla Società del Corpo di Cristo 
i chiesa di S M. delle Vigne - 454. 

nnaio. — Andrea da Semino riceve da D. Francesco 
Do 'rio dell'Oratore Cesareo il pagamento di certi 

lavori già fatti per lui , ed insieme ad Antonio suo padre 
promette d'ultimarne parecchi altri che restano ancora ad 
eseguire - 4 12. 
1564, 23 luglio — Antonio da Semino promette ai delegati 
Ila Comunità di Bergasana il lavoro d' una tavola colla 
imagine di s. Andrea apostolo , pel prezzo di venti scudi 
d'oro - 444. 

», 1C> dicembre. — Nicolò Vespesi ano e prete Nicola Bianco 
ttore di S. Pietro di Cravino e di S. M. di Canepa, e 
gli Operai di detta chiesa di S. Pietro, stipulano per la 
fattura d'un' ancona ad olio rappresentante S. Pietro , con- 
forme ad altra pala più antica esistente in quella parro- 
chiale - 410. 
1558, 12 gennaio. — Nicolò Vespesiano prende carico di la- 
vorare a Giacomo Gazolo di Borzonasca tre ancone, 1* una 
di s. Vincenzo colle ss. martiri Caterina e Barnaba, l'altra 
di s. Antonio co' ss Pietro e Stefano, e la terza di N. D. 
co' ss. Giorgio e Benedetto - 411. 
1558, 25 gennaio. — Il Vespesiano predetto prende commis- 
sione da Alessandro Ginocchio e Gio. Andrea di Gazolo da 
Borzonasca d'un'ancona coli' Annunziata in mezzo de' santi 
Francesco e Rocco, in altezza di palmi quattordici pel prezzo 
di scudi quaranta d'oro d'Italia - 412. 



532 INDICE 

1558, 31 gennaio — Antonio Fiammingo sarzanese pone suo 
figlio Cesarino sotto la disciplina di Nicolò Vespesiano pel 
termine d'un settennio secondo la consuetudine e la lettera 
dello Statuto - 419. 

1558, 29 novembre. — Luca Cambiaso, come procuratore di suo 
padre Giovanni, stipula col magnif. Agostino Sauli procura- 
tore di monsign. Geronimo Sauli arcivescovo, la rinnovazio- 
ne locativa dei beni spettanti alla Mensa Arcivescovile nella 
Villa di S. Quilico , e già condotti da lunga età dai mag- 
giori di esso Luca e Giovanni - 459. 

1559, 18 marzo. — Giuseppe Sabino e G. B. d'Alzario Massai 
della cappella di S. Rocco nella parrochiale di Monterosso, 
commettono a Nicolò Vespesiano un'ancona pel loro altare 
con in mezzo s. Rocco e ai lati i ss. Sebastiano ed Antonio, 
e con altre imagini nella parte superiore - 416. 

1559, 1 settembre. — Convenzioni pel lavorìo d'un'ancona de- 
stinata al luogo di Framura , cbe Nicolò Vespesiano pro- 
mette di fare a Gregorio e Marco Passani, per la mercede 
di cinquanta scudi fra denaro e legname - A 14. 

1561, 14 febbraio. — Nicolò Vespesiano riceve da un Angelo 
di Fornello da Levanto, come fidejussore d'Agostino Granello, 
il pagamento d'un'anccna di s. Giovanni evangelista per lui 
lavorata a commissione di quest'ultimo pei Disciplinanti di 
S. Nicolò di Chiesanova - 415. 

1561, 15 marzo. — Antonio Trenta pittore s'incarica di di- 
pingere a Fra Natale da Genova dell'Ordine dei Servi una 
tavola di sette palmi per cinque colla imagine di N. D. e 
de' ss. Bernardino e Stefano - 421. 

15G3, 9 luglio. — Nicolò Vespesiano prende obbligo di lavorare 
a G.B. Grasso del luogo di Strevi in Monferrato un'ancona 
di palmi satte larga ed alta di dodici, per trenta scudi d' 
oro - 417. 



1 N D i C I 533 

Antonio Trenta si e QvieDe con un 
Dedotto Massa ila Giustenice pel lavoro d'un' ancona desti- 
nila chiesa «li detta Villa in territorio d'Albenga - i23. 
Antonio Spinola, uno dogli Operai della 
maestro Gaspare Furlano da Luc< 
ini 11*' sgauzelle per ciò che riguarda 

i : le cornici ed ogni altro accessorio dell'opera del 

o - 122 

rembre. — Andrea DA Semino d'innanzi al Vicario 
• le propone di accertare per mezzo di testimonj 
la qualità di cristiano battezzato in favore di Camillo li 
:azza torchesco, marito di sua sorella Cassandra - 446. 
1564, 1 dicembre. Paolo Cambiaso iìgliuol di Giovanni e suo 
procuratore ide in locazione ad un Dartolommeo Cam- 

l'iaso un molino colle annesse stanze, posseduto a S. Quilico 
in Polcevera da detto Giovanni, e spettante alla Mensa Ar- 
ci vescovi le di Genova - 466. 

:maio. — Giovanni di Serravalle promette a Laz- 
zaro Rosso e Dartolommeo Sarmoria filatori di seta, come 
procuratori della Consorzia del Corpo di Cristo nella chiesa 
•1 ese, di dipingere sei pezzi di tela con nove istorie 

della Passione di varia misura, simili a quelle già lavorate 
r la Consorzia omonima nella parrochiale di S. Giovan- 
ni - 427. 
1568, 8 ottobre. — Gio. Angelo Crivelli da Milano maestro 
di vetri si conviene col nob. Stefano di Negro per la fat- 
tura di cinque finestre destinate al coro di S. M. della Pace, 
con lor fregi all'intorno e colle insegne della famiglia - 49. 
1572, 21 ^ linaio. — Agostino Piaggio si dichiara soddisfatto 
da Gerolamo Piaggio del prezzo d'un'ancona da lui dipinta 
per l'altare gentilizio del suo casato nella chiesa di S. Mar- 
tino di Zoagli - 438. 



534 INDICE 

1572, 27 gennaio. ~ Agostino Piaggio pittore figliuolo del q. 
Teramo, come procuratore d'Andreola sua madre, concede in 
locazione a Tommasino Pinasco di Roveréto una casa con 
villa in Zoagli nel luogo detto la Cà Nova per due anni 
avvenire, e con riserva di usarne nel caso d'epidemia - 'i35. 

1574, 11 giugno. — Paladina figlia del q. Teramo Piaggio e 
vedova d' un Giovanni Solari, consegna Giacomo suo figlio 
alla disciplina d' Agostino suo fratello, ria rimanervi per un 
settennio giusta il disposto degli Statuti dell'Arte • 439. 

1574, 7 ottobre. — Giacomo Vespesiano pittore figlio del q. Ni- 
colò riceve una somma di denari per conto del magnif. Mi- 
chele de Franchi capitano di Chiavari, promettendo di re- 
carsi a quella terra o di mandare altro maestro in sua vece 
per dipingere la sala di esso capitano - 420. 

1581, 19 agosto. — Testamento d'Andreola figlia di Giacomo 
Cosso e vedova di Teramo Piaggio, col quale istituisce erede 
Agostino suo figlio, e i pupilli di Cattaneo altro suo figlio 
inscritto fra i maestri pittori e già passato di vita - 440. 

1602. 18 giugno. — Agostino Piaggio vende al magnif. Batti- 
sta Merello, stipulante in nome di suo fratello Gerolamo, un 
annuo perpetuo censo di 1. 12 sopra un podere nella Villa 
di S. Pietro di Rovereto nel luogo appellato di Montepru- 
itelo, sotto condizione di rinunzia per parte di Giulia Scorza 
sua moglie - 436. 



A PPEN D 1 CE 



\i Vou me r Capi roi o l. » 

l'ra - . suo termine la stampa 'li questo terzo volume . quando 
ira gli !ltt > del Noi Raimondo Medi o mi occorse il testamento d'un Gu- 
glielmo Porcello personaggio d'altissimo conto, rogato nel 1210. Quivi, fra 
molte disposi/ioni che allungano straordinariamente quel testo, si log 

to: ludico prò anima mea Ecclesie Sancii Bartolomei de Fos- 
; guani ec w Conradi Porcelli et volo vi inde J 

ptngi unahi mogettatem in honorem Beate Virginis Marie. Non accade eh' io 
mostri al lettore il gran pregio di questa notizia, per la quale s'acquista 

s i e alla sua chiesa di S. Bartolommeo del Fossato l'onore 

del monumento più antico che in liuea di pittura si possa per autorità di 
documenti vantare in Liguria. 

Ai. Yoli-mb 2. u Capitolo 4.°) 

Altra scoperta oltre ogni dire pregevolissima fu quella che testé ci re- 
cava un documento comunicato dal chiar. Caffi al nostro Varai, e che già 
fa edito con opportune osservazioni nel Giornale Ligustico fondato e diretto 
dal Belgrano e dal Neri. Anno II, Fascicolo II e IH, pag. 82. 

Fra i dipinti che Genova possiede della vecchia scuola, certamente è 
singolarissima la pala della Annunziata che a buon dritto si ammira nella 
di S. M. di Castello, e degna perciò che l'autore de' presenti volu- 
ti uomini autorevolissimi in fatto d'arte, ne congetturassero l'artefice 
nei più famosi di scuole nostrane ed estere. 

L'atto BOTraccennato e venuto in buon punto a cessar le incertezze, mo- 
strando in Giovanni Mazone d'Alessandria l'autore della bellissima pala; e 
non vanno prive di speciale interesse le circostanze di fatto che si con- 
nettono all'opera. Apprendiamo da quel testo che un Giacomo Marchion- 
ne cittadin genovese avea commesso a Giovanni il magnifico altare , da 
stimarsi a lavoro compiuto da due arbitri designati nella persona d' un 
frate Agostino del predetto monastero di Castello , e di Gerolamo Savi- 
gnone riguardevole cittadino : che ultimata 1' ancona non fu possibile al- 



536 APPENDICE 

1' artista il tòr di mano al committente fuorché la somma di 1. 140: che le 
istanze di lui per muovere gli arbitri a sentenziare del debito prezzo che a 
lui non pareva dover'essere minore di 1. 300 tornavano senza frutto, per 
paura che avea del Marchionne il Domenicano, e pei riguardi di parentela 
che d'altro lato ritenevano il Savignone, e che perciò il disgraziato pittore 
si volse allo spediente di. supplicare per la debita giustizia al Duca stesso 
di Milano che di que' giorni teneva Genova in signoria. 

Siffatte particolarità si rilevano apertamente dalle suppliche ch'io ripro- 
duco testualmente dal surriferito periodico; né alla eccellenza dell'opera è 
mestieri che s'aggiungan parole dopo quel molto che già ne fu scritto in 
più libri. Per mia parte, facendo appendice (com'era mio debito) di sì pre- 
ziosa notizia, mi farò lecite due osservazioni, che non parranno in tutto 
prive di novità anche in sèguito alla scoperta del documento 

La prima è in ciò che il Gerolamo Savignone designato per arbitro a 
giudicar della pala di Castello , è qnel desso che nel 1463 nella sua qua- 
lità di Priore della Devozione di S. Gio. Battista commetteva al Mazone 
l'ancona della cappella dedicata a questo Santo nel Duomo di S. Lorenzo: 
di che mi par ragionevole il supporre che la stupenda Annunziata fosse 
da Giovanni eseguita o poco innanzi o poco dopo della suddetta , come 
sembra a dir vero indicare lo stile non pur della tavola, ma degl" intagli 
che largamente la fregiano. 

Riguarda l'altra l'intagli medesimi, non certo inferiori di squisitezza al 
magisterio della pittura , e eh' io non ho mai dubitato d' attribuire allo 
stesso maestro. Sappiamo infatti per più rogiti che l'Alessandrino era inta- 
gliatore valente e maestro d'altri valenti, quali ad esempio i Delpini. Ag- 
giungo ora che patteggiando per la tavola del Precursore coi Priori della 
Consorzia, si obbligava similmente d' eseguir la cornice a ricchissimi la- 
vori d' intaglio , e sarebbe poco meno che assurdo il supporre eh' ei non 
applicasse per simili fregi alla pala dell'Annunziata, ch'egli stesso chiama 
opera egregia nel contesto delle suppliche. Il rogito stipulato co' Priori 
del Battista può riscontrarsi al 2.° voi. della presente opera , pag. 21. Le 
suppliche al Duca di Milano sono del tenore seguente : 

{Extra) Supplicalo Iohannis Mazoni de Alexandria pictoris in Ianua. 
[Intus) Illustrissimo et Excellentissimo Principi Domino Duci Mediolani. 

Exponitur per magistrurn lohannem de Alexandria pictorem in Ianua quod 
jam annis duobus exaclis promissit pingere altare unum sub vocabulo Beate 



APPENDICE 537 

Annunciate lacobo March, cn .'fusi et illud fingere loto posse quod 

d\gnuin et laudabile ruieretur arbitrio perttorum in arte. Et dictus Jacobus 
prvmiuii solvere tpsi wtagistro loluuun i i g ntm merctdem seeundum ri prout 

conrenirent frater Au'jits tuius monasteri! Ecclesie Sttnctt Marie de Castello Or- 
dtms Beati Dominici et Iherontmus de Savignono ctcìs lamie arbitrio quorum 
declaranda erat merces ipsius Iohaimis: secutum est quod ipso magister Iohan- 
ipleri! opus qmdtm egregium et laudabile arbitrio peritorum in arte et 
altare ipstvs Deo dedicatoti repostttmi est in d'irta Ecclesia: instetit autem ut 
sibi satisJUret e -:at opus non minus libris trecentum lanue zix habere 

potuti hbraj centum yaadraginta et jam anno exacto fuit ipsum altare reposi- 
tum in dieta Ecclesia nec dicti frater Augustinus et Hieronimus curaverunt 
convenire et opus esttmnare nec hoc soliritacit dictus lacobus: et quamvis mul- 
ti* modts curacerì' ipse magister Iohunnes hoc declarare tamen nunquam ob- 
tinere potuit satisfactionem suam nec isto modo est habiturns finem quia ut 
concipit ipse magister Iohannes dictus frater Augustinus nimium reveretur 
dietwa lacobum et dictus Hieronimus est sibi conjunctus sanguine et nimia fa- 
mihirttate quod ignorabat a principio dictus magister Iohannes : preterea non 
possunt cogi ad judicandmi quia non constai eos acceptasse et quamvis con- 
starci non possunt /erre seritenciam que poneret in luto ipsum magistrum Io- 
hannem quia nulla est apposita pena staudi sentencie eorum : itera quia ex 
forma Capitulorum lanue ubi aliter non est dicium potestas et badia arbitro- 
rum non durat ultra sex menses et hujusmodi ronceutio intervenit uno anno 
exacto et ultra et non est equina quod ipse magister Iohannes laboracerit per 
noctes et dies et de sudore suo fiat Deo elemosina ab co qui satisfacere non 
xult ipsi supplicanti prò labore suo. 

Supplicando itaque prefate Dowinalioni f'estre petit et orai adversus ham 
tnjuriam sibi protideri ut que sua sunt consequi possit? ammutendo hanc 
causata alieni Officiali existenti in civitate lanue cognoscendam et terminandam 
sola facti veritate inspeeta vel rescribendo Illustri D. Vicegubernatori lanue ut 
procideat ita et taliter in hoc negocio ut ventali locus sit et ipse magister Io- 
haunes consequatur suam debitam mercedem: est enirn artifex et pictor qui 
ndustria et sudore suo et male potest versari in judiciis Ungo tempore. 

Al Volt me 3.° Capitolo 8.° pag. 163 ) 

Il voto per noi fatto al soprannotato punto dell'opera, d"aver salva e re- 
stituita alla vista del pubblico la tavola de' Santi Eremiti, dipinta nel 1523 
da Pier Francesco Sacchi per le Suore di S. Sebastiano, può dirsi esaudito. 
Vol. III. — Pittuba. 68 



7V.SS APPENDICE 

Riparate le Monache, dopo la rovina dell'insigne lor tempio, .sulle al- 
ture di Castelletto, adornarono del prezioso dipinto il scmcta semctonm della 
modesta chiesuola che costrussero quivi ;ii loro uffizj di religione. Appiè 
della tavola si legge in un picciol papiro : Pelvi Franasti Sacchi opus: 1521*. 

A pag. 275 del presente Volume han memoria due tavole d'Agostino lìora- 
belli rappresentanti l'Evangelista Giovanni nell'isola di Patmos e s. Lucia 
martire, le quali strappate ai nativi altari si ripiangevano . dopo varj er- 
rori, siccome perdute o recate oltremonte. Ci è lieto annunziare che di 
quest'ultima ha fatto recente acquisto il dott. Giacomo Peirano. crescen- 
dola a degno ornamento della sua quadreria. Essa non mostra altrimenti 
la Santa Vergine fra due altri Beati, ma tratta d'innanzi al tiranno, e già 
ferita di punta mortale nella gola, e confortata da un sacerdote colla vista 
dell' Ostia Eucaristica. Per entro a un papiro si legge il nome del dipin- 
tore e la data del 1536. La maniera ? conforme in tutto agli esempj con- 
temporanei della scuola lombarda, è disinvolta e assai presso al moderno 
in paragone de' suoi primi dipinti : non tanto però che si possa eguagliare 
allo stile più colto e più libero del S. Giovanni. In riguardo del quale ci 
gode l'animo di asseverare che l'opera è tuttora esistente fra noi, né forse 
lontana dall'accoppiarsi alla predetta in una medesima pinacoteca. 



Fine del Volume Terzo. 





— 






NOTIZIE 

DEI 

PROFESSORI DEL DISEGNO 






LN LIGURIA 






DALLI- ORIGINI AL SECOLO XVI 

in del l iiv. \\v. 

FEDERIGO ALIZERI 

O 1 C A T A 

% «. M. 

IL RE D "ITALIA 

Iella Pubblica [strXkoae. 






VOL. III. 
PI TT URA 






GENOVA 
riPOGBAFIA DI LUIGI SAMBOLINO 

MDCCCLXXVI.